C 3 7 A é
DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STORICO-ECCLESIASTICA
DA S. PIETRO SINO AI NOSTRI GIORNI
SPECIALMENTE INTORNO
AI PRINCIPALI SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI
E PHJ CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI VARII GRADI DELLA GERARCHIA
DELLA CHIESA CATTOLICA, ALLE CITTA PATRIARCALI, ARCIVESCOVILI E
VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII, ALLE FESTE PIÙ SOLENNI,
Al RITI, ALLE CERIMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE TAPALI , CARDINALIZIE E
PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON
CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC.
COMPILAZIONE
DEL CAVALIERE GAETANO MORONI ROMANO
SECONDO AIUTANTE DI CAMERA
DI SUA SANTITÀ PIO IX.
VOL. LUI.
wSflmtovfc, fi*/
IN VENEZIA
DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA
KDCCCLI.
DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STORICO-ECCLESIASTICA
PIE
PIE
riENZA (Pietìtin). Citlà con resi-
denza vescovile del granducato di Tosca-
na, capoluogo di comunità e di vicariato
regio, nel compartimento di Siena in Val
d'Orda e alla destra sponda di quel fiu-
me. Giace nella sommità pianeggiante
sopra il lembo australe d'una collina tu-
facea dirupata dal lato di ostro, dove
restano gli avanzi di sue mura castella-
ne attualmente restaurate, a 32 miglia
da Siena, a io da Montalcino e 18 da
Chiusi. Questa piccola città è di figura
ovale e gira quasi un miglio, con 3 por-
te aperte e due posterie chiuse: le aper-
te si chiamano Murello, Ciglio, e al San-
to, così detta perchè di qui entrò l'insi-
gne reliquia e un pezzetto della croce di
s. Andrea apostolo patrono della citlà e
diocesi, che Pio II mandò da Roma. La
cattedrale o duomo dedicata alla Beata
Vergine Assunta l'edificò Pio II in un al
sottostante battisterio, con bella architet-
tura, ben intesa facciata ed elegante cam-
panile. E a tre navate con 8 colonne per
parte, vasta tribuna e grandioso altare
maggiore. Oltre una pingue dotazione,
questa cattedrale fu arricchita dal fonda-
tore di preziose reliquie e di ricche sup-
pellettili, non che della rosa a" oro be-
nedetta d'oncie i4, poi venduta per far-
vi due statuette d'argento. Non sono da
tacersi 16 libri corali superbamente mi-
niati , ed una grossa campana fusa nel
i463 da Tofani da Siena , intorno alla
quale si leggono tre distici relativi all'e-
dificazione di Pienza. Il capitolo si com-
pone di 3 dignità, preposto, arcidiacono
e arciprete , di 1 1 canonici compresi il
teologo e il penitenziere, di 4 cappellani
e di altri preti e chierici, essendo la cura
d'anime affidata al preposto. La morte
di Pio lì, fondatore pure del capitolo, a
questo sconcertò le sue disposizioni, cui
in seguito portarono rimedio i vescovi di
Pienza e di verse persone pie. L'antica pie-
ve e chiesa matrice de' ss. Vito, Modesto
e Gio. Battista, di Corsignano, cui succes-
se Pienza, come dirò, trovasi da questa
lunge un 3.° di miglio: soppressa da Pio
1 1, perchè la trasferì nella cattedrale, è ora
ridotta a oratorio, dove il preposto del-
la cattedrale è tenuto far la festa nel gior-
4 P I E
no di s. Vito. La rozzezza de'bassorilre-
vi die ne adornano le due porte , il suo
sotterraneo a uso delle antiche basiliche
e le finestre a feritoie , sono segni suffi-
cienti per dichiarare qnestoedifizio di co-
struzionede'pruni secoli dopo il mille. Vi
si conserva il battisterio di pietra ove fu-
rono battezzati Pio II e Pio IN, benché
la sanese famiglia del secondo fosse do-
miciliala in Sarleano, onde vi fu scolpi-
to il distico seguente:
Hic duo Pontifices sacri baptismatis iindas^
Patruus accepìt, et Pius inde Nepos.
Fuori di porta Murello era il monaste-
ro di S. Gregorio delle benedettine;, che
nel i43q fu abbandonato, ed Eugenio
IV nel i44r autorizzò il vescovo di Sie-
na a sopprimerlo e riunire i fondi alla
pieve di s. Vito. Dopo la morte di s. Fran-
cesco si fondò il convento e chiesa ai mi-
nori francescani, de' quali essendo bene-
fattori i Piccolomini e Pio li, nella vaga
chiesa si conserva il sepolcro gentilizio
della famiglia collearmi pontificie. Il con-
gelilo fu soppresso nel 1 653 dal vesco-
vo Spennazzi per beneplacito apostolico,
nella mira di erigervi il seminario vesco-
vile ; iucontrò difficoltà dal governo di
Siena, ed Alessandro VII ad istanza dei
pientini vi ristabilì i conventuali nel i65q
e vi restarono sino al i r-88. Allora il be-
nemerito vescovo Pannilini vi aprì uncon-
\itto sullo il titolo di accademia eccle-
siastica,colle rendite de'soppressi religio-
si, ammettendovi i chierici delle due dio-
cesi di Pienza e Chiusi, finché il sovra-
no nel 1792 tolse l'accademia oude isti-
tuirvi il seminario. Ad accrescerne le ren-
dite, vi furono aggiunte quelle de' con-
ventuali di Radicofani e alcune rendi-
te del piccolo seminario di Chiusi a que-
sto riunito. Indi il Pannilini fece ingran-
dire notabilmente la fabbrica pel semina-
rio, incominciata dallo Spennazzi, la qua-
le di più venne accresciuta dal vescovo
Pippi, che rinnovò il locale delle scuole
PI E
e rèse 1' edifìzio capace di 5o giovani a
convitto, oltre i quartieri pei superiori e
maestri ; come pure ne aumentò i fondi.
Inoltre in Pienza vi è il conservatorio del-
le cibiate di s. Carlo, già monastero del-
le agostiniane, con convitto per le fan-
ciulle educande. Tra le altre pie isti-
tuzioni va ricordato il già monte di pie-
tà fondato nel i645 dal vescovo Spen-
nazzi, rna terminato nel 1820 per de-
rubamento. L' episcopio resta prossimo
alla cattedrale. Tra gli uomini illustri
pientini, oltre Pio li ed altri Piccolomi-
ni, fiorì Giorgio Santi, uno de'più esper-
ti naturalisti. In vicinanza de' colli sono
molte scaturigini d'acque termali, oltre
le salso-marine pullulanti in mezzo alle
crete del torrente Tuoma e la fiumana
d'Asso; vi è l'acqua puzzola sulfurea nel
luogo detto Casale. Il territorio abbonda
di campi, di eccellente olio e spiritosi vini,
specialmente bianchi, ed è accreditato il
formaggio delicato fatto con latte di peco-
re che si nutriscono di piante aromatiche.
11 castello di Corsignano esisteva nel IX
secolo e vi possedeva l'abbazia di Monta -
miata de'benedettini, come da istru men-
to dell' 828 e privilegi dell'imperatore
Corrado II del 1027 e io36. Nel 1272
i magistrali di Siena vi destinarono un
giusdicente civile. Nel seguente secolo fu
istituito un monastero di recluse e nel
territorio l'ospedale di s. Gregorio. Una
gran parte dell' antico castello apparte-
nendo ai Piccolomini nobili sauesi, vi si
ritirò per economia Silvio, da cui nacque-
ro Enea Silvio poi Pio TI nel i458eLau-
domia madre di Pio III. Nel 1 4^9 la
repubblica di Siena alle premure ester-
nate da Pio II fin da quando era cardi-
nale, concesse agli abitanti di Corsigna-
no alcuni privilegi ed esenzioni di gra-
vezze, non che l'annua fiera, cui più tar-
di ne aggiunse altre tre. Nel i4^9 recan-
dosi Pio li a Mantova, da Perugia passò
a Corsignano, dove celebrò la festa della
cattedra di s. Pietro in Antiochia a' 22
febbraio, ricevuto con dimostrazioni in-
PIE
descrivibili. Quindi volendo il Papa o-
Dorare il luogo dove nacque, servendosi
dell'opera di Bernardo Rosellini già ar-
chitetto di Nicolò V, edificò il duomo e
la torre campanaria, il sottoposto baiti*
sterio o tempio di s. Giovanni a simili-
tudine di quello di Siena, il palazzo ve-
scovile, la canonica, il pretorio o palazzo
della magistratura con la torre, ed il gran-
dioso palazzo Piccolomini. Diversi cardi-
nali e prelati creature di Pioli, per far-
gli la coite v'innalzarono varie palazzi-
ne private, essendo il clima salubre ed il
luogo fertile di squisite produzioni agra-
rie. Pio li tornea Corsignano nel i/\.6o
e per la terza volta nel i-\.6^., trovando
le fubbróbe tanto sacre quanto profane
molto avanzate e quasi che rivestita da
tutti i Itili la piazza. Adunati a concisto-
ro i cardinali del suo seguito , a' i3 a-
gusto colla bolla Pro excelienti , presso
l'Ughelli, pubblicata ai iq, dichiarò cit-
tà Corsignano, le impose il proprio no-
me e la disse Pienza, e l'eresse in sede ve-
scovile, dotandola coi propri beni ; indi
nel giorno della Decollazione di s. Gio.
Battista dedicò la cattedrale col cardinal
d'Estouteville vescovo d' Ostia. Sembra
che nel maggio i4^4 Pioli tornasse ad o-
norare disua presenza la sua nuova e be-
neficata Pienza , e si può vedere i suoi
Commentari. La città nel 1 5o2 solfri gra-
vissimi danni da Cesare Borgia figlio di
Alessandro VI, quando vi passò con nu-
meroso esercito, onde sostenere in Siena
il tiranno Pandolfo Petrucci, perpoisot-
leulrare nel suo posto. Nuovi danni nel
i53o riceverono i pientini dalle soldate-
sche di Carlo V imperatore. Dopoché l'e-
sercito cesareo-papale ebbe soggiogalo
Firenze, fu in Pienza dove il generale Fer-
rante Gonzaga fermò qualche tempo le
sue truppe per indurre il governo sane-
se a ribandire i fuorusciti e ribelli, e abi-
litarli a tornare liberi in patria. Nel i 53 1
il Gonzaga si mosse contro Siena. La cit-
tà fu visitata nel i536 da Carlo V e nel
1 538 da Paolo III reduce da Nizza. Mag-
P I E 5
gioii disastri, incendi e saccheggi furono
sopportali da' pientini durante 1' ultima
guerra di Siena , per le tante volte che
Pienza dai combattenti fu presa, perdu-
ta e riconquistata; non credendo oppor-
tuno di difenderla Giordano Orsini ca-
pitanode'sanesi,si trasferì colle sue genti
a JMontalcino, seguito dagli abitanti piìi
distinti di Pienza colle lore cose. Gl'impe-
riali facilmente se ne impadronirono a'
28 febbraio 1 554 e solo l'abbandonaro-
no nel giugno. Ripresa dal conte di s. Fio-
ra per Carlo V, indi venne occupata dai
francesi, che nell'aprile 1 555 furono cac-
ciati dalle truppe cesareo-medicee, atter-
randone le mura il Vitelli. Ritornati i fran-
cesi le rialzarono a secco, ma ne furono
distolti dal compirle da Pietro .Iacopo del -
la Stalla perugino, poi imprigionato dai
francesi. Final mente morto Carlo V e
conclusa la pace, nell'agosto 1 55t) Pien-
za, Chi usi e JMontalcino furono conscsrna-
ti a Cosimo I, divenendo i pientini sud-
diti del granduca di Toscana e ne segui-
rono i destini, dopo essere sempre stati
attaccatissimi a Siena : quindi per l'ame*
na situazione molti de' luoghi circostan-
ti passarono a stabilirvisi.
La sede vescovile nel 1462 fu eretta
da Pio lì con quella di Montala' no (f^X
dovendo un vescovo governare le due dio-
cesi, formate con diversi popoli delle li-
mitrofediocesidi Grosseto, Chiusi e Arez-
zo , dichiarandole immediatamente sog-
gette alla s. Sede. Per assegnare a Pien-
za una conveniente giurisdizione dioce-
sana, Pio li con bolla del 29 gennaio! 463
distaccò da Chiusi e da Arezzo diverse
pievi, che poi con altre della seconda a
questa furono incorporate. Il i.° vesco-
vo fu Giovanni Chinugi nobile sanese,già
sullraganeo d'Ostia, a'7 ottobre 1^62 fat-
to vescovo di Pienza e Montalcinoe sepol-
to in cattedrale. Gli successero, nel 1470
Tommaso Testa Piccolomini nobile sa-
nese, traslato daSoana; nel i483 Ago-
slino Patrizi Piccolomini sanese, celebre
maestro di ceremonie (col precedente lo
e ri e
celebrai a Piccolomini famiglia); nel 1 496
cardinal Francesco Piccolomitiì ammini-
stratore, poscia Pio III; nel 1 49^ Giro-
lamo Piccolomini sanese che restaurò dai
fondamenti il convento de' francescani ;
nel i5ioGirolamo Piccolomini figlio di
Bonsignore sanese, che nel 1 028 passò a
reggere la sola sede di Montalcino , per
temporanea separazione di Clemente VII,
cedendo quella di Pienza al nipote Ales-
sandro Piccolomini sanese, ed intervenne
al conciliodi Trento. Alessandro nel 1 535
occupò anche la sede di Montalcino, e
lasciò questa al fratello Francesco Maria
nel 1 554j il quale alla sua morte nel 1 563
ottenne anche il vescovato di Pienza. Es-
sendo moito nel 099, Clemente Vili
separò affatto le diocesi di Montalcino
e Pienza nel 1600. Nominò vescovo di
Pienza Gioia Dragomanni fiorentino ai
9.0 dicembre 1 599, già di Monte Peloso,
egregio pastore. Tra'successori nominerò
Giovanni Spenuazzi nobile sanese del
1637, di somma prudenza e integrità, che
istituì la prebenda del penitenziere , la-
sciò fondi pel seminario e fu munifico
colla patria metropolitana; nel 1668 Gi-
rolamo Borghese nobile sanese, traslato da
Soana, dottissimo benedettino, che cele-
brò il sinodo e riformòi riti. La serie dei
vescovi è nell'Ughelli, 7tà//rt sacra t. i,p.
1 1 rj\ì e la continuazione ne\\e Notizie di
Roma.Ne\i 74 ' Fra ncescoM.3 Piccolomi-
ni nobile sanese. ClementeXIV con breve
del 17 giugno 1 772 stabilì in perpetuo l'u-
nione delle diocesi di Chiusi e Pienza ,
conferendo questa al vescovo di Chiusi
Giustino Bagnesi olivetano di Firenze;
indi furono vescovi di Chiusi e Pienza,
nel 1 776 Giuseppe Panmlini sanese,; nel
1 824Giacinto Pippi di Massa, t rasiate da
Montalcino; persua morteGregorioXVI,
dopo sede vacante, dichiarò nel 1 8^3 l'o-
dierno vescovo mg.r Gio. Battista Ciofi
della diocesi d'Arezzo. La sede di Chiusi
è suflraganeadi Siena, questa di Pienza è
soggetta immediatamente alla sede apo-
stolica. La serie de'vescovi di Chiusiti^.)
PIE
si legge nell'Ughelli t. 3,p. 585, e la con-
tinuazione nelle Notizie di Roma.Lz fede
si vuole predicata in Chiusi dai discepoli
degli apostoli, ed il i.° vescovo fu s. Mar-
co o Florenzio del 462, indi Eulogio cui
scrisse s. Gregorio I ; fra'successori me
rilano ricordo: A rialdo del 743, sotto il
quale Rachis re de' longobardi fondò il
celebre monastero del ss. Salvatore di
Monte A miniato, le cui notizie si leggo-
no nell'Ughelli; Francesco /Scardinale
nel i348; Gabriele Piccolomini sanese
de'minori, affine di Pio II, da lui nomi-
nato nel 1461; Antonio Sergi nobile
di Corsignano nel i497j Nicola Bonafe-
de piceno di s. Giusto, celebre governa-
tore di Roma nel i5o3 fatto da Pio III
(f.), alla cui elezione molto cooperò, e
vescovo nel i5o4; Bartolomeo Ferrati -
ni d'Amelia, canonico vaticano e preside
pontificio nel 1 533 ; Gregorio Magalotti
romano nel 1 534; cardinale Guid'Asca-
nio Sforza nel 1 538 ; cardinale Bartolo-
meo Guidiccioni nel 1 544> cardinaleGio-
vanni Ricci nel 1 54-5 ; Gio. Battista Pic-
colomini sanese già di Salamina nel 1 633;
Alessandro Piccolomini sanese nel 1657;
Gaetano Maria Bargagli olivetano sanese
nel 1706; Gio. Battista Tarugi di Mon-
te Pulciano nel 1729; Pio Maglioni sa-
nese nel 1736 ed i surriferiti. Nella dioce-
si di Chiusi sono 5parrocchiee 36 in quel-
la di Pienza; ambedue sono suffraganee
dell'arcivescovo di Siena.
PIER DAMI ANI (s.), Cardinale.Mxc-
que in Ravenna verso il 998 di onesta
ma povera famiglia, e perde i genitori au
cor fanciullo, dopoché la madre lo avea
barbaramente abbandonato senza nutri-
mento, per cui uno de'suoi fratelli lo trat-
tò aspramente, ne trascurò l'educazione
e lo mandò a guardare i suoi porci. Per
la sua felice inclinazione, trovato un pez-
zo d' argento, lo portò ad un sacerdote
onde offrisse la messa pel defunto suo pa-
dre. Iddio ispirò all'altro fratello Damia-
no arciprete di Ravenna e poi monaco di
prenderne affettuosa cura, laonde crede-
PIE
si che il sanlo per riconoscenza alle sue
sollecitudini prendesse poi il sopranno-
me di Damiano, benché per umiltà so-
lesse intitolarsi Pietro il peccatore j altri
lo confusero con Pietro Onesti pur di Ra-
venna. L'amorevole fratello lo fece stu-
diare in Faenza, ed a Parma ov'ehbea
maestro il celebre Ivone. I progressi di
Pietro furono lapidi, imperocché a rara
penetrazione di spirito aggiunse smisura-
to amore per lo studio. Sorpassò nel pro-
fitto i condiscepoli, divenne abilissimo pre-
cettore e per l'eccellenza de'suoi insegna-
menti si procacciò una gran moltitudine
di scolari e copiose entrate. Questa agia-
tezza e le generali acclamazioni che ri-
scuoteva sembrandogli pericolosa tenta-
zione, adottò tutte le cautele della vigi-
lanza cristiana, e se la voluttà veniva isti-
gandolo al peccato durante la notte, su-
bito s'immergeva nell'acqua fredda; indi
si determinò a ritirarsi dal mondo nel
i o34, in età di circa 29 anni, e si rinchiu-
se nel celebre e rigoroso eremo di Fonte
Avellana 3 ora nella diocesi di Pergola
(V .), dove ricevè l'abito monastico dal-
l'abbate Guido, da alcuni sospettato per
l'aretino benemerito della musica sacra.
Quivi applicossi con tal fervore di preghie-
re alla pratica delle austerità, delle vi-
gilie e digiuni, delle discipline ecilicii (on-
de a Disciplina penitenziale lo celebrai
come uno de'maggiori suoi propagatori),
che ne contrasse pericolosa infermità. Dio
illustrò col dono de'pi odigi una vita tan-
to santa ed esemplate, de'quali ne operò
senza numero. Divulgatasi per l'Italia la
sua mortificazione, lo splendore di sua
dottrina profonda eia famade'miracoli,
s. Leone IX ne concepì alta stima e gli
scrisse lettere piene di amore e venera-
zione. Nel 1 o4o circa fu dai superiori de-
stinato al monastero di Pomposa, dove
si trattenne dueanni, applicato ad istrui-
re que'giovani nello studio e nella pietà;
quindi fu trasferito a quello di s. Vincen-
zo di Pietra Pertusa per riformare i mo-
naci ch'erausi raffreddati nel primiero fei>
PIE 7
vore, dopo di che fu fatto abbate del suo
monastero Avellanense, che governò con
santità e saggezza. Fondò altri cinque ere-
mi o monasteri e formò discepoli di emi-
nenti virtù, fra' quali s. Rodolfo vescovo
di Gubbio, s. Domenico \' Indurito ,s. Gio-
vanni da Lodi pur vescovo di Gubbio, che
poi scrisse la vita del suo abbate. L'im-
peratore Enrico III Io pregò di portarsi
a Roma per assistere co'suoi talenti econ-
sigli Papa Clemente II, avendo già resi
servigi a Gregorio VI, come fece a Vit-
tore II. Dipoi Stefano X, informato del
merito straordinario del Damiani, come
uno de'più illustri personaggi che allora
fiorissero in Italia, lo trasse a forza dalla
solitudine, eda'aS febbraio io 58 Io creò
cardinale vescovo d'Ostia. Ripugnò for-
temente il santo ad accettare queste di-
gnità, con resistere alle pontificie preghie
re ed a quelle di parecchi vescovi ; ma
l' intimazione dell' ecclesiasliche censure
se non ubbidiva, n'espugnò la costanza,
dolendosi però sempre della violenza sof-
ferta, in un tempo che pur impiegavasi
nel sacro ministero. Dopo la morte di Ste-
fano X, nel io58si oppose validamente
all'intrusione dell'antipapa Renedetto X,
fulminando di anatema i fautori e par-
tigiani. A tale effetto unitamente ai cele-
bre monaco Ildebrando, poi s. Gregorio
VII, procurò l'elezione di Nicolò II, il qua-
le ad istanza degli ambasciatori di Mila-
no spedi in quella città il cardinale come
legato a Intere, con s. Anselmo vescovo
di Lucca. Gli ecclesiastici indisciplinati,
temendone la riforma, si sollevarono con-
tro e con temeraria sfrontatezza fecero
loro intendere , che la chiesa di Milano
non avea punto che fare con la romana.
Il cardinale fu pure avvertito dell'insidie
che si tramavano, ma non rimase punto
diminuito il suo coraggio , anzi dal pul-
pito della metropolitanadeclamòcon tan-
ta energica eloquenza, che indusse il po-
polo a promettergli quanto egli avesse
determinato. Le difficoltà erano grandi,
essendo raro nel numeroso clero milanese
8 PIE
chi non fosse infetto di simonia o concu-
binato, e perciò secondo i canoni dovean-
si sospendere. 11 cardinale tuttavia credè
meglio usare discrezione, ed intimata sa-
lutare e moderata penitenza , stabilì al
governo delle chiese soggetti rispettabili
non meno per dottrina, che per integri-
tà di vita. Intanto il peso soverchio del-
l'episcopato eil suo amore per la vita mo-
nastica gli fecero chiedere nel io5g a Ni-
colò li \l permesso di tornare alla dilet-
ta solitudine del monastero. In prima il
Pontefice non volle consentirvi, ma il car-
dinale fermo nel suo proposito ottenne
di malavoglia il consenso, senza venir li-
berato dal peso del vescovato,anzi con ri-
serva d'impiegarlo negli affari della Chie-
sa al bisogno , con penitenza canonica ,
ch'egli dentro un anno religiosamente a-
deiripì. Scrisse lettere al Papa piene di u-
miltà per giustificare la sua insistenza,
recando le ragioni che l'aveano fatto ri-
solvere al ritiro, ad esempio di tanti san-
ti, breve però fu il soggiorno nell'ama-
ta solitudine, perla quale avea rinunzia-
to alla superiorità de' monasteri da lui
fondati, mentre nel 1062 d'ordine d'A-
lessandro li, che avea consagrato Papa,
passò legato in Francia, dicendo nella pon-
tifìcia lettera ai cinque arci vescovi, che lo-
ro spediva il personaggio più rispettabi-
le della chiesa romana, chiamando il car-
dinale occhio dritto e sostegno immobi-
le della s. Sede; inoltre il Papa comandò
loro uniformarsi alle prescrizioni del suo
legato, sotto pena d' incorrere nell'apo-
stolica indignazione. Giunto il cardinale
in Francia, in Chalons sur Saone celebrò
un sinodo per esaminar la causa del ve-
scovo Drogone coi monaci ; passò poi a
trattar quella d'Arderico vescovo d'Or-
leans e di Reginaldo abbate di s. JMedar-
do, accusati di simonia. In seguito fu man-
dato legatoa Firenze per istabilirvi, quan-
tunque indarno, la tranquillità e la pace
turbata dal vescovo Pietro eletto per si*
monia. Venne poi spedito legato in Ger-
mania j per impedire ad Eurico IV che
PIE
ripudiasse la virtuosa Berta sua moglie,
per sposare altra donna, d' accordo con
Sigifi ido debole arcivescovo di Magonza.
In questa città il cardinale tenne un si-
nodo, ove dimostrò inammissibile la ri-
chiesta dell' imperatore, e ripresolo con
libertà sacerdotale, lo indusse a rispettar
le leggi della Chiesa. Indifesa di Alessan-
dro 11 moltoavea fatto per indurre l'im-
peratore ad abbandonar l'antipapa Ono-
rio Il o Cadolao, persuadendo questi di
sua falsa dignità. Tornato di Germania
intervenne al sinodo romano convocato
da s. Gregorio f/II{ a questa biugrafìa
toccai di qualche differenza ch'egli ebbe
col cardinale ), secondo Cordella, ma sem-
bra doversi ritenere convocato da Ales-
sandro II, e di sua commissione promul-
gò per l'Italia l'osservanza esatta del di-
giuno nel venerdì in memoria della pas-
sione del Redentore, e quello della vigi-
lia dell'Assunta, andato quasi in disuso;
altrettanto eseguì per la recita quotidia-
na dell'uffizio di Maria, di cui fu restau-
ratore, a chi era tenuto alla recita delle
ore canoniche. Ritornato il cardinale al-
la solitudine Avellanense, di nuovo dovè
lasciarla chiamato dal Papa agli atlari.
Essendo nel 1 072 legatoin Ravenna, per
ridurre i cittadini ali unità colla chiesa
romana, dalla quale erano stati divisi per
le frodi dell' arcivescovo Enrico scomu-
nicato, il quale favoriva l'imperatore; e
■vedendoli umiliati e compunti, impose lo-
ro salutare penitenza, li assolse dalle cen-
sure ed ammise alla cattolica comunioue.
Passato a Faenza per restituirsi in Roma,
fu colto dalla febbre nel monastero della
Beata Vergine del suo ordine, e pieno di
meriti e virtù ivi morì d'anni 66, sili feb-
braio 1072,0 qualche anno dopo, quan-
tunque non manchi alcuno che gli pro-
lunga la vita sino al 1080, e nella contigua
chiesa restò sepolto. Zelatore della disci-
plina ecclesiastica molto operò per ripristi-
narla nel clero secolare e regolare, dando
egli l'esempio dell'esatta osservanza del-
le pratiche monastiche e delle leggi del-
PIE
la Chiesa : la sua divozione per la Reata
Vergine fu tenerissima. Mentre era car-
dinale, tranne il suo scarso alimento, im-
piegava tutte le sue rendite in sollievo
de'poveri, a 12 de'quali, dopo aver lava-
to i piedi, dava ogni giorno da mangia-
re e li serviva colle proprie mani. Per Ro-
ma andava in traccia de' pupilli e vedo-
ve per sovvenirli. Nel monastero, con-
lento di frutti ed erbaggi, passava interi
mesi senza prendere bevanda o gustare
il pane. Molte sono le opere che lasciò, ri-
tenutoli più dotto scrittore del secolo XI,
nelle quali spicca un ardente zelo per la
riforma de'costumi e degli abusi, per la
purità della disciplina, ed una vasta eru-
dizione relativa a que'tempi, con stile as-
sai elegante, chiaro, facile e pieno di for-
za, parlando con rispettosa libertà ai Pon-
tefici ed altre persone costituite in digni-
tà; onde meritò che Leone XI 1 lo dichia-
rasse dottore della Chiesa, con uflìzio e
messa propria, come dissi nel voi. VI, p.
2C)4, registrandolo tra' cardinali camal-
dolesi, con altre notizie. La sua festa si
celebra ai 2 3 febbraio, ricorrendo nel
precedente quella della Cattedra in An-
tiochia. Le opere di s. Pier Damiani
sono divise in parecchi tomi , che si le-
gano comunemente in un solo volume.
1 primi tomi contengono lettere ai Pa-
pi ed ogni sorta di personaggi, sermoni
per molle feste dell'anno, e vite di mol-
ti santi, come de' ss. Oddone di Cluny,
Mauro da Cesena , Romualdo fondatore
òe camaldolesi, Rodolfo e Domenico ve-
scovi ec. Negli altri tomi si trovano pro-
se, preghiere-, inni e 60 piccoli trattati
sotto il nome di opuscoli Queste opere
sono state più volte stampate, e le più am-
pie edizioni sono quelle di Parigi 1642
e i663, \enezia 1742. Abbiamo anco-
ra dei p. Laderchi filippino, Vita s. Pe-
tti Damiani S. R. E. card, cpisc. Ostien-
sis, Romae t 702.
PIERREINEDETTI Mariano, Cardi-
naie. Nacque in Sarnano da illustri e no-
bili genitori., altri dicono iu Camerino,
PIE 9
come ascritto al patriziato. Quantunque
dotato delle più belle qualità, pel focoso
temperamento si die alle vanità e biz-
zarrie, che degenerarono in libertinaggio.
Recatosi in Roma da Mariani suo zio,
entrò a caso nella chiesa di s. Maria del-
l' Anima, dove predicava con gran fer-
vore Gabriele Fiamma insigne oratore ;
la divina grazia gli cambiò il cuore, e tut-
to si dedicò al di vili servigio. Abbraccia-
to lo slato ecclesiastico, si die allo studio
ed ottenne per riguardo allo zio, assai ca-
ro a Gregorio XIII, diversi benefizi. Nel
i574picse nel collegio romano la laurea
dottorale, in cui ebbe compagni Valerio
e Bandini poi cardinali, co'quali incomin-
ciò la fondazione delia congregazione del-
la ss. Annunziata nello stesso collegio. La
sua specchiata esemplarità , dottrina ed
elegante aspetto determinarono Grego-
rio XIII a nominarlo nel 1077 vescovo
di Martorano, di cui ricevè la consagra-
zione dal cardinal Peretti , poi Sisto V.
Condottosi alla sua chiesa, da sé stesso
volle spiegare al popolo il vangelo, visitar
la diocesi, correggere gli abusi, sovveni-
re largamente i poveri; fondò nuove chie-
se, risarcì ed ornò le antiche, singolar-
mente la cattedrale. Ben presto si gua-
dagnò la stima dei vicerèe dei grandi, ed
egregiamente fece la visita apostolica del-
le chiese di Calabria, con Fosso arcive-
scovo di Reggio. Nel 1 585 eletto Sisto
V, lo chiamò in Roma, e come lo ama-
va lo fece governatore, al modo detto nel
voi. XXXII, p. 43; quindi a'14 dicem-
bre i5Scj lo creò cardinale prete de' ss.
Marcellino e Pietro , valendosi de' suoi
consigli negli affari più ardui, ed accet-
tando la rinunzia del vescovato. Grego-
rio XIV per l'alta stima che ne avea, gli
conferì pingui benefìzi, dichiarandolo suo
gran elemosiniere. Innocenzo IX gli af-
fidò col cardinal Salviati la presidenza su
tutti i tribunali di R.oma,con ampie fa-
coltà e giurisdizione. Clemente Vili eoa
detto cardinale e col cardinal Mon tallo
nel i5()i lo deàtinò alla prefettura di Ro-
io IME
ina, della consulta e delle città dello sta-
to, con copiose rendite , profittando del
suo parere in gravi contingenze: aven-
do ricusalo i vescovati di Viterbo e Fer-
mo, il Papa die al fratello Roberto quel-
lo di Nocera. Leone XI, cui fu accettis-
simo, subito Io volle prefetto della con-
gregazione di corwdta ; e Paolo V, di cui
si era guadagnato la grazia e il favore, l'in-
caricò della sopri n tendenza di tutti gli af-
fari dello flato, politici e militari, con al-
tre incumbenze, finché non la concesse al
cardinal Borghese: Paolo V lo voleva far
vescovo di Faenza e Benevento, ma non
volle accettare. Bensì volontieri funse la
proteltoria dei minimi , e la prefettura
della congregazione destinata sopra le al-
luvioni delle accpie nelle tre legazioni,
passando nel 1608 al vescovato di Fra-
scali. InCamerino abbellì la tomba di s.
Venanziodi preziosi ornamenti; ed al suo
titolo donò sacri arredi e vi fece vaghe
pitture. Ad onta di tante belle doti , il
suo naturale fu aspro e iracondo. Inter-
venne a 5 conclavi e morì in Roma di
anni ^3, nel 161 1, con vivo rammari-
co di Paolo V , che si dolse aver iti lui
perduto un fedele coadiutore ed un ami-
co santo. Lasciò un patrimonio di qual-
che entità e fu sepolto nella basilica Li-
beriana in nobile ed elegante avello, col
suo busto e bella iscrizione.
PIER.I Pier Maria, Cardinale. Sane-
se di nobile e povera famiglia di Pianca-
slagno, venne educato appena cogli ele-
menti della grammatica. II p. Ponzoli ser-
vita suo concittadino, avendo penetrato
la sua indole e talenti , lo consigliò per
togliersi dalla miseria a vestir l' abito
del suo ordine, supplendo egli alle spese
necessarie. Di i5 anni entrò nell'ordine
in Firenze, e dopo due auni passò al col-
legio di s. Marcello in Roma , dove fa-
cendo progresso negli studi, con ispirilo
sostenne una conclusione di teologia, che
dedicata a Clemente XI, ne riportò il ti-
tolo di maestro, benché avesse 27 auni.
Fu mandalo reggente degli studi a Fi-
PIE
renze nel suo convento dell'Annunziata,
indi collo stesso carico fu richiamato in
Roma, ed ebbe al tri onorevoli uffizi. Que-
sti provocarono l'altrui invidia, che ser-
vendosi della calunnia , lo fece depone
da reggente e preparòla sua fortuna. Im-
perocché ricorse contro il p. generale Ca-
stelli, al cardinal Corsini protettore del-
l' ordine, il quale Io accolse sotto il suo
patrocinio, Io fece suo teologo e biblio-
tecario, e gli assegnò 5o scudi annui. Re-
nedetto XI li lo annoverò tra'consultori
dell'indice, dei riti e del s. offizio, tra gli
esaminatori de'vescovi, facendolo procu-
ratore generale e poi con breve genera-
le dell'ordine, confermato nel 1782 do-
po 6 anni dal capitolo. Divenuto il car-
dinale Clemente XII, come che erasi ser-
vito di lui in affari gravissimi, a'24 mar-
zo 1734 lo creò cardinale prete di s. Gio-
vanni a Porta Latina e lo ascrisse alle pri-
marie congregazioni. Intervenne al con-
clave di Benedetto XIV, e dopo lunga
malattia sofferta con pazienza , morì in
Roma ne'primi del 1743, d'anni 63, e fu
sepolto in s. Marcello avanti l'altare di s.
Giuliana Falconieri, con nobile e prolis-
so epitaffio, postovi dai suoi correligiosi.
PIERLEONI Giangrazuno, Cardi-
nale. V. Gregorio VI Papa.
PIERLEONI Pietro, Cardinale. F.
Anacleto II Antipapa XXVIII.
PIERLEONI Ugo, Cardinale. Roma-
no, secondo il Panvinio e altri , mentre
il Ciacconio e altri lo credono della casa
Ricasoli di Firenze , col Cardella. Ales-
sandro III nel 1 1 63 lo creò in Sens car-
dinale diacono di s. Eustachio, e seguì
il Papa in Venezia, di cui fu fedele e co-
stante compagno. Anche 1' epoca e il luo-
go della morte viene contrastato; chi di-
ce in Roma (e sepolto in s. Maria del Po-
polo, se deve credersi a Ciacconio) , o
Benevento nel ri 77 o 1 182, lasciando
molte sacre suppellettili e vasi d'argento
alla chiesa di Piacenza, e loafferma Pog-
giali. Lo Schiavo, nelle Notizie della casa
Penti miglia di Benevento , a questa lo
PIE
nltribuisce, ed il Pelrini lo creile forse ve-
scovo di Palestrina.
P1ERLEONI Ugo, Cardinale.'Roma-
no, di nobilissima, potente e antica fami-
glia, per cui in tanti luoghi di essa ragio-
no, nipote dell'antipapa Anacleto li, co-
me insigne per dottrina e prudenza, nel
i i55 fu cousagrato vescovo di Piacenza
da Adriano IV , indi Alessandro 111 nel
i 164 o 1 i65 io Sens lo creò cardinale
vescovo di Frascati 0 Tusculano, e morì
in Roma nel 1 1 66.
P1ERLEONI Ugo o Uguccione, Car-
dinale. Patrizio romauo, Alessandro III
nel 1171 o 1 173 lo creò cardinale dia-
cono di s. Angelo in Pescheria e poi pre-
te di s. Clemente, arciprete della basili-
ca Vaticana, e nel 1 1 76 legato a lacere
in Francia, Scozia e Inghilterra. Fu rice-
vuto in quesl' ultimo regno dal re En-
rico II, il quale gli andò incontro col pro-
prio figlio, ed ottenne facoltà di citare ne
tribunali laici gli ecclesiastici accusati d'es-
sere stati a caccia nel recinto de'boschi di
riserva regia , azione che gli provocò lo
sdegno del suo clero. Per le differenze tra
gli arcivescovi di Cantorbery e York in-
torno la primazia del regno, convocò un
concilio in Westminster ossia Londra,
dove insorta controversia chi di loro do-
vesse sedere a destra del legato, mentre
vi si era collocato quello di York, su que-
sto si scagliarono i famigliari dell'emu-
lo, lo calpestarono e percossero, onde l'a-
dunanza si sciolseappellando al Papa, ed
il cardinale fuggì. Portatosi presso Enri-
co figlio dell'imperatore Federico I, con-
fermò la pace fatta con questi, il Ponte-
fice, i siciliani ed i lombardi, alla quale
era stato presente in Venezia. In Latera-
no assistè all'assoluzionedi Guglielmo re
di Scozia, scomunicato dall'arcivescovo
di York. Restituitosi Alessandro III in
Roma, fu mediatore con altri cardinali
nella pace stipulata coi romani, e gli riu-
scì imprigionare V Antipapa Innocenzo
III. Morì dopo essere intervenuto all'è»
lezione di Lucio III, circa il 1 183.
PIE 11
PIERLEONI Egidio, Cardinale. No-
bile romano, Clemente III nel 1 190 Io
creò cardinale diacono di s. Nicola in Car-
cere. Celestino III lo spedì a Tancredi re
di Sicilia per indurlo a liberare dalla pri-
gione l'imperatrice Costanza, indi fu fatto
•\icecancelliere di s. Chiesa, e morì dopo
circa 5 anni di cardinalato.
PIERLEONI Guido, Cardinale. No-
bile romano, erroneamente detto Guido
di Bisenzio d'Orvieto nella seiiede'car-
dinali elettori d'Onorio III, fu creato car-
dinale diacono di s.Nicola in Carcere da
Innocenzo III nel i2o5, e donò a tal chie-
sa il braccio di s. Alessio e le reliquie di
s. Ronifacio. Onorio III lo fece vescovo di
Palestrina nel 1221 e vice cancelliere di
s. Chiesa, non che legato in Lombardia.
Morì nel 1226 o 1227 prima dell'ele-
zione di Gregorio IX.
PIETRA, Petra, Lapis. Concrezione
di materia terrestre, per la quale si pro-
ducono in varie maniere corpi di diver-
sa durezza, i quali si possono spezzare,
ma non tirare a martello a guisa de'cne-
talli. Pietre antiche si dicono quelle che
portano iscritta qualche memoria anti-
ca, o che appartengono agli antichi mo-
numenti, che diconsi pure marmi anti-
chi. Delle pietre e loro principali cave
ne parlo in tanti articoli. Delle pietrepre-
ziose, delle pietre antiche e di altre pie-
tre, anche per uso sacro, tenni proposi -
sito a Gemma. Si possono vedere i seguen-
ti autori : R. Rondt, Geminaruni et lapi-
dimi historia, Hanoviae i6o5. A. Gor-
laei, Dactyliothecae seu variorum gern-
rnarum itti solila scripturae cani Grò-
noviì, Lugduni Rat. 1693. Gimma, Sto-
ria naturale delle gemine, pietre e di lut-
ti i minerali, ovvero della fìsica sotter-
ranea, Napoli 1730. Gemmaeveteris ad
christianuin usura exsculptae brevis ex-
planalio, Romae 1 732. Jannon de s. Lau-
rent, Dissert. sopra le pietre preziose de-
gli antichi e sopra il modo col quale fu-
rono lavorale, Roma 1 7 5 1 . Dissert. di
Cortona t. 5 e 6. Duteus , Delle pietre
12 PIE
preziose e delle pietre fine, con i mezzi
di conoscerle e di valutarle, Parigi 1776.
A. Raineri, Sulle pietre preziose, Firen-
ze 1 8 1 8. Ah med Teifasci te, Fior di pen-
sieri sulle pietre preziose, Firenze 18 18.
Hay, Dei caratteri fisici delle pietre 'pre-
ziose, Milano 18 19. Tommaso Belli, Ca-
talogo della collezione di pietre usale da-
gli antichi per costruire ed adornare le
loro fabbriche, ora posseduta dal conte
Stefano Karoly, Pioma 1842. Marango-
ni, Delle cose gentilesche, parla degnar-
mi forestieri, quando introdotti in Roma,
loro miniere in diverse regioni e paesi ;
differenza tra i marmi orientali egli oc-
cidentale di quelli adoperati per men-
se di altari. Nel capo 79, dell'uso di ogni
qualunque sorta di marmi gentileschi
per servigio e adornamento delle chie-
se ; e come questi eziandio colle iscrizio-
ni debbano conservarsi e non si possano
alienare. 1 marmi di qualunque sorta non
si possono togliere dalle chiese, sotto pe-
na di scomunica di Sisto IV. A Colonne
di Roma narrai come i romani ebbero in
pregio di ornare gli edifizi con belli mar-
mi, e del loro gran trasporlo per le pie-
tre fine, decorando vari luoghi di Roma
cogli Obelischi (V.). L' Altare (V.) do-
ve si celebra la AJessa (Z7.) deve essere
di pietra e consagrato dal vescovo, o al-
meno con una pietra consagrata in esso
inserita, che sia tanto ampia., che possa
comprendere 1' ostia e la maggior parte
del calice: chi celebra in altare senza pie-
tra consagrala pecca mortalmente. Tan-
to nell'altare che nella pietra si racchiu-
dono le reliquie de' santi, come prescri-
ve il Pontificale romano, e perchè si veri-
fichi ciò che il sacerdote sino da tempo
immemorabile dice nel baciare 1' altare
all'introito della messa, quorum reliquiae
lue sunt. Vedasi il Ratti, Trattato de* sa-
cri templi, p. 53, dell'altare. Tra i privi-
legi che ha sempre goduto e tuttora go-
de la patriarcale basilica Lateranense,
come prima chiesa madie dell'orbe cat-
tolico, avvi quello di concedere e consa-
PIE
grare le pietre sagre per incastrarle nel-
le Mense degli altari 'F.) fissi o portati-
li per tutto il mondo. L'altare portatile
suole concedersi anche ai campi aperti
in occasione dì mietitura e di altre ne-
cessità di campagna, premesse le oppor-
tune cautele. Ogni vescovo ha il diritto
di consagrare le pietre degli altari per
la sola propria diocesi, dentro i limiti del-
la quale può dar facoltà di consagrarle
a qualunque altro vescovo, ma sempre
per uso della sua diocesi. I vescovi e vi-
cari apostolici talvolta ottengono dal Pa-
pa la facoltà di consagrare pietre anche
per altre diocesi e luoghi , non ex jure
proprio, sed ex speciali apostolica dele-
gallone. Delle cerimonie e riti per la be-
nedizione de'foudamenti degli edifizi sa-
cri o profani, dell' imposizione della 1.
pietra, ove si scolpisce analoga iscrizio-
ne, con medaglie o altro, fatte anche dai
Papi, come neile Porte sante (P.), e sen-
za la benedizionedai principi e personag-
gi, ne trattai principalmente ne'vol. XI,
p. ?-33 e seg. sino a 2 38, 2^4 e 2 55, e
XLIV, p. 70 e 77 : che ne' fondamenti
si pongono anche monete, lo rimarcai nel
voi. XLVI, p. 98 ed altrove. La nostra s.
religione sanziona e benedice per mezzo
de'suoi ministri le opere dell'uomo, sem-
pre che in esse nulla veda che tornar possa
spiacevole agli sguardi del suo diviuo au-
tore. G. B. Lllathorne vie. gen. di Sidney
ivi nel 1 83G pubblicò : Le ceremonie della
benedizione, e del posamenlo della pietra
fondamentale di una nuova chiesa, tra-
dotte dal pontificale romano. 11 cardinal
Ascanio M/Sforza vescovodi Pavia, rifab-
bricando nel 1488 il duomo, ne'fonda-
menti vicino alla t.a pietra fece porre due
vasi, uno pieno di vino vermiglio, l' altro
d'olio d' olivo. Benedetto XIII nel 1 728
pose solennemente la impietra fondamen-
tale per la chiesa di s. Claudio de' bor-
gognoni (che descrissi nel voi. XXVI, p.
229) e pronunziò erudito sermone. Nel-
la lamina ch'era dentro la pietra, l'iscri-
zione espresse averla collocata Benedet-
PIE
to XIII, regnando in Francia Luigi XV,
il notne ilei santo cui si erigeva il tem-
pio, e l'epoca. Inoltre pose nella pietra
una pigna dorata con ampolla d'olio, tre
Agnus Dei grandi benedetti ed alcune me-
daglie, altre ne collocò il cardinal j'oli-
gnac ambasciatore di Francia.
PIETRO (s.), Papa 1. Principe degli
Apostoli , proto -vicario di Gesù Cristo in
terra. Simone figlio di Giona o Giovan-
ni, della tribù di Nettali, nacque in Bel-
saida(F.), città dell'alta Galilea, j5 mi-
glia distanteda Gerusalemme, nella spon-
da del mare di Tiberiade. Stangelio, in
Commentar, rei'.gest. s. Petti cap, i, vuo-
le che 1' anno di sua nascita fosse della
creazione del mondo 4o34 , del diluvio
23y8, della fondazione di Roma yS^del-
l'impero di Augusto ì'8.°, della battaglia
d'Azio il i 2°, 3 anni prima della Bea-
ta Vergine e 17 prima di Cristo ; ma se
genuina sia questa cronologia, non è qui
luogo da esaminarsi. Ebbe a fratello s.
Andrea apostolo (delle cui reliquie par-
lo meglio a Patrasso , ove dissi del suo
apostolato e morte, non che a Proces-
sione), di Ini maggiore in età, secondo s.
Epifanio, Haeresi 5f, § 17 ; ma per la
maggioranza di s. Pietro si dichiarano s.
Gio. Crisostomo, Homìl. 5q in Matth. p.
5if) ; Cassiano, De Incarnat. lib. 3, cap.
1 1; Proclo, orai. 1 9 des. Andrea in Bibl.
PP. Lugdun. t. 6, p. 61 1, e Reda inJoan.
cap. 7, i quali non vuole Baronio, An-
nal. eccl. an. 3 1 ,n.° 2 3, che in ciò si an-
tepongano all'autorità di s. Epifanio, ag-
giungendo che se Pietro fu minore in età
ad Andrea, pel merito della confessione e
della fede fu maggior di lui e degli altri
apostoli. Prima dell'apostolato era am-
mogliato, e dimorava con la moglie, pa-
dre e suocera in Cafarnao (/'.) sul lago
di Genesareth, facendo il pescatore co-
me il fratello, ed attendendo al manteni-
mento della famiglia. Sua moglie, figlia
di Aristobolo, fratello di s. Barnaba a-
postolo, con diversi nomi viene chiamata
presso s. Massimo, in Comment. ad Ep.
PIE 1 3
s. Petri; Grabio, ad Spic'degium ss. PP.
p. 33o; Metrafaste in Cliron.j eCotelerio,
Oper. ss. Apostol. t. i,p. 557, anno'- 4°-
Clemente Alessandrino dice che essa ri-
portò la corona del martirio, avendola
s. Pietro medesimo esortata a confessa-
re generosamente la inde : Strom. t. 7,
p. 736. G. Mayer scrisse la Dissertatisi.
theol.de apostolismaritis, Grimae 1679;
e G. Schimdt la Dissert. Irist, theol. de a-
postolis uxoris Jiabita anno l 'jo^.recusa,
Wittebergae 1 734. Dalla moglieebbe un
figlio, ed una figlia detta Petronilla {V.),
che alcuni meglio credono piuttosto fi-
glia spirituale. 11 fratello Andrea, ch'era
stato il primo chiamato da Gesù Cristo,
avendo incontrato Simone, gli disseaver
trovato il Messia e lo condusse da Gesù.
Questi dopo averlo guardato gli disse:
Voi siete Simone figlio di Giovanni, voi
sarete chiamato d'ora in avanti Cefa, cioè
Pietra (orupe). Che Cefa o Cefas ripre-
so da s. Paolo non sia s. Pietro, per quan-
to poi dirò, è sentimento di buoni auto-
ri: Clemente Alessandrino dice presso Eu-
sebio, Ilist. eccl. lib. 5, cap. 12, che. que-
sto Cefas era uno de' 72 Discepoli, che
avea l'istesso nome di s. Pietro. Doroteo
di Tiro, in Synopsi de vita et morte di-
scipulos, nomina questo Cefas fra' <ji di-
scepoli, e avverte che a lui fu indirizzala
la riprensione di s. Paolo. L'istessa as-
serzione si legge nella Cronaca d'Ales-
sandria, dove detto Cefas non è che il5i.°
discepolo. S. Girolamo scrivendo su que-
sto luogo di s. Paolo, inepist. ad Galat.
2, dichiara che sulla fine del IV secolo
l'opinione che s. Pietro non fosse il Ce-
fas, cui s. Paolo resistette si fortemente,
aveva i suoi partigiani fra'greci e latini :
lo stesso dice s. Gregorio I. L'autore di
un' opera attribuita a s. Anselmo atfer-
ma che questo sentimento era sparso nel
suo tempo. Pinto gii clamino portoghese
abbraccia lo slesso parere in una disser-
tazione, e in ciò fu seguito da Bartolo-
meo di Cambray in un trattalo del di-
giuno, ed a suo esempio pure dal p. Ardo-
t4 l'iE
vino gesuita con ingegnosa dissertazio-
ne. La medesima sentenza fu sostenuta
dal p.Boucat dotto minimo, nel celebre
suo Corso di teologia, e daMarcelIy in u-
na sorbonica deli 726. Il celebre p. Cal-
niet confessa che questa opinione avea
diviso gli antichi ne' primi secoli e che si
citano sì pei' una che per l'altra parte
scrittori ragguardevoli e della maggior
antichità. Per quella però che nega es-
ser s. Pietro il Cefas ripreso da s. Paoio si
dichiarò con valore un anonimo con dot-
tissima dissertazione iuseritanel Trinili-
phe de la calholicité 011 reponses d' un
protestane nouvellement converti aux
dijjicultés, que lui propose sa soeursur
la relìgion pretendile reforméej Paris
1742. Il p. Alessandro della Croce car-
melitano scalzo in una dissertazione, su-
per quaestionibus : 1 .° Quaenarn fuerit
controversia Inter Cepharn et Paulum.
2.0 An Cephas iste a Paulo reprehensus
fuerit Petrus ? ed è la i.a delle Disser-
tazioni i storiche recitate in Brescia nel-
l'adunanza del conte Mazzucchelli t. 2,
Brescia 1 755; e il Zaccaria nella Dissert.
su Cefa ripreso da s. Paolo, eh' è 1' 8.a
delle sue Dissert. varie italiane a storia
eccles. appartenenti, t. i,p. ig5. Si pos-
sono inoltre consultare su questo pun-
to le Dissert. dell' ab. Boileau che nel
1 7 1 3 ne pubblicò una in Parigi contro
l'opinione del p. Ardovino; del p. Dau-
de nel t. 1 IJist. unii: p. 336 , ove ri-
sponde ancora agli argomenti dello stes-
so p. Ardovino: di mg.r Deling e del p.
Calmet, che tutti sostengono essere s.
Pietro il Cefas ripreso da s. Paolo. Il p.
Seccarelli filippino lungamente disami-
na questo punto nel t. 1 de'suoi Annal.
cccl.} come pure 1' autore dell'Apologia
in difesa de' padri, che hanno supposto
essere sfato s. Pietro il Crfas ripreso
pubblicamente da s. Paolo, uscita in lu-
ce nel 1768. A Nome de' Papi rilevai che
niuno per venerazione a s. Pietro ne volle
assumere il nome, ed avendolo Io cam-
biarono.
PIE
Alcuni vogliono che i ss. Andrea e
Pietro fossero del numero de'discepoli
di s. do. Battista, e curavano la santi-
ficazione dell'anima propria'nella ferma
espilazione del Messia. Il primo aven-
do udito dal suo maestro a chiamare
Gesù, Agnello di Dio, si unì a lui e si
convulse ch'era il Redentore del mondo;
indi sua prima cura fu come dissi di por-
targli il fratello Pietro, che impaziente
non men di vederlo che udirlo si recò da
lui, credette tosto in Gesù. Cristo e visi
tratteune un giorno; dopo diche i fratelli
ritornarono alla loro ordinaria occupa-
zione della pesca. Circa la fine dello sles-
so anno, ch'era il i.° della predicazione
del Salvatore, questi avendo veduto Pie-
tro e Andrea che lavavano le reti sulla
sponda del lago, entrò nella barca del
primo per sottrarsi alla calca e da colà si
mise a istruire il popolo che lo avea se-
guito. Finito il suo discorso disse Gesù
a Pietro di gettar la rete e prese sì gran
quantità di pesci, che non solo riempì la
barca, ma ancora quella di Giacomo e
Giovanni. Come che inutilmente avea
pescalo tutta la notte e solo per ubbi-
dienza avea gettato la retej stupito Pie-
tro del prodigio, si prostrò a' piedi di
Gesù esclamando: allontanatevi dame,
o Signore, perchè io sono un uomo pec-
cato'e. Questa umiltà lo rese degno di
ricevere le maggiori grazie. Gesù avendo
detto a Pietro e ad Andrea di seguirlo,
essi prontamente il fecero e con una di-
sposizione di cuore così perfetta, che il
primo disse: Ecco,o Signore, che noi ab-
biamo tutto lasciato per seguir voi. II Sal-
vatore in ricompensa promise loro 1' e-
lerua beatitudine e la pace d'animo in
questa vita, e li battezzò colle sue mani;
essi poi battezzarono gli altri apostoli, ed
i 70 discepoli lo furono da Pietro e da
Giovanni. Che s. Pietro si separò dalla
moglie appena chiamato da Cristo, viven-
do sempre continente, Io asseriscono di-
versi padri ; si veda Tertulliano, De mo-
nogamia e. 8,s. Girolamo aclv. Jovin. 1. 1 ,
PIE
e. ì^,eVepist. 22 ad Eustachio: s. Gio.
Crisostomo, parlando della sua continen-
za, lo dichiara illustre modello di castità,
De virgin. e. 8?.. Che s. Pietro fu il i.°
a confessare il Salvatore, e comechè fosse
il più giovane Gesù lo scelse in capo di
tutti i suoi discepoli, lo affermano s. E-
pifanio, Haer. 5i, e. 17; S.Atanasio, O-
rat. 4 contro, Arianos; s. Ilario in M alili.
cap. 16, § 7 ; e s. Ambrogio, De Incanì.
Domin.myster. t. 4, cap. 4- Da detto mo-
mento Pietro e Andrea si unirono al lo-
ro di vin Maestro, e non lo lasciarono più.
Portatosi questi a Cafarnao, vi guarì la
suocera di Pietro, e poi riti rossi nella Ga-
lilea. Dopo la festa di Pasqua dell'anno
3 1 di nostra era, Gesù scelse i suoi 12
apostoli, e fin dal cominciamento del lo-
ro collegio il i.° posto e la preminenza
sugli altri fu assegnata a Pietro, come
dichiarano gli evangelisti : il Salvatore
rivolgeva ordin;iriamente i suoi parlari
a lui, ed egli rispondeva a nome de'suoi
compagni. Gesù Cristo sempre distinse
Pietro dagli altri suoi discepoli, e gli pro-
mise, circa un anno prima della sua mor-
te, di affidargli la cura di tutta la C/j/e-
sa(F.), e glielo confermò appena risor-
to, dopo aver voluto una testimonianza
di sua fede, del suo amore per Iddio e del
suo zelo per la salvezza delle anime. Gli
disse : Pasci il mio ovile, pasci le mie pe-
core. Tu sei Pietro, e sopra questa pie-
tra edificherò la mia Chiesa, a te darò
le chiavi del regno de' cieli, e qualunque
cosa avrai legalo sopra la terra, sarà
legata anche ne' cieli ; e qualunque cosa
avrai sciolta sopra la ieri a, sarà sciolta
anche ne'cieli. V . Chiavi pontificie, con
le quali venne rappresentato s. Pietro,,
nel quale articolo oltre il potere spiri-
tuale delle chiavi, spiegai perchè s. Pie-
tro si trova rappresentato con una, con
due e altre volte con tre chiavi, coi loro
significati. Vedasi T01 re, De duohuspsal-
teriis, t. 48, p. 367, del Calogeri, che
tra le spiegazioni dice figurarsi in una
chiave la Chiesa, una, santa, cattolica e
P 1 E \ 5
apostolica come esprime il simbolo, il
primato concesso alla sola cattedra di s.
Pietro, l'unità della Chiesa, di un solo
ovile e di un sol pastore, di un solo ca-
po; nelle tre chiavi triplex coeleslium ,
terrestrium, etinfernorum imperlimi. In-
oltre Gesù dichiarò l'infallibilità di Pie-
tro e il confermare nella Cede i fratelli:
Ego rogavi prò te, ut non defìciat fi-
des tua. Et tu ali quando conversus con-
finila fratres tnos , pregando appunto
perchè la fede di lui non si spengesse.
Pertanto Gesù Cristo pose nella cattedra
di Pietro l'inespugnabile fondamento di
sua Chiesa, gli consegnò le mistiche chia-
vi del regno de' cieli , per cui i romani
Pontefici suoi Successori hanno il Pri-
mato sopra tutta la terra, sono i veri
Eicari di Gesù Cristo, i capi della Chie-
sa, i padri, i maestri di tutti i cristiani
(Matt. xvi, 18 e ig; Luca xxn, 3i e 3-2;
Conc. fior. gen. nel fine , decreto del-
l' unione). Nel pagare che fece Gesù il
tributo per se e per Pietro, volle confer-
mare il principato e primato di questi
sugli apostoli. Questa preminenza , su-
blime potere e indefettibilità, ben me-
ritò Pietro, imperocché il divin Maestro
essendo fra i discepoli e volendone pro-
vare la fede, mentre essi erano tituban-
ti e incerti nel dichiarare chi egli fosse,
s. Pietro prendendo la parola lo riconob-
be pubblicamente senza esitare pel Fi-
glio unico di Dio e Dio stesso in Gesù
Cristo: Tu es Christus Filius Dei vivi.
Nella Trasfigurazione Gesù fece parte-
cipe di sua gloria i tre diletti discepoli
Pietro, Giacomo e Giovanni. Per ben due
volte il suo ardente amore lo indusse a
gufarsi nel mare percorrere incontro ;i
Gesù, non potendo aspettare che la bar-
ca approdasse. Quando Pietro ebbe in-
teso da Gesù predir la sua morte con
tutte le circostanze che l'accompagnaro-
no, si sentì tutto fremere il cuore, e pro-
mise che mai I' avrebbe abbandonato.
Allorché prima dell'ultima cena Gesù si
mise a fargli la Lavanda de' piedi [f •'.)_,
i 6 P 1 E
gridò tutto ad un tratto: Come, o Signo-
re, voi mi laverete i piedi ? No, io noi
permetterò giammai. isoXo si arrese quan-
do il Salvatore l'accertò, che senza que-
sto non avrebbe parte con lui. Egli ebbe
il privilegio di seguirlo all'orto di Get-
semani, ove con. Giacomo e Giovanni fu
ripreso dal Maestro peressersi addormen-
tato. Gli ebrei, condotti dal perfido Giu-
da, essendosi impadroniti di Gesù, Pie-
tro, tulio cuore e zelo, trasse fuori la spa-
da o il coltello e ferì o tagliò l'orecchia
a Malco, uno de'suoi persecutori, ma ne
fu ripreso dal Maestro. Dove si conser-
vi tal ferro, Io dissi nel voi. IV, p. 7.3.
Mentre il Redentore nella sua passione
era portato avanti ai giudici, Pietro en-
trò in casa di Caifa, ove due fantesche
gli rimproverarono d'essere discepolo di
Gesù, ma egli per debolezza negò due
volte di conoscerlo: allora il gallo cantò,
secondo la predizione che avea fatto di
sua caduta il Redentore. Un'ora dopo,
ad altra simile interpellazione, rinnovò
Ja negativa con giuramento, ed il gallo
cantò di nuovo (a Possesso dico del gal-
lo che si presentava al Papa in tal fun-
zione). Questo segno lece rientrare il col-
pevole in sé stesso, ed uno sguardo del-
liedenlore lo fece piangere amaramente
e convertì nella più perfetta maniera.
Pietro trafitto dal più acuto dolore, la-
sciò subito la compagnia, e die un li-
bero sfogo alle sue lagrime, le quali di-
cesi formassero due solchi nelle sue gote,
perchè non cessarono finché visse: menò
eziandio una vita mortificata, non man-
giando che radici o erbe di spiacevole sa-
pore ed i lupini, tranne certe occasioni
in cui si cibò di quanto gli venne pre-
sentato. Dopo la risurrezione Gesù ap-
parve alla Maddalena, e nello stesso dì
anche a Pietro, esclusi gli altri apostoli,
assicurandolo che ne avea accettato la
penitenza. Lo rivide sul lago di Tiberia-
de e per tre volte gli domandò se lo a-
mava più. degli altri discepoli, cui rispo-
se ch'egli conosceva la sincerità del suo
PIE
amore: questa triplice confessione ripa-
rò lo scandalo del suo triplice rinunzia-
mento. Fu allora che Gesù gli disse: .Se
voi mi amate, prendete la cura di go-
vernare i vostri fratelli. Dopo di che gli
predisse che terminerebbe la vita col
martirio e che la croce ne sarebbe lo stru-
mento. L'apostolo si rallegrò, sperando
di espiare così il suo peccalo. Gii apo-
stoli essendosi radunati sopra un monte
della Galilea, apparve ad essi il Salvato-
re, e loro ordinò che andassero a predi-
car l'Evangelo^.) a tutte le nazioni, pro-
mettendo loro di essere sino alla fine del
mondo colla Chiesa di cui nuovamente di-
chiarò capo s. Pietro. Ritornali gli aposto-
li in Gerusalemme, io giorni avanti la
Pentecoste (^.),Gesù. apparve adessi l'ul-
tima volta; raccomandò loro di predicare
il battesimo, la penitenza, e promise con-
fermare con miracolila loro dottrina. Do-
po l'ascensione gli apostoli si adunarono
nell'anno 3 i in concilio a Gerusalemme,
che fu il primo di tutti i concilii, e Pietro
esercitò il primo atto di giurisdizioue
pontifìcia, propose loro l'elezione d'un a-
postolo in luogo di Giuda. Nel dì della
Pentecoste in cui gli apostoli ricevettero
nel cenacolo lo Spirilo santo, con la sa-
pienza eia cognizione delle lingue, Pie-
tro pel primo celebrò la Messa ( V.> e
Jo. Lami, De erudilione apostolorum,
Florentiae 1738). Pietro consacrò Gia-
como in vescovo di Gerusalemme e nel-
l'anno 34 celebrò altro concilio in detta
città nel cenacolo. I giudei avendo ac-
cusati gli apostoli di ubbriachi, pel ri-
cevuto dono delle lingue, Pietro prese la
parola, li giustificò, fece solenne testimo-
nianza della risurrezione e ascensione del
Signore, e 3, 000 persone furono conver-
tite e battezzate. Alcuni giorni dopo re-
candosi Pietro con Giovanni nel tem-
pio, sulla porta Speciosa risanò un nato
storpio di 4o anni ; con un discorso rim-
proverò al popolo la morte data a Gesù
e convertì 8,000 persone. Con la sua
ombra e in nome di Gesù Cristo egli
PIE
faceva miracoli. Lo Spirito santo con la
sua grazia avca oneralo in lui mirabi-
li cangiamenti : al coraggio e all' intre-
pidezza tini l'umiltà, la dolcezza, la pa-
zienza. Sempre pronto a cedere agli altri
e ad umiliarsi innanzi a tutti gli uomini,
dimenticava il grado che teneva nella
Chiesa, solo esercitando la sua autorità
quando ci andava la gloria di Dio.
I sacerdoti ebrei ed i saducei, gelosi
delle conversioni e miracoli di Pietro, lo
fecero imprigionare con Giovanni, sotto
pretesto di prevenire sollevazioni. Con-
dotti nel dì seguente innanzi al sinedrio,
Pietro dichiarò che lo zoppo era guari-
to nel nome di Gesù, e come i giudici
non poterono negare il prodigio, si con-
tentarono proibire ai due apostoli di
predicare in nome del Salvatore. Su che
Pietro francamente rispose : Pensate voi
stasi) se sia giusto obbedire a voi anzi-
die a Dio. Indi gli apostoli furono li-
cenziati. I novelli cristiani vivendo in co-
mune e non sospirando che i beni eter-
ni, i ricchi vendevano le loro possessioni
e ne mettevano il prezzo a pie degli apo-
stoli, perchè se ne facesse un'eguale di-
stribuzione : ma A nania e Saffira sua mo-
glie, come avari, segretamente si riserba-
rono parte della somma ricavata. Pietro
istruito dal cielo di loro ipocrisia , rim-
proverò ad essi severamente il fallo, e
caddero morti a' suoi piedi. Intanto gli
apostoli confermando la loro missione
con gran numero di miracoli, cacciando
demonii e guareudo malati, ii gran sa-
cerdote Caifa e gli altri capi del sinedrio
dierono nelle furie, perchè senza riguar-
do a' loro divieti continuavano a predi-
care il vangelo ; fecero carcerare gli a-
postoli, ma un angelo nella notte aven-
do loro aperto le porte della prigione,
nel dì seguente ricomparvero e predica-
rono Gesù Cristo pubblicamente. Con-
dotti poscia avanti ai magistrati, replica-
rono ch'era d'uopo ubbidire a Dio piut-
tosto che agli uomini : tuttavia furono
battuti con verghe e poi licenziati con
PIE .7
nuovo divieto di predicare Gesù Cristo.
Il numero di quelli che credevano in Ge-
sù aumentandosi ogni giorno, diversi sa-
cerdoti abbracciarono la fede. I trionfi
della parola di Dio cagionarono una per-
secuzione in Gerusalemme. I fedeli per
salvar la vita si ritirarono in altri paesi,
ove sparsero la fede; ma gli apostoli ri-
masero in Gerusalemme, per incoraggi-
re i fratelli che vi stavano nascosti. Di-
poi Pietro e Giovanni andarono a Sa-
maria per rassodar nella fede i conver-
titi dal diacono Filippo, ed amministrar
loro la confermazione; ivi Pietro per la
prima volta combattè contro Simon ma-
go (f-), e l'esortò alla penitenza; in Lid-
da guarì Enea paralitico da 8 anni. Pas-
sato in Joppe risuscitò Tabi ta vedova rag-
guardevole; quindi avvertito da Dio con
visione in Joppe, per mezzo del lenzuolo
degli animali, conobbe chiaramente il
mistero della vocazione de'gentili alla fe-
de, e per ordine d' un angelo si recò in
Cesarea per battezzarvi Cornelio, il i.°
de'gentili che prese tal sagramenlo. Per
le disposizioni dell' imperatore Tiberio,
favorevoli ai cristiani, tornata la pace
alla Chiesa, gli apostoli si dispersero per
propagare il Cristianesimo [V.), comin-
ciando dalla Siria e dalle altre contrade
vicine alla Giudea. Pietro dalla Paletti'
na passò nella Soria, nella cui metropoli
Antiochia [V.) fissò egli la sede, chiesa
che fu la metropoli di tutto l'oriente:
s. Girolamo, Eusebio e gli altri antichi
scrittori si accordano nell'affermare, che
Antiochia fu la i.aseile di s. Pietro. V.
Cattedra e festa di s. Pietro in Antio-
chia. Questa chiesa s. Pietro governò
per 7 anni continui, come si legge in s.
Gregorio I, lib. 7, epist. 4o : siccome in
essa i fedeli furono chiamati cristiani ,
giustamente ebbe a 1 .° pastore il princi-
pe degli apostoli. Durante il suo gover-
no non lasciò di fare diversi viaggi in
altri paesi, per dilatare la conoscenza del
nome di Gesù Cristo, annunziando la fè-
de ai gentili nelle provincie di Ponto,
Jv&ì>eKwani, reo.
1 8 PIE
Galazia, Cappadocia, Asia minore e Bi-
linia. Verso l'anno 3.7 Pietro fu visita-
to in Gerusalemme ila s. Paolo {V-), col
quale passò i 5 giorni : gli raccontò questi
la sua conversione e lo riconobbe capo
supremo della Chiesa. Nella divisione che
i discepoli fecero delle diverse provincie
per diffondere il vangelo, Pietro scelse
la città di Roma, capitale dell'impero
romano, per principale teatro di sue a-
postoliche fatiche, nell'intendimento di
assalire il demonio che ne avea fatto il
centro della superstizione e dell'errore,
secondando Io scopo della provvidenza,
la quale avea alzato l'impero de' roma-
ni al più alto grado di possanza, per age-
volare la propagazione dell' evangelo e
volea porre la rocca della fede nella me-
tropoli del mondo, onde di là potesse
spargersi con maggiore rapidità ne' po-
poli soggetti al suo dominio, indi con-
quistare alla croce tutto 1' universo. Gli
insormontabili ostacoli che si presenta-
vano all'ardito e vasto progetto, non fe-
cero che infiammare Io zelo dell'apostolo.
Pietro recandosi a Roma, piantò la fe-
de in diversi luoghi, come a Pisa, in Sici-
lia ed in Napoli (ove come dissi a quel-
l'articolo consagrò il i ."vescovo, celebran-
do la prima messa sull'altare che vi eres-
se nel luogo ove fu poi edificata la chie-
sa di s. Pietro ad ararti) e vi giunse l'an-
no zjo o più tardi nel ^5 circa, secondo
Cuccagni e altri, ed a'i8 gennaio vi sta-
bilì la pontificia sua sede, trasferita da An-
tiochia. Diversi protestanti negarono la
venuta di s. Pietro in Roma, fu però e-
gregiamenle convinta la loro miscreden-
za da Panvinio, De adventu Pelri ad
Urbein Romani, nella Biblìot. del Roc-
caberti t. ij; da Schelstrate, Antìquit.
ìllustr. t. 2, dissert. 3, cap. i e 2 ; da Fog-
ginio, De romano divi Petri itinere et
episcopalu, e/usque anliquissimis imagi-
nibus, Florentiae i y4- * 5 dal p. Calmet,
Comment. in Bibl. t. 8 , dissert. de itìn.
roman. d. Petri p. 53g; da Cortese, De
itinere roman. divi Petri, opera che dopo
PIE
due edizioni fu eruditamente illustrata
nel 1770 dall'abbate Costanzi e da molli
altri. 7r. Cattedra e festa di s. Pietro
in Roma. E' incontrastabile la venuta di
s. Pietro in Roma , che vi predicò, che
vi fu martirizzato, che vi fondò la sede
pontificia e ne fu i.° vesccovo e Papaj
ed è appunto per questo, che Pioma è
chiamata dagli antichi concilii la sede di
Pietro. Giunto questi in Roma fu alber-
galo nel rione Trastevere, vicino al luo-
go ove poi fu eretta la Chiesa di s. Ce-
cilia, V. ( presso il Ponte rotto, nella
casa dove oggi si danno gli esercizi spi-
rituali, poi abitazione di s. Francesca ro-
mana), allora destinato agli Ebrei (^.)
di sua medesima tribù, e molti ne con-
velli. Ma appena la capitale del mondo
intese da lui pel primo predicarvi il van-
gelo e cominciò a riceverne i salutari lu-
mi, Pudente senatore romano da lui con-
vertilo, Io condusse ih sua casa nel vico
Patrizio alle radici del Viminale, ove è
oggi la Chiesa di s. Pudenzìana (^.),
ivi esercitando (talvolta presso la Clvc-
sa di s. Prisca, F.) la suprema potestà
pontifìcia, celebrando i divini misteri, am-
ministrando a' fedeli i sagra menti e di-
spensandovi la divina parola. Da questo
luogo scrisse la prima lettera ai cristiani
dispersi nelle provincie nelle quali avea
promulgato il vangelo; vi approvò quel-
lo scritto da s. Marco sotto la di lui det-
tatura, vi ordinò s. Lino e s. Cleto che
gli successero, e spedì molti suoi discepoli
a predicar la fede in diverse città d'Ita-
lia ed isole adiacenti, nelle Gallie, in Bre-
tagna e probabilmente nelle Spagne e
nell'Africa. Sulla dimora di s. Pietro nel-
la casa di Pudente sono a vedersi Ba-
ronio, Armai, eccl. ad an. 44; Costanzi
citato, Armai, s. Petri ad an. f±i ; Gae-
tani in vita Gelas. II, in praef.j Bened.
XI V, const. 84 in Ballar, t. i,p. 270,
§ 5o; Palazzi apostolici di s. Pudenzìa-
na e di s. Prassede. Sulla dimora poi di
s. Pietro e di s. Paolo presso la Chiesa di
s. Maria in via Lata, va letto quell'ai-
PIE
licolo e s. Paolo. Essendo in Roma, Pie-
tro se ne assentò di quando in quando
per esercitare il ministero apostolico in
altre contrade d'Italia, massime le sub-
urbane alla città. Non puòdubilarsi che
s. Pietro abbia predicato il vangelo in
tutta l'Italia e in altre provinole d'occi-
dente; alti elianto dicasi di s. Paolo, in
molti luoghi. In tempo della persecuzio-
ne esercitò pure il suo ministero nelle
grotte e cimiteri. Passati 7 anni dalla sua
venuta in Roma e nel 5ì di nostra era,
altri credono 44> Per editto dell'impera-
tore Claudio fu esiliato cogli altri Ebrei
che si trovavano nella città, per avere
molti di essi fatto clamori pei felici pro-
gressi di Pietro e per le questioni sulla
venuta del Messia da lui annunziata co-
me effettuata. Verso questo tempo Pie-
tro si trovò presente alla morte della
Beata Vergine. Tornato nell'oriente e
in Gerusalemme, Pietro vi celebrò il 3.°
concilio, ove a Paolo ed a Barnaba fu
commessa la predicazione. In esso Pie-
tro con autorità di capo della Chiesa fu
il i.° a parlare, come a decidere la con-
troversia contro i ccrintiani, sulle osser-
vanze delle cerimonie mosaiche negli e-
brei e gentili convertili alla fede. Essen-
dosi recato in Antiochia, Pietro man-
giando indifferentemente coi gentili con-
vertiti, senza osservare la distinzione del-
le carni prescritta dalla legge mosaica,
sul «ito tralasciò di farlo, per timore di
dispiacere ai giudei di fresco arrivati da
Gerusalemme : fu per questo che s. Pao-
lo lo riprese pubblicamente, chiamando-
lo col nome di Cefa, come narrai diso-
pra. Mentre Pietro visitava la chiesa di
Gerusalemme afflitta dalla persecuzio-
ne di Erode Agrippa, zelantissimo del-
la legge giudaica, d'ordine suo e per
farlo morire pubblicamente fu messo in
carcere, donde venne liberato pel mini-
stero d'un angelo, che sciolte le catene.,
lo condusse fuori della prigione, come
si legge in Ad. Apost. xii, 4> 7> ad on-
ta che 16 soldati la custodivano. In essa
PIE 19
l'apostolo vi godeva profonda tranquil-
lità, mentre la chiesa di Gerusalemme
agitata per lui, tutta si diede a fervoro-
samente orare per ottenerne la liberazio-
ne, e fu da Dio esaudita. Scorse nuova-
mente molti paesi d'oriente, e vi fondò
dei vescovati, fondando la chiesa di Ales-
sandria,di cui fece vescovo s. Marco. Cin-
que anni dopo il suo esilio /J9 0 56 dell'era
nostra, essendo morto Claudio, fece ri-
lornoa Roma. Questa discrepanza di da-
la proviene da quelli che sostengono aver
S.Pietro fatto tre o più viaggi da Gerusa-
lemme a Roma, cioè che dopo essere giun-
to nella seconda, due o più volte tornasse
nella prima ; su di che può vedersi il Fel-
lone, Dt viaggi de sommi Pontefici p. r
In Pioma Pietro trovò Simon mago
che godeva il favore dell'imperatore Ne-
rone, il quale era fanatico per le super-
stizioni della magia, come pure eravi ri-
tornato s. Paolo. Avendo Simone pro-
messo all'imperatore e al popolo, che sa-
rebbesi innalzalo nell'aria per mezzo dei
suoi angeli ossia demonii, pretendendo
d'imitare l'ascensione di Cristo; mentre
avea luogo il volo alla presenza di Ne-
rone e di affollatissimo popolo, i ss. Pie-
tro e Paolo s' inginocchiarono per fare
orazione, e l'impostore abbandonato dai
demonii, cadde precipitosamente a terra,
si fracassò le membra e poi mori dispe-
rato. L'odio che Nerone portava ai due
apostoli pei felici progressi del vangelo
in Pioma, si aumentò per l'avvenimento
di Simone, e die motivo alla sua perse-
cuzione contro i cristiani, molti de'qua-
li già ne avea sagrificati. Ora trapelan-
do i cristiani di Roma che il crudele prin-
cipe meditava di avventarsi contro il ca-
po della Chiesa, anche per aver nelle sue
prediche esortato il popolo alla custodia
della castità, scongiurarono s. Pietro di
sottrarsi alla furia di quel mostro. Egli
ricusò dapprima di farlo, ma alla fine si
arrese alle loro importunità amorevoli,
e si salvò notte tempo, altri dicono do-
po eh' era nel carcere Mamertino e col
ao PIE
favore de' custodi ss. Processo e Marti*
ninno, come dissi nel voi. XII, p. i 8(3,
parlando della fascietta della gamba di
s. Pietro. Giunto fuori la porta s. Seba-
stiano, incontrò il Redentore; ciò bastò
per farlo retrocedere, e per quanto nar-
rai nel voi. XIII, p. 35: oltre a ciò, in
questo luogo in tempo d'Adriano impe-
ratore furono arsi vivi 4>ooo martiri,
onde la cbiesina rotonda ivi eretta fu
delta ancbe di s. Maria delle palme, rin-
novata nel i536 dal cardinal Polo, rie-
dificata nel 1610 dal sacerdote Ignazio
Floriani da Castel Fidardo, cbe vi pose
una pietra simile a quella cbe si venera
nella vicina chiesa di s. Sebastiano, per
avervi il Redentore lasciato l' impronta
de'suoi piedi: finalmente il cardinal Fran-
cesco Barberini nel 1687 ne rinnovò la
facciata. Le notizie si leggono nel Can-
cellieri, Notizie del carcere Tulliano o
M amcrtìno p. 68. Appena s. Pietro rien-
trò nella città fu arrestato per ordine
di Nerone e condotto nel carcere Mamer-
tino, ovvero vi ritornò, in unione con s.
Paolo, per aver questi convertito una con-
cubina o meretrice (due dice 1' Ensche-
nio, Propil. ad Act. ss. Maii, exerc. 4)
dell'imperatore cbe ri era perdutamen-
te innamoralo, collera cbe crebbe nel
tiranno per aver poi Pietro guadagnato
a Cristo ancbe il suo coppiere. Di al-
tre conversioni operate nel carcere dai
ss. apostoli e battesimi fatti coli' acqua
scaturita prodigiosamente, cbe sebbene
se ne tolga sempre si conserva allo stes-
so livello e tuttora si beve con divozione;
e del carcere stesso convertito in luogo
sacro, parlai a Carcere e ne' voi. II, p.
3o4, IX, p. 1 5 1 e ^58, XLVII, p. i5g.
In questa prigione stette s. Pietro lega-
to per circa 9 mesi con una catena, la
quale poi prodigiosamente si unii a quel-
la con la quale era stato avvinto in Ge-
rusalemme, destinandosi a custodirle la
Chiesa di s. Pietro in Finculis {V.), dei
quali vincoli si stabilì la festa nel i.°di
agosto, come dissi a Catene di s. Pietro,
PIE
e ne' voi. XXIIT,p. 1 55, eXLIV,p. i56.
Ivi con s. Paolo soffrì innumerabili di-
sagi^ vennero ambedue battuti con sfer-
ze, legati a due colonne, cbe si conserva-
no nella Chiesa di s. Maria in Traspon-
tina: però questo supplizio si vuole cbe
solo s. Pietro Io patisse percbè dovea esse-
re crocefisso, secondo le leggi romane, e
non s. Paolo come cittadino romano. Con-
dannati i due apostoli al martirio, i più
antichi scrittori dicono cbe avesse luogo
a'29 giugno dell'anno 69, sul quale non
si accordano gli altri posteriori , molti
de'quali sono impugnati dal citato Fog-
gini , che assegna !' anno 66 , altri opi-
nando pel 65. Novaes, Baronio e San-
gallo, Gesta de' Pont. t. 3, art. 13, rife-
riscono la morte di s. Pietro all'anno 69,
epoca tuttavia incerta per mancanza di
sicuri documenti.
Nel luogo ove i due apostoli si sepa-
rarono per andare al martirio, cioè fuo-
ri della Porta Ostiense, a sinistra della via
che conduce alla basilica omonima, dopo
essersi abbracciali e onoratamente salu-
tati, fu eretta una piccola cbiesa o cap-
pella sotto la loro invocazione, e ne par-
lano Panciroli, Tesori nascosti p. 695;
e Piazza, Emerologio t. 1, p. 4^8, il qua-
le dice ancora de'luogbi ove in Roma si
venerano le loro reliquie, come a p. 4^5
e 44' • P'° IV die la cbiesa all' Ospizio
della ss. Trinità de* pellegrini, la quale
si vede ornata di pitture antiche nell'in-
terno, essendovi nell'esterno un bassori-
lievo esprimente l'abbraccio di congedo
de'ss. apostoli. Giunto s. Pietro al luogo
del supplizio, domandò in grazia ai ma-
nigoldi di essere crocefisso capovolto,
slimandosi indegno di morire nella stes-
sa guisa che il suo divino Maeslro, per
umiltà e per più soffrire per amore al
medesimo. I carnefici lo inchiodarono
sulla croce o legarono con funi, ma è
probabile che siasi fatto l'uno e l'altro.
Si dice ne'pontificali e calendari antichi
che s. Pietro fu crocefisso e seppellito so-
pra il Monte Faticano (F.), nello stesso
PIE
luogo ov'è la Chiesa di s. Pietro in Vali-
canot V. (ove parlo di tante cose che ri-
guardano il culto del s. apostolo e della
lesta di stia dedicazione), come voglio-
no Arrighi e Bosio, Roma subterranea,
con molti altri. 11 Baroni o, Annal. eccl.,
ad an. 69, n.° iG, riferisce che fu sul
Monte Gianicolo (V.), seguito da altri,
nel sito dove fu eretta la Chiesa di s.
Pietro Molitorio (V-). Di tali luoghi e
perchè vi furono martirizzati i dueapo-
li, come del giorno, resi ragione anche
ne' volumi che citerò, ne'qualisi potrà leg-
gere come il corpo di s. Pietro fu sepol-
to nel sito ov'è la sua Confessione (dice-
si dai giudei convertiti che abitavano quel
rione), e quello di s. Paolo egualmente
sotto l'altare della propria Confessione^
come furono rubati dai greci orientali e
riposti neile catacombe di s. Sebastiano,
indi restituiti alle loro basiliche, posse-
dendo ciascuna metà del corpo de' due
apostoli, sebbene molti sostengano che
nella basilica Vaticana vi sia il solo corpo
di s. Pietro, e quello di s. Paolo (F.)
stia nella Chiesa di s. Paolo nella via
Ostiense^ /-'.). Queste due patriarcali ba-
siliche, per contenere sì inestimabili te-
sori, furono sempre oggetto della più te-
nera divozione di tutte le nazioni, come
dichiarai a Lùnina Apostolo rum (F.).
Però le Teste de' ss. Pietro e Paolo [F.)
si venerano nella Chiesa di s. Giovanni
in Laierano {V.). Argomento che trat-
tai ne' voi. X, p. 234; XII, p. 204 a 208,
235 a 238, 248 a 25o e 263; XIII, p.
35e 36, 60, 6r, 148, 149 e '5>o; XXIII,
p.279,e XXXII, p. 283, ed altrove. Del-
le altre principali reliquie de' ss. Pietro
e Paolo ne parlo uè* luoghi ove si vene-
rano, ed a s. Paolo; così delle loro vesti
agli articoli di queste. Innumerabili poi
sono gli articoli riguardanti questi due
principi degli apostoli (oltre quelli qui
distinti con carattere corsivo), principali
protettori della Chiesa, della sede apo-
stolica e dell'alma Roma; come innu-
merabili sono i luoghi sacri e pii stabi-
PIE 21
limenli o pie unioni fondati sotto la lo-
ro invocazione, come le sedi vescovili, ed
i cavalieri dis. Pietro edis. Paolo, ordini
equestri pontiiìcii ora non più esistenti.
A s. Paolo narrai che subito dopo il lo-
ro martirio si celebrò la festa nel giorno
in cui lo patirono; ma con decreto apo-
stolico Papa s. Gregorio I del 390 ordi-
nò che a'29 giugno nella Chiesa si cele-
brasse la festa e memoria de' due apo-
stoli, massime nella basilica Vaticana, e
che nel dì seguente si facesse special fe-
sta della Commemorazione di s. 'Paolo
(della quale e della festa della Conversio-
ne di s. Paolo alla sua biografia netrat-
to), come afferma Micrologo, nella Bibl.
PP. t. 18, cap. 42. Come il Papa, i car-
dinali ed i prelati celebrino tali feste so-
lenni, lo dissi ne' voi. IX, p. 70,78, i4o,
i49 e seg; XII, p. 225e 226; XXXIV,
p. 1 54 ; in un a quanto decretò Benedet-
to XIV per Ronia^onde rendere più so-
lenne la loro ottava, con celebrarsi ne-
gli 8 giorni in altrettante chiese, cioè in
quelle che conservano qualche memoria
de' principi degli apostoli, mentre come
pur dissi nel voi. XVI, p. 129, col breve
Cum omnium, de' 1 6 ottobre 1 743> Bull.
Magn. t. 16, p. i5j, dispose ancora che
le Confraternite di Roma si recassero in
processione a dette chiese. A FuocOj par-
lando delle dimostrazioni di allegrezza
pubblica, che per la festa de' ss. Pietro
e Paolo si fanno in Roma, indicai l'illu-
minazione della cupola Vaticana e gi-
randola di Castel s. Angelo.
Vogliono alcuni che s. Pietro quando
sortii il glorioso martirio fosse allora in
età di 86 anni, come Stengelio, in Coni'
meni. rer. gesl. d. Petri, cap. 49? e Bel-
larmino, Desumili. Pont. 1. 2, e. 9, n.° 7;
altri dicono 80, come Santorio, Fitae
hh. Petri et Pauli, Romae 1597, p. 4rJ
ed altri 67 anni, con Euscheuio, Ada
ss. /unii, t. 5, coinment. praevio de ss.
Petro et Paolo § 2, n.° io, ciò che ilNo-
vaes crede il più probabile. Governò s.
Pietro la Chiesa 2 5 anni, uu mese e 8
22 PIE
giorni. Il Baronio ad an. fir). con Euse-
bio in Chron.,e la più ricevuta opinione,
appresso Sangallo, Gesta de' Pont. t. 3, p.
ioo,d.°io, p. 109, n.° r,assegnaas. Pie-
tro il pontificato di 24 anni, 4 mesi e i5
giorni. Quanto agli anni dell'apostolato,
alcuni dicono 35. Abbiamo di Bernardino
Mezzadri, Disseti, criticoni storica de vi-
giliti quinque annis romanae Petti ca-
thedrae adversus utrumque Pagium, Ro-
juae 1^50. Anche Vignoli, nel Liber Poti'
tifìcalis dell'Anastasio, appoggiato a'co-
dici Vaticani, assegna a s. Pietro il pon-
tificato della cattedra romana di 25 an-
ni, un mese e 8 giorni., e conchiude che
questa è per lui la più probabile opinio-
ne, giacche tutti i codici concordano nei
25 anni, sebbene discordino nel nume-
ro de' mesi e de' giorni. E favola che
ai Papi nella loro Coronazione si can-
ti, non videbis annos Petti; certo è che
niuno arrivò agli anni del suo Pontifi-
cato, come dimostro, a quell'articolo. In
due ordinazioni s. Pietro creò 5 vescovi,
io preti e 7 diaconi. Era s. Pietro alto
di statura o giusta e dritta, ma gracile;
di volto assai bianco, ma scolorito; i ca-
pelli della testa e i peli della barba li a-
vea folti, ricci e corti, e calvo dal mezzo
del capo verso la fronte; gli occhi neri,
ma rossi e sanguigni all'intorno dal con-
tinuo piangere, le ciglia inarcate e spo-
gliate, ed il naso lungo e curvo, non pelò
acuto in punta, ma piuttosto finoeschiac-
ciato, come lo descrive INiceforo, Hislor.
lib. 2, cap. j 7, lib. 3, cap. 37, citato dal
Rinaldi, Annal. eccl. an. 6q, n.°3 1. Ve-
dasi Foggini, De rom. d. Pelri itinere,
de antiquiss.Jìctis pictisque d. Petti ima-
ginib. p. 453 e seg. Se s. Pietro fu tosa-
to ne' capelli, ond'ebbe origine la Ton-
sura de1 Capelli, lo dico a tali articoli. Vi
sono antichissime immagini di s. Pietro,
le quali lo rappresentano co' capelli ric-
ci come la barba, ma senza principio di
calvezza. 11 Bianchini, in Anastasio t. 3,
p. 128, ne produsse una conservata nel-
la chiesa romana nel tempo di s. Silve-
P1E
Siro 1 ( che Costantino con quella di s.
Paolo trovò eguali a quelle apparsegli),
che fu espressa in musaico nell'arco trion-
fale della basilica Liberiana, d'ordine
di s. Sisto III, verso il 43o, e nelle Chiese
di s. Prassede e di s. Cecilia, da s. Pa-
squale I, ed è il perfetto ritratto del prin-
cipe degli apostoli, secondo che afferma
Adriano I aeW'epist. a Carlo Magno, pres-
so Labbé, Concilior. t. 7, p. qi5. Laon-
de il Bianchini prese occasione di avver-
tire la licenza di quei pittori, che dipin-
gevano calvo il s. apostolo. Abbiamo
dal Baronio, che le immagini de'ss. Pie-
tro e Paolo mostrate da s. Silvestro a
Costantino , si conservano nella basili-
ca Vaticana. A Aerina s. Agostino che già
a suo tempo si solevano dipingere i due
apostoli tenendo in mezzo il Salvatore :
questo si praticò ancora ne' vetri cimi-
teriali, con diverse rappresentazioni, ari-
che simboliche. Vedasi gli autori che seri S*
sero sulle immagini de'ss. Pietro e Pao-
lo, nel voi. XLII, p. 1 38, e Luigi Poli-
dori, Dissert. sulle immagini de'ss. Pie-
tro e Paolo, Milano i834- A Pallio e in
altri articoli ragionai delle vesti adopera-
te dagli apostoli. Delle immagini de' ss.
Pietro e Paolo ne parlo in molti artico-
li, non che a Monete, Medaglie, s. Pao-
lo, Stendardo, Sigillo, e descrivendo le
chiese loro dedica te, ed ancora ne' voi. XII,
p. 1 n, XVIII, p. 3i5e 3 16, XXXIV,
p. 8, io, 11, 16.
Si attribuiscono a s. Pietro un Evan-
gelio (V.), alcuni Alti, ed un'Apocalisse,
un'opera sulla predicazione ossia dottri-
na di s. Pietro, ed un giudizio; ma quan-
tunque alcuni di questi libri sieno stati
citati da qualche padre della Chiesa, e
benché sia stata permessa per qualche
tempo la lettura del vangelo che gli ve-
niva attribuito, tali opere sono general-
mente considerate apocrife. Lo stesso de-
ve dirsi della liturgia che porta il suo
nome, ma va Ietto il voi. XXXIX, p. 45,
49 e 54; e di una prelesa epistola di s.
Pietro a s. Clemente I, tradotta in elio-
PIE
pico; bensì sono sue le belle epistole ai
fedeli di Bil'mia, Ponlo, Galazia, Asia,
Cappadocia ec, sugli ebrei e gentili con-
certiti, con salutari avvertimenti ed e-
soi fazioni a perseverare nella dottrina
degli apostoli e nella pratica delle buone
opere, lodando \' Epistole di s. Paolo (F.).
3Non pare ebe s. Pietro abbia scritto la
2/ sua lettera nel carcere di Roma. Il
principe degli apostoli fu potente in o-
pere ed in parole, lasciò ogni cosa per
seguir Gesù Cristo, ebe amò tanto : s.
Gio. Crisostomo lo cbiama corifeo del
coro apostolico, bocca di tutti gli apo-
stoli, lesta e capo di quella santa fami-
glia, prefetto di tutto il mondo, salda
pietra della fede e il fondamento della
Cbiesa. Come capo del collegio apostoli-
co, s. Paolo si rivolse a lui, a preferen-
za di tutti gli altri. 11 principe degli a-
postoli e i.° romano sommo Pontefice
vive e presiede ne'suoi successori, la cui
sublime dignità non viene meno in uiun
suo erede, avvegnacbè indegno, come di-
cbiarò s. Leone I, Senti, in anniv. as-
sumpt. siine. Considerando Ennodio la
•vita santissima de' Pontefici romani, di-
cbiarò ebe i meriti della vita di s. Pie-
tro venivano trasfusi ne' suoi successo-
ri. A Mano, come avvertii nel voi. XLVI,
p. 1 12, dilucidai l'errore di conio o di
pitture o altro, di porre s. Pietro al-
la sinistra di s. Paolo, dichiarando co-
me anticamente la parte sinistra fu te-
nuta più degna: ivi parlai ancora de-
gli scrittori delle immagini de' ss. Pietro
e Paolo. Oltre i citati autori, scrissero
la vita di s. Pietro, Egesippo, nel t. 7,
Biblioth. PP.j Amato monaco cassinese
e vescovo, con 4 libri iu versi che indi-
rizzò a s. Gregorio VII; Alessandro Ca-
praia gesuita bolognese; Alfonso Salme-
ron pur gesuita, Opere t. 12, traci. 60,
Coloniae i5i4i A nnibaldoCeccano car-
dinal vescovo di Frascati iu versi ; Fran-
cesco Bosio di Gubbio filippino; Federi-
co Nausia vescovo di Vienna d'Austria,
Panigarda, Veuetiis i5y5; Paolo San-
P 1 E ?.3
torio, Romae 1 5o7 ; Teodoro Bibliandro
luterano, Basileae i 55o ; Gaspare Odon-
zio tedesco in versi, Allorfii 1 584; Carlo
Slengelio benedettino tedesco, nel 1620.
Ab. Luigi Cuccagni lettore del collegio
scozzese di Roma, Vita dis. Pietro princi-
pe degli apostoli, cavata dalla sacra scrit-
tura ed illustrata colle considerazioni dei
ss. Padri, Roma 1 777, e poi coll'aggiuu-
ta di 2 altri tomi, Venezia 1782, ope-
ra molto stimata. Ed il Palafox scrisse,
Eccellenze di s. Pietro, Roma 1788 in 3
tomi. Dopo la morte del s. apostolo la
sede romana non vacò, e gli successe s.
Lino, al quale senza interruzione i Pori-
tejici romani successori di s. Pietro.
PIETRO di Lampsaco (s.), martire.
Giovine fornito delle più egregie doti
dello spirito, ed assai commendevole
per la sua fede e virtù. Preso uelle vi-
cinanze di Lampsaco, città dell'Asia mi-
nore, durante la persecuzione di Decio,
fu condotto davanti al proconsolo Otti-
ino, il quale, dopo averlo interrogalo, gli
comandò di sagrificare a Venere. Rifiu-
tando Pietro di eseguire gli ordini del
proconsolo, sofferse intrepido la tortura
della ruota, quindi fu decapitato. Altri
tre cristiani furono condotti davanti al
proconsolo, Andrea, Paolo e Nicotuaco.
L'ultimo di essi solFrì da prima con co-
raggio i tormenti, ma poi si lasciò vin-
cere e perdette miseramente la palma.
Una vergine per nome Dionigia, confes-
sando d'esser cristiana, sottentrò in di
lui vece. Il giorno appresso Andrea e
Paolo, dopo essere stati vergheggiati^ fu-
rono abbandonati alla ciurmaglia, che
legatili pei piedi e trascinati fuori della
città, li lapidò. Dionigia, che data iu ba-
lia a due perduti giovani, aveva conser-
vata la castità, venne decapitata. Ciò av-
venne circa l'anno 25o. Il martirologio
romano fa menzione di questi santi mar-
tiri il giorno i5 di maggio.
PIETRO BALSAMO (s.), martire.
Oriundo dal territorio di Eleuteropoli in
Palestina, fu preso a Aulona durante la
24 PIE
persecuzione di Massiruino e condotto a
Severo governatore della provincia, il
quale dopo avergli fatto subire i più cru-
deli tormenti per indurlo a sagrifìcare
agli dei, secondo l'editto dell'imperatore,
senra aver potuto vincere la sua eroica
costanza, ordinò che (osse appeso ad una
croce. In questa maniera consumò il suo
martirio verso il 3 i i, il giorno 3 di gen-
naio, in cui egli è onorato nel martiro-
logio romano ed in quello di Beda.
PIETRO (s.), martire. Esorcista del-
la chiesa di Roma, patì il martirio nella
persecuzione di Diocleziano circa l'anno
3o4,col prete s. Marcellino (f/-)- In Ro-
ma vi sono due Chiese de' ss. Marcelli-
no e Pietro; della suburbana parlo pu-
re in altri luoghi relativi.
PIETRO (s.), vescovo d'Alessandria,
martire. Eccellente dottore della religio-
ne cristiana , ed ammirabile per la sua
virtù e sapere, siccome attesta Eusebio;
succedette a Teona sulla sede d'Alessan-
dria l'anno 3oo. Governò la sua chiesa
con eminente santità, e mostrò coraggio
e prudenza nella violenta persecuzione
di Diocleziano e de'suoi successori, esten-
dendo le sue cure su tutte le chiese del-
l'Egitto, della Tebaide e della Libia, che
erano sotto la sua giurisdizione. Convo-
cò un concilio, nel quale fu deposto Me-
lezio vescovo di Licopoli nella Tebaide,
convinto di avere apostatato e commessi
altri misfatti. Costui sparse varie calun-
nie contro il vescovo d'Alessandria, si
separò dalla sua comunione e die origi-
ne allo scisma dei Meleziani [V.)', ordi-
nò vescovi del suo partito, e ne pose uno
sino nella diocesi d' Alessandria. Queste
sue usurpazioni restarono impunite, per-
chè s. Pietro era costretto a nasconder-
si per salvarsi dal furore della persecu-
zione. Riferisce s. Epifanio ches. Pietro
fu imprigionato per la fede sotto il regno
diDiocleziano, opiultostodi Galerio Mas-
simiano; ma poco dopo riebbe la liber-
tà. Rinnovatasi nel 3 1 1 la persecuzione,
il santo vescovo fu arrestato per ordine
PIE
di Massimino Daia, ch'era venuto in A-
lessandria, e da esso condannalo a mo-
rire senza ninna formalità, fu decapitato
insieme coi preti Fausto, Dione ed Am-
monio. Il martirologio romano fa la com-
memorazione del suo martirio e di quello
de'suoi compagni il giorno 26 novembre.
Egli compose diverse opere che non ab-
biamo più : i concilii di Efeso e di Calce-
donia pongono alcuni passi del suo libro
sulla Divinità, e ci sono anche rimasti
alcuni frammenti del suo trattato della
Pasqua.
PIETRO (s.), vescovo di Sebaste. Ul-
timo de'dieci figli di s. Basilio e di s. Eni-
meli;!, perde suo padre essendo ancora
in fascie e fu educato da s. Macrina sua
sorella. Poscia entrò nel monastero che
era governato da s. Basilio suo fratello,
al quale successe nel 362. Per molti an-
ni esercitò gli uffizi di abbate con pru-
denza e virtù, e dimostrò la sua carità
nella carestia che afflisse il Ponto e la
Cappadocia. S. Basilio, che nel 3^o fu
eletto vescovo di Cesarea in Cappado-
cia, l'ordinò prete, ed egli applicossi con
raddoppiamento di fervore a' suoi eser-
cizi di pietà ed ai doveri del suo ministe-
ro. Divenuto vescovo di Sebaste nel 38o,
trovò la sua diocesi infetta dall' ariane-
simo, e nessuno era più acconcio di lui
a rimettere la verità sopra le rovine del-
l'errore. Intervenne al concilio generale
di Costantinopoli del 38 1, e sottoscrisse
cogli altri vescovi la condanna de'segua-
ci di Macedonio, che negavano la divini-
tà dello Spirito santo. La storia non ci
rammenta ciò ch'egli fece durante il suo
episcopato; ma tutta l'antichità concorda
nel dire, che si rese commendevole per
la sua santità, per la sua prudenza e pel
suo zelo. Morì al più tardi verso il 387,
ed il martirologio romano ne fa menzio-
ne a'9 di gennaio.
PIETRO GRISOLOGO (s), arci-
vescovo di Ravenna. Nato in Imola, pro-
babilmente dalla famiglia Avenali (Al-
berghetti, Storia d'Imola par. 3.'1 p. 5,
PIE
clic corregge gli errori corsi nella sto-
ria di questo santo); fu istruito nelle sacre
lettere e ordinalo diacono da Cornelio
vescovo di questa città, sotto la cui guida
apprese per tempo a domare le sue pas-
sioni ed avanzare nella perfezione, e me-
ritò l'arcidiaconato d'Imola (V-)> Ab-
bracciò poi lo stato monastico , e non
uscì dalla solitudine che quando di 27
anni gli fu affidato il governo della chie-
sa di Ravenna , di cui fu eletto vesco-
vo circa il 433, per volere di Sisto III.
Egli si diede con sommo zelo a rifor-
mare molti abusi che si erano intro-
dotti, ad estirpare gli avanzi delle su-
perstizioni pagane, ad istruire il suo po-
polo ed edificarlo colla santità de' suoi
esempi. A confutazione degli ariani, ma-
nichei, novaziani, pelagiani, donatisti, ne-
sloriani, ed a sostegno della morale evan«
gelica, nonché delie verità rivelate, scris-
se molte robustissime opere, nella mag-
gior parte perdute, solo restando alcune
omelie, la risposta data da lui a Eoliche
eresiarca, alcuni sermoni de'i83 che gli
si attribuiscono dal p. Pauli , ne' quali
spontaneo apparisce l'uso della Scrittura,
stile elegante e armonioso, frase fluida e
sempre aurea, che gli meritò dai greci il
titolo di Grisologo , aureo nel discorso:
opinano alcuni critici, che tuttavia non
debbansi riguardare come modelli della
vera eloquenza, bensì sono assai istruttivi.
Nel 44^ accolse con molto rispetto s. Ger-
mano di Auxerre, ch'erasi recato a Ra-
venna; gli rese eziaudio grandi onori do-
po la sua morte, e non gli sopravvisse
lungo tempo. Secondo la più probabile
opinione egli morì ad Imola il 2 dicem-
bre del 45o. Fu seppellito nella chiesa di
s.Cassiano, dov'è ancora la maggior par-
te delle sue reliquie, mentre a Ravenna
si custodisce un suo braccio. Si celebra
la sua festa a' 2 di dicembre.
PIETRO (s.), abbate in Inghilterra.
Allievo del Papa s. Gregorio 1 il Gran-
de, fu il i.° abbate di s. Pietro di Can-
lorbery, che prese poscia il nome di s.
PIE a5
Agostino. Passando in Francia nel 608,
perì nel golfo di Ambleteuse tra Calais
e boulogne. I martirologi di Francia e
d'Inghilterra ne fanno ricordanza sotto
il giorno 6 di gennaio.
PIETRO NOLASCO (s.), fondatore
dell'ordine della Mercede pel riscatto de-
gli schiavi. V. Mercede, ordine reale,
militare e religioso.
PIETRO D'ALCANTARA (s.), reli-
gioso dell'ordine di s. Francesco. Veda-
si il voi. XXVI, p. 1 5 1 e seg.
PIETRO DAMIANI (s.). V. s. Pier
Damiani, cardinale.
PIETRO (s.), arcivescovo di Taran-
tasia in Savoia. Nacque nel Debbiato da
genitori di mediocre fortuna, ma di emi-
nenti virtù. Fatto con molto onore il
corso degli studi, volle segregarsi dal
mondo, ed in età di 20 anni prese l'a-
bito nel monastero ch'era slato fondato
il 11173 Donnevaux, i cui religiosi vi-
vevano sotto la regola che s. Rernardo
avea posto a Chiaravalie. Pietro abbrac-
ciò con tutto il fervore e con tuttala con-
tentezza le austerità di quell'istituto, né
alcuno possedeva più di lui l'obbedienza,
la modestia e l'umiltà. Non aveva anco-
ra 3o anni compiuti, che fu nominato
abbate del nuovo monastero di Tamies,
nella diocesi di Tarantasia , nel quale,
cogli aiuti di Amedeo III duca di Savo-
ia, fondò uno spedale pei forestieri e po-
veri malati, the pigliava piacere in ser-
vire egli stesso. Rimasta vacante la se-
de arcivescovile di Tarantasia, I' abbate
Pietro nel 1 i4^ fu eletto ad occuparla:
egli però ricusava questa dignità, ma s.
Bernardo e il capitolo generale del suo
ordine l'obbligarono ad accettarla. Sen-
za mutare in nulla la semplicità ed au-
sterità della vita monastica, egli rivolse
tutti i suoi sforzi per correggere gli abu-
si eh' eransi introdotti nella sua chiesa,
e farvi borire la disciplina e lo spirito di
pietà. Provedelle eziandio con pii stabi-
limenti alla educazione della gioventù
ed al sollievo de' poveri; riparò molte
26 PIE
chiese, e stabilì per tutto l' amore agli
esercizi religiosi e la decenza del cullo
esteriore. Rimesso il buon ordine nella
sua diocesi, desiderando di vivere nella
solitudine e di sottrarsi agli onori che da
ogni parte gli venivano, avendogli Dio
concesso anche ii dono dei miracoli, scom-
parve tutto ad un tratto nel i i 55, e si
ritirò in un monastero di cisterciensi in
Germania, ove non era conosciuto. Fu
però scoperto e costretto tornare alla sua
chiesa, ove fu accolto co'più vivi segni di
giubilo. Egli riprese le sue funzioni con
nuovo ardore, e sempre pieno di carità
pei poveri, sovveniva ai loro bisogni, a-
limentando specialmente colle sue limo-
111 osi ne gli abitanti delle montagne nei
3 mesi prima della messe; e fondò de-
gli spedali sulle Alpi a benefizio deman-
danti. Fu egli quasi il solo suddito del-
l'impero che osasse dichiararsi in favore
di Papa Alessandro 111, contro l'antipapa
Vittore IV detto V ch'era sostenutodal-
l'imperatore Federico I. Non limitando
il suo zelo alla sola sua diocesi, annun-
ziò la divina parola in Alsazia, in Bor-
gogna, in Lorena e in diverse contrade
d'Italia. Essendosi riaccesa la guerra nel
i 170 tra il re di Francia e quello d'In-
ghilterra, il Papa incaricò il santo pre-
lato di metter la pace tra questi due prin-
cipi, il che eseguì egli con felice succes-
so, ed ottenne eziandio che essi facesse-
ro tenere dei concilii nei loro stati per-
chè Alessandro III vi fosse riconosciuto
per legittimo Papa. Un' altra volta fu
mandato dal Papa al re d' Inghilterra,
per riconciliare questo principe con suo
figlio, ma questa deputazione non ebbe
il risultato che si sperava. Al suo torna-
re in Savoia, cadde malato e morì nella
badia di Bellevaux. dell'ordine de'cister-
ciensi l'anno 1 174, in età di 73 anni.
Papa Celestino III lo canonizzò neh 191,
e la sua festa si celebra il giorno 8 di
maggio.
PIETRO GONZALES(s.), volgarmen-
te detto s. Telmo os. Elmo. D'illustre fa-
PIE
miglia, nacque nel 1 igo in Aslorga, cit-
tà del regno di Leone in Ispagna, e do-
tato di singolare penetrazione di spirito
fece rapidi progressi negli studi. Avendo
abbracciato lo stato ecclesiastico, il vesco-
vo di Astorga suo zio gli procurò un ca-
nonicato nella cattedrale, indi gli conferì
la dignità di decano del capitolo. Com-
prendendo la vanità delle cose mondane,
si ritirò a Palencia per vivere nella soli-
tudine e nella pratica dell'orazione e del-
la penitenza. Entralo poi nell'ordine di
s. Domenico, si dedicò al ministero del-
la predicazione e ali istruzione de'fedeli
con abbondanti frutti. Giovossi della con-
fidenza del pio re Ferdinando III , che
accompagnò in tutte le sue spedizioni con-
tro i mori, per procurare la gloria di Dio,
e riformare i disordini che regnavano alla
corte e fra le truppe. La presa di Cor-
dova aperse un vasto campo al suo ze-
lo, moderando egli l'empito de'vincitori,
e convertendo le moschee in altrettante
chiese : la grande moschea di Cordova,
la più famosa di quante erano in Ispagna,
fu da lui tramutata in cattedrale. Vol-
le finalmente lasciare la corte, per dedi-
carsi all'istruzione dei poveri e degli a-
bitatori delle campagne. Nelle diocesi di
Tuy e di Compostela le sue predicazio-
ni produssero più che altrove maraviglio-
si frutti, e acquistarono maggior forza dai
miracoli che Dio fece operare al suo ser-
vo fedele. Gonzales aveva un'attitudine
particolare per ispiegare e far amare ai
poveri le verità della salute; andava a
cercare i marinari sui loro vascelli, cre-
dendoli bisognosi in modo speciale delle
fatiche del suo zelo, né cessò di ammae-
strarli finché visse. Perciò i marinari di
Spagna e di Portogallo lo invocano nel-
le tempeste, e sperimentarono frequen-
temente il di lui patrocinio, laonde è ono-
rato come il loro protettore. Gonzales mo-
rì a Tuy, pieno di meriti, li i5 o 16 a-
prile 1246: il vescovo di Tuy, suo ami-
co , lo assistè nella sua malattia e rice-
vette il suo estremo sospiro. Fu seppel-
PIE
] ilo in quella cattedrale, ed ivi si custo-
discono le di lui reliquie, celebri per multi
miracoli, rinchiuse in una cassa d'argen-
to. Papa Innocenzo IV lo beatificò nel
1254, e permise ai domenicani di Spa-
gna di farne 1' ufficio , il quel privilegio
fu poi accordato anche alla città diTuy.
IN'on fu mai canonizzato, ma Benedetto
XIV ne approvò l'ufficio per tutto l'or-
dine di s. Domenico, che ne celebra la
festa a' i 5 aprile.
PIETRO (s), dell'ordine di s. Dome-
nico,martire. j\ a eque a Verona ne! i 2o5,
da genitori infetti dell'eresia de' catari.
Tuttavia suo padre, volendo farlo alle-
vare nella letteratura, lo affidò alle cure
di un precettore cattolico, e poi lo man-
dò all'università di Bologna. Pietro sep-
pe preservarsi dalla corruzione de'costu-
mi, come ai era preservato dall'eresia, ed
acceso dal desiderio di rendersi maggior-
mente perfetto, deliberò di allontanarsi
dall'umano consorzio. Si presentò dun-
que a s. Domenico, il quale, assicurato-
si di sua vocazione, gli diede l'abito del
suo ordine, sebbene non avesse allora che
i5 anni. Esatto osservatore della rego-
la, egli si distinse pel suo fervore e pel-
le sue austerità. Incessantemente occu-
pato fra lo studio, la preghiera, la lettu-
ra e il servigio degli ammalati, esercita-
va ancora i più vili offizi della comuni-
tà. Essendo fregiato di tutte le doti ne-
cessarie per annunziare con frutto la di-
vina parola, allorché giunse al sacerdo-
zio, i suoi superiori gli ordinarono di
predicare. I successi de'suoi discorsi fu*
rouo straordinari; convertì una smisura-
ta moltitudine di peccatori e di eretici
nella Romagna, nella Marca d'Ancona,
nella Toscana, nel Bolognese e nel Mi-
lanese, avvalorando Dio la di lui predi-
cazione col dono de' miracoli. Il suo or-
dine, conosciutone appieno il grandissimo
merito, gli commise la direzione dei con-
venti di molte città, e nel 1282 il Papa
lo fece inquisitore generale della i'tde. Gli
eretici manichei, de'quali era sempre sta-
P i E 27
tn il flagello, lo odiavano a morte , e il
loro odio crebbe maggiormente quando
lo videro investito dell'autorità della s.
Sede contro di loro. Finalmente veden-
do essi che il zelo del santo cresceva col-
la sua autorità , congiurarono alla sua
morte, ed appostarono due assassini che
lo uccidessero al suo ritorno da Como a
Milano. Uno di questi scellerati, essendo-
gli accostato, gli diede due colpi d'ac-
cetta sul capo, e poscia si scagliò su fiate
Domenico di lui compagno e lo ferì. Men-
tre il santo ri zza vasi sulle ginocchia per
raccomandare la sua anima a Dio e re-
citare il simbolo di nostra fede, ricevet-
te un colpo di pugnale nell'un de'lati, e
finì così la sua vita a' G aprile 12*32, in
età di 46 aimi ed alcuni giorni. 11 suo cor-
po fu portato a Milano nella chiesa di s.
Eustorgio dei domenicani. Un anno do-
po fu canonizzalo da Innocenzo IV, il
quale stabilì la sua festa a'29 d'aprile. I
miracoli che Dio operò per i meriti del
suo servo , fecero rientrare nel erembo
della Chiesa un buon numero di mani-
chei; ed il suo assassino, chiamato Cari-
no, entrò fra'domenicani di Forlì in qua-
lità di frate converso, e vi espiòilsuo de-
litto con austeiissima penitenza. F.ivol.
IX, p. 1 37, XVI, p. 22 1, e XXXVI, p.
42 e 43 per la cappella cardinalizia e per
la distinzione dal santo omonimo di Ca-
slelnuovo.
PIETRO PASCHAL o Pascasio (s.),
religioso della Mercede, vescovo di Jaene
martire. Dell'antica Simiglia Paschal, la
quale aveva avuto la gloria di dare 5 mar-
tiri alla Chiesa, nacque a Valenza di Spa-
gna nel 1227. Ricevette i primi elementi
della pietà da s. Pietro Nolasco, che allog-
giò in sua casa, ed avendo poi abbracciato
lo stato ecclesiastico gli fu conferito- un
canonicato di Valenza. Ebbe per precet-
tore un prete di Narbona, dottore della
ficoltà di teologia di Parigi , che i suoi
genitori avevano riscattalo dai mori, e
con esso si recò a Parigi, ove studiò teo-
logia e fu dottorato. Predicò poscia e in-
28 PIE
segnò con molta riputazione , propu-
gnando con molto zelo l'immacolato con-
cepimento di Maria. Compose alcuni li-
bri contro la setta maomettana, e ad
erudizione de' fedeli. Ritornato a Va-
lenza, entrò nell'ordine della Mercede,
di cui vestì l'abito nel i25i, avan-
zandosi sempre più nella perfezione, sot-
to la direzione di s. Pietro Nolasco. Gia-
como I re d' Aragona lo scelse per pre-
celtore di suo figlio Sanco^ il quale en-
trò nell'ordine della Mercede. Questo
principe, in giovanile età fatto arcivesco-
vo di Toledo, nel 1262 fece consacrare
Paschal vescovo titolare di Granata, ed
affidò a lui il governo della sua diocesi.
Ucciso Sanco dai mori nel 1275, Paschal
ritornò nel suo convento; fecediverse mis-
sioni, e fondò molte case del suo ordine.
Quando fu eletto vescovo di Jaen nel
i2f)6, egli andava spesso a Granata, ri-
scattando i prigioni, istruendo i cristiani
e predicando agl'infedeli. I mori irritali
dal suo zelo, lo imprigionarono e dipoi
lo trucidarono a pie dell'altare, ove avea
appena celebrato la messa, il giorno 6 di
dicembre del i3oo, in età di 73 anni. I
cristiani Io seppellirono segretamente in
una grotta , donde fu poi trasportato a
Baerà, città della Spagna, in cui ancora
conservasi/Provasi il nome di questo san-
to nel martirologio romano sotto il 6 di
dicembre e sotto il 23 d'ottobre.
PIETRO REGALATI (s.), francesca-
no. Uscito da nobile famiglia di Valla-
dolid in Ispagna, all' età di i3 anni per-
dette suo padre, e desiderando di slaccar-
si dal mondo, dopoavere con grave sten-
to ottenuto il consenso della madre, en-
trò nell' ordine dei francescani a Valla-
dolid, ove in breve tempo divenne mo-
dello di tutte le virtù religiose. Doman-
dò di essere mandato nel nuovo mona-
siero che il p. Pietro Villacretios avea
fondalo a Tribulos, poco lungi da Aqui-
legia, ed in cui avea stabilito una rifor-
ma austerissima. Ivi agguagliò i più per-
fetti del suo ordiue colle austerità di sua
PIE
penitenza e coli' assiduità delle sue ora-
zioni e delle suecontemplazioni. Dopo la
morte del p. Villacretios fu eletto a suc-
cedergli nel governo della congregazio-
ne riformata, e finì la sua vita ad A qui-
leria a'3o marzo 1456, in età di 67an-
ni. Fu canonizzato da Benedetto XIV nel
1 74-6 , ed è nominato nel martirologio
romano a' 1 3 di maggio, giorno in cui fu
fatta la traslazione delle sue reliquie.
PIETRO ACOTANTO (b.). Nacque
a Venezia di nobile famiglia, e fiorì nel
secolo XIII. In mezzo al mondo e in una
coudizione comunedella società, egli pra-
ticò le più ammirabili virtù, e si distin-
se soprattutto perla sua carità verso i po-
veri, a sollievo de'quali impiegò tutto il
suo ricco patrimonio, dimodoché nella sua
vecchiaia fu ridotto a ricevere la picco-
la limosina ch'eragli necessaria perii pro-
prio sostentamento. Consumata la vita
nell'esercizio delle opere di misericordia,
e conservata intatta la sua castità nel ce-
libato, morì ricco di meriti nel mese di
agosto 1 180 o 1 187, essendo discordi gli
scrittori in assegnarne il tempo. La sua
esequie fu considerabile pel grandissimo
numerodi poveri che vi assistettero, tutti
piangendo in esso la perdita del loro pa-
dre e benefattore ; e Dio illustrò la tom-
ba del suo servo con parecchi miracoli.
Il suo corpo, ch'era stato deposto in un
angolosconosciutodelcimiterio,nel i25o
fu trovato intatto, enei i44° fu traspor-
tato solennemente nella chiesa di s. Ba-
silio, in cui fu onorevolmente collocato
sopra un altare. Nel priucipio del cor-
rente secolo , chiusasi questa chiesa con
molte altre, il corpo del b. Pietro fu tra-
sferito in quella de'ss. Gervasio e Piota-
sio, dove tuttavia è venerato dai venezia-
ni con gran divozione. La sua festa si ce-
lebra a' 26 di agosto per concessione di
Papa Clemente XIII.
P1ETR-0 (b. ), domenicano. Uscito
dalla nobile famiglia de' Capuzio, nac-
que a Tiferno o Città di Castello in 1-
lalia nel i3go, ed in età di i5 auni si
PIE
consacrò a Dio , entrando nel conven-
to dei domenicani della sua patria. A-
niante della solitudine ed intieramen-
te abbandonato alla contemplazione, con-
servò tutto il tempo di sua vita 1 inno-
cenza ed il fervore della prima giovi-
nezza. Mandato dai superiori a Cortona,
•vi ricevette il sacerdozio, e dedicossialla
conversione de'peccatori, ivi terminando
santamente i suoi giorni li 2 i ottobre
i44^. Subito dopo la sua morte gli abi-
tanti di Cortona e quelli di Tiferno co-
minciarono ad onorarlo come beato. 11
Papa Pio VII nel 1816 approvò il di
lui culto, e la sua festa è fissata a'22 di
ottobre. Le sue reliquie che nel ìjS6e-
rano state trasferite a Colorno presso Par-
ma, furono di poi riportate a Cortona,
ove si venerano.
PIETRO di Moliamo (b), francesca-
no. Nato a Mollano nella Marca d' An-
cona, di onesta famiglia, si diede allo stu-
dio delle belle lettere e a quello del di-
ritto, che coltivò con felice successo, ot-
tenendo il grado di baccelliere all'uni-
versità di Perugia. Dipoi entrò nell'or-
dine di s. Francesco, e distinguendosi
per la sua dottrina e riputazione di san-
tità, fu scelto per aiutare s. Giacomo
della Marca nelle sue predicazioni e fa-
tiche apostoliche. Dopo la morte di que-
sto sauto fu incaricato di subentrargli, e
non può dirsi con quale ardore e carità
egli siasi adoperato per condurre i po-
poli a penitenza e correggere i costumi,
avendogli Iddio accordato il dono dei
miracoli. Due volle fu eletto suo mal-
grado provinciale della Marca e una vol-
ta della Romagna. La sua attenzione nel-
1' adempiere esattamente tutti i doveri
della sua carica, la sua prudenza e la sua
carità, mostrarono quanto ne fosse de-
gno, e gli meritarono l'amore del duca
di Camerino e la stima degli abitanti
di questa città, dove passò parte della vi-
ta e terminò la sua santa carriera a'2 5
luglio 1490. Clemente XI II lo inscrisse
nel catalogo de' beati, e sotto il pontili-
P I E 29
calo di Pio VI la sacra congregazione de'
riti a' 5 agosto 1780 pubblicò il decre-
to riguardante il culto di questo santo
religioso.
PIETRO di Palermo (b.), domenica-
no. Della nobile famiglia De Jeremi di
Palermo, nacque nel 1 38 1 , e fatti i primi
studi in patria, fu mandato nella cele-
bre università di Bologna per apprender-
vi il diritto civile e canonico. Egli era per
addottorarsi allorché risolvette di con-
sacrarsi al servigio divino ed enti are nel-
l'ordine di s. Domenico; ma dovette su-
perare molti ostacoli, poiché suo padre,
che Io vedeva con pena pigliare questo
partito, vi si oppose da principio forte-
mente. Avendo poscia pronunciali i suoi
voti e finito il corso di teologia, si dedi-
cò a procurare la salute del prossimo,
ascoltando le confessioni ed annunzian-
do la divina parola. Rigido osservatore
della disciplina regolare, egli aggiungeva
i digiuni, le veglie e le più aspre peni-
tenze. Divenne successivamente superio-
re di parecchi conventi, e occupò questo
posto con rara prudenza e con zelo in-
defesso, inteso soprattutto a far osserva-
re fedelmente la regola e ravvivare Io
spirito religioso. 11 Papa Eugenio IV, in-
formato della santità e del sapere del
servo di Dio, volle che assistesse al con-
cilio generale da esso convocato a Fi-
renze nel 1 4^9» e dipoi lo incaricò della
riforma del clero di Sicilia. Pietro però,
per la sua modestia, non consentì che di
adoperarsi nella riforma degli ordini re-
ligiosi di questo regno, in uflizio di vi-
sitatore apostolico, e la sua grande dol-
cezza gli -fece superare gli ostacoli , gli
guadagnò i cuori ed assiemò il successo
della sua missione. In pari tempo attese
con zelo veramente apostolico alle fun-
zioni del ministero, e le sue predicazio-
ni produssero frutti copiosi. Ritornato a
Palermo, si ritirò nel monastero di s. Zi-
ta, ed ivi terminò la sua faticosa carrie-
ra, morendo a' 3 marzo i4'J2,in età di
anni 7 1 . 1 miracoli operali alla sua toni-
3o PIE
ba inspirarono a' suoi concittadini gran-
de confidenza nel suo palroci nio presso
Dio. Il Papa Pio VI approvò il di lui
culto, e permise all'ordine domenicano
di celebrarne la festa.
PIETRO da Siena (b.). Nato a Sie-
na, apprese 1' arte di fabbricare pettini,
cb 'esercitò infino alla sua vecchiaia, si le-
gò in matrimonio e visse saggiamente col-
la sua sposa. Morta questa senza lasciar-
gli figliuoli, vendette tutto quello che pos-
sedeva, ne distribuì il prezzo ai poveri, e
diedesi intieramente alla pratica della per-
fezione; avendo già prima della vedovanza
abbracciato il terz'oi dine di s. Francesco.
Egli passava in orazione gran parte del
giorno ed anche della notte, e molto fre-
quentava il celebre spedale di Siena, chia-
mato di s. Maria della Scala. Entrò po-
scia nell'ordine de'l'rati minori di Siena in
qualità di ospite, ove dimorò il restante
della sua vita. La meditazione delle cose
celesti aveva sì (attamente acceso nei suo
cuore il fuoco della carità, che si manife-
stava all'esterno, e sembrava tutto cir-
condalo di luce. Questo prodigio gli pro-
cacciò gran fama di santità, ma non isee-
mò punto la di lui umiltà. Coll'àstinen-
za , colle veglie, colle lunghe orazioni e
con frequenti pellegrinaggi, conservò sem-
pre la purezza della sua anima , e Iddio
manifestò le virtù eminenti del suo ser-
vo fedele con grazie straordinarie. Pietro
conobbe i secreti dei cuori; risuscitò un
fanciullo, e guarì il padre di male violen-
to : col segno della croce liberò u\\ abi-
tante di Siena chiamalo Ma ìlei da un do-
lore di testa. Diede e scrisse parecchi av-
visi salutari, i quali dimostrarono ch'egli
era ripieno della scienza dei santi. Questo
povero artigiano divenne sì celebre, che
i suoi cittadini Io consultavano negli af-
fari più importanti, ed il p. Ambrogio di
Siena, dell'ordine di s. Domenico, ono-
ravasi d'essergli amico e neseguiva i con-
sigli. Ricco di meriti pel ciclo, morì san-
tamente a'4 dicembre i 289, e fu seppel-
lito nella chiesa di s. Francesco, dove il
PIE
governo di Siena gli fece erigere una ma-
gnifica tomba, stabilendo che si dovesse
celebrare ogni anno la sua memoria. Pa-
pa Pio II, in un discorso che fece a Siena,
pubblicò la sanlilàdel servo di Dio, e Pio
VII nel 1802 permise di farne la festa.
PIETRO da Pisa (b.), fondatore degli
eremiti di s. Girolamo. V. Girolamini
della Congregazione del b. Pietro da
Pisa.
PIETRO FOURIER(b.), detto di /J/a-
taincourt, perchè fu curato della parroc-
chia di questo nome. Nacque a Mirecourt,
città della diocesi di Toni, a'3o novem-
bre i565, da Domenico Fourier merca-
tante di mediocre fortuna, ma di rara pie-
tà. Fu mandato all'università di Pont à-
Mousson per farvi i suoi studi, e ne tras-
se grande profitto. Cominciò fin d'allo-
ra a darsi alle più rigorose mortificazio-
ni della penitenza, e giunto all'età di 20
anni entrò ned' abbazia dei canonici re-
golari di Chaumousey, poco lungi da Mi-
recourt. Dopo la sua professione, andò
a Poirt-à-Mousson per farvi il suo corso
di teologia; indi ritornò a Chaumousey,
e ripigliò gli esercizi della penitenza. Le
sue virtù gli suscitarono l'odio dei più ri-
lassati fra' suoi confratelli, ed egli con
eroica pazienza ne tollerò gli oltraggi e
le contraddizioni, fino a che fu nomina-
to alla cura di Mataincourt nel i5gy. Que-
sta parrocchia si trovava nello stato più
deplorabile : 1' irreligione 0 l'eresia vi a-
veva intieramente sbandito lo spirito di
pietà. Pietro Fourier spiegò tutto il suo
zelo per farvela rifiorire, riformando gli
abusi, dissipandole tenebre dell'ignoran-
za, adoperandosi indefessamente alla con-
versione dei peccatori, all' istruzione dei
fanciulli, alia santificazione delle anime.
Né era meno ammirabile la sua carità
verso i poveri, cui sovveniva malgrado
la tenuità della sua rendita parrocchia-
le, non vivendo egli che di legumi. Alcu-
ne zitelle della sua parrocchia desideran-
do di consacrarsi a Dio nello slato di vir-
ginità, egli le raccolse, ed in tal modoisli-
PIE IME Sì
tiùlacon2:re"azioneJel!emonacliediiTo- de'suoi e la benevolenza de'coetanei : le
stra Signora, delle quali parlai nel voi. sue divote occupazioni in far altarini e-
XLVII[,p.i 19, destinate alla pia educa- rana preludio all'apostolico ministero.
sione delle fanciulle, il quale istituto ven- Apprese la grammatica e altri studi nel
neapprovatodallebollediPaolo V deli." collegio de' gesuiti di Barcellona,, levali*
febbraio 161 5 e del 6 ottobre 1616. Uè- do fama d' uno de' più svegliati ingegni
golato eh' ebbe tutto ciò che concerneva pei progressi che faceva, maggiori essen-
te sue figlie spirituali, fu incaricalo del- do quelli della perfezione e della santità
la riforma della propria congregazione, di vita. Il vescovo di Solsona l'ammise al
e vi riuscì felicemente. Le abbazie che chiericato e gli conferì la tonsura nel 1 Ti) 5,
abbracciarono la riforma si unirono col quindi nel 1602 si dedicò al divin ser-
titolo di Congregazione del Nostro Sai- vigio nella compagnia di Gesù in Tarra-
iv/tore, al modo detto nel voi. VII, p. 279. gona. Compiuti con istraordinario fervo-
Senediede ilgovernoal p. Guinet, ch'es- re i due anni del noviziato, e legatosi a
sendo morto 3 anni dopo, fu eletto a gè- Dio co'voli religiosi, studiò prima in Gi-
nerale il p. di Mataincourt. Questo uffi- rona le belle lettere, e poi la filosofia in
zio non gli fece mutare il suo primo gene- Maiolica, dove ebbe intima comunica-
re di vita: la sua dolcezza era inalterabile, zione di spirito col b. Alfonso Bodriguez
la sua carità senza limiti, né si finirebbe gesuita, a cuiDioin una meravigliosa vi-
più se si dovesse parlare minutamente sione manifestò d posto altissimo di glo-
di tutte le sue virtù, le quali furono ri- ria, che teneva apparecchialo a Claver,
compensale da Dio col dono della profe- in premio di sue eroiche virtùe delle in-
zia e de'iniracoli. Costretto a fuggire con numerabili anime che dovea poi nel T In-
parte de'suoi figli, per la guerra che tur- die occidentali guadagnare alla Chiesa,
bò la Lorena, ri li rossi a Grey nella Bor- Ottenuta dai suoi superiori la missione
gogna, dove passò io anni, e dove mi- dell'America, già destinatagli da Dio. nel
se l'ultima mano alle costituzioni della 1610 fece vela dalla Spagna, cominciati-
congregazione di Nostra Signora. Morì do il suo apostolato col predicare, istrni-
il 19 dicembre i636, e fu beatificato il re, correggere e santificare i passeggeri
29 gennaio 1730. 11 suo corpo si costo- e i marinai ch'erano nella nave; In S. Fe-
disce a Mataincourt. Oltre le costituzio- de compì gli studi, a Tunca fece il 3. an-
ni delle religiose della congregazione di no di provazione, ed in Cartagena si or-
Nostra Signora, compose pure gli statuti dinò sacerdote nel 1616, facendo la so-
de'canonici regolari di cui fu il riforma- lenne professione religiosa nel 1622. Fa
tore. La raccolta delle sue lettere mss. è sostituito in Cartagena all'apostolico p.
considerabile e potrebbe formare 3 vo- Alfonso di Sandoval,cheavea da parecchi
lumi in foglio. Mentr'era curato abbozzò anni intrapresa la grande opera della con-
un'opera intitolata : Pratica de' parrocìii, versione de'mori, che rubati sulle spiag-
nia non la condusse a termine. gie dell' Africa si portavano fino a io
PIETRO CLAVER(b.).' Nacque no- o 12 mila ogni anno in quel porto, per
bilmentein Verdù nel principato di Cala- farne, cjuasi di vili giumenti, barbaro ed
logon, diocesi di Solsona, da Pietro e An- inumano mercato. Durò oltre a 4o anni
na Sabocana nel 1 585. Subito la madre ad aver cura di que'meschini; e nonèa
Io consagrò a Dio e lo allevò con isqui- dire quante immense e indefesse fatiche
sita cura. Cogli anni cresceva nella divo- di stenti e di patimenti gli costasse il gua-
zione e nella pietà, essendo d'indole can- dagnarli a Dio, dovendoli prima da mez-
dida, affabile, manieroso, e di tale ange- ze bestie che erano, rifare uomini, poi
lica modestia che gli conciliava l'amore domesticarli, istruirli, ammaestrarli, dis-
32 PIE
porli al battesimo, e battezzati coltivar-
li e promoverli nella vita cristiana e ci-
vile; il che importava un complesso di
inesprimibili so(Ferenze,pel continuo trat-
tare con quella gente, la più rozza, bar-
bara e selvaggia che a'quei tempi si co-
noscesse. Per ie quali sue caritatevoli e
fervoroseindustrie, accompagnate da bel-
le maniere, trasse alla fede una moltitu-
dine sterminata d'infelici mori. Si è cal-
colato chepiù di 3oo,ooo ne battezzò col-
le proprie mani, onde si acquistò il glorio-
so titolo di Apostolo de Mori o degli Etto-
^/.Concorrendo visibilmente Iddio ad au-
tenticare con prodigi apostolato sì labo-
rioso, contasi ne' processi, che a più cie-
chi donò la vista, a moltissimi malati spe-
diti dai medici la sanità, ed a tre morti
la vita risuscitandoli. Col suo mantello,
che adoperava in ogni più vile e stoma-
chevole uso e pur sempre netto e olez-
Eanle di soave odore, operò infinite me-
raviglie. Più volte fu veduto orando sol-
levarsi da terra, e restare sospeso in aria
con tutto il corpo circondato e risplen-
dente di viva luce. Questi doni sopran-
naturali Dio gli concedette in premio del-
le sublimi sue virtù. Fu specchio d'osser-
vanza a'suoi correligiosi, ed in 52 anni in
cui visse nella benemerita compagnia di
Gesù, mai trasgredì le parti più piccole
della mirabile resola. Poverissimo in tut-
to, si avea eletta per abitazione la stan-
za più incomoda, servendogli per letto un
bancone, coperto da vecchia e sdruscita
coltre. Ad onta della illibata purità vir-
ginale de'suoi angelici costumi , sempre
martoriò il suo corpo con asprissime pe-
nitenze. Fra' tanti doni cui fu largo Id-
dio , ebbe quelli della contemplazione,
della carità accesissima verso di lui, e co-
stantemente operoso a benefìcio de'pros-
simi, specialmente poveri e abbandona-
ti. Consumato più dalle fatiche, che da-
gli anni, dopo avere ricevuto la conso-
lazione di vedere pubblicata la vita del
b. Rodriguez, che chiamava il suo san-
to maestro, e di vedere arrivato iu Cai-
PIE
tagenn il p. Diego Ramirez Farigna per
dedicarti intieramente alla conversione
de' mori, soltentrando alla sua ardua e
laboriosa impresa, infermò gravemente
a'6 settembre 1 654, e prevedendo la vi-
cina sua morte, volle per maggiore rive-
renza essere portato nella contigua chie-
sa pubblica a ricevervi con somma divo-
zione il s. Viatico. Finalmente asili 8 set-
tembre soavemente rese l'anima al Crea-
tore d'anni ji. Tutti gli ordini religio-
si, il magistrato di Cartagena, la nobil-
tà , ii popolo in calca assisterono ai so-
lenni funerali, specialmente in gran mol-
titudine! mori da lui battezzati, che pian-
genti, stretti al feretro, lo baciarono e ri-
baciarono chiamandolo coll'anlico nome
di loro padre. Anche dopo morto volle
Iddio glorificarlo con islrepilosi prodigi,
che operò ad intercessione di lui, essen-
done registrati 65 de'più illustri e de'più
noli. Benedetto XIV, al modo che dissi
ne' voi. V, p. 35, e XLI1I, p. 197, ne ap-
provò le virtù in grado eroico, e il regnan-
te Pio IX decretò la validità di due mi-
racoli per la beatificazione che fece cele-
brale ai 21 settembre i85i. 11 gesuita
p. Longaro degli Oddi ci diede la sua Vi-
ta, Roma 18 5o ; ed ilcorreligioso p. Giu-
seppe Boero il Compendio, Roma 1 8 5 r .
PIETRO, Cardinale. Prete cardinale
di s. Clemente, fiorì sotto s. Gelasio I
del 4f)2-
P1ETR.O, Cardinale. Prete cardina-
le di s. Grisogono, è registrato nel pon-
tificato di s. Gelasio I del 492-
PIETRO, Cardinale. Diacono cardi-
nale, zelantissimo delle cattoliche verità;
sottoscrisse in Costantinopoli nel maggio
553 il decreto di Papa Vigilio.
PIETRO, Cardinale. Prete cardinale
di s. Maria in Trastevere, fiorì sotto s.
Gregorio 1 del 5go.
P1ETR.O, Cardinale. Viete cardina-
le di s. Balbina, viveva sotto s. Grego-
rio I del 590.
PIETRO, Cardinale. Patrizio roma-
no, conosciuto sotto il nome di Pietro
P 1E
(Vincono, fino dalla sua tenera età com-
parve specchio di tulle le virtù, quali
congiunse alla dottrina e all'eloquènza.
Abbandonato il mondo e distribuito ai
poveri il suo ricco patrimonio, verso l'an-
no 1(1?. si ritirò nel monastero di S.An-
drea sul Monte Celio, dove per le pre-
clare sue doti divenne accettissimo a s.
Gregorio I del 5qo, il quale lo creò car-
dinale diacono e l'incaricò di predicar la
parola di Dio nelle chiese di Roma, non
conoscendo altro più abile e fervoroso.
Dopo la morte di sì gran Pontefice, ne fu a-
cerrimodifensoredella fama e degli scritti
colsuccessore ed emulo Sabiniano, il qua-
le, se deve credersi a Giovanni Diacono, in
ciò rigettato dai critici, unito con la plebe
voleva bruciarne i libri , onde protestò
con gagliarda opposizione alla moltitudi-
ne che stava per gufarli alle fiamme, di
aver più volte veduto lo Spirito santo in
forma di colomba sul capo e all'orecchio
del santo, allorché li scriveva, e disse che
ciò avrebbe permesso se fosse sopravvissu-
to al giuramento solenne che andava a
pronunziale. Salito il cardinale sull'am-
bone col vangelo, affermò giurando, che
i libri di s. Gregorio I ciano pieni di sa-
pienza celeste, e ciò detto placidamente
spirò a'i 2 marzo 606, anniversario della
morte di lui, indi sepolto avanti i fon-
damenti d'un' antica torre. Sorpreso il
popolo da tal morte, desistè dal teme-
rario disegno. Non solo questo racconto
è tenuto apocrifo, ma alcuni negano a
Pietro Diacono la dignità cardinalizia, so-
lo riconoscendolo per intimo famigliare
dis. Gregorio I, come il Baronie Vedasi
i Bollandisti a 12 marzo, che attribui-
scono a Pietro la gloria de'miracoli.
PIETRO, Cardinale. A rcidiacono del-
la s. Sede nella regione i.a, vivea nel pon-
tificato di s. Gregorio 111 del 781.
PIETRO, Cardinale. Diacono cardi-
nale, fu creato da Stefano III del 752.
PIETRO, Cardinale. Umile arcidia-
cono della s. romana Chiesa, si trova sot-
toscritto nel concilio dely6 1 ,di s. Paolo I.
VOL. LUI.
PIE 33
PIETRO, Cardinale. Vescovo cardi-
nnl d'Osi in, fiorì sotto s. Leone III del 79?-
P1ETRO, Cardinale. Del titolo di s.
Grisogono, da Giovanni Vili fu spedi-
to nell'878 o 870 a Costantinopoli, le-
gato col cardinal Eugenio. Ivi venne in-
gannato e circuito dalle frodi dell'impe-
ratore Basilio, che con aperta menzogna
gli die ad intendere, che non solo i fau-
tori di Fozio, ma quelli ancora del par-
lilo d'Ignazio e di Metodio aveano final-
mente consentito che Fozio fosse resti-
tuito nella sede di Costantinopoli. Il Pa-
pa per tali testimonianze, senza verifi-
carle, ebbe la debolezza di scrivere al-
l'imperatore, ai patriarchi d'oriente e a
tutti coloro che ricusavano comunicar
con l'empio Fozio, che non avessero dif-
ficoltà di farlo, e senza più lo restituì a
detta sede, credendo ciò necessario alla
pace della Chiesa ; bensì con la condizio-
ne, che alla presenza de'legati domandas-
se perdono dell'inique procedure e atten-
tati commessi contro la chiesa romana.
Giunte queste lettere a Costantinopoli,
quantunque il cardinale chiaramente co-
noscesse l'aperta frode cui l'imperatore
avea ingannato il Pontefice, sedotto non
pertanto dalle arti e maneggi di Fozio,
s'indusse a compiacerlo, onde il Baronio
altamente riprovò questa irregolare le-
gazione. Vero è però, che conosciuto Gio-
vanni Vili l'errore, non solo proscrisse
il conciliabolo di Fozio, tenuto da lui coi
legati traditori comprati col denaro, e da
383 vescovi, ma solennemente lo con-
dannò, inviando a Costantinopoli il car-
dinal Marino per annullarne gli atti.
PIETRO, Cardinale. Del titolo dis.
Lorenzo in Damaso, è registrato fra quel-
li di Agapito li del 946.
PIETRO, Cardinale. Pretedi s. Pam-
macchio, ossia de'ss. Gio. e Paolo, in pie-
no concilio accusò nelg64 Giovanni XII,
come reo di aver trascurato e omesso nel-
la celebrazione della messa di assumere
il sangue di Cristo, come attestò di aver
veduto.
3
34 PIE
PIETRO, Cardinale. Prete cardina-
le, fu spedito nelle Gallie dall'antipapa
Giovanni XVII del 997, ad istanza di
Fulcone conte d'Angiò, affinchè consa-
grasse una chiesa da lui fondata nella dio-
resi di Tours, locchè l'arcivescovo Ugo-
iio erasi ricusalo fare. Ma nel giorno stes-
so della dedicazione crollò improvvisa-
mente il superbo edilìzio, quasiché Dio
sdegnasse che la sua casa fosse consagra-
ta d'ordine e commissione d'uno scisma-
tico usurpatole della s. Sede.
PIETRO, Cardinale. Vescovo di Pa-
leslrina, nel qq6 sottoscrisse la bolla di
Gregorio V, a favore del monastero di
Monte Amiato di Chiusi, indi fu biblio-
tecario di s. Chiesa sotto Sergio IV e Be-
nedetto Vili.
PIETRO, Cardinale. Di s. Damaso,
creato nel 101 3 da Benedetto Vili, fir-
mò il sinodo tenuto da Benedetto IX nel
1037 emoiì nel iq4o.
PIETRO, Cardinale. Diacono cardi-
nale e cancelliere del sacro palazzo, sot-
toscrisse il privilegio accordato al patriar-
ca di Grado da Giovanni XX nel 1024.
PIETRO, Cardinale. Vescovo di Pa-
lestrina , sottoscrisse la bolla di Giovan-
ni XX, del 17 dicembre 1026, per la
chiesa di Porlo.
PIETRO, Cardinale. Vescovo cardi-
nale d'Ostia, sottoscrisse una bolla di Gio-
vanni XX, e nel 1 028 intervenne al con-
cilio romano, ed a quello del io36.
PIETRO, Cardinale. Prete cardinale
di s. Sisto, sottoscrisse nel 1037 il sino-
do di Benedetto IX.
PIETRO, Cardinale. Prete cardinale
del titolo di s. Marco, sottoscrisse il decreto
a favore dell'abbate di s. Benigno di Flut-
tuai ia, (atto nel 1037 da Benedetto IX.
PIETRO, Cardinale. Diacono cardi-
nale e cancelliere del s. palazzo, sottoscris-
se il decreto di Benedetto IX, fatto nel
1 037 a favore di Guglielmo abbate di s.
Benigno di Fruttuaria.
PIETRO, Cardinale. Diacono cardi-
nale, visse sotto Benedetto IX del io33.
PIE
PIETRO, Cardinale. Romano, cardi -
naie vescovo di Selvacandida, sottoscris-
se alla bolla di Benedetto IX, a favore
della chiesa di Firenze, il quale gli con-
fermò il privilegio concessogli da Giovan-
ni XX. Mori nel io35 e fu sepolto in s.
Alessio presso la tomba di Marozia, sua
madre, con epitaffio in versi.
PIETRO, Cardinale. V. Mancio.
PIETRO, Cardinale. Prete di s. Gri-
sogono, sottoscrisse nel 1037 una bolla
di Benedetto IX.
PIETRO, Cardinale. Diacono e can-
celliere della s. Sede, a nome di Grego-
rio VI nel io45 scrisse al preposto del-
la chiesa di Firenze , e nel 1 047 per Cle-
mente Il all'arcivescovo di Salerno.
PIETRO, Cardinale. Romano, da s.
Leone IX verso il io5o fu crealo car-
dinale vescovo Tusculano. Come pieno
d'incomparabile zelo, cacciò dalla catte-
dra apostolica 1' intruso Beuedetlo X e
contribuì all'elezione di Nicolò li; morì
nel 1059.
PIETRO. Cardinale. Fu fatto cardi-
nale vescovodi Labico, da Vittore 11 del
io55, fu al concilio Laleranense di Ni-
colò II, e sottoscrisse un suo privilegio al
monastero di s. Felicita di Firenze, ed
altro nel 10.59 pel monastero dell' Ina-
urimela.
PIETRO, Cardinale. D'Ostia, fiorì
sotto Stefano X e morì nel io58.
PIETRO, Cardinale. Romano, pre-
posto della cappella di S.Giorgio nel pa-
triarchio Lateranense, e dopo due anni
venne elevato al grado di suddiacono di
s. Chiesa e bibliotecario, indi da Ales-
sandro II del 1061 fu creato cardinale
e cancelliere; spedito legato in Inghil-
terra, presiedè al concilio di Vintoti o
Windsor e morì poco prima del Papa.
PIETRO, Cardinale. Vescovo Tu-
sculano, nel 1062 si trovò presente ad
una sentenza emanata da Alessandro li,
a favore del monastero di s. Giustina di
Lucca, ed al concilio tenuto in tal città.
PIETRO, Cardinale. Prete del titolo
IME
di s. Susanna, forse lo stesso che il car-
dinal Cannano , cveaio óu Alessandro 11
del 1061.
PIETRO, Cardinale. Prete cardinale
e bibliotecario di s. Chiesa, crealo da s.
Gregorio VII del 1073.
PIETRO (s.), Cardinale. V. Igneo.
PIETRO, Cardinale. Prete e poi ar-
ciprete cardinale de'ss. Silvestro e Mar-
tino a' Monti, creato da Urbano II del
1088, die inoltre lo nominò vicario di
Roma e continuò un tempo sotto Pa-
squale II e Gelasio li : fu al concilio di
Guastalla con Pasquale li, e difese ala-
cremente Innocenzo II contro l'antipapa
Anacleto li , ond' ebbe un lungo cardi-
nalato.
PIETRO, Cardinale. Fu creato car-
dinale vescovo di Porlo da Pasquale II :
forse lo slesso che Pietro romano, fattodal
Papa carJinal vescovo di Porto neh 106,
intervenne con lui al concilio di Guastal-
la, ed al Laterauense del 1112, indi spe-
dito rettore a Benevento per istabilir la
pace coi normanni. Quivi depose l'arci-
vescovo Landolfo per aver a pregiudizio
della chiesa romana introdotti i longo-
bardi nella città. Divenne vicario di Pa-
squale II, concorse all'elezione di Gelasio
Il e lo cousagiò , confermandolo questi
nella carica partendo per Francia. A suo
tempo Calisto II uiù al suo vescovato quel-
li di s. Rufftna o sia Selva Candida. Ab-
bandonato Innocenzo II, vituperosamen-
te seguì l'antipapa Anacleto li e perse-
verò sino alla morte nello scisma.
PIETRO, Cardinale. Detto Diacono,
celebre monaco cassinese, nacque in Ro-
ma da famiglia patrizia, fece graudi pro-
gressi nello studio della sacra Scrittura,
della teologia e della storia sacra e pro-
fana. Per le sue splendide doti fu da Pa-
squale II del 1099 creato cardinale dia-
cono di s. Adriano e bibliotecario di s.
Chiesa. Continuò la famosa Cronaca di
Monte Cassino,i\\ cui e di altre sue opere
parlai nel voi. XLVI, p. 1 63 e 171. In-
tervenne all' elezione di Gelasio lì , alle
PIE 3 ì
cui bolle spedile nel 1 1 18 in Pisa appo-
se la sua soscrizioue, figurò molto nelle,
vicende del suo tempo, epu lungo e de
coroso cardinalato, lasciando molte ope-
re, fra le quali un trattato per spiegar le
lettere S. P. Q. lì. insegna del senato e
popolo romauo,e lo dedicò all'imperato-
re Corrado 111 del 1 1 38.
PIETRO, Cardinale. Nel dicembre del
1 1 22 o 1 1 23 fu da Calisto 1 1 creato pre-
te cardinale di s. Sisto, ina poco visse.
PIETRO, Cardinale. Ego Petrus
presbjter cardinali^ s. Mariae Aracoeli}
trovasi nel registro de'cardinali di Cali
sto li del 1 1 19, ma il nome della chie-
sa deve essere sbaglio d'amanuense, solo
essendo divenuta titolo cardinalizio per
Leone X.
PIETRO, Cardinale. Nato in Fontai-
ne nella Borgogna , da Calisto II fu nel
dicembre 1 1 20 creato cardinale prete di
s. Marcello: indi Onorio li lo spedì le-
gato in Francia per procedere contro Pon-
zio abbate di Clugny, per cui pronunziò
la sentenza d'anatema. Per breve tempo
seguì l'antipapa Anacleto II, ma tornato
all'ubbidienza d'Innocenzo II, nell'ottava
della Pentecoste 1 1 38 Io restituì al pri-
mo grado. Il concittadino s. Bernardo gli
scrisse alcune lettere, per raccomandar-
gli i monaci di Dijon e I' arcivescovo di
Reims. Morì nel 1 165.
PIETRO, Cardinale. Va Onorio II nel
dicembre 1 127 fu creato diacono cardi-
nale di s. Adriano, quindi lo mandò le
gaio in Francia : s. Bernardo gli scrisse
tre lettere, lodandone il fervore e ringra ■
ziandolo de' favori compartiti a' suoi a-
mici. Ma abbandonato Innocenzo II, s^
guì le parti dell'antipapa Anacleto II, che
lo dichiarò pseudo-cardinale prete di s.
Eusebio.
PIETRO , Cardinale. Monaco cassi-
nese e abbate del suo ordine, nel 1 1 3o o
1 1 33 da Innocenzo li fu creato cardinal
vescovo d'Ostia, ma forse per poco tem-
po, allerinandolo il Ciacconio contraddet-
to da Ughelli, meglio da Maroni.
3G P I E
PIETRO, Cardinale. Nel dicembre
i 1 4«> da Innocenzo il fu creato cardi-
nale prete di s. Pudenziana, concorse al-
l'elezione di tre Papi e morì sotto Euge-
nio HI.
PIETRO, Cardinale. Nel dicembre
1 i4o da Innocenzo II venne creato car-
dinale prete del titolo di s. Susanna, e fu
ai comizi di tre Pontefici.
PIETRO , Cardinale. Fu nel marzo
1 109 da Adriano IV creatocardinale pre-
te di s. Cecilia.
PIETRO , Cardinale . Vescovo di
Meaux, venne da Alessandro III creato
cardinale nel i 17 1 o 1 173 col titolo pres-
biterale di s. Grisogono; poco dopo lo
deputò legato in Francia per affari eccle-
siastici, e poi in Normandia per riconci-
liare il re d'Inghilterra col figlio Riccar-
do, fra' quali fomentavasi grave e scan-
dalosa discordia, lo che con la sua destrez-
za e prudenza felicemente ottenne; come
ancora per obbligare lo stesso sovrano ad
eseguire la promessa già fatta d'indurre
Riccardo a sposare Alice figlia del re di
Francia. Inoltre il Papa nel 1 1 73 gli af-
fidò la laboriosa legazione contro gli e-
relici agennesi nella provincia d'Aquita-
nia e nel 1 1 78 contro gli albigesi in quel-
la di Tolosa. In essa gli furono assegna-
ti per compagni i vescovi di Beziers e
Narbona, ed Enrico abbate di Chiaraval-
le poi cardinale, il quale in una lettera
al Papa fece glandi encomi della virtù e
disinteresse del legato. Dopo aver usalo
il cardinale contro gli albigesi i modi più
soavi, fulminò la scomunica, e scrisse con-
tro loro una famosa lettera. Mori verso
il 1 180. Probabilmente egli è della fami-
glia D andini, antichissima e nobiledi Sie-
na, che signoreggiò sulle castella di Pe-
lota, Zalti, Montemasi e Monticciano nel-
la diocesi di Volterra. Da essa uscirono
molti uomini illustri, riportati dal Mar-
chesi, Galleria dell'onore par. i,p. 180,
e tre cardinali di cui feci le biografie, e da
Siena si trapiantò in Cesena ed in Roma.
PIETRO, Cardinale. Da Pavia, ma-
PiE
nnco benedettino di Mantova, nel dicem-
bre 1 178 Alessandro III Io creò cardi-
nale vescovo Tusculano. Lucio III lo fe-
ce vicario di Roma e vi perseverò sino
alla venuta in tal città di Clemente 111.
Morì nel 1 189, dopo aver assistito all'e-
lezione di quattro Papi.
PIETRO, Cardinale. Fu da Alessan-
dro III nel 1 1^9 o 1180 creato cardi-
nale, forse vescovo Tusculano e meglio
prete di s. Susanna.
PIETRO, Cardinale. A' 21 marzo
1 1 88 Clemente III lo creò cardinale pre-
te di s. Clemente, e morì nel suo ponti-
ficato.
PIETRO, Cardinale. A' 21 marzo
1 188 fu da Clemente III creato cardi-
Date diacono, poi pretedi s. Pietro in Vin-
coli; sottoscrisse alcune bolle di Celesti-
no IH.
PIETRO , Cardinale. A' 2 1 marzo
1 188 venne da Clemente III creato car-
dinale prete di s. Lorenzo in Damaso, e
vuoisi che Innocenzo 111 lo facesse legato
in Francia eSpagna. Onorio III, alta cui
esaltazione contribuì, per la sua eminen-
te dottrina lo deputò giudice in molte cau-
se gravi, e morì nel suo pontificato, do-
po un lungo cardinalato.
PIETRO, Cardinale. Di Douay fiam-
mingo, Innocenzo III nel 1212 o 12 i3
lo creò cardinale diacono di s. Maria in
A qui ro, ed Onorio III nel 12 1 Ci Io trasferì
al vescovato di Sabina. Celebrò un sinodo
in Dijon contro il re di Francia, al qua-
le col collega legato pronunziò la scomu-
nica e interdetto del regno. Altro sinodo
convocò in Montpellier-, in cui stabilì u-
ti fissimi decreti per la riforma de'costu-
mi, non che le crociate contro gli albigesi,
ed i mori di Spagna e Miramolino loro
principe. Nel 1221 morì placidamente.
PIETRO, Cardinale. V. Collemezzo.
PIETRO (da s.) Domenico, Cardinale.
Spagnuolo, fino dalla giovanile sua età si
dedicò al divin servigio nell'ordine del-
ta Mercede, dove in breve arrivò alla più
sublime perfezione, segnalandosi singo-
PIE
burnente nel T denegazione di sé stesso e
nella mortificazione della propria carne,
che con frequenti digiuni e vigilie assog-
gettava allo spirito. Bonifacio Vili a'i5
dicembre t3oa lo creò cardinale, e moiì
nel i3(>7 in Barcellona. Alcuni pongono
in dubbio la promozione di questo car-
dinale.
PIETRO (di) Michele, Cardinale.
Nacque in Albano a' 18 gennaio 1 747, ed
in quel seminario fece i primi passi nella
virtù e nella scienza, proseguiti poi con
maggiore ardore in Roma, dove rapidi
furono isuoi progressi negli studi più gra-
vi, dandone nella sua fresca età applau-
ditissima prova in un alto pubblico su
tuila la teologia sostenuto nell'accademia
teologica, sotto gli auspicii di Clemente
XIV. Quindi ascese sollecitamente col
suffragio de' dotti le cattedre del collegio
romano per dettare le teologicbe facoltà,
la storia della Chiesa e l'ecclesiastica giu-
risprudenza. La reputazione ebe si acqui-
stò il giovane professore indusse Pio VI
ad onorarlo di sua lìducia negli affari più
rilevanti , destinandolo segretario della
congregazione che straordinariamente a-
dunavansi per le tanto disastrose vicen-
deebein quegli anni richiamarono le sol-
lecitudini della s. Sede. Una delle più me-
morabili fu quella deputata all'esame del
famoso sinodo di Pistoia, ed è noto quan-
to studio e fatica v' impiegasse Michele,
che in tali circostanze strinse la più in-
tima amicizia col luminare di que'tempi,
il celehre cardinal Gei chi. Ma lo stesso
Papa che già da più anni loavea promos-
so all'arcivescovato d'Isauria in partibus,
sopraggiunti tempi più calamitosi, non po-
tè meglio attestare in faccia a tutto il mon-
do l'opinione che avea di lui, che affidan-
dogli la pienezza delle facoltà per eserci-
tarla col titolo di delegato apostolico, al-
lorché a'20 febbraio 1 798 fu strappato da
Roma dai repubblicani francesi, disperso
o imprigionato il sacro collegio e la prela-
tura. Com'egli sostenesse tale geloso h
carico in mezzo acli urti continui e alle
PIE 37
piìi difficili circostanze d'un governo in-
vasore e tra le aberrazioni di tanti , ne
fece giustizia l'intera cristianità. Ut\ gran
numero di vescovi e di personaggi rag-
guardevoli ne resero le più illustri testi-
monianze al nuovo Papa Pio VII, il quale
onorandolo al pari dell'antecessore della
sua stima, a' 22 dicembre 1800 lo pro-
mosse a patriarca in partibus di Geru-
salemme; lo volle a parte de'molteplici
affari rilevantissimi, che subito segnala-
rono i primordii delsuo memorabile pon-
tificato, nò lasciò lungamente inesauditi
i voti generali che desideravano premia-
to colla porpora il complesso di tanti me-
riti. Il perchè a'23 febbraio 180 1 Io creò
cardinale prete e riservò in petto, pub-
blicandolo a' 9 agosto 1802, conferendo-
gli per titolo la chiesa di s. Maria in Via,
quindi nel 1806 lo fece prefetto genera-
le di propaganda, e lo fu sino al 1814,
avendolo nominato pio segretariode'me'
inoliali nel 1 809. Sempre egualea sé stes-
so, mantenne il cardinale quel carattere
di modestia che lo distinse inalterabil-
mente, e la nuova dignità non fu per lui
che un nuovo slimolo a nuove e più in-
tense fatiche. Le sue applicazioni si con-
tinuarono e raddoppiarono, quando Na-
poleone divenuto imperatore de'francesi
opprimeva Pio VII con inammissibili e-
sigenze, aspirando a compiere l'intero con-
quistodei domimi pontificii, il cheellettuò
nel 1809, venendo a'6 luglio il Papa tolto
da Roma prigione. Inquesta fatale contin-
genza,il cardinale venne pure da Pio VII
investito degli affari di tutta la Chiesa, es-
sendo anche questa volla dispersi, carce-
rati eperseguitali cardinali e prelati, nel-
l'apostolica delegazione commessagli per
la sua assenza. Ancor egli però soggiacque
a deportazione, onde in Roma gli successe
nello spinoso incarico il degno prelato
Emmanuelede Gregorio (F.), a ciò auto-
rizzato in precedenza dal Pontefice. Fu
il cardinale rilegato a Semur, e inoreu-
do nel declinar di gennaio 1811 il car-
ile diual Antonelli peniteuziere maggiore^
38 PIE
subito gli conferì questa cospicua cari-
ca Pio VII. Dispiacque assai a Napoleo-
ne di vedere inoltre investito de' poteri
pontifìcii in Francia il cardinal di Pietro,
che pel suo zelo riteneva per nemico, an-
7\ autore della bolla Omini memoranda
di scomunica. IJ breve col quale Pio VII
autorizzò il cardinale per gli affari spi-
rituali di Francia, l'emanò da Savona.
Nel messaggio o manifesto diretto da Na-
poleone al concilio di Parigi, ingiurioso
al Papa quanto al congresso, riprovò al-
tamente la condotta del cardinale, cui
accusò di allentati contro il trono e l'al-
tare, e di aver ordito oscure trame coi
ciitlivi preti di Francia. L'odio di Napo-
leone contro il cardinale derivava dal cre-
derlo uno degli autori de' brevi co' qua-
li il Papa avea negato l' istituzione ai ve-
scovi da lui nominati e disapprovato quel-
la loro data dai capitoli,, per cui da Se-
mur lo fece tradurre nelle pubbliche car-
ceri di Parigi e a'22 febbraio 1 8 i 1 trasfe-
rire nelle prigioni di Vincennes, con que-
gli altri illustri campioni della Chiesa che
nominai nel voi. XXXIII, p. i3- Nel voi.
XXVII, p. i 32, e meglio a Pio VII, nar-
rando i preliminari del concordato diFon-
tainebleau e la liberazione de' cardinali,
dissi pure come Napoleone fece carcerar
di nuovo il cardinale, che pel primo avea
illuminato Pio VII circa quel fatale ac-
cordo, e lo mandò in Auxonne. Lungo
sarebbe il ricordare i disastri in cui fra
le comuni perturbazioni fu involto il car-
dinale, mentre a gloria del vero gli si de-
ve lode di costanza, fermezza ed equa-
nimità che serbò immobile sotto gli urti
delle maggiori disavventure, lo che si può
leggere negli storici contemporanei, come
nella Storia dell'università rom. di Re-
nazzi, t. 4, p- 2òg ; nelle Memorie ist. del
cardinal Pacca; nell'Artaud, Storia di Pio
III, e nella vita del medesimo di Pisto-
iesi. Detronizzato Napoleone nel 18 14,
Pio VII ritornò alla sua Sede, ed il car-
dinale in Roma, nominandolo nuovamen-
te delegato apostolico allorché partì por
PIE
Genova [P'.) ; indi lo dichiarò agli 8 mar-
zo 18 16 vescovo suburbicario d'Albano,
e fu il r.° albanese cardinale vescovo di
sua patria, traslato poia'20, maggio 1820
al vescovato di Porto e s. R.uffina,come
sotto-decano del sacro collegio; chiese che
sperimentarono le sue cure benefiche, il
suo zelo e la sua carità. Presiedette co-
me prefetto alla congregazione dell'indi-
ce edagli studi del collegio romano, es-
sendo membro di altre o, delle primarie
congregazioni : fu protettore de' collegi
maronito e greco e dell'accademia teolo-
gica. Inoltre fu impiegato in tutte quelle
congregazioni straordinarie, che pel rior-
dinamento degli affari ecclesiastici più gra-
vi ebbero luogo sotto Pio VII, ed il suo
voto fu sempre valutato e tenuto in som-
mo pregio, per le sue vastissime cogni-
zioni e lunga esperienza. Ma una vita lo-
gora da tante fatiche e dalle angustie e
disastri sofferti per la Chiesa, soggiacque
ad una complicazione di mali. Tormen-
tato lungamente da dolorosa e molestis-
sima infermità, vide avvicinarsi il suo fi-
ne, e con quella fiducia che inspirata vie-
ne dal testimonio della buona coscienza
incontrò placidamente la morte, come si
conviene all'uomo giusto, in Roma a' 2
luglio 182 1, d'anni <j5i assai compianto.
I funerali si celebrarono nella sua chiesa
parrocchiale di s. Carlo ai Catinari, in cui
pontificò la messa il cardinal de Grego-
rio. Nella sera, giusta la disposizione del
defunto, il cadavere fu trasportato nella
cattedrale d'Albano e tumulato con lapi-
de di onorevole elogio. Lo spirito di pie-
tà, l'amore della religione, la purità del-
le massime, la costanza inalterabile , la
placidezza delle maniere, la beneficenza
(che principalmente provarono \' Ospizio
di Tata Giovanni (P.), ed isordo-mu-
tij, come dissi a Ospizio di s. Maria de-
gli Angeli), il disinteresse, la prudenza,
la dottrina, siccome gli meritarono in vi-
ta la comune estimazione e in morte il
tributo de' comuni encomi e del commi
dolore, cosi ne perpetueranno il nome,
PIE
quindi dolce e carissima ne renderanno
la memoria.
PIETRO (s.) nel Rio grande del Bra-
sile (s. Petri de Rio Magno). Città con
residenza vescovile del Brasile nell'Ame-
rica meridionale, nella provincia di s. Pie-
tro, la più meridionale dell'impero, sulla
riva destra del Rio grande do Sul, all'u-
scita del lago Pathos, ed all'estremità di
una lingua di terra. Caldissimo n'è il cli-
ma, con case generalmente piccole, inco-
modate spesso dalla finissima sabbia che
vi porta il vento, mentre del resto è va-
go l'aspetto della città, chiamata pure s.
Fedro, Rio grande es. Pedro de Riogran-
de. Ebbegrande importanza finoal 1763,
in cui cessò d'essere capoluogo della pro-
vincia , onore che fu dato alla cospicua
città di Portalegre. Abbastanza attivo è
il commercio, che si fa particolarmente
pel porto del casale di s. Giuseppe, situa-
to di faccia alla città, sulla sinistra spon-
da del fiume, massime di cuoi e carni sa-
late 0 sfumate. Novera più di 8,000 a-
bitanti. Il regnante Pio IX con bolla del
1848 vreresse la sede vescovile, dichia-
randola suflraganea della Baia di s. Sal-
vatore {J/-)-
PIETRO (s.). Cavalieri e soldati di
s. Pietro, ordine equestre e collegio di va-
cabili. A Milite dissi del Miles s. Petri,
grado che i Papi davano a quelli che in-
nalzavano alla dignità regia : nel voi.
XXIV, p. 107, riportai come Paolo II nel
1471 creò cavaliere di s. Pietro Borso
d'Este che elevò a duca di Ferrara. Nel
possesso di Giulio li si legge che a' 5 di-
cembre i5o3 celebrò la messa in s. Pie-
tro alla presenza de'cardina!i,dopola qua-
le creò milite di s. Pietro d. Girolamo,
indi incominciò la cavalcata. Quanto al-
l'ordine e collegio de' cavalieri e soldati
di s. Pietro, fu istituito da Leone X col-
la bolla, Sicut prudcns palerfamilias ,
de' i3 agosto i52o o 1 52 1 , componen-
dolo di 401 cavalieri, i quali contri-
buirono ciascuno 1000 fiorini d'oro,
per sollevare il tesoro pontifìcio dalle ne-
P I E 39
cessila in cui trova vasi, assegnando loro
l'annua rendita di 5 scudi per 100 del
contribuito. Gli concesse diversi privile-
gi, dichiarò i loro primogeniti nobili del-
la primaria nobiltà e conti Lateranensi.
Gli assegnò l'abito di corte simile a quel-
lo de camerieri del Papa, cioè di colore
rosso nel dì della coronazione del Papa e
nero in quellodi sue esequie. Volle che por-
tassero uua collana d'oro, da cui pendes-
se una medaglia simile, con l'immagine
del principe degli apostoli da una parte
e dall'altra Io stemma pontificio, altri di-
cono la propria effigie. Nelle Memorie del-
l'ordine dello speron d'oro di Angeli, si
legge che l'ordine fu sotto il titolo e pa-
trocinio de'ss. Pietro e Paolo, la cui im-
magine portavano appesa alla collana, con
l'obbligo di combattere per la s. Chiesa.
Siccome sotto Pio II presso Civitavecchia
ne'mouti della Tolfa si scuoprirono mi-
niere d'allume, la cui rendita fu da quel
Papa assegnata per la guerra contro i
turchi e per difesa della religione, cos'i
avendo Leone X decretata nel concilio di
Laterano V tal guerra, affidò ai cavalie-
ri l'esatta amministrazione delle rendite,
come la vigilanza, onde l'allume non fos-
se venduto ai nemici della Chiesa. L'or-
dine fu confermato da Clemente VII, co-
me rilevasi da questo opuscolo: Bulla e-
rectionis officii dominorum Mililum s.
Petri de numero partici pantium nuncu-
patorum, quamplurimis privilegiis deco-
rati a Leone X sum. Pont, una cum bul-
la confirmalionis Clementis I' II et alio-
rum privilegiorum concessione, Romae
1527 apud Bladium. Altra conferma i
cavalieri l'ebbero da Paolo III, il quale
istituì i cavalieri di s. Paolo (Z7!). Narra
il Ratti, Della famiglia Sforza par. 1, p.
223, che Paolo III a*23 dicembrei534
creando un cavaliere di s. Pietro, gli cin-
se la spada il conte Bosio Sforza , capi-
tano della guardia del Papa. Dopo la sua
morte l'ordine mancò di splendore, mol-
ti cavalieri rivocò s. Pio V, solo restan-
do quelli uffiziali di cancelleria detti va-
4o PIE
cubili, di cui feci cenno nel voi. VII, p.
l85, perchè con denaro ne compravano
1' uiLizio. Sisto V che aumentò tutti gli
uflizi vacabili, trovò che allora i cavalie-
ri di s. Pietro erano 4° i e quelli di s. Pao-
lo 200 ; de'quali appartenevano al vice-
cancelliere 26 cavalieri di s. Pietro e i3
di s. Paolo, cui li tolse Innocenzo XI nel
1679. Riporta il Ricci, De giubilei uni-
versali, p. 160 e 3 18, che in quello del
i6'i5 pose 4 cavalieri di s. Pietro al-
la custodia della porta santa della ba-
silica Vaticana, ordinando loro tenere in
mano bacchette con la epigrafe : Equi-
ics s. Petrij e che nel 1673 apertasi da
Clemente X la porta santa della basilica
Vaticana, i cavalieri di s. Pietro incomin-
ciarono a custodirla, seduti su banchi da
un lato e cou bastoni ove era scritto il
loro ulììzio. Quando nel 1750 l'apri Be-
nedetto XIV, fece un zelaute discorso ai
cavalieri per la diligente vigilanza, on-
de prevenire qualunque disordine in det-
ta basilica. Il medesimo Benedetto XIV
in aiuto della camera apostolica, già nel
1 744 con moto-proprio degli 8 gennaio,
l'avea autorizzata a restituire il denaro
ai cavalieri di s. Pietro esteri, qualora non
fossero al servizio della s. Sede. Nel voi.
XVI , p. 129 , dissi che Leone XII nel
1825, alla custodia delle porte sante, ai
cavalieri de' ss. Pietro e Paolo sostituì
i guardiani delle confraternite. Antica-
mente celebrandosi nella chiesa di s. Pie-
tro in Vincoli la festa di questi, vi assi-
stevano i cavalieri di s. Pietro, e vi con-
correvano i pescatori e marinari, perchè
l'apostolo fu pescatore. Prima e sino a
Pio VI nella processione del Corpus Do-
mini, in due tratti di strada i cavalieri
sostenevano le aste del baldacchino sotto
cui incedeva il Papa. Il p. Bonanni nel
Catalogo degli ordinicquestri, p. 9I, par-
la di questi cavalieri e ne riporta la figura*
PIETRO MARTIRE (s.). Ordine e-
(jiifistre, istituito con l'invocazione di Ge-
sù Cristo e di s. Domenico, che se ne ce-
lebra iondatore per le crociale coutro gli
PIE
albigesi; ne parlai ne' voi. XXX, p. 106,
e XXXVI, p. 46- Tuttora forma un or-
dine equestre nella Spagna e lo conferi-
sce il sovrano. Il re Ferdinando VII a' 1 7
maggio 1 8 1 5 ordinò che i ministri del-
l' Inquisizione ogni giorno portassero o-
slensibile la decorazione di questo ordine.
P1ETR.O il Venerabile. V. Cluxì e
Ponzio Margoliesi.
PIETRO Fullone. V. Gnìfeo.
PIETROBURGO, s. Petersburg, Pe-
Iropolis. Città capitale dell' impero rus-
so nell'Ingria, bella e celebre, la maggio-
re città dell'Europa, dopo Londra, Pari-
gi e Mosca, secondo alcuni geografi, nel
nord-ovest della monarchia , capoluogo
di governo e di distretto, all'estremità
orientale del golfo di Finlandia, alla fo-
ce della Nevka, sopra le due sponde e su
parecchie isole di questo fiume , a 174
leghe nord-ovest da Mosca, 49° da Pa-
rigi, 679 da Roma e 1400 da Pekino.
Latitudine nord 59°6i', longitudine est
27° 58 3o". Residenza dell' imperatore,
del senato , dei diversi ministeri e delle
primarie autorità dello stato; è pur sede
del cosi detto santo sinodo ( di cui feci
parola nel voi. XXXII, p. 1 4g e relati-
vi articoli), dirigente gli affari generali
del clero della religione greca , di cui è
autocrate l'imperatore, d'un arcivescovo
metropolitano, di un' eparchia 0 diocesi
che comprende anche Revel, d'una uni-
versità, la cui giurisdizione si estende so-
prai governi di Arcangelo, Kaluga, Mohi-
low, Oionelz, Pietroburgo, Pskov, Sino-
lensko, Vitepsco e Vologda, e di un am-
miragliato. Questa magnifica e illustre
città, di forma quasi rotonda, che si an-
nunzia da lontano col gran numero di cu-
pole e campanili ond' è coronala, ha cir-
ca otto leghe e mezza di circonferenza e
due leghe e uu quarto di diametro, ma
sopra questa estensione si trovano vasti
terreni vuoti, specialmente nell'isole Ba-
silio e s. Pietroburgo, una parte delle
(piali è coperta di paludi e di boschi; co-
me molto spazio pur occupano la Nevka
PIE PIE 4<
ed i suoi rami. Il suolo che occupa Pie- tediale de'ss. Pietro e Paolo, la zecca, il
troburgoè perfettamente piano, alquan- carcere, il cantiere per legai da guerra e
to basso e pantanoso. Le diverse coi ieri- la casipola di legno, nella quale dimorò
ti e rami della JNevka, che prende i no- Pietro 1 il Grande (piando costruì que-
mi di piccola e grande , formano nume- sta città. Più al nord dell'isola degli Spe-
rose isole, le più importanti tra le quali ziali si trova il giardino botanico, e più
sono l'isole s. Pietroburgo e Basilio o Vas- case imperiali di delizie sono sparse da
sili; giace la prima tra la gran Nevka,che cpiesta parte in diverse isolette. L' isola
poi co'sooi rami determina quelle degli Basilio è abitata nella parte orientale, e
Speziali, Kamenoi, Yelaghine ec, e la pie- vi sono tutti gli stabilimenti pubblici e
cola Nevka, dove trovasi l'isoletta Petrov- commerciali, come la dogana, la borsa,
skoi ; 1' isola Basilio è la più considera- corderie, magazzini; diversi altri edilìzi
bile di tutte ed emporio del commercio; per le accademie delle scienze e belle ar-
mi piccolo braccio della piccola Nevka ti, l'università, la scuola delle miniere e
determina l'isola Golodai. La città si di- diverse caserme ; nell'ovest verso il gol-
vide amministrativamente in 12 parli, iodi Finlandia, nel bacino chiamalo por-
comprendenti 54 quartieri. La più vasta to delle Galere, vi stanziano i piccoli ba-
e più bella parte di questa capitale oc- stimenti della marineria imperiale , es-
cupa la sinistra sponda del fiume, dove sendovi nel villaggio il lazzaretto. Dal la-
trovansi 5 grandi quartieri 0 divisioni, to di terra non è uè fortificata, né cinta
con diverse riviere attraversate da i56 di mura.
ponti, e ricorderò la magnifica rivie- La città è fabbricata sopra disegno re-
ra della corte, fiancheggiata da belli e- golare, con architettura italiana. Le slra-
difizi. Le divisioni sono: \' Ammiraglia- de sono dritte, quasi tutte lunghissime,
to, in cui oltre questo stabilimento, tro- larghe, ben illuminatela notte, con larghi
■vansi i palazzi imperiali d' Inverno e di acquedotti nel mezzo, fiancheggiate da
Marmo, quello della Ragione, parecchi comodi marciapiedi , da' quali nell'in-
niinisteri, il senato, la banca, la posta, i verno tolta la neve si sostituisce la sab-
teatrij il gran bazar, belle chiese, in un bia, e da case ben decorate che vengono
alla cattedrale di Nostra Donna di Ka- rimbiancate tutti gli anni, per cui dan-
zan. Il quartiere della Fonderia racchi u- no sempre un elegante aspetto; molte
de, oltre gli arsenali, numerose caserme hanno frontoni sostenuti da colonne con
e la magnifica delle guardie a cavallo. In tal profusione, che Pietroburgo può dir-
quello di Narva ve n'é altra simile ; nel si la città delle colonne. Poco numerose
quartiere di Rojestvenskoi vi è il palazzo sono le piazze pubbliche, distinguendosi
di Tauride, il vasto convento di Smul- quelle di Pietro I il Grande, dell'Animi-.
noi ; in quello di Karelnoi è rimarchevo- ragliato e del Palazzo; in mezzo alla pri-
le il monastero di s. Alessandro Newsky ma sorge la celebre statua equestre co-
( F.). Sulla sponda destra , nel piccolo lossaledi bronzo di quel rigeneratore dei-
quartiere Vihurgo, trovansi gli ospedali la Piussia , eretta da Caterina II e scoi-
per l'esercito e la marineria, la scuola ve- pita dal francese Falconet in atto di slan-
terinaria, l'accademia medico-chirurgica ciarsi di galoppo dall'alto di una rupe,
ed un cantiere per le navi mercantili. L' i- su piedistallo mostruoso che mira bil men-
sola di s. Pietroburgo é occupata dagli te vi trasportò Carburi ionio : la piazza
spalti ed opere avanzate della cittadella del Campo di Marte , presso il palazzo
postasu d'un isolotto nel mezzo della cit- di Marmo e dove si sogliono fare le pa-
tà, ma inutile alla sua difesa , con torre rate delle truppe , riesce notabile per. la
alla odo piedi; nel recinto sono la cut- sua grandezza, bellezza di sue case e situa-
[Vx P 1 E
zinne; da un Salo si eleva uu obelisco di
marmo innalzato ad onore del conte Ro-
mantzow, dall'altro la statua pedestre
di Suvarow. Questa metropoli possiede
un gran numero di belli edifizi, in mas-
sima parte opera dell'italiano architetto
Quereughi : citerò primieramente il pa-
lazzo d'Inverno, residenza dell'imperato-
re, che contiene magnifici appartamen-
ti, una bella cappella ed una bella scala
di marmo, senza dire della sala di s. Gior-
gio, del deposito nel quale si custodisce
il diadema, lo scettro e gli altri gioielli
della corona, tra' quali un diamante di
i q4 cara ti che fregia lo scettro : in questo
palazzo nel dì i.° dell'anno si dà la Ma-
tollerata, festa brillantissima, alla quale
intervengono l'imperatore e la sua fami-
glia, e in cui ammesse sono egualmente
le persone di tutte le condizioni. Dal pa-
lazzo d'Inverno per una galleria costrui-
ta sopra una volta si passa in quello del-
l'Eremitaggio, fabbricato da Caterina II,
che vi raccolse preziose collezioni di qua-
dri, una biblioteca di 4o,ooo volumi, ga-
binetti di storia naturale e di fisica: qui
la sovrana, circondata da uomini di spi-
rito, andava a ricrearsi , occupandosi in
letteratura e in belle arti, lungi dall'eti-
chetta inerente al suo titolo d' impera-
trice. Alquanto più all'est trovasi il pa-
lazzo di Marmo, costruito quasi tutto di
granito, e più innanzi il giardino d'Esta-
te , mediante un superbo cancello e da
uu colonnato di granito separato dalla
riviera della Nevka, e per la sua situazio-
ne nel centro della città frequentatissi-
mo nella bella stagione ; vedesi in fondo
il palazzo s. Michele, vasto edilìzio qua-
drato, fatto edificare da Paolo I nel sito
dell'antico palazzo d'Estate e nel quale
inori ; dirimpetto sta una statua di Pie-
tro I. Tra la piazza di questi e il palaz-
zo d'Estate, un passeggio piantato a ti-
gli contorna il paralellogratuma dell'Am-
miragliato, cui sormonta un'alta freccia
di rame doralo, col tribunale della ma-
rineria e cantieri da costruzioue per 8 o
PIE
io vascelli, donde divergono tre prima-
rie strade, essendo in quella della Pro-
spettiva di Newsky il palazzo della Cit-
tà ornato di bellissima torre, il gran Ba-
zar, immenso fabbricato irregolare coper-
lo di latta, il piccolo teatro, la biblioteca
imperiale, il palazzo d'Anitckow, e par-
ticolarmente la magnifica cattedrale di
Nostra Donna, nella quale vanno i sovra-
ni solennemente a render grazie a Dio
degli avvenimenti felici che accadono sot-
to il loro legno, ed è ornata di bella cu-
pola; riccamente ornata di dentro, pre-
cede un superbo portico semicircolare,
sostenente un terrazzo, essendo l'ingres-
so formato da colonne corintie e la porta
maggiore di bronzo. Da ultimo venne
terminato il Nouvel Ermiiage o nuovo
museo di antichità, di scultura e di pit-
tura, la cui costruzione fu principiata nel
1810. Questo vasto e magnifico edifizio
è tutto di pietra e metallo, tranne le por-
tee alcuni pavimenti: la copertura è di
ferro. Le mura sono di marmo , il pavi-
mento delle gallerie di musaico, ed il pe-
ristilio che circonda il grande cortile in-
terno si compone di 182 colonne corin-
tie monolite di marmo 0 di granito.
Presso l'Ammiragliato inoltre si pre-
sentano il palazzo del senato e la chiesa
di s. Isacco, magnifici edifizi, distinguen-
dosi il secondo pei grandiosi lavori di fer-
ro fuso; la chiesa di s. Nicola Taumatur-
go, una delle più belle della città, vicina
al gran teatro, bel monumento anch'es-
so, che occupa il centro d'una piazza qua-
drata, con pubblici scaldatoi pei dome-
stici che all'inverno attendono i loro pa-
droni alla fine dello spettacolo. Principa-
le ornamento della via Bolchaia-Sado-
vaia è la banca d'assegnazione, bell'edilì-
zio , colla facciata decorata di colonne e
di statue; l'ostello 0 albergo di Malta, do-
ve tengonsi i capitoli di lutti gli ordini
equestri di Prussia, e 1* elegante palazzo
del granduca Michele. Nella bella e lar-
ga strada Prospettiva della Fonderia ev-
vi il palazzo imperiale di Tauride , con
PIE
vaste gallerie e giardini, il con vento Suiol-
noi sormontato dà numerosi campanili,
la chiesa di s. Gio. Battista, il monaste-
ro di s. Alessandro Newsky e la vasta ca-
sa per l'arcivescovo metropolitano di Pie-
troburgo, con biblioteca di 3o,ooo vo-
lumi, seminario , cimitero, giardino e 5
chiese, Ih principale dellequali bellissima,
possiede le reliquie di detto santo in cas-
sa d'argento massiccio ben lavorato, e le
tombe de' membri non coronati della fa-
miglia imperiale; vi si trova una cam-
pana di 26,400 libbre. I monumenti si-
tuati ne'quartieri della riva destra della
Nevka sono notabili più per grandezza
che per architettura; luttavolta si deve
ricordare la chiesa cattedrale de'ss. Pie-
tro e Paolo nel recinto della città, dove
sono sepolti da Pietro 1 in poi, tranne Pie-
tro II, lutti i sovrani, sormontata da gu-
glia diramedorato alta ben 5 j tese. Nel-
l'isola Basilio la Borsa, edifìzio moderno,
è cinta da colonnato e preceduta da ri-
viera a foggia di terrazzo, adorna ili Il uè
colonne rostrate e dalla quale si gode una
vista imponente ed estesa. Pumarchevoli
pur sono : la dogana ; i i 3 collegi forman-
ti lunga serie di bei fabbricati , occupati
dal santo sinodo e dagli archivi; il corpo
de'cadetli nobili, con cavallerizza, giuo-
co di palla , immenso giardino e piazza
d'esercizi; l'accademia delle belle arti,
uno de' più belli edilizi di Pietroburgo,
eretto nel 1788, ove sono mantenuti 3oo
alunni a spese dello stato, e possiede nu-
merosa collezione di modelli, di gessi, di
quadri originali e di abbozzi di grandi
maestri; l'accademia imperiale delle scien-
ze, fondala insieme coll'osservatorio che
vi torreggia nel 1724 da Pietro I, diret-
to dai consigli di Leibnitz, indi continua-
ta da Anna e da Elisabetta, e dotata da
Caterina Ihl^accademiasi divide in 3 clas-
si, matematiche, scienze naturali, scien-
ze storiche e politiche ; possiede un pre-
zioso scientifico tesoro, cioè la biblioteca
di 1 10,000 volumi, con molti rari e cu-
riosi; il museo asiatico che contiene di-
Pi! E 43
verse collezioni orientali, come 3ooo vo-
lumi omss. cinesi, parecchi de'quali giap-
ponesi, ed alcuni mongoli e tibetani, a-
rabi, persiani, turchi, con monete , idoli
e oggetti di quelle regioni; il museo e-
gizio, composto di papiri, di mummie e
idoli raccolti in Alessandi io; il museo et-
nografico, con vesti e utensili delle tribù
siberiane; il gabinetto di numismatica,
arricchito nel i8a3 con collezione dello
monete e medaglie russe; il gabinetto di
storia naturale, curioso soprattutto per la
collezione di animali antidiluviani; il ga-
binetto d' ornitologia, ricco d'uccelli ra-
rissimi ; l'erbolaio che contiene collezio-
ne di funghi e di piante americane; il ga-
binetto mineralogico con una serie com-
pleta di minerali di Siberia : in una ca-
sa vicina si vede il famoso globo celeste
di rame d'i 1 piedi di diametro, di Got-
torp, un tempo collocato sulla torre del-
l'accademia.
Numerosi sono in Pietroburgo gl'isti-
tuti d'istruzione che contribuiscono a dif-
fondere il gusto, l'amore delle scienze e
delle arti che vi hanno fatto grandi prò*
gressi, cioè : l'università in elegante edi-
fìzio eretto nel 1 783, alla quale è addet-
to un istituto orientale, dove s' insegna
l'arabo, il persiano, il turco, il tartaro,
il cinese, il manciù, il sanscrito, il tibe-
tano, il mongolo, il calmucco, il giorgia-
uo e l'armeno; le accademie russe, oltre
delle scienze e delle belle arti, di medi-
cina e di chirurgia ; gran numero di so-
cietà dotte, come quella degli amici del-
la lingua russa, la società libera degli a-
mici della letteratura russa, quella degli
amici della letteratura, scienze e arti, la
società libera per le scienze economiche,
quella per lo stabilimento delle scuole di
insegnamento reciproco, le società mine-
ralogica, farmaceutica e di mediciua, le
altre di economia rurale e per l'incorag-
gimeuto degli artisti, la società imperia-
le filantropica, quella militate ec; uu isti-
tuto calmucco destinato a somministra-
re alla corona abili interpreti di lingua
44
PIE
calmucca, una dozzina nobile dell' uni-
versità; 3 scuole di cadetti, una delle qua-
li perla marina imperiale; 3 ginnasi, una
scuola superiore, un istituto pedagogico;
scuole di veterinaria, di paggi , di com-
mercio , di marineria mercantile, cui è
unita quella di navigazione, d'architettu-
re navale, militare, d'artiglieria, foresta-
le, imperiale d'agricoltura, e scuola di mi-
niere ricchissima di preziose collezioni ,
coi modelli delle macchine impiegate nei
lavori delle miniere, con gabinetto di mi-
neralogia, unico per cièche riguarda l'o-
rictognosia , e montagna artificiale nel
giardino, in cui differenti strati rappre-
sentano la posizione de' metalli e mine-
rali, come si trovano in seno della terra;
istituto delle strade e comunicazioni, ar-
gini e ponti ; istituto tecnologico ; scuola
di cavalleria per formare istruttori ai reg-
gimenti; i 5 scuole primarie, 4 delle qua-
li di mutuo insegnamento, case di edu-
cazione pegli orfani militari, perle don-
zelle nobili o istituto di s. Caterina, oltre
il monastero di Voskrecensky che ha la
stessa destinazione; istituto de'sordo-mu-
ti, i i biblioteche pubbliche, la più impor-
tatile dellequali è l'imperiale di 3oo,ooo
volumi e 12,000 mss. Vi sono superbe
collezioni di quadri e d'antichità, tra le
altre quella del museo flomantzow; pa-
recchi orti botanici ben mantenuti, in i-
specie quello di Pawlowsky , dove tro-
vansi le piante più rare riportate dai na-
vigatori lussi. Possiede Pietroburgo i i5
chiese pel rito greco oltre le cappelle, 33
chiese o templi pei culti stranieri, come
3 luterane tedesche, una svedese , olan-
dese,riformata tedesca, armena ; altri pe-
rò d'assai diminuiscono il numero delle
suddette chiese: delle cattoliche parlerò in
fine. Vi sono due conventi, casa pei tro-
vatelli, d' inoculazione, tre grandi ospe-
dali militari, il monte di pietà, casa d'in-
validi, ritiro di penitenza, asilo de'ciechi,
parecchi ospedali civili, casa per le par-
torienti , tre teatri, russo, francese e te-
desco. Fiorente è l'industria e le sue ma-
P IE
nifatture producono stoffe, maiolica, por-
cellana, lavori di fonderie, di eccellenti
orificerie e gioiellieri ec. ; vi sono più di
26 stamperie, delle quali 17 pel gover-
no. Il commercio favorito dalla Nevka vi
conduce tutte le produzioni dell'interno
dell'impero e da tutti i suoi punti vi af-
fluiscono i mercanti , oltre i negozianti
forestieri ivi stabiliti. Nel 1800 ebbe fi-
ne il nuovo arsenale, costruito sulla riva
destra della Nevka, ed ebbe pur termine
la strada ferrata da Pietroburgo a Mosca,
icui lavori incominciarono nel 1842. L'in-
augurazione di questa prima strada fer-
rata che conduce nell'interno della Russia
e congiunge le due capitali dell'impero (il
cui viaggio si farà in 20 ore, come si dice),
l'eseguì a'20 agostoi 8 Ji l'imperatore Ni-
colò 1 colla sua eccelsa famiglia, giorno del
i5. anniversario di sua coronazione. Nel
1 85 1 fu compito il ponteSamson, median-
te il quale con l'altro nuovo ponte Blaho-
vest la città venne intimamente unita al
gran principato di Finlaudia. Alla testa
del commercio trovasi il collegio, indi la
banca de'biglietti d'assegnazione fonda-
ta nel 1786, quella dell'ipoteche, l'uffi-
zio di sconto, la camera di assicurazioni
marittime e la banca di commercio fon-
data nel 1818. La popolazione ascende
acirca 5oo,ooo abitanti, generosi, ospi-
tali, spiritosi, alquanto leggieri; le donne
ordinariamente sono avvenenti; il basso
popolo è religioso e laborioso. Poco nu-
merosi sono i divertimenti pubblici, il
principale ned' inverno, in cui il clima è
eccessivamentecrudo, consiste a farsi tra-
scinar giù in islitla sopra moutagne arti-
ficiali coperte di nevi gelate : la Nevka
ordinariamente sta gelata 5 mesi. I con-
torni della città sono ornati di numero-
se e belle case di villeggiatura, tra le qua-
li si nota sulla spiaggia del golfo di Fin-
landia il palazzo imperiale di Catheri-
nenhof, fabbricato da Pietro l nel 171 1,
all'occasione del felice esito della guerra
contro la Svezia , e che forma la metà
d'un ameno passeggio; è di leguo, mu va-
IME
sto, e contiene parecchi oggelli rlie ap-
partennero al Conciatore, ed ha propin-
qui ameni giardini,
Pietroburgo nel sito ovesorge nel 1 703
era il luogo delle capanne de' pescatori
svedesi, protette dalla fortezza di Nien-
schantz, che in quel medesimo anno cad-
de in potere di Pietro 1 il Grande czar
delle Russie, il quale colpito dai vantag-
gi ch'esibiva tale posizione pel commer-
cio del Baltico, determinò di edificarvi
una città, che fece incominciare sul mo-
mento, trionfando degli ostacoli che ad o-
gni ora riproduceva il terreno limaccio-
so, deificandola al principe degli apo-
stoli s. Pietro, di cui portava il nome,
che fu quello impostogli. Non fu da prin-
cipio che una piazza d'armi, i cui edilì-
zi erano di legno e difesi da un terrapie-
no; ma la vittoria di Pollava, la conqui-
sta della Livonia, la presa di Viburgo,
decisero Pietro I ad ingrandire la sua nuo-
va città ed a faine la capitale del suo im-
perodi Russia (F.) invece di Mosca (I7.):
fortificazioni di pietra sostituironsi alle
prime, vi fu nel i y 1 4- trasferito il senato
e quattro anni dopo vennero a risieder-
vi gli altri dicasteri, nello slesso mentre
che il sovrano ingiungeva alle primarie
famiglie dell'impero di venire ad abita-
re Pietroburgo, laonde alla sua morte
nel 172^ già era grande e bella : la cit-
tadella, l'ammiragliato, la cattedrale dei
ss. Pietro e Paolo, il monastero Newsky
trova vansi fabbricati. 11 troppo breve re-
gno di Caterina I niun cambiamento recò
alla città, non più di quello di Pietro li
che quasi sempre abitò Mosca; ma aven-
dovi I' imperatrice Anna del 1730 fis-
sala la sua residenza, nuovamente fiorì.
Questa principessa vi fondò numerosi e-
difizi e fece aprire nuove strade sulla si-
nistra sponda della Nevka , sino allora
parte meno importante della città. De-
\esi all'imperatrice Elisabetta del 1 7/4. 1
il palazzo d'Inverno, dove risiedono i so-
vrani ; ma i regni di Caterina II del 1 76?.
e sopra tutti d'Alessandro 1 del 1801 han-
P 1 E \~>
no fatto di questa capitale una delle più
belle del mondo ; quell'imperatore ma-
gnanimo nel i8i() vi fondò l'università
degli studi. Il rigore del verno vi cacciò
dentro nel 1821 una torma di lupi af-
famati, che furono prestamente distrut-
ti. La Nevka vi fece talvolta risentire di-
sastrosi straripamenti; citasi specialmen-
te quello del 1 8 e 19 novembre 182/1, nel
quale trovarono la morte ben 1 5,000 per-
sone, numero che vuoisi di molto esage-
rato; incalcolabili furono le perdite del
commercio, che si valutarono circa 1 5o
milioni di scudi; ecome l'inondazione si
estese 5 leghe all'intorno, distrusse gran
numerò di villaggi. Alessandro 1 prodigò
in tale infortunio i più generosi soccor-
si, e sì nobile esempio dalla nazione imi-
tato fece sparire ben presto le traccie di
tanta sciagura. Nel ib>25 per l'ammuti-
namento militare che scoppiò dopo la
morte d' Alessandro I, vi rimase ucciso
il generaIeMiIoradowitch.il regnante im-
peratore Nicolò I ha accresciuto i pregi
di questa floridissima metropoli, che in
parte accennai, il cui nome va unito ai
più grandi avvenimenti, per l'influenza
della sua potentissima corte. Ne'suoi din-
torni sono i vasti castelli imperiali di Pe-
terhow, Orianenbaum,Zarkoi-Selo, Gat-
schiua, Tchesmè, Pawlowsky, Rapscha e
Rammenoi -Ostrow.
A Riovia e Mohilow parlai delle no-
tizie ecclesiastiche riguardanti i cattolici
di Pietroburgo, i quali sotto Caterina 1!,
in un a quelli di Mosca e del Chersone-
so, per le convenzioni fatte con Pio VI ed
istituzione d'alcune sedi vescovili e del-
l'elevazione di quella di Mohilow a me-
tropolitana, furono sottoposti alla giuris-
dizione del nuovo metropolita latino di
Mohilow. A tal uopo Pio VI vi spedì le-
gato o nunzio Stelletti, il quale sottomi-
se a quel prelato le missioni di Pietro-
burgo, Mosca, Riga e Revel, ma non po-
tè effettuare le premure del Papa che vo-
leva creare due vescovi latini per Pietro-
burgo e per Mosca. Bensì alla presenza
46 PIE
dell' imperatrice e della corte consagrò
nella chiesa latina di Pietroburgo un ar-
civescovo e tre vescovi, e solennemente
impose il pallio al primo: così ebbe luo-
go e fu condotto a termine ciò ch'era sta-
to immaginato da Pietro I, progettato da
Clemente XI e vivamente desiderato da
benedetto XIV, cioè che restasse atterra-
to quel muro di separazione che da io
secoli divideva la chiesa greca dalla lati-
na, tranne poche e languide eccezioni. Lo
stesso Pio VI spedì poi a Pietroburgo per
legalo o delegato Lilla, che d'ordine pon-
tificio comprese nella giurisdizione del-
l' arcivescovo di Mohilow Pietroburgo.
Nei citati articoli dissi pure dei due col-
legi cattolico e ecclesiastico, fondati nel
i8oi in Pietroburgo, uno sotto la pre-
sidenza dell'arcivescovo di Kiovia rute-
no, l'altro presieduto dall'arcivescovo di
Mohilow latino, al quale inutilmente ten-
tò il nunzio Arezzo di moderarne 1' ec-
cessiva autorità ; come dell'innovazioni
operale dall'attuale imperatore in ambe-
due i collegi o concistori cattolici di Pie-
troburgo pei latini e ruteni, in Pietro-
burgo vi sono tre chiese cattoliche : la
i.a è magnifica e parrocchiale di s. Ca-
terina de'cappuccini, erotta dalla pietà dei
fedeli e col concorso di Caterina II, con-
sagrata dal nunzio Archetti nel 1782, ed
all' articolo Mohilow narrai come quel
prelato avea in essa dato il pallio all'arci-
vescovo Sieslrzencewicz: l'allocuzione che
pronunziò Archetti nella dedicazione di
della i.2 chiesa cattolica aperta pubbli-
camente in Pietroburgo, si legge in Ber-
castel, Sloria del cristianesimo voi. 35.
La 2.a chiesa fu fabbricata e aperta dal
conte Litta ambasciatore e bah dell'or-
dine gerosolimitano, del quale Paolo I
trasferì la residenza a Pietroburgo, come
riportai nel voi. XXIX, p. 263 e 271.
La 3.a chiesa l'edificò l'arcivescovo Sie-
strzeueewicz. Vi erano i gesuiti (cui Pio
VI avea conferito facoltà di amministra-
le la cresima in questa città ed in Mo-
sca), con collegio poi confiscato dal go-
PIE
verno; i francescani riformali, i cappuc-
cini ed i domenicani. L'arcivescovo di Mo-
hilow da ultimo vi teneva un proposto
con 5 vicari, il i.° con titolo di canoni-
co di Mohilow: nel I7q3 vi celebrò un
sinodo diocesano. Dipendono dallo stes-
so arcivescovo, nella provincia ecclesiasti-
ca di Pietroburgo, la città vescovile di Ri-
ga {y.)t e la città di Pievel capoluogo del
governo d' Estonia , ove hanno chiese i
russi ed i luterani. Avendo il regnante
Pio IX portale col mezzo del cardinal
Lambruschini a compimento le negozia-
zioni per gli affari de'cattolici in Russia,
incominciate da Gregorio XVI e appia-
nate da esso col suo memorabile abboc-
camento coll'imperatore Nicolò I, nella
convenzione conchiusa il 3 agosto 18^7,
che riporto a Polonia, con la quale fu-
rono regolati gli affari ecclesiastici di Po-
lonia e di Russia, venne stabilito: » Ar-
ticolo XXIII. L'arcivescovo metropolita-
no di Mohilow esercita sud' accademia
(il suddetto collegio o concistoro) eccle-
siastica di Pietroburgo la stessa autorità
che ciascun vescovo esercita sul suo se-
minario diocesano. Egli n'è il solo capo
e direttore supremo, il consiglio o la di-
rezione dell'accademia ha soltanto un ca-
rattere puramente consultivo. Articolo
XXIV. La scelta del rettore, dell' ispet-
tore e dei professori dell'accademia si fa-
rà dall'arcivescovo sul rapporto del con-
siglio accademico. Le disposizioni riferi-
te nell'articolo XXII della convenzione,
sono parimente da applicarsi a queste scel-
te. Articolo XXVII. Dopo la nuova circo-
scrizione delle diocesi l'arcivescovo stabili-
rà una volta per sempre col parere degli
ordinari il numero degli alunni che cia-
scuna diocesi potrà inviare all'accademia.
Articolo XXIX. Lorquaudo il regola-
mento dell'accademia ecclesiastica di Pie-
troburgo sarà slato modificato conforme
ai principii su cui si è convenuto negli ar-
ticoli precedenti, l'arcivescovo di Mohi-
low dirigerà un rapporto alla s. Sede sul-
1' accademia, uguale a quello fatto dal-
PIE
l'n rei vescovo di Varsavia Rhoromansky
in occasione del riordinamento dell' ac-
cademia ecclesiastica di questa città ".
Spero all'articolo Russia di potere avere
la consolazione religiosa di riportare al-
trettanto de'ruteni e la ripristinazionedel
suddetto loro collegio o accademia in
Pietroburgo. Quindi nel concistoro de'
3 luglio 1848 Pio IX dichiarò arcive-
scovo di Mohilow mg.T Casimiro Dino-
chowski di Kuzmicz diocesi di Minsk, già
da Gregorio XVI nel 1 84o fatto vesco-
vo di Millo in partibus e suffraganeo di
Vilna in Curlandia. Nello stesso conci-
storo Pio IX gli die in sulfraganeo e coa-
diutore con futura successione mg.r Igna-
zin Holowinski di Luceoria, vescovo di
Calisto in partibus, già canonico di Zy-
tomeritz cui fu concessa la ritenzione, ret-
tore del l'accademia cattolico-ecclesiastica
in Pietroburgo, il quale prelato risiedeva
nel palazzo arcivescovile, abitato in que-
sta capitale dal metropolitano di Molli-
low. Inoltre Pio IX colla bolla Vmver-
salis ecclesiaecura, emanata in detto gior-
no, oltre l'avere regolato la circoscrizio-
ne delle diocesi di rito latino nell'impe-
ro russo, ed a seconda della convenzio-
ne summentovata eresse la sede vesco-
vile di Cherson, Chersonen, la dichiarò
sulfraganea di Mohilow, e ne fece i.° ve-
scovo a'20 maggio i85o mg.7 Ferdinan-
do Elano Kahn domenicano della Ga-
lizia austriaca. Mg.1 Holowinski essendo
succeduto nella sede di Mohilow, n'ebbe
il pallio a' 5 settembre i85i.
PIEVANO. V. Parroco e Pieve.
PIEVE o PIEVANIA, Plebs. Chiesa
parrocchiale o arcipretale, che ha sotto
di sé chiese figliali o rurali, dette anco-
ra priorie e rettorie, e per lo più di ville
e castella. Piviere e Pivieri, plebaiialus,
dicesi il contenuto della giurisdizione del-
la pieve;e Pievano, plebanus ed arcipre-
te chiamasi il capo del piviere. V. Par-
rocchia e Parroco. Parrochi urbani so-
no quelli della città, parrochi rurali 0
forensi sono quelli del plebauato, subor-
P 1 E 4~
dinati al loro pievano o plebano. Pieva-
no dicesi tale perchè rettore della plebe,
giacché col vocabolo plebe, una volta si
designava l'unione de' fedeli posta sotto
la cura dei sacerdoti, nel qnal senso tal-
volta ancora troviamo le diocesi appel-
late pievi ; e Sisto III del 4^2 nell' epi-
grafe della basilica Liberiana s' intitolò
episcopus plebis Dei, come notai nel voi.
XII, p. 1 1 3, perchè pevplebs si disse tal-
volta tutto il popolo cristiano. Simili e-
pigrafi si resero anticamente comuni nel-
le chiese di Pioma. In unadelleduecap-
pelle del battisterio della Chiesadis. Gio~
vanni in Fonte, delle quali meglio parlai
a Laterano, sulla cappella del Battista
Papas. Ilario pose questa epigrafe: fida-
rus episcopus sanctae plebis Dei. Rinaldi
all'anno3 1 3, n.29, spiega il senso per cui s.
Agostino chiamò il lJi\pc\, padre della ple-
be cristiana. Si trova archiepiscopo ple-
bano, poiché nell'antichità la diocesi fu
sempre detta plebs del vescovo. La chiesa
Cattedrale si chiamò anche Plebium ca~
thedrae o Matrix da Matricolarvi). A.
Battisterio o Fonte battesimale (V.)ù\ss\
comeledecaniedi campagnasi chiamaro-
no matrici e plebanae pel gran concorso
della plebe e dei parrochi soggetti; impe-
rocché ogni plebanato è riguardato come
una congregazione ed un corpo di chiese e
di parrochi, di cui è capo l'arciprete ple-
bano,con preminenza nella propria chie-
sa e in quelle dei curati del plebanato. In-
oltre il pievano arciprete è quel parroco,
capo del plebanato, nella cui chiesa par-
rocchiale con fonte battesimale ,detto anti-
camente titolo battesimale, si portano a
battezzare anche quelli estranei alla par-
rocchia plebanale.il Giovenardi riporta le
preroga ti ve del le chiese pleba ne o a rcipre-
tali, dellepremineuzede'plebani arcipreti
e de'parroehidel plebanato. Anticamen-
te il pievano era dignità nelle chiese cat-
tedrali, il quale avea cura di amministra-
re i sagramenti e segnatamente il batte-
simo. 11 Chardon parlando delle chiese
battesimali e delle loro prerogative, ri-
48 P I E
ferisce die anticamente si chiamavano
Plebes, pievi, a cagione dell'affluenza del
popolo, che vi concorreva per soddisfare
ai doveri del cristianesimo; e che di là vie-
ne senza dubbio il nome di pievani, che
si dà ancora ai parrochi in alcuni paesi.
Si chiamavano anche Oracoli, orari/la
(lo slesso che Oratoria, perchè anche
T Oratorio, V ., pubblico a comodo del
popolo fu detto pieve, facendosi in quel-
li rurali o forensi quanto avea luogo nel-
le chiese parrocchiali ), come si vede nei
capitoli di Pipino re d'Italia ed altrove.
L'imperatore Carlo Magno, avendo ri-
guardo alla dignità delle chiese battesi-
mali, nel 798 fece una legge con cui proi-
bì di darle in benefizio a persone laiche.
Osserva il Nardi, De'parrochi, che le par-
rocchie rurali di campagna sorsero alla
line del III secolo, indi nel seguente si pro-
pagarono da per tutto. Ogni pieve do-
veva aver un diacono per battezzare in
assenza del prete o pievano parroco, detto
anche presby ter plehis, e più tardi presby-
ter parochialis e preshyter plebitanus.
Dopo il mille sorsero i parrochi figliali,
o rurali o forensi, che non aveano bat-
tisterio, con dipendenza dalla pieve. I par-
rochi figliali, benché abbiano il s. fonte
e sieno regolari^ devono nel sabbato san-
to intervenire alla rinnovazione del sa-
cro fonte nella pieve; dal pievano devo-
no ricevere l'acqua consagrala quei fi-
gliali che hanno il diritto di battezzare;
tutti i parrochi della pieve debbono ri-
cevere l'olio degl'infermi dal pievano;
ninna parrocchia nel sabbato santo può
suonar le campane prima della pieve; il
pievano ha il primo posto nelle funzioni
entro il plebanato; in qualche diocesi cia-
scun pievano conduce sotto di sé i figlia-
li, anzi precede i parrochi di città, come
dice il Nardi t.2, p. 544; mentre il Gio-
venardi riporta altri accessi de'curali nel-
la pieve arci pre tale. Il Muratori nelle dis-
sertazioni, nella -/\..3 tratta delle parroc-
chie e pievi, antiche chiese battesimali ;
imperocché istituiti i parrochi prima nel-
PIG
le citta e poi nelle ville, affinchè sempre
più crescendo il numero de'cristiani, più
facilmente questi sacri ministri provve-
dessero al loro bisogno, in progresso di
tempo battesimali furono appellate que-
ste chiese, perchè il diritto del battesimo
e di ministrarlo a'fedeli, una volta riser-
bato alla sola chiesa cattedrale della cit-
tà, fu comunicato anche alle chiese ru-
rali o forensi, acciocché la troppa distan-
za òe\ fonte sacro non riuscisse di trop-
po incomodo e danno ai fanciulli che si
aveano a battezzare. Quanto alle chiese
urbane, più tardi fu loro conceduta fa-
coltà di ministrare il battesimo, poiché
si trovava in ciascuna città una sola ba-
silica battesimale, quasi sempre vicina
alla cattedrale, a cui si doveano portare
i fanciulli della città per ricevervi il sa-
gro lavacro: questo antichissimo rito si
conservò in Pisa, Parma, Cremona, Fi-
renze, Bologna e in altre città, come ri-
marco a'ioro articoli. Il Col ucci nella Tre-
ia illustrata, parlando dell'origine delle
pievi, dice a p. 1 83, che dividendosi ogni
territorio dell'antiche colonie o munici-
pi in pagi, ed ogni pago in tanti vici o
castella con nomi particolari, abbracciata
poi dai popoli la religione cristiana, ai pa-
gi si sostituirono le pievi e furono per l'or-
dinario contraddistinte col nome di qual-
che santo, se col cristianesimo non si con-
faceva il primitivo nome del pago. Quin-
di a ciascuna pieve furono subordinate
molte parrocchie, nelle quali passarono
quelli che prima chiamavansi vici, pren-
dendo il nome anche di arcipreture. E
poiché ogni pago si stabiliva nel vico più
popoloso e più frequentato, e dove si a-
donavano i maestri del pago per cele-
brare le loro feste, gli spettacoli e altre
funzioni, così anche le pievi si costitui-
rono nel più frequentato luogo e nel vi-
co più popoloso. De'pagi parlai a Paga-
nesimo. Vedasi G. Paolo Giovenardi, Dei
plebanati delle diocesi, Cesena 177^.
PIGI J INI Sebasti Am,Cardinale. Nac-
que in Arcete sotto Scandiano diocesi di
PIG
ReggiodiModenaepoineassunselostenr
ma. Applicatosi con successo alio studio
delle leggi, ottenne un canonicato nella
metropolitana di Capua,indi eletto udi-
tore di rota e spedito da Paolo III nun-
zio a Vienna, nel 1 546 lo fece vescovo
d'Alife e nel i548 di Ferentino. Giulio
111 nel i55o lo nominò alla chiesa di Si-
ponto, lo rispedì all' imperatore, di cui
■vuoisi che ne fosse consigliere; quindi con
suo grande onore e come d'iucompara-
bile valore e soavi costumi, lo inviò nun-
zio al concilio di Trento, perchè col car-
dinal Crescenzi legalo lo presiedesse. Nel
breve di sua missione Giulio III lo chia-
mò uomo di pietà, dottrina e sperienza
insigne e chiaro, protestando mandarlo
all'augusta assemblea co'suoi compagni,
quale angelo di pace. In compenso dei
suoi meriti a'20 dicembre 1 55 1 lo creò
cardinale prete di s. Calisto, colla soprin-
tendenza a tutti i tribunali di Roma, co-
me vicario del Papa, e nel i553 venne
trasferito a Adria. Il Riganti afferma che
fu datario, ma il Cardellane dubita. Mo-
ri nel 1 553, d'anni 54,e fu sepolto in s.
Maria del Popolo con elegante iscrizione,
postavi dal fratello Stefano.
PIGNATTELLI Famiglia. Ebbe ori-
gine dai longobardi, secondo gli storici di
Napoli, in cui si stabilì, ed ove Lucio Pi-
gnatlelli nel i 102 e Giovanni Pignattel-
li nel 1 190 furono contestabili di quel
regno, grado onorifico della primaria no-
biltà. Avendo il re di Sicilia lìuggiero II
dichiarata la guerra a Emmanuele Co-
mneno imperatore de'greci, un suo capi-
tano chiamato Landolfo assaltò il palaz-
zo imperiale di Costantinopoli, e in se-
gno del suo coraggio tolse dalla cucina
tre pignatte d' argento e le portò al suo
sovrano, il quale in ricompensa gli diede
quelle pignatte per arma e per cognome.
Sulla famiglia Pignattelli e suoi uomini
illustri, fioriti nelle dignità ecclesiastiche
e civili, uelle armi e nelle scienze, si pos-
sono leggere : Campanile, Dell'armi ov-
vero insegne de' nobili, p. 1 5o. De Lellis,
vol. lui.
PIG 4g
Discorsi delle famiglie nobili di Napoli,
par. 2, p. 88 a 169. Ronanni, Numism.
Pontifìcum,i.i,\t. 83 1. Summonte, Sto-
ria del regno di Napoli. Mugnoz , Sto-
ria de vescovi siciliani j e Gcncalogies hist.
des rois etc.conlenanlles maisons souve-
raines d' Italie avec les familles Papales
depnis iSoatis, p. 666. In quattro prin-
cipali rami fu diviso il tronco di questa
nobilissima famiglia. i.°De'signori d'Or-
ta e Turrita, poscia marchesi di Casal-
nuovo, duchi d'Alife e principi di Stron-
goli. Stefano Pignattelli fu il i.° signore
d'Orla pel matrimonio con Francesca del
Giudice. Cesare loro figlio comperò Tur-
rita da Ferdinando I re di Napoli, e Lo-
dovico bisnipote di questo fu marchese
diCasalnovo; ma questo marchesato pas-
sò ne'duchi di Palma, pel maritaggio di
Maria, nipote di Lodovico, con Nicolò di
Rologna duca di Palma. i.° De'marche-
si di Spinazzola e principi di Minervino,
capo del quale ramo fu Marzio Pignat-
telli i.° marchese. Francesco Pignattelli
4-° marchese di Spinazzola, avendo com-
prato Minervino, neottenne dal redi Spa-
gna il titolo di principe, ma nel figliuo-
lo suo ultimo Antonio, che fu cardinale
e Papa Innocenzo XII (prestò estin-
to questo ramo, essendo a lui premorto
suo fratello maggiore Marzio 5.° marche-
se di Spinazzola e 2. ° principe di Miner-
vino, al quale, sposato a Costanza di Gue-
vara figlia del duca di Bovino , era an-
cora premorto Francesco loro unico fi-
glio. 3.° De' marchesi di Cerchiari, fat-
to per Fabrizio Pignattelli, il quale nel
i556 da Filippo II re di Spagna otten-
ne il titolo di marchese di Cerchiali. Fa-
brizio suo nipote e figlio di Giulio fu di-
chiarato principe di Noia per Filippo IH
nel 1600. Fabrizio nipote di questo e fi-
glio di un altro Giulio, per la moglie Gi-
rolauia Pignattelli fu duca di Monteleo-
ne e conte di Borello. Ettore suo figlio
sposò Giovanna, erede di Iacopo Taglia-
va di Aragona duca di Terra Nuova e
marchese del Vaglio nella Sicilia, che pe-
4
H, P I G
jò aggiunsequesti titoli aHa sua casa. Fa-
brizio loro figlio, morto iu Catalogna nel
fGrr per le guerre contro i francesi, la-
sciò Giovanna, che impalmata a suo zio
Nicolò, dell'altro ramo Pignattelli ducili
di s. Mauro e principi di Monte Corvi-
no, vi trasferì la ricchissima eredità la-
sciatale da suo padre. 4°De'ducbi di Bel-
risguardo, cominciato da Iacopo fratello
di Giulio principe di Noia, il quale acqui-
stò questo ducato per averne sposata l'e-
rede Florenzia Vaez. Vi sono anche altri
rami Pignattelli descritti ne'citati storici.
11 gran Pontefice Innocenzo XII, che re-
gnò dal 1 6g i al 1 700 gloriosamente, non
solo abolì il Nepotismo (F.),ma non la-
sciò accostarsi a Roma i suoi parenti, in
luogo de'quali adottò i poveri che sole-
va chiamar nipoti. La famiglia Pignattel-
li die al sacro collegio i seguenti 4 cai'"
dinali, tranne Stefano, oltre il vivente
Ferdinando Maria Pignattelli, da Gre-
gorio XVI creato cardinale e arcivesco-
vo di Palermo [P.). Ad essa appartiene
ancora il ven. p. Pignattelli gesuita, la
di cui causa è introdotta per la beatifi-
cazione.
PIGNATTELLI Stefano, Cardinale.
Perugino di Piegato , nacque da un la-
vorante di vasi di terra. Fino da fanciul-
lo fu chiamato a Roma dallo zio vasaio
facoltoso, coll'aiuto del quale fatti con suc-
cesso i primi sludi, fu rimandato in pa-
tria per applicare alle leggi. In Perugia
coltivò l'amicizia d'alcuni nobili romani,
che si applicavano alla giurisprudenza,
tra' quali Scipione CafFarelli nipote del
cardinal Borghese, di cui si guadagnò il
favore e la protezione, leale e intima a-
micizia. Elevato Borghese al papato col
nome di Paolo V , creò il nipote cardi-
nale, e questi ricordevole dell'affetto di
Stefano l'invitò a Roma e l'ammise nel-
la propria corte, dove si acquistò tale a-
scendente sulcardinale, che questo in tut-
to si regolò co'suoi consigli. Tanto bastò
perchè I' invidia e gelosia de' cortigiani
lanciasse contro di lui maligne e veleno-
PIG
se calunnie, e provocarono cardinali e
ambasciatori per rappresentare al Papa
essere Stefano pieno di detestabili vizi, e
per l'onore del nipote doversi onnina-
mente allontanare. Paolo V cadde nel-
l'inganno e lo fece sloggiare dalla casa del
cardinal Scipione. Questi però conoscen-
done l'innocenza, raddoppiò il suo amo-
re per l'oppresso, anzi soggiacque a gra-
ve malinconia per la sua disgrazia, e gli
produsse lunga e pericolosa malattia. Ri-
chiamò Stefano, che si die a servirlo al
letto con tanta diligenza e premura, che
ne restò commosso lo stesso Paolo V, che
di sovente visitava il nipote, onde a poco
a poco depose l'avversione concepita con-
tro di lui, mentre nel cardinale si aumen-
tò l'affezione. Riacquistata la sanità, fece
assumere a Stefano l'ahito clericale e con
tutto impegno gli ottenne pingue bene-
fiz'iOj indi la prelatura e la commissione
di rilevanti affari , che discutendoli col
Pontefice _, a questi divenne più caro di
quello che lo era al nipote. Con pena e
rabbia videro gli emuli di Stefano eh' e-
gli correva a gran passi al cardinalato,
per cui tornarono per alcuni più auto-
revoli cardinali e per qualche ambascia-
tore a ricorrere a Paolo V sui molti delit-
ti che gratuitamente imputavano a Ste-
fano. Allora il cardinal Scipione volle che
solennemente si riconoscesse l'innocenza
del suo favorito, ne giustificò valorosa-
mente la condotta , e contro la bassa e
infame maldicenza provò la probità, la
morigeratezza de'costumi e le altre qua-
lità che fregiavano Stefano. A questo si
unì la testimonianza di vari cardinali ri-
putatissiini, che dopo rigorosa inquisi-
zione sulla condotta di Stefano, dichia-
rarono false le accuse, mentre altri car-
dinali e ambasciatori fecero altrettanto
con Paolo V. 11 Papa, trar quillatoil suo
animo dai concepiti sospetti, non curan-
do l'ostinazione de'neinici di Stefano, volle
premiare il perseguitato con crearlo car-
dinale prete di s. Maria in Via agli 1 1
gennaio 1621, 17 giorni prima di sua
IMG
inni te, onde subito entrò nel conclave per
l'elezione di Gregorio XV. A fronte che
«lasse preclari argomenti di gravità e mo-
strasse gran pratica intorno alle cause fo-
rensi e civili, vedendosi poco grato al nuo-
vo Papa, si ritirò a Morlupo, feudo dei
Borghese. Morto Gregorio XV nel 1623,
ritornò in Roma e si mostrò impegnato
per l'esaltazione di Urbano Vili, alla qua-
le molto contribuì, ed ebbe luogo a'6 a-
j^osto. Ne avrebbe senza dubbio goduto
J.i grazia e il favore; se non che avendo
sofferto nella salute in conclave, torna-
to in Morlupo, ivi colto da febbre acuta,
ne mori poco dopo, cioè a' 1 3 agosto, d'an-
ni 4^>- Trasportato il cadavere in Roma,
fu sepolto ins. Maria sopra Minerva senza
funebre memoria. L'A lessi, scrittore pe-
rugino, fece grandi elogi di questo cardi-
nale, che tanto fu bersaglio de' capricci
della fortuna, dicendolo d'alti spiriti, di
gran coraggio, d' incredibile costanza e
nato fatto per trattare e condurre al bra-
mato fine qualunque scabroso affare.
PIGNATTELLI Antonio, Cardinale.
V . Innocenzo XII Papa.
PIGNATTELLI Francesco, Cardina-
le. De'dnchi .li Montelcone, congiunto o
nipote d'In locenzo XII, mostrando sino
dall' adolescenza inclinazione alla pietà,
di i3 anni in Napoli si fece teatino, indi
in Roma ed in Madrid spiegò ai suoi cor-
religiosi le filosofiche e teologiche facol-
tà. Per la specchiata sua virtù nel iG83
fu nominato da Carlo li re di Spagna al-
l'arcivescovato di Taranto, dove indefes-
samente intento al vantaggio spirituale
di quella chiesa, chiamò uomini dotti e
santi a parte di sua sollecitudine episco-
pale, ed in loro compagnia ne visitò la
diocesi più volte. Profuso co'po veri, libe-
rale verso i sacri templi e amante dell'o-
spitalità, si applicò ad accrescere anche
il materiale di sua chiesa, da lui resti-
tuita all'antico lustro e splendore: am-
pliò il palazzo degli arcivescovi, aggiun-
gendovi nuovi edilìzi, e risarcì pressoché
dai fondamenti il seminario, in cui si stu-
PIG " St
dio promuovere le scienze e i buoni co-
stumi. Fondò una sontuosa cappella al-
la Beata Vergine nella metropolitana e
la fornì di sacri arredi e preziose suppel-
lettili; né minor sollecitudine mostrò per
l'immunità ecclesiastica, per la cui difesa
fece considerabili spese. Innocenzo XI F
nel 1700 lochiamo in Roma e spedì nun-
zio in Polonia, dove singolarmente per
suo mezzo rimase estinto lo scisma de'ru-
teni, che ritornali al seno della chiesa ro-
mana, in loro vantaggio e sotto gli au-
spicò di Clemente XI prese cura di fon-
dare un seminario in Leopoli, dove istrui-
ta la gioventù uella vera credenza, potes-
sero i ruteni mantenersi nella comunione
cattolica. Finalmente Clemente XI, pie-
no di stima per lui, nel 1702 lo promosse
all'arcivescovato di Napoli, e a' 1 7 dicem-
bre 1703 lo creò cardinale prete. II Pa-
pa gli spedì la berretta cardinalizia pel
proprio nipote Annibale Albani, che nel
1 704 l'incontrò a Loreto. Venuto in Ro-
ma, ricevè il cappello rosso e per titolo
la chiesa de'ss. Marcellino e Pietro: ivi
si trattenne circa 4 anni, applicato in af-
fari gravissimi riguardanti la Chiesa u-
ni versale. Portatosi a Napoli governò san*
la mente la diocesi e vi celebrò il sinodo
che rese pubblico colle stampe : ampliò
il seminario, fondò un monastero per le
femmine penitenti, ed un collegio pei no-
velli convertili al cattolicismo,oltre una
magnifica e sontuosa cappella in onore
della Concezione in ss. Apostoli, predi-
cando sovente non meno al clero che al
popolo. Nel 1725 divenne vescovo di Por-
to, e dopo essere intervenuto a 3 concla-
vi, morì in Napoli nel 1734, d'anni 83,
e fu sepolto in delta cappella, e secondo
il Guarnacci era giunto al decanaio del
sacro collegio.
PIGNATTELLI Francesco Maria,
Cardina /e.Nobi le napoletano,nacque nel-
la città di Rosarno, tèudo di sua casa, in
Calabria, a' 19 febbraio 1 744-- Portatosi
in Pioma, nel 1758 entrò convittore nel
collegio dementino, indi fu ammesso in
52 PIG
prelatura e fatto vice-legato di Ferrara,
ponente di consulta, finché Pio VI nel
1780 lo fece maestro di camera, per cui
nel 1 79 1 incontrò a Viterbo il re e la re-
gina di Napoli, ed a'2 1 febbraio 1 794 lo
creò cardinale prete di s. Maria del Po-
polo, donde passò a s. Maria in Traste-
vere. Pel credito che si era acquistalo in
Ferrara, il Papa poco dopo lo dichiarò
legato. Quando Napoleone passò in Bo-
logna chiamò a sé il cardinale e lo dichia-
rò prigioniero di guerra, indi lo rilasciò,
per cui il cardinale si portò a Napoli :
tultavolta avendolo nuovamente preteso,
coll'intimazione di recarsi a Milano, Pio
VI pel bene della pace lo indusse a recar-
visi ; se non che avuto cattivo esito le ne-
goziazioni di Firenze, impedì che lo ef-
fettuasse, il tutto narrando il Baldassari,
Relazione de' patimenti di Pio VI, t. j,
p. 1 33 e seg. Nel conclave di Venezia si
portò per l'elezione di Pio \ II, che lo
fece prefetto della disciplina regolare, e
visitatore apostolico dell'ospedale del ss.
Salvatore, del collegio Capranica e pro-
tettore del medesimo, non che visitatore
e protettore della chiesa e spedale di s.
Maria di Loreto de'Fornari, e delle Con-
vertite di s. Maria Egiziaca di Viterbo.
Nella biografìa di Pio VII narro come
lo fece depositario della sua rinunzia al
pontificato, nel caso che i francesi gli a-
vessero fatta violenza, quando si recò a
coronare Napoleone. Nuove vicende dis-
piacevoli patì nella seconda invasione
dello stato pontificio. Nel 1809 fu obbli-
gato recarsi a Parigi, ma per non ave-
re assistito al secondo matrimonio del-
l' imperatore , fu esiliato a Rhétel : nel
18 1 4- ritornato in Roma, vi morì a' 4
agosto 1 8 1 5, d'anni 72. Ai funerali ce-
lebrati in s. Maria in Vallicella, col sa-
cro collegio intervenne Pio VII, e cantò
la solenne messa il cardinal Gallefii; indi
il cadavere fu trasferito al suo titolo e
tumulato. Le sue morali virtù e special-
mente la sua fermezza e costanza, Io zelo,
l'attività e la prudenza con cui disirnpe-
PII
gnò tali gravi e difficili incarichi, lo re»
sero accetto a Dio , caro agli uomini ed
utile all'umana società.
PIGNATTELLI Domenico, Cardina-
le. Di Belmonte, nacque nobilmente a Na-
poli a' 19 novembre 1730. Inclinato al-
la vita religiosa , ben presto entrò nella
congiegazionede'chierici regolari teatini,
dove essendosi distinto negli studi ed in
vari gradi, meritò che Pio VI li 2 5 feb-
braio 1782 lo facesse vescovo di Caser-
ta. Pio VII nel concistoro de' 29 marzo
1802 lo trasferì all'arcivescovato di Pa-
lermo, ed in quello de' 9 agosto lo creò
cardinale dell'ordine de'preti. Gliene die
la notizia col berrettino rosso pel cadetto
delle guardie nobili d. Pompeo de'princi-
pi Gabrielli, e nominò ablegato aposto-
lico per la tradizione della berretta car-
dinalizia mg.1' Caracciolo cameriere se-
greto. Non essendosi recato in Pioma, non
ricevette né cappello, né titolo, né l'anel-
lo cardinalizio. Colpito da fiero attacco
di podagra che degenerò in cancrena, mo-
rì in Palermo a'5 febbraio i8o3, d'anni
73, e circa 6 mesi di cardinalato. I fu-
nerali si celebrarono in quella chiesa dei
teatini ed ivi restò sepolto. Le sue virtù,
il suo zelo e le belle qualità che lo di-
stinguevano , ne fecero compiangere la
perdita.
PII CAVALIERI, ordine equestre e
collegio di vacabili. Avendo Pio IV tro-
vato l'erario pontificio aggravato di mol-
ti debiti e quasi del tutto esausto, per non
imporre ai sudditi nuovi pesi e gabelle,
ad imitazione de'suoi predecessori e col
consenso de' cardinali, nel marzo i559
con la bolla Pii Palris Altissimi (manca,
come l'altra che citerò, nel Bull. Rom.
del Mainardi) eresse il collegio di 375 ca-
valieri vacabilisti, che chiamò Pii parte-
cipanti. Quindi a' 1 3 settembre 1 56o,con
la bolla Cum nos, aggiunse al collegio al-
tri 160 cavalieri. A tutti assegnò l'an-
nua pensione di 34,5oo scudi (poi aumen-
tata a scudi 73,000, secondo Giustinia-
ni), come meglio dissi nel voi. Vii, p. 1 85,
PII
in retribuzione e ricompensa dei 267,000
scudi d' oro dai medesimi cavalieri offer-
ti al Pontefice, per sollevare lo stato ec-
clesiastico e provvedere agli urgenti bi-
sogni. Jl Giustiniani pretende che il col-
legio coìla detta ampliazione si compo-
nesse di 1 535 cavalieri, e che loro fosse
accresciuta la rendita di 104,000 scudi,
oltre l'altra da lui riportata. Pio IV li di-
chiarò uftìziali della cancelleria apostoli-
ca, nella quale si radunavano, commen-
sali, scrittori , camerieri e famigliari del
Papa; nobili anche nella loro discenden-
za, con titolo di conti del sacro palazzo
Laleranetise ( titolo che secondo Angeli
vuol dire custode del principe e suo con-
tinuo seguace e compagno), con facoltà
di delegare giudici in gius canonico e ci-
vile e notati ; di legittimare i figli spuri
e promuoverli agli onori, derogando al-
le leggi s'i apostoliche, che imperiali. Inol-
tre decretò che tutti i cavalieri pii, quan-
to ai chierici, s'intendessero ipsojure no-
tari apostolici , quanto ai laici cavalieri
della milizia aurata dello speron d' oro
(il Giustiniani chiama vacillante 1' opi-
nione del Menenio e di Michieli, che at-
tribuirono a Pio IV la riforma di tale no-
bilissimo ordine ), qualifica che restereb-
be loro, come di conti Lateranensi, an-
corché terminassero di essere partecipan-
ti alla quota della pensione. Abilitò i ca-
valieri pii, benché coniugali, a consegui-
re più benefìzi ed uffizi di ducali i5o
d'oro di camera per cadauno, né fossero
tenuti pagare alcuna componenda perle
pensioni e benefìzi loro assegnati, anzi che
gli oflizi de' cavalieri fossero compatibili
con ogni altro. Coucesse pure al collegio
la precedenza sopra ogni milizia (Auge-
li aggiunge, in Roma e ovunque, ai ca-
valieri di Malta e di Cracovia), e che iu
mancanza d'alcun principe o ambascia-
tore, un cavaliere sottentrasse a sostener
l'asta del baldacchino, sotto il quale in-
cede il Papa. Finalmente dichiarò che i
cavalieri dopo due anni potevano confe-
rire pensioni, di cui potessero disporre, di
PII 53
ducali i5o liberamente ; che potessero
testare di beni ecclesiastici da loro acqui-
stali sino alla somma di ducati 1000; li
fece immuni ed esenti dagli ordinari, sot-
toponendoli immediatamenle alla s. Se-
de. Pio IV impose l'obbligo ai cavalieri
pii di stare a disposizione del Papa per la
spedizione della crociata contro gl'infedeli
o d'intervenire ai concilii generali senza
stipendio. Per insegna poi de' cavalieri il
Pontefice stabilì una medaglia d'oro pen-
dente dal petto, con l'immagine di s. Am-
brogio (patrouo di Milano patria del Pa-
pa) e dall'altra ilsuostemma decoratodel
triregno e delle chiavi o quello del Pontefi-
ce prò tempore.A\ Giustiniani, Historie
dell' ori g. degli ordini equestri p. 34o, ri-
porta la medaglia e descrive l'istituzione,
affermando che il suo lustro finì colla vita
del fondatore, benché il collegio nel 1 56o
avesse stampato i suoi statuti. Il p. Bo-
nanni, Catalogo degli ordini equestri, p.
96, ne riprodusse la decorazione e la fi-
gura, sebbene i cavalieri non avessero a-
bito particolare, notando che tutti gli ec-
cessivi privilegi e prerogative furono an-
nullati dagl'immediati successori di Pio
IV, cioè s. Pio V del i56G e Gregorio
XIII del i5y2 , restando uffìziali vaca-
bilisti della cancelleria e cavalieri pii. Nel
pontificato di Sisto V, che ampliò e ri-
formò i vacabili, i cavalieri pii erano 671,
e quelli che conferiva a suo vantaggio il
cardinal vice-cancelliere 20, quale nomi-
na abolì nel 1679 Innocenzo XI. IN'el se-
colo decorso ridotti a poco numero, que-
sti cavalieri vacabilisti (che con torcia do-
veano intervenire alla processione del
Corpus Domini ) restarono col collegio
soppressi. Nel 1847 '' regnante Pio IX
ripristinò sotto altre forme questo ordine
col nome di Piano (P.).
PII LUOGHI. V. Oblazione, Legati
pii, Compagnie, Ospizio, Ospedale, Mon-
ti di pietà, Conservatorio, Doti, Con-
gregazioni, Luoghi pii, e tulli gli artico-
li relativi a benefiche e pie istituzioni.
PII OPERAI. Congregazione e comu-
54 P 1 1
nità regolare di sacerdoti. Il ven. p. Car-
lo Caraffe, nato in Napoli nel 1 56 1 dalla
nobilissima famiglia de'duchi d'Andriu,
ni eia di 16 anni entrò nella compagnia
di Gesù ; ma perchè dopo 5 anni con-
trasse una pericolosa malattia, come pro-
strato di forze, chiese ed ottenne di uscir-
ne. Ritenne per qualche tempo nella ca-
sa paterna l'abito clericale, ma ripristi-
natosi in forza si dedicò all'esercizio del-
le armi, nel quale dopo iter esercitate
molte virtù cristiane, trasportato dal bol-
lore dell'età e dai cattivi esempi, si ab-
bandonò a vita disonesta. Iddio presto
gli fece conoscere i suoi errori in modo
straordinario, onde lasciala la milizia, per
soddisfare alla divina giustizia decise di
applicarsi a vita austera e penitente. Si
recise da sé i capelli e la barba, si portò
al collegio de' gesuiti per comunicare la
stia risoluzione al religioso che prese per
confessore. Cominciò pertanto ad afflig-
gere il corpo con rigorosi digiuni e con
sanguinose flagellazioni, con dormire sul-
la nuda terra e con passare la maggior
parte delle ore in esercizi di pietà ed in
sante meditazioni. Risoluto di abbraccia-
re lo stato ecclesiastico per consagrarsi
tutto al servigio di Dio e de'prossimi, in
età di 34 anni si applicò allo studio di
filosofia e teologia , ed avendo ricevuti
tutti gli ordini sacri in tre giorni festivi
di seguito, per breve di Clemente Vili,
celebrò la l* messa nel dì della Circon-
cisione 1G00. Vestitosi allora di panni vi-
li e grossolani e contento d'un solo ser-
vo, raddoppiò le sue penitenze, cingen-
dosi d'aspri cilizi e di catene di ferro sot-
to la camicia di lana; in breve ridusse in
tale stato il suo corpo, che sembrava uno
scheletro animato. Mosso dalla carità ver-
so i poveri e bisognosi, lasciò la propria
casa e andò ad abitare vicinoallo speda-
le degl'incurabili di Napoli, per essere
più pronto a sollevare gl'inferni inelle loro
necessità, ed assisterli particolarmente nel
punto della morte. Si occupava giorno
e notte in queste opere di misericordia
PI I
con tanto Ter vote e carità, che molte per-
sone dabbene s' indussero ad imitarlo,
ond'egli istituì di queste nello stesso spe-
dale una congregazione sotto il titolo di
S.Francesco, obbligando*! confrali a man-
tenere 1 2 letti a proprie spese. Stenden-
dosi il suo zelo ad ogni sorta di persone,
andava per le pubbliche piazze di Napo-
li istruendo il popolo nelle verità eter-
ue, nel modo di ben confessarsi e di star
lontano dal peccato. Mentre egli si eser-
citava in queste ed in altre molte opere
di carità, due sacerdoti suoi conoscenti,
desiderosi di formare con lui una santa
società, lo invitarono all'oratorio del s.
Sepolcro fuori di Napoli, dove si aduna-
vano sovente in orazione.
Benché il servo di Dio si sentisse in-
clinato a non abbandonare i poveri., ac-
cettò nondimeno l'invilo, ed essendo ivi
un eremo a pie della montagna , in cui
erano due camere incavate nel masso con
cappella, egli vi si ritirò nella risoluzio-
ne di proseguirvi le sue penitenze e di non
uscirne, se non per procurare la salute
dell'anime. Si portava perciò la mattina
alla ci Uà e nel quartiere delle meretrici
faceva le sue missioni, esortandole a la-
sciare la loro vita infame; onde avvenne
che molte computile dall'efficacia de'suoi
discorsi e mosse dalla divina grazia, si re-
cavano al suo eremo per confessarsi e far-
si insegnarci' sentiero della salute. Giun-
se a tanto il numero di queste converti-
te, che oltre le molte da lui congiunte in
matrimonio, riempì di esse 4 monasteri
e procurò loro onesto sostentamento. Al-
tre volte usciva dalla solitudine e anda-
va ne' villaggi ad annunziare la divina pa-
rola ai poveri contadini, molti de' quali
dalla via dell'iniquità ritornarono a Dio
con sincera conversione. L'arcivescovo di
Napoli ammirando i copiosi frutti che il
pio sacerdote produceva nella vigna del
Signore, gli Ordinò di abbandonare 1' e-
remo e di portarsi ad abitare in una ca-
sa contigua alla chiesa di s. Maria di tut-
ti i beni, ch'era nella città. I molti ec-
Vìi
clesiastici, che viveano sotto la sua dire-
zione , si unirono a lui per aiutarlo nel
ministero apostolico, ed alcuni abbando-
nando le proprie case per vivere iu sua
compagnia e soggetti a lui, si fecero suoi
discepoli. Parve ciò al servo di Dio una
occasione opportuna per meglio intra-
prendere le missioni, onde ottenne licen-
za dall'arcivescovo di vivere in comu-
ne con quelli che avessero voluto farsi
suoi discepoli, e di ricevere sotto la sua
direzione i sacerdoti ed i laici, che gli si
fossero presentati, quantunque non pen-
sasse egli allora di fondare una congrega-
zione. Accomodata la detta chiesa, l'apri
nella 3.a domenica di Pasqua 1 60 1, in-
di cominciò con 8 sacerdoti suoi disce-
poli a procurare la salute de'prossimi, con
tanto zelo e profitto, che oltre il gran nu-
mero di peccatori da lui convertiti , fu
obbligato a fondare due altri monasteri,
per collocarvi le molte meretrici, che al-
le sue prediche ed esortazioni risolveva-
no di far penitenza della vita passata. In
seguito pensò d'istituire una congregazio-
ne, il cui principale scopo fosse di far le
missioni in città e nelle campagne: comu-
nicò il pensiero ai compagni che l'appro-
varono. Ottenuta la permissione dall'ar-
civescovo, si portò a Roma per averne la
conferma da Clemente Vili. Il Papa l'e-
sortò a non desistere dall' impresa, e gli
comandò di stendere le regole pel nuovo
istituto : lo fece con molta accuratezza, e
tornato a Ptoma per farle approvare, tro-
vò Clemente Vili di sentimento diverso,
per le false rappresentanze d'alcuni ma-
levoli. Il servo di Dio ricevè la negativa
come in pena de'suoi peccati, e restitui-
tosi a Napoli duplicò le orazioni e le au-
sterità, uniformandosi interamente al vo-
lere divino, che volle provare la sua co-
stanza e fedeltà con altra mortificazione.
Iddio permise che fosse costretto ad ab-
bandonar la chiesa di s. Maria e che molti
insorgessero con calunnie contro la sua
nascente congregazione per cui la mag-
gior parte de'discepoli si allontanarono.
P 1 1 55
Per siffatte contrarietà non si avvilì, an-
zi con (jueste prove la di lui virtù diven-
ne più perfetta. Prese quindi casa a pi-
gione presso il conservatorio , detto lo
Splendore delle vergini, di cui era diret-
tore^ quivi con tre compagni eh'eraugli
restati, proseguì i suoi esercizi con pie-
na rassegnazione e fiducia in Dio, che pre-
sto lo consolò nell'accrescimento di sua
comunità, nella qualedomandarono l'am-
missione molte persone d'un merito sin-
golare. Sempre sollecito di procurare la
salute de'prossimi, il ven. Carlo fondò al-
tro monastero perle zitelle, che per la po-
vertà erano esposte al male , si applicò
alla conversione degl'infedeli, che schia-
vi si trovavano allora in Napoli, all'istru-
zione de'catecumenijde'quali fu fatto su-
periore, ed al governo del seminario, di
cui procurò la riforma, dandogli nuove
regole ripiene di carità e di sapienza. Per
istabilire poi la sua congregazione vol-
le che la prima sua casa fosse situata in
luogo solitario, acciocché servisse di ri-
tiro ai missionari, onde la fece fabbrica-
re un miglio lunge da Napoli, in mezzo
alla montagna, ed altra ne fece edificare
in amena solitudine, detta la Madonna
di Monte Decoro, nella diocesi di Caser-
ta. Ne fondò ancora due altre nella città
di Napoli e quindi si portò in Roma per
ottenere l'approvazione del suo istituto e
delle regole da Paolo V, il quale ne com-
mise l'esame alla congregazione de' vesco-
vi e regolari. Morto questo Papa, il suc-
cessore Gregorio XV nel 1 62 1, col breve
Ex quo divina Majestas, de' 2 1 aprile,
approvò l'istituzione. Il fondatore vole-
va intitolarla della Dottrina cristiana ,ma
i cardinali deputati all'esame delle rego-
le, osservando le molte opere di pietà in
cui s'impiegavano i preti della congre-
gazione, la chiamarono de' Pii Operai.
Ottenuto ilp. Carlo in Roma quanto bra-
mava, ritornò consolato in Napoli, e per
fuggire gli onori si ritirò nella casa di Mon-
te Decoro, in cui passò il rimanente dei
suoi giorni iu continue mortificazioni e
56 PII
nell'esercizio indefesso delle più eroiche
■virtù, favorito da Dio con estasi e con do-
ni di profezia e di miracoli. Oppresso in
fine dalle molte fatiche, sostenute per la
gloria di Dio e per la salute de'prossimi^e
dal rigore delle penitenze, cadde malato
e fu portalo nella sua casa di s. Giorgio
Maggiore in Napoli, ove dopo aver sof-
fèrto con invitta pazienza mali eccessivi
per quasi due mesi, volò al cielo agli 8
seìlemhre 1 633, d'anni 72. Moltissimo
popolo concorse a venerarne il cadavere,
illustrato da Dio con vari prodigi, quali
operali eziandio ne' tempi successivi, se
ne spera la beatificazione pei processi fat-
ti. Ne pubblicarono la vita il p. d. Pie-
tro Gi solfo della stessa congregazione, ed
il celeb re vescovo Sarnelli, nel 3.° tomo
del suo Specchio del clero secolare, Na-
poli 1679.
Dopo la morte del ven. fondatore, la
congregazione fu altresì confermata da
Urbano Vili col breve Mililanlis Eccle-
siete, de' 9 novembre 1 634- Quindi dal
capitolo Vaticano ottenne in Roma la
Chiesa di s. Dalbina (J7.), e ne prese
possesso il giorno della ss. Trinità del
1689, restaurandone il contiguo con-
vento e la chiesa, con gran vantaggio
deJpropinqi.i abitanti. Clemente XI vo-
lendo trasferire i pii operai in luogo più
centrale, nel 1 704 concesse loro la chiesa
parrocchiale di s. Lorenzo a' Monti pres-
so Macel de' Corvi, nel sito detto già in
Olivo argentario , ora del Consertalo-
rio di s. Eufemia, al quale articolo la de-
scrissi. Lo stesso Clemente XI per mag-
gior comodo delle loro missioni, a' 5
inaggio 1707 col breve SoIliciludo,cìie
si legge nel Bull. Rom. t. io, par. i.a, p.
1 68' ad essi concesse il privilegio di poter
celebrare la messa un'ora prima dell'au-
rorae un'ora dopo mezzo giorno; ed a'9
gennaio 1 7 1 o, col breve rastoralis offi-
(li, loco citato p. 180, facoltizzò i pii o-
perai a sentire le confessioni de' loro
compagni in qualunque diocesi, ove non
fossero approvati, in fine Clemente XI,
PII
al modo detto all'articolo Neofito, tras-
ferì da s. Lorenzo alla casa e chiesa di
s. Maria de'Monti, che ivi pure descrissi,
i pii operai, affidando loro l'amministra-
zione del collegio de' neofiti e pia casa
de' catecumeni, non che la cura, distru-
zione ed educazione de'neofili (che però
tralasciarono prima della deportazione
di Pio VII), in un alla chiesa e casa dei
catecumeni. La congregazione è proprie-
taria in Pioma della casa e chiesa di s.
Giuseppe alla Lungara nel rione Tras-
tevere, residenza del p. procuratore ge-
nerale. La chiesa venne fabbricata nel
1732 sotto Clemente XI I, col disegno di
Giuseppe Lodovico Iiusconi Sassi, con-
tribuendo a gran parte della spesa mg.1
Carlo Majella napoletano, segretario dei
brevi a' principi e canonico vaticano. Il
quadro dell'altare maggiore è di Filippo
Frigiotti, quel io da un lato colla sacra
Famiglia è di Girolamo Pesci, l'altro in-
contro è di Nicola Ricciolini. Nel 1730
nella detta casa de' pii operai ai Monti
ebbe principio in Roma l'accademia di
liturgia, di cui si rese benemerito Bene-
detto XIV con istituirla più decorosa-
mente, come narrai nel voi. XXXlX,p.
5j. L'accademia per le vicende de' tem-
pi venendo sospesa, sotto Gregorio XVI
fu riattivata nella casa della Missione
(V. ) j se non che dal 1848 al sistema
antico, come più proficuo, è stato sosti-
tuito il proporre un caso liturgico prati-
co da risolversi nell'istessa guisa che in-
torno al caso morale usa la Pia unione
di s. Paolo j onde non si sono più pubbli-
cati dagli Annali delle scienze religiose i
sunti degli argomenti liturgici che vi si
trattavano.
Benedetto XIV con vari decreti ed
indulti e colla costituzione Quarn pro-
pensa, de' 1 2 aprile 1 752, Bull. Bened.
XIV, t. 3, p. 5 12, pròvvide ai bisogni
ed incremento di questa benemerita cou-
gregazione, nella quale hanno fiorito
molti individui illustri per dignità ec-
clesiastiche, episcopali, per zelo, pietà e
PIL
dottrina. I pii operai non fanno alcun
voto e sono governati da un preposi to
generale, che al presente è il r.mo p. d.
Matteo d'Ambrogio, e da 4 consultori,
che esercitano per tre anni l' impiego,
dopo i quali possono essere confermati
dal capitolo generale che si celebra ogni
anno : i superiori delle case particolari
sono chiamali rettori. Quantunque non
facciano voti, tuttavia menano una vita
alquanto austera, poiché non usano pan-
ni di lino, e dormono sopra un paglia-
riccio seuza lenzuola, con sole coperte di
lana. Osservano esattissima povertà e
nulla tengono chiuso : uua tavola, una
sedia, e alcune immagini di carta devo-
no essere le suppellettili delle camere.
Più volte nella settimana si accusano dei
loro falli, alla presenza de' superiori ;
digiunano ne' io giorni precedenti alla
Pentecoste, nell'Avvento, in tulli i ve-
nerdì e sabbati dell'anno, uelle vigilie
delle feste del Signore e della Madonna;
fanno due volte la settimana la discipli-
na , ogni giorno 1' orazione mentale. Si
alzano due ore dopo mezza notte pel
mattutino, ed all'uffizio del breviario ro-
mano aggiungono quello della Madon-
na, le litanie de' santi e la Salve regina
dopo la compieta. Esemplarmente si af-
faticano per la salute delle anime, nel-
l'udir le confessioni, nel dare esercizi spi-
rituali e missioni. Vestono di lana nera
con abito talare e benché il collare ap-
parisca di lino, la camicia che pollano è
di lana : ne riporta la figura il p. Bo-
nanni, nel Catalogo degli ordini religio-
si, par. i, p. i 3g. Scrissero de' pii ope-
rai anche il p. Annibali daLatera, Com-
pendio della storia degli ordini regolari,
par. 3, p. 2o5; ed il Piazza neh' Euse-
vologio romano, trat. i i, cap. i^,del-
l' istituto de' pii operai. 11 medesimo nel
suo Cherosilogio, p. 124, tratta degli e-
sercizi segnalati e propri della congre-
gazione degli operai della divina pietà,
istituto non più esistente.
PILA o Vaso dell' \cqua santa o be-
PIL 57
nedetta. Vaso di marmo 0 di sasso du-
ro, sostenuto da una colonnetta o pila-
stro o statua, di più grandezze e forme,
che si pone all'ingresso delle Chiese, con
V Acqua santa 0 benedetta {V '.) Ordina-
riamente due sono i pili, situati uno con-
tro l'altro, nell'ingresso principale delle
chiese, ed in alcuni luoghi corrispondenti
dal lato per cui entrano gli uomini e le
donne. Si sogliono costruire non aderenti
alle pareti, e distanti da esse in proporzio-
ne dello spazio. Si fanno ancora sporgenti
dal muro a guisa di tazza o di conchi-
glia o altra cosa simile o a foggia di ba-
cino, il quale in qualche chiesa è soste-
nulo da angeli di marmo in piedi o in
altri alteggiameuti, grandi e piccoli. In
diversi luoghi vi è appeso pel manico con
una catenella un aspersorio d'ottone, di
ferro 0 d' avorio o altra materia. Nelle
antichissime basiliche si vedono pile a-
venti nel fondo scolpiti di buon rilievo
granchi, anguillelte, pesciolini e altre
galanterie. Dei più singolari pili feci men-
zione parlando delle chiese ove sono. 11
Boldetti nelle Osservazioni sopra i cimi-
teri de màrtiri, discorre de'vasi di vetro,
di terra e di marmo in due e più palmi
di diametro, trovali nelle chiesuole sot-
terranee; ma è difficile assegnar loro al-
tro uso che l'acqua santa, mentre si co-
nosce che a' tempi delle persecuzioni già
erano in uso questi recipienti d' acqua
benedetta, giacché 1' uso di questa è di
tradizione apostolica, stabilito da s. Mat-
teo e ridotto ad uniformità da s. Ales-
sandro I Papa del 121. Tultavolta si
dubita dagli archeologi se tali vasi real-
mente fossero destinati per 1' acqua be-
nedetta , o piuttosto per fanali onde il-
luminare le grotte e le catacombe. Nei
voi. XI, p. 228,XXXVlI,p. i94 ed al-
trove, parlai delle fonti che gli antichi
cristiani erigevano avanti la porta o ne-
gli atri o portici delle chiese, per lavarsi
le mani e la faccia prima di entrare nella
casa di Dio, poiché nell'antica discipli-
na {'Eucaristia si riceveva nella Coniti-
58 P 1 AI
mone {V.) sulla mano, per poscia met-
tersi in bocca, per cui la lavanda prece-
dente delle mani facevasi per rispetto e
politezza, quindi in alcune chiese si be-
nedicevano quelle acque, donde derivò
il costume di metterle ne'pili all'ingres-
so delle chiese. Dissi pure che può es-
sere derivato da quanto praticavano gli
ebrei nel tempio, al modo che dichiarai
anche a Fontana. Ad Aspersione notai
chi presenta V Aspersorio [V.) al Papa,
al vescovo ead altri. La benedizione del-
l'acqua col sale si fa ogni domenica, o
nel sabbato, per conservarsi incorrotta,
su di che può vedersi il Dielich, Dizio-
nario sacro-liturgico, agli articoli : Ac-
qua e sua benedizione; Acqua e sua be-
nedizione nella vigilia dell'Epifania, del-
la quale feci parola in fine di Liturgia.
Nel giovedì e venerdì santo l'acqua be-
nedetta si toglie dai pili, quindi si ri-
mette dopo la benedizione di quella che
si fa nel sahbato santo. Si apprende dal
Nardi, De p ■arrochì t. i, p. 125, che
prima ne'sabbati santi di Pasqua e Pen-
tecoste (V.)t benedetto eh' era dal ve-
scovo il sacro fonte (prima d'infondervi
i sacri olii) era permesso ai fedeli porta-
re a casa di quell'acqua benedetta, ciò
che in alcuni luoghi ancora si fa. Nel voi.
XLVII, p. 223, parlai di tali benedizio-
ni fatte coll'assistenza de'greci, e del rito
di questi per l'altra dell'Epifania. Che
l'acqua benedetta fu praticata anco per
le case ne' tempi di mezzo, si legge nel
Calogeri t. 37, p. 1 io e i32. Vedasi,
Riflessioni intorno all' uso che dee farsi
dell' acqua benedetta nel giovedì e ve-
nerdì della settimana santa , Perugia
1 78 1 . Domenico Maria Manni, Intorno
alle pile dell'acqua santa di Firenze de'
secoli bassi, nelle Memorie di varia eru-
dizione della società Colombaria, Fireu- .
7e 1747.
P1MENTEL Domenico, Cardinale.
De' conti di Benevento, nacque in Sego-
via e lasciate le grandezze di sua casa
professò nell'ordine de' predicatori, nel
PIN
convento di s. Croce di Segovia. Dopo
essere slato prima rettore e poi reggente
dell'università d'Alcalà, dove insegnò la
teologia con applauso, ottenne cospicui
gradi nel suo ordine, in cui fu esempio
agli altri di virtù, d' umiltà, di discre-
zione e carità. Per l'innocenza e probità
de' suoi costumi e per la nobiltà di sua
prosapia, nel i63o fu nominato vescovo
d' Osma ad istanza di Filippo IV, indi
nel 1 63 1 traslato a Cordova, dove stu-
diossi di far rifiorire la pietà e la scien-
za nel clero, d'istruire ed edificare il po-
polo. Col suo zelo bandi gli odii e le ini-
micizie, distrusse gli abusi eie supersti-
zioni popolari radicate nel paese per la
lunga dimora de' mori. A tal effetto e-
manò savi decreti, celebrò sinodi, intra-
prese la visita della diocesi più volle,
predicando il vangelo e donando ai tem-
pli ricche suppellettili. Spedito da Filip-
po IV ambasciatore del clero ad Urba-
no Vili, die nell'alma città luminosi e-
sempi di vita ecclesiastica ; vi fece lavo-
rare molti vasi preziosi e nobili candel-
lieri d'argento, per farne dono alla sua
cattedrale, a cui nel i635 si restituì ter-
minata l'ambasceria. Nel 1649 fu tras-
ferito da Innocenzo X all'arcivescovato
di Siviglia, mostrandosi qui pure padre
de' poveri e tutore de' pupilli e delle ve-
dove. Finalmente ad istanza del re, il
Papa a' 19 febbraio 1632 lo creò cardi-
nale prete di s. Silvestro in Capite, indi
venne dichiarato ministro di Spagna
presso la s. Sede, e come vide che si oppo-
neva la legge della residenza della dio-
cesi, questa rinunziò. Mori in Roma nel
1 653, d'anni 63, e fu sepolto nella chie-
sa de' domenicani in s. Maria sopra Mi-
nerva, in uu sontuoso monumento del
Bernini, presso la porta laterale dalla
parte dell'altare maggiore, con la sua sta-
tua in atto di orare, con magnifico elo-
gio, che dichiara eredi i poveri già sue
delizie in vita.
PINAB.A. Sede vescovile della Licia
sotto la metropoli di Mira, il cui vesco-
P I N
vo fisca giiirjstlizione anche sull'isola
di Didima e se ne intitolava vescovo nel
] V secolo. Riporta 5 vescovi f Oriens
chr. t. i, p. 976.
PINELL1 Domenico, Cardinale. Di
chiarissima famiglia di Genova, porta-
tosi a Padova per apprendervi le leggi,
in 6 anni divenne professore dell' uni-
versità. Restituitosi in patria, dopo poco
piìi d'un anno venne ammesso nel col-
legio degli avvocali, indi passato a Ro-
ma vi allenii* da Pio IV, nell'età di 23
unni, il grado di referendario di segna-
tura. Per la sua probità e talento s. Pio V
nella riforma die fece del tribunale lo
confermò, conferendogli l'uffizio di cor-
rettore o uditore delle lettere contrad-
dette e altri onorevoli impieghi, come lo
deputò uno de' riformatori dei tribunali
di Roma, nominandolo luogotenente ci-
vile dell'uditore della camera. Gregorio
XIII l'ebbe ia tal conto che Io negò al
cardinal Sforza per suo vice-legato di
Bologna, e lo destinò commissario apo-
stolico nella questione de' confini tra
Narni e Terni, che esaurì con soddisfa-
zione delle parti ; quindi lo die al cardi-
nal Cornaro camerlengo per sostituto e
vice-gerente, carica che poi amministrò
come principale, avendola da lui acqui-
stata per 5o,ooo scudi. Nel i $77, per ri-
nunzia del cardinal Perelti, poi Sisto V,
ebbe il vescovato di Fermo, iti cui si mo-
strò padre degli orfani, delle vedove e
de' miserabili : per giovare al suo popolo
introdusse nella città i filippini ed i ge-
suiti, a' quali fondò anche una casa a
Montesanto , e restaurò diverse chiese.
Passati 7 anni, si dimise da quella chiesa,
e per 40,000 scudi acquistò un chieri-
cato di camera, poscia funse molti e gra-
vi negozi e venne destinato nunzio in I-
spagna da Sisto V. Nel punto però che
slava per partire, il Papa a' 18 dicembre
1 585 lo creò cardinale prete di s. Loren -
zo iti Pancperna,poi arciprete della Chie-
sa dis. Maria Maggiore (V), del quale
edilìzio fu benemerito per quanto vi fece,
P I N 7,,
massime negli abbellimenti della tribu-
na, e poi per l'anno santo 1600 ne aprì e
chiusela porta santa. Inoltre Sisto V Io
diedeaprotelloreai carmelitani e certosi-
ni, e fece legato di Romagna, dove in meno
di due mesi fa ridusse iti piena quiete, li-
berandola dai sicari e assassini che l'infe-
stavano : in luogo del cardinal Aldobran-
dini lo nominò prò- penitenziere, pro-
prefetto di segnatura, ed ammise nelle
congregazioni del s.oflìzio, de'rili, di con-
sultarle] concilio e degli affari di Fran-
cia, dichiarandolo legato delle pontificie
galere e marina. Urbano VII gli affidò
la prefettura di consulta, in cui lo con-
fermò Gregorio XIV, il quale pur lo de-
stinò legato dell' Umbria e di Perugia,
dove fece risplendere la sua maschia vir-
tù, lasciandone diversi monumenti. Cle-
mente VIII lo ascrisse alla congregazio-
ne per la compilazione del settimo delle
decretali, di cui in seguito Io dichiarò pre-
fetto. Divenne vescovo Tusculano, poi di
Porto, e nel 1607 d'Ostia, e decano del
sacro collegio. Dopo aver assistito a sei
conclavi morì in Roma d'anni 70, nel
161 i, e fu sepolto avanti la confessione
della suddetta sua basilica, nella tomba
che si era preparata. Stefano Bui'One
ne pubblicò la vita in latino in R.oma nel
1616. Questo cardinale si guadagno la
stima universale pel suo amabile e mo-
derato carattere, per l'incorrotta giusti-
zia e illibati costumi , solo tacciato di
eccessiva parsimonia, con la quale potè
lasciare al nipote fondi e possessioni con -
siderabili , ed alcuni feudi nel regno di
Napoli, tutti acquisti fatti da lui. L'OI-
doino nell' Ateneo Ligustico, parla del
suo trattato rass. sali' autorità del Papa,
che fu posto nella biblioteca Vaticana.
P1KEROLO (Pinerolitn). Città con
residenza vescovile del Piemonte negli
stati sardi, circondario di Torino, capo-
luogo di provincia e di mandamento,
presso la sinistra sponda del Clusone o
Clision, in bella situazione, alle falde d'u-
bertosa collina , ultimo scaglione delle
6o P I N
Alpi, che difende l'ingresso della valle di
Peiosa ; sede d'un intendente di 2.n clas-
se e di un tribunale di giurisdizione del
senato regio di Torino, da cui è distante
q le^lie e 28 da Nizza. Cinta di mura, è
però irregolare e mal fabbricata, ma la
sua cattedrale magnifica sulla piazza d'ar-
mi è un edilìzio superbo. E dedicata a
Dio sotto l'invocazione di s. Donato, con
capitolo di 3 dignità, la 1." delle quali è
l'arcidiacono, di 12 canonici, compresi il
teologo e penitenzieri, di altrettanti man-
sionari, e di altri preti e chierici. Vi è il
batlislerio, e la cura d'anime è affidata
a due preti eletti dal capitolo. L'episco-
pio è poco distante dalla cattedrale. Al-
tra chiesa parrocchiale e con battisterio
è sacra a s. Maurizio; vi sono conventi e
monasteri, cappuccini e salesiane, soda-
lizi, ampio spellale, monte di pietà e se-
minario. Nel 1826 il p. Lanieri vi fon-
dò la congregazione degli Oliati di Ma-
ria l'erg: ne di Pinerolo (f7.). Avvi pu-
re un collegio reale ed una bella caser-
ma di cavalleria. Usuo commercio è con-
siderevole e alimentato da fabbriche fio-
renlissime di panni, retine, stolledi seta e
altre manifatture. Il nome di Pinerolo o
Pignerolo, Pinaralium, vuoisi derivato
dalla moltitudine de' suoi pini, imperoc-
ché venne edificato in mezzo ad un pic-
colo bosco di pini. Appartenne al mar-
chesato di Susa, e nel 1078 la marche-
sana Adelaide ne donò una parte all'ab-
bazia de' monaci di s. Benedetto da essa
fondatavi presso la città, e poi de'cister-
ciensi; ma passò in seguito in piena so-
vranità alla casa di Savoia. Se ne impa-
dronirono nel 1 536 i francesi sotto Fran-
cesco I, e ne conservarono il dominio col-
la pace di Chateau-Cambresis , finché
fossero in un triennio appianate le dif-
ferenze. Pressato Carlo IX ad eseguire il
patto, rendette le diverse altre piazze a-
yutfi in ostaggio, ma ritenne sempre Pi-
nerolo, restituito poi nel i.5v4 da Enri-
co 111. 11 cardinale Richelieu tornò ad
impossessarsi nel i63o,edopo i trattati
PIN
di Ratisbona e di Cherasco doveva ren-
dersi al duca di Savoia; ma questi con
un segreto articolo avea pienamente ce-
duta la piazza ai re di-Francia, e per
non adombrare gli spagnuoli fìnse di la-
sciarla in deposito per 6 mesi, però nel
5 luglio i632 pubblicò la vendita, con-
fermata poi dal trattato di Westfalia.
Durante la lunga occupazione francese
furono condotte a perfezione le sue for-
tificazioni, e vi si tenevano rinchiusi i
prigionieri di stalo, Ira' quali fu il so-
printendente delle finanze Fouquet, che
vi mori nel 1 680; ma essendosi nel 1 696
dovuto nuovamente cedere a Vittorio A-
medeo 11 duca di Savoia, i francesi ne
smantellarono i bastioni, e danneggiati
pur furono i castelli di Perosa e di s. Bri-
gida che ne impedivano gli approcci. In
Pinerolo fiorirono diversi uomini illustri.
La sede vescovile, ad istanza di Carlo
EmmanueleHI redi Sardegna, lJistituì
Benedetto XI F, colla bolla In sacro-san-
età, de'23 dicembre 1 7-^8, diesi legge
nel suo Bull. t. 2, p. 520, dichiarandola
sulfraganea dell'arcivescovo di Torino,
come Io è tuttora, avendo allora 6 mo-
nasteri, 2 ospedali, 2 collegiate. Il Papa
stabilì per mensa vescovile annui scudi
24 i 1 , per diocesi 44 terre, 1 5 delle qua-
li smembrò dal detto arcivescovo, e 27
dal monastero di s. Lorenzo de plebe
Marlyrum, de' canonici regolari agosti-
niani della congregazione Ulsieuse nel
Delfinato, ch'egli secolarizzò e soppresse,
come fece dei monastero di s. Maria de
Oppido de' cisterciensi, unendoli ambe-
due alla mensa vescovile, onde i vescovi
ne fossero in perpetuo abbati commen-
datari. Tassò questo nuovo vescovato
in 624 fiorini d' oro alla camera apo-
stolica, e ne formò il capitolo con 6 di-
gnità, 18 canonici e 6 beneficiati con di-
verse prerogati ve. Quindi Benedetto XIV
nel concistoro de' 5 maggio 1749 di-
chiarò 1 .° vescovo Giambattista d'Orliè
de'marchesi di Saint-Innocent di Savoia,
nato in Chambery, che celebrò il i.°si-
PIN
nodo a'i4, 1 5T e 16 settembre 170-?,, ed
in Pinerolosi stampòdaSterpone.Gli suc-
cesse nel 1 797 Giuseppe Maria Grimaldi
di Moncalieri; maneliSol avendo Pio
VII soppressa questa diocesi e ritmila a
quella di Saluzzo (!'■), fu traslato alla
sede d'Ivrea, e nel 18178 i.° arcivesco-
vo di Vercelli. Ripristinata da Pio VII
la sede nel 1 8 r 7, nominò vescovo Fran-
cesco Maria Bigex di Balme della dio-
cesi di Chambery, a cui fu traslato nel
1 824 ; gli successe Pietro Giuseppe Rey
della diocesi di Annecy, alla qual chiesa
fu trasferito da Gregorio XVI nel i832,
affidandogli in amministrazione questa di
Pinerolo fino al 1 834, i" cui preconizzò
vescovo mg.1' Andrea Charvaz della dioce-
si di Taranlasia, istitutore de' reali duchi
di Savoia e di Genova, commendatorede'
ss. Maurizio e Lazzaro. Persila dimissione
il regnante Pio IX nel 1848 lo nominò
all'arcivescovato di Sebaste in parLÌbus,
dandogli in successore nel 1849 nig.r Gu-
glielmo M.'1 Ronaldi di Torino. Al presen-
te ogni nuovo vescovo è lassato in fiorini
5oo, essendole rendile della mensa scu-
di 1 5oo, la diocesi si estende per circa 22
miglia e contiene più di 5o parrocchie.
PliMIIEL (Pinchelen). Citlà con re-
sidenza vescovile di Portogallo., nella pro-
vincia di Beira, capoluogo di comarca, a
6 leghe da Guarda e 20 da Lamego, sul-
la sommità e a ridosso del pendio meri-
dionale d' una collina, presso la sinistra
sponda del fiume del suo nome, influen-
te del Domo , per cui viene irrigata. È
cinta di mura. Contiene la cattedrale, cioè
ne fa le veci la chiesa delle monache di
s. Francesco., sotto l'invocazione di s. Lui-
gi, edilizio ampio. Secondo l'ultima pro-
posizione concistoriale non esisteva il ca-
pitolo. Vi sono5chiese parrocchiali mu-
nite di baltisterio, il convento de' minori
riformati francescani, il monastero delle
nominale religiose sotto la giurisdizione
dell'ordinario, alcune confraternite e l'o-
spedale : mancava di seminario e monte
di pietà. L'episcopio è di recente costui-
PIN
zione, come il palazzo della città. Evvi
pure un ospizio, scuole di lingua latina e
greca, di reltorica e filosofia : parecchie
belle fontane ne fanno l'ornamento. Più-
hiel o Pinhel, Pinelhtm , fu fondata da
Alfonso I, che nel 1 1 39 divenne 1 ,° re di
Portogallo, ed abbellita da Sancio I del
1 1 85, da Dionisio del 12 79 e da altri re.
La sede vescovile, ad istanza di Giusep-
pe I, l'istituì Clemente XIV con breve
de' 1 o luglio 1770, sotto l'arcivescovato
di Braga, di cui è ancora su (Fraga nea, di-
chiarando a1 1 7 giugno 1771 per i.° ve-
scovo Gio. Raffaele de Mendoza mona-
co girolamino di Lisbona, cui successe-
ro: nel 1 773 Cristoforo de Almeida Soa-
res.y-Brito d'Alemtem ; nel 1782 Giu-
seppe Antonio Pinto de Mendoza Airaes,
della diocesi di Coimbra; nel 1797 Ber-
nardo Bernardino Beltrao di Guimaraens
diocesi di Viseu. Essendo da diversi anni
la sede vacante, il re d. Michele 1 nominò
vescovo e Gregorio XVI preconizzò nel
concistoro de'i 7 dicembre 1 832 Leonar-
do Brandao di Vinho di Souto diocesi di
Lamego, filippino. Dal 1839 la sede è va-
cante. Oqni nuovo vescovo è tassato in
fiorini 900, ascendendo le rendite a circa
10,000 crociati portoghesi, poiché dal re-
gio erario fu il vescovo esonerato della
pensione che pagava al tribunale dell'in-
quisizione. La diocesi si estende per qua-
si 7 leghe, e contiene diversi luoghi e ca-
stelli.
PINSCO (Pinseien). Città con residen-
za vescovile nella Lituani a (F.), nell'im-
pero russo , a 5o leghe da Minsk e 7$
da Varsavia, governo e capoluogo di di-
stretto, sopra la sinistra sponda del Pripet
che vi riceve la Pina. Giace in mezzo alle
paludi di Pinsk : ha fabbriche di corami
di Paissia e fa un gran commercio. La po-
polazione è un miscuglio di russi, polac-
chi ed ebrei, i quali ultimi vi hanno la
sinagoga. Pinsco q Pinsk, Pinscium, già
nel palalinalo di Brzecia , sollo i polac-
chi apparteneva direttamente alla coro-
na ed era sede d'una dielina e d'un ve-
G2 P I N
scovo greco- unito ruteno, come Io è an-
cora. Immense sono le paludi di Pinsk,
ed occupano la parte meridionale del go-
verno di Minsk ed il nord di quello di
Voliuia. La sede vescovile è antica, suf-
fraganea del metropolita di Kiovia (f/.).
Leonzio suo vescovo sottoscrisse al con-
cilio di Michele metropolitano di Kiovia,
pel alla lettera di questo prelato al Papa
Clemente Vili, concernente l'unione del-
la chiesa romana. Gli successe Giona, in-
di Raffaele che divenne metropolitano di
Russia, Pacomio, Oranisco, come ripor-
ta il p. Le Quien , Oriens chr. t. i , p.
1285. La chiesa di Pinsco fu unita a quel-
la di Turovia (V.), pure di rito greco-ru-
teno. Nelle Notizie di Roma si leggono i
seguenti vescovi delle due chiese unite di
Pinsco e Turovia, di rito greco- ruteno,
nella Polesia in Lituania. Nel 1 ^3o Gior-
gio Bulhak basiliano della diocesi di Vil-
na. 1769 Gedeone Horbacki basiliano
della diocesi di Polosko,succeduto per coa-
diutoria. 1 784 Gioacchino Horbacki del-
l'ordine di s. Basilio: nel dicembre i"-88
gli fu dato in coadiutore con futura suc-
cessione GiosafatteBuihak basiliano, col
titolo vescovile di Turovia. Nel 1808 vi-
veva ancora il vescovo Gioacchino, ma
senza coadiutore : da lui in poi la sede
delle duediocesiè vacante. Per alcuni an-
ni in Pinsk vi ebbe pure una sede lati-
na, eccone l'origine e il termine. Cate-
rina II divenuta padrona della maggior
parte di Polonia, nel 3.° suo smembra-
mento, violando i trattati in cui avea pro-
messo conservare intatto lo stato della
chiesa cattolica de'riti Ialino e ruteno, an-
nullò 4 de'5 vescovati Ialini di LWonia,
i cui beni parte incamerò e parte die ai
suoi generali e uffiziali, compresi quelli
de' capitoli , seminari e altri luoghi pii.
Eresse in vece di. proprio talento li 28
settembre 1 790 due vescovati latini, uno
a Pinsk, l'altro a TafitscheìV, ove il rito
latino non era conosciuto : nominò al
1 .° Gasparo Casimiro Cieciscowski ve-
scovo di Kiovia, e al 2." destinò X inde-
PIO
gno Sierakowski vescovo di Prusn in
partibus, il quale erasi usurpata l'ammi-
nistrazione di Camieniecz. Divenuto im-
peratore Paolo I e curando Pio VI la re-
staurazione della chiesa rutena e la rein-
tegrazione della latina, a mezzo del suo
legato Litta, ottenne l'annullazione delle
due sedi di Pinsk e di Tatitschew, e l'e-
spulsione da Camieniecz dell'intruso ve-
scovo Sierakowski. Questo argomento lo
toccai anche a Mohilow. V. Ruteni.
PINTERVILLE. Luogo di Norman-
dia, in cui nel 1 3o4 fu tenuto un conci-
lio sulla disciplina ecclesiastica. Bessin.
PIO I (s.), Papa XI. Nacque in Aqui-
leia città della Venezia, figlio di Rufino
e fratello di s. Ermete soprannominato
il Pastore. Alcuni lo annoverano tra'ca-
nonici regolari, che in Roma viveano uni-
ti e si regolavano con leggi comuni, come
osserva Sangallo, Gesta de' Pont. t. 3, p.
202. Essendo prete, dopo la morte di s.
Igino, meritò d'essere eletto Pontefice ai
i5 gennaio del 1 58. Proibì che le pos-
sessioni date per il divin culto servissero
ad altri usi. II decreto, Si per neglige/i-
liam, cap. 27, dist. 2 de consacra t., con
cui dicesi aver stabilito le pene a' sacer-
doti, che per negligenza avessero nelle
messa versata qualche parte del Sangue
di Cristo, dice il Sandini, Vitae PP. t.
I, p. 28, che non si trova in autore an-
tico. Apocrifo è parimente quello che in-
dusse alcuni a scrivere, ch'egli ordinasse
di celebrare la Pasqua (f.) nella dome-
nica, mentre ciò era stato già comanda-
to dagli apostoli, come riferisce Pontaco,
in Chron. Eusebii p. 28 \. Ordinò bensì
che gli eretici venuti dall'eresia de' giu-
dei alla religionecattolica, vi fossero rice-
vuti e battezzati. Per questa eresia de'giu-
dei vedasi il voi. XXI, p. i3. Condan-
nò Marcione e Valentino eresiarchi, capi
àn'/narcioniti e valentinianì. Ad istanza
di s. Prassede, figlia del senatore s. Pu-
dente, s. Pio I eresse nel palazzo di lei,
in cui avea abitato s. Pietro, il titolo di
Pastore, dedicando in esso una chiesa, che
PIO IMO 63
porta il nome di s. Pudenziana , sorella pochecol resto della nobiltà fu Silvio cac-
di s. Prassede, come afferma il Rinaldi, ciato da Siena dalla plebe repubblicana.
Annal.eccl. an. 162, n.° l. Ma su que- Enea con due sorelle erano superstiti ai
sto punto sono a vedersi gli articoli Fa- 18 figli dati a luce da Vittoriane scarso
lazzo apostolico di s. Prassede, e Palazzo di beni patrimoniali, dissipati dal padre.
apostolico m s. Pudenziana. In 5 ordì- Ebbe dalla natura pronto ingegno, doci-
nazioni creò 12 vescovi, 18 preti, ed 11 le e piegbevole a qualunque buona di-
o 21 diaconi. Governò 9 anni, 5 mesi e sciplina. In Corsignano studiò le umane
27 giorni, e patì nella 4-° persecuzione lettere, ed arrivato circa a' 18 anni passò
della Chiesa, agli 1 1 luglio del 167. An- in Siena per proseguirvi il corso de'suoi
tonio Pagi, nella Critica agli annali del studi maggiori. Alla poesia e all'arte o-
Baronio, confessa cl.es. Pio I sia morto ratoria, cui sentivasi grandemente inoli-
confessore glorioso di Cristo, ma non già nato, rivolse tutti i suoi pensieri, laonde
martirizzato, ed all'autorità de'messali e ben presto si accpiistò fama di poeta esi-
breviari della Chiesa, che col rito di mar- mio e di oratore impareggiabile. A per-
tire l'onorano, risponde che in essi la venire a questa eccellenza s'informò alla
Chiesa non definisce per legittimo talli- scuola declassici latini e italiani ; studiò
to , ma si accomoda piuttosto in questi in Siena anche il diritto, ma poco, non a-
alla pietà e divozione de'fedeli. Fu sepol- vendo vi trasporlo, questo vivo invece mi-
to in Valicano e ne scrisse la vita Fon- trendo per le belle lettere e per l'erodi-
lanini, nella Storia letteraria, d'Aquile- zione, massime profana. La vivacità del
ia, lib. 2, cap. 3. Quatlro lettere si rife- suo spirito ed il criterio di cui fu larga-
riscono di questo Pontefice, la 1 .a a tue- mente dotato supplì alla mancanza de-
ti i fedeli, la 2/ ai fratelli d'Italia, la 3.a gli altri studi ecclesiastici, per cui fu in
e 4-d a Giusto vescovo di Vienna. Tutte grado di trattareabilmente ogni piògra-
sono stimate apocrife dai moderni criti- ve affare e di salire in celebrità ili uot-
ci, non ostante che da mg.r Godeau ve- lissirno, per avere arricchito I' intelletto
scovo di Vence, le due ultime principal- con altre cognizioni e perla felice sperien-
mente, sieno tenute per autentiche. La s. za acquistata ne' clamorosi avvenimenti
Sede vacò i3 giorni. di cui si trovò testimone e parte. Insorta
PIO li, Papa CCXX. Enea Silvio Bar- guerra tra'sanesi e fiorentini, Enea fu co-
tolomeo Piccolomini, nacquedaanlichis- stretto partire da Siena con soli. 6 scudi
sima e illustre famiglia di Siena a' 1 9 ot- di viatico die potè dargli il padre, ed en-
tobre i4o5 in Corsignano, coni' egli at- Irò per segretario del cardinal Domenico
testa ut Commentari lib. 1 ; ma Grego- Capranica amico de'sanesi, fin da quan-
ìio Lolli, epist. 87 ad card. Papiensem, do erasi portato nella lorocitlàa scioglie-
dice che Enea nacque a'2 5 agosto 1406; re il concilio generale, onde da Martino V
ed il Piatti che lo vuole nato a' 18 otto- fu trasferito a Basilea. Questo cardinale
bre i4o5, riferisce che il Lolli parente di creato segretamente da tal Papa, non vol-
Pio 11, nella citata lettera Io fa nato a'24 le riconoscerlo Eugenio IV, anzi perche
settembre 1406 ; quindi il Gigli nel suo credulo unito a'suoi nemici e al duca di
Diario saneseì. 2_, p. 329. lo dichiara na- Milano Visconti, lo privò de'beni ; laon-
to a' 1 8 ottobre, in che combina ancora de col favore de'sanesi si rifugiò presso il
il Tizio, nella Storia di Siena, mss. che duca, ed alloraEnea fu preso in sua corte,
si conserva nella biblioteca Chigi. I suoi II duca inviò il cardinale al concilio diBa-
genitori furono Silvio e Vittoria Forti- silea, seguito da Enea, e per aver ricorso
guerri nobile di Pistoia, i quali si erano contro Eugenio IV, fu deposto da tutti gli
ritirali in detta villa per economia edo- onori e dignità, per cui cadde in povertà.
64 pio
Restato Enea perciò senza impiego, en-
trò per segretario con Nicodemo Scali-
gero vescovo di Frisinga ; indi con Bar-
tolomeo.Visconti vescovo di Novara, che
recandosi insieme a Firenze,, quivi ven-
ne chiamato in giudizio da Eugenio IV,
per cui Enea entrò al servizio coi b. car-
dinal Albergati, il quale molto si valse di
sua opera e consiglio, indi l'ebbe a com-
pagno in alcune legazioni, come ad Ar-
ras per riconciliare il duca di Borgogna
partigiano degl'inglesi, con Carlo VII re
di Francia. Inoltre il cardinale spedì E-
nea suo segretario nella Scozia per paci-
ficare il re Giacomo II con Enrico VI re
d'Inghilterra, con molto suo onore per la
riuscita. B. educe dalla Scozia, Enea pas-
sò in Basilea e fatalmente prese parte al-
le funeste discordie che divisero i pachi
da Eugenio IV. Imperocché il concilio lo
fece scrittore de' brevi, abbreviatole del-
le lettere apostoliche, e diverse volle fu
scelto a presidente della deputazione del-
la fede, tribunale di censura composto di
12 individui, cui ogni mese eleggevasi il
presidente. In questo uffizio di sovente
pronunziò eloquenti orazioni, e desiò me-
raviglia quella sulla traslocazione del con-
cilio a Pavia, soggetta al duca di Mila-
no, rifiutando Avignone, Udine e Firen-
ze. Per la sua integrità e destrezza nel
maneggio de'negozi, il concilio di Basi-
lea tre volte lo mandò legato ad Argen-
tina, una a Trento, due a Costanza, una
a Francfort, due in Savoia, e da per tut-
to conseguì quanto per lui si richiedeva
ad universale soddisfazione. L' adunan-
za di Basilea, divenuta conciliabolo, ebbe
ordine da Eugenio IV di sciogliersi: ma
in vece pretese deporre Eugenio IV, e-
leggendo nel 1 4^9 in antipapa Felice V,
al cui conclave assistè Enea qua! chieri-
co di ceremonie. Pel di lui credito l'an-
tipapa lo volle per segretario, e ben pre-
sto se ne guadagnò la stima e 1' amore.
Dovendo Felice V mandare un amba-
sciatore all'imperatore Federico III, scel-
se Enea, il quale si rese tanto accetto a
PIO
quel monarca, che lo fece coronare culla
poetica corona, lo prese per segretario e
consigliere e lo trattò come amico. Intan-
to curando Eugenio IV l'estinzione del-
lo scisma sostenuto da Felice V, l'impe-
ratore per tanto grave negozio lo mandò
suo ambasciatore in Roma. Giunto Enea
in Siena , i parenti, suo padre e gli a -
mici procurarono impedirglielo , nel ti-
more che il Pontefice lo punisse per aver
parteggiato e servito contro di lui il con-
ciliabolo e l'antipapa, ma non si lasciò
vincere da tali congetture.
Appena Enea giunse in Roma, si pre-
sentò ad Eugenio IV e gli diresse un di-
scorso così elegante e leale, che non solo
pervenne a giustificarla sua condotta, ma
ottenne generoso perdono, fu assolto da
due cardinali dalle censure in cui era in-
corso, e divenne a lui ben accetto, e segre-
tario secondo alcuni, oltre di che lo uo-
minò canonico di Trento: quanto allosci-
sma, il Papa spedì due legati in Germa-
nia a pacificare gli animi. Intanto a' 2 3
febbraio i44? morì Eugenio IV, e ad E-
nea, quale ambasciatore imperiale, fu af-
fidata la guardia della 2.a porta del con-
clave, con gli altri ambasciatori, com'egli
slesso narra nel Comment. de reb. Da-
sileae, nel descrivere l'elezione di Nicolò
V. Questi ammirando il parlar grave di
Enea, i concetti e lo stile gentile e robu-
sto del suo eloquio, lo dichiarò suo se-
gretario e suddiacono apostolico, e nella
sua coronazione gli fece portare la croce
pontificia. Ritornato Enea in Germania,
Federico III se ne servì in altre amba-
scerie, come di Milano e di Napoli, e lo
nominò vescovo di Trieste, a cui lo preco-
nizzò Nicolò V a'5 luglio 1 44? : a Mila-
no vi si recò per la morte del duca, onde
far valere le ragioni dell' impero, a Na-
poli per combinare con Alfonso V re d'A-
ragona il matrimonio di Federico III con
Leonora di Portogallo. Nel i4^o Nicolò
V lo trasferì alla sede patria di Siena, per
amore della quale ricusò quelle di Var-
mia e di Ralisbona che loaveano poslu-
PIO
Inlo. Continuando il vescovo Enon n fun-
gere l'uffizio eli ambasciatole imperiale,
avvisò il Papa del desiderio di Federico
III di recarsi in Roma a ricevere da lui
le insegne reali e imperiali, tranquillan-
dolo sui timori spaisi. Dileguò pure quei
de'sanesi che già aveano espulso i nobi-
li, ed a Pisa incontrò Leonora accompa-
gnata dai suoi portoghesi, che poi a' i3
l'ebbra io ìf^i condusse a Federico HI
fuori di porta Camollia in Siena e li con-
giunse in matrimonio, per cui ivi fu al-
zata una colonna monumentale e il Pio-
turiochio rappresentò I' avvenimento in
un bel quadro nella libreria del duomo.
Enea precedette l'imperatore in Roma,
'e nella sua assenza per l'andata a Napo-
li custodì il giovane Ladislao re d' Un-
gheria, e poscia lo seguì in Germania, ove
disimpegnò anche le parti di nunzio di
Nicolò V in Austria, nell'Ungheria, nel-
la Boemia, in Moravia e nella Slesia, non
che a tre diete di Germania, nelle quali
fu arbitro assoluto, come egli stesso at-
testa ne'suoi Commentari Uh. i. Federi-
co III egualmente Io mandò con ampli
poteri ai boemi, discordi per volere La-
dislao in loro re. Riuscito con gran sod-
disfazione del principe in sì difficile mis-
sione, Enea ricevè l'altra di recarsi alla
dieta di Ratisbona per conchiudere la
guerra contro i turchi. Alla presenza di
Filippo duca di Borgogna e Lodovico di
Baviera, parlòcon tanta potenza di ragio-
ni, che si deliberò la guerra ad unanimi-
tà di suffragi, per liberare il gran sepol-
cro di Cristo : tutta volta con dolore re-
stò deluso il suo zelo, poiché i principi
per diverse ragioni, senza aver nulla sta-
bilito, tornarono alle loro case. Federico
III non perciò si perde di coraggio, e con-
vocata nuova dieta in Francfort , volle
cb'Enea v'intervenisse, onde colla sua ma-
schia eloquenza volgessegli animi alla sa-
cra guerra. Nel congresso provò con lu-
cida orazione, da quella santa guerra di-
pendere ancora la salute di Europa e la
conservazione del cristianesimo, ed ebbe
VOL. LUI.
P I O 65
la contentezza di convincere gli uditori;
se non die per l'inattesa morte di Nicolò
V, nuovi interessi e passioni insorsero, on-
de il congresso fu disciolto.
I principi di Germania consigliarono
l'imperatore di francarsi dalla soggezio-
ne de' Papi , dicendo esser e^li più ser-
vo che signore in Italia ; ina Enea colla
forza del suo parlare e con valide ragio-
ni persuase Federico III a rigettare sif-
fatte insinuazioni e mandare lui al nuo-
vo Pontefice Calisto III per prestargli giu-
ramento di fedeltà. Enea si recò in Ro-
ma, e adempito l'incarico, si congratulò
col Papa della guerra stabilita contro gli
infedeli. A toglierne gl'ini pedi nienti e per
la necessaria paced'Italia, Calisto III man-
dò in Napoli Enea, per indurre Alfonso
V a rimuovere il conte di Pitigliano e
Giacomo Piccinino dalla guerra che fa-
cevano a'sanesi, come quello che molto
poteva sull'animo del re, il quale mosso
dalle sue persuasive si associò alla sa-
cra guerra. Ritornato dqpo alcuni me-
si in Roma , il Papa lo accolse con pa-
role affettuose e per premiarlo di quan-
to avea operato, a'18 dicembre i/\.56 lo
creò cardinale dell'ordine de'preti, con-
ferendogli per titolo la chiesa di s. Sabi-
na, non la diaconia di s. Eustachio, co-
me erroneamentescrissero alcuni, confu-
tati dal Cardella, lìlem. ist. de' cardinali
t. 3, p. i34- Affranto Enea dalle fatiche
e da tanti viaggi e ambascerie, celebrate
con elogio dal Campano, come per libe-
rarsi da un malore che di continuo lo tra-
vagliava, andò ai bagni di Viterbo, tro-
vandosi assai bisognoso, non avendo po-
tuto in 23 anni di carriera diplomatica
sopperire ai più necessari bisogni, come
si legge neW'epist. 365ad card. Papien-
seni. In fatti molti patimenti soffrì per
terra e per mare, sino ad essere spoglia-
to dai masnadieri , ridotto in cattività e
gittato in prigione, e ben 20 volte cadu-
to in pericolo di morte. Mentre era ai ba-
gni, morì Calisto III in Roma, ove resti-
tuendosi il cardinalcjfu ricevuto con gran-
5
66 PIO
de espetlnzione dal popolo che mosse ad
incontrarlo salutandolo Pontefice. Que-
sta sublime dignità fu preceduta da di-
versi prognostici, che descrive il sunno-
minato Tizio. Il i.° quando Vittoria la
notte innanzi al suo parto sognò dare al-
la luce un figlio con mitra in capo, come
meglio notai in quell'articolo; il 2.° quan-
do avendo 7 anni, i fanciulli vicino alla
casa di s. Caterina (da lui canonizzata) lo
crearono per giuoco Papa, lo fecero se-
dere sull'erba, lo coronarono con mitra
di foglie di malva e gli baciarono il pie-
de uno dopo Tallio in atteggiamento ri-
spettoso (alcuni di questi elettori erano
ancor vivi quando Pio li recandosi in Cor-
signano si sovvenne della scena e rise con
Joro) ; il 3.° quando portatosi in iNapo-
li, Alfonso V voltato a 'suoi cortigiani dis-
se loro : eccovi il Pontefice romanoj il
4-° lo ricordai nel voi. XXIX, p. i58;
il 5.° quando in Roma un cardinale ve-
dendo nella sua arma le lune, disse esi-
stere una predizione che il Papa futuro
dovea avere quello stemma. Altre pre-
dizioni al pontificato riporta l'Oldoim,
A cidi t. in Ciaccon. t. 2, p. 1 o 1 7. Ad es-
so fu esaltato nel 3.° giorno di conclave
(7.0 o 8.° dice Dercastel), in cui si trova-
rono 1 8 cardinali, in età di 53 anni e con-
cordemente nel i458 a' 19 agosto, secon-
do ISovaes, la Cronaca bolognese, il Mal-
volli, Storia di Siena, e l'Infessura; a'20
dice il Platina, a'21 ['Istoria sanese, ed a'
28 l'autore della storia di questo conclave^
die fu uno de'più fecondi di brighe, che
narrai ne' voi. XI, p. 67, XV, p. 283,
XXI, p. 233, 240, 245, dicendo ancora
del saccheggio dato alla sua cella e alla
sua casa.
Col nome di Pio II si fece coronare
nella basilica Vaticanadal cardinal Pro<
spero Colonna i.° diacono, e nello stesso
giorno in cavalcata si recò alla Latera-
nense pel solenne possesso, in cui corse
grave pericolo di vita tra quelli che col-
le spade pugnavano avanti il suo cavallo
per impadronirsene. Dopo la funzione
PIO
Pio II trattò a lauto convito i cardinali,
gli ambasciatori e gli ottimati di Roma,
ritornando la sera al palazzo Vaticano.
Tra gli ambasciatori che il Papa beni-
gnamente accolse, mandati dai principi
a congratularsi per la suprema dignità
cui era stato elevato, e a rendergli la con-
sueta ubbidienza, vi furono i fiorentini,
capo de' quali fu s. Antonino, che in con-
cistoro pronunziò un'elegante orazione,
con cui pose fine alla sua Cronaca. Con
gli ambasciatori poi di Ferdinando d'A-
ragona re di Napoli e figlio naturale di
Alfonso V,già amico strettissimo di Pio
II, trattando gli affari del regno, di questo
lo investi col censo di 8000 oncie d'oro
e altre condizioni, con bolla che mss. si
trova nella biblioteca de' filippini, cod.
let. b, n.°-i Si, p. 97, dopo avere invoca-
to il decreto del predecessore, che avea
dichiarato il reame decaduto in favore
della Chiesa per morte di Alfonso V, e
l' interdetto messo ai luoghi die ubbidi-
vano a Ferdinando. Essendo in cima dei
suoi pensieri la difesa della minacciata
cristianità e di proseguire con più ener-
gia la guerra contro gli ottomani, per re-
primere le formidabili conquis-te che fa-
cevano, pubblicò il congresso di Manto-
va, che descrissi nel voi. XLII,p. 189 e
seg., mentre ne! voi. XVlII,p. 56 e seg.
narrai quanto fece per riunire i principi
cristiani a danno del nemico comune;
dell'istituzione dell'ordine di s. Mariadi
Betlemme (F.) per difendere le isole del
mar Egeo ; della generosa ospitalità data
in Roma a Tommaso Paleologo despota
di Morea e fratello dell'ultimo impera-
tore de' greci, ed altri cacciati dai tur-
chi, a cui die la rosa d'oro benedetta, e
ricevette in dono oltre il braccio di s. Gio.
Battista (che donò a Siena), il capo ve-
nerando di s. Andrea apostolo (1! quale
dai Piccolomini fu preso a patrono), che
nel 1462 portò alla basilica Vaticana con
solennissima Processione^.) fra' canti-
ci, l'entusiasmo e la vivissima espansio-
ne de' di voti affetti di tutto il popolo di
PIO
Roma ; finalmente dissi della lettera clic
il Pontefice scrisse a Maometlo 11 (que-
sti ebbe l'audacia di partecipargli la pre-
sa di Corinto, come rileva il Torrigio,
Grotte Vaticane , p. 229 , riportando
vari brani delle lettere che tra loro si
scrissero), e che attribuì alla santa guerra
il prodotto delle allumiere di Tolta sotto
di lui discoperte. Nel recarsi a Mantova
nel i4k)> °'ll'e 'e disposizioni narrate a
quell'articolo, in caso di sua morte lasciò
in Roma legato il cardinal Cusa, e go-
vernatore 0 prefetto il Colonna (di che
meglio nel voi. XXXII., p. 37), con altri
cardinali, uditori, e avvocati, presso i qua-
li s'intendesse rimanere la curia romana.
Da Perugia (F.) passò a Corsignano, poi
a Siena (V.), cui die Radicofani ch'era
della s. Sede, e l'elevò a metropolitana
con suffragane'! , le donò la rosa d' oro
e compartì altre beneficenze. Per Firen-
ze, Bologna e Ferrara (V.) pervenne
Pio II a Mantova, ove colla bolla Exe-
crabilis condannò quelli che appellava-
no dal Papa al concilio generale, nel di-
fendere il vescovo di Bressanone {F.)}
scomunicando il duca d' Austria, come
toccai nel voi. XV, p. 168 ed altrove.
Alcuni dicono che in Mantova creasse
cardinale il nipote Francesco Todeschi-
ni,cheadottò nella famiglia Piccolo/nini,
poscia Pio III {V.); altri vogliono chela
promozione la facesse in Siena in un allo
zio Fortiguerri (V.). E qui noterò che a
Piccolomini famiglia, oltre le notizie di
questa, raccontai quanto fu ingrandita e
nobilitata da Pio II, e quali soggetti vi an-
noverò in adozione, concedendo loro col
cognome il proprio stemma. Per le guer-
re ricordate a Mantova, descrivendo il
congresso, le fatiche del zelante Pontefi-
ce non ebbero effetto. Trattato sempre
magnificamente come nell'andata, Pio II
partito da Mantova ripassò per le men-
tovate città, e nel febbraio 1461 si re-
stituì a Siena e vi si trattenne sino al
settembre per profittare de'bagni di Ma-
cereto e Petriolo per la flussione d'umo-
P I O 67
ri che lo molestava, come pure per ri-
costituirvi la repubblica. Giunto in Ro-
ma vi canonizzò solennemente s. Cate-
rina da Siena, dell'ordine de' predicato-
rij indi si recò a Tivoli per ricrearli in
quel puro clima, e per frenare il popolo
unitosi a' nemici della Chiesa, erigendovi
la rocca. Pochi sono i luoghi suburhani
a Roma che Pio II non abbia visitati e
insieme illustrati ne' suoi Commentari,
come ricordo ne' loro articoli. Le guer-
re che agitarono il suo pontificato e lo
stato ecclesiastico furono diverse. Pri-
mieramente estinse quella che Giacomo
'Piccinino faceva nell'Umbria; con tre-
gua sospese quella tra Ferdinando d'A-
ragona re di Napoli e Sigismondo Mala-
testa signore di Rimini, e dal primo non
solo si fece restituire Benevento e Terra*
cina da lui occupate, ma ottenne una sua
nipote in isposa ad Antonio figlio della
propria sorella, col ducato d' Amalfi e
altre signorie e terre per dote. Prose-
guirono le guerre tra Ferdinando e Gio-
vanni duca d'Angiò pretendente al tro-
no di Napoli, il quale tenne sollevala la
Puglia, sostenuto dai francesi, e lo scon-
fisse a Troia : il Papa aiutò il primo. Ad
un tempo i germani si battevano eontro
gli ungheri, gl'inglesi benché divisi tra il
vecchio e il nuovo re guerreggiavano col-
la Francia. La Toscana fu agitata da dis-
cordie; le Marche molestate per ragione
de' confini, per Pio II riacquistarono la
quiete; confermò la sovranità della s. Se-
de su Pontecorvo (F \)j Viterbo insorse,
ma fu riconvenuta , ed i sabini che die-
rono il passo al nemico comune ebbero
la punizione. Il Papa espulse da'suoi do-
mimi quelli che vaghi di novità e di pe-
scare nel torbido, vi promovevano il di-
sordine. A mezzo di Federico signore di
Urbino e di Alessandro Sforza signore di
Pesaro, impedì al Piccinino di unirsi ai
francesi a danno di Ferdinando d' Ara-
gona da lui protetto. Scomunicò il Ma-
latesta, che per vendicarsi occupò alcu-
ne terre della Chiesa, cacciò il cardinal
68
PIO
legalo e manomise le Marche: però il P.i*
pa eli mosse contro Federico d'Urbino e
Napoleone Orsini, che ricuperarono Si-
uigaglia, presero Fano e gli tolsero par-
te del territorio di Rimini, come raccon-
tai a s. Marino, dicendo che pei soccorsi
dati dai repubblicani per questa guerra,
Pio li die loro in feudo alcune terre.
Inoltre il Pontefice s'interpose nelle ver-
tenze tra'Manfredi dominatori di Faen-
za. Procurò di fare abrogare la Piani-
malica sanzione in Francia, come nata
nello scisma di Basilea, presso i re Carlo
VII e Luigi XI, avendo onorato il pri-
mo col titolo di difensore della fede. As-
salita Roma da fiera pestilenza nel 1^62,
Pio II passò a Viterbo per prendervi i
bagni, ma come neppur qui si trovava
colla corte garantito dall'infezione, si tra-
sferì a Bolsena e poi a Corsignano che
esaltò a sede vescovile col nome di Pieri'
za, al quale articolo ho descritto tutte le
munificenze che largamente comparti a
quel suo luogo di nascita. In detto anno
eresse ancora le sedi vescovili di Lubia-
na e Montalcino.
Nel i463 con la bolla In minoribus
agentes, de' 26 aprile, Bull. Rom. t. 3,
par. 3 , p. 100, Pio II cassò ed aunullò
tutte le opere da lui scritte in favore del
conciliabolo di Basilea contro Eugenio IV
e l'autorità della s. Sede, dichiarando a-
■vere errato nella gioventù come s. Pao-
lo, per seduzione e ignoranza, e ritratta-
re gli errori propri come s. Agostino, e-
sortando tutti a seguirlo vecchio non gio-
vane, Pontefice non privato, a rigetta-
re Enea Piccolomini, ed abbracciare Pio
11. Eguale ritrattazione a vea fatto da ve-
scovo, come notai nel voi. XIV, p. i5c),
mentre nel voi. V, p. 268, dichiarai co-
me annullò i preliminari tra il concilia-
bolo ed i boemi. In Sieua eresse un por-
tico di pietre quadrate, ed un monumen-
to in s. Francesco per racchiudervi le ce-
neri de'suoi genitori. In Roma fortificò
il cortile della basilica Vaticana, che ab-
belf], disponendo con ordine i sepolcri dei
PIO
Papi, ed essendo rovinale le sue scale le
rifece ponendovi a'piedi le statue de' ss.
Pietro e Paolo ; e come Paolo V le col-
locò in nuove basi , rispettando i di lui
stemmi, vi aggiunse i propri, come dissi
nel voi. XII, p. 25o;però avendole il re-
gnante Pio IX rimosse nel 1847 per so-
stituirvi quelle magnifiche ch'erano nella
basilica Ostiense, fatte scolpire per essa
da Gregorio XVI,comeriportai a p. 223,
il capitolo Valicano collocò le vecchie sta-
tue coi basamenti al principio dell'in-
grèsso interno della sagrestia, dopo aver-
le fatte ritoccare, per conservarne la me-
moria. A tale capitolo Pio li donò Pog-
gio Donadeo in Sabina, nella quale eres-
se la collegiata di Magliano, che onorò di
sua presenza nel viaggio d' Ancona. Nel
i464 fio II imposesilenzio sulla contro-
versia insorta pel Sanguedi Cristo (f^.).
in mezzo a queste cure sempre più cre-
sceva nell' animo del Pontefice l'ardente
brama di soccorrere 1' oriente contro il
formidabile Maometto II, che estenden-
do le sue conquiste faceva deplorabile ec-
cidio de'cristiani. Formò una lega, armò
una flotta, eccitò alla crociata Luigi XI re
di Frauda eFilippoducadi Borgogna col
donalivodello stocco benedetto, esi porlo
in Ancona per porsi alla testa della crocia-
ta, imbarcandosi pel Tevere a Pontemol-
le : pel fiume giunse a Fiano, visitò il ino -
nastero del Soratte, e per Otricoli, dove
sbarcòj'Narni, Spoleto, Asisi, Fabriano e
Loreto^.), arrivò ad Ancona a' 19 luglio,
ricevutocon sommo applauso da un popo-
lo infinito. Il Lambertini,Z?e can. ss. 1. 2,
n.° io, scrive che Pioli nel i464pai"l' da
Roma per Siena, alfine di prendervi i ba-
gni petriolani, onde rimettersi da una ma-
lattia sofferta, e che dalla diocesi sanese
s'avviò per Ancona: in vece il Novaes nar-
ra, che da Siena passò in Roma, indi si
recò ad Aucoua, assalito in principio del-
la navigazione dalla febbre, che gli dava
non piccolo incomodo, ma procurò occul-
tarla,affinchè i medici non lo costringes-
sero a retrocedere. Ne' voi. II, p. 48 e 5o,
PIO
XII, p. ag6, XVIII, p.58,XXII,p. 120,
XL1II, p. 23, XLIV,p ia5, XLIX, p.
4<), con diffusione raccontai la lega con-
chiusa, In flotta pontifìcia armata, l'estre-
ma unzione che l*io li ricevette per la
2/ volta, e l'esclamazione contro i medici
per non averlo avvertito del pericolo di
vita ; la morte, i solenni funerali, le ora-
zioni funebri, i precordi lasciali in Anco-
na, il cadavere portato in Roma nel Va-
ticano e poi trasferito in s. Andrea della
Valle de'Tealrnì^y.), e (pianto lasciò per
la sacra guerra, alla quale istantemente
esortò il sacro collegio.
Essendo Pio II in Ancona si aggravò,
pel flusso si pose in letto, e dopo 2 giorni
di lenta febbre morì a'i4 agosto 1 4^4-5 a
2 ore di notte, per testimonianza ocula-
re del vescovo Patrizi Piccolomini, da
preferirsi a quella di Platina e Ciacconio
che dicono a' 16, avendo domandato e
ricevuto i sagramenti. Nel momento che
spirò fu veduta l'anima sua portata in
cielo dagli angeli, dal b. Pietro Teutoni-
co o Cornelio calabrese, monaco camal-
dolese. Visse 58 anni, 9 mesi e 28 gior-
ni, avendo governata la Chiesa con zelo
apostolico 5 anni, 1 1 mesi e 25 giorni ;
dopo aver creato in due promozioni 1 1
cardinali, tra'cjuali il celebre Ammana-
ti-Piccolomini. Dopo la sua morte, ben-
ché assai compianta, fu mossa fiera per-
secuzione a' suoi famigliari e general-
mente al nome sanese, non senza scan-
dalo ; calamità ch'egli vivente avea con
ripugnanza e fremito veduto nella mor-
te de' predecessori, coi loro famigliari e
concittadini, massime contro quelli che
ne avevano meritato la benevolenza, co-
me notai meglio a Famiglia pontificia.
II Gigli nel Diario sanese, celebrando i
benefìzi fatti da questo Papa alla chiesa
cattolica e alla sua patria Siena, osserva
che gli stessi suoi paesani gli legarono le
mani con tratti di mala corrispondenza,
pure da magnanimo soleva dire : Si fac-
cia sempre bene a'sanesi, quando anche
non lo vogliono. Fu Pio 11 savio legista
PIO
%
e mollo ammaestrato nelle lettere demen-
tili, eloquentissimo, stimato uomo buono
e giusto, amatore della pace e zelatore
della fede, come lo dichiararono s. An-
tonino, Cronaca par. 3, tit. 22, cap. 17,
ed il cardinal Ammanati nelP orazione
pel successore. Questi poi, che tanto lo co-
nobbe, neWepisl. 46 gli rese il seguen-
te giusto e grande elogio. Era Pio 11 un
sovrano Pontefice pieno di belle virtù,
commendabile pel suo zelo per la religio-
ne, per l'integrità de'suoi costumi, per la
fermezza del suo spirito e per la sua pro-
fonda erudizione. Era di piccola statura,
di capelli prima di tempo canuti, di fàc-
cia bianca e dimostrante maggior età, di
occhi spiranti severità insieme e piacevo-
lezza, di corpo robusto, ma stenuato dal-
le fatiche de'lunghi e frequenti viaggi, dal-
le vigilie e da continui incomodi della tos-
se, di calcolo e di podagra, che spesso lo
riducevano ad uno stato pericoloso. Fa-
cile in dare udienza ancorché ammalato,
parco nelle parole , ma giocoso e faceto
nella conversazione, nemico giurato de'
falsane dei relatori, e sempre ameno co-
gli amici, alcuni de'quali voleva ogni gior-
no seco a tavola , la quale per quanto si
potesse faceva imbandire all'aria aperta.
In essa fu sempre moderatissimo e con-
trario a'eibi delicati o per qualità o per
condimento. Facile ad inquietarsi, ma più
facile a rimettersi in calma e a perdona-
le le ingiurie; onde che non riprese mai
chi di lui sparlasse , volendo che in una
citlà libera tutti fossero liberi a parlare.
L'Oldoino neìi' Addìi, al Ciacconio più
ampiamente descrive il carattere di Pio
II: ben a ragione dunque gli si adattò
il verso di Virgilio: Sum Pius Aeneas fa-
ma super Aelhera notus.
Nella zecca pontificia vi sono i conii di
tre sue medaglie colla sua effìgie. La i.a
con lo stemma de'Piccolomini e l'epigra-
fe : Gloria. Senensis D. C. Piccolomini.
La 2.a con l'iscrizione: Velocìler scriben-
tis sobolcsj nell'esergo, Ne tanti ecclesia e
pacisq. amantis ddealur memoria. Si
7o PIO
vede pure una tavola con libri, in uno dei
quali si legge : Imposita turcarum lcx}
alludenti i libri alle molteopere che com-
pose. La 3." col motto: Optimo principi,
in memoria dell'insigni qualità del suo a-
nimo. L'illustrazione di tali medaglie e
di altre 45si legge nel Bòoafmi, Numism.
Pont. t. i, p. 65. Quanto alle sue mone-
te d'oro, d'argento e di rame, ne tratta
Scilla, Delle monete pontifìcie. Pio 1 1 amò
le lettere e protesse i letterati, lasciando-
ci molteopere. Le principali furouo rac-
colte in due tomi e stampate ad Helm-
stad nel i6pq, cioè la Cosmographiaj
V Historia bohemica j In libros A. Panor-
milae ec. Alphonsi regis commenta rins;
ff istoria Friderici 111; Commentario-
rum historicorumj De concilio Basileen-
òij Epitome decadimi Biondi. Tra le al-
tre opere ricorderò : Della miseria dei
corti giani j Dell'arte della grammatica al
giovine Ladislao re d 'Ungheria j il Poe-
ma sulla Passionej"òi orazioni tutte di-
rette alla pace de' re, alla concordia dei
principi, alla tranquillità delle nazioni,
alla difesa della religione e alla quiete del
inondo; un gran numero di lettere, men-
tre ne'suoi verdi anni dettò circa 3,ooo
versi, gran parte de'quali audò smarrita
a Basilea. In tutte queste ed altre opete
si ammira abbondante ed eletta proprie-
tà di vocaboli, vagbezza d'immagini, chia-
rezza di frasi, stile elegante e dignitoso.
La sua biblioteca e quella di sua famiglia
l'acquistò Clemente XI per la Biblioteca
Vaticana (J7.). Abbiamo la vita di Pioli
col titolo Commentarla, ec, riveduta da
Francesco Piccolomini arcivescovo di Sie-
na, chela pubblicò in Roma nel 1 584»
e poi fu ristampata in Francfort nel 1 6 1 4>
che si attribuì da lui a Gio. Gobelino Per-
sona famigliare dello stesso Papa, men-
tre sono i commentari scritti dal Papa
stesso, di cui Gobelino fece copia, come
si apprende da un codice della bibliote-
ca Corsiui. La medesima vita fu compi-
lata ancora da Giannantonio Campano
vescovo di Teramo, la quale insieme con
PIO
allredi diversi dotti fu stampala in Franc-
fort, e colle opere del Pontefice nel 1 55 1
in Basilea. Incominciò a scriverla anche
AndreaContrario, che ne abbandonò l'im-
presa quando fu bandito da Pio 1 1 da Ro-
ma e dallo stalo. Ciampini ae\Y Examen
lib.Pont. riporta l'epistola di Pio 1 1 a Carlo
VII. Carlo Fea, PUH P. M.acalumniis
vindicatus lernis retractationibus ejus,
quibus dieta et scripta prò concilio basi-
leensiconlra Eugenium /^Piomae 1 82 3.
Di recente nel 1 843 pubblicò in Parigi
C. H. Verdière, Essai sur Aeneas SyU
vius Piccolomini. Vacò la chiesa 1 5 giorni.
PIO III, Papa CCXV. Francesco To-
deschini Piccolomini, nacque a'g maggio
i439 in Siena, altri dicono in Sarteano
nella contea sanese, altri in Corsignano
poi Pienza : certo è, come dissi a quell'ar-
ticolo, che ivi come lo zio vi fu battezza-
to. Ne furono genitori, Nanno Todeschi-
ni, uomo ricchissimo di Sarteano, e Lao-
domia sorella di Enea Piccolomini poi
cardinale e Papa Pio I1(V.), il quale lo
prese in adozione e gli die il proprio co-
gnome e stemma de' Piccolomini ' {V .). Si-
no dai primi anni mostrò speditezza d'in-
gegno, senno e inclinazione alla virtù. Sot-
to l'amorevole cura del dotto zio, si ap-
plicò allo studio delle belle lettere, della
storia, della teologia e singolarmente del
diritto canonico , a cui diede opera nel-
1' università di Perugia, dove ne ripor-
tò la laurea di dottore. Divenuto lo zio
Pontefice, questi nell'età di circa 21 an-
ni, a' 19 febbi aio 1460, lo fece arcivesco-
vo della comune patria Siena, in cui co-
me zelante pastore sostenne molte e gra-
vi fatiche, per sedarvi i tumulti che te-
nevano crudelmente oppressa la città,
per la divisione della nobiltà de' monti.
Nello stesso anno Pio II a' 5 marzo o
maggio lo creò cardinale dell'ordine dei
diaconi e per diaconia gli assegnò la chie-
sa di s. Eustachio, indi fu dato in pro-
tettore ai camaldolesi, e nel 1461 di-
chiarato legato della Marca. Perla sua
prudenza e valore, quaudo Io zio parli
PIO
per Ancona onde porsi alla lesta della
crociata, lo lasciò suo legato e vicario in
Roma, dove ritornato cadavere lo fece
tumulare nella cappella da lui eretta per
riporvi la testa di s. Andrea, nella qua-
le il cardinale fondò una cappellania se-
condo alcuni, ma ilTorrigio, Grotte Pra-
ticane p. 23 1, attribuisce la dotazione
a Francesco Bandini Piccolomini arci-
vescovo di Siena, pronipote di Pio II.
L'imperatore Federico 111 avendo do-
mandato a Paolo II un legato per la die-
ta di Ratisbona, il Papa vi deputò nel
1 47 i il cardinale, che univa a molto in-
gegno e studio, perspicacia e modi gen-
tili, che gli procacciavano la benevolen-
za de' principi. In quel congresso alla pre-
senza de' principi di Germania, perorò
con gran zelo ed energia a favore della
cristianità nuovamente minacciata dal-
l'impeto de'turchi, per le scorrerie fatte
in Cari tv/ ia e nella Croazia, e rappresentò
occorrere forze poderose, non le lievi sta-
bilite, tutto narrando il vescovo di Te-
ramo Campano che l'accompagnò. Tro-
vandosi in Germania seppe la morte del
Papa e l'elezione di Sisto IV, per cui ri-
tornò in Roma a render couto della le-
gazione; indi si ritirò alla sua diletta
cbiesa di Siena, dove adempì tutte le par-
ti di sollecito e vigilante pastore, facen-
dosi vedere rare volte in Roma. Sisto IV
nel i.}83 gli affidò in amministrazione
la chiesa di Fermo, che governò sino al
i5o3, come dissi con altre notizie, e se
!o zio ne fosse stato vescovo, nel voi.
XXIV, p. 36; quindi gli conferì la so-
printendenza di Massa Trabaria, colla
presidenza dell' abbazia di Farfa, dove
guadagnossi la stima e l'alletto di tutti
que'popoli, non meno per la sua solleci-
tudine, che per gì' illibati suoi costumi.
Innocenzo Vili gli affidò la legazione
dell' Umbria, sconcertata e divisa dalle fa-
zioni, lacerata e sconvolta per le civili di-
scordie, che colla sua saviezza e pruden-
za sopì ed eliminò, restituendo la pro-
vincia all'anteriore quiete e tranquillità.
PIO 71
Detestò il cardinale lu simonia con cui
Alessandro VI consegui il pontificato;
tultavolta questo Papa nel 1 4C)4- '° "'an-
dò in Toscana legato a Carlo Vili redi
Francia, venuto armato contro gli ara-
gonesi di Napoli e per rivendicar le ra-
gioni degli angioni; ma non fu ricevuto,
né ammesso a trattative pel rancore che
i francesi conservavano contro lo zio Pio
li , perchè nella guerra di Napoli avea
favorito e si era imparentato cogli ara-
gonesi, a danno degli angioni. Nel 1496
il Papa lo nominò vescovo di Pienza e
Monta Icino, che governò sino al 1498.
Nel i497 quando Alessandro VI in con-
cistoro die il ducato di Benevento e Ter-
ragna al proprio figlio Giovanni Borgia,
solo il cardinale vi si oppose con eroico
coraggio. Morto Alessandro VI , per la
3.a volta il cardinale entrò in conclave, il
quale fu prolungato dalle violenze di Ce-
sare Borgia, altro figlio del defunto, e dal-
la presenza de'francesi in Roma, che poi
partirono per Napoli a guerreggiare cogli
spagnuoli. Quanto riguarda il conclave,
le prepotenze di Cesare amico del cardi-
nale, onde poi per sicurezza lo fece cu-
stodire in Castel s. angelo, per salvarlo
dagli Orsini, e della cella toccata al car-
dinale, lo raccontai ne' voi. VI, p. 47> XI,
p. 67, XV, p. a85, e XLIX, p. 1 57. Nel-
la Vita di Nicolò Bonafede, scritta in par-
te da lui stesso (del quale parlai anche
ne' voi. XXXVI, p. 263, XL, p. 262), si
legge come essendo quel celebre perso-
naggio di s. Gi usto diocesi di Fermo, mol-
to conosceva il cardinale, nonché era in-
trinseco di Cesare, il quale influenzan-
do i numerosi cardinali spagnuoli creatu-
re del padre e per la sua possanza vole-
va un Papa di suo genio, ed agognava la
siguoria di Siena a danno de'Petrucci.
Cesare preferiva il cardinale Antoniotto
Pallavicini, che essendo nemico di Bona-
fede, riuscì a questi di persuadere Cesa-
re che le pratiche non sarebbero riuscite,
in vece proponendo il Piccolomini ama-
to e rispettato da tutti e idoneo alla su-
7u PIO
prema dignità, come bei» accetto ai so-
vrani, e uon dare sospetti per non essere
passata buona intelligenza tra lui, Ales-
sandro VI ei cardinali spaguuoli, ai quali
ed a Cesare resterebbe grato. Allora Bo-
nafede ebbe l'incarico di esplorare l'ani-
mo del cardinale Piccolomini, che udito
tutto il negozio, baciandolo e ringrazian-
dolo cou elfusione, gli die facoltà di pro-
mettere lutto quanto si bramasse, salvo
il proprio onore e quello della sede apo-
stolica, laonde veuue stabilito di pronao -
verne l'esaltazione, di concerto cou Gia-
como Piccolomini fratello del cardinale,
che recatosi da Cesare ne combinò i patii,
sottoscritti quindi dal cardinale. Intanto
Bonafede si adoperò con altri potenti
cardinali per staccare da Pallavicini i
cardinali italiani sfavorevoli al Piccolo-
mini, ed i francesi ; laoude al Pallavici-
ni riuscirono inutili tutte le sue prati-
che, i 5o,ooo ducati d'oro prestatigli da
Cesare, ed i 3o,ooo in polizze di ban-
chieri, eh' erasi portato in conclave. Il
Pallavicini fu un degnissimo cardinale,
per cui vuoisi notare di esagerazione la
penna del Bonafede suo emulo, il quale
la calcò auche sopra altri non a lui be-
nevoli. Vero è che più volte abbiamo
dovuto deplorare simili umane fralezze,
mentre possiamo confortarci die da più
secoli l'elezioni pontifìcie procedono im-
muni ancora dal più leggiero sospetto,
li Bonafede entrato in conclave per con-
clavista del cardinal Loris non Flores
spagnuolo, vescovo d'Elna non Elvas ,
accortamente si adoprò per la felice riu-
scita; regolando il suo cardinale che di-
ligeva gli spaguuoli, e guadagnati i fran-
cesi, l'elezione fu compita, onde nella
mezzanotte precedente molti cardinali si
recarono in cella del Piccolomini a ba-
ciargli i piedi e portargli memoriali. Sic-
come poi il Bonafede agevolò l'elezione
di Giulio li, colla cooperazione di Cesa-
re, avverte il Leopardi annotatore della
I ita di Bonnf-dc, che mostrandosi Giu-
lio 11 fiero nemico della simonia che
PIO
condanuò ed essendo il cardinal Piccolo-
mini virtuosissimo, non si deve precipita-
re il giudizio sulle promesse fatte in ante-
cedenza da ambedue, e considerarle qua-
li dimostrazioni di riconoscenza pel favo-
re offerto e non per mercede del futuro
benefìzio.
Ecco come il Novaes racconta questa
elezione. Entrarono in conclave 36 o 3? o
38 cardinali, che trattando dare al mon-
do cristiano il successore di Alessandro
VI, vi agognava il cardinal ci' Amboise,
però deluso dal cardinal Rovere poi Giu-
lio II, essendo questi nulla meno deside-
roso del triregno. Dopo alcuni contrasti
de'sacri elettori, in parte distratti dalle
fazioni, in parte propensi a favorire le
brame di Cesare Borgia, passati io gior-
ni elessero concordemente a'22 settem-
bre il incardinai diacono Todeschiui-
Piccolomini, il qualt in memoria dello
zio volle chiamarsi Pio III. A'3o dello
stesso mese fu ordinato sacerdotedal car-
dinal Rovere, non essendolo, e perciò dal-
lo zio gli era stato dato per sulfraganeo
di Siena il b. Antonio Fatati, che ne sup-
pliva le funzioni episcopali. JNel dì se-
guente i.° ottobre fu consagrato nella
camera de' pappagalli del Palazzo Va~
ticanosed agli 8 venne solennemente co-
ronato sulle scale di s. Pietro. j\V voi. VI II,
p. 172, e XXI, p. 3o, dissi che impedito
di stare in piedi per un'antica piaga che
avea nella gamba destra, percui non po-
tè geuuflettere in s. Pietro quando vi
fu condotto per la prima adorazione dei
cardinali , prese il possesso ueila basi-
lica Vaticana. Dichiarò governatore di
Roma il Bonafede, poi confermato dal
successore Giulio li, promettendogli che
dopo un anno l'avrebbe creato cardina-
le; e fece il proprio nipote marchese Sa-
Rizzo capitano del palazzo, come dissi a
Cavalleggieri. Nel giorno seguente alla
sua elezione, contro l'uso convocò il Con-
cistoro (f^-), vi trattò di pacificare il redi
Francia col redi Spagna, e promise di a-
doperarsi eOicacemente per ripristinare
PIO
l'antico splendore e la disciplina ecclesia-
stica, comedi riformare senza indugio la
corte romana nelle cose ove ve ne fosse bi-
sogno, tanto riguardanti il Papaie i cardi-
nali, che i ministri loro. Quindi liberò il
territorio diftoma dall'esercito ch'era fuo-
ri della città e che l'uvea lungamente ves-
sa lo; a'26 settembre perni ise che gì i 8 joo
francesi passassero il Te vere a Ponte Molle
e s'avviassero pel regno di Napoli, pe' luo-
ghi vicini alle mura di Roma. Nel seguente
giorno peggiorando la sua piaga, fu ne-
cessario fargli due dolorosissimi tagli, fin-
ché fu cagione di sua morte a' 1 8 ottobre
i5o3, con soli 26 giorni di pontificato,
e di età anni 6^., mesi 5 e giorni io. Pe-
rì non senza sospetto di veléno, propina-
togli per commissione di Pandolfo Pe-
trucci signore di Siena, come il Panvi-
nio nella vita ed elogio di Pio III dice
essere stata la faina; della quale opinio-
ne furono molti secondo il Mal volti, Hist.
Seneiis. lift. 8, par. 3. Questo sospetto
non è fuor di ragione, imperocché Pio
III non vedeva di buon occhio che Pe-
trucci si fosse usurpato il dominio della
patria eia tiranneggiasse; e Pandolfo a-
■vea a confidente e consigliere Antonio da
Venafro, uomo capace d'ogni macchina-
zione e di fomentar qualunque reo divi-
samento, come osserva il Gigli nel Dia-
rio sanese t. 1, p. 2o3.
La morte gì' impedì di' eseguire i lo-
devoli disegni che avea concepito, per la
riforma degli abusi con un concilio ge-
nerale, ch'erasi proposto di convocare do-
po due anni, e di partire contro il turco,
come si legge in Raffaele da Volterra, nel-
\a Storia de' Pont, j benché erasi progno-
sticala la vicina morte, quando nella co-
ronazione si bruciò la stoppa, scioglien-
dosi in pianto. Ne'novendiali ne pronun-
zio l'orazione funebre Domenico Crispi ;
venne sepolto in Vaticano nella cappella
di s. Andrea presso lo zio, in un bel se-
polcro di marmo che vivente erasi pre-
parato per sé e per Agostino Piccolomi-
ni suo nipote, donde poi nel 161 4 fu
PIO 73
trasferito in quello di S.Andrea della Val-
le àé Teatini (V.) : 1'epitallio posto al se-
polcro, compendio di sue lodevoli gesta,
si legge in Oldoino, Addit. al Ciacconio,
Vitae Pont. t. 3, p. 2 14- Agli 1 t ottobre
Pio III fece vescovo ili Sutri e Ne pi An-
tonio de Albericis nobile d'Orvieto suo
famigliare e intrinseco amico, ch'è l'uni-
co suo vescovo che si conosca. Nella zec-
ca pontificia vi sono i conii di due meda-
glie, con la sua effìgie. La i." con l'epi-
grafe : Gloria Scuensi D. C. Piccolominiy
collo stemma gentilizio, già fatta per lo
zio. La 2.acon le parole : Sub umbra ala-
rum tnarum 1 5o3, vedendosi il Papa in
trono in mezzo a due cardinali, che pren-
de sotto la sua protezione Cesare Borgia.
Il Bonanni, Numis. Pont. t. i,p. i3y,le
riporta in un ad altre tre. Lo Scilla, Mo~
nete pont. , riferisce che per Pio III fu
solo battuto lo scudo d'oro. Questo Pa-
pa fu universalmente compianto, per l'e-
gregie sue virtù e per le speranze che di
sé prometteva. Lo commenda Pietro Del-
fino, Epist. 79 e 97, lib. 7; e Natale Ales-
sandro, Hist. eccl. t. 8, art. 12, come
insigne in eloquenza, prudenza, religio-
ne, innocenza e gravità. Più lungamen-
te parla di sue virtù il mordace Galim-
berti vescovo di Gallese, Vite e fati ime»
vwrabilì. Vacò la s. Chiesa 12 giorni.
PIO IV, Papa CCXXXIV. Giannan-
gelo de Medici, nacque in Milano a'3i
marzo i499 da Bernardino e Cecilia Ser-
belloni dama illustre: a Medici famiglia
ho parlato di quella da cui derivò, de'suoi
parenti con altre notizie, ed a Palazzo
Altemps, del suo nipote di tal cognome.
Narra il Ciacconio che essendo bambino
in culla, nella sua camera comparve una
innocua fiamma, che vagando per essa
accese poi la lucerna; fenomeno che fu
preso per preludio di futura grandezza.
1 suoi studi con impegno li fece prima
in Pavia, poi inBologua, ove s'istruì nella
filosofìa, medicina e giurisprudenza della
qua! ultima ottenne la laurea di dottoro.
Ritornalo in patria ed insorta grave di-
74
IMO
scordia tra'nobili, per la riputazione che
erasi formato, fu scelto arbitro e felice-
mente compose le vertenze, come pacifi •
co il fratello Giangiacomo col duca Fran-
cesco li. Assunto l'abito clericale d'anni
28, si portò in Roma a' 26 dicembre
ì5ir], cioè nello stesso giorno e ora in
cui 32 anni dopo ebbe il triregno. Cle-
mente VII lo fece protonotario aposto-
lico partecipante, e Paolo III successiva-
mente lo dichiarò governatore d'Ascoli,
di Città di Castello, di Fano e di Parma;
dondecon la qualificai di commissario del-
le milizie pontificie comandate dal ge-
nerale Alessandro Vitelli, lo mandò in
Ungheria e Polonia contro i turchi e lu-
terani. Restituitosi in Roma, nel 1 543 lo
stesso Paolo III lo spedi a pacificare i
ferraresi e bolognesi, discordi pei loro con-
fini territoriali. Nuovamente fu manda-
to in Polonia con Giambattista Savelli,
condottiere delle milizie papali ausiliarie
di Ferdinando re d'Ungheria, donde re-
catosi in Roma , nel 1 5/f4 venne desti-
nato al governo d'Ancona, dal quale pas*
so alla dignità di arcivescovo di Ragusi
e nel 1 54-7 a vice-legato di Bologna nel-
la legazione del cardinal Moroui, quin-
di nel i548 fu fatto governatore di Pe-
rugia (che visitò da Papa) e dell'Umbria.
Finalmente Paolo 111 agli 8 aprile 1 549
lo creò cardinale prete del titolo di s. Pu-
denziana, dal quale in seguito otto a quel-
li di s. Stefano al Monte Celio, di s. Ana-
stasia e di s. Prisca. Giulio III apprez-
zandone egualmente il mento, lo nomi-
nò prefetto delle due segnature, legato
di Romagna con la soprintendenza delle
milizie della Chiesa contro Ottavio Far-
nese duca di Parma. Dopo la pace, Car-
lo V nel i553 lo nomiuò amministra-
tore della chiesa di Cassano, donde Pao-
lo IV nel i556 lo trasferì al vescovato
di Foligno {?.). Come l' ' Antoniano gli
predicesse il pontificato, lo notai a quel-
la biografia; solo aggiungerò, che appe-
na improvvisato con versi sulla lira, Lo-
dovico Madrucci, poi fatto cardinale da
PIO
questo Papa, pose al collo del cantore
una ricca collana d'oro per giubilo.
Dopo la morte di Paolo /^Caraffa,
a'g settembre r 55q entrarono i cardina-
li in conclave, che fu lungo per la discor-
dia de'44 saci-' elettori e altre cagioni ri-
portate dal Rinaldi a detto anno n.° 35.
Si prolungò anche per le trattative fatte
per esaltare il cardinale Tournon, ma
come francese gl'italiani temerono del
trasporto della sede in Avignone; non.
che per quelle del cardinal Pio di Carpi,
cui si oppose fortemente il cardinal d'E-
ste co' francesi e altri, ed aspirando egli
slesso al papato procurava con pretesti
temporeggiare. Non andarono ancor mol-
to lontani dall'esservi sublimati i cardina-
li Du Puy di somma riputazione, candidi
costumi ed eminente dottrina, Gonzaga
e Beauman ben degni dell'onore. Alcu-
ni voti ebbero pure i cardinali Bellay e
Cueva, e questo ultimo per l'industria
del conclavista, che narrai nel voi. XVI,
p, l3. Nella notte di Natale o in quella
seguentead ore 7 de' 26 dicembre i55g
fu eletto Papa il Medici, non per iscru-
tinio, ma per acclamazione, e meglio lo
racconto nel voi. XXI, p. 219, per ope-
ra de'cardinali Sforza, Guisa, Carlo e Al-
fonso Caraffa, e principalmente del car-
dinal Farnese per terminare un concla-
ve ch'era motivo a tante mormorazioni.
I medesimi si determinarono per lui ri-
conoscendone i meriti singolari, non già
per la colomba che entrata nella cappel-
la Sistina e girata per più giorni nel con-
clave, si era fermata stanca sulla cella del
cardinal Medici, ciò che alcuni stimaro-
no prodigio. Col nome dunque di Pio IV,
perchè meglio fosse confermata f opinio-
ne che si avea della sua pietà e mansue-
tudine, fu solennemente coronato a'6 gen-
naio 1 56o (le disgrazie accadute pel get-
tito del denaro, le ricordai nel voi. XXI,
p. 1 70), ondeil Panvinio osservò, che nato
egli nel giorno di Pasqua, fu eletto Papa
in quel di Natale e coronato dell'Epifa-
nia, tutti e tre chiamati Pasqua. 11 pos-
PIO
sesso lo prese in lettiga, corteggiato da 3 i
cardinalia'28 gennaio. Ad istanza del sa-
cro collegio e singolarmente del cardinal
Carlo Caraffa, perdonò ai romani gli ol-
traggi e vergognose violenze l'atte alla me-
moria del di lui zio Paolo IF (F.), ob-
bligando il senato ai risarcimenti notali
a quell'articolo. Non fu però cos'i clemen-
te con Pompeo Colonna, uccisore della
suocera sotto Giulio III, rispondendo a
chi implorava la grazia della pena capi-
tale: Iddio mi guardi dal cominciare il
pontificalo coli' assoluzione d'un pani'
cidio. Bensì s'imparentò colla famiglia,
le restituì le terre confiscate, onde il re
di Spagna dodo al nipote Federico Bor-
romeo il ducato d' Oria ( F. ). Quanto
riguardala famiglia domestica di Pio IV,
si legga nel voi. XXIII, p. 75. Poco do-
po confermò nella dignità imperiale Fer-
dinando I, e ne ricevette gli ambasciato-
ri. A sollevare la camera apostolica pie-
na di debiti, eresse 1' ordine o collegio
de' vacubilisti venali, cavalieri Pii^F.).
Ne'minislri e nipoti del suo predecesso-
re Paolo IV, volle il Papa dimostrare qual
fosse la giustizia ch'egli voleva praticare
nel suo governo, e di qual tempra dovea-
no essere i ministri della corte pontifìcia.
A'7 giugno 1 56o fece carcerare i cardi-
nali Carlo e Alfonso Caraffa, ed il duca
di Paliano nipoti di Paolo IV, e due pa-
renti dell'ultimo, che tranne Alfonso tut-
ti perderono la vita. Pio IV fu indotto
ad essere con loro severo dai molti loro
nemici, e dall'animosità particolare della
Spagna contro la memoria di Paolo 1 V,
eh' erasi impegnato liberare l'Italia dalla
dominazione spagnuola. Il successore s.
Pio V fece accuratamente rivedere i pro-
cessi, dai quali risultò che Pio IV fu in-
gannato, onde fece decapitare il gover-
natore di Roma, ripristinando negli ono-
ri e beui i superstiti Caraffa, e reinte-
grando i ministri e famigliari di Paolo
IV, accusati di aver abusato del favore
di quel virtuoso Pontefice. Su questo gra-
ve argomento vedasi Caraffa famiglia,
PIO 7j
i voi. XV, p. aoo, XXXII, p. 42 e luo-
ghi relativi. Dopo di aver con questo
esempio di severità avvisato i suoi mini-
stri della fedeltà cui lo doveauo servire,
per esserne più sicuro creò cardinale e
segretario di stato s. Carlo Borromeo fi-
glio della sorella (del quale e della no-
bilissima famiglia meglio parlai a Mila-
no e Padova), ed il di lui fratello Fede-
rico conte d'Arona generale delle milizie
ecclesiastiche, con 1000 scudi il mese
d' onorario. Fece terminare la causa e
dichiarare innocente il celebre cardiual
Moroni (F.)j come altresì furono di-
chiarati innocenti il pio edotto vescovo
di Modena Foscherari domenicano, ed
altro di quest'ordine già teologo al con-
cilio di Trento , che quale amico del
Moroni, avea con questi patito il carce-
re. 11 Papa restituì ancora la fama e la
libertà a Gio. Tommaso Sant'elice vesco-
vo di Cava, carcerato come i preceden-
ti sotto Paolo IV, per falsi sospetti in
materia di fede, avendo spiegato in senso
cattolico alcune proposizioni delle qua-
li era stato incolpato. Quindi il Ponte-
fice rivolse tutta la sua attenzione a ter-
minare il concilio di Trento (^.^inter-
rotto a cagione delle rivoluzioni d'Euro-
pa, e ciò maggiormente per essersi al suo
proseguimento ohbligato in conclave: se
ne celebrò l'ultima sessione nel i5G3, e
ad istanza de' padri l'approvò formalmen-
te, istituendo per l'osservanza de'suoi de-
creti la Congregazione del concilio (F.).
Pel i.° il re di Portogallo accettò i de-
creti del concilio, ne felicitò il Papa e ne
promise l'adempimento; ed avendolo ri-
cevuto la repubblica veneta senza alcuna
limitazione, Pio IV le donò in Roma il
Palazzo di Fenezia (F.) , mentre la re-
pubblica regalò in Venezia un simile edi-
lizio pel nunzio pontificio. Nella Spagna
e in Francia il concilio trovò ostacoli.
Pio IV ricevette nel grembo della chie-
sa romana gli armeni col patriarca di
Ezmiazin, e concesse loro in Roma chie-
sa ed ospizio, come ho dello a Patkur-
76 FIO
cato armexOj allorché giunse in Pioma
1' ambasciatore di quel prelato. Si recò
ancora a"" suoi piedi, come abbiamo da
Genebrardo, Chron. lib. 4» Abdisù,cioè
Servo di Gesù, monaco di s. Antonio dot-
tissimo, per ottenere la conforma di pa-
triarca massimo de'cristiani di Muzale,
nella Soria orientale. Fece egli la profes-
sione di fede, che riporta Io Spondanoad
an. i 562, n.° 34, e fu letta nella sessio-
ne 32 del Tridentino e da lui sottoscrit-
ta a'7 marzo, laonde il Papa con s'ingo-
iar compiacenza gli die il pallio e colmo
di preziosi doni l'inviò sommamente con-
tento alla sua patria, come si ha da Ri-
naldi, an. r562*n.° 28. Approvò l'ardi-
ne equestre di s. Stefano (P-); ampliò
quei lo di s. Lazzaro (V.)j e terminò la
controversia di precedenza tra' canonici
regolari ed i monaci,' in favore de'prinii.
Esortò i cardinali a non adottar l'uso del-
le Carrozze (f/.) j proibì che i palazzi
de' cardinali e ambasciatori servissero di'
asilo ai rei; essendo caduto gravemente
inalato, nel i56i dichiarò che il Papa si
eleggesse solo in Roma, ed emanò prov-
vide leggi sul Conclave ed Elezione da'
Pontefici {V.). Come permise ai tedeschi
la comunione sotto le due specie, vedasi
il voi. XV, p. r i4- Aiutò potentemente
l'ordine Gerosolimitano e Malia (V.),
contro i turchi, provocando eziandio i
soccorsi del re di Spagna, cui concesse
700,000 ducati sui benefizi del reerno;
siccome per soccorrere l'imperatore con-
tro lo stesso comune nemico, impose so-
pra a' suoi sudditi un tributo di 400,000
scudi d'oro. Per soccorrere poi il re di
Francia contro gli ugonotti, la camera
apostolica contrasse il debito d'un milio-
ne di scudi. Come Pio IV difese da tali
eretici armati Avignone e il Venesino ,
dorninii della Chiesa, lo narrai nel voi. Ili,
p. 248eseg., avendo costituito generale
delle milizie il cugino Serbelloni. Appro-
vò {'Indice [V.) de' libri proibiti, forma-
lo dal concilio di Trento; confermò il
sodalizio per sollievo de pazzi j obb'igò
P IO
i vescovi alla residenza, condannò i be-
nefizi di simonia, istituì la professione
di fede pei promossi ai benefizi e al ma-
gistero delle scuole; ordinò che i cada-
veri fossero sepolti sotto terra; riformò
diversi tribunali di Pioma ; regolò le prov-
viste concistoriali, come dissi nel voi. XV,
p. 2 i-c*. Molto si affaticò Pio IV nella ri-
forma del clero secolare e regolare, invo-
cando le concessioni e privilegi contrarie
ai decreti del Tridentino, per secondare
il quale favorì 1' istituzione de' semiuari.
Rifiutò di scomunicare Elisabetta regina
d'Inghilterra, ed ottenne con tal mode-
razione trattamenti meno severi contro
i cattolici. Colla bolla Cani domus,'j idus
oct. 1 56o, Pio IV per le benemerenze
degli Orsini eresse il loro feudo di Brac-
ciano in perpetuo e nobile ducato eoa
giurisdizione, potestà d'impero e di san-
gue, e con privilegi, stemmi e insegne
proprie. Elevò le sedi d'Urbino, di Lan-
ciano e di s. Fede in metropolitane; ed
in vescovati Monte Pulciano, s. Giacomo
del Chili, la ss. Concezione del Chili, Cor«
dova e altre chiese. Piegalo la repubbli-
ca di Lucca della rosa d'oro; contribuì
all' erezione del Collegio Romano e del
collegio Borromeo in Pavia ( f^.): dei
doni fatti al duomo di Milano e de' pri-
vilegi concessi alla città per la nomina
dell'uditore di rota e avvocato concisto-
riale, ragionai ne' voi. XLV, p. 36, 37 e
69; mentre nel voi. XL1V dissi del mo-
nastero eretto in Roma per le dorme con-
vertite da vita impudica alla penitente.
Fortificò i porti d'Ancona, Ostia e Civi-
tavecchia, e fu benefico con altri luoghi
dello stato, come di Velletri che visitò nel
1364. Ma soprattutto Roma sperimentò
la sua munificenza, pei splendidi monu-
menti e memorie di cui l'arricchì, onde
ben a ragione lo celebrò il Masson, Deepi-
scopis Urbis, p. 4' 2, col seguente distico:
Mannoream me flcit, crani culli terrea, Caesar,
Aurea sub Quarto suni modo facla Pio.
Edificò nell' attuale grandiosa forma la
Chiesa dis. Maiia degli Angeli (del cui-
IMO
to de' quali e di quanto proibì il Papa
pai-lai a Coro degli Angeli), coti mona-
stero annesso pei certosini, e la consa-
grò. Da DLpnle Quirinale, fece continua-
re la bella strada fino alla Porla Pia, da
lui costruita; come pure riedificò la Por-
ta angelica, la Porta Castello., rinnovan-
do Porla Flaminia, fuori della quale re-
staurò la Villa di Giulio III, destinan-
dola pei solenni Ingressi in Roma. Edili-
co il Borgo Pio, cinse di altre mura la Cit-
tà Leonina, fortificando il propinquo Ca-
stel s. Angelo. Restaurò molle cinese an-
tiche e con immense spese continuò il
sontuóso edilìzio della Chiesa dis. Pietro
in Faticano. Aumentò grandemente le
magnificenze del Palazzo Vaticano con
nuovi edifizi, come il casino detto di Pio
IV, il palazzino del giardino della Pigna
e altri abbellimenti a quel giardino, che
difese con mura. Compì con pitture e
stucchi la maestosa sala regia, e >le cele-
bri loggie con stupendi dipinti e ornati;
istituendo la stamperia Vaticana per ri-
produrre le migliori edizioni de'santi pa-
dri. Fece un gran tratto del soffitto nel-
la basilica Lateranense. Principiò il Pa-
lazzo de' conserva tori in Campidoglio, ed
abbellì il Palazzo apostolico il Aracoeli.
Riaprì molte strade antiche e rinnovò le
nuove, riconducendo in Roma l'acqua
Vergine o di Trevi, come si può vedere
a Fontane, ed ai citati articoli vi è il re-
lativo dettaglio. Siccome per queste e al-
tre opere Pio IV ebbe bisogno di esor-
bitanti somme di denaro, così fu costret-
to di aggravare Roma e lo stato d'impo-
sizioni e gabelle, da cui derivarono com-
mozioni, salire, amare critiche di vana-
gloria per tante spese senza i corrispon-
denti mezzi, non che congiura nel i565
contro la sua sacra persona, Io che ricor-
dai nei voi. XX, p. 1 58, e XL1 V, p. 1 83.
Il sicario che dovea ucciderlo, fra'tormen-
ti solo disse, con affettato riso, che il suo
angelo custode I' avea indotto a tale at-
tentato, ch'egli chiamava prodezza. Sal-
vato il Pontefice da sì barbaro tradiinen-
PIO 77
to, poco dopo fu assalito da febbre ca-
tarrale, che dopo 8 giorni lo tolse di vi-
ta, la notle del c^ venendo il IO dicem-
bre [565, assistito da s. Filippo Neri e
da s. Carlo che con santa libertà mani-
festò allo zio il suo pericolo e gli ammi-
nistrò i sagramtnli. Visse anni 66, mesi
8 e giorni 9; e nel "pontificalo anni 5,
mesi 1 1 e giorni 1 5, nel quale in [\ pro-
mozioni creò 46 cardinali, fra'quali mol-
li benemeriti della Chiesa nel concilio di
Trento, i tre nipoti Borromeo, Serbelloni
e Altemps,il pronipole Ferreri, deponen-
do dal cardinalato Coligny, come notai
nel voi. XV, p. 200. L'altro nipote Al-
temps lo fece generale di s. Chiesa e lo
sposò solennemente alla sorella di s. Car-
lo, promettendogli scudi 100,000 di do-
te ; ciò che può vedersi ne' voL XXVMI,
p. 233,eXLV,p.i 12. Fu sepolto nel Va-
ticano, donde a'4 giugno 1 583 le cene-
ri senza pompa vennero trasferite in s.
Maria degli Angeli, nel deposito che de-
scrissi a quell'articolo, il quale vuoisi di-
segnato dal Buonarroti, io «un a quello
del cardinal Serbelloni. Vedasi il Vitto -
relli in Ciaccon., in vita Greg. Xlll, t.
4, p. 16. L' Oldoino in Ciaccon. t. 3, p.
885, descrive PiolV,di staturaalta, gras-
so e robusto, di viso largo e naso grande,
occhi azzurri, ma non affatto giusti, con
barba mediocre ; propenso al riso , piìi
che alla gravità conveniente all'alto suo
grado. Aveva così felice memoria , che
improvvisamente recitava intere pagine
di giureconsulti, poeti e storici. La sua
eloquenza fu grande, né minore la spe-
rienza negli affari, come la pazienza nei
travagli. E' vero che non gli mancarono
piccoli difetti, ma questi scompariscono
in confronto alle sue grandi virtù e fasti
del suo pontificalo, come osserva Mura-
tori, Annali d'Italia, an. 1 565. Ne scris-
sero la vita i biografi de'Papi. Vacò la
s. Sede 28 giorni.
PIO V (s.), Papa CCXXXV. Michele
Ghislieri, nacque in Bosco, territorio A-
Jessandrino e diocesi di Tortoua, allora
78 p 1 O
nel Milanese, a' 17 gennaio i5o4 e non
altrimenti, da Paolo di nobile madeca-
duta famiglia, e da Dpminina o Dome-
nica Augeria : a Ghislieri famiglia orion-
da di Bologna parlai di sua antichità e
lustro (del suo casino Pio con contigua
chi esina ora de' Pacca, Vedi), con al-
tre notizie su questa Papa e quanto fece
pei parenti. I genitori conforme alla lo-
ro pietà educarono il figlio, che giunto
all'età di i4 anni, invece di applicarsi
ad una professione, con Io stesso nome
battesimale vestì l'abito de'domenicani
nel convento di Vigevano, ove nel 1 5 1 9
fece la solenne professione: il Cardella di-
ce in Voghera. Divenuto già modello di
virtù, fu mandato dai superiori al col-
legio di Bologna a studiarvi teologia e
poi a Genova per ricevervi il sacerdozio.
Obbligato a dettare un corso di filosofìa,
si trasferì dipoi al convento di Pavia a
insegnarvi le discipline teologiche, del-
le quali fu professore per 16 anni, con
istraordinario plauso. Nel 1 543 fu invia-
to al capitolo di sua provincia, che si tene-
va in Parma, a sostenervi pubbliche con-
clusioni. Eletto per superiore in più con-
venti del suo ordine, in tutti dimostrò
che le sue grandi virtù non erano infe-
riori alla dolcezza, con la quale li go-
vernava : in uno di tali conventi coll'ef-
ficacia di sue preghiere impedì che al-
cuni soldati per cupidigia di preda vi
penetrassero. La modestia e il candore
de' suoi costumi gli acquistò il nome di
secondo s. Bernardino, di cui seppe imi-
tare lo zelo nelle fervorose prediche, che
faceva con immenso frutto degli ascol-
tanti, e nel mostrarsi rigido custode del-
la povertà religiosa, per cui sempre a pie-
di col carico delle sue robe indosso fa-
ceva i viaggi, ai quali o dall'ubbidienza
o dalla carità veniva obbligato. La fama
di sue virtù e zelo contro gli eretici mos-
se Alfonso d' Avalos marchese del Va-
sto e governatore di Milano, a sceglierlo
per confessore ed elemosiniere, quantun-
que fosse lontano 20 miglia da Milano.
PIO
Consigliato dai suoi correligiosi di prov-
vedersi colle limosine del marchese d'un
mantello, per difendersi dalla pioggia e
dal freddo in recarsi da lui, si protestò al-
tamente di giammai profittare, nemmeno
d'un denaro, delle limosine a lui affidate.
Pel singolare credito ch'erasi acquistato
anche in Roma, la congregazione del s.
oflìzio lo nominò inquisitore della fede
in Como pel Milanese e Lombardia, do-
v'ebbe a soffrire gravi persecuzioni con
rischio della vita. Quindi fu spedito a
Coirà de' Grigioni per terminarvi alcu-
ne differenze, e poi deputato inquisitore
a Bergamo, in cui essendone vacante la
sede, sostenne coraggiosamente una lite
col capitolo e col vicario capitolare, a ca-
gione di alcuni libri eretici, la quale gli
acquistò molta riputazione presso i car-
dinali di delta congregazione, che lo in-
viarono nella Rezia, e nuovamente in
Bergamo, non senza sua esposizione, per
processare il vescovo Vittorio Soranzo e
altri infetti dell' eresia luta'ana. Infor-
mato il cardinal Caraffa i.° inquisitore e
poi Paolo I V delle distinte sue qualità, lo
elesse commissario generale dels. offizio
in Roma. Divenuto il Caraffa Pontefice,
malgrado la sua ripugnanza nel 1 556 lo
promosse a vescovo di Sidri eNepi(V.),
conservandolo nella carica con la quali-
fica di prefetto dell'inquisizione, ed aJ 1 5
maggio 1 557 lo creò cardinale prete di
s. Maria sopra Minerva, di cui fu inti-
tolare, dichiarandolo supremo inquisito-
re perpetuo, uffizio che in seguito fu ri-
servalo al Papa.
La dignità cardinalizia diede nuovo
risalto alle virtù del Ghislieri e singolar-
mente alla sincera sua umiltà, che gli
fece tenere lo stesso metodo di vita mor-
tificata e nascosta, e fino l'abito religio-
so che sempre portava, tranne nelle pub-
bliche funzioni. Da Pio IV nel i56o fu
trasferito al vescovato di flìondovi (fy.) ,
onde si sottoscriveva il cardinale Alcs-
sandrino,pev essere nato nell'agro d A-
lessandria e per averglielo dato per co-
PI o
gnome il provinciale quando si fece re-
ligioso; ed ivi sradicò i disordini cagio-
nati dalla guerra e dall'eresia. Poco vi
dimorò, dovendo attendere in Roma al-
la congregazione del s. ofììzio, ed a quel-
la destinata ad esaminare i decreti del
Tridentino per l'approvazione. Volendo
Pio IV annoverare al sacro coNegio Me-
dici e Gonzaga giovanetti, figli il primo
del duca di Toscana, il secondo del du-
ca di Mantova, richiesto il parere del
cardinale, rispose con apostolica libertà,
che si sarebbe ben guardato di concorre-
re alla loro promozione per gravissime
ragioni, massime per lo scandalo che
avrebbe prodotto ne' padri del concilio di
Trento, che o< capandosi seriamente della
riforma degli ecclesiastici, con pena udi-
rebbero rivestiti della porpora due ra-
gazzi: luttavolta il Papa volle crearli
cardinali. Portatosi quindi l'ambasciato-
re toscano in nome del suo principe a
ringraziare i cardinali, il Ghislieri fran-
camente gli disse, eh' era ciò per lui su-
perfluo, essendo stalo di contrario senti-
mento , non già per la casa Medici, per
cui nutriva somma stima, ma perche co-
tìgli dettava la propria coscienza. Sor-
preso da seria malattia e vicino a soc-
combere alla violenza del male, si elesse
la sepoltura avanti i gradini dell'altare
maggiore del suo titolo antico di s. Ma-
ria sopra Minerva, die quantunque cam-
bialo con quello di s. Sabina (quanto fu
benefico d'ambedue lo dissi ai loro ar-
ticoli^ da Pio IV eragli stato di nuovo
conferito. Nel proferire la sua sentenza,
usava di Savia e prudente libertà, inca-
pace di tradire la verità, per qualsiasi
rispetto umano, onde soleva dire il car-
dinal Bozzuto , che il di lui sentimento
prevaleva ed era di maggior peso di
quello di lutti i cardinali. MortoPio IV
entrarono in conclave 5o cardinali, o Si
secondo Panvinio, tra' quali il Gonzaga
che vi mori nel d"i avanti l'elezione del
successore. Poco mancò die non lo fos-
sero i cardinali Niocoiini e Pucci, e per
PIO 70
stratagemma il cardinal Pisani. Il car-
dinal s. Carlo onninamente voleva il car-
dinal Moroni, quindi fu persuaso in fa-
vore de'eardinali SiiletoeBoncompagno,
ma incontrò per essi molte difficoltà ;
laonde coadiuvato dai cardinali Moroni,
Altemps e Farnese, tutto si adoprò per
l'esaltazione del cardinal Ghislieri- Alcu-
ni colleghi però gli rappresentarono ch'e-
ra creatura di Paolo IV e perciò era da
temersi, che essendo stati puniti dal suo
zio Pio IV i Caraffa, potesse esercitare lo
slesso rigore versola famiglia del mede-
simo, di cui non avea goduto il favore,
offeso allorquando si oppose efficacemen-
te che la legazione di Avignone dal car-
dinal Farnese si trasferisse nel cardinal
Bourbon, ad istanza del re Carlo IX, per
lo che Pio IV per dimostrare al cardinal
Ghislieri il suo disgusto, gli tolse l'appar-
tamento che avea in palazzo egli diminuì
la grande autorità che avea sul s. offizio.
Ma s.Carlo che non maneggiava con ri-
flessioni umane un affare di tanta impor-
tanza e solamente considerava la gloria di
Dio e l'utile della Chiesa, restò costante
nel suo proponimento, sinché ottenne il
consenso del suo numeroso partito e quel-
lo di tutti gli altri.
11 cardinal Ghislieri, dopo aver per
qualche tempo resistito, anche alle pre-
ghiere de'suoi amici, fu eletto Pontefice
a'7 gennaio 1 566 e prese il nome di Pio
V per ciò che dissi a Nome de' Papi. Ta-
le fu la sorpresa e lo stupore che provò
nell'elezione, che si espresse con quelle
sentenze che riportai nel voi. XX, p. 62.
Segni straordinari aveano preceduto e
seguirono la sua assunzione al pontifica-
to, già predetta da s. Filippo. A' 17 gen-
naio, giorno in cui 62 anni prima era na-
to, seguì colle solite cerimonie la sua co-
ronazione, per la quale abolì l'uso del
getlitodella moneta e volle che si dispen-
sasse a mano, come può vedersi nel voi.
XXI, p. 1 70; ed ancora abolì il Banchetto
{V.) annuo che si faceva a' cardinali ed
ambasciatori. Frattanto avendo saputo
8o P 1 o
che i romani erano poco contenti di sua
elezione, temendone la inflessibile seve-
rità, rispose: die confidava in Diodi fa-
re un governo tale, che ad essi recherebbe
maggior dispiacere la sua morte, di quel-
lo che avea loro cagionato la sua crea-
zione. Quindi a' 27 dello stesso genna-
io prese possesso al Laterano in Lettiga
(V-), e fece subito castellano di Castel s.
Angelo Francesco Bastone del Bosco, o-
norandone i figliuoli, uno de' quali, Gu-
glielmo, dichiarò referendario con l'uffi-
zio di dateria del concessimi. A queste
prime prove del paterno suo amore, al-
tre ne aggiunse di sua magnificenza, di-
stribuendo 80,000 scudi a 38 cardinali,
200 a ciascun uditore di rota, e 5o,ooo
per dote alla sorella di s. Carlo in luogo
del doppio promesso ad Allemps dallo
zio Pio IV. Per mostrarsi riconoscente
olla memoria di Paolo IV (/^suo bene-
fattore, decretò quanto descrissi a quel-
l'articolo e giustamente reintegrò nell'o-
nore e ne' beni i perseguitali Caraffa
(/z.); creò cardinale Antonio, colmò di
grazie e di rendite i malmenati famigliari
e ministri di detto Papa, e fece troncar la
testa al governatore di Roma per avere
ingannato Pio IV nella processili ade'Ca-
rafia. Ecco una delle tante prove dell'in-
stabilità e incertezza degli umani giudi-
zi , soprattutto negli affari politici ed in
un governo elettivo: il giudizio inesora-
bile di Dio tarda, ma non falla. Non fu
minore l'amor paterno col quale scrisse e
soccorse a Maria Stuarda regina di Sco-
zia, per parte della regina Elisabetta tri-
bolata. Nello stesso teiripo trovandosi i
romani nell'agosto 1 W6 afflitti da epide-
mia, a tutti i poveri infermi somministrò
limosine e medicine. Quindi tutto si de-
dicò il santo Pontefice a formare mira-
bili regolamenti, per restituire al dovuto
splendore il culto divino e la disciplina.
Per riuscirvi più facilmente esorlò i ve-
scovi a fare osservare i decreti del conci-
lio di Trento e a riformare le loro chie-
se, dandone egli il primo 1' esempio col
PIO
riformare la sua corte: della famiglia do-
mestica di s. Pio V, e quanto di essa fu e-
minentemenle caritatevole e munifico, si
leggano i voi. XXI 1 1 j p. 76 e XLI, p.
258 e 260. Nello stato ecclesiastico prov-
vide i tribunali di giudici probi, dichia-
rando altamente di non volere che si das-
sero le cariche se non al merito e alla
■virtù, non già al favore e all'interesse.
Comandò ai vescovi e a quelli che avea-
no benefizi con cura d'anime, che secon-
do detto concilio andassero alla loro re-
sidenza, concedendo loro un solo mese di
tempo a disporsi alla partenza, od a ri-
nunziare, allrimenli li avrebbe privati
de'benefizi slessi.
Rinnovò ai medici l'obbligo di far con-
fessare gl'infermi al 3.° giorno del male;
tolse I' abuso di celebrar la messa nella
sera delle vigilie di Pasqua e Natale. Con-
formandosi ai decreti pontificii, con la
bolla Cimi primuni } del i.° aprile i566,
Bull. Rom. t. 2 , p. 176 del Cherubini,
soito gravi pene ordinò la venerazione
nelle chiese, e vi fece togliere le sepoltu-
re in forma di mausolei erette nel mez-
zo di esse. Impose severi castighi ai si-
moniaci , bestemmiatori , concubinari e
sodomiti; e rivocò ai tedeschi il permes-
so di comunicarsi colle due specie sagra-
mentali , come rivocò ai latini e greci di
celebrare con diverso rito. Per promuo-
vere la religione ne' fiamminghi vessati
daglieretici, mandò loro Medaglie bene-
dette (V.), onde meglio se ne stabilì 1' u-
so, donando lo stocco e berrettone bene-
detti al duca d'Alba che li combatteva.
Prolesse l'ordine Gerosolimitano (P'.)
contro i turchi, con milizie e denaro soc-
correndolo, e cooperò alla fabbrica del-
la "Valletta in Malta (V.), lo che trattai
pure a Costantinopoli. Ivi inoltre nar-
rai le leggi emanate sugli schiavi turchi,
e quanto in diversi tempi fece il Papa col
massimo zelo per abbattere la possanza
ottomana, che dopo la presa di Fama-
gosla minacciava d'invadere tutta l'Italia
e di arrogarsi la signoria de'marij sia cou
P I o
recarsi in Ancona, sia nelP implorare il
di vino tiiulo, sia nel formare la triplice
alleanza e sacra lega che produsse la fa-
mosa vittoria nel golfo di Lepanto, che
pur descrissi bMabina ed a Minzu(ove
parlai eziandio de'soccorsi dati alla Fin/i'
eia contro gli ugonotti, come è espresso
nei bassolie vi del suo sepolcro, anche a di-
fesa d'Avignone e suo contado, come me-
glio dissi a tali articoli, ponendo nella
Chiesa di s. Giovanni in Luterano le ban-
diere tolte ai nemici, come delle immense
somme pereti) spese e delle Decime, Vedi,
imposte), perla quale concesse il solen-
ne Ingresso in Roma (['.), cogli onori del
trionfo al Colonna, aggiunse alle litanie
Auxilium Ctiristianoruni, e istituì la di-
vozione delle Quarant'ore (V). La bat-
taglia di Lepanto può risguardarsi come
l'ultima delle Crociate bandite in tutta la
cristianità contro gl'infedeli nemici della
religione di Cristo, essendo stati promoto-
ri principali delle imprese di Terra santa
i Papi. Si vedano i Commentari della
guerra di Cipro e della lega de' principi
cristiani contro il turco, di Bartolomeo
Sereno, pubblicali dai monaci della ba-
dia cassinese. IV tipi di Monte Cassi-
no i845. Fra le altre maggiori appli-
cazioni che tennero occupato l'animo di
questo gran Papa, una fu quella di soste-
nere la dignità e le ragioni della romana
chiesa a lui affidata, per cui emanò la
celebre bolla Admonet nos, de' 29 mar-
zo 1567, Bull. Rom. t. 2, p. 220, proi-
bendo infeudare o alienare i dominii del-
la s. Stde, come riportai nel voi. XV, p.
287. Pel buon regolamento dello stato
ecclesiastico, a'3 luglio 1 56G pubblicò la
bolla Ex superna dispositionis, confer-
mando quelle di Pio li, Paolo II, Sisto
1 V , Giulio li , Leone X , Clemente VII
e Pio IV,coutro gli assassini, sicari, ban-
diti e altri malviventi, e contro chiun-
que avesse dato loro ricetto o prestato
difesa e assistenza. E per meglio riuscire
nell'intento, convenne cogli stati di Napo-
li e di Toscana la reciproca consegna dei
VOL. LUI.
P IO « r
rei. Dipoi a' i5 agosto con la bolla In-
defessa pasloralis, ampliò la precedente
contro i fautori de' delinquenti, dichia-
randoli incorsi nella pena di vita, confi-'
scazione di beni, demolizioni di case e
perpetuo esilio di loro famiglie. Nel i56^
uniformandosi al disposto di L'io IV, con
la bolla Licet alias, degli 1 1 luglio, proi-
bì che i banditi in contumacia potessero
essere ammessi alle difese, se prima non
si costituissero in carcere. Quindi per ov-
viare ai disordini che nascevano dalla
delazione delle armi corte, conferman-
do e ampliando le disposizioni di Pio IV,
per le quali erauo vietate le pistole più
corte di due palmi, ed annullando qua-
luncpie licenza di portarle e di conceder-
la, estese la proibizione agli stili e altre ar-
mi di punta minori di tre palmi, con la
bolla Cam vìces efus, de' 1 2 febbraio 1 572,
sottoponendo i contravventori alle pene
de' rei di lesa maestà. A Palazzo Bra-
scht, parlando delle pasquinate e satire,
ho riportato le severe provvidenze di s.
Pio V, contro la pubblica maldicenza ed
i libelli. Fece disposizioni sui testamenti
e spogli de' benefiziati. Con particolare
vigilanza promosse l'agricoltura, confer-
mandone colla bolla Pia devotio, de'g
settembre i5G6, i nuovi statuti, e dando
ampia facoltà ai consoli di giudicare de-
finitivamente tutte le controversie ad es-
sa concernenti, ancorché tra persone pri-
vilegiate. A Lana si può vedere quanto
di tal arte fu benemerito; a Mercante le
leggi sui falliti; a Dote la prammatica su
di esse. Con la bolla Quoniam nos più-
ries, de'24 maggio 1567, Bull. Rom. t.
4, par. 2, p. 38q, approvò e in essa in-
serì il nuovo statuto del popolo romana,
compilato per suo comando dai deputali
Antonio Vellio, Mario Gabrielli e Marco
Antonio Borghese avvocati concistoriali,
Domizio e Tommaso Cavalieri, Vincen-
zo Nobili, Piero Tharo, Vincenzo Pa-
renti, Galeazzo Poggi, Antonio Massa,
Luca Peto dottori in diritto, Mario e
Cencio Frangipane, Ettore Muti, Orazio
6
82 PIO
Naro, Pietro Paolo Fabi e Girolamo Pi*
chi. Con la bolla Cum onus, del i.° feb-
braio 1569, Bull. Rom. t. 2, p. 275,
prescrisse la forma di legittimamente
creare, alienare e redimere i censi; e con
la bolla In eam 3 de' 28 gennaio 1 5y r,
loco citato p. 325, ordinò che i cambi
fatti contro il prescritto dalle leggi fos-
sero nulli e invalidi e che si dovessero
punire i contravventori col castigo stabi-
lito agli usurai. A Ebrei raccontai quanti
ne convertì, come ne limitò il vivere e
il ghetto. Dichiarò dottore della Chiesa s.
Tommaso d'Aquino domenicano, ed e-
resse i vescovati di Boulogne e di Ripa-
Iransone: alcuni gli attribuiscono la ri-
pristinazione di quello di Barbastro,a\-
tri la riferiscono all'immediato successo-
re Gregorio XIII; altrettanto dicasi del
vescovato dJElvas, di cui vuoisi fatta l'e-
rezione da Paolo IV. A Baianesimo si
può leggere quanto operò s. Pio V nel
condannare le proposizioni di Baio, i cui
errori professarono poi i Giansenisti. Mol-
to si affaticò il buon Pontefice nella ri-
forma e buon regolamento degli ordini
religiosi, onde abbiamo: Compendio del-
le grazie e favori conferiti da s. Pio V
agli ordini religiosi, Roma 1 7 1 3. Questo
argomento lo trattai a Mendicanti, Ira i
quali die la precedenza a'domenicani, a
Clausura, a Francescano^ a Serviti, a
Minimi, a GirolaminIj a Gerosolimita-
no, a Umiliati che abolì, ed altri. BJfor-
mò la Peitilcnzìei ia (P7 .), ed istituì i tre
collegi apostolici de Penitenzieri di Roma
(F.). Nel voi. XVII, p. 182, riportai co-
me s. Pio V dichiarò granduca il duca
di Toscana, e della corona che gli donò
a mezzo di Michele Ghislieri Bonelli suo
nipote. Fece correggere e pubblicare il
Breviario romano, il Messale romano e
l' Uffizio della Beata Fergine, ed a questo
concesse indulgenze. Indi permise a' ca-
nonici regolari di s. Agostino l'uffizio e
messa del b. Ivo vescovo di Chartres e
cardinale. A Luoghi di Monte ragionai di
quelli eretti da s. Pio V, per Je immense
PIO
somme da lui impiegate per abbattere
gl'infedeli e gli eretici armali, come pure
soccorse con denaro gì' inglesi cattolici
esiliati o carcerati da Elisabetta regina
d' Inghilterra (F.), che scomunicò e di-
chiarò eretica. Col medesimo coraggio
apostolico minacciò di deporre dall' im-
pero Massimiliano II, se avesse permes-
so la Confessione Augustana. Protesse i
dotti e gl'innalzò alle dignità.
L'applicazione che il s. Padre dovea
dare a questi affari di tanta importanza e
così scabrosi, nulla scemava la cura ch'e-
gli continuamente avea per la vigilante
amministrazione del suo ministero. Proi-
bì negli spettacoli i combattimenti delle
fiere, e tuttociò che poteva avere dell'inu-
mano o troppo licenzioso, lo che toccai nel
voi. XXXI, p. 1 84- Con rigorosa pram-
matica riformò il lusso degli ecclesiastici
negli abiti, ne'giuochi, ne'leatri, ne'ban-
chetti e in altri disordini. Volle che i
cardinali che non pagavano i loro debi-
ti, potessero essere costretti come gli al-
tri in tribunale: bensì fulminò le pene
a chi attentasse contro la loro vita, lo
che dissi ancora nel voi. X, p. 6. Privò
delle rendite de' Benefìzi, al quale artico-
lo notai quanto per essi ordinò, chiunque
lasciasse di recitare l'uffizio divino, a pro-
porzione delle ore canoniche ommesse,
ed emanò ordine sui pensionali de bene-
fìzi. Pubblicò rigorose pene contro i si-
moniaci ; dichiarò nulli i testamenti fatti
dagli ecclesiastici in favore de' loro ba-
stardi quantunque legittimati, mediante
la bolla Quae ordini ecclesiastico, de'27
gennaio 1 57 1 . Avendo s. Pio V impo-
sto altre riforme agli ecclesiastici, per le
quali qualcuno gli disse che molti si la-
gnavano e che questo era il modo di ro-
vinare la corte, pieno di mirabile zelo
rispose: £" meglio che perisca la corte e
con essa periscano tutti coloro che vi vo-
gliono tali disordini e corruttele, e non
perisca la Chiesa eia religione profana-
ta da abusi tanto enormi. Con editto del
1 5(x), per rimuovere le crapule, proibì
no
rigorosamente ai romani die avessero
casa, di andare alle osterie per mangia-
re, bere e giuocare, dicendo ch'esse era-
no solo istituite per comodo de'forastieri
che non hanno abitazione. Avendo rifor-
mata la pompa delle femmine, ed espul-
se le meretrici da Roma e da tutto lo
stato, alle rimostranze del magistrato ro-
mano, pel danno che proveniva alle ca-
se spigionate, il Papa gì' impose silenzio
ed esclamò: Sarà dunque giusto e decen-
te, che il senato romano prenda la di-
fesa delle donne pubbliche e la proiezio-
ne dell'impudicizia ? Fi diremo, che se
queste non usciranno da Roma, ne par-
tiremo noi con tutta la corte. Uscirono in
fatti molte, ed altre vi si tollerarono per
ovviare a maggiori disordini, ma furono
confinale in luogo remoto. Alla bolla
Coena aggiunse ohe niun sovrano potes-
se imporre nuovi tributi a'ministri della
Chiesa, sotto pena di scomunica. Con-
fermò i decreti in favore della Concezio-
ne (f'.)j ed ordinò le congregazioni del-
la Dottrina cristiana (E.). Nel voi. XLf,
p. 2o3, raccontai come s. Pio V dichia-
rò canonico teologodella basilica dis. Pie-
tro il p. maestro del s. palazzo, ma eb-
be breve durata. Accordò agli spagnuoli
di portare il corporale fuori della borsa
e di nominare il re nel canone; ordinò
per precetto a tutti i sacerdoti la recita
òe\Y Evangelo di s. Giovanni nella mes-
sa j volle che prima del Confìteor, nel-
l'introito della Messa, si dicesse il salmo
Judica ine Deus, e che i sacerdoti al fine
di essa (lasserò una sola benedizione.
Emanò diversi brevi per le missioni pon-
tificia , che si leggono nel t. i dell' Ap-
pendix, Bull. prop. fide, cioè Exponi,
per predicare e amministrare i sagramen-
ti dai religiosi nell' Indie; Exponi, am-
pliazione del precedente; Romani, sul
battesimo e matrimonio degl'indiani con-
vertiti. Come s. Gregorio VII, volle as-
sicurare l' impero della religione col vi-
gore di sua potenza, preferendo l'opera
di Dio ai vani omaggi del secolo. La re-
PIO R3
pressione dell'eresia e della potenza tur-
chesca, sono le opere più grondi di que-
sto magnanimo Pontefice. A Conorec. \-
zione dei s. offizio dissi quanto operò per
la prima , donandole la vasta tenuta di
Conca e stabilendo in Roma l'ampio edi-
lìzio per la medesima, cioè coi due palaz-
zi già abitati da due cardinali (uno fab-
bricato dal cardinal Lorenzo Pucci ) e
comprati di suo peculio (il Catena, p. 148,
dice il palazzo cominciato da Pio IV a
persuasione di s. Pio V, il quale bensì vi
spese 2^,000 scudi). Ridusse ì'edifìzio
allo stato attuale con l'opera del Vignola,
atterrando una diruta chiesina detta di
s.Zenone e incorporandovi quella della
confraternita degli avignonesi, trasferiti
altrove, destinandola al servizio del luò-
go, restandovi ancora un avanzo. Questa
chiesina fu edificata da s. Leone III, con
scuola e ospizio eretto da Carlo Magno.
Si chiamò s. Salvatore del torrione per
quello poi eretto vicino da s. Leone IV,
vimacello per quello ivi fatto de'cristiani
da Nerone (Torrigio, Gioite^. 5i 1, 5'JlVj,
de ossibus per la quantità dì quelle che
ivi si seppellirono, principalmente di quel-
li che sirecavanoa Roma in Pellegrinag-
gio (a questo articolo narrai l'ospitalità
che vi ricevevano), per ultimo ristorata
da Nicolò V: alcuni la confusero colla vi-
cina chiesa di s. Maria della Pietà di cam-
po santo, onde si possono vedere le con-
trarie testimonianze, in Marangoni, Fst. di
Sancta ss. p. 1 85; Panciroli, Tesori p.487;
Martinelli, Roma e x ethnica sacra p.^Hcj.
A Palazzo Vaticano parlai dell' area e
dell'acqua del palazzo dell'inquisizione.
Alle opere ancora di magnificenza si
estesero le cure di s. Pio V, in vantag-
gio del pubblico. Terminò il soffitto del-
la basilica Lateranense e l'indorò. Edi-
ficò il monastero e la chiesa de'ss. Dome-
nico e Sisto per le domenicane, poi am-
pliati magnificamente da Paolo V , a
Monte Magnanapoli. Nel Palazzo Vati-
cano(V.) fabbricò un appartamentocon
cappella, e l'abitazione degli svizzeri con
84 Pio
chiesi na, diverge cose operando nella Cit-
tà Leonina ( V. ). Come dissi nel voi.
XLVIIj p. 8],donòal museo Capitolino
le statue ch'etano in Belvedere al Vatica-
no, per cui nel giorno anniversario di sua
nascita e coronazione a' i 7 gennaio il se-
nato offre un calice d'argento e torcie di
cera alla chiesa di s. Maria sopra Minerva,
assistendo alla messa; non convenendo il
Maffei, con Ciacconio, Cabrerà e Pan vi -
nio, che gli fosse imposto il nome d'Anto-
nio, almeno pel i.°, ch'è la festa che in tal
di ricorre. All'università di Pavia ag-
giunse il collegio Ghislieri (quello di Bo-
raa non fu fondato da lui. pel quale si può
vedere il voi. XIV, p. 164)- Donò all'ospe-
dale di s. Spirito 25,ooo scudi, 6.000 al
seminario romano,epiù di 5,oooaH'arci-
confraternila della ss. Annunziata per do-
te alle fanciulle; ingrandì la casa de'ncofi-
ti, e concesse lachiesadi s. Maria Egiziaca
con ospizio agli armeni. Fondò in Bosco
sua patria un convento ai domenicani ,
con reudite per 5o religiosi. Restaurò i
condotti dell'acqua Vergine, terminò la
fabbrica dell'università romana, fortificò
Ancona, pose fine alle fortificazioni di Ci-
vitavecchia, restaurò parte delle mura di
Roma, fece e adornò le strade Alessan-
drina e Bonella, così dette da lui e dal
nipote cardinal Bonelli (per la qual via i
Bonelli ebbero un palazzo ) che come il
Papa fu detto V Alessandrino : queste vie
incominciano incontro l'arco di Settimio
Severo, e vanno sino alla crociera che con-
duce ai Pantani. In tre promozioni creò
21 cardinali, fra'quali il detto nipote e
Sisto V; che a molti fece donativi, lo no-
tai a Piatto cardixalizio. Inoltre prov-
vide 3o6 chiese di altrettanti vescovi.
Principiato il 15^2, cominciò s. Pio V
ad infermarsi per male d' orina. Con la
cura sembrava di avere ricuperato la sa-
lute , quando nel marzo gli ripresero i
dolori con tanta veemenza, ch'egli stes-
so si persuase di essere vicino a morire.
Sperando poco sui rimedi umani in età
sì avanzata, e nou permettendo la sua
PIO
modestia e purità di lasciarsi vedere, né
toccare ove slava il suo male, non volle
più ammettere medici, ma ricorse sola-
mente all'antico e familiare suo rimedio
del latte di asina. Questo però o per la
quantità o perchè il suo stomaco fosse
troppo indebolito, non lo poteva più di-
gerire, onde lascialo anch'esso, si appi-
gliò all'unico rimedio deila pazienza, col-
la quale in mezzo al tormento de' calco-
li, andava spesso ripetendo, rivolto a Ge-
sù Crocefisso: Accrescete, Signore, i do-
lori, ma piacciavi di accrescere ancora
la pazienza. In questi gagliardi attacchi,
che durarono per 4o giorni continui, egli
si confessava quasi ogni giorno, e cele-
brava la messa quando i dolori glielo per-
mettevano.
Siccome in questo stato non poteva il
santo Padre dar più udienza a veruno,
così corse la voce che fosse morto, e ne
spedirono la notizia con corrieri alcuni
ambasciatori. Alla sparsa voce seguì nei
romani un amarissimo pianto , onde a-
vendolo saputo il buon Pontefice, si fece
portare il giorno di Pasqua vestito pon-
tificalmente sulla gran loggia della ba-
silica Vaticana, per dare la solenne be-
nedizione al popolo, il quale lo rivide con
estremo piacere. A' 21 aprile volle fare
l'ultima visita delle 7 chiese, ed a piedi
camminò per gran tratto di quella stra-
da, ad onta delle rimostranze di Marc' An-
tonio Colonna. La mancanza di vigore
gì' impedì la visita della scala santa e si
contentò baciarne l'ultimo gradino. Qui
ascoltò molti cattolici inglesi . che fece
provvedere del bisognevole, e il celebre
Navarro gli parlò della causa di Carran-
za arcivescovo di Toledo. Indi tornò al
palazzo Vaticano e dopo aver spedito 12
memoriali , non avendo lena per far al-
tro, si mise a letto, dal quale non si alzò
più. Con esemplarissùna divozione rice-
vette dal cardinal nipote i sagramenli
della Chiesa, dopo i quali avendogli rac-
comandato con ardore la sacra lega con-
tro gii ottomani, passò a godere in para-
PIO
eliso i fruiti delle sue virtù, nel i.° mag-
gio i J72, d'anni 68, 3 mesi e 1 4- giorni,
assistito dai cardinali b. 15 ti ra 1 i e Caraf-
fa, dal Pontefice a ciò chiamati. Gover-
nò con esemplar zelo la Chiesa anni 6,
mesi 3 e giorni 24. Nel cadavere furono
trovate tre pietre della slessa grandezza,
forma, colore, durezza e figura, le quali
eransi formate da lunghissimo tempo e
perciò cagione di sua indicibile sofferen-
za per lungo trailo distia vita, e dell'ul-
tima sua malattia durata 5o giorni e
descritta dal Marenghi presso il Marini,
Archiatri, t. 2, p. 3 18. Fu sepolto nel
Valicano, nella cappella di s. Andrea, in
forma di deposito, finché venisse il tem-
po di condurlo al convento de' domeni-
cani di Bosco, come avea ordinalo. Che
da cardinale egli erasi apparecchialo il
sepolcro nel pavimento della chiesa di s.
Maria sopra Minerva, come toccai di so-
pra, lo afferma il Marangoni , riportan-
done l'iscrizione fatta dal medesimo scol-
pire, a p. 4 '4- Che da Papa edificò in
Bosco il monastero di s. Croce de'dome-
nicani con rendile, biblioteca, chiesa e
preziosi arredi, erigendovi la propria se-
poltura con ìstalua che lo rappresenta
genuflesso avanti Cristo resuscitato, so-
vrastata da s. Michele, ed avente ne'lali
due altre statue, con iscrizione iu cui è
detto, prò cadavere suo reponendo, tut-
to descrive il Catena a p. 1 4<)- Ma Sisto
V, non volendo privare Roma di questo
tesoro, lo trasportò in magnifico mauso-
leo nella sua cappella in s. Maria Mag-
giore, di cuj era slato divolo il santo, al
modo descritto ne'vol. XIl.p. 1 19 e 120,
XLIX, p. 5o. Di Pietro Galesini si ha
De Iranslatione Pii V , quam Six-tus V
solemni,tantoque pielalis officio celebra-
vi), Piornae 1 588. Fu s. Pio V di giusta
statura, di aspetto grave, modesto e spi-
rante santità, di sembiante lungo e ma-
gro, ma bianco con qualche mescolanza
di vermiglio; occhi azzurri, naso adun-
co, barba lunga e canuta, testa calva. Era
dotato di profonda memoria, in guisa che
PIO 8j
dopo lunghissimo tempo riconosceva qua-
lunque persona, sebbene l'avesse vedu-
ta una sola volta, laonde dopo il i.° an-
uo del pontificato già avea perfettamente
appreso gli affari del suo stato e quelli
della Chiesa. Alle moderate spese che fa-
ceva nel cardinalato, fatto Pipa aggiun-
se 4 paoli il giorno; ma co'poveri la sua
liberalità non ebbe misura, poiché con
essi consumò due milioni di scudi d'oro.
Non ostante queste spese e le altre de-
scritte, alla sua morte lasciò nel tesoro
pontificio un milione di scudi, oltre a 5oo
mila chedopo tre mesi si doveano riscuo-
tere. In questi non sono compresi 1 3, 000
scudi trovati nella sua camera, che te-
neva per sovvenire i bisognosi, e 100,000
altri eh' erano in mani del suo maestro
di casa, per lespese occorrenti. Nella zec-
ca pontifìcia si conservano i conii di 16
sue medaglie, celebranti i fasti del pon-
tificato, tre delle quali la chiesa di s. Cro-
ce e convento eretti in Bosco. Queste e le
altre medaglie sono illustrate dal Bonan-
ni, Numism. Pont. : quanto alle sue mo-
nete, vedasi lo Scilla. In s. Maddalena
di lioma si venera l'immagine della Ma-
donna, che il Papa di frequente ossequia-
va con preghiere nella sua privata came-
ra, come ricordai nel voi. XLV, p. 188.
L'eroiche sue virtù, gli strepitosi od»
racoli da Dio operali a sua intercessione,
sono descritti dai suoi biografi. Appena
morto la sua segnalata santità impegnò
la pietà de' fedeli, la divozione de' prin-
cipi e la gratitudine di Sisto V da lui fat-
to cardinale, a procurare che si formas-
se il processo di sua beatificazione, il quale
nel 1 5 1 6 sotto Paolo V, e poi uel 1621
regnando Gregorio XV, cominciò a trat-
tarsi efficacemente; imperocché la con-
gregazione de'riti già nel 161 5 avea for-
mato un decreto, poi confermato da Ur-
bano Vili, per sospendere i suffragi che
si celebravano per l'anima del santo, ed
in vece statuito di celebrarsi uel giorno
anniversario di sua morte la messa della
ss. Trinità. La stessa congregazione agli
86 P 1 O
8 marzo 1672 emanò il decreto pei pro-
cedere alla sua beatificazione, con la con-
cessione di in essa e uffizio proprio; decreto
che fu approvato da Clemente X, il quale
Io beatificò con solenne cereuionia nella
basilica Vaticana il i.° maggio, mediante
la bolla Unigcnilus3 de' 27 aprile, Bull.
Rorn. t. 7, p. i65. Innocenzo XII fece e-
strarre il cada vere a pie del deposito, e for-
malmente collocare nell'urna che apresi
nel giorno di sua festa, con celebrazione di
soleune pontificale ed indulgenza plena-
ria a chi ne visita il sepolcro per 8 giorni,
per la qual funzione un domenicano re-
citò il panegirico. Dipoi Clemente XI cou
decreto de' 4 agosto 1 7 1 o determinò la
sua cauonizzazione, la quale soleuuemente
eseguì in detta basilica a'22 maggio 1 7 12,
cou la bolla Inter mulliplices, loco citato
t. 1 o, par. i,p. 3o6, assegnando il giorno
-j di tal mese per festeggiarsi ogni anno la
sua memoria. Il Cappello pubblicò gli Al-
ti delia canonizzazione, e Cristoforo Bat-
telli pronunziò l' Oralio de laudibus s. Pii
V 'Inibita in s. palriarc. Liba: bas. s. 31 a-
riat 31., ad dementerà XI, cu/u ejusdem
s. Pii V rtceiis divinis honoribus aneti
ioletnnia ibidem celebraret doni. IV od.
J 7 1 2. Inoltre Clemente XI col breve Re-
deinptoris, de' i3 febbraio 17 i3», Bull.
t. ii,par.i,p. 33o, concesse indulgenza
plenaria perpetua nelle chiese de'dome-
nicani, de'quali il sauto avea professalo
la regola, nel giorno di sua festa; e col
breve Cum sacra, degli 8 luglio , Bull.
Magn. t. 8, p. 437, prescrisse l'elogio
chesidovea mettere uel martirologio 10-
inauo, e che alla 6/ lezione del suo uf-
fizio si aggiungesse, ch'egli lo avea cano-
nizzato. Questo uffìzio comaudato a tut-
ta la Chiesa dalla congregazione de' riti
a'28 geuuaio 1 7 1 o con rito semidoppio,
Pio VI con decreto de' 20 aprile 1775
l'elevò al rito doppio. Di lui abbiamo da
Fr. Goubau, Pii V P. 31. epistolarum3
Autuérpiae i54o, 1640. Scrissero la vi-
ta di questo sauto Pontefice, Bzovio, Man-
fredi, Caraccia, Fuentemajor, Somma,
P I 0
Giacobilli, Feulclt, Miuorelli, Fila s. Pii
V, Roruae 1712, ed i seguenti. Il bar-
nabita Jo. Antonio Gabulio, De vita tt
rebus gestis Pii V Pont. Max.} Romae
i6o5. Girolamo Catena suo segretario,
Vita del gloriosissimo Papa Pio V 3 con
una raccolta di sue /eto'e, Roma 1 647-
Paolo Alessandro Maffei, Vita di s. Pio
V Papa, Roma 1712. Fr. Pio Ghislie-
ri, Elogio islorico dis. Pio VP. 31. of-
ferto alla S. di N. S. Pio VI, Asisi 1 797:
ne tenne proposito il Giorn. cccl. di Ro-
ma3 t. 12, p. 1 84- Visconte Alfredo de
Falloux, Histoire de la vie de s. Pie V 3
Paris i844- Se ne legge 1' elogio ed un
bel sunto negli Annali delle scienze relrg.
voi. 19, p. 32 1. D. Gregorio Jannuccelli,
SS. Pii V res gestae latina orationece-
lebralae, Romae i85o. Vacò la Chiesa i 1
giorni.
PIO VI, Papa CCLX. Giannangelo
Braschi, uacque in Cesena nella Roma-
gna, a;27 dicembre 171 7, dal conte IWar-
c'Aurelio, d'una delle famiglie più nobi-
li, sebbene non delle più facoltose della
provincia, e dalla contessa Anna Teresa
Bandi, illustre dama della stessa città.
Fatti i primi studi sotto gli occhi de'suoi
genitori, che nou trascurarono di dargli
la più virtuosa educazione , passò ad i-
struirsi nelle scieuze maggiori nelle scuo-
le de'gesuiti, dove in breve tempo die a
conoscere la sua mente felice, il suo per-
spicace giudizio e la sua facilità nella p-
preudere le cose più difficili, e uel con-
servarle con sicura memoria, cheuon mai
poi l'abbandonò, laonde ancor dopo 5o
anni recitava a meute de'pezzi iutieri dei
più celebri autori greci e latini, come se
li avesse letti poco prima. Non ave* com-
piti 17 anni quando prese in patria la
laurea dottorale in ambe le leggi, ed iu
quel tempo risolvè di abbracciare lo sla-
to ecclesiastico, nou Ostante che fosse l'u -
nico maschio di sua casa. Desiderando poi
diapprofoudarsi nelle scieuze e belle let-
tere, e di estendere le sue cognizioni, da
Ceseua si portò a Ferrara, sotto la dire-
PIO
7Ìone dell'avvocato Gio. Carlo Bandi, 6UO
zio materuo , che in qualità di uditore
assisteva il cardinal Tommaso Hujfo (qui
avvertirò che per dovere di brevità e per
non ripetere ciò che di Pio VI e suo lun-
go pontificato, ferace di grandi avveni-
menti, ho detto in innumerabili luoghi,
i nomi che indicherò con carattere cor-
sivo sono i principali che contengono le
analoghe notizie, onde in quegli articoli
si possono leggere, limitandomi solo ad ac-
cennarle ) legato della provincia, Poco
durò il Braschi a cattivarsi la protezione
di quel porporato, gran conoscitore del ve-
ro merito, il quale osservando nel giova-
ne amabile docilità e disinvolta mode-
stia, unita ad avvenenza, religiosa condot-
ta di costumi e naturale facondia, subito
lo prese per dirigere la sua segreteria e
lo ammise all'intima sua confidenza, per
cui divenne suo amico e benefattore. Per
morte di Clemente XII nel 174° '° di-
chiarò suo conclavista, però prima di an-
dare a Roma il Braschi die una scorsa
a Cesena per rivedere i genitori e con-
gedarsi dal vescovo Guidone Orselli for-
livese, che rispettava qual secondo padre
eslimava per amico particolare. Narra
il Tavanti , che essendo il Braschi nel-
l'anticamera del prelato, il p. Leonardo
da Porto Maurizio, poi da lui beatifica-
lo, si prostrò a'suoi piedi e gli chiese la
benedizione, come predicendogli il pon-
tificalo; ma il silenzio di Pio VI sull'av-
venimento, lo pone assai in dubbio; può
essere stato un tratto di riverenza o di
umilia del bealo. Restituitosi dal cardi-
nale, con lui si pose in viaggio per l'al-
ma città, ed entrò in conclave dove fu
eletto Benedetto XIV. Divenuto il car-
dinale vescovo d' Ostia eVelletri, Io de-
stinò per uditore del vescovato, nel qua-
le impiego si conservò per i3 anni, sino
alla morie del suo benevolo protettore,
da lui sofferta con estremo cordoglio nel
1753. Per ragione di tal carica si trova-
va il Braschi in Velletri , (piando segiù
il fallo d' armi tra gli austriaci ed i ua-
PIO 87
polelani, il re de' quali Carlo (poi Carlo
111 ) corse rischio d'essere preso e fatto
prigioniero. In questa confusione potè il
Braschi salvare le carte di sua cancelle-
ria e impedire che non cadessero in ma-
no de' tedeschi , onde il re nel recarsi a
Roma ne lodò lo zelo, e gli disse diesi
sarebbe in ogni incontro ricordato di lui,
e sarebbe stato sempre suo amico, come
in fatti lo dimostrò finché visse, divenuto
re di Spagna. Non andò guari che nata
grave agitazione nel popolo napoletano,
con pericolo di sollevazione, per senten-
za che la curia arcivescovile voleva ema-
nare contro un prete accusato di magia,
dalla qual sentenza temeva il popolo ve-
der risorgere il s. offizio da esso abbor-
rilo, ed esseudo da ciò nate diverse riso-
luzioni del governo che offendevano i di-
ritti della Chiesa, Benedetto XIV stimò
a proposito «di mandar segretamente in
Napoli l'abbate Braschi per aggiustale
queste gelose vertenze, come in fatti gli
riuscì, con soddisfazione delle due corti.
Or per questo e per compensarlo del-
la perdita che il Braschi avea fatto del
suo cardinale , lo stesso Benedetto XIV
sottentrò a premiarne il merito, con con-
ferirgli nel 1754 il posto di suo ama-
nuense o sia aiutante di studio, dove sot-
to la dettatura d'un Pontefice di sì emi-
nente dottrina dovea riuscire ancor egli
consumato nella scienza delle materie ec-
clesiastiche : ed in fatti scrivendo Pio VI
di Benedetto XIV in un breve a Marti-
ni arcivescovo di Firenze, gli dice: quem
No* . . . cum in ej'us (Benedicti XlV)yìz-
miliamfdicittr oli in adsciUfuerimus } ec-
clesiasticae erudilionìs magistrum opti-
mum Imbuisse gloriamur. Nel luglio del
medesimo anno Benedetto XIV lo fece
suo cameriere segreto partecipante, e nel
gennaio 1755 lo nominò canonico Vati-
cano, di cui nello stesso mese prese pos-
sesso, determinandosi d'iniziarsi alsacer-
dozio, col deporre ogni pensiero di ma-
trimonio con una nobile donzella, la qua-
le poi abbracciò lo stalo religioso. Tre
88 PIO
anni dopo fu ammesso il Braschi in pre-
latura, prestando nel settembre i^58 in
mano del cardinal Corsini prefetto di se-
gnatura il giuramento in qualità di re-
ferendario. Nel mese pur di settembre
i y5g fu scelto dal cardinal Rezzonico ca-
merlengo e nipote di Clemente X11I per
suo uditore civile, posto sempre occupa-
lo da un prelato perito nella giurispru-
denza. Da questo Io promosse Clemente
XIII nel settembre 1766 all'importante
carica di tesoriere generale, nella quale
sotto Clemente XIV contribuì alla for-
mazione del Museo Faticano ed al mi-
glioramento delle Dogane, ma per la sua
inflessibilità nella gelosa carica e pei ma-
neggi degli ambiziosi fu affrettata la sua
esaltazione. Questo Papa a'26aprilei 773
lo creò cardinale dell' ordine de' preti e
gli conferì per titolo la cbiesa di s. Ono-
frio, provvedendolo dell'abbazia di Su-
biaco cbe ritenne da Papa: inoltre Cle-
mente XIV lo annoverò alle congrega-
zioni dell' indice, concistoriale, fabbrica
di s. Pietro e visita apostolica. Per la mor-
te del Papa, a'5 ottobre 1774 entraro-
no in conclave 27 cardinali , cbe poi si
aumentarono fino a 43. Dalle circostan-
ze cbe in que'temp^ correvano sullo stato
delle tose politiche, sia pei gesuiti dal de-
funto soppressi, che dalle mene che pre-
paravano la rivoluzione di Francia, at-
taccandosi ovunque la libertà della Chie-
sa e la disciplina ecclesiastica , ognuno
prognosticava . lunga sede vacante. Di
questo conclave feci pur cenno nel voi.
XV, p. 290. Si trattò d'innalzare al pon-
tificato i cardinali Pallavicini ', e Negroni,
il quale si bramava dalla corte di Fran-
cia. Il cardinal Gio. Francesco Albani
decano del sacro collegio però dichiaros-
si uno degli oppositori alla fazione fran-
cese, allora con molta sagacità sostenu-
ta dal cardinal de Eei.nis. In un alterco
ch'ebbe il decano con lui, si tolse il ber-
rettino rosso dal capo, e mostrandoglie-
lo, con ferma voce gli disse: Emineuza,
non fu una cortigiana (la Pompadour, di
PIO
cuiavea goduto il favore soltoLuigi XV),
che pose questo berrettino sulla mia te-
sta ! Il cardinal deBernis, benché sentis-
se il motto frizzante, stimò bene di unir-
si coi cardinali italiani seguaci del car-
dinal Albani , che favoriva il cardinal
Braschi, ed i sagri elettori si determina-
rono per lui, sebbene il penultimo de'car-
dinafi ed uno di età più fresca, e lo e-
lessero concordemente Papa a' i5 feb-
braio 1775. 11 cardinal de Bernis mini-
stro di Francia, scrisse alla sua corte, co-
me talvolta sogliono fare gli ambascia-
tori, che a sé solo era dovuta la scelta
del Papa eletto, ad onta che il Braschi da
tesoriere e da cardinale avea veduto con
pena perseguitare i gesuiti, usando loro
diversi atti di umanità, ma con tal mo-
derazione da non provocar diffidenze nei
loro nemici ; bensì con Clemente XIV
non restò affezionato, né egli potè im-
maginare che divenisse l'immediato suo
successore. In memoria di s. Pio V, per
cuiavea particola!- divozione, prese il No-
me (al quale articolo riportai il distico
per esso pubblicato da Filippo Onorali
canonico di s. Pietro) di Pio VI, col qua-
le a' 22 febbraio fu consagrato vescovo
e coronalo dal cardinal Alessandro Al-
bani i.° diacono, dopo aver deposto la
parrucca: a'3o novembre prese con so-
lenne cavalcata (con la quale poi si re-
cò alle quattro cappelle annuali dell'An-
nunziata, s. Filippo, Natività e s. Carlo)
il possesso della basilica Lateranense, a-
vendo impeditola pioggia che avesse luo-
go a' 1 9, con laqualdata vennero slampa-
te molle relazioni e composizioni. Quel-
le dell'elezione , coronazione e possesso
sono registrate dal Novaes nella Vita dì
Pio VI, eda Cancellieri ne Possessi. Du-
rante il conclave il fiorentino ab. Gae-
tano Sertor con un dramma pose in ri-
dicolo tutto il sacro collegio, con grave
scandalo del mondo cattolico. Dopo lun-
ga prigionia e rilegazione nel convento
de' minori osservami di Cori, Pio VI lo
pose in libertà coll'esilio; ed il cardinal
PIO IMO 89
Zelaila, benché il più olfeso dalle sue mal- sul/ilo rivoco, annullò e soppresse; laon-
dicenze, eroicamente gli mandò 1 un seu- de con questa misura e di altre simili pen-
di pel viaggio, consigliandolo nel tempo sioni venne ad economizzare in vantag-
stesso d' applicarsi a professione più Liti- gio della camera apostolica 40,000 scudi
le e sicura del poeta mordace. Questo gè- annui. Per procurare ancora le risorse
neroso contegno servì di limite ai libelli del suo stato, troppo decaduto nelle li-
satirici e pasquinate, che continuavano a nanze, non mancò di risvegliare ne' ro«
danno della memoria di Clemente XIV. mani con utilissime leggi l'arte dell'a-
pio VI dopo l'elezione fece subilo ili- gricoltura, in cui v'era dell'indolenza nel
spensare denaro a'poveri, e nelle. prime coltivarla. Nominò una congregazione di
grazie ecclesiastiche preferì i più onesti cardinali, per prendere in considerazio-
e abili prelati ai meno ricchi. A' 5 apri- ne i più gravi disordini dello stato, per
le pubblicò i due moto propri, Nos vo~ proporrei rimedi pi ìi opportuni, e dare
lentes, per concedere ai conclavisti e da- alle imposizioni e gabelle una forma più
pifferi le solite grazie eprivilegi. Suoi con- utile all'erario e meno gravosa pei par*
eia visti furono d. Giacomo Paris di Su- ticolari. Questa congregazione subito or-
tri che nominò i.° cappellano segreto e dinò a Nicolò Dischi, che goduto avea la
caudatario, e Stefano Brandi romano(il grazia di Clemente XIV, di render conto
cui figlio Giacinto divenne suo privalo de' 900,000 scudi ricevuti per compra-
maestro di casa) che fece aiutante di ca- re il grano nella carestia 1 77 1 -1 772, e
mera favorito, poi primo, dichiarando per lai" deg-T imprestiti ai mercanti, che
pure aiutante di camera Bai tolomeoNa- ne avessero bisogno per sementare la cara-
tali, secondo l'antica consuetudine, per pagna. Fatto processo al Dischi, che niu-
esserlo slato del predecessore. 11 dapife- no seppe condannar di frode, ma d'iner-
10 del cardinal Braschi fu il patente d. zia all' incarico, non polendolo garanti-
Gregorio Bandi che elesse cameriere se- re i ministri che ne aveano preso dichia-
gieto partecipante, poi arcivescovo d'E- rata protezione, fu condannato a resti-
dessa, canonico Liberiano ed elemosinie- tuire alla camera apostolica 282,000
re. Ne' rispettivi luoghi notai le cariche scudi; onde per salvarlo dall'estrema mi-
primarie conferite nel suo pontificato, seria, il re di Spagna gli assegnò i5oo
ed a Famiglia poh tifici a quella che lo scudi l'anno di pensione, con una croce
servì e della quale fu amoroso e numi- per ornarsi il petto. Viceversa, essendo
fico, come de' privilegi che le concesse, stato processato nel precedente pontifi-
Uua delle prime cure dell'apostolico mi- cato Pietro Oielti, accusato di furtiva e-
nistero fu la celebrazione dell'Anno san- strazione di grano, senza difesa erangli
lo XIX. Quindi si applicò alia riforma, stati confiscati i beni. La sua vedova ri-
che in Doma si credeva necessaria sul ve- corse a Pio VI contro l' irregolare pro-
stiario e sulla mollezza introdottasi ne- cedura de' giudici , e venuto in chiaro
gli ecclesiastici. Occupossi ancora nel ri- dell' ingiustizia, ordinò la rimozione di
cercare il modo di mettere rimedio al essi e la reintegrazione de' beni alla O-
gran bisogno che trovò nel ponlifieioe- ietti. Animato Pio VI dallo zelo chenu-
rario, accresciuto nel precedente cover- triva per la giustizia, si voltò a solleva-
no per la smoderata generosità con la re i benemeriti Gesuiti oppressi, e li con-
quale si erano fatte, contro le regole del- servò nella Prussia ad istanza del re. A
la cancelleria, molte disposizioni in van- queste prove d'imparziale equità molte
taggio di vari soggetti , accordando loro altre ne aggiunsejil Papa sul bel principio
la sopravvivenza sugli uffizi vacabili del- del suo governo, in vantaggio non me-
la curia romana, che con moto-proprio no del suo stato, che de' sudditi.
9°
IMO
Una delle prime magnanime imprese
di l'io VI fu 1' arduo prosciugamento
delle Paludi Pontine, per la cui gran-
diosa operazione in tulio il pontificato
non risparmiò uè spese né cure, recan-
dosi quasi ogni anno in luogo di villeg-
giatura a Terragna, che ricolmò di be-
nefizi, per vegliare sulle operazioni, che
convertirono un'immensa palude in fer-
tilissimo territorio, secondo il suo giusto
concetto. Per risvegliare l'industria na-
zionale, si occupò particolarmente sulle
miniere di piombo scoperte nelle vici-
nanze di Civitavecchia, de\\a quale fu be-
nemerito, come del conservatorio. Sotto
di lui si rinvennero ancora le cave di tre
belli marmi, cioè l' alabastro di Civita-
vecchia, quello del Monte Circeo presso
s. Felice, che riuscì adatto anco per la
scultura, e quello chiamato corallina, rin-
venuto nel territorio di Cori, con la qual
breccia il Papa fece decorare la sagrestia
Vaticana. In diversi modi procurò l'in-
cremento del celebre Ospedale di s. Spi-
rito, il cui edilìzio venne aumentato del
braccio pei pazzi e di altro edifìzio in-
contro. Con severe leggi raffrenò l'ingor-
digia di que'fornari,che mescolavano al
grano altri generi. Colla stessa fermezza
rimproverò il governatore di Pioma Po-
tenziani, pei disordini che non a vea sapu-
to reprimere. Per l'incendio della stam-
peria del Collegio Urbano di propagan-
da, ne riparò le perdite; ed a facilitare
il commercio, rese più comodo il porto
d' Ancona. Terminò la vertenza sulle
pensioni da imporsi sugli arcivescovati,
vescovati e altri benefizi di Toscana, sta-
bilendo che solo gravitassero sull'arci-
vescovato di Pisa e sul vescovato d' A-
jezzo. Nella 2.* sua promozione elevò al
cardinalato il suddetto zio Bandi , che
Benedetto XIV nel 1744 avea fat0 ve"
scovo di Bostra in partibus e sulfraganeo
d'Ostia e Vellelri, indi vescovo d'Imola,
di cui parlai ancora nel voi. XXXI V, p.
88, 89, io5 : lo celebrò con elogio fu-
nebre il d.r Aldini cesellate, come si leg-
PIO
gè a p. 2^8 àAY EJfemer. di Roma 1784»
encomiandolo per dottrina, santità di vi-
ta e candore di costumi, rara prudenza
e incorrotta integrità, vigile e sollecito
pastore, generoso, limosi ni ero e ornato
di altre virtù. Se Pio VI dimostrò subi-
to la sua gratitudine verso lo zio mater-
no, non fu meno grato colla sua nutrice
che ancor vivea. Si portò essa in Roma
per rivedere nel seggio sublime di s. Pie-
tro il suo allievo, e questi la ricevè a'suoi
piedi con indicibile clemenza e pari te-
nerezza. Per abitazione di lei finché vis-
se in Roma assegnò parte del palazzo
ch'egli teneva da cardinale a Campo
Marzo, ora Lavaggi , ed ordinò che le
fosse somministrato conveniente mante-
nimento per tu tto il tempo che le restas-
se di vita. Prima che il conte Lavaggi
acquistasse tal palazzo, I' edifìzio appar-
teneva alle vicine monache benedettine,
che all' esaltazione di Pio VI, per me-
moria di averlo abitato, posero sulle pa-
reti del i.° ramo di scale la lapide mar-
morea che riprodusse il n.° 26 del Dia-
rio di Roma 17 j 5, e Cancellieri nelle No-
tizie della nobil famiglia Lavaggi.
Entrato l'anno 1776 cominciò a ma-
nifestarsi maggiormente l'animo genero-
so di Pio VI, ed il suo vasto genio nel-
l'intraprendere cose della più splendida
magnificenza. Essendo rimasta sospesa
per mancanza di denaro la maestosa fab-
brica annessa al Collegio Germanico e
di sua pertinenza, gli accordò un presti-
to di 20,000 scudi sul monte di pietà,
onde si potè condurre al suo compimen-
to, dopo il quale vi collocò a pigione il
ministero della Congregazione del buon
governo. Altri 10,000 scudi fece dare
all' Accademia de' nobili ecclesiastici, di
cui fu benefico restauratore. Affinchè poi
tultociò che di più raro e di più per-
fetto nelle belle arti si trovava disperso
in Roma o rinvenuto negli scavi che fa-
ceva eseguire, fosse riunito con decoro e
vantaggio degli artisti e intendenti, conti-
nuò sontuosamente il Museo Faticano
PIO
con grandiosi edifizi, ove collocò inunme-
rabili inonunienti e moltissimi d'un pre-
gio inestimabile, aumentando eziandio la
Biblioteca Vaticana, che arricchì di do-
ni. Trasferendosi in quest'anno a Roma
Cristina arciduchessa d'Austria (cui donò
la rosa d'oro benedetta), col maritodnca
Alberto di Saxe-Teschen, per visitar il Pa-
pa, questi li ricevè con amorevolezza: lo
stesso praticò dipoi'in diversi tempi cui
landgravio d' Assia Cassel ; col principe
Augusto eli Saxe Gotha; col principe Au-
gusto fratello del re d'Inghilterra; col re
di Svezia e col real duca d' Ostrogozia
suo fratello; con l'arciduchessa d'Austria
Maria Beatrice d'Este e l'arciduca Fer-
dinando governatore di Milano suo spo-
so sovrani di Modena; con l'imperatore
Giuseppe II; col re e la regina di Napo-
li,alla quale die la rosa d'oro, come alla
duchessa di Parma Maria Amalia; con
Paolo granduca di Russia, e con altri so-
vrani e principi che nel suo lungo pon-
tificatosi portarono in Roma perammi-
rarne da vicino le virtù eie distinte qua-
lità come sovrauo temporale e qual capo
della Chiesa universale , come pure le
grandezze di Romada lui accresciute. Uno
di tali principi fu il duca di Charlres, da
cui nacque Luigi Filippo Ire de'france-
si, cui Pio VI fece illuminare la croce (ne
parlai uel voi. XII, p. 2 3g e 2 48, che d'or-
dine di Leone XII si tralasciò, solo rin-
novata nel venerdì sauto 1849 ^a' o°"
verno repubblicano) della basilica Vati-
cana, ondegodesseilmirabileefletto delle
sculture, uel dicembre 1782. Nel mede-
simo anno 1776 concepì la grandiosa i-
dea,che pose ad efletto, di erigere la ma-
gnifica sagrestia alla Chiesa eli s. Pietro
in Faticano, al quale articolo narrai tut-
te le altre sue tnuuifìceuze per quella ba-
silica, con palazzo pei canonici e arcipre-
te, come pure la gran Campana, gli Ci-
tologi ed i Musaici, del cui studio fu tanto
benemerito. 11 genio suo intraprendente
tentò riunire col Tevere il lago Trasi-
meno di Perugia; bensì potè stabilirei
PIO 91
confini di Toscana con Io stato pontifi-
cio perla parte delle Chiane di Città del-
la Pieve, di cui prosciugò le paludi, così
più tardi quelle di Perugia, Spoleto e Tre-
vi , onde si acquistò un vasto territorio
fruttifero e si eliminarono le malsane e-
salazioni palustri. Il Conservatorio Pio
prese questo nome per riconoscerlo ma-
gnanimo benefattore , facendovi fiorire
il lanificio e altre manifatture. Conside-
rando il Pontefice quanto sia necessario
per la pubblica sicurezza il rigore contro
i facinorosi che la disturbano, estiman-
do dall'altra parte erroneo il sistema di
Beccaria sopra i delitti e le pene con a-
bolizione di quella di morte, dal princi-
pio del suo governo attese con immuta-
bile costanza a conservare l'autorità del-
le leggi, ed usar la forza contro i refrat-
tari : questi per difetto di educazione, in-
fingardagginee speranza d'impunità, par-
ticolarmente in Roma dove a ogni passo
erano i sacri asili, le franchigie e giuris-
dizioni di altri sovrani , commettevano
alla giornata tanti atroci delitti, che nel
pontificato benigno di Clemente XIII si
coulavano ne' registri criminali più di
1 0,000 omicidii in tutto lo stato e 4,000
almeno entro le mura di Roma, dove Pio
VI trovò quasi abituati questi delitti, ai
quali in breve riparò, secondato dall'in-
flessibile giusto rigore del prelato Spino-
la, che nel governo di R.oma avea sosti-
tuito al Coruaro. Quindi ebbero luogo le
clamorose giustizie capitali di Lunadei,
per aver tolto dal braccio del marito la
moglie, dello spedizioniere ab. Anguilla
e del fratricida ab. Cerocchi.
Inoltre nel 1776 eresse i vescovati di
Rowiavia, di Scepusio e di Neosolio nel-
l'Ungheria. In sostenimento de'di ri Iti del-
la chiesa romana altamente protestò pel
sospeso tributo della Chinea, pei regnidi
Napoli e Sicilia, ed i successori tuttora
protestano, come dico nel voi. IX, p. 76,
77 e 8 1. Sebbene questo atto sia incomin-
cialo più tardi, qui l'ho riportalo perchè
dei ivo dalie contestazioni nate in que-
92 PIO
st'anno e dalle minacce fatte di restrin-
gere le pubbli che di mosti-azioni. Per l'im-
pegno di alcuni personaggi, in Campido-
glio ricevè la corona poetica Gorilla O-
inimica pistoiese, poetessa arcade; ma la
pubblica disapprovazione la dimostrò la
satira ed i fischi cui fu accolta uscendo
da Campidoglio. Nel 1777 gli all'ari reli-
giosi del Portogallo si ricomposero, e Pio
VI istituì le sedi vescovili di Linares,
Gran F aradino, Crisio, Salaria e Al-
I/arcale, ristabilendo quella di M erida j
quindi compì 1' unione dell' ordine di s.
Antonio col Gerosolimitano, riforman-
do il clero di Malta. Edificò in Cesena
la biblioteca e le donò la sua libreria,
ma per le vicende politiche ciò non ebbe
effetto. Per animare le manifatture di La-
na,nei 1778 emanò utili prescrizioni; e
per ristabilire la decaduta finanza abolì
parte degli appalli, pei quali si arricchi-
vano pochi particolari ; moderò diverse
leggi, altre ne ampliò, laonde senza ag-
gravio de'sudditi impinguò il tesoro pon-
tificio quasi d'un terzo di più. dell'ante-
riore introito. A vantaggio della religio-
ne approvò gl'istituti delle monache del-
l' Adorazione e dell' oblate pie operaie
della Concezione per l'educazione delle
fanciulle. A Guardiano del s. Sepolcro
narrai quanto per questo e altri luoghi
santi fece Pio VI , il quale fu consolato
dalla ritrattazione di Febronio o flou-
t.'u-im, il che toccai pure nel voi. XV, p.
2 1 o. Volle che si rendessero più comodi
i bagni dell'acqua santa, spettanti all' O-
spedale del ss. Salvatore. Ad una gran
quantità di contadini, che per le conti-
nue dirotte pioggie non potevano lavo-
rare, più volte fece distribuire pane nel
Colosseo. Aiutò l'ospedale e l'università
di Ferrara. Inquest'anno, come nel 17B3,
il Papa preseprecauzioni sulla Pestilenza.
Egualmente nel 1778 chiamò in R.o-
mn Romualdo, e nel 1 781 Luigi Onesti,
figli di sua sorella; li adottò nella propria
famiglia col nome e stemma de' Braschi,
concedendo loro per abitazione quella da
no
lui usata da cardinale. Veramente il Pa-
pa era contrario a tale determinazione,
ma riuscì al cardinal Giratici d'i superar-
ne le difficoltà, in un tempo che ne go-
deva la benevolenza. 11 i.° fece maegior-
domo e cardinale, per cui oltre alla sua
biografia, ne parlai nel voi. XLJ, p. 272
ed altrove. A Braschi famiglia dissi come
d. Luigi fu ricolmato di possessioni e di
onori, gli die il ducato di Nemi e il Pa-
lazzo Braschi (Jal Papa edificato. Il con-
te Marco Fantuzzi nel 1786 pubblicò in
Cesena, De gente Honestia. Di questa il-
lustre famiglia raccolse i monumenti ed
i fasti, dai quali risulta , che gli Onesti
fiorirono in antichissimi tempi e furono
molto potenti in Ravenna con tjtolo di
duchi; che quindi obbligati a fuggire di
Ravenna perle fazioni civili, verso la me-
tà del secolo XIII la famiglia si ritirò nei
propri castelli e singolarmente in quello
di Falcino, donde nel secolo XV passò
a stabilirsi in Rimini e poscia si trasmi-
grò in Cesena circa due secoli dopo ;che
la nobilissima famiglia Onesti s'imparen-
tò colle più illustriti! Romagna, fra lequa-
li basterà nominare quelle de' Tra verso-
ri, Polenta, Malalesta,.Ordelaffi, Faggio-
li, Martinelli, Acca ri si ; derivando dalla
stessa famiglia quelle degli Alidosi, Sassi,
Dusdei, Tiberti e de'conli di Berfmoro.
Inoltre fu opinione che gli Onesti ripetes-
sero l'origine dagli antichi duchi di Be-
nevento, ritiratisi in Ravenna dopo essere
stati spogliati de' loro stati. Fra i molli
uomini illustri che uscirono dagli Onesti
principalmente si noverano, s. Romual-
do fondatore de'camaldolesi, il b. Pietro
Peccatore canonico regolare Lateranen-
se che fondò il monastero Portuense di
Ravenna, e s. Pietro Damiani cardinale
riformatore del monastero di Avellana
(è assai dubbio), come afferma anche il
p. Flaminio da Latera, nella dedica del
Compendio degli ordini religiosi, al car-
dinal Romualdo Onesti Braschi , cele-
brandolo quale zelante del culto divino,
amante dell'erudizione ecclesiastica, alfa-
PIO
bile, prùdente, caritatevole, e fregiato di
altre virtuose prerogative, come ili giu-
sto criterio e prontezza nel dire il suo con-
siglio. Nel i 770, Pio VI istituì la sede ve-
scovile di Chambcry, Brunii, Sonora e
Carpi, ripristinando quella di Gattelli. In
questo anno fu in gran pericolo di vita
per grave e lunga malattia, che superò
con estremo piacere de'sudditi. Provò an-
che afflizione per le replicate scosse di ter-
remoto che spaventò Bologna , e per la
siccità di 4 mesi che gravemente danneg-
giò le campagne, per cui intimò per 8 gior-
ni le processioni di penitenza. Nello stes-
so tempo un fulmine caduto sulla polve-
riera di Civitavecchia cagionò molti dan-
ni , cui ripagò il Pontefice. Accrebbe il
museo del p. Kircher nel Collegio ro-
mano j restaurò le antiche strade conso-
lari, migliorando l'Appia. Nel J 780 sop-
primendo la sede di Miranda _, la unì a
Braganza. A. reprimere l'usure emanò
severe pene, come pel mercimonio della
moneta e il cambio delle cedole; grave
argomento che trattai a Moneta pontifi-
cia. Fu pure zelante a' reprimere la Be-
stemmia. In Città di Castello fece erigere
il conservatorio, ed in Roma beneficò il
Conservatorio delle Mendicanti. Per l'in-
fluenza di malattie fece distribuire 6,ooo
scudi ai poveri dall' elemosiniere, e soc-
corse le famiglie danneggiate dall'incen-
dio degli alberghi del Solee della Lunetta;
Le massime funeste d'irreligione, che
si andavano divulgando con un torrente
di pestiferi libri, pieni tutti di libertinag-
gio, preparavano le vicende infauste che
ne furono deplorabili conseguenze. Pio
Vi pieno di afflizione, a porre un argine
alla crescente corruttela de'costumi, pub-
blicò un'enciclica a lutti i vescovi, ani-
mandoli contro i perversi scritti che mi-
navano l'altare e il trono, a difendere la
religione e rimuovere i fatali scandidi.
Prese particolare cura ut' Maroniti. Per
la retta amministrazione della giustizia,
nuove norme statuì pei giudici, moderò
l'illimitata autorità de'legati egoverna-
PIO
93
lori delle provincia , da cui derivavano
perniciosi abusi e venalità, invitando i
sudditi a ricorrere al trono o alla congre-
gazione deputata a provvedere ai recla-
mi. Con dolore seppe ia persecuzione de-
gli armeni di Costantinopoli, adoperan-
dosi a loro vantaggio coi re di Spagna e di
Francia ; però ricevette consolazioni dal-
le missioni di Cina e Giorgia. Ad istan-
za dell'imperatrice Caterina II permise
nella Russia i gesuiti. Ai tanti disturbi che
pativa Pio VI , nel 17S1 si aggiunse il
terremoto chegctlò nella desolazione Ca-
gli, Faenza, Brisighella ed altri luoghi di
Romagna e dell'Umbria; ed egli con ge-
nerosa sollecitudine accorse al sollievo dei
danneggiati: tale si diede a conoscere nel-
la straordinaria scarsità di biade, ripa-
randovi a mezzo de'mercanli di Genova.
Avendo ordinato il Catasto e conoscen-
do d'essere stato mal corrisposto da'mi-
nistri, ad esaudirei reclami elesse 8 com-
missari legalicon un agrimensore e li spe-
dì nelle provincie per rimediarvi: veda-
si Congregazione del Censo. Rinnovò ai
Medici l'obbligo di fare ricevere i sagra-
menti agl'infermi. Per le pregiudizievoli
innovazioni sulla disciplina ecclesiastica
di Giuseppe li, il Pontefice non volendo
limitarsi alle consuete comunicazioni di-
plomatiche, si determinò di recarsi aVien-
na, ad onta dell'osservazioni in contra-
rio che gli furono (alte , argomento che
può vedersi a Germania, ed a' voi. IX, p.
180 e 181, XV, p. 210 e 273. Avendo
alcuni cardinali latte rirnoslranzesul viag-
gio nel timore che fosse soggetto di de-
risione ai maligni, sembrando certo che
non produrrebbe l'effetto bratnato,PioVI
rispose : Anelerò dove ini chiama il do-
vere , nella stessa guisa che anelerei al
martirio per l'interesse della religione, in
difesa della (piale tanti successori di s.
Pietro non hanno paventato di esporre la
loro vita. Non mi è permesso di abban-
donare la navicella della Chiesa in mez-
zo alle tempeste più violenti. Poco poi mi
prcrne che il mondo pei verso mi derida,
94 Pio
insegnandomi pure il vangelo, clic dob-
binino anche comparire insensati per Ge-
sù Cristo.
Quanto ai luoghi pei quali passò, ed
ai Concistori (ciò che toccai pure nel voi.
IX, p. 180 e i8i)che vi tenne, in un a
tutte le altre funzioni e particolarità, si
leggono ne' seguenti articoli. A' 27 feb-
braio 1 782 pallida E.otna fra gliapplau-
.si devoniani : il Piaggio fu descritto dal
prefetto delle cereuionie Giuseppe Dìni
col Diario pieno e distinto del vi aggio fat-
to a Fie/in a dal sommo Pontefice Pio
l'I, Roma 1782. I luoghi in cui si fer-
mò furono Otricoli, Nami, Foligno, To-
lentino, Loreto, Sinigaglia, Fano, Pesa-
ro, Rimini, Cesena, F01T1, Faenza, Imo-
la, Bologna, Ferrara, Clvoggia, Trevi-
so , Udine, Gorizia, Lubiana, Gratz,
IVeustadt, I ienna, in cui arrivò a'22 mar-
zo e ne partì a'22 aprile, passando per le
abbazie di Molk o iUelk e di s. Floria-
no, di cui feci parola nel voi. XLA 1 , p.
84, indi per Monaco, Augusta, Bressa-
none, Trento, Verona, f icenza, Pado-
va, Venezia, Ferrara, Bologna, Imola,
Faenza, Cesena, Rimiai, Sinigaglia, An-
cona, Loreto, Recanati , Tolentino, Foli-
gno, Spoleto, Nami, Otricoli, Civita Ca-
stellana, arrivando in Roma a' i3 giu-
gno festeggiato dai romani, come lo era
stato per tutto solennemente. Il Papa eb-
be a lodarsi del viaggio, ma poco otten-
ne, sicuroalmeno di aver accresciuto nei
luogbi in cui passò l'attaccamento alla
religione e alla s. Sede. Non mancarono
satire e mormora7Ìoni, ed il Papa trovò
sulgenuflessoriouna carta inciderà scrit-
to: Ciòche s. Gregorio FU, il più gran-
de de" Pontefici, aveva stabilito, Pio FI
V ultimo de' preti lo ha distrullo. Senza
punto scomporsi, il Papa di suo pugno vi
aggiunse: Ilregno di Cristo non e in que-
sto mondo, e colui che distribuisce le co-
rone celesti non si cura di cnielle cadu-
che della terra. Rendiamo a Cesare cpiel-
lo che è di Cesare, e a Dio ciò che ap-
parlicnca Dio. All'articolo Papa hopar-
no
lato del libro : Quid est Papa ? pubbli-
calo da Eybel in Vienna mentre vi si at-
tendeva il Pontefice, per rallentare il di-
voto trasporto de'popoli verso la s. Sede,
indi condannato da Pio VI; ed a Germa-
nia, ebe Giuseppe II proseguì nelle sue
riforme ecclesiastiche, mentre protegge-
va una radunanza di uomini che in Pa-
via, facendo rivivere il Giansenismo, cer-
cavano d'introdurre lo scisma, di abbat-
tere las. Sede e di riformarne le sane dot-
trine: contro di essi inutilmente reclamò
Pio VI. Questo Papa lasciò da per tutto
dove alloggiò, ed a quelli che l'incontra-
rono e accompagnarono considerabili re-
gali : quelli fatti alla corte imperiale li
noterò a Vienna. Giuseppe II dispensò
alla corte pontificia i seguenti. Ai prela-
ti Marcucci vicegerente, anello con gran
smeraldo contornato di brillanti ; Con-
tessini elemosiniere, anello con topazio
contornato di brillanti; Nardini segreta-
rio delle lettere latine, scatola con minia-
tura contornata di brillanti; Dini prefet-
to delle ceremonie, scatola d'oro smal-
tata contornata di pietre preziose; Rossi
medico, Ponzetti confessore facente le ve-
ci di caudatario, eSpagna chierico segre-
to supplendo pel crocifero, ciascuno una
scatola d'oro smaltata. A Brandi primo
aiutante di camera,una scatola d'oro smal-
tata, ed una chiave con diploma di ca-
merista d'onore di sua maestà cesarea;
a Calvesi terzo aiutante di camera, una
scatola d'oro rotonda; simile a Morelli
chirurgo di campagna e scopatore segre-
to; a due scopatori segreti, una gran me-
daglia d'oro per ciascuno; al capitano An-
nibale Nelli direttore del viaggio, un a-
nellocon nove brillanti; ai due corrieri,
al credenziere, al cuoco, altre medaglie
d'oro; più piccole l'ebbero i palafrenieri,
cocchieri e carrozziere, con una ragguar-
devole somma da dividersi cogli scopatori.
Nel medesimo anno il Papa ristabilì
la sede vescovile di Iviza, e provò il con-
forto di vedere Gustavo III re di Svezia
favorire il cattolicismo. Ad ovviare alla
PIO
carestia, lece abbondante acquisto di gra-
ni dalla Sicilia, sollevando eziandio con
utili disposizioni l'agricoltura ed i for-
nari. A decoro del Collegio Clementina,
gli porse aiuto, ad onta delle tante spese
ebe sosteneva per le sue grandiose intra-
prese memorate di sopra. Nel i 788 pro-
seguendo le .mutazioni sulle materie ec-
clesiasticbe, incominciate da diversi prin-
cipi ne'loro stati, tuttavia Carlo III re di
Spagna per quelle ebe voleva operare si
rivolse al Papa, non così fece il re delle
due Sicilie, ebe si regolò secondo il con-
siglio de'suoi ministri, ed insorse la con-
troversia sulla nomina de'vescovati. Ca-
terina II in vitò Pio VI a mandare un nun-
zio in Pietroburgo, come fece riconoscen-
done il titolo imperiale, quando prima la
s. Sede gli dava solo quello di Czar. Re-
candosi in Roma il duca di Baviera Car-
lo Teodoro, il Papa lo fece incontrare ad
Acquapendente dal nipote d. Luigi e dal
marchese Massimo generale delle poste,
e l'alloggiò-nel Valicano. Continuandosi i
risarcimenti delle strade pubbliche, me-
rita menzione quella della montagna di
Viterbo, tagliata di nuovo nel suo giro,
concorrendovi la comunità, per lo che si
lasciò l'antica ertissima. Per tante im-
prese e vistosi dispendii, non essendo
suflìcienli le rendite dell' esausto erario
della Chiesa, fu d' uopo aprire un pie-
stilo di tre milioni di scudi coi genovesi,
colPipoteca di vari fondi e reudite came-
rali , da restituirsi nello spazio di q an-
ni. Quando il Papa palesò al sacro colle-
gio questa risoluzione, niun cardinale ri-
spose , ed uno domandò, qual necessità
obbligava a prender tanto denaro? Non
poco di questo fu impiegato nell'incoiag-
gimento dell' agricoltura molto trascura-
la nell'agro romano e nella provincia del
Patrimonio; quindi Pio VI ordinò che
ogni anno si rompesse la terza parte dei
terreni annonari, abilitando chiunque a
seminare in que'terreni che i proprieta-
ri non avessero lavorati, senza dar loro
compenso. Quanto alle censurale spese
pio 97
per le opere grandiose, deve riflettersi che
ollrenll'abbeliimento della città) migliaia
di artisti vi traevano il sostentamento, to-
gliendosi all'ozio ed ai vizi. Nel dicem-
bre Pio VI fu visitalo da Giuseppe II al-
l'improvviso e da Gustavo III, ed al 1.
accordò la nomina ai vescovati di Lom-
bardia ; il 2.0 si trattenne per le feste di
Pasqua, e s'illuminò per lui la cupola di
s. Pietro, come erasi fatto nel 1782 pel
granduca di Russia. Mosso a compassio-
ne che il terremoto avea devastato la Ca-
labria ulteriore, il Papa nel 1784 con-
cesse a Ferdinando IV re delle due Sici-
lie i fondi de' conventi e monasteri rovi-
nati. Nel medesimo anno eresse il vesco-
vato di Lintz e nel 1 785 quello di s. Ip-
polito perla soppressione di quello di Neil'
stadt. Inoltre nel ! 785 eresse le sedi ve-
scovili di Tarnovia e di Budweis, e die
il pallio al patriarca d'Antiochia de'siri,
convertito dal neslorianismo. Permise a-
gli armeni cattolici ottomani, che in man-
canza di chiese proprie potessero accedere
a quelle de'scismatici; e mandò un vicario
aposlolico nell'America settentrionale.
Frattanto si agitava in Peonia la cele-
bré causa Lepri, sul ricchissimo fidecom-
misso lasciato al Papa dal marchese d.
A malizio Lepri originario comasco, pos-
ponendo i suoi nipoti Anna Maria Le-
pri figlia del fratello,ed i due fratelli dir-
ti figli della sorella, ed il cugino Ambro-
gio Lepri. Questi quattro pretendenti do-
po la morte di d. Amanzio protestarono
contro la disposizione e fecero causa in-
nanzi il tribunaledell'A. C : il Pontefice
dichiarò di non voler essere consideralo
come Pio VI, ma come semplice parti-
colare, secondo la testamentaria disposi-
zione di d. Amanzio. Il prelato Cioia Ino-
golenentedel tribunale giudicò che il fi-
decommisso Lepri, spirando nella persona
di d. Amanzio, ne poteva disporre libe-
ramente ; e come la donazione fu accet-
tata inter vivos fin dal 1 782, venne am-
ministrala per la casa Braschi dal prela-
to Nardinij eh' ebbe influenza nella do-
96 P I O
nazione, per cui poi domandò l'assoluzio-
ne agli scrupoli desiatisi in lui.I litignnti
appellarono alla rota, la quale rivocò il
decreto delCioia,colla-decisioneannullan«
le la donazione di d. Aruanzio, per non es-
sersi in questi purificato il fidecorn m'issò,
clic andava a [lassare dopo la di lui mor-
te alla nipote Anna maritata al milanese
Cusani. Inoltre d. Amanzio prima di mo-
rire con biglietti chiese scusa alla nipote
e alla sua madre pel livore loro portato,
e con testamento avea annullala la dona-
zione fatta al Papa, sebbene irrevocabi-
le, esponendo le ragioni che ve loavea-
no indotto e ingiuriose a Pio VI. Si pro-
segui al terzo giudizio e il prelato Prioc-
ca luogotenente dell' A.C. dichiarò valida
la donazione in virtìtd'apoca, rigettamlo
qualunque eccezioneespecialinenle il po-
steriore testamento. Quindi fu di nuovo
portata la lite in rota , che emanò altra
decisione in favore d'Anna Lepri, e fu mi-
rabile il con legno tenuto dall' uditore
Malvasia {l7.), e lodato dallo slesso Pio
YI sebbene soccombente. L'uditore Aze-
do progettò un accomodamento per via
di transazione , cui cooperò Aulici poi
cardinale. Pio VI supplicalo da Anna e
dalla madre vi convenne, e fu convalida-
to dalla soscrizione di cinque cardinali e
tre notati, con accordare adAnna4oo mi-
la scudi e la mela delle gioie, mentre ce-
dendo ai propri nipoti il resto del fide-
commissoe patrimonio di d. Amanzio, es-
si compensarono gli altri pretendenti, al
inododeltoaBiiAsciiiFAMiGLiA. Perla mi-
nacciante peste, il Papa prese le dovute
precauzioni ; come per l'inondazione del
Tevere, terremoto in varie città, e per le
locuste e cavallette che rovinarono mas-
sime i territori'! d'Orvieto e Bagnorea, si
offri largo campo allasua generosità. Cre-
scendo sempre più l'enormi spese dello
slato e la mancanza del numerario, e di-
minuendo sensibilmente le risorse ester-
ne per le bolle, brevi e dispense, si trovò
costretto Pio VI a domandare alle pro-
vinole il sussidio di i oo mila scudi ;. tu
PIO
ancora imposta la tassa sui testamenti e
codicilli, e sul mosto a favore dell'ospe-
dale degli esposti di Viterbo e dell' or-
fanotrofio da lui creilo in Fabriano. In-
coraggi l'insegnamento de' sordomuti,
incominciato in Roma, ed ora fiorente
presso l' Ospizio di s. Maria degli An-
geli. Istituì la nuova nunziatura di Dio-
naco j la quale venne subito contesta-
ta da alcuni principi di Germania , in-
sorgendo vertenze in quella di Colonia
per le Dispense, e celebrandosi il conci-
liabolo d'Ems nel 1786. In questo tem-
po, come narraia Francia, la buona ar-
monia con quella corte fu in pericolo di
essere turbata, per l'affare della collana
in cui si trovò implicato il cardinal Ho-
han. Indi mandòad elletto l'erezione del-
le Dogane ai confini , a vantaggio del
commercio e dell'erario, misura che pro-
vocò le più mordaci invettive de' roma-
ni, facili a mormorare e a dimenticare i
benefizi; mentre il disordine sulla mo-
neta divenne più grave. Altre amarezze
trafissero il cuore di Pio VI, pel nuovo
sistema di ecclesiastica disciplina da Giu-
seppe II introdotto anche nel Belgio o
Paesi Bassi, che produsse l'insorgimen-
to di quelle floride provincie. Alle inno-
vazioni ecclesiastiche della Toscana, si
unì con riprovevole ardore Scipione Ricci
vescovo eli Pistoia, ove celebrò il famoso
conciliabolo, poi con bolla condannato da
Pio VI, olfeso in più modi dal grandu-
ca, pei danni che recava alla Chiesa e per
l'abolizione della nunziatura di Firenze.
Nel medesimo anno 1786 dichiarò sedi
vescovili Cnenca e Leoben.
Immerso Pio VI nelle amarezze per
le riforme delle cose ecclesiastiche che
vieppiù si propagavano, nel 1787 eresse
in sedi vescovili Pontrcmoli ed Avanaj
dichiarò arcivescovato Camerino, unen-
do Maidica a Fabriano. Sollevò Rimini
quasi abbatluladal terremolo,e fece spur-
gare i porti di Terraciua e d'Anzo. Com-
mettendosi per Roma furti e assassinii, vi
pose riparo. Favorì l'arte della Scia, mi-
PIO
glinrb !a condizione de'detenuti ins. Leo,
tortezza di Montefeltre. Riconobbe il re
di Prussia, che trattava bene i cattolici.
Approvò la Messaiper la propagazione
della fede. Nello stesso anno 1787 eres-
se I' Obelisco Quirinale tra i due Colos-
si che fece voltare : qui aggiungerò che
nel 1788 fece elevare Y Obelisco della ss.
Trinità al Pincio , e che nel 1792 fece
drizzare Y Obelisco eli Monte Cilorio. Nel
1788 Pio VI tentò terminare le diffe-
renze colla corte delle due Sicilie, quan-
do fu cagione di nuovi dissapori il Di'
i'orzio tra il duca ili Matalona e sua mo-
glie, e terminò definitivamente la corte
di far presentare la chinea,ondeebbe luo-
go la succennata protesta. Il re di Spa-
gna donò al Papa un bellissimo Calice di
piatii la. Sollecito in rimuovere gli abu-
si, proibì i giuochi d'azzardo, le armi da
fuoco e da taglio a motivo delle frequen-
ti risse e omicidii; aumentò i botteghini
del Lotto, soccorse le fabbriche di tele, ca-
lancà, bambacina e panni; accordò pre-
mio a chi seminasse il cotone ne'territo-
lii di Civitavecchia, Terracina e Mon tal-
lo. Nel 1789 Pio VI si recò a Subiaco
per consagrare la cattedrale da lui edifi-
cala, e con tale sua abbazia fu largo di
beneficete, abbellendo il palazzo abba-
ziale. Scoppiando più apertamente le tur-
bolenze di Francia, ii Papa ne fu trafit-
to di dolore e incominciò a risentirne le
funestissime conseguenze e tribolazioni,
di cui gli annali della Chiesa non davano
esempio, e che riportai a quell'articolo e
nel voi. XV, p. 2 1 1 e seg., laonde qui
appena indicherò le principali. Si vide pe-
rò pregalo da Giuseppe II, ad interpola-
si coi ribelli belgi, dopo essere stato sordo
alle paterne sue insinuazioni, perchè de-
sistesse dalle religiose riforme. Lo spirito
di vertigine invase anche la Polonia, che
ad esempio di Francia attaccò le rendite
de' vescovi e degli ecclesiastici, ed inutili
riuscirono le cure del Papa per impedir-
lo. Contro gli elettori ecclesiastici difese
l'istituto àé Nunzi Apostolici j ed eresse
VOL. LUI.
PIO 97
la sede vescovile di Balli mora. Fece ar-
restare il famoso Cagliostro, uno de'prin-
cipali propagatori della setta de' Mura-
tori j e per le sue deposizioni illuminò
tulle le corti sulle trame di essa. Nel 1790
1' assemblea nazionale della sconvolta
Francia, apertamente incominciò la di-
struzionedella religionee della gerarchia
ecclesiastica, onde Pio VI riprovò la co-
stituzione civile del clero e si die ad e-
sorlare il buon re Luigi XVI a non la-
sciarsi sorprendere da siffatti attentati.
Intanto i francesi fecero ri bel lare Avigno-
ne e il contado V&udasìnos dominii che
la s. Sede possedeva in Francia, riuscen-
do inutili le proteste del Pontefice, per-
chè quel regno l'incorporò ai suoi stati.
A Giuseppe II successe Leopoldo II_, ma
seguì i proponimenti del fratello. Dal-
l'^ rcicon fraternità de' ss. XII Apostoli
fece somministrare 1 2, 000 scudi alle mo-
nache del Bambin Gesù, per estinguere
i loro debiti; ed in questo o nel seguente
anno eresse la sede vescovile di Guara-
nà. Ad Egidio Petit e sua moglie con-
cesse una pensione , per avere il i.° co-
municato l'arte di fabbricare le carte do-
rate, inargentate e colorite ; ed a Luigi
Lazzarini appaltatore della stamperia ca-
merale ne accordò la privativa per fab-
bricarle per 20 anni, dando al Petit un
terzo d'utile. Premiò Mariano Pandolfì
per la scoperta d'una vena di terra, atta
a fabbricar vasellami; e per garantire le
fabbriche e manifatture indigene, aumen-
tò i dazi ai generi che producevano. Nel
1 791 per la settimana santa si recarono in
Roma il ree la regina delle dueSicilie,che
Pio VI fece incontrare a Viterbo dal mae-
stro di camera Pigna ttel li, e giunti nel loro
palazzo Farnese, mandò loro dal Maestro
di casa il solito decoroso regaìodi squisiti
commestibili, che la corte di Roma usava
coi sovrani al loro arrivo: non fu però ac-
cettato, bensì accolsero con piacere i qua-
dri di musaico che poscia loro rimise. Do-
po scambievoli visite, ebbe luogo il Con-
cordato fra Pio FI e Ferdinando IF.
98 PIO
Contiminndo la Francia rivoluziona-
ria a dare funesti colpi alla religione, il
Papa lasciata la moderazione, stimò ne-
cessario con brevi apostolici di far sen-
tire la sua voce, condannando il Giura-
mento civico edi vescovi intrusi. Per l'im-
menso peso degli spinosissimi affari, anche
in diverse notti dovette applicare pel be-
ne della religione; ne risentì il fisico an-
cora e fu più volte costretto guardare il
letto, e nel settembre il male si aggravò
a segno che il re di Napoli gli orni il suo
medico. Portandosi ogni giorno ad orare
nella basilica Vaticana, quando abitava
il contiguo palazzo, mentre si avvicinava
al genuflessorio, un fulmine gli fece ca-
dere vicino un lastrone, per cui nella con-
fusione alcuni lo temerono morto. Ter-
minò la rinnovazione più elegante e de-
corosa de' quattro Triregni e Mitre pre-
ziose, con le quali avea arricchitola sa-
grestia pontifìcia, oltre diverse suppellet-
tili per uso dei le Cappelle pontificie. Nei
1792 Pio VI accordò ampie facoltà ai
■vescovi di Francia, dove l'assemblea le-
gislativa abolì tutti gli ordini religiosi, e
die asilo nel suo stato agli ecclesiastici e-
migrati che non aveano giurato, previa
dichiarazione che non fossero gianseni-
sti, colla carità d' un pastore e colle la-
grime d' un padre. In tanta affluenza di
forasti eri il governo vegliò sui malinten-
zionati ed in fatti si scuoprirono emis-
sari, finti vescovi, falsi preti, e la maggior
parte della corte delle zie di Luigi XVI,
eh' eraiisi rifugiale in Roma, della setta
de' giacobini. In mezzo a tanti pericoli,
Pio VI per la sicurezza dello stato e dei
sudditi aumentò la Milizia, cooperan-
dovi i cardinali , i prelati , i feudatari ;
quindi si rivolsea implorare il divino pa-
trocinio, sospendendo i teatri, gli spettaco-
li ed il Carnevale, facendo pubbliche pre-
ghiere con giubileo. Proseguendo laFran-
eia nella più orribile anarchia, nel 1793
decapitò il suo re; il Papa fu penetralo
dal più profondo cordoglio, che manife-
stò al modo che dissi nel voi. XV, p. 212,
PIO
e quindi la convenzione nazionale abolì
ogni culto religioso,' tutto disponendo per
abbattere la s. Sede e democratizzare Ro-
ma con lo stato pontifìcio. Si cominciò
ad esigere il riconoscimento della repub-
blica francese, ma Basville che tentò ri-
voluzionare i romani, da questi fu ucci-
so. Allora Pio VI prevedendo la vendetta
de'suoi connazionali pensò a prendere mi-
sure di sicurezza per la capitale e per le
provincie, cui dovè imporre nuove gra-
vezze, ed il popolo vi si rassegnò convin-
to dalle imponenti circostanze. I romani
per meglio attestargli il loro sincero at-
taccamento, volevano innalzargli una sta-
tua di bronzo, e per l'opposizione del Pon-
tefice il senatore si contentò di porre una
lapide onorevole in Campidoglio. A fron-
te di tante calamità, Pio VI continuan-
do a beneficare i sudditi, nell'università
romana istituì la cattedra di ostetricia,
aprì nuove strade pubbliche, fece coniar
moneta plateale: proteggendo l'utile isti-
tuto delle Scuole cristiane , edificò loro
la casa di s. Salvatore in Lauro per l' i-
struzione gratuita. Inoltre nel i7q3 e-
resse il vescovato di Nuova- Orleans nel-
V America. Le assidue cure e i disgusti
provati di somme angustie, sconcertaro-
no la salute del vecchio Papa e soggiaccpie
a diverse febbri. Quindi rassegnato ai de-
creti del cielo e considerando che i de-
litti degli uomini avean'o provocati i ca-
stighi della guerra e di quanto affliggeva
tutta Europa, per implorare la divina
misericordia, il Papa nel 1794 fece Pro"
cessioni di penitenza, pubbliche preghie-
re, giubilei e missioni, lo che dai fran-
cesi veniva interpretato per muovere il
popolo a prendere le armi. Non manca-
rono di fomentare la ribellione, e si or-
dì un'infame trama contro il magnanimo
Pontefice , cui riuscì scuoprire : furono
raddoppiate le guardie nell'anticamera
pontificia e non si accordarono più udien-
ze segrete ; si visitarono le lettere alla po-
sta e molte persone sospeltefurono espul-
se dalla capitale, anzi persino alcuno del-
PIO
In bassa famiglia palatina. Nelle provin-
cie si presero misura energiche contro i
malvagi ed ingrati alle sue taute bene-
ficenze; mentre emissari francesi da per
tutto procuravano sollevare il popolo e
corrompere la truppa.
Nel i 795 sapendo Pio VI che il diret-
torio di Parigi avea decretata la sua de-
tronizzazione, continuò ad accrescere le
milizie; ed a rimediare alla penuria della
moneta, invitò tutti a portare alla Zec-
ca i loro argenti, accordando il frutto del
quattro e mezzo per cento; ma questa
provvidenza ancora venne delusa dagli
avidi monopolisti. Pose una tassa sui be-
nefizi, sospese i lavori del museo, ven-
dette più di 4o cavalli della scuderia pon-
tificia, moderò le spese del palazzo apo-
stolico per riparare alla scarsezza de'mez-
zi in cui trovavasi l'erario e le scadute
finanze ; ma erano tenui queste risorse in
confronto de' bisogni dello stato. Nel cor-
so di 20 anni si erano creali 8 milioni
di cedole, quali superando il denaro in
commercio, si dovette pensare a ritirarle
dal suo corso e lacerarle. A tal effetto la
camera pose in vendita diverse sue pos-
sessioni, come Albano; spedì a Genova
il marchese Gnudi per prendere a cam-
bio 5oo,ooo scudi, dando per garanzia
la M esola nella legazione di Ferrara, ac-
quistata da Pio VI , e l'affitto dell'allu-
me di rocca ; e prese molle somme a cen-
so dai privati, onde dalla sola Marca di
Ancona s'introitò 3oo,ooo scudi. Segui-
tando la guerra tra Franóse Spagna, a
questa il Papa concesse d'imporre 36 mi-
lioni sul clero e 3o su quello d' ameri-
ca, oltre le rendite de' benefizi vacanti.
Per loslesso motivo permise al redi Sar-
degna d'alienare per 3o milioni di beni
ecclesiastici. A tante afflizioni si aggiunse
a Pio VI la detronizzazione del redi Po-
lonia, e per non disgustare il re d'Inghil-
terra, che mostravasi favorevole ai cat-
tolici, convenne alle variazioni operale in
Corsica. Nel 1 796 la Francia, pei prete-
sti riportati a quell'articolo, occupò Bo-
P I O 99
lagna, Ferrara e altri luoghi, senza re-
sistenza, perchè il Papa vedendola inutile
e provocatrice di maggiori disastri lavca
impedita. Frattanto per timore partiro-
no da Roma le zie di Luigi X VI, i prin-
cipi reali Augusto d' Inghilterra e Save-
rio di Sassonia, molti cardinali, prelati e
famiglie cospicue. Privo di mezzi di di-
fesa e per impedire ulteriori occupazio-
ni, Pio VI fu costretto dalla Francia al-
l'armistizio de' 23 e 28 giugno 17965 a
domandar scusa della morte di Basville,
a cedere le legazioni di Bologna e Ferra-
ra e la città di Faenza, a pagare 2 1 mi-
lioni di lire tornesi , ossia 1 5 milioni di
franchi , e consegnare per Parigi 100
codici della Biblioteca Vaticana e 100
pezzi di pittura e scultura i più 'famosi,
ed i busti de' due Bruti, tolti dai musei
Valicano e Capitolino. A supplire alle
convenute imposizioni Pio VI condiscor
so tenuto a'cardinali e riportalo nel voi.
X V, p. 2t 3, levò da Castel s. Angelo il
tesoro ripostovi da Sisto V; spedi a Ge-
nova il marchese, poi duca Torlonia, a
prender a cambio un milione di scudi ,
con l'ipoteca di lutto lo stalo pontificio;
finalmente fu intimata la consegna al-
la zecca di tutti gli ori e argenti, a riser-
va de' vasi sacri e de'personali abbiglia-
menti, ricevendosi quale imprestito frut-
tifero , e produsse più di 4o milioni di
scudi. In questo tempo l'erario pontifi-
cio si trovava gravalo di circa 100 mi-
lioni di scudi di debito, fra cedole, Luo-
ghi di Monte e Vacabili. Nel medesimo
anno in Roma ed altrove molte sacre Im-
magini della Madonna prodigiosamente
aprirono gli occhi, il che fece concepire
speranze e timori : dipoi Pio VI concesse
1' uffizio e messa alla Beata Vergine per
memoria di tal prodigio, pel clero ro-
mano a' 9 luglio. Commosso il Papa da
questi miracoli, per infervorare il popolo
a confidare nel patrocinio della B. Vergi-
ne, volle che si facessero missioni m6prin-
cipali piazze di Roma e diverse processio-
ni di penitenza, per cui si operarono in-
ioo prò
finite conversioni in lutti i ceti di per-
sone.
Quando Pio VI per tanti enormi sa-
grifici sperava tranquillila, venne a sape-
re che il direttorio di Parigi, per artico-
lo preliminare della pace definitiva, vo-
leva pubblica ritrattazione de' brevi con
cui condannò la costituzione civile del cle-
ro di Francia. Sommo ne fu il dolore che
provò, e radunata la congregazione dei
cardinali deputati agli affari di Francia,
tutti furono concordi in rigettare la ri-
chiesta del direttorio, consigliando il Pa-
pa ad esporsi piuttosto ad un glorioso
martirio, che tradire il suo onore, il suo
dovere e violare le massime della Chiesa.
Questa decisione non poteva essere più.
conforme ai sentipienti di Pio VI, escla-
mando con aposlolica franchezza : Io tro-
vo la corona del martirio molto più
brillante di quella die io porlo in capo,
e dichiarò la negativa al direttorio, non
senza tentare la pace a mezzo del cav.
Azzara ministro di Spagna di dubbia fe-
de, e di altri, ma senza risultati. Allora
deciso di difendersi per quanto potesse,
benché fosse l'erario esausto e le finanze
rovinale afìalto, approvò il piano di for-
za armata per difendere Pioma e le prò-
vincie rimastegli. Si formò la guardia Ci-
vica, si fecero reclute, si aumentò la Mi-
lizia anche colle offerte di vari signori,
ebbe luogo nuova requisizione d'ori e di
argenti, e spontanee contribuzioni; si rin-
novarono pubbliche preghiere, obbligan-
dosi tutti gli ecclesiastici a far per dieci
giorni gli esercizi spirituali di s. Ignazio,
nella sua chiesa e in quelle del Gesù e
de' ss. Apostoli; inoltre il Papa rinnovò
gli ordini sul rispetto ai sacri templi e il
vestire delle donne. Queste e altre cure lo-
devolissime,che infaticabile l'opprimeva-
no, sebbene dovessero rendere il suo no-
me caro a lutti, pure ebbe nemici in tutte
le classi di persone, perchè in esse erano
scostumati che non sopportavano il freno
della correzione, mentre lo spirito d'in-
contentabilità più o meno dominò sem-
PIO
pie i romani; ma loro malgrado dove-
rono rendergli giustizia dopo morto e
quando poterono istituire de' confronti,
onde il biasimo si converti in non peri-
tura lode. Era però sicuro Pio VI di non
aver procurato se non che il bene della
Chiesa e de' sudditi, nulla aversi a rim-
proverare e perciò niun pericolo spaven-
tarlo: ne diede prova quando recandosi
alla quotidiana visita in s. Pietro, un cer-
to Alessandro Deodati, per procacciarsi
premio, lo avverti non inoltrarsi, essen-
dovi due persone impostate per uccider-
lo, avviso ch'egli disprezzò. Intanto i po-
poli si accorsero quali erano le mire dei
francesi, predicanti libertà ed eguaglian-
za; insorti al grido di viva Gesù, viva Ma-
ria, viva Pio FI, non pochi ne massa-
crarono, vendicando gli oltraggi d'ogni
sorte cui erano segno, le rapine, i tradi-
menti, le brutalità cui furono esposte le
donne d'ogni età. Il Papa prima di dar
principio ai militari preparativi volle ren-
dere intese tutte le corti cattoliche, come
avea fatto in tutti gli altri avvenimenti,
delle ragioni che l'aveano costretto a da-
re l'assoluta negativa alle pretensioni del-
la repubblica francese, come di difender-
si nel caso che i francesi tentassero inva-
dere il resto dello stato: si lusingava che
esse sarebbero concorse ad aiutarlo, ma
restòdeluso, perchè i sovrani aveano ben
da pensare per loro e tutti cercavano la
pace col formidabil nemico. Sospese le
rate dell'imposizione convenuta nell'ar-
mistizio, e fece partire le milizie colla sua
benedizione e tra le pratiche divote, con
alla testa il generale austriaco Colli, man-
dato dall'imperatore Francesco II.
La sorte de'dominii della s. Sede già era
stata decretala dal direttorio di Parigi, e
per consumarne l'occupazione attese la su-
periorità dellesuearmi sulle tedesche. In-
tanto il generale in capo Bonaparte, chia -
mato a sé in Brescia il cardinal Alessan-
dro Mattei, lo volle mediatore tra la re-
pubblica e Pio VI, per evitare la sua ro-
vina equella deluciditi, ritrattando i sud-
PIO
detti brevi : ma il Papa fidando nella cau-
su della fede e ne' soccorsi promessi da
Vienna e da altre corti, rispose non te-
mere i perìcoli e le minacce, hi vece l'o-
na parte da Verona scrisse al cardinale di
essere risoluto di far marciare le sue trup-
pe contro Roma, non già per vendicarsi
del Papa o del popolo, ma di quelli solo
che lo consigliavano alle ostilità. Fermo
Pio VI nel proponimento di respingere
la forza con la forza, ordinò a tutti i sud-
diti il suono delle campane a martello al-
l'avvicinarsi del nemico, di levarsi in mas-
sa e colle armi affrontarlo, con quel co-
raggio che ad un cattolico ispira la fede, e
ad un buon cittadino l'amor di patria, a-
nimando tutti a difendere col propriosan-
gue la religione de'loro padri, l'onore di
Dio e quanto vi ha di più caro al mon-
do. Il general Bonapai te intercettò la let-
tera che il nunzio di Vienna Albani scri-
veva al cardinal busca segretario di sta-
to, sui soccorsi che avrebbe mandalo
Francesco II ; laonde fece marciate la sua
vanguardia, che avendo incontrato la Mi-
lizia pontificia presso Faenza la sbara-
gliò, e continuando la marcia s'impadro-
ni di Forlì e di Cesena, quindi occupò s.
Leo, Sitiigaglia ed /I/icona, avanzandosi
a Macerata, derubando in Loreto il su-
perstite tesoro e trasportando al museo
di Parigi il venerando simulacro della
Beata Vergine. Caduta Roma nella più
gran costernazione, si consigliò il Papa a
porsi in salvo e partire perTerracina, on-
de passare in Napoli , il cui re s' inter-
pose poi con Bonaparte; ma il general
Colli gli fece sapere che stante la buona
posizione che avea occupato, se vi fosse
stato pericolo l'avrebbe avvisato. Sospe-
sa la partenza, Pio VI mandò a Terra-
cina i più preziosi oggetti del tesoro di
Loreto, de' musei e di Castel s. Angelo.
Finalmente in Tolentino a' iq febbraio
i 7Q7 fu conchiusa la pace con durissime
condizioni, che riportai anche a Francia,
cedendo il Papa la Romagna, Avignone
e il Veuaissino, oltre il convenuto ucl-
P I O i o i
l'armistizio, lo che toccai anche nel voi.
XIX, p. io'). Quindi si fecero tornare in
Castel s. Angelo gli elfelti preziosi spe-
diti a Terracina, ed il governo si occu-
pò ad eseguire il trattato di pace, e per-
ciò nuovo prestito di requisizione d'ori e
di argenti, compresi i sacri arredi delle
cinese. Queste contribuzioni unite ad al-
tre enormi che i francesi aveano tolto in
molti luoghi, insieme ai più preziosi mo-
numenti ov'erano entrati, esacerbarono
talmente i popoli che molti ne massacra-
rono, di che ebbero a pentirsi per l'aspra
veudetta che ne fecero. Pio VI bisognòche
ricorresse a nuovi prestiti, prese 800,000
scudi dai banchieri e col metallo dei can-
noni fece battere moneta ; adottò la più
stretta economia, incominciando dal Pa~
lazzo apostolico, diminuì la milizia e fe-
ce altri risparmi. Di tutte le gioie spet-
tami ai triregni, mitre e altri indumenti
pontifìcii cedute ai francesi, solo potè con
indennizzi ricuperarne piccola parte.
Adempiti i patti della pace, fio VI si
guardò bene di fornire pretesti ai fran-
cesi di lagnarsi, anzi li trattò colla più lea-
le confidenza, ricevendo sempre con par-
ticolare distinzione il ministro Cacault ,
e tutti i francesi che recavansi in Roma,
i quali ne restavano commossi. Intanto
Pio VI accordò al re di Napoli per una
sol volta la nomina di tutti i vescovati;
indi soggiacque a pericolosa malattia che
fece temere de'suoi giorni, derivata dal-
le tante sofferenze patite, neh' età di 79
anni. Perciò die la facoltà al segretario
de' brevi e al datario, per la spedizio-
ne degli affari, cui applicava , quando i
molli suoi incomodi glielo permetteva-
no. Ricevette il cardinal Lorenzana, Des-
puig arcivescovo di Siviglia e Musquiz
arcivescovo di Seleucia, mandati da Car-
lo IV re di Spagna per le riforme che
voleva fare sid clero, ed assicurarlo del
suo patrocinio coi francesi. A rimborsa-
re quelli che aveano somministrato gli
ori e gli argenti, ed i suddetti banchieri,
fece stampare due milioni di cedole. INel-
102 PIO
la penuria de'comnieslibili, Pio VI si die
tutta ia premura perchè nulla mancasse.
A riparare poi il discredito delle cedole
e per diminuirne il numero, ordinò la
vendita della quarta parte de'beni eccle-
siastici rustici in tutto lo stato, compre-
si quelli de'luoghi pii. Mandò le Fascie
benedette al re di Portogallo, al quale ar-
ticolo dissi pure di quelle donate pei fi-
gli de' re di Spagna e di Francia, e per
Ferdinando I imperatore d'Austria. Es-
sendosi formata la repubblica Cisalpina,
il cui centro fu Milano, per obbligare il
Papa a riconoscerla, venne occupata la
legazione dì Urbino e la fortezza di s. Leo.
Ciò non pertanto si proclamò la repub-
blica anche in Pesaro, Fano, Sim'ga-
glia, Gubbio ed ancona, che vollero in-
corporarsi alla Cisalpina, tutto per ma-
novre de'francesi. Pio VI protestò e poi
gli convenne tacere per non provocare
peggiori mali. Bensì avvertì i vescovi ita-
liani sopra le massime che contenevano
le costituzioni repubblicane, dichiarando
illecito il giuramento che si esigeva, per-
chè conteneva l'odio contro personee go-
verni, che non erano dal vangelo ripro-
vali. Frattanto emissari francesi più vol-
te tentarono rivoluzioni in Roma, e nel-
la vigilia de'ss. Pietro e Paolo si die fuo-
co ad un magazzino di polvere in Castel
s. Angelo con funeste conseguenze. Es-
sendo ambasciatore della repubblica Giu-
seppe Bonaparte, giunse in Roma il ge-
neral Duphault per democratizzarla coi
domimi restati a Pio VI, al modo nar-
rato a Fraxcia; restò vittima nel procla-
mare la repubblica, nel tumulto de' 28
dicembre, senza colpa del governo. Tan-
to bastò perchè il direttorio di Parigi or-
dinasse 1' intera occupazione dello stato
papale, la detronizzazione e carcerazione
di Pio VI, il quale inutilmente offrì qua-
lunque soddisfazione. Trovandosi egli
sempre cagionevole di salute, fu dolen-
tissimo dell'accaduto, fece chiudere i tea-
tri per evitate la riunione del popolo, in-
timò uu giubileo, le missioni, pubbliche
PIO
preghiere, processioni di penitenza ; fece
esporre in s. Pietro le reliquie maggio-
ri, nel Sancta Sanctorum l'immagine del
Salvatore, quella di s. Maria in Portico
alla sua chiesa e le catene di s. Pietro. Per
conservare la pubblica quiete prescrisse
la pena di morte a chiunque insultasse i
francesi o le milizie pontificie. A distrug-
gere l'infame calunnia di aver cooperato
alla morte di Duphault, Pio VI ordinò
un giuridico processo che trasmise a Pa-
rigi, sottoscritto dal corpo diplomatico,
ma senza effetto, perchè la prepotenza e
la forza non ascoltano ragioni.
Nel 1798 il general Berthier nel gen-
naio entrò nello stato pontificio e suc-
cessivamente l'occupò, protestando voler
solo punire gli assassini di Duphault, il
governo di Roma e gl'insulti fatti all'am-
basciatore Bonaparte; ed alla deputazio-
ne inviatagli dal Papa, del cardinal So-
maglia, principe Giustiniani e due pre-
lati, rispose che avrebbe trattato quando
fosse giunto sulla piazza di s. Pietro. In
Roma tutto fu terrore e confusione, pel-
le mene de* sediziosi; altre deputazioni
spedite a Berthier nulla ottennero, anzi
venne obbligato Pio VI a tranquillare il
popolo , per evitare massacri. Fu insi-
nuato al Papa di ritirarsi a Napoli, ma
egli fidando nelle promesse del genera-
le si ricusò. L'avanguardia entrò in Ro-
ma a' io febbraio impossessandosi di Ca-
stel s. Angelo, e Berthier si accampò a
Monte Mario, attendendo 1' invito dei
suoi fautori repubblicani, cioè la feccia
della città prezzolata, scostumati, falliti,
truffatori, avanzi di galera, che recativi-
si nel dì seguente, trepidante fece il suo
ingresso in Roma, e prese alloggio nel pa-
lazzo Quirinale. Subito mandò il general
Cervoni, fatto comandante di piazza, ad
assicurare Pio VI di uulla temere per la
sua persona e sovranità, e fu allora che il
Papa si convinse che i francesi aveano in-
vaso Roma, poiché si lusingava che ciò
non avrebbero effettuato. Tuttavolta il
goveruo pontifìcio proseguì ad agire, ma
PIO
per poco. S'incominciò con imporre la
contribuzione di 200 mila scudi, con la
requisizioue di 3, 000 cavalli, col seque-
strare gli elfetti de' portoghesi, inglesi e
russi; iu fine a'i5 febbraio sul Campido-
glio fu proclamata la repubblica Tiberi-
na e cambiato il governo, al modo detto
ne' voi. VII, p. i^5, XX, p. 16 e 17,
XXII, p. 1 7. Questa effimera repubblica
romana durò iq mesi e fu divisa in 8 di-
partimenti, che presero il nome dai fiu-
mi divisori de' territorii, cioè Cimino,
Circeo, Clitunuo, Meta uro, Musone, Te-
vere, Trasimeno, Tronto. Si crearono
consolle ministri repubblicani; si distrus-
sero gli stemmi gentilizi, si soppressero i
titoli di nobiltà, e si ordinò a lutti, coni*
presi gli ecclesiastici secolari e regolari,
di portare la coccarda tricolore, bianca,
rossa e nera. Indi nella maniera più inso-
lente, il calvinista svizzero Haller, com-
missario francese, si presentò a Pio VI
circondato dai cardinali, dichiarandogli
che il popolo romano avea proclamata la
sua indipendenza, che più non lo ricono-
sceva per sovrano, onde il suo regno era
finito. Furono licenziate le guardie ponti-
ficie, rimpiazzate da 5oo francesi, i quali
con avidità procurarono saziare la loro
ingordigia con quanto nel palazzo capitò
loro alle mani. Il general Cervoni si recò
dal Papa a presentargli la coccarda na-
zionale, eccitandolo a farsi vedere con
questo segno, promettendo pingue pen-
sione. Ma Pio VI, imperturbabile e sere-
no, francamente gli disse: Io nonconosco
altre divise, che quelle di cui mi ha onorato
la Chiesa. Voi avete lutto ilpoteresulmio
corpo, ma non già sulla mia anima, che
si ride e disprezza i vostri attentati. Non
lio bisogno di alcuna pensione. Un basto-
ne ed un abito il più rozzo bastano ad
uno, che in difesa della fede deve quan-
to prima spirare sulla cenere. In tal guisa
Pio VI si dimostrò sempre superiore agli
obbrobri e persecuzioni de' suoi nemici.
Questi eroici sentimenti non bastarono
a confondere i suoi accanili persecutori,
PIO io3
imperocché il general Cervoni ebbe l'au-
dacia di consigliarlo alla rinunzia de' suoi
stali, per conservare la dignità spirituale
e conseguire dalla repubblica francese
l'annua pensione di 3oo mila lire, altri-
menti avrebbe perduto tutto e la sua li-
bertà. A questo nuovo assalto, Pio VI di-
gnitosamente rispose : La potestà in vigo-
re d'una libera elezione proviene da Dio
solo e non dagli uomini, e perciò non pos-
so io, uè debbo rinunziarvi. Mi appresso
all'anno 8o.° della mia vita, onde non ho
di che temere, e lascio che si usino sopra
il mio corpo tutte le violenze, gli strazi e
indegnità, ad arbitrio di chi ha la forza
in mano. Ma l'anima mia è ancor tal-
mente libera, talmente forte e piena di tal
coraggio, che prima incontrerò la morte,
che offendere il suo onore ed il suo Dio.
In vece i francesi caratterizzarono sì eroi-
ca fermezza per insensata ostinazione e
proseguirono contro di lui i più barba-
ri trattamenti. Con prelesto di pubblica
tranquillità cominciarono a imprigiona-
re i cardinali, alcuni de'quali s'erano già
messi in salvo; al Papa gli si allontana-
rono i parenti ed i più affezionati fami-
gliari, e toltala libreria che avea destina-
to per Cesena, indi venduta per 12,000
scudi; alla sua presenza i commissari
francesi frugarono nelle sue intime stanze
eguardarobe, ma non trovarono che abi-
ti e biancherie e solo qualche tenue og-
getto prezioso; 1' Haller si appropriò la
scatola a forma di urna che conteneva il
tabacco che soleva donargli il re di Spa-
gna, ed ordinò che si portasse in sua casa
perchè gli piaceva. Pio VI si limitò a dire:
E voi mi volete ancora privare del tabac-
co ? Sì sequestrarono le porte dei palazzi
apostolici, de' musei e gallerie in favore
della repubblica francese. A questa si ap-
plicarono i beni confiscati alle famigliedcl
cardinal decano Albani e di Braschi: di-
poi nel seguente pontificato, a mediazione
di Cacault, alle due famiglie furono re-
stituiti gli oggetti d'arte sequestrati, non
però tulli quelli della Villa Albani. I la-
io4 Pio
tirocini e dilapidazioni corti messe dai frati •
cesi si leggono nelTavanti,nelBeccatini,
nel Baldassari e in altri autori, insieme
agli strapazzi e contumelie sofferte da Pio
Vie dalla gerarchia ecclesiastica. In Ve-
nezia si stampò il libro: Vicende di Ro-
ma in varie epoche, confrontate con quelle
sofferte nel 1 798, o sia V ottavo saccheg-
gio di Roma dato dai francesi, coli' elen-
co delle pitture, statue, sculture e busti
trasportate a Parigi. A Medaglie parlai
delle collezioni che si presero i francesi, i
quali si calcola che abbiano tolto dallo sta-
to pontificio 200 milioni di lire tornesi.
Credendosi dai francesi necessario l'esilio
del capo della Chiesa, a' 18 febbraio,
mentre desinava, si presentò PHaller col
cappello in testa, benché non fosse mili-
tare, e con orgoglio disse a Pio VI che
gli dasse V Anello Pescatorio, impadro-
nendosi pure d'una scatola di biscotti e
confetture, credendo contenesse gioie. Nel
partire, Haller disse ai famigliari: Noi
non sappiamo che far qui del Papa, on-
de vi ordino di fargli sapere, che si pre-
pari a partire domattina alle ore 6. Un
prelato gli rispose: Andate voi stesso a
dargli sì trista nuova ; io non devo né vo-
glio farmi ministro delle vostre crudeltà
contro il mio sovrano. Adunque Haller
rientrato nella camera del Poutefice, bru-
scamente gl'intimo di preparai si alla par-
tenza. Ma Pio VI con mirabile coraggio
replicò: Vicino agli 80 anni , logorato
dalla vecchiaia e dagl'incomodi di salu-
te sofferti in questi due mesi, pe quali
ogni momento mi sembra eli esser debba
l'ultimo di mia vita, io non so se potrò
sopportare la fatica d'un viaggio. Il mio
dovere poi mi vuol qui enon possoabban-
donare senza delitto le funzioni del mio
ministero ,iìè il mio popolo, onde qui vo-
glio morire. Soggiunse Haller con arro-
ganza, che quanto a morire si muore da
per tutto, non valere ragionamenti e pre-
testi, e se non partiva colle buone, par-
tirebbe per forza.
Rimalo solo Pio VI co'suoi domesli-
PIO
ci alquanto oppresso di spirito, questo ri-
prese dopo preghiera al Crocefisso, per
cui con calma esclamò : Dìo lo vuole, sia
fatta la sua volontàj rassegniamoci ai
suoi giusti decreti. Quindi unicamente
occupato nel dare provvidenze agli affa -
ri della Chiesa, impiegò le 48 ore che ri-
mase in Roma. A'20 febbraio prima che
spuntasse il sole, per timore d'una sol-
levazione popolare, comparve al Vatica-
no un distaccamento di feroci soldati per
istrapparvi il Pontefice e condurlo a Sie-
na, vomitando bestemmie in attendere
che ascoltasse la messa. Gli fu data una
piccola somma pel viaggio, come spoglia-
to di tutto, e tra'gridi d'Haller per sol-
lecitar la partenza e le lagrime de' suoi,
con pena si recò alla carrozza. Ad accre-
scerne il dolore un indegno suddito da
lui perdonato, ^)be la temerità di dirgli:
Tiranno, il tuo regno è finito. E il Papa
si contentò rispondere: Se io fossi stalo
tiranno, voi non potreste essere a quest'o-
ra in vita. Rivolgendosi Pio VI verso il
tempio di s. Pietro colla più tenera divo-
zione, partì dalla sua capitale e sede, eoa
tre carrozze e due altri legni con pochi
famigliari, oltre un carro con pochi equi-
paggi : i famigliari furono i notati ne' voi.
XX11I, p. 95, XXX, p. i53, XLI, p.
13^, 2y4> 27^j ove pure accennai le lo-
ro peripezie. Per Monterosi, Viterbo, s.
Lorenzo nuovo e Radicofani giunse Pio
VI a Pontecentitio, avendo trovato il con-
forto del nipote d. Luigi, il quale era sta-
to spogliato del suo palazzo e ricche sup-
pellettili. Il duca montato in carrozza con
lo zio proseguì il viaggio. A s. Quirico il
Papa fu ricevuto da Zondadari arcive-
scovo di Siena e poi cardinale, e prese
alloggio nel palazzo de'suoi nipoti Chigi,
come si legge nella lapide monumenta-
le. A'25 febbraio il Papa arrivò a Siena
ricevuto con ogni venerazione, mentre
in Roma accadde terribile sollevazione
con molta strage, che si estese ne'luoghi
vicini. Imperocché divulgatasi per la cit-
tà la prigionia del Pontefice, gran parte
PIO
del basso popolo si avviddc che la sua pro-
clamala sovranità allro non era clic la
dilapidazione delle comuni sostanze, non
esclusi i sepolcri, a vantaggio de' più fa-
cinorosi e de'minislri repubblicani. Del-
l'avvenimento furono incolpati e carce-
rali i più probi ecclesiastici, per colora-
re la fiera persecuzione de'ininistri della
religione, la quale ad ogni modo si vole-
va distruggere. Indi furono pure arresta-
ti quasi tutti i cardinali e prelati, fra 'qua -
li de Gregorio poi cardinale, che si pen.
sava creare antipapa, come può vedersi
alla sua biografia; si voleva da loro giu-
ramento in favore alla repubblica e odio
alla monarchia, più da'cardinali la rinun-
zia della porpora; ma tutti eroicamente
ricusandosi, furono deportali o esiliati in
varie parli, come dico alle biografie dei
cardinali, tranne Altieri ed Anticiche ri-
mmziarono la Porpora, e Rezzonico per-
chè languiva infermo nel Ietto. Pel terre-
moto che afflisse Siena, il granduca di To-
scana Ferdinando III, invilo il Papa a re-
carsi nella certosa presso Firenze , come
narrai nel voi. XXV, p. 46, e vi fu condot-
to in forma d'arresto ili.°giugnoi 798, se-
guito dalla piccola sua corte e dal cardinal
Lorenzana che per ordine di Carlo IV
soccorreva il Pontefice del bisognevole.
Ivi fu visitato dal granduca e dai sovrani
di Sardegna detronizzati. Essendo il Pa-
pa nella certosa, si occupò come in Siena
degli altari della Chiesa, e principalmen-
te sul Giuramento che in Pioma si esi-
geva dai professori delle università Ro-
mana e Gregoriana; sulla futura elezio-
ne del successore.derogando a di verse leg-
gi, nel modo detto ne' voi. XV, p. 273,
e XXX, p. 1 1 ; sull'istituzione dell'arcive-
scovato di Mohilowe di altre sedi vesco-
vili in Russia, comedi Minscko. Mentre
nel 1 798 e nell' istesso luogo eresse il ve-
scovato di Varsavia.
Dimorando Pio VI nella certosa , ri-
cevette molte consolazioni dai principi e
dai vescovi. L'imperatore Fraucesco li
e Carlo 111 gli scrissero lettere coufortau-
PIO io5
ti; altre n'ebbe dai vescovi di Francia e
d' Inghilterra, di Germania e di altre par-
ti, oltre gli attestati di divozione che ri-
ceveva da quelli di Toscana. La repub-
blica francese temendo del luogo centra-
le ove dimorava Pio VI, invitò il gran-
duca a licenziarlo, ed il buon principe di
concerto con l'Austria gli stava procuran-
do un asilo nella summentovata abbazia
di Molk presso Vienna, quando scoppiata
nuova guerra coi tedeschi, restò impedi-
ta l'esecuzione. Si trattò dai francesi di
mandarlo in Sardegna (si disse elicla Spa-
gna ebbe qualche mira di fissare in quel-
l'isola la residenza papale, e far cedere
le provincie della Chiesa al Borbone du-
ca di Parma, onde ingrandirne il domi-
nio), ove l'avea invitato il re, ma il ti-
more che lo liberassero gl'inglesi domi-
natori del Mediterraneo, mandò a vuoto
il progetto; anzi essendo accaduti gravi
tumulti ne'confini pontificii contro la de-
mocrazia, se ne incolparono il clero, il du-
ca Braschi e lo zio Pio VI, che fu perciò
obbligato farlo allontanare, con sommo
suo rammarico, per le affettuose cure cui
l'assiste va, a segno che gli produsse gagliar-
da febbre. Disfatti gli austriaci, la Tosca-
na divenne preda de'francesi, che subito
intimarono al Papa la partenza dal suo
tranquillo e salubre soggiorno, dove con-
tinuava ad occuparsi del governo della
Chiesa, avendo a'6 marzo istituito il ve-
scovato di Supraslia. Pertanto a'27 mar-
zo 1799, scortato da 200 soldati, senza
riguardo all'età e all'infelice stalo di estre-
ma debolezza e numerosi incomodi di Pio
VI, fu portato a Bologna, indi a Mode-
na, e Parma, ove giunse quasi moribon-
do. Ivi gli fu staccato il cardinal Loren-
zana, e per forza fu strascinato a Piacen-
za, e fu sul punto d'essere liberato dagli
austriaci che ne andavano in traccia. Ai
16 aprile arrivò il Papa a Castel s. Gio-
vanni, a' 1 7 a Voghera, il 18 a Tortona,
il 19 ad Alessandria, il 2 1 a Casale nel
Monferrato, il 22 a s. Crescentino, dove
fu alloggiato dai filippini. Per Torino
io6 PIO
proseguì il viaggio per Chiavasso,in cui
come per tutto accorse il popolo a festeg-
giarne il passaggio e dimostrare il filiale
dolore per tanti strapazzi diesi faceva-
no inumanamente ad un vecchio infer-
mo e gerarca della Chiesa innocente. A-
vendo il Papa saputo che si concluceva in
Francia, ad onta del suo stato deplora-
bile, si sottomise pienamente alla volon-
tà di Dio. A' 25 arrivò a Susa, ma ad
Oulx mancandogli le forze, con voce fle-
bile domandò che vi si lasciasse morire,
vedendo le scoscese balze del Moucenis,
che dovea varcare, coperte di perpetua
neve. Per quelle altissime vette, tra'rigo-
ri eccessivi del freddo, il Papa fu com-
mosso in vedere ovunque que'montana-
ri accorrere a ricevere la sua benedizio-
ne, e trepidare quelli che a braccio lo por-
tavano tra enormi massi di ghiaccio. Sot-
to le ali della prolettrice provvidènza, a
traverso di tanti disagi e pericoli, il ve-
nerando viaggiatore giunse finalmente
sulla frontiera di Francia, dove il diret-
torio lo faceva inoltrare, per fargli sem-
pre più perdere la speranza di riacqui-
stare il suo trono e la sua libertà. Fu Brian-
coli la 1 ." città che a'3o aprile accolse fra
le sue mure l'augusto prigioniero: vi di-
morò 58 giorni in una casa meschina pres-
so l'ospedale, senza mai lagnarsi, a fron-
te di tulle le privazioni e rigori de'suoi
custodi, interamente rassegnato ai vole-
ri divini. Non essendo più in grado di ce-
lebrare messa, dupo la malattia sofferta
alla certosa, quella che ascoltava era per
istrada assistita da numeroso popolo.
La tranquillità dell' animo del Papa
fu un continuo rimprovero ai persecuto-
ri, che si videro delusi in tutto quanto
fecero per avvilirlo, sino a privarlo del
conforto che riceveva da'suoi famigliari,
quali in gran parte furono allontanati,
incolpandoli di segrete iutelligenze.Quan-
do gli fu intimalo questa disposizione, e-
gli non potè far a meno di sentire tutto
il peso di si nuova sventura con escla-
mare: Noi siamo pronti a sacrificarci,
PIO
piuttosto die veder allontanati da noi
que'soli ne* quali abbiamo riposta la no-
stra confidenza. Noi- non possiamo sla-
re un sol momento senza di loro, poiché
ci sono necessari e indispensabili i loro
servigi. Per maggiormente esprimere la
sua desolazione, benché divenuto parali-
tico, ebbe tanto d'impetod'alzarsi per mo-
strarsi disposto a parti reanch'esso, anziché
soggettarsi a sì amara separazione. Dal -
l'altri} lato non è a dire il profondo ram-
marico e le lagrime de'suoi affettuosi fa-
migliari nellostaccarsidaunpadresì amo-
roso, massime dell'arcivescovo Spina fa-
cente funzioni di maggiordomo e Carac-
ciolo maestro di camera, poi cardinali, e
di Ma rotti ex gesuita segretario. Rimasto
Pio VI privo di tali domestici, che lo con-
solavano nelle sue continue afflizioni, e-
gli non trovò altro compenso che nell'o-
razione e nel meditare sull'incostanza del-
l'umane grandezze, sempre benedicendo
le disposizioni della provvidenza che in
tante maniere avea messo a prova la sua
costanza e rassegnazione. I più libertini
ed increduli furono costretti confessare
che nel Vicario di Gesù Cristo Pio VI
tutto era soprannaturale e degno di sin-
goiar ammirazione. Temendo il diretto-
rio di Parigi che il Papa fosse troppo vi-
cino al teatro della guerra, ordinò diesi
trasportasse a Valenza nel Delfinato, nul-
la curando le proteste de'medici, che cor-
reva rischio di perire nel viaggio. In una
carrozza fu collocato il Pontefice col con-
fessore e i due aiutanti di camera, dichia-
randosi dal direttorio non doversi spen-
dere più di 1800 lire per tutto il viag-
gio; ma Pio VI non volle essergli di al-
cun peso e prese perciò le sue misure. Ai
27 giugno parti da Briancon, pernottò
a s. Crispino, traversò Ambrun, eda'28
fu albergato a Savines nella capanna di
un contadino; il 29 proseguì per Gap,
ove si fermò tre giorni. A'2 luglio il Pa-
pa giunse a Cors, il 3 a Lamur, il 5 a
Vizi Ile, il 6 a Grenoble (a questo artico-
lo ed anche a Gap riportai i particolari
PIO
ilei viaggio tla Briancou a Valc/iza sul
Rodano e la gioia provata tla Pio VI e
dai suoi famigliari che trovò a Grenoble)
ove fu ricevuto dal cav. Labrador inca-
ricalo dal re di Spagna di restare presso
di lui, per diminuire con tutti i mezzi le
pene della schiavitù. A' io luglio partì per
Tullins,in cui cattolici e protestanti cor-
sero a rendergli i loroomaggi; si distinse-
ro una vedova con due figlie, che corren-
do dietro la carrozza, sempre gridavano :
noi siamo cattoliche apostoliche romane,
e si meritarono d'essere ammesse dal Pa-
pa alla sua presenza e lodate di loro vi-
va fede. Lungo la strada, drappelli di don-
zelle vestite di bianco sparsero fiori. La
sera degli i i giunse a s. Marcellino, spet-
tacolo della divozione de'popoli, che da
per tutto accorrevano per venerarlo; e co-
me gli ahi ta<i ti celebra vano la festa di s. Pio
l,gli offrirono un gran mazzo di rose, desi-
derando ch'esse fossero per lui senza spine.
A'i 3 luglio si portò a pernottareaRo-
mans, benedicendo come altrove la mol-
titudine che con ardore religioso lo cir-
condava, incontrato da 200 donzelle ve-
stite di bianco e dalla municipalità. Chi
dovea alloggiarlo, essendo uno degli spi-
riti forti, non volle fare alcun preparati-
vo, ritenendolo uomo come gli altri; ma
quando vide la maestosa serenità del Pon-
tefice romano, benché da'suoi portato dì
peso dalla carrozza allesue stanze,sicom-
mosse^ cadde genuflesso e sbalordito lo
accompagnò, convertendosi subito a Dio.
Molte di queste conversioni operò la pre-
senza di Pio VI in Francia, ove Io spi-
rito di pietà grandemente si ravvivò, con
salutari conseguenze. Finalmente a' i4
luglio arrivò a Valenza, che Dio avea sta-
bilito per termine di sue sciagure, accol-
to con entusiasmo religioso, ma guarda-
to qual prigioniero di stato. A. Valenza.
narrando quanto riguarda la dimora fat-
tavi da Pio VI, solo (jui dirò, che andan-
do la sua salute di giorno in giorno de-
clinando, sentendosi avvicinare il suo fi-
ne, si andò preparando alla morte, rad-
PIO 107
doppiando gli atti di sua rassegnazione e
le pratiche di pietà. A' 19 agosto fu as-
salito da violento vomito, e sempre più
aggravandosi, ricevette il s. Viatico a'27,
previa la professione di fede, che recitan-
dola il prelato Caracciolo, egli la confer-
mò ponendo una mano sul petto, l'altra
sul vangelo. Nel ricevere la s. Eucaristia
pregò caldamente Dio a restituire a Pioma
la residenza pontifìcia, ed alla Francia la
religione, la prosperità, la pace. Perdonò
a'suoi nemici di tutto cuore, come gli avea
perdonati e benedetti nell'entrare sul ter-
ritorio francese. Nel di seguente, sacro a
s. Agostino, peggiorando, il prelato Spina
che lo avea comunicato, gli somministrò
l'estrema unzione, che il moribondo Pon-
tefice ricevè con edificante sommissione
tra le lagrime degli astanti. Regolate le
cose dell'anima, donò qualche momento
a sottoscrivere il codicdlo al suo testa-
mento, il quale già fatto in Roma avea
consegnato al confessore: con esso volle
dimostrare, secondo le forze, la propria
gratitudine verso i suoi fedeli domestici
e compagni di sue sciagure. Si legge nel
Viaggio del pellegrino apostolico il soni'
mo Pontefice Pio VI, da Roma a Va -
lenza, malattia e morie ivi accaduta, ed
altri falli posteriori, e suo codicillo pre-
messo al ragguaglio di quanto avvenne
in Roma nel 1798, Venezia 1799. Im-
pedito di parlare, stendeva la mano a tut-
ti i famigliari e la stringeva loro con af-
fetto, per ringraziarli del loro inalterabi-
le attaccamento. Offrendo a Dio il sagri-
fizio di sua vita, tra la recita delle gia-
culatorie e versetti di salmi passò gli ul-
timi momenti: benedi medaglie, croce-
fissi e corone, si congedò con abbracci e
benedizioni dai suoi domestici, tutti ge-
nuflessi e lagrimanti. Cominciata l'ago-
nia, monsignor Spina gli die la benedi-
zione papale in articulo morlis, recitan-
do il Papa le preci degli agonizzanti col
suo cappellano, essendo sempre libero di
mente, e col Crocefisso in mano, finché
spirò placidamente la notte venendo il
io8 PIO
29 agosto 1799 (secondo il suo presen-
timento, essendosi più. volte ammalato
gravemente nel giorno di s. Agostino),
nell'età di anni 81, mesi 8 e giorni 2, e
di pontificato il più lungo dopo s. Pietro,
di anni 24, mesi 6 e giorni i4-
Della sezione del cadavere, come dei
medici e chirurghi di Pio VI, parlai nel
voi. XLI V, p. 1 37, ed a p. 79 delle mo-
nete poste nella cassa di piombo col ca-
davere imbalsamato, vestito degli abiti
papali di raozzelta cou armellinOj stola,
camauro e cappello, con iscrizione delMa-
rotti (di cui è il laconico, magnifico e giu-
sto elogio di Pio VI, che riportai nel voi.
VI, p. 99), venendo la cassa sigillata da
quattro sigilli ; cioè dell'amministrazione
dipartimentale di Drome, del cav. Labra -
dor, de'prelati Spinola e Caracciolo, ol-
tre la cifra del chirurgo che fece la se-
zione: il vaso di piombo coi precordi fu
sigillato dal Caracciolo. A'3o agosto nella
cappella del palazzo della cittadella i pre-
lati e sacerdoti della corte umilmente e
poveramente cominciarono i funerali no-
vendiali, con quattro candellieri sopra la
cassa mortuaria, non volendo il governo
che si facessero pubbliche dimostrazioni
di onori funebri. Ggni mattina dicevano
tutti la messa e poscia l'uffizio de'morti;
in ultimo celebrava l'arcivescovo Spina,
che faceva l'assoluzione senza incensare,
non essendovi uè incenso, né turibolo, e
per l'aspersione dell'acqua benedetta u-
sava l'issopo, in mancanza d'aspersorio.
Però queste esequie pel gran concorso e
pietà fcrventissima de'fedeli, che venera-
vano Pio VI come un santo, furono più
decorose e più memorabili di qualunque
magnificentissimo funerale. Tutti bacia-
vano la cassa, la toccavano cou sacre im-
magini e corone, e seminando di fiori il
coperchio, li ripigliavano e donavano co-
me reliquie: felice poi si reputò chi po-
tè avere qualche memoria del defunto.
Finiti i novendiali, la cassa fu deposta
nella camera sotto la cappella, come più
fresca. M.r Spiua scrisse subito al cardi-
PIO
nal decano Albani la morte del Papa e
restò alla custodia del corpo, insieme con
mg.1 Malo cameriere segreto di Cuenca ;
a' 9 novembre fu permesso ai famigliari
incamminarsi per l'Italia, negando loro il
governo i tenui ricordi che avea ad essi la-
sciato il Pontefice, perchè il meschino e-
quipaggio era stato dichiarato proprietà
nazionale, laonde furono costretti ricor-
rere al direttorio. La piccola pisside en-
tro la quale Pio VI soleva portare la ss.
Eucaristia sospesa sul petto in Valenza
e nel doloroso viaggio, in cui talvolta al
medesimo modo la portavano i prelati
ch'erano in carrozza, donde il Papa rice-
vette lume, conforto e il viatico, essendo
pervenuta in proprietà dell'attuale vesco-
vo di Valenza mg/Chatrougse, la donò a
Pio IX, il quale ne fece lo stesso uso nel
suo breve e memorabile viaggio da PiO-
ina a Gaeta nel 1848.
Al doloroso annunzio della morte di
Pio VI, non solo Valenza e la Francia,
ma tutto il mondo ne rimase commosso,
né vi fu città alcuna che non gli rendesse
i funebri onori, e persino in Londra co-
me narrai ne' voi. XXII, p. 63, e XXXV,
p. 1 12; in Pietroburgo nella chiesa cat-
tolica cou l'intervento dell'imperatore
Paolo I; in Vienna dall'imperatore Fran-
cescoll, nella metropolitana, benché non
fosse consueto; e per non dire di altri ,
solenni esequie si celebrarono nella cer-
tosa di Firenze e nella metropolitana di
Siena con orazioni funebri, molte delle
quali sono ricordate da Cancellieri nei
Possessi, p. 420. Ben note erano all'uni-
verso tutte le gloriose qualità, che a que-
sto gran Pontefice meritarono gli ultimi
uffizi del cornuti dolore, per confessione
slessa de'suoi nemici. All'elogio che gli
feci nel voi. XXVII, p. 1 12 ed altrove,
aggiungerò ch'egli si mostrò sempre con
tutti umano, accessibile, laborioso e tem-
perante. La sua affabilità a tutti fu co-
mune: non vi era fbrastiere alcuno, che
egli non ammettesse alla sua presenza ,
nella qualerestava ognuuo sorpreso della
PIE
prontezza de'suai talenti e delle graziose
accoglienze con che riceveva tutti. Quan-
do l'u ti' uopo sostenne tutta la maestà
<lcl suo trono, alquanto scaduta nel pre-
cedente pontificato, come nelle sagre fun-
zioni ; l'orse non fu mai circondata la cat-
tedra di s. Pietro di più grande e di più
imponente decoro, quanto in tutto il suo
pontificato, anche per l'incremento delle
preziose suppellettili, quando egli com-
pariva rivestito delle pontificie insegne.
La sua dignità acquistava maggior risal-
to pel taglio di sua persona maestosa, li-
na delle più belle del suo tempo, essen-
do di alla slatina e insieme proporziona-
to e gentile, di tratti nobili e cortesi, d'un
bel colorito fresco , e d' un portamento
non meno nobile che venerabile, per lo
che fin dagli eretici e dagli spiriti forti
riscuoteva giustamente una compunzio-
ne insolita e non mai inlesa. A tutte le
cure del governo temporale, come del suo
apostolico ministero, Pio VI si prestava
di buon animo, come pure ad ascoltare
tulli i ricorsi e reclami deluciditi, ciò che
dichiarai nel voi. XLIV, p. i85. Somma
fu la di lui fermezza nelTamininistrazio-
ne della giustizia, massime quando a suo
danno concorreva la prepotenza, senza ri-
guardo ai più grandi signori. Riformò la
polizia per eliminare i disordini che di
continuo accadevano in Roma e nelle pro-
vinole. La trascurata educazione, l'ozio,
il fanatismo per le novità, lo spirito ir-
religioso introdotto dai sedicenti filosofi,
e soprattutto l'ordinaria impunità dere-
litti per le franchigie e immunità che in
Roma pretendevano i ministri esteri, a-
veano resi frequenti i delitti, con la ple-
be propensa al sangue e munita d'armi,
non ostante i severi divieti. Il Papa pro-
curò prevenire i delitti e renderli meno
frequenti, anche con pregare i detti mi-
nistri a non proteggere i rei. Soprattutto
Pio VI fu generoso mecenate delle scien-
ze e delle arti, con erigere nuove accade-
mie ed abbellire Roma ed altre città del-
lo stalo, che dando un' idea del suo va-
PIO 109
sto genio, benefico, splendido e magnifi-
co, giustificano l'enormi somme da lui
spese in tante grandiose intraprese. Fu
alquanto disapprovata la eccessiva pre-
dilezione ch'egli ebbe pei suoi due nipo-
ti, ed il troppo favore che accordò a di-
versi suoi famigliari, permettendo che ri-
cevessero gratificazioni per grazie che lo-
ro faceva , però sei)7a altrui pregiudizio.
Nella zecca pontificia si conservano 3o
conii delle medaglie coniate per memo-
ria de' fasti del suo pontificato. Celebrò
le solenni beatificazioni del b. Bonaven-
tura da Potenza conventuale nel 1775;
del b. Lorenzo da Brindisi generale cap-
puccino, e della b. Giovanna Bonomo be-
nedettina nel 1783; del b. Pacifico da
Sanseverino min. osser.. b Nicolò Fatto-
re siciliano ni in. ossei-., b. Gaspare de Bo-
no spagnuolo dc'minimi, e b. Nicolò dei
Longobardi de'minimi nel 1786; del b.
Sebastiano Apparisiomin. oss. nel 1789;
del b. Andrea Hibernon spagnuolo fran-
cescano, b. Maria dell'Incarnazione fon-
datrice delle carmelitane scalze di Fran-
cia nel 1 79 1 ; e del b. Leonardo da Por-
to Maurizio min. rifor. nel 1 795. Inoltre
Pio VI approvò il culto immemorabile
de'seguenti beati: nel 1775 del b. Giro-
lamo Ranuzzi servita di s. Angelo in Va-
do ; nel 1776 del b. Amato Ronconi ri -
minese e del b. Sebastiano di Gesù min.
osser.; nel 1777 del b. Giovanni Binali
di Parma generale de' francescani, e del
b. Goudisalvo di Laghos portoghese ago-
stiniano, oltre 1' uffizio e messa concessi
al b. Egidio compagno di s. Francesco;
nel 1 793 del b. Pietro Marchioni daTreia
francescano; nel 1 798 del b. Andrea Ven-
turi Gallerani. In 23 promozioni creò j5
cardinali (e non 73 come dissi altrove),
fra'quali il celebre Gerdil, Chiaramonti
suo parente e concittadino che gli successe
col nome di Pio VII, e de Brienne che
depose in Concistoro, al quale articolo
parlai di quelli più interessanti convocati
da Pio VI, in uno all'affare del cardinal
de Rohan. Il di lui cadavere restato a Va-
no PIO
lenza, per ordine di Bonaparte divenuto
primo console, a'2q gennaio 1800 fu ono-
rato con solenni esequie, die descrive Can-
cellieri ne Possessi a p. 4 ' 7j dicendo nel
decreto, ch'era degno del nuovo suo go-
verno il riparare gli affronti e le ingiu-
stizie, con che dall'aholito e distrutto di-
rettorio, già divenuto poco meno tiran-
no di Robespierre, si era cercato di con-
culcare ed opprimere il rispettabile vec-
chio Pontefice, il quale per le sue sven-
ture e pel sublime grado che avea occu-
pato in terra, avea un diritto ai più lu-
minosi attestati della pubblica conside-
razione. Si ritiene che se Pio VI fosse so-
pravvisuto all'elevazione di Bonaparte,
questi lo avrebbe restituito alla sua se-
de. Adunatosi il conclave in Venezia sotto
gli auspicii dell'imperatore Francesco I f,
i cardinali a'23 ottobre 1 "99 incomin-
ciarono i funerali novendiali per la gran-
de anima di Pio VI, cou solenne messa
ogni giorno cantata da un cardinale, ed
assistita dai prelati colà accorsi; mail pre-
fetto delle cerimonie Dini potè interve-
Dire al solo 1 ,° novendiale, e persila mor-
te gli successePacini : di questi novendia-
li parlai nel voi. XLIX, p. 52, come del-
l'orazione funebre e di quella pronunziata
nel Vaticano pel cadavere di Pio VI ivi
trasportato. Abbiamo il Diario de' no-
vendiali celebrati nella chiesa patriar-
cale e primaziale di s. Pietro in Castello
di Venezia, per suffragare l'anima di Pio
VI, Venezia 1799- Relazione delle fun-
zioni eseauiali eseguite in Venezia, per
V anima del sommo Pontefice Pio FI, in
cui si contengono varie notizie, che possono
servire di appendice al suo elogio storico,
Venezia 1 ^-qq. Funus adornatimi Pii VI
P. 31. a collegio palrum cardinalium ad
Pelri apostoli ecclesiam} Venetiis 1799-
Oratio ad S. R. E. cardinales a Caesa-
re Drancadoro etc. habita Venetiis in pa-
triarc. basilica prid. kal. novem. 1799,
Venetiis. Cum elog. Jos. Marinovich,in-
script. Mauri Boni, etelogio Aloysii Lan-
zi. Di cui si hanno traduzioni in diverse
PIO
lingue. Il prelato Despnig poi cardinale,
come ministro straordinario al conclave
del re di Spagna, donò al sacro collegio
3.ooo scudi per la spesa di dette esequie.
Eletto nel marzo 1 800 Pio VII, prin-
cipalmente pel favore del cardinal Bra-
schi,che nominò camerlengo di s. Chiesa,
fece replicate istanze al governo francese
per la consegna del cadavere del suo pre-
decessore, per deporlo secondo i di lui de-
siderii nella basilica di s. Pietro. Final-
mente per lettera del prefetto delDrome,
de'2 dicembre 1 80 r,a'24 fu disumata la
cassa pontificia, ed a' 1 o gennaio 1 802 con-
segnata all'arcivescovo Spina. Posto il sa-
crocadavere sopra un carro tirato a 4 ca-
valli, agli 11 partì il lugubre convoglio
<\n Valenza e giunse a'12 a Sorgues, ed ai
i 3 a s. Cannat, accorrendo in gran folla
il popolo coi più teneri sensi di venera-
zione pel defunto. A'i4 arrivò a Marsi-
glia, donde pel vento contrario non potè
partire in un bastimento per mare prima
de' 18. La sera del 20 prese porto a Mo-
naco di Piemonte, e la sera del 2 1 giunse
nella rada d' Oueglia , da dove passò a
quella di Lingualia. La mattina del 22 ri-
partì e la sera prese porto a Savona, che
lasciatola mattina del 23, il vento respna-
se il bastimento alla rada di Varese, in
cui restò il rimanente del giorno e della
notte. Nella mattina del 24 proseguen-
do il viaggio, la sera approdò a Genova,
ove si^ celebrarono solenni esequie, indi-
cate nel voi. XXVIII, p. 343.A'3i il ba-
stimento partì per Sestri e vi pernottò,
ed il i.° febbraio s'avviò per Lerici in cui
giunse la sera, e nel dì seguente le sacre
spoglie furono sbarcate e col loca te nel car-
ro con la scorta di numerosa guardia fran-
cese. In mezzo a numeroso e divoto po-
polo si condussero a Sarzana, patria dello
Spina, il quale nelle magnifiche esequie
che si celebrarono nella cattedrale cantò
la messa solenne, coll'intervenlo di tutte
le autorità civili e militari. Agli 8 il con-
voglio procedette per Massa, ovegli fu re-
so un religioso tributo di ossequio ; ad ore
PIO
21 giunse a Pietrasanta,i cui abitanti la
mattina del g fecero solenne funerale nel-
la collegiata, e nelle ore pomeridiane il
convoglio pervenne a Pisa. A Porta Nuo-
va l'attendevano de Gregorio nunzio di
Firenze, e l'arcivescovo Franceschi col
clero secolare e regolare, confraternite,
magistrature, nobiltà, ufficialità francese
e toscana, ed immenso popolo, scorta dei
reali cacciatori e banda funebre. Quindi
posta la cassa su bara sontuosa, fu tras-
portata piocessionalmente sotto baldac-
chino alla metropolitana, dove ne'due
giorni che si trattenne gli furono celebra-
ti colla slessa assistenza magnifici funera-
li, dopo i quali colla stessa forma la cassa
fu riportata sul carro a Porta Fiorentina,
donde la mattina del ro colla scorta di
dieci uffiziali de'cacciatori, che si dierono
la muta fino a Siena, il convoglio partì
pers. Romano, ed agli i i si fermò a Pog-
gibonsi, ne'quali luoghi ricevuto il sacro
deposito alle porte delle chiese, gli furono
fatti solenni funerali. A5 1 2 febbraio le ce-
neri di Pio VI entrarono in Siena, dove
egli avea comincialo il glorioso esilio, on-
de gli vennero celebrate pompose esequie
nella metropolitana (ove nella cappella
della ss. Vergine una lapide ricordai due
avvenimenti e le lagrime affettuose spar-
se dai sanesi), con l'assistenza del capitolo,
delle magistrature e ordini della città, e
d'immenso popolo. Qui il prelato Spina
ebbe ordine, che senza ulteriore ritardo
proseguisse il viaggio sino alla Storta, on-
de il can. Tolomei non potè recitare l'ora-
zione funebre. Dopo mezzodì del i3 partì
il convoglio pel confine di Toscana, ove
si trovarono d'ordine di Pio VII a rice-
verlo un corpo di cavalleria, i prelati Ma-
lo e Marotti, da lui fatti il i.° prolono-
tario, il 2.° segretario de'brevi a'princi-
pi,i quali aveano da Roma a Valenza ac-
compagnato l'illustre defunto, non che i
propri camerieri segreti IVlancurti cop-
piere e Ginnasi guardaroba. Indi il con-
voglio partì perAcquapendente,aBolsena
ricevette gli omaggi ricordati nel voi. V,
PIO iti
p. 3 12, ed a' 1 5 si fermò alla stazione del-
la Storta, nella cappella ove Gesù, appar-
ve a s. Ignazio, come dissi nel voi. XXX,
p. i53, col funere celebratogli.
A'i6 febbraio il sacro deposito passò
a Pqrta del Popolo nella propinqua villa
già Bracciano, sotto il portico ridotto a
cappella, dove si celebrarono molte mes-
se, alternando l'uffizio de'morti gli ordi-
ni mendicanti. La pioggia fece dilaziona-
re al dì seguente il magnifico ingresso
trionfale in Roma, pel quale Pio VII ne
affidò la direzione ai prelati Gazzoli udi-
tore della camera e Laute tesoriere: i car-
dinali, i prelati, la nobiltà, il corpo di-
plomatico, il clero secolare e regolare of-
frirono i5oo torcie di cera, per accresce-
re lustro e splendore alla funzione, an-
nunziata la mattina del mercoledì 17. da
24 colpi di cannone. Pel buon ordine e
decoro la truppa si schierò da Porta del
Popolo al palazzo R.uspoli,da questo sino
a Ponte s. Angelo, e pel Borgo sino a s.
Pietro, che fu la strada che percorse la
pompa funebre. La cassa coi preziosi a-
vanzi di Pio VI fu collocata su magni-
fico Ietto coperto di damasco paonazzo
con trine e frangie d'oro, e ricca coltre
d'oro con fregio di velluto nero frangiato
d'oro,avente ne'qualtro angoli gli stemmi
del defunto ricamati in oro: sopra gran
cuscino di lama d' oro sovrastava il tri-
regno. Le guardie nobile e svizzera si re-
carono a circondare il feretro, che fu in-
contrato alla Porta dal senatore, conser-
vatori e nobiltà romana in abito, coi ca-
potori ad ore 18, mentre il clero secola-
re e regolare l'attendeva nella piazza del
Popolo. Al i.° colpo di cannone di Ca-
stel s. Angelo tutte le campane di Roma
incominciarono il lugubre suono, prose-
guito finché il cadavere entrò nella ba-
silica Vaticana; ogni tre minuti si esplo-
se un colpo di cannone, ed una salva con-
tinuata d'artiglieria incominciò quando
il feretro giunse sulla piazza del Ponlee
continuò fino al suo ingresso nel Borgo.
La processione progredì con quest'ordi-
uà PIO
ne, precedala da plutoni tli cavalleria e
fanteria. Seguivano due cursori del car-
dinal vicario con soprane e mazze d'ar-
gento, tulli i palafrenieri de'cardinalicon
torcie accese e livree di gala, la croce del-
la basilica di s. Pietro, gli alunni dell'o-
spizio di s. Michele, i due primi con tor-
cie, gli altri con candele accese, così tut-
te le allre corporazioni ; cioè gli orfani,
i religiosi frati della penitenza, gli ago-
stiniani scalzi, i minimi, i cappuccini, i
girolamini, i francescani del terz'ordine,
i conventuali, gli osservanti riformati, i
minori osservanti, gli agostiniani, i car-
melitani calzali, i serviti, i domenicani, i
canonici regolari lateranensi, i monaci
cisterciensi, icassinesi; il clero romano,
cioè gli alunni del seminario, i narrochi,
j vicari perpetui; i capitoli delle colle-
giate di s. Girolamo, di s. Anastasia, dei
ss. Celso e Giuliano, di s. Angelo in Pe-
scheria, di s. Eustachio, di s. Maria in Via
Lata, di s. Nicola in Carcere, di s. Mar-
co, di s. Maria ad Marlyresj il camer-
lengo del clero, col curato di s. Pietro; i
capitoli delle basiliche minori, di s. Lu-
cia della Tinta, di s. Maria in Cosmedin,
di s. Maria in Trastevere, di s. Lorenzo
in Damaso, quelli delle basiliche patriar-
cali di s. Maria Maggiore, di s. Pietro in
Vaticano e di s. Giovanni in Laterano;
mg.r vicegerente di Pvoma, col tribuna-
le del vicariato, e l'arcivescovo Spinache
avea accompagnato da Valenza a Roma
il venerando cadavere pontificio. Indi
200 torcie precedevano il feretro e 200
loseguivano, portato da otto alunni di s.
Michele e da altrettanti religiosi degl'in-
tervenuti alla processione. Indi sacerdoti
in cotta, cioè i monaci camaldolesi, Oli-
vetani e girolamini di s. Alessio; i sacer-
doti filippini, di s.Girolamo della carità e
della missione; i carmelitani scalzi; i chie-
rici regolari ministri degl'infermi, scolo-
pi, minori, dottrinari, barnabiti, della Ma-
dre di Dio e passionisti. Circondavano il
letto i penitenzieri di dette basiliche pa-
triarcali , ed era preceduto dai cantori
PIO
pontificii, cantando le preci de' defunti,
come tutti gli altri della processione, che
la Chiesa prescrive nella loro associazio-
ne. Assistevano lateralmente al feretro 6
canonici delle tre patriarcali che regge-
vano i fiocchi d'oro della coltre, gli al-
tri venivano sostenuti dal senatore e con-
servatori, e da'4 prelati spediti al confi-
ne dello stato ; in due ale incedevano an-
cora i cursori apostolici, con soprane e
mazze d'argento, e la guardia svizzera,
ed ai quattro lati altrettanti esenti delle
guardie nobili. Seguiva il letto, il sud-
detto baronaggio romano, coi capotori
e fedeli di Campidoglio. Quindi incomin-
ciava la cavalcata, lungo la quale cam-
minavano i palafrenieri pontificii, con
quest' ordine. Il capitano degli svizzeri,
due mazzieri pontificii con mazze d' ar-
gento e due ceremonieri pontifìcii. Alla
testa della prelatura cavalcava il mag-
giordomo, in mezzo a due vescovi assi-
stenti al soglio, seguiti dagli altri vesco-
vi, dai protonotari apostolici, uditori di
rota, chierici di camera, votanti di se-
gnatura, abbreviatoli di parco maggio-
re e referendari delle segnature , tutti
montati su mule bardate a lutto e vesti-
ti di rocchetto e mantelletta. Poscia ca-
valcavano i camerieri segreti di spada e
cappa e di mantellone, quelli d'onore e
le guardie nobili con tracolle di velo ne-
ro, quali portavano eziandio tutti gli al-
tri ufhziali. Chiudeva la pompa funebre
un battaglione di linea con bandiera po-
sta a lutto e piegata a terra, 4 pezzi di
cannone guarniti di velo nero, la cavalle-
ria, le carrozze del senatore, conserva-
tori e baronaggio di Pioma. Con questa
imponente, grave e commovente solen-
nità, il cadavere del gran Pontefice fu
portato in s. Pietro, tra le copiose tenere
lagrime del foltissimo popolo; religioso
spettacolo che si può immaginare, non
descrivere. Pio VII per solenne attesta-
to di venerazione e riconoscenza al de-
gno suo predecessore, col sagro collegio
in cappa paonazza, si trovò a riceverne
PIO
il cadavere sulla porta della basilica ene
fece l'assoluzione, che incombeva al car-
dinal arciprete, vestito pontificalmente,
indi eseguì In solenne, dopo che il letto
fu collocato al luogo stabilito.
Verso un'ora di notte la cassa mor-
tuaria fu portata nella cappella del coro,
ovecolle consuete formalità, alla presen-
za de'cardinali e di Marianna arciduches-
sa d' Austria, si fece la ricognizione dei
sigilli delle casse e del cadavere che fu
trovato intiero ma contraffatto: gli si ag-
giunsero gli abiti pontificali, il pallio ed
una borsa di raso rosso con le medaglie
del suo pontificato, postavi dal tesoriere;
quindi chiusa nuovamente la cassa, fu
sigillata coi consueti sigilli, di tutto ro-
gandosi atto. Fu collocata la cassa nella
gran macchina dignitosa e magnifica, e-
retta con disegno di Tommaso Zappati
architetto, avanti la quale formò il qua-
drato per contenervi i personaggi che do-
veano assistere al solenne funerale; men-
tre innanzi la confessione eresse un gran-
de altare isolato, ed il trono papale in-
contro la statua di s. Pietro. Nella notte
molti ecclesiastici e divote persone resta-
rono a recitar preci di suffragio al de-
funto, e nella mattina seguente un'ora
prima dell'alba Pio VII fece incomincia-
re la celebrazione delle messe con copio-
se limosine da lui somministrate, avendo
dichiarato per tre giorni gli altari privi-
legiati. Vi si recarono ancora cardinali,
prelati, ed i più ragguardevoli del clero
secolare e regolare; ma non fu possibile
soddisfare alla pietà di tutti, e dovettero
molti celebrare le messe in altre chiese;
quelle dette in s. Pietro fino a due ore
dopo mezzodì furono circa mille. Il car-
dinal Antonelli i." creatura di Pio VI ce-
lebrò la solenne messa, con 1' assistenza
del sacro collegio e di Pio VII, che con
raro esempio fece il funerale al prede-
cessore praesenlc cadavere, e di tutti
que' personaggi che hanno luogo nelle
cappelle pontifìcie, cui si aggiunse per af-
fettuosa venerazione il baronaggio rotua-
VOL. LUI.
PIO . . 5
no. Dopo la messa Gioacchino Tosi se-
gretario delle lettere Ialine recitò w\ e-
legantissima e grave orazione funebre,
colla (piale rappresentò le virtù grandi,
singolari e gloriosissime di Pio VI, ed i
suoi patimenti. Questa fu pubblicata col
titolo: In inslauralìonc funeris Pii FI
P. lì/, ej'us corpore e. Gallia reportato,
oratio liabìta in Vaticana basilica, Ro-
maei8o2. Terminata l'orazione, Pio VII
ed i quattro cardinali vescovi più degni
fecero le cinque solenni assoluzioni ; ed
in tempo della funzione il battaglione del-
le milizie schierate nella piazza Vatica-
na, con le artiglierie esplosero tre salve
ne' consueti tempi , rispondendo ad o-
gnuna il Castel s. Angelo con dieci colpi
di cannone, mentre tutte le campane di
Roma durante il funere suonarono a lut-
to. Innumerabile fu il popolo accorso,
molti in vesti nere, ed il corpo diploma-
tico, diversi forestieri e signori con vesti
lugubri. Nel dì seguente ebbe luogo la
cappella cardinalizia per invilo del cardi-
nale Braschi a tutto il sacro collegio, a
molti vescovi e prelatura, facendo i primi
le cinque solenni assoluzioni ; finalmente
nel 3.° giorno del funerale, lo celebrò il
capitolo Vaticano, che inoltre per grati-
tudine condonò quanto gli si spettava
per le descritte funzioni, di cui si ha il
Distinto ragguaglio della funebre solen-
ne pompa, ec, Roma 1802. Separata'
mente si leggerne Diari di Roman.0 1 iqa
1 24- La sera del 20 febbraio la cassa del
cadavere con l'urna de' precordi fu po-
sta temporaneamente nel solito luogo a
destra dell'ingresso della cappella del co-
ro, donde dopo morto Pio VII fu tras-
portata avanti la tomba del principe de-
gli apostoli, ove fu posta la di lui statua
scolpita da Canova, di cui parlai nel voi.
XII, p. 3oi.
Il cuore poi ed i precordi furono ri-
portali a Valenza, per cura del cardinal
Spina, onde soddisfare alle richieste del
governo francese e de'valentini e loro ve-
scovo, per essere deposti nel luogo do-
8
n4 pio
v'ersi morlo, nel monumento a lai fine
eretto e in Roma scolpito da Francesco
Massimiliano Laboreui", per onorare que-
sta vittima della persecuzione, ed a ser-
vire di qualche riparazione alle crudeltà
usate contro il padre comune de' fedeli.
La Relazione del trasporlo de' precordi
si legge nel Diario di Roma i8o3 , n.i
2 io, 220,225, 240 e 247 ; ne darò un
cenno. A' 29 dicembre 1802 si tolse da
detto luogo il vaso de' precordi, e rico-
nosciuta legalmente la sua identità e il
sigillo del cardinal York arciprete, vi fu-
rono aggiunti quelli del vicario arci ve-
scovo Coppola e del sagrestano maggiore
del capitolocan.Olgiati, facendo il primo
l'ecclesiastica assoluzione. L'urna fu po-
sta dentro cassa di noce con l'iscrizione ;
Praecordia Pii VI Poni. Max. Con de-
cente accompagnamento fu la cassa tras-
ferita sul carro funebre, il quale prese la
via di Civitavecchia, preceduto eseguito
dai dragoni edalla carrozza defletti pre-
lati, non che da altra carrozza col can-
celliere, soprastante e manuali della ba-
silica. La fortezza di Palo e tutte le torri
del litorale salutarono il convoglio con
colpi di cannone. In Civitavecchia fu ri-
cevuto la sera dalla milizia francese e
pontificia a lutto con solennità e da un
cerimoniere pontificio, al suono funebre
di tutte le campane, dal clero secolare e
regolare e dalle magistrature , facendo
nella chiesa parrocchiale di s. Maria, ove
fu portata la cassa, l'assoluzione il pio-
vicario generale. Nella notte salmeggia-
rono i religiosi, come ne! dì seguente, ed
all'alba la fortezza fece il saluto con tiri
di cannone, accompagnati dal suono del-
le campane delle chiese. Pio VII avendo
dichiarato tutti gli altari privilegiati, vi
si celebrarono gran numero di messe,
quindi la cantata da detto vicario, con
l'assistenza del clero secolare e regolare,
de'due prelati Vaticani, delle magistra-
ture, delle milizie e de'consoli esteri. Nel
tempo della messa seguirono salve di rno-
schetteriaede'cannoni de'brick pontificii
PIO
e dellacorvelta francese l'Alcione coman-
data da Crisostomo Laguée. Dopo l'as-
soluzione, formalmente la cassa fu reca-
ta a bordo della corvetta, salutata dalle
artiglierie della fortezza e de'legni men-
tovati, come dalle moschetlerie delle mi-
lizie. I prelati Vaticani, riconosciuti i si-
gilli, fecero la formale consegna dell'ur-
na con rogito al sacerdote Giovanni Du-
fau Fortis de'Bassi Pirenei, eda Gio. Bat-
tista Domai Digny comandante di divi-
sione e Laguce mentovato, mentre la cor-
vetta esplose tutta l'artiglieria, replican-
do le salve i soldati francesi. A'i4 gen-
naio 180 3 la corvetta sbarcò a Tolone i
precordi di Pio VI, ricevuti con solenne
cerimonia dal parroco e trasportati in
cattedrale, ove gli si resero gli onori fu-
nebri ; quindi ripreso il sacro deposito,
a' 23 marzo approdò ad Aix, ricevuto
con solennissima pompa da tutto il cle-
ro, magistrature e popolo, colle più gran-
di dimostrazioni di rispetto, e portato al-
la metropolitana, ove riconosciuta l'i-
dentità dell'urna, gli fu celebrato magni-
fico funerale, indi depositata nella sa-
grestia parata a lutto. Finalmente a'29
marzo il cuore e le visceredi Pio VI giun-
sero al loro destino in Valenza, fatte ac-
compagnare dall' arcivescovo d' Aix da
due sacerdoti e dal Dufau Fortis. Fu ri-
cevuto il vaso fuori di porta s. Felice dal-
le autorità civili e militari e da popolo
innumerabile plaudente e Iagrimante,
con tenerissimo spettacolo, al suono del-
le campane e allosparo de'cannoni, rico-
nosciutisi legalmente! sigilli dal vescovo
Becherel. Questi pronunziando analogo
discorso, ricevette i preziosi avanzi pon-
tifìcii alla porta della cattedrale nobil-
mente apparata, in cui si celebrarono so-
lenni suffragi con orazione funebre di Mil-
veaux , avendo detto prima opportune
parole il prete francese Dufau Fortis, cui
in Civitavecchia erano stati consegnali
i precordi, dichiarando che Pio VII a-
vea esauditi i fervidi voti de'valentini. Il
Baldassari ci diede nelt. 4, p-^97 eseg.
PIO
l.i relazione dell' accoglimento fatto in
Valenza al cuore e viscere di Pio VI; co-
me furono riconosciuti e collocali sotto
il monumento eretto nel coro, il quale è
di marmo bianco con ccnotafio e busto
di Pio VI. Il cenofafio è ornato di bel-
lissimi bassorilievi, rappresentanti da una
parte la Religione e la Speranza, dall'al-
tra il Papa in abito pontificale, oltre l'i-
scrizione del vescovo Becberel. Il monu-
mento fu con splendida pompa funebre
inaugurato a'25 ottobre 18 r 1, celebran-
do' la messa solenne il cardinal Spina ,
assistito dai vescovi d'Avignone e di Va-
lenza, pronunziando il can.° Bisson un
discorso relativo alla funzione.
Tutte quasi le nazioni fecero a gara
per onorare la memoria dell'immortale
Pio VI con medaglie, rami, elogi, poesie,
iscrizioni e orazioni funebri, come molti
scrittori ne compilarono le gesta, ripro-
vandosi l'autore anonimo òeWeMèmoires
historiqucs, et philosophie/ues sur Pie VI
et son pontificai. Senza critica e discer-
nimento è la Vita pubblicata in Milano
da Giacinto Ferreri , come insulsa è la
pretesa Storia imparziale del papato di
Pio FI, Poschiavo 1 797. Sono da lodar-
si i seguenti savi e veridici storici , die
vendicarono la memoria di Pio VI dalle
odiose calunnie de'suoi detrattori. Storia
civile, politica e religiosa di Pio V ^com-
pilata sopra documenti autentici da un
cattolico romano, Avignone 1 801. Fran-
cesco Beccatini, Storia di Pio FI P. O.
M, Venezia 1801. Fila Pii TIP. M.
auctore. Joh. Bapt. Ferrari (ex gesuita),
Patavii 1 802. Giambattista Tavantiji^-
sii del S. P. Pio FI, con note, critiche,
documenti autentici e rami allegorici, I-
talia 1 8o4- Di questa e di quella del Bec-
catini si servì il Novaes per scrivere la
Fila di Pio FI in due volumi, e del qua-
le mi sono giovato come in tutte le bio-
grafie de'Papi sino n Pio VI. Altre vite
meno copiose sono : Elogio storico poli-
tico, ec, Roma '7Q9- Compendio ed e-
logia storico ec. , Venezia 1799- Breve
PIO n 5
ristretto della vita e gesta di Pio FI, Ve-
nezia. Vita e fasti ec, Milano 1800. P.
ab. d. Enrico Sanclemcnte camaldolese,
Quinquennalia prò salute. Pii FI. Pre-
ziosa poi è l'opera importante di Pietro
Baldassari compagno d'esilio del glorio-
so Pontefice, come segretario del prela-
to Caracciolo, fatto cameriered'onore da
Gregorio XVI, e giustamente lodata da-
gli Annali delle scienze religiose, dal cb.
ab. Zanelli nel n.° 90 del Diario di Ro-
ma 1 84 1 e da altri : è in 4 tomi col ti-
tolo: Relazione delle avversità e patimen-
ti del glorioso Papa Pio FI negli ultimi
(re anni del suo pontificato, edizione ?.."
corretta cdaumentata,Mo<.\ena 1 8{o-43.
Le bolle, i brevi ed altre lettere di que-
sto Papa sono riportate dal Bull. Rom.
continuatio, in numero di ! 177. La s.
Sede vacò mesi 5 e giorni 16.
PIO VII, Papa CCLXI. A Chiaramon-
ti famiglia ho riportato oltre le notizie
di questa, quelle di Barnaba, poi Grego-
rio, nato nobilmente in Cesena a' 14 a-
gosto i74?-> monaco cassinese, fatto dal
suo concittadino e parente Pio VI , ab-
bate, vescovo di Ti voli, poi d'I mola, e car-
dinale dell'ordine de' preti a' i4 febbra-
io 1785. Gli conferì il titolo di s. Cali-
sto, le congregazioni del s. offizio, dei ri-
ti, di propaganda e de' vescovi e regolari,
non che le protettone delle confraterni-
te di s. Anna di Terni e del ss. Sagra-
mento di Fusignano. A Tivoli dirò del
suo governo episcopale, essendo sue prin-
cipali virtù, sincera umiltà, zelo aposto-
lico e candore d'animo. Ad Imola rac-
contai quanto operò a vantaggio di essa
e della diocesi; come si regolò nell'inva-
sione de'repubblicani francesi e dell'ome-
lia pubblicata a impedire inutili rivolte,
di cui tanto si parlò; come fu allontana-
to dal gregge rifugiandosi altrove, donde
si recò al conclave,oveesaltato al papato
continuò a governare la diocesi imolese
sino al 18 16 , dopo averla in più modi
beneficata. Morto Pio VI a' 29 agosto
1799, nello stesso giorno una colomba
i iG PIO
entrò nella stanza del cardinal Chiara-
monti e vi si trattenne lungo tempo : ab-
biamo ancora che la pia sua madre gli
predisse il pontificato e le tribolazioni che
dovea patire. Divenuto 1' imperatore
Francesco II sovrano delle provi ncie ve-
nete, orni al sacro collegio Venezia per
tenersi il conclave, facendolo a sue spese
costruire nel monastero di s. Giorgio, ed
il redi Spagna somministrò quanto dis-
si nel precedente articolo parlando de'no-
vendiali in tal città celebrati per Pio VI.
Invitato il cardinale a Venezia, vi si re-
cò nell'ottobre, e non trovando alloggio
dai cassine», lo prese nel convento de'do-
menicani in ss. Gio. e Paolo. A Pio VI
narrai le sue disposizioni per 1' elezione
del successore, e nel voi. XXI, p. 2 28, qua-
li cardinali componevano il sacro colleg-
gio, cioè 45, ma intervennero soli 34, h"-
pediti gli altri da diverse circostanze di
recarvisi. Essendo incomodato il cardi-
nal Albani, cantò la messa dello Spirilo
santo il p. abbate Scardi benedettino.
Abbiamo ¥ Oratio ad Eminen. et Rever.
S. R. E. cardinales eligendi stimmi Pon-
tificia causa conclave ingressuros, habita
in tempio s. Georgii Majoris Venctìarum
kal. decembris 1 799, ab Antonio Maria
Gardini ord. s. Bened. et cong. carnai-
dulensis episcopo Cre/nensis, Venetiis. Il
monastero di s. Giorgio ridotto a concla-
ve fu diviso come descrissi nel voi. XI, p.
64- L'ingressode'cardinali inconclaveeb-
be luogo il i.° dicembre, prima domeni-
ca dell'avvento, con tutta la calma e per-
fetta apostolica libertà, garantita dall'im-
peratore Francesco li, mentre il sacro col-
legio ricevette pure lettere confortatrici
da vari sovrani, che ricordai nel voi.
XXVII, p. 1 i4- I vescovi e prelati fu-
rono deputati alia custodia delle iole, ed
il principe Chigi maresciallo di s. Chie-
sa a quella del conclave, restando a di-
sposizione de'sacri elettori le milizie au-
striache. I cardinali pel favore del car-
dinal York, non opponendosi il cardinal
Eraschi, dichiararono pro-segretario del
P IO
snero collegio il prelato Consalvi, in luo-
go del Negroni che lo era, per la condot-
ta tenuta dopo la rivoluzione di Roma,
per cui gli aveano intimato di non re-
carsi a Venezia. A tale carica concorse il
celebre Devoti vescovo d'Anagni, ma di-
cesi che nelle votazioni de' cardinali il
Consalvi lo superasse per un voto. Si ha
stampato in latino e italiano il Discorso
(c/iuto nella cappella del conclave il i.°
dicembre 1^99 dall' Em. card, decano
Gio. Francesco Albani al sacro colle-
gio de cardinali congregato, ec. Intanto
Roma e le provincie non cedute nella pa-
cedi Tolentino, eranostatesgombrate dai
francesi, ed occupate da Ferdinando IV
re delle due Sicilie pel futuro Papa, co-
me accennai nei voi. X, p. 190, XX, p.
17, 18 e 19, e XLVII, p. 2o3.
Il cardinal Bruschi, come nipote di Pio
VI, era seguito ne' voti da 2 1 cardinali,
compresi Albani e York, benché non
creati dallo zio. Da un altro canto il car-
dinal Anlonelli, quantunque 1 .a creatura
eh Pio VI, si dichiarò capo d'un partito
contrario che contava i3 voli, bastanti
a formare l'esclusiva, poiché per l'elezio-
ne occorrevano 24 voti. Per quasi due
mesi il cardinal Belùsomi n'ebbe 22, ed
il cardinale Mattci ogni giorno dal parti-
to Antonelli ne otteneva i3: bastavano
questi per impedire, ma non per riusci-
re. AlBellisomi ostava l'essere vescovo di
Cesena, onde credevasi che i Bea scili a-
vessero continuato a regnare; pel Maltei
si opponeva il debole carattere, per cui
non solo non avrebbe il coraggio necessa-
rio per ridomandare all'Austria le tre le-
gazioni che avea conquistale sui francesi,
ma il nepotismo saiebbesi posto sul tro-
no, e come principe romano la famiglia
facilmente avrebbe dominato negli affari
di stato. I partiti erano vivi, costanti, in-
flessibili, ad onta delle vicende politiche
e in un momento che le armi francesi a-
veano sofferto diffalte che presto poteva-
no riparare, secondogli eventi della guer-
ra, la quale sembrava dover di nuo\o
PIO
straziare l'Italia. Si pensò al cardinal Fa-
lenti, senza effètto, comedi volo si parlò
di Calcagnòli; dal partito Braschi si ado-
perarono alcuni voti pel cardinal Ger-
</</(/'.); si propose pure inutilmente l'Ai-
baili, essendo parente della casa di Mo-
dena e perciò anche dell'Austria; quindi
un'altra volta gli sguardi si portarono sul
dottissimo Gerdii, ma ricevette l'esclusi-
va formale dal cardinal llerlzan, ch'era
entrato in conclave quulche giorno do-
po, in nome dell'imperatore Francesco
11. Rappresentavano la Spagna due car-
dinali spagnuoli, ma senza missione di
loro corte; il cardinal Maury agente del
ram miugo Luigi XVI 1 1 re di Francia, nou
osava pronunziare nelsuonomeiui'esclu-
siva che poteva essere contrastata. Frat-
tanto per !a lunghezza del conclave, per
la noia cagionata dalle privazioni, si stac-
carono due voli dcll'Antonelli percom-
piere l'inclusiva di Bellisomi e già stava
per consumarsi l'elezione, allorquando il
cardinal llerlzan fece osservare, che es-
sendo il conclave raccolto in una città
dell' imperatore, da cui i cardinali rice-
vevano cortese ospitalità, sarebbe conve-
niente far conoscere la scelta a Francesco
JI per un corriere, non dubitando di sua
soddisfazione, anche per essere il candi-
dato nato di lui suddito, il partito che
favoriva Bellisomi vi convenne, ma tra-
scorso un mese senza risposta, gli animi
fci cominciarono a raffreddare, molti voli
si ritirarono, ed i capi de'due partiti poco
erano ascoltati nel porre nuovi soggetti
sul tappeto, hensì nell'escludere questo o
quell'individuo. Nella Storia di Pio VII
del (defunto da ultimo) comm. Artaud,
che per lungo tempo fu ministro di Fran-
cia in R.oma, ecco conle si riporta la sua
elezione.
L'accorto Consalvi segretario del con-
clave, lasciò che i partili stancassero le
proprie forze, persuaso che Bellisomi e
Matlei non sarebbero eletti, credette per
molle ragioni meritare la preferenza il
cardinalChiaramouti, trascurato dalla fa-
PIO 117
zione Braschi, cui era attaccato per co-
nnine patria, parentela e riconoscenza.
Quindi vedendo che invano si aspettava
il ritorno del corriere da Vienna, a molli
cardinali francamente fece considerare,
che nelle infelici circostanze in cui tro-
vavasi la s. Sede, era conveniente sceglie-
re un Pontefice dolce, affabile, modera-
to, la cui paterna voce s'impiegasse a di-
minuire il male. Esaminò la situazione di
tutti i cardinali proposti, e conchiuse che
doveansi raccogliere tutti i voti sulla per-
sona di un cardinale che fosse indipen-
dente dall'influenza di qualunque gover-
no. L'ingegnoso prelato con eloquenza vi-
vace dimostrò l'imperiosa necessità di por
fiue alla vedovanza della Chiesa, con la
pronta elezione del suo capo e sovrano
do'dominii pontificii, i cui sudditi aveano
bisogno del suo governo per far cessare
il provvisorio de' napoletani. Col quadro
energico che fece dello slato presente e
futuro delle cose politiche, cominciò a far
trapelare quel carattere diplomatico che
gli assicurò poi la stima e la confidenza
degli uomini di statoedi tutti gli altri di-
plomatici suoi contemporanei. Senza in-
dicare una scella, per le qualità che cre-
deva necessarie nel futuro Papa, tracciò
quelle che fregiavano il cardinal Chiara-
monti. Egli fu ascoltato dai cardinali con
molta attenzione, ma quello che il Con-
salvi durò maggior fatica di trarre a'suoi
disegni, fu il cardinal Chiaramonti, cui
avea significato che procurava farlo eleg-
gere Pontefice. Più di due settimane im-
piegò egli per rispondere agli scrupoli del-
l'antica chiesa, che opponeva l'umile e
modesto porporato, che finalmente dopo
la resistenza consigliala dalla mansuetu-
dine del suo carattere, parve piegarsi a
quello che si desiderava da lui. Piestava
a Consalvi la cura di guadagnare i suf-
fragi raccolti da Maury , divenuto capo
d'un piccolo partito di 6*voti, per le sue
argute considerazioni e celebre facondia.
Vi si accinse con tutta la finezza del suo
genio, facendogli manifesto., che per le
nS rio
belle qualità del candidalo Chiara mon-
ti probabilmente la sua esaltazione era
\iciua, onde sarebbe grave fallo l'oppor-
visi: felicemente riuscì nell'intento, on-
de ai 19 voti già guadagnati al Chiara-
monti, si unirono altri 6. In questo mo-
do procedette la conclusione dell'elezio-
ne, secondo la narrativa del rispettabile
istorico comm. Artaud.
Ma il Baldassari, ch'era a Venezia se-
gretario del maestro di camera, e come
il suo padrone compagno d'esilio di Pio
VI, nella Relazione delle avversità e pa-
timenti di quello, t. 2, p. 4o5eseg., nel
rettificare quanto riguardò la scelta del
segretario del conclave e poi quella del
pro-segretariodi stato, dichiara che l'ele-
zione di Pio VII non segui ne'modi ripor-
tati e Io prova con testimonianze inecce-
zionabili, rigettando la cooperazione e in-
fluenza del Consalvi , del pari disonore-
vole per lui, pel sacro collegio e pel can-
didato. Solo mi limiterò a indicare la ve-
ridica storia di questo importante esalta-
mento, con l'autorità sicura del Baldas-
sari. Il merito e la gloria di aver fallo e-
leggere Pio VI I appartiene soltanto al de-
cano cardinal Albani, imperocché come
altri suoi colleghi infastidito della lunga
clausura, avendo inutilmente replicato e-
sortazioni per la concordia de'suffiagi,e
continuando i due partiti nell'ostinazio-
ne di sostenere Bellisomi e Mattei, prese
la risoluzione di segregarsi da tutti, ricu-
sando ogni visita o conferenza in cella.
Alle replicate istanze del cardinal Bra-
schi l'accettò a colloquio, quindi come va-
lente parlatore lo persuase dell' impossi-
bilità di superare il partito contrario a
Eellisomi, lagnandosi perchè la Chiesa si
lasciava senza il pastore con iscandalo dei
fedeli, danno della religione e detrimen-
to degli interessi della s. Sede. Fra le al-
tre cose disse l'Albani al Braschi : e che,
mancano altri cardinali meritevoli del suo
favore e di quello de'suoi seguaci? E qui
annoverando i meriti d'alcuni, comme-
morò ancora il Chiaramonti. Allora il
PIO
Braschi rispose, questo mi piacerebbe
molto, perchè Io stimo e l'amo assaissi-
mo, ma ignoro cosa ne pensano i mieia-
mici. Soggiunse il decano, dunque li con-
sulti e da mia parte ancora li preghi a
ponderare, se gl'infruttuosi tentativi per
Bellisomi possono lecitamente prorogar-
si a tempo indefinito. Prontamente il car-
dinal Braschi li consultò, e contro ogni sua
speranza trovò che tutti erano favorevoli
al Chiaramonti, compreso il Bellisomi, il
quale già più volteavea pregato isuoi pro-
motori a non pensar più alla sua persona.
11 cardinal Autouelli, capo dell'opposto
partito, attento e sagace com'era, s'avvi-
de che qualche novità rilevante era in
conclave, e volle ancor esso abboccarsi col
cardinal decano, il quale gli fece un'esor-
tazione che in sostanza guidava allo stes-
so fine della ricordata, e gli disse in confi-
denza ciò che avveniva in favore del Cina-
ramouli. Rispose l'Antonelli, sentire an-
ch'egli la necessità di non ritardare ulte-
riormente la creazione del Papa, e quan-
to alla persona del Chiaramonti, non op -
pose difficoltà, solo si riserbò interrogar-
ne i cardinali amici. Ancor questi abbrac-
ciarono subilo tal partita , e la sera del
12 marzo 1800 tutti i cardinali erano
unanimi in eleggere Chiaramonti, ma per
maggior pouderazionesi stabilì, che l'alio
dell'elezione si differisse alla mattina del
1 4- Della qual mirabile concordia il Bel-
lisomi stesso lidissimo virtuosamente la
celebrò con versi, dicendo de' cardinali
che papeggurono: Quelli volea la terra,
e questo il cielo, parlando di Chiaramon-
ti. Nella mattina del i3 si seppe pel con-
clave il convenuto nella sera precedente
nelle celle de'cardiiiali, per l'uuione dei
discordi Braschi e Antouelli, fatti quasi
compromissarii del restante del sacro col-
legio (d'un compromesso toccai nel voi.
XXI, p. 224), perchè d'unanime consen-
so si procedesse all'elezione di Chiara-
monti. Quindi dopo lo scrutinio Grego-
rio Speroni romano, che faceva da 2.0
maestro di cerimonie, inlese confermarci
PIO
la notizia da molti cardinali, essendo per*
ciò tutti in molo d'esultauza, onde si por-
tò a significarlo al cardinal Chiai amonti.
Questi cambiò di colore e non pronun-
ziò parola, ma lo Speroni giuslificòla sua
presentazione per domandargli quando
voleva misurarsi il vestiario, perchè non
■ve n'erano tre di diverse grandezze co-
me il consueto, ma soli due; il cardina-
le rispose che fosse andato alle ore 24,
come fece, e perchè riuscirono larghi su-
bito furono ristretti. Divulgatasi per Ve-
nezia nello stesso giorno i3 tal novella,
il maestro di camera si portò alla ruota
del conclave, ed intese dal cardinal Bra-
schi ch'era verissima, anzi sopraggiunto
il maggiordomo, ad alta voce gli disse
che preparasse quanto era necessario pel
nuovo Pepa, la elezione del quale suc-
cederebbe nella mattina seguente, e pre-
parasse eziandio il desinare pel Papa Chia-
1 a monti. Nella sera a questi si recarono
iu cella a baciargli la mano, il decano e
gli altri cardinali. Nella mattina del 14
nello scrutinio unanimemente fu eletto
Papa, non essendovi bisogno di accesso,
ed egli die il suo voto al cardinal Alba-
ni ; indi fu vestito degli abiti pontificii
dai suoi conclavisti, coli' aiutode' maestri
di cerimonie; ed in memoria del prede-
cessore prese il nome di Pio VII, e con
sembiante tranquillo e sereno ricevè al-
l'ubbidienza i cardinali. Tali particolari-
tà volli riportare perchè appunto con esse
il Baldassari corresse il lodato biografo.
Non tacerò che il eh. Pistoiesi, Vita di
Pio VII} asserisce che avendo il cardi-
nal Chiara monti dichiarata la sua inet-
titudine al governo temporale, ed a reg-
gere la Chiesa in tempi tanto scabrosi, lo
persuasero il cardinal Ruffo e Consalvi.
Subito si spedì in Roma il corriere Ca-
tenacci colla lieta notizia, come ad Imo-
la e a Cesena, proibendo il Papa ai pa-
renti che niuno si movesse, lo che dissi
a Chi 4RAM0NTI famiglia, raccontando pu-
re che mai permise che si recassero in
Roma e quanto fu con essi moderato :
PIO 119
partecipò l'esaltazione di proprio pugno
al fratello ch'era in Bologna, ed alla co-
gnata che stava in Cesena. Altro corrie-
re recò la nuova a Faenza alle cugine di
Pio VII, A una Cantoni e Maria Livia Con-
ti rampollo de' conti Severoli. La pub-
blicazione del nuovo Papa si fece dal (i-
nestrone del monastero, con gran giubilo
de' veneziani, indi nella chiesa ebbe luo-
go la solenne adorazione del sacro colle-
gio. Nello stesso giornoe ne'seguentiPio
\ Il fece diverse cariche, confermò la da-
teria al cardinal Roverella, e la segreteria
de'brevi al cardinal Braschi, cui aggiunse
la dignità di camerlengo di s. Chiesa; co-
me pure confermò il raaggiordomo,mae-
stro di camera, segretario delle lettere la-
tine, ed il cameriere segreto soprannu-
mero del predecessore. Col consiglio di
diversi cardinali, nominò prosegretario
di stato mg/ Consalvi. Fece lo Speroni
cappellano segreto crocifero e soprannu-
mero ai ministri della cappella pontifì-
cia, per non diredi altri. Delle feste e per-
manenza di Pio VII a Venezia e quanto
vi operò, vedasi quell'articolo, avendo
parlato del i.° concistoro ne' voi. IX, p.
181, XV, p. 2 1 3. Il lungo pontificato di
Pio VII, tanto memorabile di strepitosi
avvenimenti, esigerebbe una diffusa bio-
grafia,quale non si confà col metodo di
questo mio Dizionario; laonde dovrò
limitarmi a registrare i fasti e le cose
principali, giovandomi in parte anche de-
gli encomiati Pistoiesi e Artaud. Per non
ripetere poi tante notizie già pubblicate
in moltissimi articoli, e che darò nei suc-
cessivi, li rimarcherò in corsivo, per po-
tersene legger meglio l'argomento qualo-
ra piaccia, avvertendoche delle tante cose
operate da Pio VII, ne tratto anche in
altri che in questo non saranuo nomina-
ti. Si vociferò che gli austriaci volessero
impeguare il Papa a fermarsi in Vene-
zia, ed anche passare in Vienna, finchègli
affari politici d'Europa avessero preso un
andamento alquantostabile, ma Pio VII
non volle avere altra residenza che quella
iao PIO
de'predecessori, stabilita da s. Pietro. La
sua fausta esaltazione piacque a tutti, fu
assai festeggiala, ed i sovrani dichiara-
rono la loro soddisfazione a mezzo de'rap-
presentnnti. A'*2 i marzo, festa di s. Be-
nedetto, la cui regola a vea professata, eb-
be luogo la solenne corona? ione nel la chie-
sa di s. Giorgio. Il cardinal York, come
arciprete Vaticano, pronunziò secondo il
consueto una breve allocuzione; fecero da
diacono e suddiacono greci due Mecìd-
tarisli, e nella gran loggia, appositamente
eretta, il cardinal Antonio Doria i .° dia-
cono gl'impose il triregno, indi il Ponte-
fice comparti la solenne benedizione apo-
stolica. Recaronsi a visitare il nuovo Pon-
tefice molti ragguardevoli personaggi, e
fra gli altri il duca e la duchessa di Par-
ma, il duca di Berry, il principe di Condè
col duca d'Enghien,e l'arciduchessa Ma-
rianna sorella dell' imperatore, la quale
implorò il pontificio favore pel p. Pacca-
nari e suo istituto. Coi due moto-propri,
Nos volentes,ùt\ i.° maggio 1800, Bull.
Roni. continuaiio (nel quale sono ripor-
tate le bolle, i brevi, le lettere, le allo-
cuzioni , ec. di Pio VII, incominciando
dal t. bi), concesse le solite grazie e pri-
vilegi ai conclavisti edapiferi del suo con-
clave. Furono conclavisti del cardinale
Chiaramonli gl'imolesi d. Giacomo Bra-
ga (zio dell'attualecardinal Giovanni So-
glia vescovo d'Osimo e Cingoli, anch' es-
so intime famigliare di Pio \ 11) che no-
minò i.° cappellano segreto, e Giuseppe
Moiraghi che fece i.° aiutante di came-
ra, dichiarando i.° Andrea Morelli aiu-
tante di camera del predecessore, giusta la
costante consuetudine: Pio VII fu il pri-
mo ad avere due soli aiutanti di camera;
prima e ue'ponlifìcati precedenti furono
12, io, 8, 6, e sotto Pio VI non meuo
di 4- Per servo entrò in conclave col car-
dinale, Bartolomeo Isè: il dapifero fu d.
Francesco Cappelletti di Rieti e canoni-
co di quella cattedrale.
A' i5 maggio emanò la lettera enci-
clica Din satis videmur, diletta a tutto
PIO
ileorpo episcopale, partecipandogli la sua
assunzione al pontificato : in essa richia-
mò le facoltà provvisorie concesse da Pio
VI al medesimo nelle anteriori dolorose
vicende, dichiarò la sua riconoscenza al-
l'imperatore Francesco li, e fatta la pa-
tetica prospettiva de' inali che affligge-
vano la Chiesa, tracciò i vigorosi rimedi
che inculcò adottare. Indi Pio VII desti-
nò i legati ad assumere il governo di Ro-
ma, cioè i notati nel voi. XXXV II, p.
284. A'2D maggio si recòa Padova, per
visitare il santuario di s. Antonio, e re-
stituitosi quindi a Venezia , decise por-
tarsi a Roma, per cui il ministero austria-
co si occupò del modo di condurvelo col
decoroconvenienteal supremo capo del-
la Chiesa. Nel concertare il viaggio i com-
missari austriaci giudicarono prudente
evitare il passaggio delle legazioni con-
quistale sui francesi dall'imperatore, che
non gli si restituivano per allora, per ri-
muovere qualunque dimostrazione po-
polare; laonde si stabili che per mare si
conduces-e ad un porto de'suoi domiuii,
ponendo a tale effetto in disposizione la
fregata imperiale Bellona di 4° pezzi di
cannone, l'i ima di partire, Fio V 1 1 pub-
blicò un giubileo universale, pel felice go-
versamento della Chiesa. A'6 giugno tra
il plauso de' veneti il Papa s'imbarcò col
cuore colmo di paterna affezione e rico-
noscenza, invocando loro dal cielo tulte
le benedizioni. A motivo de' venti contra-
ri, la fregata dovette fermarsi alcuni gior-
ni a Spignon , ed in questa circostanza
visitò iMalamocco. Tornato ii mare in
calma e ripreso il viaggio, a' 1 7 giugno ap-
prodò a Pesaro festeggiato , come lo fu
per gli altri luoghi che tragittò. Frattan-
to a'22 giugno il governo provvisorio na-
poletano di Roma, in nome di Ferdinan-
do IV proclamò la restituzione al Papa
di Pioma e delle pro\ incie, che il re avea
tolte agi' invasori francesi, annunziando
J'immiuenle arrivo di Pio VII. Altrettan-
to pubblicarono in dello giorno i cardi-
nali legati, deputali a ricevere i doininii
PIO
titilla Chiesa da loro amministrati, pereui
subito assunsero il governo e il pieno po-
tere. Accompagnato dalla cavalleria au-
striaca e dal marchese Gliislieri ministro
e commissario dell'imperatore, Pio VII
proseguì il viaggio trionfale, per Fano,
Sinigaglia, Ancona, Loreto e Recanati,
ove ricevette l'imperiai commissario Ca-
vallai", che iti nome di Francesco II gli
restituì il governo politico di quella par-
te delle proviucie del suo stato, che di-
pendevano dagl'imperiali commissari di
Ancona e di Perugia, per cui Consalvi ai
2 5 pubblicò un manifesto che il Papa
rientrava ne' suoi sovrani diritti, ristabi-
lendo il suo governo in dette città e di-
pendenze. Devesi eccettuare i fotti d'An-
cotta che ritennero i tedeschi, cui succes-
sero i francesi dopo la vittoria di Maren-
go e vi restarono sino al giugno 1802.
Inoltre tanto i napoletani, chegli austria-
ci continuarono a guarnire gli altri forti
e posti militari dello stato pontificio. Pro-
seguì il cammino per Macerala., Tolen-
tino, Nana, Civita Castellana , Monterò-
si come dissi nel voi. XIII, p. 6f), facen-
do il solenne ingresso in Roma a' 3 lu-
glio, che descrissi nel voi. XXXV, p. 1 83,
di cui fu stampata la Relazione. Ai 6 Pio
\ II per prima uscita volle celebrare mes-
sa sull'altare papale di s. Pietro, ed iu al-
tro giorno nella cappella Sistina assistè
al solenne funerale iu suffragio del pre-
decessore. A regolare lo ristabilimento del
governo pontifìcio nelle proviucie ricu-
perate, il Papa a'c) luglio istituì quattro
congregazioni: la i.a per gli affari del go-
verno provvisorio; la 2.a per occuparsi
alla ri pi islinazione dell'antico sistema, a-
venio i francesi e la repubblica lasciato
disordini iu ogni ramo d'amministrazio-
ne, cioè ripose in attività la Congrega-
zione economica; la 3.a per l'economica
riforma del palazzo apostolico e famiglia
pontificia, di che trattai nel voi. XLI, p.
2746282; la 4-a per gli acquisti fatti dei
beni ecclesiastici e dello stato, messi al-
l'incauto nell'epoca rivoluzionaria della
PIO 12 l
repubblica, e denominati beni naziona-
li, indi demaniali, sui quale grave ogget-
to si pubblicò Un regolamento a' 24 ot-
tobre 1801. Nominò ancora altra con-
gregazione pegli affari di religione, tro-
vandosi la Chiesa in deplorabile condizio-
ne, facendo intanto riassumere l'abito ai
monaci del sacro Speco di Subiaco. Ri-
stabilì la rota di ^lacerata e la deposi-
teria generale d'Ancona; deputò una vi-
sita oposlolica al santuario di Loreto. E-
manò leggi annonarie, proibì l'esporta-
zione de'grani, fece venire il grano da Sar-
degna, ne introdusse il libero commercio,
come dell'olio, e pubblicò il regolamen-
to giudiziario per le materie annonarie:
questi furono i preliminari del commer-
cio libero che si organizzò nel seguente
anno, e sul quale fu tanto detto e scrit-
to, se vantaggioso o pregiudizievole. Es-
sendo di questo ultimo avviso il cardinal
Braschi, allorchèebbe effetto tal sistema,
subito rinunziò i! camerlengato. Sulle
provvidenze prese in questo tempo e in
altre epoche del pontificato per l'Anno-
na, V Agricoltura e le Dogane, ne par-
lai a tali articoli ed ai relativi.
Verso quest'epoca, per la seguita rivo-
luzione di Napoli, nella punizione de'col-
pevoli vi furono compresi religiosi , ec-
clesiastici e vescovi distinti, ed alcuni an-
che innocenti. In questa circostanza Pio
VII die saggio della fermezza del suo ca-
rattere in difesa delle leggi della Chiesa e
contro un tribunale laico che avea fatto
perire gli unti del Signore, soppresso mo-
nasteri, ed appropriato beni senza il be-
neplacito pontifìcio. Energicamente scris-
se a Ferdinando IV, e punì colle censu-
re i prelati che aveano influito alle con-
danne. Questo atto irritò i numerosi a-
genti di quel governo, che fecero circola-
re libelli e calunnie contro il Papa per
renderlo odioso. In questo frangente il
governo di Pio VII offrì quella felice li-
mone di moderazione e di rigore, di sa-
viezza e di equità , che dovea produrre
nella cristiana repubblica il totale rista-
122 PIO
bili tnenlo della religione, della inorale e
«Iella giustizia, e spandere inestimabile
gloria e lustro nel suo pontificato. Lo stato
in cui le rivoluzionarie vicende avevano
ridotto i luoghi piijecase degli ordini re-
ligiosi e gli Ospedali, eccitò la vigilan-
za del Ponteficea nominare una congre-
gazione,acciò sollecitamente prendesse in
esame la loro infelice situazione, e ne pro-
ponesse que' mezzi riconosciuti validi e
opportuni. A benefìzio eziandio dell'in-
digenza ordinò, die si attivasse di nuovo
WDlonte dipietà. Perturbando alcune vo-
ci l'ordine sociale, a'28 luglio proibì tut-
te le conventicole e adunanze sospette, e
la propagazione ancora di notizie allar-
manti, non che qualunque pubblico di-
scorso o sediziosa espressione tendente a
popolari sommosse : le pene minacciate
furono severe, inclusivamente alla mor-
te. Tutta volta per ridonar la calma a tan-
te agi tate famiglie, ed abbonacciare gì ispi-
riti irrequieti, accordò generale perdono
a tutti quelli ch'erano rei delle anterio-
ri rivoluzioni, ancorché ecclesiastici. Non
furono corrisposte le sue paterne cure e
mal si retribuì a tanta clemenza. Fece
cessare la dispendiosa bonificazione delle
Paludi pondne; ed emanò ordini sull'im-
modestia delle donne. Agli 1 1 agosto 1800
tenne in Roma il 1 .° concistoro di 3o ve-
scovi, creando cardinali Caracciolo suo
maestro di camera, compagno d'infortu-
nio di Pio VI, ed il celebre Consahn che
dichiarò segretario di stato effettivo. Ai
3o ottobre fu pubblicata la bolla , Post
diuturnas, per riformare tutti i rami del-
le amministrazioni dello stato, sopprime-
re vari impieghi inutili, regolatela giu-
risdizione de' tribunali civili e criminali,
ec: le vicende politiche ne impedirono la
totale esecuzione. Pio VII assegnando
nuovo ordinamento alle provincie, istituì
le Delegazioni aposlolicìie di Viterbo,
Spoleto, Perugia, Camerino, Macerata e
Ancona. A Milizia riportai le provviden-
ze prese su di essa, e senza ritornare su
questo punto, qui uoterò, che in segui-
PlO
to il Papa conservò l'istituzione francese
de' Pompieri, ripristinò le guardie di fi-
nanza, creò il corpo de' carabinieri, die
nuova organizzazione alla truppa provin-
ciale pur da lui istituita; il tutto può ve-
dersi a detto articolo. Quanto alla mili-
zia urbana e de'feudi del senato e popo-
lo romauo, perciò che riguarda l'opera-
to da PioVII, vedasi Capotori. Dalla ci-
tata bolla nel darsi un migliore ordina-
mento anche al tribunale del governo, al
modo che dico nel voi. XXXI I,p. 12 eseg.,
ebbe origine l'abolizione de' fc/rri, l'orga-
nizzazionedella polizia, ed i presidenti de
rioni, de' quali meglio parlo nel voi. Vili,
p. 70. Intanto la vittoria riportata a' i4
giugno da Bonaparte , già divenuto 1 .°
console della repubblica francese,, nelle
sue mani avea posti i destini di Francia,
che di nuovo fu padrona d'Italia sino al-
l'Adige ed ai confini degli stati della Chie-
sa. Avendo Bonaparte rovesciato la co-
stituzione e riunito gli elementi del po-
tere, manifestò a Pio VII il desiderio di
ristabilire in Francia la religione , per
quanto dissi a Francia, al quale articolo
riportai tutto ciò che riguarda Pio VII e
quella regione, per cui nelle cose dette mi
limiterò accennarle. 11 prelato Spina che
avea raccolto l'ultimo respiro di Pio VI,
fu accreditato ministro pontificio a Parigi.
Nel 180 1 Pio VII rivolse le sue sol-
lecitudini al sussidio de'poveri, eccitando
la pietà de'fedeli a mensili oblazioni. Ap-
provò e beneficò {'Accademia di religio-
ne cattolica. Agli 1 1 marzo emanò il mo-
to-proprio sul commercio libero, indi il
regolamento del sistema daziale: nel mag-
gio istituì il corpo delle Guardie nobili
pontifìcie, ove notai come Pio VII sta-
bilì l'odierna coccarda papale, e nel voi.
XLIX, p. 9, feci parola degli anteriori
colori della chiesa romana. 11 i.° conso-
le Bonaparte restituì la statua della Ma-
donna di Loreto al Papa , e questi non
senza penosi sagrifizi conchiuse il Con-
cordato fra Pio Vile la repubblicafran-
cese , di che parlai pure a Francia, ri-
no
portando le fatali leggi organiche del cul-
to cattolico, che alterarono lo spirito e
l'essenza dell'atto. L'andata a Parigi del
cardinal Consalvi , per consiglio di Ca-
cault ambasciatore in Roma e già so-
scrittore della pace di Tolentino, facilitò
la stipulazione del concordato, avendo
guadagnato Bonaparte co'suoi seducenti
modi: nell'assenza del porporato, fu pro-
segretario di stato il cardinal Giuseppe
Doria. In questo tempo era segretario del-
l'ambasciata francese il comm. Aitami,
storico e ammiratore personale del Pon-
fice. Quindi Pio VII per l'esecuzione del
concordato nominò legato a lettere e spe-
dì inParigi il cardinal Giambattista Ca-
prara, delia cui legazione tenni eziandio
proposito nel voi. XXXVII, p. 2.85. Ri-
pristinata la magistratura romana, il Pa-
pa a' 24 novembre si portò a prendere
solennepossesso della basilica Lateranen-
se, con quella pompa che descrissi nel voi.
Vili, p. 179, ed il Cancellieri con mi-
nuto dettaglio nell'opera de1 Possessi che
gli dedicò. Fu presente alla funzione Ma-
rianna arciduchessa d'Austria, che dimo-
rò vari anni in Roma e protesse l'istitu-
to del p. Paccannri. Indi reintegrò il pa-
triziato sabino. Nel 1802, con la coope-
razione del tesoriere Laute, ripose in e-
quilibrio il sistema della Moneta. Aven-
do il papa ottenuto dalla Francia il cor-
po di Pio VI, che si custodiva a Valen-
za,ove mori, fece celebrarne la traslazio-
ne e il funerale in s. Pietro , con quella
gratitudine e splendida magnificenza che
narrai a quell'articolo. La libertà del com-
mercio riguardo ai commestibili, contri-
buì non poco a quella delle arti, laonde
a' 1 3 marzo promulgò la libertà dell'in-
dustria : furono abolite le università ar-
tistiche , le patenti, ed alcune privative,
come quella delle galangà presso la fon-
tana di Termini. Inoltre si stabilirono al-
cune leggi sulle manifatture e sulle arti,
e si accordarono privilegi e premi sull'e-
strazione de'generi di patria iuduslria. Ta-
li provvedimenti però riuscirono intem-
P[Q 123
pestivi, perchè non preceduti daque'mez-
zi di economia, che garantiscono il prin-
cipe eia nazione. Altri premi furono pro-
messi ai coltivatori delle terre dell' agro
Tiomano, del Pontino, di Castro, Montal-
to, Corneto e Toscanella, ma non ebbero
buon effetto, per cui venne prescritta l'as-
segna de'terreni seminativi. Nel giugno,
per l'interposizione di bonaparte, Ferdi-
nando IV restituì alla s. Sede Beneven-
to e Ponte Corvo, principati ch'erasi ri-
tenuto quando consegnò a Pio VII le pro-
vincie da lui occupate. Quindi lo stesso
i.° console fece restituire al Papa la cit-
tà di Pesaro. Frattanto Bonaparte con gli
articoli organici al concordato fece co-
noscere il principio d'un sistema ch'esegui
in ogni operazione nel politico suo cor-
so. Egli considerava i pastori della Chie-
sa, come funzionari civili e militari del
suo governo: la religione era per lui un
ramo dell'amministrazione pubblica, che
dovea essere sottomessa alla sorveglian-
za d' un ministro, come il dipartimento
della guerra e della finanza. Pio VII pian-
se quando vide che toglievasi all'eserci-
zio della cattolica religione quella liber-
tà, che nella convenzione erasi come ba-
se spiegata, pa'tuila e promessa; inutil-
mente reclamò. Sebbene il concordato
salvò la chiesa in Francia forse da irre-
parabile rovina, pure fu 1' oggetto di a-
inare critiche, massime di de Pradt, Dau-
nou e Potter: Pio VII si dimenticò d'es-
sere giudice, e rammentò soltanto ch'era
padre; a Pace parlo della natura e ca-
rattere essenziale de' concordati. Il rista-
bilimento del culto preparò quello della
monarchia, ed agevolò il trono a Napo-
leoneBonaparte. Cedendo alle istanze del-
l'ex vescovo d'Autun Talleyrand, mini-
stro degli affari esteri di Francia, lo seco-
larizzò. A' 2 ottobre il Papa emanò un
chirografo con alcune leggi relative alle
antichità e belle arti di Roma , per im-
pedire l'esportazione d'ogni genere di pit-
tura e scultura e altri oggetti loro appar-
tenenti, massime i capi d'opera, slabilen-
i2| Pio Pio
do un fondo di annui scudi 10.000 pei' dre, noi abbiamo tutti, chi più clii me-
l'acquisto delle cose interessanti pei mu- no, al nostro fianco un Marianino. Il or-
se i , acciò non partissero da Roma. Indi dinaie volle alludere alla gran confiden-
fece una gita a Ostia, incominciandone za e potere, che il Papa concedeva al Coli-
gli scavia benefìcio di quella città, ed al- salvi; ma per quanto altri ancora ten-
tra a Frascati. A Marina ricordai i due tasserò di rovinarlo, a aitino riuscì, e Pio
brick da guerra, donati da Bona parte a VII sempre Io sostenne. II Papa approvò
Pio Vii, per proteggere il commercio pon- le monache servite di R.oma e ne vestì la
tifìcio; ed il Papa invitò il sacro collegio fondatrice. Per memoria del luogo in cui
a scrivere lettere di felicitazione per Na- era stato eletto, donò a s. Giorgio di fe-
tale al i.° console, come faceva col redi nezia alcuni .sagri arredi, opera delj'esi-
Fraucia. Quindi il Papa mandò al i.°con- mio artefice Righetti. Nel luglio prescris-
sole un cammino di grandissime dimen- se provvedimenti sulla dimissione de'de-
sioni, ornato di marini preziosi, ed un o- bili gravanti le comunità dello stato, in-
rologio a pendolo di sommo valore. camerandone i loro beni, esclusi i fondi
Nel i8o3 in gennaio nella promozio- dati antecedentemente in enfiteusi. Pro-
ne de'cardinali, ad istanza di Napoleone lettore delle belle arti e dell'antichità, fé-
vi comprese il suo zio Fesch corso, e tre ce sgombrare e isolare l'arco di Settimio
altri francesi, Boisgelin, Belloy e Cani' Severo nel Foro romano e cingeredi mu-
baceres. A'g marzo con la bolla Divina ra, altrettanto facendo più tardi nel iSo1}
disponente, cit. Bull. t. r i , p. 463, rista- con quello di Costantino e nel 1823 ri-
bili la sede vescovile di Bisarehio con re- sarcendo I' altro di Tito. Nell'ottobre si
sidenza in Ozieri. Per la rinunzia del ha- recò alla villeggiatura di Castel Gandul-
lì Rnspoli, eletto dal Papa nel precedei!- fo (quando vi ritornò e ciò che vi fece,
te anno gran maestro dell'ordine Gero' lo narrai aquelfarticolo), \isitandoanco-
solimilano.gW sostituì il Tommasi di Cor- ra i circostanti Marino, Grollaferrata,
tona ; dopo di lui surrogò que' luogote- Frascati, Albano, Genzano e Riccia, al
nenti del magistero, di cui ragionai alci- cui santuario di Galloro coronò la Ma-
tato articolo. Già era ritornata la corte donna. Ripristinò la festa di precetto di
romana nel dignitososuo carattere, e l'ai- s. Giuseppe, ed a favore dell' Ospedale di
ina città di nuovo ritenevasi centro ina- s. Spirito statuì una sovvenzione ne' te-
portantissimo degli affari europei; il per- slamenti. Il concordato con la Francia
thè anco le corti d'Austria, di Portogal- non produsse quel bene che generalmeu-
lo e di Russia vi tenevano rappresentan- te spera vasi; pure bisognò conchiudere
ti. Inoltre la Francia avea nominato li- il Concordato tra Pio FU e la repub-
ditore di rota nazionale Isoard, poi car- blica italiana, che Bonaparte presidente
cimale nel 1827. Essendo morto il cardi- di essa ratificò in novembre. Il ministro
naie Gian Francesco Albani, divenne de- francese Cacault fu richiamato, benché
cano il cardinal Antonelli. Il defunto a- potente in Pioma , amato e stimato dal
vea il cameriere Marianino che per ri- Papa e dal suo favorito cardinal Consal-
provevole fatalità Io governava dispoti- vi;il Papa onorò il ministrodi nuovi doui,
eamente, concedendo protezioni interes- ed all' Artaud fece consegnare la colle-
sale nel vescovato e governo di Ostia e zione delle medaglie pontificie; amatore
Veilelri del suo padrone. Un giorno Pio delle beile arti il Cacault, la sua patria
VII dolcemente disse qualche cosa al car- Nantes possiede un museo derivantedal-
dinaie su Marianino arbitro degli all'ari la sua importante raccolta. Quindi il l.°
in Velletri. Il cardinale colla solila finez- console nominò ministro plenipoteuzia-
za del Suo spirito, rispose: Beatissimo Pa- rio in Roma Io zio cardinal FesLu e se-
PIO
grclario d'ambasciata il celebre Chateau-
briand, per istringere vieppiù amichevo-
li relazioni colla s. Sede. Nel voi. IV, p.
2 ì 3, feci cenno del battesimo ammini-
strato da Pio VII alle due figlie gemelle
del re di Sardegna, ora imperatrice Ma-
rianna l'ima, l'altra madre del duca di
l'arma e Piacenza. In questo anno rad-
doppiò le sue paterne sollecitudini per la
chiesa di Germania, che ivi raccontai con
qualche diffusione, come pure a Magon-
za ed agli altri articoli delle grandi chie-
se alemanne, anche per gli anni succes-
sivi, narrando la perdita de'dominii tem-
porali che fecero i prelati tedeschi, e le ri-
forme religiose ulteriormente introdotte,
per cui un numero immenso di cattolici
divennerosudditi di potentati protestan-
ti, con profondo dolore di Pio VII. Egli
desiderava di riordinare e ristabilire sul-
la base de' trattati fra le potenze la ge-
rarchia ecclesiastica di Germania ; i prin-
cipi di essa egualmente lo bramavano, ed i
cattolici lo chiedevano istantemente. Per-
ciò il Panasi decise nominar nunzio l'ar-
civescovo della Genga, poi suo degno suc-
cessore, anche a richiesta dell'elettore di
Magonza,per risiedere in Ratisbona, on-
de raccogliere tutte le domande, e ren-
der conto de'bisogni de'fedeii e degl'in-
teressi de' governi: il prelato però parti
da Roma nel i 8o5. Con la bolla In u-
niversalis, de'24 novembre i8o3, Bull.
cil. t. 1 2, p. 97, elevò in arcivescovili le
sedi vescovili di s. Giacomo di Cuba, e
di .v. Giacomo de Benezuelao Caraccas
eretta nel i53o da Clemente VII.
Entrato l'annoi 804, Pio VII neh. "feb-
braio con la bolla In universalis, Ice. cit.
p. 261, eresse Ratisbona in arcivescova-
to; indi agli 1 1 febbraio si portò al col-
legio romano per osservare dalla specola
la celebre eclisse del sole, presso noi qua-
si totale: di moltissimi luoghi onorali di
sua presenza, ne fo menzione a'ioro ar-
ticoli. Nell'aprile emanò un moto-pro-
prio per favorire ulteriormente 1' agri-
coltura dell'agro romano, non meno che
PIO i25
nelle Provincie suburbane di Marittima
e Campagna , Lazio, Sabina e Patrimo-
nio, per ottenere una maggiore divisio-
ne de' latifondi. Quindi fece una gita a
Civitavecchia, anche per dar luogo a di-
versi utili provvedimenti, fra'quali la fab-
bricazione delle tele nella darsena. Ad
istanza del re delle due Sicilie in que're-
gni ristabilii Gesuiti, eziandio pel riflesso
che essi fino dalla loro istituzione si era-
no resi benemeriti della religione, della
società, delle scienzee delle lettere. Ema-
nò premi a favore de' drappi di Lana ,
visitando perciò V Ospizio apostolico e la
fabbrica delle galangà di sopra ricorda-
ta. Con le bolle In universa e Quum in
supremo, degli t 1 agosto 1804, eresse le
sedi vescovili di Cassovia e Szlniar, che
dichiarò suffraganee di Erlau (la cui se-
de fu istituita verso il io io) colla bolla
del 12, Super universas, nell'elevarla ad
arcivescovato: Bull. cit. t. 1 2 , p. 196,
204, e 21 1. Ai 3i agosto eresse la sede
vescovile d' Antiochia nell'America me-
ridionale. Frattanto per una prelesa con-
giura scoperta in Parigi contro il 1. "con-
sole, di cui tenni proposito a Francia, a-
gli 8 maggio i senatori proclamarono Na-
poleone bonaparte imperatore de' fran-
cesi :contro questa usurpazione protestò
pubblicamente il solo conte di Lilla os-
sia Luigi XVIII ; la repubblica francese
venne adunque ad un tratto cangiata in
impero, variandoNapoleone politica; ma
senza accorgersene , tenendo dietro alle
segrete disposizioni della provvidenza ,
rialzò quel trono che un giorno egli stesso
dovea restituire alla casa reale de'Borbo-
ni di Francia. Fece scrivere al Papa dal
legato cardinal Caprara , di portarsi a
Parigi per consagrarlo e coronarlo im-
peratore de'francesijCou le più lusinghie-
re promesse e vantaggi per la religione.
11 Pontefice a questa notizia cadde in un
grande abbattimento, e risolvette di chie-
dere consiglio a' cardinali : i più furono
per l'affermativa con alcune condizioni,
che l'imperatore facesse l'invito diretta-
mG PIO
niente nuche per trattare di persona gli
affini ecclesiastici eda presentarsi da due
vescovi; che favorevolmente ascollerebbe
i rilievi sopra alcuni articoli delle leggi
organiche aggiunte al concordato, i qua-
li oltrepassano le libertà della chiesa gal-
licana , ed abrogando quelle della con-
sulta di Milano; che il ricevimento e le
cerimonie della consagrazione fossero se-
condo la sublime dignità pontificia e il
prescritto dal pontificale romano, ed al-
tri patti. Tutti sono riportati, in un alle
ragioni gravissime de'cardinali che opi-
narono perla negativa, dali'Artaud voi.
j, cap. 35, il quale a questa solenne epo-
ca fu nominato per la 2.a volta segreta-
rio dell'ambasciata francese in Roma. In-
di nel cap. 36 produce i negoziati per que-
sto adare sommamente delicato, che tan-
to esponeva il pacifico Pio VII, insieme
ai nuovi reclami indirizzati al Papa dai
vescovi francesi e la loro dichiarazione
sui diritti di Luigi XVIII. Tutte le dif-
ficoltà furono appianate, ed ilgeneralCnf-
farelli romano fu incaricato di portare
al Pontefice la lettera d'invito dell'impe-
ratore; Pio VII domandò un'altra let-
tera, ed acconsentì al viaggio. Di questo
argomento, della funzione umilia nte della
consagrazione e de'regali che l'imperato-
re fece fare in Roma a Pio VII, come del-
fattualc triregno, parlai ne'vol. XVII, p.
225,e XXVII, p. i 19, ed altrove; laon-
de qui appresso toccherò le sole cose prin-
cipali del viaggio e ritorno. De'luoghi per
dove passò o vi fece stazione, se hanno
articoli o in essi ne ho trattato, li qua-
lificherò col corsivo.
Disposte le cose del viaggio, li 3.i ot-
tobre precederono Pio Vii il marchese
Sacchetti foriere maggiore soprintenden-
te generale del viaggio e degli alloggia-
menti, il baronPiccolomini cavallerizzo,
ed i prelati Bertazzoli elemosiniere e arci-
vescovo d'Edessa,Fenaja vice-gerente ar-
civescovo di Filippi, Devoti segretario dei
brevi a' principi, Calderini segretario di
ambasciata e cameriere segreto, e Forni-
Pi O
ci cerimoniere; Andrea Morelli 2." aiu«
tante di camera, Ceccarini chirurgo, Tar-
ghini cuoco; i cappellani de'cardinali, i
segretari del maggiordomo, maestrodi ca-
mera, elemosiniere e segretario de'brevi
mentovato. Il cardinal Fesch partì il i.°
novembre, per raddolcire colle sue ze-
lanti sollecitudini le fatiche del viassio,
DO *
come per rimuovere gli ostacoli; e le guar-
die nobili per accompagnare il Papa al
confine del suo stato. Nello stesso gior-
no Pio VII spedì le facoltà necessarie pel
cardinal Consalvi, per reggere politica-
mente tulli gli affari di Roma: il cardi-
nal Fesch lasciò la cura degli affini «li
Francia all'Artaud ed all'Isoard. Nel se-
guente venerdì a ore i3 Pio VII si portò
alla basilica Vaticana, ricevuto dal sacro
collegio, prelatura, senatore, ec. : celebrò
la messa all'altare papale, ed ascoltò quel-
la del cappellano segreto all'altare della
cattedra, quindi recitate le preci del viag-
gio, ascese in carrozza coi cardinali An-
tonelli e Borgia, uscendo da porla Ange-
lica. Il suo seguito si formò anche de'car-
dinali Di Pietro, Caselli, Braschi e Cava-
ne; del p. Fontana barnabita poi cardi-
nale, come teologo ; de9 prelati Gavotli
maggiordomo, Altieri maestrodi camera,
Menochio sagrista e vescovo di Porfirio,
Testa segretario delle lettere latine, Man-
curii cameriere segreto, Braga cappella-
no segreto, Zucche cerimoniere, Speroni
crocifero, Frediani caudatario, Porta me-
dico, e Moiraghi i.° aiutante di camera;
del duca Braschi eprincipe Altieri coman-
danti le guardie nobili; Mauri e Meni-
cocci uflìziali di segreteria di stato, e Fo-
schi de'memoriali. Per Monlerosi e Ron-
ciglione, Pio VII pervenite a Viterbo, poi
ad Acquapendente, ove si fermò un poco
nell'episcopio. Entrato nello stato tosca-
no pernottò a Radicofani, in cui si riunì
tutto il corteggio; a s. Quirico nel pa-
lazzo Chigi-Zondadari visitò il cardinal
Fesch incomodato di gola. Da Siena passò
a Firenze, indi ^Modena, Reggio, Parma,
Piaecnza, Alessandria, Asti, e Torino, ove
no no 127
fu complimentato in nome dell'imperato* domimi ecclesiastici occupati dalla Fran-
re dai personaggi perciò inviati: ricevette eia, con la risposta di Napoleone di non
lettela del medesimo, cui die risposta, e aver facoltà di farlo, avendo giurato il
nel riscontro apprese che l'avrebbe in- mantenimento dell'integrità dell'impero,
con tra lo a Fontainebleau per goderlo ptfi però sperare circostanze in cui gli sia per-
presto. Per Sùsa, giunse a IMont-Cenis, messo di consolidare ed estendere il do-
dove erano state preparate sedie pel pas- minio pontificio, dichiarandosi intanto
saggio della montagna, anche qui festeg- sostenitore e protettore della s. Sede,
giato. Da Maurienne e Chambery, arri- In Fontainebleau il Papa vide l'inope*
vò a Lione, ove dovette restare e poi vi ratrice Giuseppina e se ne chiamò sod-
moiì il cardinal Borgia; proseguì per Ren.' disfatto, quindi gli furono presentati i mi-
ìtes, Moulins, Nemours in cui pel primo Distri ed i grandi uffiziali. Pio VII giun-
liagitlò il nuovo ponte. A'a5 novembre se in Parigi a'28 novembre, ove lo avea
nelle vicinanze di Fontainebleau, fu in- annunziato una pastorale commovente
contrato da Napoleone che lo abbracciò, dell'arcivescovo. La capitale della Fran-
senza far alto di genuflettere al capo eia contemplò sulla fronte del vicario di
della Chiesa. Si fecero avanti 6 vetture, Cristo i lineamenti d'una bontà lotta ce-
nella prima montò Pio VII, con Napo- leste e d'una maestà tutta paterna. Nel
leone a sinistra, e nelle altre il corteggio, giorno della funzione Napoleone arrivò
In mezzo ad una moltitudine di soldati nella metropolitana un'ora e mezza dopo
e cittadini, allo strepito delle artiglierie il Papa, nel qual tempo il Pontefice in tro-
giunsero nella città, ricevuti al palazzo no fu immerso in una profonda mestizia ;
dal cardinal Capraia e dai grandi uffi- egli compi l'augusta funzione senza che il
ciali della corte. Dopobreveiiposo il Pon- suo volto acquistasse qualche serenità ed
(elìce visitò l'imperatóre, dichiarandogli allegrezza. L'imperatore, l'imperatrice e
volere dai vescovi costituzionali indivi- il Papa si fecero reciproche visite: nel con-
duale assicurazione di essere ritornati nel ferire con Napoleone, Pio VII non rin-
seno della Chiesa ortodossa, e n'ebbe cer- venne que'principii di saviezza, che lui
ta promessa: ma Pio VII esigendo che si incoraggivano, a solo fine d'adoperarli
elfettuasse prima di partire dal palazzo, a vantaggio della Chiesa. Ebbe però al-
Napoleone si turbò, pure per non ritarda- tre consolazioni: ogni volta che usciva,
re la coronazione subito ordinò soddisfa'- un concorso immenso di popolo correva
lo, ed in fatti fu contentato prontamente, a'suoi piedi con tal fervore e raccoglimen-
Onestotrionfo,ed il poco altro che ripor- to, che formava la disperazione del par-
lai a Parigi, descrivendo la dimora fat- ti to filosofico. Alcuni tentarono turbar-
la vi da Pio VII, fu il solo di cui questi ne la divozione con ironie e segni di dis-
polègloriarsijdopoavereattraversato l'I- prezzo, ma i tentativi dell'empietà con-
talia, il Piemonte e la Francia, bensì in Iribuirono al trionfo della religione; un
mezzo alle acclamazioni de'popoli, e sen- esempio lo registrai nel voi. V, p. 66.
si bile egli si rese ai segni di pietà e di re- Mentre il Papa riceveva tante testimo-
ligione che incontrò in ogni passo del suo nianze di rispetto e affezione dai fedeli,
cammino. L'Artaud nel cap. 42 riporta nell'interno del suoalloggioalleTuileries
la memoria di Portalis ministro de'culti, pativa umiliazioni, aspri omaggi, e gli
delle domande ecclesiastiche del Ponte- sguardi fastidiosi de' cortigiani imperia»
fice, con le sue risposte in nome di Na- li, come erano attentamente sorvegliati
poleone; nel cap. 43 la memoria del Pa- tutti i suoi famigliari e personaggi del se-
pa sugli affali politici dello stato ponti- guito. Inoltre Pio VII restò afllittonel-
ficio, circa i reclami sulla res'tituzione dei l'udire i gravi danni cagionati in Roma
i28 PIO
nel febbraio i8o5 per il grande strari-
pamento del Tevere; e le precauzioni pre-
se per timore della peste suscitatosi in
Livorno. Si sparse voce che a Pio VII fa
proposto di stabilirsi in Avignone e di
accettare UO palazzo nell'arcivescovato di
Parigi, con permissione di formare un
quartiere privilegiato pel corpo diploma-
tico. Ma Pio VII prevedendo il caso che
gli fosse tolta la libertà e ritenuto in Fran-
cia, prima di partire da Roma sottoscris-
se regolare abdicazione e rinunzia al pon-
tificato, da aver valore quando fosse im-
prigionato; ed acciocché l'atto non po-
tesse cadere in mano de'francesi, ne fece
depositario il cardinal Pignattelli in Pa-
lermo. Tanto asserisce l'Arlaud. Invano
Pio VII prolungò il suo soggiorno in Pa-
rigi per attendere quanto si lusinga va con-
seguire in favore della Chiesa. La par-
tenza dell'imperatore per farsi coronare
in Milano, agevolò e affrettò quella del
Papa, che ad effettuare le promesse rice-
vute, sempre gliene rinnovava le istanze;
il perchè la loro separazione fu meno ami-
chevole dell'incontro. L'imperatore gli
fece offrire ricchi doni che ricusò; altret-
tanto a suo esempio fecero i cardinali, e
neppure accettarono le pensioni che loro
■voleva assegnare, per non legarsi. A' 4
aprile i8o5 Pio VII partì da Parigi, e
giuntoa Fontainebleau visi trattenne un
giorno; indi passò a Troyes, a Semur ove
allodio nella casa del maire, ed a Cha-
OD
lons sur Saóne, in cui celebrò la Pasqua.
Per Macon, L/cwe/Chambery, dove per-
nottò nel palazzodi prefettura, Maurien-
ne, Suso.) Torino, ove Io visitò l'impera-
tore, Asti, Alessandria, in cui pernottò nel
palazzo Corsini, Voghera, fermandosi in
quello del conte Dattili, e Brani, ove tro-
vò un arco trionfale, pervenne a Piacen-
za. In Parma scrisse lettera di ringra-
ziamento a Napoleone per gli onori ri-
cevuti nel viaggio, e meglio ripetè la sua
gratitudine appena giunto in Roma. In-
di passò a Reggio, Modena, Firenze, in
cui ricevette la ritrattazione del vescovo
IMO
di Pistoia, poscia giunse e pernottò in
Arezzo: sotto Cortona nel villaggio Ca-
moncini si fermò nel casino Tom masi e
vi trovò lauta refezione. Proseguì per Pe-
rygia, s. Maria degli Angeli, Asisi, Spo-
leto, Terni, N;trni, Civita Castellana, Nepi
in cui ebbe il conforto di trovarvi il car-
dinal Consalvi, e arrivò alla Storta. Co-
me fu incontrato, e quale formale ingres-
so fece in Piomaai i(3 maggio, lo descris-
si nel voi. XXXV, p. 184, dicendo pure
che per questa circostanza trovò restau-
ralo il Ponte Molle. Quindi in concisto-
ro Pio VII partecipò al sacro collegio l'edi-
ficanti dimostrazioni di rispetto ricevute
dal clero e fedeli di Francia, che più volte
lo fecero lagrimare di consolazione; ma
quanto agli affari della Chiesa, dichiarò
solo avere riportato delle speranze, poco
essersi ottenuto dal viaggio: rammentò
con paterna soddisfazione la ritrattazio-
ne del Pucci vescovo di Pistoia, come un
rilevante trionfo della Chiesa. Dalla co-
ronazione in poi, Napoleone si diportò col-
la s. Sede, come il capo di un esercito;
egli voleva distruggerne la sovranità, e
minare ad un tempo il suo potere spiri-
tuale. Al ritorno del cardinal Fesch, l'Ar-
laud fu destinato primo segretario di le-
gazione a Firenze; indi Pio VII mandò in
dono all' imperatore un cammeo di sor-
prendente bellezza, rappresentai) te la con-
tinenza di Scipione, e diversi altri ogget-
ti preziosi.
Desolando il brigantaggio la provin-
cia di Frosinone,s\ presero rigorosi prov-
vedimenti, poi rinnovati. Intanto in Pio-
ma il Papa fece restaurare il bel tem-
pio di Bramante, propinquo alla Chiesa
di s. Pietro Molitorio, ed eseguire lo sca-
vo intorno al Pantheon, ad oggetto di ve-
derne il meraviglioso piantato; contribuì
all'erezione del Conservatorio 0 ritiro del-
la Croce di s. Francesca romana: negli
arljcoli delle Chiese e Conservatorii si
può vedere quanto ne fu benemerito. Ri-
provò nuovamente i sostenitori dello sci-
sma della chiesa ù' Utrecht j e benedì so-
PIO
Illunemente \eCampane d\ Campidoglio,
per le quali a vea somministralo 20,700
libbre di metallo, disegnate dallo Spada
e fuse dal Casini, onde per gratitudine il
magistrato romano pose un'iscrizione nel-
la sala ove segiù la funzione. Con la bolla
IiKlffes.sU/n, de'c) giugno, eresse la sede ve-
scovile di Riesce o Kielcense nella Ga-
lizia (poi soppressa nella ripristinazionedi
Tarnovia); e con l'altra Quemadmodum,
de'22 settembre, istituì il vescovato di Lu-
blino, cit. Bull. p. 3 07 e 374- Ad istanza
dell'imperatore Francesco II, dichiarò
coadiutore d' Olmiitz il fratello Rodolfo
di soli i 8 anni circa. 11 Papa accordò un a-
silo nel suo stato al senatore Luciano fra-
tello di Napoleone, per non essere con que-
sti in buona armonia. Ma per non viola-
re le leggi di Dio e della Chiesa, ricusò
di dichiarare nullo il matrimonio con-
tratto in America fra la protestante Pat-
terson e Girolamo altro fratello dell'im-
peratore, ad onta che questi vivamente
ne avesse domandato lo scioglimento. Il
governo imperiale esigeva che il Papa in-
cessantemente si occupasse solo degl'in-
teressi di Francia, che a torto od a ra-
gione voleva difendere, onde venne tur-
bata anche la buona intelligenza che pas-
sava tra 'cardinali Fesche Consalvi; que-
sti ne fece sfogo con Talleyrand, per l'in-
tima amicizia che avea stretto con lui,
chiamando giorni felici e pacifici quelli
del ministero Cacault, vantaggiosi ai due
governi, e lagnandosi del Fesch che si at-
tribuiva il merito del viaggio, mentre tut-
ta Roma, come il concordato, Io riferiva
al Consalvi. Tullavolta dopo la pace di
Presburgo, temendosi che Napoleone fa-
cesse domande più assolute sul concorda-
to italico, il cardinal Fesch che ignorava
si fosse scritto di lui, si ravvicinò gene-
rosamente al Papa ed al suo segretario
di stalo. Tutto sembrava assicurare a Pio
VII ed a' suoi sudditi una pace perma-
nente e perfettissima calma, quando in-
cominciarono ad insorgere gravissimi dis-
sapori fra la s. Sede e la Francia, nella
VOL. LUI.
PIO 1 59
pubblicazione iti Italia del codice di Na-
poleone, contrario alle leggi della Chiesa
per que' molivi narrati a tale articolo,
quindi nell'ottobre i francesi occuparono
Ancona; ed alle proteste e reclami pon-
tificii l'ingrato Napoleone rispose con in-
sulti e violentissima lettera a Pio VII; on-
de facilmente si prognosticarono i piavi
disegni, che ad onta delle promesse pose
in esecuzione colla prepotenza delle for-
tunale sue armi, a danno dell'inerme Pio
VII, che tanti sagrifizi avea fitto per lui
e tanteamatezzeaveano angustiato ilsuo
animo. Quanto alla serie de'dolorosi av-
venimenti, coi quali l'orgoglioso Napo-
leone tormentò il buon Pontefice, aven-
doli riportati a Francia, qui appena gl'in-
dicherò, tranne altre notizie e qualche
punto d'indispensabile rimarco. Prima di
questo tempo si voleva che il maggior-
domo del Papa ed il nunzio di Ratisbona
fossero due prelati francesi; ma Pio VII
vi si rifiutò, e scrisse in favore del nun-
zio della Genga nel modo per questi il più
distinto, per cui Napoleone promise as-
sisterlo.
Nel 1 806 l'imperatore dichiarò al Pa-
pa, che Roma dovea eseguire il suo in-
timo volere, che le relazioni fossero quel-
le stesse che i suoi predecessori avevano
avuto coi Papi, poiché reputavasi pel san-
to Padre qual Carlo Magno (questo in-
signe principe calunniato fu tutt'altro e
me ne appello alla storia ed al prezioso
documento pubblicato dall' Artaud nel
cap. 5i ; egli, i predecessori e successori,
confermarono, restituirono o amplifica-
rono, non fondarono il principato tem-
porale della Chiesa romana, come provo
descrivendo i suoi dominii), e che rego-
landola sua condotta con questi principi»,
non avrebbe cambiato l'attuale sistema
ecclesiastico; ma che in caso contrario se-
parerebbe lo spirituale dal temporale, in-
vierebbe a Roma un senatore di Parigi
a governare in suo nome, ed indurrebbe
il Papa ad essere solamente il vescovo di
Roma, essendone egli l'imperatore. Pio
9
i3o PIO
VII scosso da questo tuono minaccevo-
le, disse al cardinal Fesch e scrisse al ni-
pote Napoleone le più valide ragioni in
difesa e decoro della s. Sede, ina inutil-
mente. Le inammissibili esi^enzedell'ùn-
peratore le riportai a Francia, ed il Pon-
tefice le rifiutò dopo aver consultato il
sacro collegio. Si fecero dall'imperatore
nuove minacce di privarlo della sovra-
nità temporale, se Pio VII non si univa
interamente alla sua politica, e perciò ri-
guardasse i nemici di lui come propri,
mentre era il padre comune de'fedeli, pa-
cifico eneutrale, il custode de'dirilti della
Chiesa romana che avea giurati. Saran-
no sempre monumenti gloriosi per Pio
VII le lettere, le noie, le proteste da lui
emanate con inalterabile coraggio, a tu-
tela delle ragioni della sede apostolica
e della disciplina ecclesiastica ; come riu-
sciranno ributtanti e quasi incredibili ìe
aspre e fulminanti risposte e le prepoten-
ti esigenze con cui Napoleone tormentò
il cuore del Pontefice, conculcando i più
sacri diritti. Benché inebriato dalle vitto-
rie, Napoleone confessò: » Trovo nel mio
secolo un sacerdote più possente di me,
poiché egli regna sugli spiriti, ed io non re-
gno ebe sulla materia " . Il cardinal Fesch
essendo accusato in Parigi di non saper
essere abbastanza energico nella sua con-
dotta, d'usare troppi riguardi e circospe-
zioni , fu richiamalo in Francia ad eser-
citare la sua carica di grande elemosi-
niere, e gli fu sostituito Alquier ministro
in Firenze, che desiderava ardentemen-
te l'ambasciata di Roma e ne principiò
l'esercizio in maggio. Quando il cardina-
le si licenziò dal Papa, questi gli disse:
-•» Dite all'imperatore che gli siamo affe-
zionali, ma vogliamo essere indipendenti,
perchè siamo sovrani; e s'egli ci facesse
violenza, protesteremmo innanzi a tutta
l'Europa e faremmo uso dei mezzi spi-
rituali e temporali chelddioha posto nel-
le nostre mani". Essendosi rifiutato Pio
VII di riconoscere re di Napoli Giusep-
pe fratello dell'imperatore, se non richie-
PIO
deva l'investitura alla s. Sede, Napoleo-
ne protestò che non avrebbe più ricono-
sciuto la potenza temporale del Papa.
L'Alquier gli raccomandò ClermonlTon-
norie, già vescovo di Chalons, che altra
volta avea aspirato ad essere maggior-
domo pontifìcio, il quale dicevasi suo pa-
rente. Pio VII rispose: » Noi ignoriamo
d'esser parenti de' signori Clermont di
Francia, e certamente ci terremmo molto
onorati d'appartenere ad una sì illustre
famiglia, che qui si dice essere stata in
parentado persino coi re di Francia ; ma
noi abbiamo a noi medesimi promesso di
tener lontani i nostri parenti di Cesena,
e non potremmo, in nessun caso, chiamar
a Roma parenti foraslieri ". Però nel 1 820
fu nominato da Luigi XVI il alla sede di
Tolosa, e nel 1822 creato cardinale da
Pio VII.
Fra le molteplici sue sovrane cure me •
rita special menzione l'ardua intrapresa
delle saline di Co melo. Con la bolla Re-
gallimi principimi, del 27 marzo, ripri-
stinò la sede vescovile di Cordova e isti-
tuì quella di Salta nell' America, Bull.
cit. t. 1 3, p. 2 ; istituì ancora il vescovato
di Livorno. Approvò la regola della ri-
forma del terz'ordine dis. Francesco, del
monastero fondato presso la basilica Li-
beriana dal sacerdote Giuseppe Marco-
ni. Istituì i Cavalieri o ordine de' presi-
denti della pontificia accademia di s. Lu-
ca (detto del lìlorelloda parte dello stem-
ma de'Chiaramonti). 11 nuovo re di Na-
poli avendo domandalo all'imperatore
d'impossessarsi di Benevento e di Pon-
tecorvo, dominii della Chiesa, Napoleone
conferì in proprietà il i.° a Talleyrand,
ed il 2.0 al generale Bernardotte, senza
affatto prevenirne il Pontefice, che recla-
mò offjcialmente. Intanto le truppe fran-
cesi inondavano da ogni parte lo stato
pontificio, violando anche la sua neutra-
lità : occuparono tutte le città in riva al-
l'Adriatico, Civitavecchia, Pesaro, Sini-
gaglia,Fano,ed altri luoghi benché fuo-
ri del litorale. Invano si fecero reclami
PIO
e proteste; anzi ben presto gl'invasori vi
esercitarono anco i diritti civili. Allorché
Alquier insisteva pel riconoscimento del
1 e di Napoli, Piò VII persistendo nella ne-
gali va, si lagnò che minaccia vasi non ri-
conoscersi più la sua sovranità, se non ac-
cedeva al sistema federativo e se non con-
sentiva che fossero compresi ne' distretti
dell'impero i suoi stali. Soggiunse il Papa:
« A torto viene incolpato il Consalvi, e
credesi dirigere la nostra volontà quasi
fossimo un fantocci no; se gli daremo
un successore, la nostra opinione non
va riera. Tutti i punti importanti de'no-
Stri stati sono occupati da truppe impe-
riali, alla cui sussistenza non possiamo or-
mai più provvedere, ordinando anco nuo-
ve imposte ". Lo prevenne, che se i fran •
cesi volessero impossessarsi di Roma , a-
vi ebbero da spezzare col cannone le por-
te di Castel s. Angelo, e l'Europa vedreb-
be come si tratta il Papa. « Se ci toglie
l' imperatore la vita, ci onorerà la tom-
ba ; noi saremo giustificali innanzi a Dio
e nella memoria degli uomini ". A' 17
giugno il cardinal Consalvi diede la sua
dimissione , e vi fu sostituito il cardinal
Casoni : tuttavia fu spesso consultato dai
successori nelle più gravi emergenze per
regolarsi. Avendo Napoleone collocato
sul trono di Lucca e Piombinola sua so-
rella Elisa, pretese che vi fosse esleso il
concordato di Erancia e il suo codice: co-
me si regolò il Papa, lo dissi nel voi. XL,
p. 5j. Partecipatosi alla corte di Roma,
che Luigi fralellodell'imperatore erasla-
to creato re tl'01anda,Pio VII fece rispon-
derebbe professando la religione deYatlo-
liei, avrebbe protetto il loro cullo nel nuo-
vo regno. Vedendo l'imperatore France-
sco II l'impossibilità di corrispondere a-
gli obblighi di sua dignità, la rinunziò e
prese il titolo di Francesco I imperatore
d'Austria, ereditario nella sua discenden-
za. 11 Papa concesse a Fermo un conso-
lato o tribunale di commercio, durante
la fiera de' 27 giugno. Continuandosi a
minacciare il governo pontificio, «li esteri-
PIO i3i
d< re i francesi le occupazioni, se non chiù
deva i porti agl'inglesi, col pretesto della
sicurezza d'Italia, e che si sarebbe limi-
tala la sovranità del Papa al solo Patri-
riionio j in Ancona i francesi incorpora-
rono alle loro le milizie pontificie, ed a
diversi appaltatoli di dazi camerali or-
dinarono di versarli nelle loro mani.
Le rimostranze del santo Padre per que-
sti nuovi attentali alla sua sovranità, non
andarono del tutto vuote d' elicilo per
allora, ma poi si fece di peggio, reclaman-
dosi inulilmenle. A inalisi orreudi, si ag-
giunse a' 26 agosto una replicala scossa
di terremoto, che ne' romani produsse
grande spavento.
Rinnovandosi l'intimazionedella chiu-
sura de' porti, altrimenti l'imperatore si
sarebbe impossessato dello stato , e sta-
bilito un re od un senato in R.oma,Pio
VII nuovamente gli scrisse a mezzo del
cardinal legato, ch'era iucompatibile al
suo ministero l'associarsi ad uno sialo di
guerra; obese egli ha in mano la forza,
sopra tulli i monarchi vi è un Dio vin-
dice della giustizia e dell'innocenza, a cui
soggiace ogni umano potere; e nuova-
mente insistette sulla cessazione di tanti
mali, che ferivano anche la religione , e
sulla restituzione di Benevento e Pente-
corvo, pei quali si erano promessi com-
pensi. Distratto Napoleone per la guerra
cominciata con la Prussia, non die rispo-
sta, e ritardò l'occupazione di Roma ed
il cambiamento del governo. Ma in Ber-
lino commise al prelato Arezzo di ripe-
tere al Papa le minacce se non accudi-
va alla federazione, che l'avrebbe delio-
nizzaloedato un assegnamento perla sus-
sistenza. Pio VII stabili provvedimenti
sugli studi dell' Università romana, vi e-
resse il museo mineralogico e lo visitò;
come pure recandosi alla basilica di s.
Paolo, volle rivedere la stanza abitata da
monaco, ove fu posta un'iscrizione. Nel
1807 Napoleone per la sua persecuzione
coulro il Papa , lo pose in amara situa-
zione col proibire l' introduzione delle
i32 PIO
uieici e manifatture inglesi ne'porti pon-
tificii. A ciò si aggiunsero l'esigenze del
governo italico, sulle nomine de' vescovi
olle sedi vacauli, diverse delle quali a-
veanoricusatoaccettarei cardinali adesse
destinati, rifiutando Pio VII la canonica
istituzione per non essere stati eseguiti o
falsamente interpretati alcuni articoli del
concordato da detto governo, e non esi-
stere concordato per regolare gli alfari
ecclesiastici ne'paesi veneti, riuniti al re-
gno dopo il concordato, le cui nomine
alle sedi potevano considerarsi come ap-
partenenti a Roma. Il principe Eugenio
viceré d'Italia e principe di Venezia, su
questo proposilo rispose alla lettera del
santo Padre, difendendo i voleri del suo
patrigno l'imperatore e re d'Italia, e fa-
cendogli considerare che la nomina dei
vescovati milanesi e veneti non era stata
conlesa ne a Giuseppe II, né a France-
sco II, allorché ne furono sovrani, il i.°
del solo milanese, il 2.0 anche del vene-
to, quindi attribuì ai consiglieri del Pon-
tefice la vedovanza delle chiese e l'irri-
tamento di Napoleone. Il Papa rispose
colla solita energia, e rettificò le preten-
sioni ed assertive contenute nella lettera
del viceré, confutandone le imputazio-
ni ; tuttavia promise l'istituzione de' ve-
scovi, salvo le consuetudini che ne pre-
cedono la preconizzazione. In vece l'im-
peratore corrispose con invettive e sar-
casmi i piìi riprovevoli, volendo che i ve-
scovi fossero dispensati dal portarsi a Ro-
ma. Già a'6 febbraio Pio VII con la bol-
la, Quae potissimum ratioiiem, presso il
Bull. cont. t. i3, p. 92, avea provvedu-
to con nuova legge l'elezione del succes-
sore, nel caso che avvenisse la sua mor-
te, durante le politiche perturbazioni. A.
p. 1 1 3 e seg. del Bull, sono riportati gli
atti e le bolle, co'quali Pio VII a'24 mag-
gio nella festa della ss. Trinità, superati
gli ostacoli e facilitati i mezzi, solenne-
mente canonizzò Angela Merici, Colela
Boi let, Giacin la Marescolti,FrancescoCa-
racciolo e Benedetto moro. In questa fun-
PfO
zionenon mancarono nella stessa Roma
insulti alla sovranità papale, poiché l'aiu-
tante generale Ramel vi si condusse con
24 dragoni con sciabola sfoderata, ad on-
ta della contraria convenzione «tipolata
col cardinal Fesch, che uiun soldato ar-
mato dovesse entrare in città , il perchè
non mancò Pio VII di lagnarsi e prote-
stare. Intanto in Parigi a Talleyrand
nel ministero degli alfari esteri successe
Champaguy.
Dopoil trattato di Tilsit, in cui Napo-
leone stipulò I' adesione della Russia e
Prussia al blocco continentale contro gli
inglesi (credesi principalmente a impedi-
re l'introduzionedegli scritti co'quali sve-
lavano le sue gigantesche e insaziabili
mire), bloccando la Gran Bretagna, men-
tre essi lo assediavano entro il continen-
te; egli tornò a sollecitare Pio VII per la
federazione, diversamente minacciò ter-
ribili conseguenze. Rifiutò due cardina-
li, il Litta e il Pacca, che il Papa vole-
va spedire a Parigi per appianare le ver-
tenze (poiché il cardinal Capraraera di-
venuto troppo vecchio, per trattare col
ministrode'culti Portalis, il più gran par-
latore del mondo), in vece mostrò propen-
sione pel cardinal Latier de Bayane, ed esi-
gette che il concordato germanico si do-
vesse trattare nella sua capitale e sotto i
suoi occhi come capo della confederazione
delReno.Si continuarono fra le parti le let-
tere e le note, pacifiche e ragionevoli le
pontificie, insultanti e pienedi nuove esi-
genze le imperiali: questi documenti sono
riportali nelle opere che citai a Francia.
Essendosi sparsa voce che Napoleone si
recasse in Italia e quindi in Roma, Pio
VII lo fece complimentare in Milano dai
cardinali Opizzoni e Caselli e gli offrì il
palazzo Vaticano, che alla meglio avreb-
be fatto ridurre; e fece partire da Roma il
cardinal Latier de Bayane francese, ben-
ché molto sordo, con istruzioni e poteri
necessari alle trattative, associandogli il
prelato della Genga; mentre Napoleone
temendo gl'intrighi degl'inglesi che non
PIO
lo riconoscevano , sempre insisteva die
Roma tlovea camminare col sistema «lei-
li Francia, e quale creduto erede de'di-
ritti di Carlo Magno, voleva arrogarsi un
sovrano potere su Roma e domimi eccle-
siàstici , die quel monarca non ebbe né
esercitò, come dichiarai in tanti articoli.
Si vociferò die Napoleone vagheggiasse
il titolo d'imperatore d'occidente, pel qua-
le si mostrava favorevole il nuovo cardi-
nal legato; ma Piò VII ben sapeva che
quanto più concedeva, tanto maggiori do-
mande gli verrebbero, con tutte le am-
biziose citazioni del medio evo. Una nuo-
va insidia si tramò al santo Padre: gli si
partecipò il matrimonio di Girolamo Bo-
naparle divenuto re di Westfalia , colla
principessa di Wiirtemberg; ma Pio VII
sempre eguale nella difesa de'dommi, ri-
spose che forse nuove ragioni avranno
dichiarato invalido il i .° matrimonio, che
Napoleone riteneva nullo secondo le leg-
gi civili di Francia. Essendo in viaggio il
cardinal de Bayane, il ministro Chainpa-
gny scrisse un dispaccio oltraggioso a Pio
VII; alle antiche pretensioni ne aggiun-
se delle nuove, dichiarando che se il det-
to cardinale non era munito di poteri il-
limitati e plenipotenza sugli altari eccle-
siastici di Germania , Francia e Italia ,
come per entrare nella federazione con-
tro lutti i nemici dell'imperatore, era
inutile che giungesse a Parigi. In fatti a
Torino fu obbligato retrocedere a Mila-
no, ove gli fu significato dal viceré, che
se i poteri ricevuti non erano pieni e sen-
za condizioni per sottoscrivere il tratta-
to a tenore del dispaccio di Champa-
gay, gli vietava di proseguire il viag-
gio,ed andavasi al possesso delle provili?
eie, cioè le delegazioni d'Urbino, Mace-
rata, Fermo ed Ancona, percui il gene-
rale Lemarois marciava per occuparle.
]n pari tempo ricevette lettera di Chain-
pagny , che gli annunziava la stessa co-
sa. Il cardinale dichiarò ch'egli non avea
poteri di tale natura, e spedì un espres-
so al Papa informandolo di tutto. Nello
PIO i33
stesso giorno Pio VII ricevette simili co-
municazioni dal cardinal Capraia , per
quanto aveagli detto l'imperatore, e te-
mere che questa volta il torrente non si
sarebbe potuto arrestare. Però, contem-
poraneamente si presentò l'Alquier, non
in tutto fece le stesse domande , ma ri-
chiese poteri pel cardinale, adozione del
sistema politico contro gl'inglesi e gli ot-
tomani; e per l'Italia la soppressione del-
le case religiose, la dispensa ai vescovi di
essere consagrati in Roma, e l' applica-
zione del concordato italiano allo stato
veneto e altri paesi conquistati ; in fine
dicendo, che in caso di rifiuto avea or-
dine di dichiarare la guerra , abbassare
le armi e partire colla legazione , e che
immediatamente sarebbe seguito il pos-
sesso delle provincie.
Pio VII ad evitare gli estremi malie
il sagriilcio de'sùoi sudditi, come le spi-
rituali conseguenze, si determinò a chiu-
dere i suoi porti ai legni inglesi, i quali
aspiravano a guarnirli; di entrare nel si-
stema di Francia contro gli ottomani ;
d'inviare i necessari poteri al cardinal de
Bayane per stipolare, bensì dichiarando
che mai avrebbe preso parte attiva né nel
sistema politico, né nella guerra. Inoltre
conferì al cardinal de Bayane, come al
cardinal Capraia ed a mg.r della Gen-
ga, la plenipotenza anche pel concordato
germanico, riserbandosi di esaminarne gli
articoli prima della stipolazione formale.
Si lusingò poi che l'imperatore avrebbe
desistito, come altra volta, di esigere la
soppressione delle case monastiche, che
non dovea il capo della Chiesa distrug-
gere. Con tali istruzioni recossi il cardi-
nal de Bayanea Parigi, ma prima del suo
arrivo, il general Lemarois si dichiarò
governatore generale delle suddette pro-
vincie pontifìcie, stabilendo in esse com-
missioni militari e altre disposizioni, se-
condo il decreto imperiale de' i4 o il
ottobre. Pio VII nel vedersi togliere quel-
le stesse provincie, la cui perdita era sta-
ta minacciata solamente in caso conila-
134 pio
rio alle fatte domande, fu compreso dal
più profondo dolore, scorgendo posta dai
francesi in non cale la buona fede, e co-
nobbe cosa dovea aspettarsi in qualun-
que ipotesi : non tardò un momento a
far conoscere a Parigi la sua sorpresa e
giusto risentimento , scrivendo al cardi-
nal de Bayane che in vista dell'attenta-
to sospendesse ogni trattativa, quale sol-
tanto riprendesse qualora si dasse pron-
ta riparazione. Poco dopo il Papa rice-
vette dal cardinale il progetto per l'ac-
comodamento degli affari, e per le nuove
esigenze gravissime, consultato il sacro
collegio, con negativa lo dichiarò inam-
missibile, lagnandosi altamente di essere
trattatoda nemico, dopo tante condiscen-
denze, sagrifìzi ed umiliazioni ; facendo
sapere ai due cardinali chesubito partis-
sero, se l'imperatore persisteva nelle sue
ulteriori pretensioni. Quindi subentrò nel
Papa e nella corte il fondato timore di
vedere occupare Roma e violata la pon-
tificia residenza. Nello stesso anno 1807
Pio VII accordò la sua protezione all'i
cartiera fabbricata in Jesi dal conte Pal-
panti; fece terminale il grande sperone al
Colosseo j fu benefico colla ripristinala
Accademia deJ Lincei j emanò provviden-
ze sulla vietata estrazione deli' olio, sul-
l'amministrazione de' beni commutativi
non alienati, e sulla liquidazione de'de-
biti delle comunità dello stato; fece tor-
nare a festa di precetto quella di s. Mi-
chele arcangelo , e protestò contro l'e-
sportazionearmata inFi ancia degli ogget-
ti d'arte della villa Borghese, venduti dal
principe, dicesi, per i4 milioni di franchi.
Nel 1 808 la persecuzione francese di-
venne più manifesta e crudele; forza a-
perta e occulta, corruzione, tutto fu po-
sto in opera a danno della Chiesa e del
saio dominio temporale, da un principe
ambizioso e potente. Fu presentato al Pa-
pa quell'ultimatum che riportai a Fran-
cia, con novelle esigenze da non potersi
affatto ammettere , altrimenti Alquier
sarebbe partito, occupato il Perugino ed
PIO
unito alla Toscana, parte della Campa-
gna incorporata al regno di Napoli, si sa-
rebbe iu perpetuo perduto il rimanente
dello stato e Roma, ed ogni speranza di
accomodamento svanì. Subito le minac-
ce si verificarono, ed al modo narrato a
detto articolo e al voi. XX, p. 20 e seg.
(ove dissi quanto dispiacque a Pio VII
la Gazzetta romana fatta dai francesi,
e diedi un cenno de' loro successivi gior-
nali e di quanto riguarda l'amministra-
zione francese sino al i8i4)j d general
ISI iollis con inganni e dicendo di andare
a Napoli, a'2 febbraio occupò Roma colle
truppe francesi di circa 6000, e pose otto
cannoni con tra la porta del Palazzo Qui-
rinale residenza del Papa, che senza effèt-
to protestò a mezzo del segretario di sta-
to cardinal Casoni, rispondendosi con pre-
testi ; ma di tutto con notificazione Pio
VII ne informò il pubblico, ed inviò so-
lenne protesta al sacro collegio della mi-
litare occupazione e lesione della sovra-
nità temporale della s. Sede, chiamando
Dio in testimonio e 1' universalità delle
genti ; facendo la descrizione delle insi-
dieeseriedi pretensionidel governo fran-
cese, le più ingiuste e ripugnanti alla co-
scienza del capo della Chiesa, che onni-
namente si voleva fuori di Roma e lon-
tano dai suoi sudditi e dalla sua sede. Dal
giorno dell'occupazione il Papa fece in-
formare ciascun ministro diplomatico del-
lo stato delle negoziazioni, avvertendoli
che d' ora in poi avrebbero ricevuto co-
municazione di qualunque atto, come fu
eseguito, protestando intanto solenne-
mente contro 1' occupazione de' suoi do-
mimi. Miollis prese alloggio nel palazzo
Doria. Pio VII nel ricevere a'3 febbraio
Alquier e Miollis, loro dichiarò ch'egli si
considererebbe come prigioniere, fioche
le truppe fossero in Roma, e che nessun
negoziato era più possibile in questa cir-
costanza ; nondimeno agli 8 ricevette gli
uffiziali dello stato maggiore. Avendo il
Papa cessato di fare le ordinarie sue pas-
seggiale al di fuori del suo palazzo, si io-
PIO
ce una legge di non più uscirne, finche
in Roma si trovassero truppe .si laniere,
e costantemente l'osservò. La salute del
cardinal Casoni avendo date vive inquie-
tudini, il Pontefice nominò pio-segreta-
rio di stato nello stesso febbraio il car-
dinal Giuseppe Doria, il quale per rimuo-
vere qualunque insulto o danno ai fran-
cesi, subito emanò il divieto del Carne-
vale, cbe non fu celebrato neppure nel
seguente anno. A.' 24 febbraio V amba-
sciatore Alquier non ottenendo conces-
sione alcuna dalla corte di lloma, doman-
dò i passaporti, ed accreditò come inca-
ricato d'affari Lefebvre suo segretario di
ambasciala , il (piale nelle sue relazioni
diplomatiche dimostrò gentilezza e ri-
guardi, ed il vivo desiderio di conciliare
le cose; ma ben presto egli pure ebbe or-
dinedi lasciare Roma, ove il general Miol-
lis rimase padrone della polizia del pae-
se, e poi incorporòallesue le milizie pon-
tificie. Pei rovesci che provavano le ar-
mi francesi in Ispagna , a Roma furono
arrestati il ministro Vargas, e i due u-
ditori di rota spagnuoli Gardoqui e Bar-
daxy, come reputati nemici del governo
francese. S'intimò ai cardinali napoleta-
ni Pignattelli, Sai uzzo, Caracciolo e R.uffo
Scilla, di recarsi in Napoli a giurare fe-
deltà e ubbidienza a Giuseppe Napoleo-
ne, ma il Papa lo impedì e con allocu-
zione al sacro collegio lo animò ad esse-
re costante ne'suoi doveri, affrontando i
patimenti e le persecuzioni. Le violenze
francesi vieppiù progredirono, spoglian-
do il governo dell'amministrazione della
giustizia, e de'suoi attributi e sovranità:
Pio VII su tutte protestò, come fece del-
le successive.
Nel marzo furono colla forza portati
a Napoli i detti cardinali, ed intimato di
partire da Roma per le loro patrie ai
cardinali italiani Giuseppe e Antonio Do-
ria, Somaglia, Roverella, Braschi, Scot-
ti, Lilla, DugnauijGailefh e Crivelli, co-
me nativi de'doniinii uniti alla Francia.
Laonde al primo Pio VII sostituì il cai-
PIO i3j
dina! Gabrielli 3 nella carica di pio-se-
gretaiiodi stato, a'27 marzo. Non volen-
do il Papa condiscendere alla lega offen-
siva e difensiva colla Francia e ritenen-
dosi intimala la guerra, il legato partì da
Parigi e Lefebvre da l'ionia. Nell'aprile
i francesi di forza entrarono nel palazzo
Quirinale, occuparono i quartieri de'cd-
potori e delle guai die nobili, ed intima*
rono agli svizzeri dover dipendere dal lo
ro generale; indi imprigionarono il go-
vernatore di Roma Cavalchini, e lo tra-
dussero alla fortezza di Fenestrelle. In-
tanto il governo imperiale prese posses-
so delle provincie d'Urbino, d' Ancona,
di Macerala e di Camerino, e le dichia-
rò irrevocabilmente riunite al regno d'I-
talia, per decreto di Napoleone de'2 a-
prile, eseguito l'i 1 maggio. Continuò Pio
VII ad energicamente reclamare e pro-
testare, sempre inutilmente confutando
le asserzioni le più impudenti, false e con-
tradditorie, usate dai francesi per giu-
stificare le usurpazioni e gli oltraggi. In
oltre inviò ai vescovi delle provincie pon-
tifìcie del regno italico, una istruzione ri-
guardante il giuramento, le case religio-
se, l'immunità ecclesiastica, con oppor-
tune facoltà; più una lettera con ordini
circa la clausura, [' amministrazione dei
beni delle comunità religiose, esortandoli
a difenderei diritti della Chiesa, ed a non
prestare il giuramento illecito, di che e
della deportazione di molli vescovi par-
lai a quell'articolo. Nel palazzo Quirina-
le i francesi arrestarono il cardinal Ga-
brielli, misero il sigillo alle sue carte e lo
deportaronoa' 18 giugno. Pio VII dichia-
rò allora pro-segretario di stato il cardi-
nal Pacca, che malgrado de'suoi princi-
pi! moderati non era in favore presso i
francesi: egli in fatti avea accettato il mi-
nistero per resistere e morire coraggio-
samente, e la sua condotta venne altamen-
te approvata dal cardinal Consalvi. Quin-
di i francesi deportarono ancora il pre-
lato Riganti segretario di consulta, e po-
sero in Castel s. Angelo il benemerito li-
i 36 PIO
scale generale Barberi, Caccili vice eco-
nomo della fabbrica ili s. Pietro, e Ruf-
(ini luogotenente dell'A.C; più fu impo-
sto al prelato governatore di Viterbo di
impedire 1' accesso a Roma degli eccle-
siastici. Agli i i luglio Pio VII pronun-
ziò ai cardinal? in concistoro, che dopo il
16 marzo non avea più adunato, la cele-
bre allocuzione nella quale fece il raccon-
to di tutte le ingiurie ed usurpazioni fat-
te dai francesi; vi protestò colla consueta
inalterabile fermezza, dichiarando essere
pronto a subire il sagrifizio di sua vita
pei doveri inerenti alla sua dignità. Frat-
tanto Napoleone nominò il fratello Giu-
seppe re di Spagna, ed il cognato JMurat
re di Napoli, ingiungendo al Papa di ri-
conoscerli. In questo tempo dimorando
Ferdinando IV in Sicilia, spedi segreta-
niente una scialuppa a Fiumicino per
prendere Pio VII e condurlo sopra una
fregata inglese ; ma il Pontefice non ac-
consentì a rendersi fuggiasco, ed il car-
dinal Pacca con savie osservazioni lo rin-
francò nel nobile rifiuto. Questi gover-
nava lo stalo con molta calma , quando
a'6 settembre si presentò al cardinale un
uffiziale, intimandogli la partenza per
Benevento sua patria , sotto pretesto di
aver pubblicato notificazione che poteva
recare ostacolo agli arruolamenti fatti dai
francesi. Il cardinale protestò che non par-
tirebbe senza gli ordini del santo Padre,
cui per mezzo d' un biglietto partecipò
l'avvenuto. Nel medesimo istante Pio VII
pieno di collera corse negli appartamen-
ti del cardinale, ed ingiunse all' ulliziale
che dicesse a Miollis, d' essere stanco di
soffrire tanti citrali ed insulti: che ben
capiva dove tendevano tante violenze; che
gli si volevano togliere ad unoad uno tut-
ti i ministri, per impedirgli l'esercizio del
suo ministero apostolico e de' diritti del-
la sovranità:comandò al cardinale di non
ubbidire ai pretesi ordini e di seguirlo
nelle sue camere per essergli compagno
nella prigionia, e presolo per la mano ve
io condusse. In pari tempo Pio VII ordinò
PIO
alla guardia svizzera di non lasciar entra-
re in palazzo qualunque soldato francese.
Dopo questo clamoroso e significante
fatto, il governatore imperiale altro non
pensò, che ad impadronirsi della persona
del Pontefice per allontanarlo da Roma.
I ministri esteri al solito furono istruiti
dell'accaduto, per parteciparlo alle loro
corti; ma dolenti e freddi, quello d'Au-
stria Lebzeltern manifestò mn<™ior im-
pegno, e Vargas di Spagna rispondeva
con coraggio generoso. Però con la forza
dovè partire da Roma il cardinal Anto-
nelli decano del sacro collegio, ed il pro-
governatore Arezzo; fu bloccato di trup-
pa il palazzo Quirinale, traducendosi al
comandante di piazza chi ne usciva, per
soggiacere a rigorose ispezioni. Con que-
ste ed altre violazioni del dirittodellegen-
ti , ed annunzi di nuovi sdegni e prote-
ste, prosegui e terminò il 1808. Non si
deve tacere che Pio VII emanò provve-
dimenti per impedire l'infezione schiavi-
na, eh' erasi sviluppata nelle pecore, e
quella delle locusteche desolavano alcu-
ne tenute dell'agro romano; e che gli af
fari ecclesiastici col resto dell'Europa, per
quanto era possibile, aveano proseguito
il loro corso. In diverse epoche istituì nel
1808 le seguenti sedi vescovili: ai 1 7 feb-
braio con la bolla Supremo pastorali,
quella di Monlauban, cit. Bull. p. 253;
agli 8 aprile con la bolla Ex debito pasto-
ralis} p.282,lesedi di Nuova- Forck, Fi-
ladelfia _, Boston e Bards-Town in Ame-
rica, dichiarandole sulfraganee di Balli-
more che elevò ad a rei vescovato col la bol-
la Pontifìcii muneris, p. 280. A'c) aprile
istituì il vescovato di Versailles^ e nello
stesso annoquello di Louis ville, Lodovico-
politana seu Luvisvilleu negli Stati Uniti
dell'America settentrionale nel Kenlu-
chy, capoluogo della contea di Jefferson
sulla riva sinistra dell'Ohio, in situazione
deliziosa ed elevata, chiamata la Città di
Luigi. E' grande, regolare, commerciale
con fabbriche e grande opificio di mac-
chine a vapore; con edilizi di buona ai-
IMO
chUetlnrn, come il palazzo di giustizia;
Ila tre chiese, collegio e stabilimenti d'i-
bliii/iniie: il bel catiiile di Louisville-Port-
LiudCaiKil, da ultimo annientò la sua
importanza, l'io VII ne fece i ,° vesco-
vo il venerando, zelante e insigne Bene*
detto Giuseppe Flaget, come di Bards-
Town; Gregorio XVI , che ricevette i
di lui personali omaggi, gli diede in coa-
diutore a'21 marzo i832 mg. r Guidone
Chabrat vescovo di Bolena in parlibus,
che gli successe: al presente n' è vescovo
mg.r Martino Spolding fallo vescovo Len-
gonense in parlibus a' q maggio 1848,
succeduto per coadiutoria agli 1 1 feb-
braio i85o. In quest'anno elevando Pio
IXlasededi Cincinnati in arcivescovato,
tra le suffraganee vi comprese Louisvil-
le. Valga questo cenno ali 'om missione del-
l'omonimo articolo; fino al i847>incui
pubblicò il nome di questa sede le No-
tizie di Roma, generalmente se ne igno-
rava l'esistenza, anche perchè governala
già dal vescovo di I3ardsTown,col quale
si è compenetrata.
Il Papa in occasione delle buone feste,
imperturbabile ricusò di ricevere il ge-
nerale Miollis ed il suo stato maggiore.
Incominciò il 1809 con dichiarare Na-
poleone ai suoi agenti, e nel modo il più
virulento contro la dignità pontificia, che
se Pioma dasse i cerei benedetti per la Pu-
rificazione, si rifiutassero, non avendone
mandato nello scorso anno, e che altret-
tanto facessero i re suoi parenti : Ortoli
agente consolare in Roma comunicò l'or-
dine ricevuto al governo papale. A' 1 7
maggio, dal campo imperiale di Vienna,
Napoleone con decreto riunì tutti gli stati
del Papa all' impero francese; dichiarò
Roma città imperiale e libera; che una
consulla dovea prendere il possesso di
detti stali, perchè vi potesse essere or-
ganizzato il regime costituzionale pel i.°
gennaio 1810, la quale consulta doveva
dipendere dal ministro delle finanze. Fu
fallo presidente della consulta Saliceti, e
prefetto del dipartimento di Roma Tour-
PIO i37
non. Miollis circospetto e moderato, non
persecutore di natura, ma puntuale ese-
cutore degli ordini, a' 1 o giugno due ore
avanti mezzodì, allo sparo de'cannoni di
Castel s. Angelo, fece abbassare lo stem-
ma pontificio e inalberare la bandiera
francese; nello stesso tempo a suono di
trombe pubblicò in tutti i quartieri della
città il decreto che comandava la riunio-
ne all'impero, di tutto quello che ancora
rimaneva degli stati romani. Uditosi ciòda
Pio VII e dal cardinal Pacca, esclama-
rono : Et con^um Hiatus est. Il Papa pre-
vedendo questi ed altri estremi mali, avea
fatto compilare dal cardinal di Pietro e
principalmente dal p. Fontana suddetto,
la bolla di scomunica, di cui parlai a Fran-
cia, onde nello stesso giorno la fece pub-
blicare in modo cosi straordinario, che
sbalordì il generale ed i romani, a mezzo
di Lorenzo Mengacci e figli con s'ingoiar
coraggio, onde furono poi ben ricompen-
sati anche con appalli. Nella notte i me-
desimi l'affìssero ne'luoghi soliti e nelle
tre basiliche patriarcali, senza che la po-
lizia lo penetrasse. Un trasunta delia bol-
la fu pure affisso all'esterno di molte chie-
se di Roma. Contemporaneamente alla
fulminata bolla di scomunica, Pio VII
pubblicò un breve, in cui riprovò lo spo-
glio della sovranità temporale, cui è stret-
tamente legata l'iudipendenza spirituale;
disse che la fiera persecuzione non fu pro-
vocata, e perciò protestò contro lo spo-
glio, rigettando qualunque assegnamento
si volesse fare a lui ed ai cardinali. 11 Pa-
pa dopo quesli atti, si chiuse più che mai
colle più grandi precauzioni nel suo pa-
lazzo, le cui porte erano occupale dalla
guardia svizzera. Nella bolla di scomuni-
ca, Napoleone non fu direttamente nomi-
nato, ma vi era compreso siccome uno dei
fautori di tanti spogli, che la s. Sede avea
solì'erti, anzi vi fu designato a tratti abba-
stanza chiari. Napoleone si scagliò con in-
vettive contro la scomunica e uè fu sensi-
bilissimo, non ostante la sua indifferenza
religiosa. Temeudosi ad ogni istante nel
i38 PIO
palazzo apostolico che venisse arrestato il
Pupa, nella notlesi vegliava, perchè non
l'osse sorpreso, sulla torre presso il por-
tone. Dall'altro canto Miollis temeva che
l'io VII potesse uscire vestito de'suoiabi-
li papali, per tentare una rivoluzione in
suo favore. Napoleone con sua lettera or-
dinò al general francese Radei, coman-
dante la gendarmeria in Toscana (già ca-
nonico penitenziere d'una cattedrale di
Francia, secondo Pistoiesi), di recarsi a
Roma. Miollis gli manifestò le sue inquie-
tudini, per la generale fermentazione che
metteva a sommo rischio i francesi in I la-
lia, ove l'imperatore guerreggiando sulla
sponda del Danuhio non poteva inviar-
\i aiuto di truppe, e che altro non gli ri-
maneva per ristabilire la calma, se non
che allontanare da Roma il Papa: quin-
di come generale governatore era ornai
determinato a far eseguire il rapimento
del Pontefice e l'arresto del cardiual Pac-
ca, e di averlo scelto per si importante
operazione. Iiispose Radet,che un atto di
tal natura uou poteva eseguirsi senza or-
dini superiori dati in iscritto, seuza ma-
ture riflessioni, e soprattutto senza trup-
pe. Soggiunse Miollis che subitosi prepa-
rerebbero ordini e truppe, ma bisogna-
re occuparsi delle convenienti disposizio-
ni, in maniera di evitare sino il sospetto.
Radet si ritirò vivamente agitato per ta-
le impresa, e chiuso nella propria abita-
zione per pensare ai mezzi opportuni, si
trovò nella dura alternativa, o di non a-
vere riguardo a'dirilti più sacri, ovvero di
violare i giuramenti colla disubbidienza.
Giunte alcune truppe napoletane in Ro-
ma e ricevuto Radet 1' ordine in iscrit-
to da Miollis, d'arrestare il cardinal Pac-
ca, ed il resto un guazzabuglio di can-
cellature e sostituzioni, iu cui era detto,
che in caso di opposizione dalla parte del
Papa si arrestasse ancor egli, e condurli
ambedue per la posta a Firenze, si de-
cise di eseguire il mandato. Quanto pre-
cedette, accompagnò e segui sì enorme
sacrilego attentato, oltre il Pistoiesi, lo
PIO
narra con mirabiledettagliol'Artaud nel
cap. 58, anche coll'autorità delle Memo-
rie scritte dal cardinal Pacca, e della re-
lazione che lo stesso R.adet poi diresse a
Pio VII a' i 2 settembre 18 i4- Di questo
grave punto ne diedi un cenno ne' voi.
XXVI I, p. 124, XLV1I, p. 2o3, dicen-
do pure, che forse la determinazione del
rapimento del Papa la provocò Murat,
quindi Napoleone l'ordinò genericamen-
te a Miollis, il quale credette la misura
indispensabile per la quiete e si servi di
R.adet, che l'esegui con quelle disposizio-
ni dette ai citati luoghi. Però da un do-
cumento posteriore pubblicato dall' Ar-
taud nel t. 2*, cap. 33 della Storia di Pio
Vili, risulta : che Murat investito di po-
teri straordinari nell'Italia meridionale,
duratitela campagna del 1809, edell'alta
polizia sugli stati romani, temendosi del-
le cospirazioni e de'vesperi siciliani in Ro-
ma, scrisse a Miollis, che se la presenza
del Papa era un ostacolo reale, bisogna-
va allontanarlo, per neutralizzare l'in-
fluenza ch'egli esercitava sullo spirito dei
romani. Quindi Miollis decise di far par-
tire Pio VII. Che giunto in Toscana, la
principessa Elisa sorella di Napoleone,pei
dubbi eventi della guerra., affrettossi di
dirigerlo in Alessandria; da dove il prin-
cipe borghese cognato dell'imperatore,
poco sicuro dell'opinione del Piemonte
che governava, l'inviò a Grenoble, per at-
tendervi le disposizioni di Napoleone, il
qualequando seppe l'operalo, beuchè non
l'avesse comandato, approvò la determi-
nazione presa da Miollis. All'esecuzione
dell'orribile misfatto si stabib la notte del
5 al 6 luglio, con la coadiuvazione dei
birri e di alcuni infami romani malcon-
tenti, noti per la loro avversione al go-
verno pontifìcio ed armati, essendo gui-
da principale per l'assalto del Palazzo
Quirinale Francesco Rossola, già facchi-
no di esso e condannato a morte quale
ladro di mg.r braga. Disposte le cose e
fatto centro di operazione il quartiere del-
ia Pi lotta, Miollis si portò a vederne l'è-
PIO
.silo in una casa del vicino giardino Co-
lonna, e Radet si avanzò al palazzo, do-
po aver mandato a custodire le porte del-
le chiese de'contomi, per impedire il suo-
no delle campane a martello. Spuntava
il giorno quando con fiaccole accese e sca-
le, un drappello d'uomini scalò le mura
presso il pollone della Panetteria pro-
pinque al giardino pontificio; altra ball-
ila condotta dal colonnello Siry coman-
dante di piazza, salì per le finestre delle
camere rispondenti verso la chiesa di s.
Andrea, sfasciandole a colpi di accetta; e
Kadetcon buon numero di soldatesca cer-
cò l'ingresso pel portone grande del pa-
lazzo, che gli fu aperto da Siry, già pe-
netrato nel cortile.
Allora Radet riunite le sue truppe, si
mise alla loro testa e disperse un drap-
pello di gente che nel cortile sembrava
voler fare resistenza, mentre parecchi del-
l'esecrabile con) iti va andavano esploden-
do i fucili pei corridoi per intimorire i pa-
latini e impedire resistenza. Quindi Ra-
dei montò le scale e di appartamento in
appartamento, gettando a colpi di accetta
tulle le porte chiuse, pervenne alla sala
del trono, ove trovò /\.o svizzeri col ca-
pitano, cui intimò posare le armi, il che
fecero secondo l'istruzione precedente-
mente avuta. Proseguendo il cammino,
alla fine del passetto, ora anticamera se-
greta, cou sorpresa si trovòalcospeltodel
Papa circondato dalla sua corte, nella ca-
mera d'udienza illuminata, Radet con-
fessa che fu colpito da stupore e da santo
rispetto, nella più penosa situazione, non
essendosi preparato a tanta inesprimibile
impressione, prodotta dal complesso delle
circostanze e da Ila duplice dignità che rav-
visava in Pio Vii. Ripreso coraggio, fece
allontanare la truppa in detta sala e pel
palazzo mandò pattuglie, oltre i birri che
vi si erano introdotti; ed imbarazzalo sul
paitito da prendere, spedì subito il Car-
dini toscano e maresciallo de 'suoi gendar-
mi, aaliollis, per significargli ch'era alla
presenza del Papa, ma non avea potuto
PIO ]3;)
giungere sino al cardinal Pacca che non
conosceva, perciò attendere nuovi ordi-
ni, che furono di assolutamente arrestare
il l'ontelìce ed il cardinale, indi condurli
fuori di Uuma immediatamente a teno-
re del concertato. 11 cardinale era stato
avvisato dal cameriere die i francesi era-
no entrali in palazzo, onde pel nipote Ti-
berio, poi governatore di Roma-, fece sve-
gliare Pio VII, indi visi recò egli stesso,
col cardinale Desvuig (che con altri col-
leghi anteriormente erasi rifugiatone! pa-
lazzo), il quale confermò il Papa nel co-
raggio, oltre qualche prelato palatino, fra
i quali il maestrodi camera Doria, e Pao-
lino Maslai-Ferretti sotto segretario dei
memoriali (zio del Papa che regna, che as-
sunse il nome di Pio VII come suo prede-
cessore nella sede d'Imola), ed alcuni al-
tri famigliari pontifìcii ed uftìziali e scrit-
tori della segreteria di slato, come l'ab.
Mauri: tutti questi circondavano il Papa,
che si portò avanti al tavolino e quasi nel
mezzo della stanza, vestito di mozzetta e
stola, essendosi voluto porre in petto il
suo Crocefisso e nel dito l'anello con cui
morì Pio VI (il quale avea disposto che si
dasse al suo successore), donatogli dalla re-
gina Maria Clotilde, che lostessoPio VII
asea dichiarato venerabile. Intanto Radet
avendo fatto entrare nella camera, senza
cappello e riverenti, di versi ufiìziali e sot-
t'ufliziali de'gendarmi e di altre armi, con
i o 3 ribelli romani, chea veano condotte
e dirette le scalate, dopo il silenzio pro-
dotto dallo sbalordimento, pallido e con
voce tremante, disse al Papa » cheaveva
una commissione disgustevole e penosa,
ma cheavendo fatto giuramentodi fedeltà
e di ubbidienza all'imperatore non poteva
fare a meno di eseguirla; che per parte
adunque dell'imperatore doveva intimar-
gli di rinunziare alla sovranità temporale
di P«.oma e dello stato,e che non prestando-
si a ciò, avea ordine di condurlo dal gene-
rale Miollis, il qualegli avrebbe indicato il
luogodella sua destinazione". 11 Papa sen-
za scomporsi, con voce ferma e in tuono
i4o pio
pieno di dignità gli rispose a un dipres-
so così. « Se ella ha creduto di doverese-
guire tali ordini dell'imperatore pel giu-
ramento fattogli di fedeltà e d'ubbidien-
za, s'immagini in qual modo dobbiamo
noi sostenere i diritti della s. Sede, alla
quale siamo legati con tanti giuramenti!
Noi non possiamo cedere né rinunziare
quello che non è nostro (altro testimonio
oculare, poiché questo racconto lo desu-
mo da quello del cardinal Pacca, asseri-
sce che il Papa dicesse: Noi non possia-
mo, non dobbiamo e non vogliamo). 1 1 do-
minio temporale è della Chiesa romana,
e uoi non ne siamo che gli amministra-
tori. L'imperatore potrà farci a pezzetti,
tua non otterrà mai questo da noi. Do-
po tutto quello peraltro che avevamo fal-
lo perlui, non ci aspettavamo questo trat-
tamento". Santo Padre, disse allora il ge-
neral Radet, so che l'imperatore le ha
molte obbligazioni. Più di quello ch'ella
sa, riprese il Pontefice in un tuono al-
quanto risentito: poi continuò, e dobbia-
mo andar soli? Il generale soggi unse : Vo-
stra Santità può condurre seco il suo mi-
nistro il cardinal Pacca; il quale inter-
pellalo Pio VII che ordinasse, ed avuta
l'affermativa, nella camera contigua as-
sunse gli abiti cardinalizi, guardato a vi-
sta da due uflìziali.
Intanto il Papa fece di proprio pugno
la nota delle persone che desiderava Io
accompagnassero, ed ebbe qualche collo-
quio col Radei. Mentre il santo Padre
rassettava alcuna cosa nella stanza, Ra-
det gli disse, non dubiti che non si toc-
cherà cosa alcuna; ed il Papa replicò:
Chi non prezza la propria vita, molto
meno cura la roba. Quindi losolleeitòalla
partenza, senza dar tempo agli aiutanti
di camera di mettere in una valigia qual-
che poco di biancheria. Fra'gendarmi, i
birri ed i sudditi ribelli, passando sui
rottami delle porte gittate a terra, seguito
per un tratto dai suoi, Pio VI I si recò al
carrozzino o bastarda di Radet, e vi asce-
be col cardinal Pacca, essendo circa Icore
PIO
4 del mattino. Dal suo lato la persiana
era inchiodata, ed un gendarme chiuse
a chiave i due sportelli; il generale col
Cardini si posero nella parte davanti e-
steriore del carrozzino. Uscito questo dal
portone grande, il Papa benedì la trup-
pa numerosa e schierata sulla piazza, ve-
nuta di Napoli poche ore prima, e la sua
diletta Roma. La carrozza accompagnata
dai gendarmi prese la direzione di Por-
ta Salara e fuori di questa fece il giro del-
le mura lino a Porta del Popolo, ch'era
chiusa come tutte le altre, incontrando-
si per la strada brigate di cavalleria. Ivi
si trovarono pronti i cavalli di posta, e
mentre si attaccava ao, il Papa dolcemen-
te rimproverò Radet, della menzogna det-
ta di condurlo da Miollis, e si lagnò del
modo violento cui Io faceva partire, sen-
za seguito, sprovvisto di tutto. Il genera-
le rispose che ben presto lo raggiunge-
rebbero alcuni di quelli che avea stabi-
lito nella nota col necessario equipaggio,
e ad accelerarlo spedì un gendarme a
Miollis. Radet rivoltosi al cardinale, si di-
chiarò assai contento che tutto fosse riu-
scito pacificamente e senza alcun ferito :
ma che? rispose il cardinale, eravamo for-
se in una fortezza da fare resistenza? Il
Papa si trovò nella borsa un papelto os -
sia 20 baiocchi, che fece vedere a Radet
come avanzo del principato, e i5 baioc-
chi mostrò il cardinale: a questi poi ri-
volto, con aria di compiacenza, si lodò
della pubblicata scomunica , altrimenti
ora come si farebbe? Perle misure pre-
se dal Miollis, i romani non seppero su-
bito il rapimento del Papa, ma venuti
in cognizione dell'esecrabile fatto, pene-
Irati da profonda costernazione, si vide-
ro incedere taciturni per le strade e co-
municarsi dolentissimi la trista notizia.
Nella seguente uotte in nome di Pio VI I
fu aflìssa in Roma una commovente sua
notificazione, che può riguardarsi come
l'addio d'un amoroso padre, che nel di-
vidersi dagli amati figli, li benedice e in-
vita a pregare per lui. Abbiamo una Rda-
PIO
n'fiwms. deH'assalloescalata data al Qui ■
i'i uà le, ed imprigionamento di Pio VIF,
che quanto alla sostanza, avendone profit-
tato, corrisponde al narrato,e sembra che
il Pistoiesi l'abbia avuta in mano quan-
do scrisse la f' ila di Pio P IL Da tale re-
lazione si rileva, che la forza impiegala
da Radei fòsse di quasi 1000 uomini., che
gli scellerati traditori, sedicenti patriot li,
icui nomi sono riportati, furono circa 6(>,
compresi alcuni statisti e diversi benefi-
cati dal governo, qualche sacerdote, mol-
ti della guardia civica organizzata dai
francesi, coi loro nobili capi: inoltre vi
si legge, che dopo l'empia cattura, Mio!»
lis disse a'suoi ufliziali: licenziate questa
canaglia. Egli notificò a Napoleone l'ese-
cuzione degli ordini ricevuti e la tran-
quillità di Roma, non senza falsità, fra le
quali, che il Papa erasi difeso con barrica-
te e trasformato il palazzo in fortezza! on-
de giustificare la effettuata risoluzione.
Giunta la carrozza alla stazione della
Stolta, i postiglioni che l'aveano condot-
ta, al Papa genuflessi e lacrimanti do-
mandarono la benedizione, che ricevero-
no colle parole: Coraggio, figli miei, co-
raggio ed orazione. Indi il viaggio cele-
remenle seguì, colle cortine tirale a pre-
ghiera di Radet, per timore che le popo-
lazioni si accorgessero del rapimento, e
con gravissimo incomodo del Papa; que-
sti col cardinale discese alla meschina lo-
canda di Radicofani, un'ora avanti mez-
zanotte, ove pernottarono dopo una ce-
na frugale. Radet scrisse a Miollis la re-
lazione del viaggio, e come il Pontefice
era stanchissimo, con un po'di dissente-
ria e di febbre ; rimarcò il suo animo de-
bole, rinvigorito dal cardinal Pacca, che
lo rese ostinato a non cedere gli stati della
Chiesa. Nella mattina il generale voleva
subito partire per la certosa di Firenze,
ma Pio VII si oppose, volendo ivi atten-
dere i suoi domestici, come sprovvisto di
tutto e persino degli occhiali; fortunata-
mente con sua gran consolazione, qual-
che ora dopo mezzodì, giunsero duecar-
PIO \\\
rozze eo'prelali Dori a, Pacca nipote del
cardinale, e Soglia cappellano segreto e
maestro di casa particolare, ili. aiutali-
te di camera Moiraghi, il chirurgo Cec-
cariui, il cuoco Targhi ni, lo scopatore se-
greto Palmieri ed il sediaro Cotogni. Tra
le ore 607 della sera del 7 luglio il
Papa partì da Radicofani col suo segui-
to , mostrando per lutto le popolazioni
toscane fervorosa divozione, e pel sanese
pervenne a Poggihonsi, ove ebbe luogo
la stazione dell'albergo nelle ore più co-
centi. Alle 3 dopo mezzodì parli per Fi-
renze , in mezzo a popolo immenso che
implorava la benedizione; ma a poca di-
stanza dalla porta, per negligenza de' po-
stiglioni, la carrozza ribaltò con grande
impeto, una iota si ruppe e la cassa sbal-
zò in mezzo la strada. Il popolo accorse
soluto ad alzarla, e Pio VII sulle brac-
cia di esso ne discese e tranquillo montò
in quella del Doria : il generale fu lan-
ciato a gran distanza, in una frana piena di
animali immondi, restando ferito e con-
tuso. Verso un'ora di notte giunse alla
certosa, ove era stalo tenuto come in o-
slaggioPio VI, ricevuto alla porta da Le
cronsier luogotenente colonnello della
gendarmeria, permettendosi al solo prio-
re di accostarsi a complimentare il Papa,
prendendone la consegna da Radet che
qui finisce la sua relazione, da lui fatta per
conoscersi la verità dalle alterate descri-
zioni di altri. Egli cercò nell'adempimen-
to di sua missione di riuscire gradito a
Pio VII più che potè, per cui fece rap-
presentare in un quadro la partenza del
Papa da Roma , col proprio ritrailo in
attitudine del più profondo rispetto, in-
nanzi al suo augusto prigioniero. Questo
generale rimise a Napoleone V stuello
Pescatorio, dopo aver munito di sua im-
pronta alcuni atti che ne mancavano !
Nel voi. XXV, p. 43, indicai come poco
dopo Pio VII venne svegliato, e invita-
to a riporsi subilo in viaggio, ma per di-
sposizione di Miollis, senza il cardinale,
che l'avrebbe raggiunto in Alessandria,
i\->. IMO
cmI appena ehhe. tempo di domandare un
breviario al priore della certosa. Col san-
to Padre partirono i prelati Doria e So-
glia, e Moiraghi, scortato dai gendarmi
e dal general Mariotti, d'ordine d'Elisa
sorella di Napoleone pei motivi suindi-
cati. 11 viaggio. sino ad Alessandria du-
rò sette giorni, cioè dal q al i 5 luglio, e
) insci fecondo di commoventi episodi pel
Pontefice: presa la direzione di Genova,
figli i i giunse a Chiavari in casa Gri-
maldi, come si fermò alla Castagna, luogo
di campagna degli Spinola, 3 miglia da
Genova, ove al Mariotti subentrò Boisard,
altro comandante della gendarmeria. In
due lettighe entrarono il Papa e Doria,
gli altri proseguirono il viaggio a piedi
sino al mare. Là giunti montarono tutti
a bordo d'una feluca, e all'alba si trova-
rono a s. Pietro d'Arena ; quindi presa
la via della Bocchetta, per Campo Mo-
rone e Novi giunsero in Alessandria, ac-
colti dalla famiglia Castellani, che pro-
digò a Pio VII delicate cure, mentre an-
datagli scemando quella specie di febbre
nervosa convulsiva, che 1' avea assalito
dal primo giorno del suo arresto. Al car-
dinal Pacca non fu dato di aver comuni-
cazione col santo Padre, come che guar-
dato con gran rigore, cui raggiunsero in
Alessandria gli altri famigliari che Miol-
lis avea fatto partire a compimento del
suo seguilo, cioè, il medico Porta, il i.°
aiutante di camera Morelli, Paolo Cam-
pa imolese addetto alla floreria, ed il pa-
lafreniere Bertoni. Però non furono tutti
quelli designati da Pio \' li, e tra gli esclu-
si vi fu il pio sagrista Menochio suo con-
fessore, chiamato da Miollis uomo fana-
tico e facitore di miracoli. 11 principe
Borghese, per quanto ho già detto, or-
dinò che il Papa si conducesse a Greno-
ble, ricusando di essere il suo carceriere.
Dopo 3 giorni di fermata, il dolente
corteggio venne diretto alla volta di Mon-
dovi, in cui l'entusiasmo del popolo pre-
se un carattere grave pei suoi custodi, ed
esso vieppiù si aumentò avvicinandosi al
PIO
la Francia. Cambiati i cavalli presso To-
rino, il Papa pernottò a Rivoli, e giunto
alla cima del Mont-Cenis, nell'ospizio dei
monaci, col permesso del capo squadro-
ne Galliot,potè il cardinal Pacca baciar-
gli ia mano e trattenersi un quarto d'o-
ra. Proseguendo Pio VII con tre carroz-
ze il viaggio, a'20 luglio arrivò a Mont-
meillan, ultima città della Savoia, india
Lumpin,ove fu concesso al cardinale en-
trare nella sua carrozza sino a Grenoble,
donde fu separato e condotto alla fortez-
za di Fenestrelle, che separa il Piemonte
dal Delfìnalo: quanto inespugnabile, al-
trettanto orrida per la situazione, incle-
menza ed asprezza del clima; allora chia-
mavasi la Siberia d'Italia, essendo popo-
lato il suo villaggio da circa 800 abitan-
ti. Pio VII in questo tempo ebbe il con-
forto di sapere la cattolica intrepidezza
de' vescovi della Dalmazia in suo favore
e contro l'imperatore. A Grenoble par-
lai del soggiorno che vi fece il Papa, in-
contrato dalla guarnigione di Saragozza,
che vi stanziava prigioniera di guerra :
non fu dato al vescovo di ossequiarlo, e
due vicari generali del cardinal Fesch
gli fecero esibizioni d' ogni genere e gli
consegnarono 100 mila franchi in cam-
biali,con singolare gradimento di PioVIl.
Sempre accompagnato da Boisard, per
Valenza e Avignone , ove teneramente fu
festeggiato, come per tutta la Provenza,
a'4agostogiunsead Aix, indi passò a Niz-
za, ove narrai quanto gli avvenne, e fi-
nalmente a Savona in casa Santon e vi
dimorò 4 giorni. Nel dì seguente I' epi-
scopio venne sloggiato dal vescovoMng-
gioli, e dal governo fu posto a disposizio-
ne del Papa e del suo seguito; ma per pro-
prio usoglisi assegnò una camera ed una
piccola anticamera, e fu tenutocon som-
mo rigore , sempre però trattato lauta-
mente, e con corte decorosa, senza pro-
fittarne : alcuni di questi particolarie ri-
guardanti la cattedrale, come luogo sta-
bilito perla dimora del Papa, riportai nei
voi. XXI II, p. u6, XLI,p.276. L'Ai-
PI o
lauti dice, che si assegnarono 100 luigi
al mese a ciascuno de' famigliari ponti-
ficii ; e Pistoiesi in vece riferisce , che il
santo Padre vietò loro di accettare cosa
veruna di là del necessario. E vero die
si offrirono i 100 luigi ai famigliari, ma
questi nella maggior parte ricusarono ,
massime quelli che poi furono tolti dal
fianco del Papa, il quale si compiacque
di tale disinteresse. PioVII ricusò i 100
mila franchi mensili offertigli , ed il di-
rettore della posta gli portava le lettere.
Finché non gli fu vietato, si recò a visi-
tare il sanluariodella Madonna pocolun-
gè dalla città, limitandosi poi a passeg-
giare nella sua camera e nel contiguo giar-
dinetto; ed in tutto fu modello di pazien-
za e rassegnazione, poiché non si poteva
parlargli che in presenza del maire o del
capitano de'gendarmi. Iduecardinali Do-
ria andando a Parigi non poterono ve-
dere il Papa, che mentre benediceva nel-
la piazza il popolo, che da tutte le parti
accorreva a venerare il capo della Chie-
sa. Perciò la henedizione la compartiva
due volte il giorno; ogni mattina riceve-
va al hacio del piede circa 3oo persone.
Non gli si permetteva di scrivere, né di
parlare col vescovo di Savona, portando-
si la vigilanza anche nella notte; somma
poi era quella che si esercitava sui fami-
gliari pontificii.
Roma rimasta a vivere nel pianto, vi-
de precipitare fra le rovine le leggi di XIX
secoli, indi sciolto il tribunale della pe-
nitenzieria, abolitala dateria, distrutte le
congregazioni cardinalizie, e lutti i dica-
steri ecclesiastici, cui solevano spesso ri-
correre i fedeli, inviandosi a Parigi i pre-
lati de'nominati uffìzi, in un a tutti i su-
periori degli ordini religiosi , sparsi poi
in diversi luoghi della Francia in rilega-
zione. Gli Archivi del Vaticano e di Ca-
stel s. Angelo si riunirono agli archivi
imperiali di s. Dionigi j e quelli delle con-
gregazioni e tribunali mentovati si tra-
sferirono a Parigi. Gli arredi della digni-
tà pontifìcia ed il triregno donalo dal-
pio 143
l'imperatore, soggiacquero alla stessi sor*
le, aspirando Napoleone a formare nel-
la sua capitale il centro del cristianesi-
mo. Quali conseguenze ebbe il giuramen-
to che si esigeva dai vescovi e dagli ec-
clesiastici , come dai curiali e impiegali
pubblici, con la dichiarazione di Pio VII,
le narrai nel voi. XXXI, p. 199 e seg.;
mentre nel voi. XXV li, p. 125, dissi dei
decreti di Napoleone, quanto a Roma ed
ai Papi e cai disiali. Egli inoltre restrinse
le diocesi con abolire quelledè* vescovi re-
nuenti al giuramento, riunendolea quel-
le di chi lonven prestalo, ma i beni ven-
nero incorporali al demanio con quelli
delle abbazie soppresse: quindi vescovi,
parrocbi, canonici e altri ecclesiastici del-
lo stato pontifìcio, per non aver giurato,
subirono deportazioni, esilio e prigionie
in diversi luoghi d'I talia, Francia e Cor-
sica. Ai cardinali Di Pietro, Despuig, Ca-
soni,Del la Poi ta,Vi ncenti,Erskine e Con-
salvi,ch'erano rimasti in R.oma, fu ordi-
nato partire per Parigi entro 24ore,ove
avrebbero il trattamento de' cardinali
francesi. Al cardinal Di Pietro delegato
apostolico, successe il prelato de Grego-
rio poi cardinale : però il cardinal Caso-
ni fu il solo che potè restare in Roma e
vi morì più tardi. A Napoleone vincito-
re dell'Austria e di altri potentati, una
deputazione romana andò a fargli omag-
gio, dimentica del suo sovrano prigionie-
ro a Savona. Roma col suo dipartimen-
to era governata dalla consulta di stato,
composta di Miollis governatore generale
e presidente, di Saliceli ministro di Napo-
li, Degerando ministro del culto e del de-
manio , Jannet ministro delle finanze o
intendente del tesoro imperiale, Dal Poz-
zo ministro de'tribunali, e Balbo. L'Ar-
taud loda olire il governatore, i quattro
primi, e gli amministratori della giusti-
zia Gregory e Legonidec : soprattutto il
prefetto Touruoiiautoredell'interessan-
te libro ^ Studi statistici di Roma. Radei:
fu fatlo capo della polizia, e Fortia ebbe
l'amministrazione del collegio Urbano di
1 44 P « o
propaganda. La eletta consulta diviselo
stato romano , ridotto a circa 800,000
abitanti, in due dipartimenti detti de! Te-
vere e del Trasimeno , de' quali fossero
città principali Roma e Spoleto. Nel 18 io
il prelato de Gregorio venendo deporta-
to , nominò dejegato apostolico di Ro-
ma mg.r Domenico Anastasio pro-vice-
gerente di Roma. Nei voi. XLVIII, p.
2 9 5, e XLIX, p. 58, riportai clie in Ro-
ma, nell'assenza di Pio VII, la consagra-
zione degli olii e le ordinazioni le fece il
sagrista Menochio, tranne una volta ese-
guita da mg.r Carenzi. 1 sacerdoti della
cbiesa nazionale di s. Luigi de' francesi
astenendosi da Ile pubbliche preci per l'im-
peratore, avendole sospese la scomunica,
furono trasportati in Alessandria. Tut-
ta volta si osserva dall' A itancl, die nel bre-
ve che Pio VII scrisse nell'agosto pre-
cedente al cardinal Capraia, nel dichia-
rare che prega per l'imperatore onde ri-
torni a migliori consigli, gli pare che at-
tenui in qualche modo, ma senza debo-
lezza, il colpo che gli ha incontro scaglia-
to colla bolla di scomunica.
Continuava Pio VII ad opporre la sua
costanza alla forza, quandoNapoleone sen-
tilo il suoconsiglio intornoalla convenien-
za di nuove nozze, a vea domandato lama-
nodi MariaLuisaarciduchessa d'Austria e
figlia di Francesco I; ma l'arcivescovo di
Vienna richiese che prima il matrimonio
con l'imperatrice Giuseppina fosse dichia-
rato nullo in Parigi dall'ordinario e lo fu.
Al 1.° aprile a s. Claud si celebrò il ma-
trimonio civile e v'intervennero invitati
i 26 cardinali ch'erano in Parigi; ma nel
dì seguente alla cerimonia religiosa fat-
ta al Louvre, per non essere Pio VII in-
tervenutoalla dissoluzione del primo ma-
trimonio, si astennero di assistervi i i3
cardinali seguenti : Mal tei decano ( essen-
do morto Antonelli), Pignattelli, Di Pie-
tro, Saluzzo, Brancadoro, Gaietti, Oppiz-
zoni, Litta , Scolti , Gabrielli, Consalvi,
Ruffo Scilla e Somaglia. Napoleone ne fu
dispiacentissimo, ordinò che non s'invi-
PIO
tasserò più, tolse loro i sussidi, dichiarò che
vestissero rli nero e poi li esiliò in diver-
si luoghi della Francia. Questi furono
chiamati i cardinali nerira differenza dei
cardinali rossi che intervennero alle due
cerimonie del matrimonio, cioè Fesch,
Maury, Giuseppe Albani, Spina, Casel-
li, Cambaceres, Giuseppe Doria, Duglia-
ni, Fabrizio Rullo, Roverella, de Baya-
ne, Erskiue, e Capraia, il quale poi mo-
rì nel luglio in Parigi. Così la questione
del matrimonio di Napoleone divise Uss-
ero collegio, in cardinali che volevansi
allontanare dal Papa, ed in cardinali che
l'imperatore non vedeva più con piacere
intorno a sé. Questo punto lo toccai nei
voi. XXVII, p. 126, XXIX, p. i95. In-
tanto nel maggio all'eccellente cav. Leb-
zeltern, portatosi a Savona per ossequia-
re Pio VII e regolare alcuni affari reli-
giosi pegli stali dell'imperatore d'Austria,
fu permesso di trattare, per la parente-
la stretta tra le due corti imperiali. E-
gli fu ricevuto come un conforto , nello
stato di solitudine e desola/ione in cui era
il Pontefice. Lo trovò coslanle nella par-
ziale affezione verso il suo sovrano; gli
die alcune spiegazioni sul matrimonio
conchiuso per una pace durevole; lo in-
teressò occuparsi de' bisogni della chiesa
di Germania. Il Papa però rispose, che
gli pesavano sul cuore , ma come agire
senza libera corrispondenza, senza rice-
vere notizie, eccettuate le incerte del A/o-
nkeur che gli favoriva il suo custode ge-
neral Berthier, del quale, come di Cha-
brol prefetto di Montenotte., si lodò e chia-
mò soddisfatto; nulla volere, solo la li-
bertà delle comunicazioni co' vescovi e
co'fedeli; privo d'aiuti e costretto a crea-
re un segretario nella persona d' un fa-
migliare, pure aveadasèsolo spedito più
di 5oo dispense; si dolse della prigionia
del cardinal Pacca e del nipote, intera-
mente innocente, mentre avea fatto di
lutto per non esporlo durante il suo mi-
nistero, scrivendo da sé le proteste; co-
me ancorasi lagnò delle deportazioni dei
no
cardinali, prelati, vescovi, ed ecclesiasti-
ci secolari e regolari, e di non aver po-
tuto ottenere il suo confessore, i segreta-
ri de'brevi e lettere latine Devoti e Te-
sta, ed altri cari. Finalmenteconsegnò al
cavaliere un importante breve pel conte,
poi principe di Mettermeli. Intanto Na-
poleone, sempre chiamandosi il succes-
sore di Carlo. Magno (con l'erronea per-
suasionech'egli avesse da-to al Papa il do-
minio temporale, e perciò potere e vole-
re ritorglielo, ad onta che più volte pro-
curò d' illuminarlo il celebre Emery su-
periore di s. Sulp'rzio ), con 60 milioni di
sudditi, da otto a novecento mila solda-
ti e cento mila cavalli, forza che non eb-
bero gli antichi romani , padrone di Fran-
cia, di tutta Italia e di gran parte della
Germania, avendo dato quaranta batta-
glie e sparato cento mila colpi di canno-
ne in quella di Wagram, era sempre a-
gitato di veder Francia e Italia quasi sen-
za vescovi, per avere Pio VII dopo l'oc-
cupazione ricusato approvarli e dar loro
la canonica istituzione, anzi proibito che i
vescovi nominati dall'imperatore fossero
eletti vicari capitolari. Ma alcuni vesco-
vi nominati, cedendo agl'impulsi del go-
verno, si fecero investire dai capitoli col
titolo di amministratori spirituali e ne e-
sercitarono le funzioni : con sì scandalo-
sa condotta essi riconobbero la dignità
per la sola elezione dell'usurpatrice po-
destà temporale, reputandosi in tal mo-
do indipendenti dalla s. Sede. Quindi Na-
poleone aspirando alle prerogative del
pontificato, e a provvedere allesedi vacan-
ti senza l'istituzione canonica di Pio VII,
formò una commissione ecclesiastica e più
tardi convocò nel 181 1 un concilio na-
zionale a Parigi, ove brevemente lo de-
scrissi, e tentò trattative con Pio VII per
negoziare l'istituzione de' vescovi, senza
riuscita. Questo grave argomento lo trat-
tai pure nel voi. XXVII , p. 127 e seg.
ed altrove; narrando le offerte fatte da
Napoleone al Papa, ma inammissibili, co-
me le deputazioni di vescovi, e poi di car-
vol. un.
PIO 145
dinali col prelato Bertazzoli, fra'quali IÌO'
verellas che manifestò sentimenti di so-
verchia condiscendenza alle pretensioni
dell'imperatore. I cardinali strapparono
un breve, compilato dal Roverella, con
cui approvò il decreto del concilio di Pa-
rigi,benchèsenza un rappresentante pon-
tificio emanato, e sovvertivo d'uno de' pri-
mi diritti della Chiesa. Fortunatamente
il breve non fu accettato da Napoleone,
per diverse cose che non gli piacevano.
Alla biografia del cardinal di Pietro si
può vedere come Pio VII lo avea inve-
stito de'siioi poteri in Francia, e perchè
fu rilegato a Semur. La maggior parte
de' vescovi segretamente sdegnati dall'op-
pressione che si andava esercitando con-
tro il capo della Chiesa, gli restarono fe-
deli, e fecero tornare a vergogna e con-
fusione de' suoi nemici le vili manovre
impiegate da essi pel concilio, affine di
staccarli dal suo seno.
Pei brevi emanati da Pio VII contro
i vicari capitolari e per le dichiarazioni
sui giuramenti , da Parigi si ordinò se-
vero esame di tutte le carte de'famiglia-
ri pontificii. Mentre il Papa a'7 gennaio
181 1 era in giardino, si giunse a fate le
più accurate perquisizioni nelle sue ca-
mere; si ruppero i sigilli pontificii e le co-
se sequestrate si mandarono a Parigi ,
compresi i breviari e l'uffizio della Bea-
ta Vergine. Di tante insolenze Pio VII
si mostrò indifferente, ma gli si tolse il
modo di scrivere e si minacciò che in ap-
presso sarebbero visitate tutte le carte che
avrebbe ricevuto, su di che il Papa fece
rimostranze. Alcuni giorni dopo gli fu
svelto dal fianco il 2.0 aiutante di came-
ra Morelli, che dopo avere sostenuto va-
ri interrogatorii, venne mandato alla for-
tezza di Feneslrelle , indi a Parigi nelle
pubblichecarcerijincui restòsinoal 181 4,
e pei patimenti sofferti, poco sopravvis-
se al ritorno in Roma , morendo prima
dell'arrivo del Papa, per cui divenne 2.°
aiutante di camera il Palmieri. Agli 8
gennaio fu ancora arrestato Paolo Cam-
io
i4G pio
pa che serviva utilmente di amanuense
al Pontefice, sottoposto a costituti, indi
col Petroncini cameriere del prelato Do-
ria mandali a Viterbo; ma quando spe-
ravano rivedere in Roma le loro fami-
glie, Miollis li mandò ambedue a Fene-
strelle. A'3i gennaio 1811 il maestro di
camera Doria, che si supponeva godere
gran influenza, fu rilegato a Napoli; mg.r
Soglia che prestava al Papa interessanti
servigi, anche in qualità di segretario, il
chirurgo Ceccarini ed il palafreniere Ber-
toni, vennero mandali prigioni a Fene-
strate ; quindi rimasero pressò il Papa
circa quattro famigliari, questi e quello
trattati colle maggiori durezze e rigori i
più scrupolosi. Il general Berthier fu ri-
chiamato,a Chabrol imposto severità, ed
al primo si sostituì il colonnello de'gen-
darmi Lagorse o Lagosse; ai superstiti
domestici fu dichiarato, che d'ora in poi
percepirebbero soli paoli 5 ogni giorno.
Quest' ordine assurdo e ridicolo non fu
eseguito che per due settimane, poiché
gli abitanti di Savona inviarono prov-
visioni al Papa ed al suo ristretto nu-
mero di domestici. Moiraghi i.° aiutan-
te di camera, essendo depositario di vari
oggetti preziosi, volle restituirli à Pio VII
che glieli avea consegnati, il quale si ri-
cusava nella certezza che non lo avreb-
bero privalo anche dell'intimo fedel ser-
vo ; questi insistette con giusto presen-
timento, e poco dopo fu condotto aFe-
nestrelle. Al prefetto del dipartimento fu
da Napoleone ingiunto di scrivere a Pio
VII, la proibizione « di comunicare con
qualsivoglia chiesa dell'impero o suddito
dell'imperatore, sotto pena di disobbe-
dienza dal canto suo e di loro; che cessa
d'essere l'organo della chiesa cattolica
colui che predica la ribellione, e la cui
anima è tutta fiele, che nulla ornai va-
lendo a renderlo, saggio, egli vedrà esse-
re Sua Maestà abbastanza possente a de-
porre anche un Papa ! » Ecco una sin-
golare miuaccia di contro-scomunica po-
litica, ad un innocente, all'uomo abitual-
PIO
mente il più dolce, il più candido, il più
mansueto. Arroge l'espressione vivace che
un giorno uscì dalla bocca di Talleyrand,
parlando di Napoleone :Qual peccato che
un uomo sì grande siasi malcreato ! Pio
.VII tollerò questi amari colpi con fer-
mezza eroica, senza dar segno di scorag-
giamento o debolezza. Intanto gl'inglesi
che aveanonel 1804 tentato d'impedire
il viaggio del Papa in Francia, lo avver-
tirono che ima fregata l'avrebbe libera-
to dalla sua cattività; ma i suoi custodi
raddoppiarono la sorveglianza, e la libe-
razione si rese impossibile.
Incominciò il 1812, come il termine
del precedente abbastanza tranquillo per
Pio VII, nella sua prigionia di Savona,
quando ne' dipartimenti di Roma e del
Trasimeno si dichiararono colpevoli di
fellonia chi ricusava il giuramento, per
cui furono esiliati e soggettati alla confì-
sca de'beni.I francesi andavano regolan-
do le provincie pontificie come quelle
della Francia, sopprimevano conventi e
monasteri, ed i romani pativano le con-
seguenze dell'invasione straniera, avviliti
e dolenti per le vicende del Papa. I car-
dinali ch'era usi portati a Savona, de'co-
sì detti rossi, nel febbraio ebbero ordine
di ritornare a Parigi, e mg.r Bèrlazzoli
tanto amato da Pio VII (lo creò poi car-
dinale, e ne parlai anche nel voi. XXIV,
p. 47) perchè da cardinale se n'era ser-
vito nel governo della diocesi d' Imola,
chiamandolo in corte elevato al pontifi-
cato e nel 1802 facendolo elemosiniere,
fu rimandato a Lugo sua patria. Calun-
niosa è la taccia di Botta, che il prelato
nelle vertenze religiose consigliò al Papa
ubbidienza al governo; e se pianse, fu
quando lo vide imprigionalo e non altri-
menti : questo esemplare e virtuoso pre-
lato si mantenne sempre fedele a Pio VII
e ne divise i patimenti e deplorò con lui
i mali della Chiesa. Egli fece di tutto col
prefetto di Montenotte per restare con
Pio VII, ed i cardinali presso Napoleone
ne appoggiarono le premure; ma essen-
PIO
dosi stabilito die il Papa clovea essere i-
solato, il prelato soggiacque all'amaro di
stacco, con dolore di Pio VII. Osserva
l'Artaud, che una delle persone che go-
deva maggior credito appresso il Ponte-
fice, dopo il favorito cardinal Consalvi,
era l'arcivescovo Bertazzoli, uomo tran*
quillo, gentile, ma d'un carattere alquan-
to debole: egli avea somministrato al car-
dinal Chiaramonli suo amico i mezzi per
portarsi al conclave di Venezia con de-
coro : dicesi che anco Marconi contribuì
unasomma pei bisogni del cardinale, per
cui poi fu arricchito con appalti. Aven-
do Napoleone rivolti tutti i suoi pensieri
alla tanto famosa e sventurata spedizione
di Russia. per quanto tlissi ne' voi. XX\ 11,
p. i3o,eXXIX,p. 196, fece trasportare
da Marsiglia a Roma Carlo IV ex redi
Spagna, e da Savona a FontainebleauPio
VII , al modo ivi indicato. Pertanto la
sera del 9 giugno il colonnello Lagorse
4>1' intimò di prepararsi a partire per la
Francia nella seguentemattina alle 4- Ad
onta della segretezza, qualche giorno a-
■vanti i savonesi aveano penetrato l'ordi-
ne, e si erano ammutinati con gran spa-
vento de' francesi; per calmarli compar-
ve il Papa stilla loggia, con dolci parole
li quietò, ed affettuosamente benedì. Per
nascondere poi la partenza fu travestito
Pio VII, e con Lagorse ed Ilario Palmie-
ri, al loia, scopa tore segreto e poi come dissi
2.0 aiutante di camera, montali in carroz-
za fui tivamente partirono, dicendo l'uf-
fìziale che Io scortava ai postiglioni, es-
sere il vescovo d'AIben°a Dania. Nella
o
residenza pontificia per diversi giorni si
continuò a far tutto come vi fosse il Pa-
pa, finché saputosi dai savonesi eh' era
partito, ne rimasero desolatissimi. In vi-
cinanza di Torino, cioè a Stupiniggi, de-
lizia de 'duchi di Savoia, il governo fran-
cese gli fece trovare con sua tenera con-
solazione mg.r Bertazzoli , che apposita-
mente avea richiamalo dalla patria, che
entrò nella di lui carrozza, ed in appres-
so non gli fu più tolto dal suo fianco. At-
pio i47
traversandole Alpi marittime, il Ponte-
fice giunse in Savoia alle radici del Mont-
Cenis, nel lìtio della nolte, languente e
febbricitante, e pure gli si fece ascende-
re la disastrosa montagna. Neil' ospizio
per stranguria il male si aggravò, onde
il i4 volle dal prelato munirsi del s. Via-
tico, e ciò non ostante pei precisi ordini
delgoverno, nella mattina seguente si ri-
prese il viaggio, accompagnato da ogni
strazio, perchè camminava anche la not-
te, meno qualche ora che la passava nel-
la carrozza chiusa a chiave, dentro la ri-
messa, cibandosi nella medesima.
A' 20 giugno Pio VII arrivò a Fon-
tainebleau, alloggiato nelle anguste ca-
mere del custode del castello, perchè que-
sti non avea istruzioni di riceverlo. Si po-
se subito a Ietto e vi giacque gravemen-
te infermo per più settimane. Gli strapaz
zi sofferti nel precipitoso viaggio, si attri-
buirono alla crudeltà degli esecutori del-
l'ordine del governo, o per abbattere le
forze fisiche e intellettuali del Papa, o
per stancarne l'eroica pazienza. Nel gior-
no seguente fu tradotto nell'appartamen-
to imperiale, che da soggiorno de' re di
Francia divenne sua prigione, mentre
eravi entrato trionfante quando si recò a
Parigi, sempre custodito da Lagorse. In
apparenza sembrò accordarsi a Pio VII
molta liberlìi, cavalli e carrozze a sua
disposizione, di poter ricevere i fedeli ed
ammetterli alla sua messa, per cui diver-
si personaggi assai religiosi di Parigi, e
fra gli altri i Montmorency, gli fecero per-
venire replicate testimonianze d' inalte-
rabile divozione. In questo carcere do-
rato, diligentemente sorvegliato, massi-
me nelle lettere epistolari, il Pontefice
fu visitato da diversi ministri di stato e
dai cardinali rossi di Parigi, cui fu per-
messo di vederlo spesso, onde superarne
l'inflessibilità. Essi gli rappresentavano
lo stato deplorabile della Chiesa univer-
sale divenuta acefala, non essendo per-
messo ai membri di comunicar col capo,
quello non menolagrìmevole della chic-
i48 Pio
sa particolare di Roma, privata quasi in-
teramente del clero, l'abbandono di loli-
te cinese vedove de' pastori. Deducevano
per conseguenza di tante sciagure, da te-
mersi lo scioglimento de'legami clie uni-
vano le diverse chiese al centro dell'uni-
tà , qualche scisma e sicuramente V a-
narchia del cattolicismo. Esageravano la
o
potenza della setta filosofica, cui lo stes-
so Napoleone dovea blandire; e per muo-
vere di più il cuore di Pio VII, gli ram-
mentavano l'esilio de' colleghi cardinali
neri, dipingendo al vivo le vessazioni e
le pene alle quali erano segno tanti pie-
lati ed ecclesiastici dello stato pontificio;
mali penosissimi, che non potevano aver
termine, se nou nel caso d'una riconci-
liazione con Napoleone. Benché siffatti
discorsi facessero grande impressione sul-
l'animo del Papa, egli resisteva costante
nelle sue determinazioni. Frattanto l'im-
peratore nella campagna di Russia pro-
vò la nota spaventevole catastrofe, ed ai
suoi soldati i più valorosi, per la neve e
per la fame, caddero le armi dalle ma-
ni. Deve qui ricordarsi col Pacca, che de-
ridendo Napoleone gli effetti della sco-
munica, tra le altre ironie diceva , che
siccome la scomunica non faceva cader
le armi dalle mani de' suoi soldati, cos'i
egli se ne rideva ! Tuttavolta avea do-
mandalo l'elenco delle scomuniche ful-
minate dai Papi ! 1 nemici stessi di Na-
poleone riconobbero che andavano de-
bitori ad una potenza superiore dei suc-
cessi riportati sulle piìi belle armate del
mondo, malgrado il valore de'francesi di-
venuto in vincibile,guidati dal genio diNa-
poleone, il piùgrandeguerrierodei tempi
moderni. Il magnanimo imperatore del-
le Pitissie Alessandro attribuì la vittoria
di Deipzig al solo Ente supremo, così
gli altri gloriosi successivi fatti d' armi
che spezzarono lo scettro di Napoleone.
Nella lunga dimora di Pio VII in Fon-
tainebleau non sortì mai dal suo appar-
tamento, ad onta che di frequente la mu-
ta di corte si presentasse alle porte del
PIO
palazzo, e rispondeva agli agenti imoe-
rrali che Io invitavano a sollevarsi: i pri-
gionieri non sortono; piangendo la Chie-
sa,non convenire il divertirsi; ed un gior-
no vessato da tali inviti, disse che dal pa-
lazzo di Fontainebieau solo sarebbe par-
tito per ritornareal Quirinale, donde fu
strappato dalla violenza di Napoleone :
più volte assicurò chesarebbe tornato in
Roma e riacquistato i suoi siati. Neppu-
re volle celebrare o ascoltare la messa
nella cappella del castello; ciò adempiva
nelle sue camere col Rertazzoli. Ritor-
nalo nel dicembre l'imperatore in Pari-
gi umilialo, si occupò a riparare i disa-
stri sofferti, e sentì il bisogno che in que-
sta suprema circostanza una riconcilia-
zione col Papa, vera o almeno apparen-
te, potrebbe tornargli vantaggiosa. Sa-
peva bene che i cattolici sempre più si
alienavano da lui, per l'operato contro
la s. Sede; in Germania anche gli acat-
tolici s'indispettirono sul trattamento del
Papa, ed i polacchi di ciò altamente lo
rimproveravano. Spinto da sì forti mo-
tivi, si affrettò rinnovare le pratiche d'ac-
cordo col Papa, per ottenere il suo as-
senso definitivo alle proposizioni dei ve-
scovi deputati a Savona.
Nel principio del 1 8 1 3 , Napoleone
prese occasione dal nuovo anno per man-
dare a Fontainebieau un ciambellano
per complimenlare il santo Padreechie-
dere 'notizie sulla sua salute. Questo at-
to d'urbanità mosse il Pontefice a spedi-
re in Parigi il cardinal Giuseppe Doria
per ringraziare l'imperatore, come per-
sona a lui gradila. In tale incontro il car-
dinale promosse il riaprimento de'nego-
ziati col Pontefice, e Napoleone incaricò
l'abile e destro Duvoisin vescovo di Nan-
tes a sostenere i suoi interessi. Il prelato
giunto al cospello di Pio VII, in nome
dell' imperatore gli presentò un foglio
contenente diverse proposizioni, alcune
delle quali esigevano. i.°HPapae succes-
sori nulla ordinare contro le 4 proposizio-
ni gallicane (le riportai nel voi. XX\ II,
PIO
p. 48, e parlai del gallicanismo anche nel
voi. XXVIII, p. i35). 2.0 Il Papa e suc-
cessori poter nominare uu terzo del sacro
collegio, le altre due parti i principi cat-
tolici. 3.° Il Papa con breve disapprove-
rà la condotta de'cardinali neri, clie non
assisterono alla sagra cerimonia del ma-
trimonio dell'imperatore con Maria Lui-
gia: il quale breve sottoscritto da talicar-
dioali, essi rientreranno nel favore di Na-
poleone, che permetterà loro di riunirsi
al santo Padre, esclusi i cardinali Di Pie-
tro e Pacca. Cominciarono allora le confe-
renze fra' vescovi di Tre veri e diEvreux,
i cardinali Giuseppe Doria , Dugnani ,
Fabrizio Ruffo e Bayane, e mg.r Bertaz-
zoli, i quali in quel tempo dimoravano
nel palazzo imperiale. Quando i regola-
tori de'negoziatisi accorsero che il Papa,
affranto dal male e dai patimenti, seni-
brava impotente a resistere alle doman-
de molteplici ed alla loro insistenza, cal-
colarono sulla di lui prostrazione di for-
ze,cui non vadisgiuntoildesideriodi mor-
te : e quando si assicurarono che non do-
veano combattere se non contro un cor-
po debolissimo, senza energia e che ap-
pena poteva cibarsi, vollero lasciar la glo-
ria della finale conclusione all'imperato-
re. Nella sera de' i<) gennaio Napoleone
con l' imperatrice portossi improvvisa-
mente a Fontainebleau, e andò diretta-
mente dal Papa; l'abbracciò, lo baciò in
volto, e gli fece varie dimostrazioni di cor-
dialità e d'amicizia, ma non parlò di af-
fari. Pio VII che avea sempre amato al-
cune buone qualità di Napoleone, e che
nella bontà del suo animo avea attribui-
to i sofferti cattivi trattamenti ad iniqui
consiglieri, parve oltremodo contento del
trattamento e ne rimarcò con piacere le
particolarità: lo stato di suadebolezza non
poteva fargli ben conoscere lo scopo del-
l'esterne dimostrazioni, e quello che que-
sta visita presagiva. Ne'giorni seguenti eb-
bero luogo di verse conferenze tra Pio VII
e Napoleone. Si disse che in una di queste
l'imperatore, trasportato da uu eccesso di
Pio 149
collera, calpestando la terra e percuoten-
do il vicino sci ittoio, prendesse il Papa pei
capelli e 1' ingiuriasse villanamente; ma
Pio VII interrogato più volte su questo
punto, positivamente affermò non essere
vero. Certo è che Napoleone tenne col Pa-
pa un alto tuono d'autorità, ed anche
qualche volta di disprezzo, giungendo per-
sino a dirgli che non era abbastanza ver-
sato nelle scienze ecclesiastiche, oltre il
rimproverò del coraggio con cui lo sco-
municò. Pio VII più volte lo invitò a cal-
marsi, gli parlò con apostolica semplici-
tà e nel partire Napoleone l'encomiò. In-
tanto i cardinali che aveano promesso il
loro appoggio al governo, andavano as-
sediando il Pontefice egliripetevanosem-
pre i succennati argomenti, ch'essi nelle
sue circostanze avrebbero subito sotto-
scritte le basi che si proponevano per un
concordato, lo che erano sicuri che ap-
proverebbero anco i colleghi detenuti;
avendo indotto il buon prelato Bertaz-
zoli ad insistere colle più vive istanze, per-
chè a tutto consentisse. Fatalmente a'2 5
gennaio sottoscrisse il foglio del concor-
dato, facendogli credere ch'erano segre-
ti articoli semplicemente preliminari, fin-
ché si fosse convenuto il modo, col con-
siglio di tutto il sacro collegio, di porli in
esecuzione. Il cardinal Giuseppe D01 -a gli
presentò la penna e dopo aver fatto la sot-
toscrizione, fece la sua Napoleone presen -
te all'azione. Eccone il testo: documen-
to della violenza esercitata contro un Pa-
pa prigioniero.
» Concordalo. Sua Maestà l'imperato-
re e re, e Sua Santità, volendo porre un
termine alle vertenze che sono slate fra
loro, e provvedere alle difficoltà soprav-
venute circa molti affari della Chiesa, so-
no convenuti negli articoli seguenti, co-
me dovendo servire di base a un aggiu-
stamentodefìnitivo. Articolo 1 .°Sua San-
tità eserciterà il pontificato in Francia e
nel regno d' Italia nella stessa maniera e
colle medesime forme, che i suoi prede-
cessori. 2. ° Gli ambasciatori, ministri, in-
i5u PIO
canditi d'affai ì delle potenze presso il sau-
to Patlie, e gli ambasciatori, ministri, o
incaricati d'affari, clie il Papa potrebbe
avere presso le potenze estere, godranno
delle immunità e privilegi, de'quali go-
dono i membri del corpo diplomatico. 3.°
1 domimi o beai stabili, che il santo Pa-
dre possedeva, e che non sono alienali,
saranno esenti da ogni specie d' impo-
sizioni; saranno amministrati da'snoi a-
geuti, o incaricali d'affari. Quelli che si
trovassero alienali saranno rimpiazzati
lino alla somma di due milioni di fran-
chi di reudita. 4-° Dentro f 6 mesi, che
seguiranno le notificazioni, secondo l'uso
della nomina dell'imperatore agli arcive-
scovati e vescovati dell' impero e del re-
gno d'Italia, il Papa darà l'istituzione ca-
nonica conformemente ai concordati e in
virtù del presente indulto. La previa in-
formazione sarà fatta dal metropolitano.
Spirati i 6 mesi senza che il Papa abbia
accordata l'istituzione, il metropolitano,
e in ili lui mancanza, oppure se si tratta
del metropolitano, il vescovo più anzia-
no della provincia, procederà alla istitu-
zione del vescovo nominalo; di modo che
una sede non resti più d'un anno vacan-
te. 5.° 11 Papa nominerà, sia in Francia,
sia nel regno d'Italia, a io vescovati, qua-
li sarauno ulteriormenlelìssati di concer-
to. (>.° 1 6 vescovati suburbicari saran-
no ristabiliti; saranno di nomina del Pa-
pa. 1 beni attualmente esistenti, saranno
restituiti, e si prenderanno delle misure
pei beni venduti alla morte de' vescovi di
Anagni e di Rieti; le loro diocesi saran-
no riunite ai detti 6 vescovati in confor-
mità dell' accordo cheavrà luogo fra Sua
Maestà e il santo Padre. 7.0 Riguardo ai
vescovi degli stati romani assenti dalle lo-
ro diocesi perle circostanze, il santo Padre
potrà esercitare in loro favore il suo di-
ritto di dare de'vescovati in partibus. Si
darà loro una pensione eguale alla ren-
dita di cui godevano, e potranno essere
rimessi nelle sedi vacanti sia dell'impero,
sia del regno d'Italia. 8.° Sua Maestà e
PIO
Sua Santità si concerteranno in lem pò op-
portuno sulla riduzione da farsi, se vi è
luogo, ai vescovati della Toscana e del
paese di Genova: lo stesso pei vescovati
da stabilirsi in Olanda e nei dipartimen-
ti Anseatici. q.° La propaganda, la peni-
tenzieria,gli archivi saranno ristabiliti nel
luogo del soggiorno del santo Padre. io.°
Sua Maestà rimette nella sua graziai car-
dinali, i vescovi, i preti, i laici ebe han-
no incorso la sua disgrazia per ragione
degli avvenimenti attuali. 1 r.° Il santo
Padre s'induce alle disposizioni suddette
in considerazione dello stalo attuale della
Chiesa, e nella fiducia ispiratagli da Sua
Maestà, ch'essa accorderà la sua polente
protezione ai numerosi bisogni, che ha la
religione ue'tempi in cui viviamo. Fon-
tainebleau li 25 gennaio 181 3. Napoleo-
ne. PiusPP. VII, S. S. (cioè servatis, ser-
vandìs). »
Dopo la sottoscrizione si parlò subi-
to del richiamo de'cardinali esiliati, e del-
la liberazione di quelli che stavano nel-
le prigioni. Insorsero solo gravissime dif-
ficoltà pel cardinal Pacca, e vi fu una vera
battaglia per ottenersene da Pio VII la
liberazione, poiché Napoleone si ricusa-
va ostinatamente, con dire: » Pacca è mio
nemico; ma io non fo le cose per metà,
e l'accordo". In forza di questo trattato,
il Papa abbandonava la sovranità di Ro-
ma, di cui non veniva ad avere che l'am-
ministrazione, come sovrano eletto. Pres-
so a poco dovea dimorar sempre in Fran-
eia, e là o\i piacesse all'imperatore di
mandarlo. Nel dì seguente Napoleone di-
chiarò uffiziali della legione d'onore i sud-
detti cardinali Doria e Ruffo, ed i vesco-
vi di Nantes, Treveri ed Evreux ; cava-
liere della corona di ferro il prelato Rer-
tazzoli: a tutti donò una scatola d'oro col
suo ritratto contornato di grossi brillan-
ti. Il cappellano del cardinal Doria che co-
piò gli articoli, ricevè un anello con bril-
lante solitario; e furono distribuite som-
me di denaro ai famigliari del Papa. Di
più l'imperatore contro le solenni prò-
IMO
messe di tenere occulto il trattalo, subi-
to gli die la massima pubblicità, volen-
do che in tutte le chiese si cantasse il Te
Deum, e si facessero salve di artiglierìe,
per la conclusione del concordato. L'Ar-
taud, il Pistoiesi e altri scusarono e di-
fesero Pio VII, ed il secondo anche il pre-
Iato Bertazzoli, con affermare ch'egli non
solo non ebhe parte alcuna nel concor-
dato, ma Io disapprovò e fece di tutto per
ricusare la decorazione e il douativo; la
prima mai l'usò, il secondo l'applicò al
conservatorio delle zoccolale di Roma,
come rinunziò alla pensione inerente al-
la decorazione. Finché Napoleone rima-
se in Fontainebleau, Pio VII occultò il
suo pentimento, ma appena partito cad-
de in profonda melanconia, ed ebbe nuo-
vi assalti di febbre. Contemporaneamen-
te uscirono dalle prigioni i prelati Pacca
e Soglia; Moiraghi, Ceccarini, Campa e
Bertoni, ritornando in Roma alcuni, gli
altri alle loro case: tutti poi si portaro-
no ad Imola quando vi ritornò il Papa e
con lui rientrarono in Roma. All'arrivo
de'cardinali tornati dall'esilio, e partico-
larmentedelcardinalDi Pietro, come pu-
re dalle avvertenze de'cardinali Gabrielli
e Litta, il Papa concepì un giusto terrore
del fatto, e conobbe leconseguenze che po-
tevano emergere dalla malaugurata sot-
toscrizione, benché a precauzione vi aves-
se apposta la clausola S. S. Pieno d'ama-
rezza e di dolore, per più. giorni si asten-
ne di celebrare la messa, né celò la ca-
gione della costernazione ai vescovi fran-
cesi che dimoravano nel palazzo. Allora
fu che Napoleone, temendo che il Papa
ritrattasse e rivocasse il conceduto, ne
rese pubblici gli articoli, incominciando
dal senato a' 1 3 febbraio. Appena Pio VII
rivide il cardinal Pacca, esclamò sopraf-
fatto d'angoscia: » Ci siamo in fine spor-
cifieati... quei cardinali mi strascinaro-
no al tavolino e mi fecero sottoscrivere! Io
morrò pazzo, come Clemente XIV 1" Il
cardinale procurò fargli coraggio, e fida-
re nel sacro collegio, nel quale avrebbe
PIO ot
potuto trovare un qualche rimedio. Ai
i 8 febbraio giunse il cardinal Consalvi,
ansiosamente aspettato dal Papa, e l'avea
già destinato suo ministro per intavola-
re un nuovo trattato col governo impe-
riale; quindi ondavano arrivando gli al-
tri cardinali. A tutti d'ordine del Papa
mg.r Bertazzoli fece invito di scrivere il
loro parere sugli articoli del concordalo,
quindi consegnarlo in mani di Pio VII.
Il sacro collegio era apertamente diviso
in due partili, rossi e neri, ed anche fra
i secondi non eravi perfetta armonia e
uniformità di pensare, per timidezza. Non
ostante,Diobenedì le sante intenzioni del
Pontefice, che ottennero quella vittoria
che meritavano. Molti cardinali trovaro-
no gli articoli contrari alla disciplina ec-
clesiastica, perniciosi ai diritti della s. Se-
de, ingiuriosi al Papa ed al corpo eccle-
siastico.
Malgrado le di vergen ti opinioni de'car-
dinali, sul temperamento da prendersi,
in fìue si convenne sulla ritrattazione e
revoca del concordato, sostenuta dal car-
dinal Consalvi, ed anche dal cardinal Pac-
ca, con molla energica franchezza e so-
lide ragioni, che vinsero l'animo de'car-
dinali più influenti: questa determinazio-
ne, di cui ne avea dato esempio Pasqua-
le IJ, fu teuuta come il porto di salvez-
za. I due porporati assunsero eziandio l'ar-
duo impegno di persuaderne Pio VII, per
confessare l'incauto suo gravissimo fallo.
Il Papa pieno di vera virtù, docile ascol-
tò le voci amiche della sua'gloria, le ac-
colse con gioia benedicendo il Signore, ria-
nimato di tutto il suo coraggio. Quindi
di tutto suo pugno scrisse a Napoleone la
solenne ri trattazione, a più riprese per evi •
tare la vigilanza degli agenti imperiali, e
la sottoscrisse a'24 marzo. In questo bel
documento della leale umiltà e saviezza
di Pio VII, riportato nelle Memorie del
cardinal Pacca e dal eh. traduttore di Ar-
taud, vi lavorarono precipuamente i car-
dinali Di Pietro, Pacca e Consalvi, che vi
espressero degnamente con dignità e for-
i5a PIO
za gli argomenti religiosi ed opportuna-
mente i politici. Nelte lettera di ritratta-
zione, il Papa dice, che paventando i giu-
dizi di Dio, era compreso dai più gran ri-
morsi, dacché avea segnato gli articoli
che doveano servire di base al trattato de-
finiti vo; quindi la coscienza ed i giura-
menti fatti, presentare insuperabili osta-
coli all'esecuzione de'medesimi, e lo co-
stringeva a confessare di avere errato e
scandalezzato la Chiesa, con la pubblica-
zione che l'imperatore neavea fatto. Espo-
se le ragioni che l'obbligavano a proscri-
vere molti articoli, altri dichiarandoli di
indispensabile emendazione: perciò qua-
lificava anche erroneo il breve dato in Sa-
vona e per buona avventura non accet-
tato dall'imperatore, altrimenti dovea re-
vocarlo. Che essendo le obbligazioni sti-
pulate in opposizione alle divine istitu-
zioni e ai doveri del pontificato, illecita
n'era l'osservanza. Desiderare un accomo-
damento su altre basi, conciliabili cu'pro-
pri doveri, e pregare l'imperatore di ve-
nire a conciliazione tale che produca ve-
ra pace alla Chiesa. Supplicare Dio di dif-
fondere le sue celesti benedizioni su di lui.
Queste ultime espressioni doveano riu-
scire a .Napoleone qual balsamo ripara-
tore alla ferita della scomunica che tan-
to lo cruciava; e qui devesi notaresche
da quando esso avea cominciato a tene-
re il Papa sì strettamente prigioniero, la
gloria delle armi fraucesi era passata in
declinazione. Pio Vii, chiamato Lagorse,
gli consegnò la lettera per l'imperatore,
con premure che la portasse egli stesso a
Parigi, come subito esegui. Quindi il Pa-
pa chiamò ad uno ad uno i cardinali, e
disse a ciascuno che avrebbe bramato riu-
nirli per narrare loro la sua condotta in
si grave afìare, supplire con copia di una
sua allocuzione e della lettera spedita a
Napoleone, in cui ritrattava e revocava
le concessioni fatte nel fatale concordato.
Dopo il coraggioso passo, si manifestò in
Pio VII un significantecambiamento, poi-
che al profondo dolore successe la sere-
PIO
nità, ricuperò l'appetito, il sonno e la gio-
vialità, come pure accennai nel voi.
XXVII, p. 1 3 1. 1 cardinali formarono
infoino a Pio Vii come un muro di bron-
zo, che l'empietà e la violenza non po-
terono superare. Tutti gli addilli al Poti ■
tefice palpitanti attendevano l'effetto che
dovea produrre in Napoleone l'inaspetta-
ta ritrattazione e la revoca del concorda-
to, che rendeva ridicolo il trionfo che ne
avea menato e rovesciava i suoi disegni.
Multe cose si dissero allora. \ enne scrit-
to da Parigi che l'imperatore nel ^consi-
glio di stalo partecipasse a'consiglieri l'ac-
caduto, e prorompesse in minacce ed in
invelli vecontro il Papa, chiamandolo/}/^-
te ostinato, e voler fare saltar la testa dal
busto a qualcuno de' preti di Fontaine-
bleau. Certo è che Napoleone prese il par-
tito di non darsi per inteso della ponti-
fìcia lettera. JNulladimeno furono richia-
mati i vescovi francesi, non fu più per-
messo ad alcuno ascoltar la méssa del Pa-
pa odi mg.1 Berlazzoli, ed il primo non
potè più ricevere che i soli cardinali. La
notte de'5 aprile venne destato il cardi-
nal Di Pietro., e subito condolio ad Au-
xonne e non ricuperò la libertà die do-
po l'abdicazione dell'imperatore, il qua-
le fece sapere al Papa pel colonnello La-
gorse, averlo rimosso, come nemico dello
stato. Questi inoltre partecipò ai cardi-
nali l'irritazione di Napoleone, perchè te-
nevano il Papa nell'inazione, il quale so-
lo doveano visitare, e di non .scrivere let-
tere riguardanti aliali. Poco dopo si pub-
blicarono due decreti imperiali, co'quali
il concordato di Foutainebleau fu dichia-
rato legge dell'impero, ed obbligatorio
per tutti gli arcivescovi, vescovi e capi-
toli dell'impero e dell'Italia. Allora i car-
dinali provocarono dal Papa una forma-
le e ragionata protesta contro que'due de-
creti, nel l'ai locuzione de'q maggio dispen-
sala al sacro collegio, come la preceden-
te, e ambedue si leggono nelle Memoria
del cardinal Pacca, la questo tempo Pio
VII, d'accordo coi cardinali, formò una
PIO
Lolla pel regolamento del futuro concia-
Te, onde provvedere alle calamitose cir-
costanze se fosse venuto a morte. Non u-
scendo mai il Papa dal palazzo, fu segno
al ridicolo di alcuni francesi, e ad altre
indiscrete censure, sulle sue famigliari
conversazioni, e perchè si rattoppava da
sé gli abili o si lavava le soltane che fa-
cilmente imbrattava di tabacco, avendo
portalo sul trono i costumi e le virili del
monaco. rs'ello stesso maggio l'imperatrice
con lettera partecipòals. Padre la vittoria
diLùtzen; eia risposta si limitò al solo rin-
graziamento, per non irritare le allre po-
tenze, niassimel'Austria eh 'erasi mostra-
ta piena d'impegno e d'affezione per Pio
A II, il quale bensì v'inserì una vivissima
lagnanza sulla condotta del governo colla
corte romana e per la deportazione del
cardinal Di Pietro. Deplorando Pio VII i
mali che affliggevano la Chiesa, ne attri-
buiva in parte la cagione alla soppressio-
ne fatta da ClemenleXIV de' gesuiti; fin
d'allora andava divisando il modo di po-
terla nuovamente ristabilire per lutto. Te-
nendone proposito col cardinal Pacca,
<juesti lo confermò nella sanla e lodevo-
le idea, dicendo clie giudicava la restau-
razione della compagina di Gesù utilis-
sima alla religione e alla società ; laonde
il cardinale ebbe il merito di cooperare
asì giandee felice ripristinaziooe,chedel
resto il Papa non vi fu indotto da altri,
ma di libera e spontanea volontà l'effet-
tuò appena ritornato a Boma. Celebran-
dosi nell'estate un congresso in Praga per
la pace generale, il Papa scrisse all'im-
peratore Francesco 1, reclamando i di-
ritti della s. Sede e l'occupazione del suo
slato, prolesta necessaria dopo il promul-
gato concordato: segretamente la portò
a Maeslricht il conte Bernetti, ora cardi-
nale, o\e la consegnò pel ricapito al pio
Waudervrecken. Intanto riaccesa la guer-
ra, la battdglia di Lipsia de' ig ottobre
pose fine alla colossale potenza di Napo-
leone , fu l'epoca memorabile della de-
cadenza del suo impero, e distrusse il suo
IMO i53
chimerico sistema della monarchia uni-
versale. L'imperatore benché non fosse
più in tempo, fece due tentativi per ac-
comodarsi col Papa, ma inutilmente, a
mezzo della marchesa Anna Brignole, e
di Beaumont vescovo di Piacenza, che si
recarono a Fontainebleau.
Nel 1 8 1 4- Beaumont tornò a' 1 8 gen-
naio da Pio VII, offrendogli Pioma e le
provincie sino a Perugia, ed ebbe in ri-
sposta da lui, che non potevasi negozia-
re, essendo la restituzione de' suoi stati
un atto di giustizia, e che tutloquelloch'e-
gli facesse fuori della sua sede, sembre-
rebbe 1' effetto della violenza e sarebbe
uno scandalo pel mondo cristiano; altro
non domandare, se non di ritornare in
Boma, al più presto possibile, ove avreb-
be fatto lutto quello che fòsse convenien-
te, ed intanto assicurasse l'imperatore di
non essergli nemico. Anche Lagoise teu-
tò un accomodamento coi cardinali Pac-
ca e Consalvi, ma questi risposero come
poterlo fare, se avea loro vietato parlare
d'affari col Papa ! Allre prò ve sì col Pon-
tefice che coi cardinali non riuscirono
migliori. Continuando intanto i disastri
di Napoleone, malgrado gli sforzi del suo
genio, le potenze collegate avvicinandosi
a Fontainebleau, abbandonato dagli al-
leati edallostessoMurat re di JNapoii suo
cognato, che per conservare il regno e au-
mentare il territorio erasi allealo coll'Au-
stria ed avea occupato la 28.a di visione mi-
litare, cioè i due dipartimenti di Boma e
delTrasimeno, preferendoche questi piut-
tosto fossero in mano del Papa e per fare
un diversivo al parente ribelle, per possi-
bilmente salvare il suo decoro, ordinò a
Lagorse di ricondurre il Papa in Boma,
e gli mandò due carrozze. Il colonnello
ai 2?. gennaio si presentò a Pio Vile con
parole rispettose gli partecipò 1' ordine
della partenza pel dì seguente, e alla do-
manda di portarsi qualche cardinale, ri-
spose non potere seguirlo che il solo mg.r
Berlazzoli , e che nell'altra carrozza a»
vrebbero preso luogo il suo medico Por-
i54 PIO
la, ed un chirurgo dell'imperatore, il d.r
Ribes, coi famigliari Palmieri e Cotogni.
Il 2 3 dopo avere ascoltato la messa, il
Pontefice ricevè nella sua camera i car-
dinali, li esorlò alla costanza e ai giura-
menti fatti in sostenere la s. Sede, proibì
loro di prestarsi ad alcun discorso di trat>
tato e consegnò al cardinal decano un fo-
glio d'istruzione che sarebbe loro comu-
nicato, ed in cui eransi preveduti tutti i
casi, come leggesi nelle Memorie del car-
dinal Pacca. I cardinali commossi sino al-
le lagrime, promisero fedeltà e ubbidien-
za, eda'26 in numero di sedici, il gover-
no li fece partire per diversi luoghi. Indi
il Papa orò nella cappella del castello,
benedì il popolo afflitto per la sua par-
tenza e pel timore che gli fossero riser-
bati nuovi guai, e cou alfettuose benedi-
zioni die l'addio ai cardinali e montò in
carrozza. Nel suo glorioso viaggio- per-
corse Orleans, Ferie, Motte-Beuvron,Bri-
■ves, ove Lagorse gli presentò i genitori,
Cahors, Montauban, Castelnaudary,Car-
cassona , Beziers , Montpellier, sotto ii
nome di vescovo d'Imola, ma in ogni luo-
go era riconosciuto e festeggiato. Passa-
to il Rodano, proseguì per Beaucaire, Ta-
rascona, poscia ad Aix, da per tutto in
modo trionfante. A'2 febbraio ri vide Niz-
za, e per la costiera di Genova e s. Re-
mo giunse a Savona ai 1 3. Tripudinoti
i savonesi, slaccarono i cavalli e trassero
Ja carrozza a braccia, tra le più liete ac-
clamazioni: dalla Liguria e dalle Alpi ma-
rittime accorreva con divolo entusiasmo
il popolo d'ogni età e sesso. Restò Pio VII
a Savona pei molivi che notai nel voi.
XXVII, p. 1 34) narrando i rapidi avve-
nimenti delle potenze collegale che di-
struggevanola potenza di Napoleone, che
a'io marzo con atto gli restituii dipar-
timenti suddetti, e siccome ormai non po-
teva più custodirlo, ordinò che fosse po-
sto in libertà e scortato da Lagorse sino
al Taro, ove con ossequio l'accolse il reg-
gimento del celebre e valoroso Radetzky.
l\i dissi ancora come l'imperatore Fran-
PIO
cesco I Dell'occupare l'Italia, u'o, febbra-
io fece pubblicare la restaurazione delle
antiche dinastie e del trono pontificio, e
come il Papa proseguì il viaggio sino a
Bologna, sempre tra le più grandi ed u-
niversali dimostrazioni di affetto. Alla li-
berazione del capo della Chiesa , seguì
quella de' cardinali, de' vescovi de'prela-
ti, degli ecclesiastici e dei laici tutti, car-
cerati o esiliali, come dirò.
L' Artaud accennando il memorabi-
le ritorno di Pio VII a Roma, dice che
il governo provvisorio (del ripristinato
Luigi X V7 1 1 1 ) a*2 aprile rimosse con suo
decreto gli ostacoli e qualunque ritardo
al sollecito ritorno di Pio VII in Roma,
e che per tutto gli si rendessero gli ono-
ri militari. Aggiunge, che il viceré trat-
tò il Papa con grande rispetto , e gli a-
gevolò i mezzi per recarsi a Parma. Nello
stesso giorno 11 aprile, in cuiaFontai-
nebleau Napoleone, avendo perduto in
18 mesi le conquiste di 20 anni , abdi-
cava all' impero e al regno (dicesi sullo
slesso tavolino presso il quale avea mal-
trattato Pio VII : altre opportune rifles-
sioni sulle coincidenze del luogo si leg-
gono nel Botta, Storiali Italia ), da Lon-
dra il di lui fratello Luciano scriveva le
sue congratulazioni al Pontefice, per la
sua tarda liberazione, per la quale inai
avea cessato innalzar voti a Dio; e che
quantunque perseguitato da Napoleone,
nel compiangerlo ne faceva altrettanti
perchè rientrasse alfine nel seno della
Chiesa. Dopo late abdicazione il governo
provvisorio di Parigi subito emanò 1' or-
dine della liberazione de' cardinali. Nel
giorno 3 r marzo, in cui entravano a Pa-
rigi gli alleati, Pio VII fece il suo solen-
ne ingresso in Bologua, 2.a città del suo
stato, incontrato dal clero, dalle autori-
tà e dal popolo, che ridondante di gioia
staccò i cavalli dalla carrozza e lo con-
dusse all'episcopio, ove fu visitato da Mu-
ra t, cui restituì la visita. Avendo questo
re in nome degli alleati occupato i due
dipartimenti di Roma e del Trasimeno,
PIO
con lettera de' ^ aprile li rimise sotto l'au-
torità del Papa, che felicitò pel ritorno
che avea rallegrato lutti i fedeli, perciò
ordinò in tutte le chiese del regno e dei
paesi occupali , pubblici ringraziamenti
a Dio. Murai interpellò Pio VII per es-
sere riconosciuto re; ma il Papa rispose
che prima bisognava discorrere dei dirit-
ti della s. Sede sopra il regno di Napo-
li. Allora i ministri napoletani consiglia-
rono al lorosovrano, che si adattasse alle
circostanze, chiedesse a Pio VII l'investi-
tura del regno e promettesse il pagamen-
to della chinea; ma il re alteramente ri-
gettò tali proposizioni, quasi fossero dis-
onorevoli. Di poi Murai a' 25 aprile no-
tificò con proclama, in Bologna ed in Ro-
ma, il ritorno e reintegramento della so-
vranità di Pio VII, la cui prossima ve-
nuta era stata annunziata ai romani a'tì
oprile , da mg.1 Atanasio delegato apo-
stolico e pro-vicegerenle. Pio VII vide
una folla di personaggi riunirsi intorno
a lui, e tra' prelati pei primi Rivarola e
Morozzo, ond'ebbero quindi la maggiore
influènza negli affari. Il Papa celebrò la
settimana sanla e la Pasqua nella sua
Imola , ove rivide i sunnominati suoi
degni famigliari , ivi licenziando però il
medico Porta, cui die 1,000 scudi e un
legno pel viaggio. Pio VII a' i5 aprile
passò a Faenza, indi a Forlì, ai i6a Ra-
venna, poscia a Cervia, ed a' 20 aprile
giunse a Cesena sua patria. Narra l'Ai-
taud che in questa città Murat volle ren-
dere i suoi omaggi al Papa, e se deve cre-
dersi al suo racconto, dice che il re gli ma-
nifestò d'iguorare lo scopo del suo viag-
gio , tanto più che i romani gli aveano
spedito un foglio con sottoscrizioni ( da
luì provocate ), per inoltrarlo alle poten-
ze alleate, con la richiesta di voler essere
governati da un principe secolare. Nel
ricevere Pio VII la copia della supplica,
senza leggerla la gittò nel fuoco, indi gli
disse : » Ora, non è vero? nulla si oppone
alla nostra andata in Roma'/' Dopodiché
congedò cortesemente» colui che nel 1 809
PIO 1 55
avea spedite da Napoli le truppe che si
credei tero necessarie per assicurare il suo
rapimento e questo provocato ". A'3o a-
prile Pio VII scrisse da Cesena al re di
Francia LuigiXVllI, congratulandosi di
avere occupato il trono degli avi, racco-
mandandogli gì' interessi della religione
e gli siati di s. Chiesa, malgrado gli osta-
coli che poteva far nascere Murat, che an-
cora occupa vali, ridomandando gli archi-
vi di Roma. Da Cesena a'4 maggio ema-
nò il proclama ai suoi sudditi, col quale
rende ragione del ritardalo ritorno in
Roma , ove intanto deputò un delegalo
apostolico.
Pio VII a'7 maggio riprese il viaggio
per Rimini, Pesaro, Fano , Sìnig<igliat
raggiunto la sera degli 1 1 dal cardinal
Pacca , che rivide con giubilo nella se-
guente mattina. A' 12 maggio arrivò
in Ancona tra le più sincere dimostra-
zioni di sudditanza, benché fosse occupa-
ta dai napoletani, succeduti il 18 febbraio
ai francesi. Una fòlla di marinari unifor-
memente vestili slaccarono i cavalli dal-
la carrozza, ed a mano la tirarono frapiù
lieti evviva; ed al rimbombo delle arti-
glierie e suono delle campane, il Papa
smontò nella piazza s. Agostino, dove sot-
to un arco trionfale diede la benedizio-
ne. Sulla porta della chiesa fu accolto
dal clero , e ricevuta la benedizione coi
ss. Sagramento, si trasferì alla loggia
de' mercanti addobbata riccamente. Ivi
benedi il mare e quelli ch'erano lungo
la spiaggia e ne' legni, recandosi ad al-
loggiare in casa de' conti Fichi suoi pa-
renti, dalla cui finestra spesso benedice-
va il popolo. Nel dì seguente celebrò la
messa sull'altare maggioredella cattedra-
le, e coronò l' immagine della ss. Vergi-
ne, sotto il titolo Regina sttiictomm o-
mnium. Nelle due sere vi fu splendida il-
luminazione; una guardia d'onore com-
posta di cittadini, con ricco uniforme ros-
so, servì il Pontefice e poi l'accompagnò
sino a Loreto. A' 7 maggio erano giunti
in A neonati cardinal Fesch, con la sorella
i56 PIO
madama Letizia madie di Napoleone, che
portavansia Roma, e la seconda per chie-
dervi un asilo: Pio VII trattò il cardi-
nalecon particolare bontà, ed ordinò che
si accogliesse madama con benevoli ri-
guardi,sostenendoli con gli altri membri
della famiglia, contro l'odio di coloro die
neaveano mendicato i favori nella sua
prosperità. 11 14 il Papa volle rivedere
illuminata la loggia de'mercanti e il suo
magnifico addobbo, ed in bellissimo tro-
no ammise al bacio de'piedi le mogli dei
mercanti ; indi partì per O situo , e Lo-
ri-Io overestòsino ai i6. Passò per Reca-
ìtali, e pervenuto a Macerata vi pernot-
tò. Il 17 proseguì per Tolentino, Foligno,
Spoleto ,Terni,Nar ni, Civita Castellana j
fu a Nepi a' 2 3 maggio e nel dì seguen-
te Pio VII entrò in Roma , con memo-
rabile trionfo ed entusiasmo universale,
sempre e sino dal Taro accompagnalo
dalla cavalleria austriaca, ebeperuu tem-
po supplì in Roma alla guardia nobile, a-
\ente seco in carrozza il cardinal JVfattei
decano e Pacca ch'era stato con lui slrap-
patodaIQuirinale,edesseudocomandan-
te le truppe napoletane quel generale Pi*
gnattelli ebe avea ordinato le truppe in
battaglia sulla piazza di detto palazzo, per
appoggiare il rapimento di Radei! 11 ri-
cevimento de'romani fu il più affettuo-
so, il più tenero, il più riconoscente , il
più magnifico che si possa ideare. L'an-
niversario di questo felice giorno fu reso
immortale dal Papa, con renderlo sacro
aNaiìaauxiliu/nchristianorum.TalesO'
lennissimo ingresso, con tutte le sorpren-
denti particolarità che lo precedettero
e accompagnarono, lo descrissi nel voi.
XXXV, p. 186 e seg. Ne' voi. X, p. 190,
XX, p. 22, XLVII, p. 204 ed in altri,
raccontai cornei napoletani a' re) gennaio
aveano occupato Pioma , e poi Castel s.
Angelo ed alcune provincie pontifìcie ,
entrando in Pioma ai 25 Murat; e come
a 10 e 11 maggio al delegato apostolico
Rivarola, poscia cardinale, fu consegnata
Roma, onde egli ripristinò il governo pon-
PIO
tincio, e fece inalberare sul detto forte gli
stendardi di Pio Vile della chiesa roma-
na, riorganizzando ancora la guardia Ci-
vica. Dipoi il capitolo Vaticano offrì un
calice d'oro al Pontefice, in attestato di
esultanza pel suo felice ritorno. Essendo
il Palazzo apostolico Quirinale trasfor-
mato in soggiorno elegante e splendido
di secolari e di donne, prima di ridurlo
ad uso pontificio, per due mesi il Papa
abitò l'appartamento del maggiordomo,
conferendovi i primi ordini sacri all'in-
fante di Spagna Francesco di Paola, pa-
dre dell'attuale re. Fu a Rimici che Pia
VII rivide il cardinal Consalvi, e prose-
guendo insieme il viaggio sino a Foligno,
ivi lo spedì a Parigi aaiba'sciatore al re
per reclamare contro il trattato di To-
lentino e risiedere presso i -sovrani colà
riuniti ; ma siccome il Papa vi avea già
mandatoli nunzio della Geuga, per com-
plimentare Luigi XVIII e restarvi come
straordinario, nacquero tra i due perso-
naggi sinistre intelligenze. Dall'altro can-
to il re, nell' intendimento che Pio VII
non vorrebbe mantenere quello eh' era
slato fatlosotto l'impero della frodeedella
forza, con ottime relative intenzioni man-
dò in Pvoma una straordinaria ambasce-
ria , cui presiedeva mg.r Pressigny , già
vescovo di s. .Malo, e Ira'segretari vi fu il
lodatostorico Arlaud, tanto affezionato a
Roma ed ai !Papi, che per la terza volta
ben stimato riavvicinò. Egli fu interessato
dal general Ptadet del permesso di ritor-
nare ih Roma, onde rivedere il suo fon-
do di s. Pastore (che ricuperarono i do-
menicani); ma il cardinal Pacca che avea
subito riassunto le funzioni di pro-segre-
tario di stato, non credette conveniente
esaudirlo, come pieno di riservatezza in
tutte le sue azioui, per cui ad outa delle
belle provedi coraggioclieavea dato nel-
l'assenza delcardinal Consalvi, non si mo-
strò propenso d'immischiarsi negli afta ri
diplomatici, che veramente non tratta-
vansi in Roma. Prime cure di Pio VII,
appena ritornato alla sua sede, furono la
no
diminuzione di alcuni dazi, dimostra-
rioni ili beneficenza e clemenza, e prov-
videnze sull'amministrazione de'beni ec-
clesiastici, onde conoscerne gli alienati e
gli esistenti. Pel riordinamento degli af-
fari ecclesiastici di tutto il mondo catto-
lico istituì la celebre Congregazione de'
gli affari ecclesiastici, e ira'mecubri vi
comprese il p. abbate Cappellai-i poi Gre-
gorio X F/I j quindi per la considerazio-
ne che n' ebbe gli conferì quelle prima-
rie consultorie che notai nel voi. XXXII,
p. 3 i 3, ed erosi proposto di crearlo car-
dinale. Ripristinò interamente le attri-
buzioni e giurisdizioni governative, inco-
minciando a dare le consuete udienze ai
2 i giugno; indi fulminò severe pene con-
tro le sette de'liberi Muratori. Beneficò
con pensioni non solo i benemeriti im-
piegati delia segreteria di slato, ma quan-
ti nelle passale triste vicende aveano sof-
ferto persecuzioni. Nella collazione delle
cariche e degl'impieghi preferì coloro che
eransi distinti per zelo e fedeltà olla s. Se-
de. À'27 luglio con ampio indulto gene-
rosamente perdonò lutti quelli rei d'in-
fedeltà e disubbidienza, macchiati di gra-
vi colpe: lutti applaudirono a questo li'at-
todisingolar clemenza, come per aver im-
pedito ad ogni reazione. Indulgente anche
coi vescovi ed ecclesiastici prevaricatori, li
soggettò a lievi pene. Nello slesso tempo
fece rinnovare le disposizioni, onde estir-
pare i malviventi che desolavano la pro-
vincia di Fi osinone. ìi' ^. agosto recandosi
nel monastero de' ss. Domenico e Sisto,
amministrò la cresima e l'Eucaristia a
Carlotta di Borbone infanta di Spagna,
ora principessa di Sassonia: fece da madri-
na d. Elena benedettina, uipotedel Papa.
Ad esaudire il volo generale del mon-
do cattolico, ed il proprio intimo convin-
cimento, con bolla de' 7 agosto Pio VII
formalmente ripristinò per tutto l'orbe
cristiano i benemeriti Gesuiti, compien-
do l'opera incominciala dal [ire decessole
e da lui già in parie proseguita. Indi so-
spese la giurisdizione de Feudi e diritti
PIO 1 57
baronali, che poi invitò n rinunziare, re-
golando la giurisdizione di que'pnchi che
vollero conservarli, con la dipendenza dal-
le Congregazioni di Consulta e del Buon
governo. Premiò le virtù ed i sofferti pa-
timenti del marchese Giovanni Naro Pa-
trizi, con dichiararlo senatore di Roma ;
come conferì la carica di Camerlengo al
cardinal Pacca, nominato fino da quan-
do si trovarono in Foligno, nel celebre
Concistoro de' 26 settembre, in cui par-
tecipò al sacro collegio la storia di sua de-
porta zione, i mali da cui fu profonda-
mente afflitto, le tenere scene di pietà di
cui fu testimonio, allorché venne trasci-
nato attraverso le provincie d'Italia e di
Francia: avrebbe voluto ringraziare ogni
città e borgata per le affettuose dimostra-
zioni ricevute, ma non lasciò di encomia-
re la divozione de'genovesi, milanesi e pie-
montesi , quella de'francesi e delle loro
mirabili matrone, terminando la com-
movente allocuzione con rendere vive a-
zioni di grazie alla ss. Vergine, ai bb. Pie-
tro e Paolo, e a diversi santi Pontefici.
Nel medesimo concistoro Pio VII noli-
fico la restituzione de'dominii folti alia
s.Sede, nelle ambascerie del cardinal Con-
salvi in Francia ed in Inghilterra , es-
sendo stato accolto favorevolmente in
Londra : la bella nota diplomatica avan-
zata dal cardinale ai ministri delle prin-
cipali potenze d'Europa, si legge nell'Ar-
taud e. 67, in un ai reclami e proleste su
Avignone e contado F'enaissino, non che
sui ducati di Parma e Piacenza, essendo
a ciò obbligatoli Papa come amministra-
tore del patrimonio di s.Pietro. Nell'otto-
bre Pie VII riprese l'uso della villeggiatu-
ra di Castel Gandolfo,ed ivi dimorando,
per dare un solenne attestato di ricono-
scenza e affezione al reggimento ungalo
dell'encomiato Radetzky, nella cappella
benedì una ricca e nobile bandiera e glie-
ne fece dono, in memoria di averlo rice-
vuto al Turo, accompagnalo in Roma e
proseguilo a servire per un tempo, con
mirabile disciplina. Da una parie della
i58 PIO
bandiera erano ricamati Io stemma im-
periale di casa d' Austria e vari emble-
mi militali; dall'altra vi fu espressa l'im-
magine della Beata Vergine col divin Fi-
glio, in alto di porgere la destra a Pio
VII per ricondurlo al suo seggio, con di-
stico allusivo, in cui è celebrata la Ma-
donna, Ungariae patronaj inoltre visi
rappresentarono il genio di Roma e quello
di Ungheria. Grato Francesco I a que-
sta dimostrazione , nell'anno seguente
mandò al Papa i oo cavalli scelti dai reg-
gimenti ungheresi, con altrettante pistole
e sciabole dritte ad uso di dragoni, oltre
2000 fucili per la fanteria. Qui noteremo,
che Pio\ Il dichiarò pr itici peroni ano Nu-
gent, già comandante imperiale dell'ar-
mate austriache in Italia, e per distin-
zione Io prese seco in Carrozza. 1/ ac-
cademia di s. Luca riconoscente ai be-
nefìzi ricevuti, e per le aumentate scuo-
le di disegno, nella sala gli eresse un bu-
sto marmoreo. Ritornato in Roma Lu-
ciano Bonaparte, dedicò a Pio VII il suo
poema: Carlo Magno, ossia la Chiesa li-
berala. Il Papa eresse il suo feudo di Ca-
nino ( ne parlai a Farnese famiglia) in
principato, e gli continuò la sua amo-
revole ospitalità in Roma, ove si stabilì
il ramoprimogenito. Versolo stesso tem-
po l'ambasciatore Pressigny invitò ad un
sontuoso pranzo il cardinal Fesch, qual
generoso sentimento di concordia e di ob-
blio al passato; ma avendo il cardinale
dato le buone feste al re di Francia non
ebbe risposta, anzi non gli fu permesso
ritornare alla sua sede di Lione.
Nel i8i5si aumentò l'attiva corrispon-
denza coli' Austria, relativamente alle le-
gazioni sempre occupate e tenute in de-
posito in nome di Francesco I; ma tutte
le speranze erano rivolte al congresso di
Vienna, in cui si trattava di regolare l'e-
quilibrio europeo e compensarci sovra-
ni temporali restati privi de'loro domi-
mi: ivi era 1' infaticabile e destro cardi-
nal Consalvi, ministro plenipotenziario
presso le alte potenze. Nel febbraio men-
PIO
tre Murat re di Napoli trattava col Pa-
pa di guarentire il suo regno con pon-
tifìcia investitura e pagamento dell'annuo
censo, ritenendo ancora Ancona, le Mar-
che e gran parte dello stato romano, co-
me dissi nel voi. XXVII, p. 1 38, oltre
porzione del ducato d'Urbino, improv-
visamente cambiò linguaggio, simulò te-
mere ostilità e si preparò alla guerra, ec-
citando i popoli degli stati pontifìcii alla
ribellione, in fa vore dell'indi pendenza d'I-
talia, di cui si fece promotore per domi-
narla e riunirla sotto il suo scettro. Era
con Murat in segreta intelligenza Napo-
leone, che risiedeva all'isola dell'Elba avu-
ta insovranità, quando egli salpò da Por-
to-Ferraio a'26 febbraio con piccola flot-
tiglia;pose il piede in Francia il i.° marzo,
ed a'20 rientrò in Parigi e risalì sul trono.
Questa notizia immerse Roma nella de-
solazione, e l'Europa tutta fu nuovamen-
te in armi; mentre Elisa sorella di Na-
poleone diceva in Bologna: se mio fra lei-
losarà arrestato, prenderemo ilPapaqua-
le ostaggio. Frattanto Murat proponendo-
si il conquisto degli stali che l'Austria pos-
sedeva in Italia, mosse il suo esercito ver-
so il Po nella metà di detto mese, do-
mandò alla corte romana il passaggio di
12,000 uomini, però ordinando ai co-
mandanti che per Terracina e Ceprano
marciassero sollecitamente sopra Roma,
prendessero il Papa e lo conducessero a
Gaeta. A tal passaggio e per avere Mu-
rat dichiarato considerare la causa di Na-
poleone come la sua, e promulgato l'in-
dipendenza e l'unione d'Italia, Pio VII
per conservare la neutralità e accortosi
del pericolo, vi si rifiutò, decise abban-
donare Roma, ed inteso che i napoleta-
ni aveano passato il confine, ne partì ai
22 marzo coi prelati Bertazzoli, Doria,
Sala, Mauri e Soglia, i quali due ultimi
furono ammessi nella sua carrozza, indi
seguito dal sacro collegio e dal corpo di-
plomatico: lasciando al governo della cit-
tà e dominii una giunta di stalo, e per
delegato apostolico il cardinal Di Pietro.
PIO
Di tutto e di questo viaggio a Genova,
descritto dal cardinal Pacca, oltre agli ar-
ticoli che citerò, vedasi i voi. VIHj p. 288,
XXVII, p. 1 39, XXVII I, p. 239, XLIV,
p. 19. Pio VII pernottò ad Acquapen-
dente, il 24 a s. Quirico nel palazzo Chi •
gi-Zondadari,eper Siena, nella qualeal-
quanto riposò nell'episcopio, giunse il 25
in Firenze, ove lo raggiunse il cardinal
Pacca pro-segretario di stato. La sera del
28 partì, e nella mattina seguente arri-
vò a Livorno , donde nelle ore pomeri-
diane del 3i s'avviò per Pisa, alloggia-
to splendidamente nella notte dall'arci-
vescovo. Il i.° aprile per Viareggio e Mas-
sa pervenne a Sarzana, ove dormi nel-
l'episcopio, complimentato in nome del
re di Sardegna, quindi proseguì per Gè-
nova nelle feluche, in cui approdò a'3a-
prile. La città di Savona l'invitò a co-
ronare la statua della Beata Vergine del-
la Misericordia, funzione che descrissi
nel voi. XVII, p. 244- Intanto Napoleo-
ne a'4 aprile, con lettera del ministro de-
gli affari esteri Coulincourt, partecipò al
cardinal Pacca di avere ripreso le redini
dell'impero, onde lo manifestasse al Pa-
pa, e di bramare la pace: questi stessi
sentimenti Napoleone scrisse direttamen-
te a Pio VII, di volere una calma gene-
rale, nell'annunziargli questo i.° avve-
nimento al trono. Gli originali di tali let-
tere non pervennero al loro indirizzo, ed
alle copie non si die risposta. Nello stes-
so tempo Napoleone nominò suo mini-
stro in Roma il cardinal Fesch, collo sti-
pendio di 200_,ooo franchi e l'incarico di
dichiarare, non aver l'imperatore alcuna
pretensione sul temporale del Papa. Co-
me Pio VII dichiarò al clero di Francia,
che non si poteva giurargli fedeltà, si ve-
da il voi. XXXI, p. 202. Intanto perle
sconfìtte avute da Murat li 2, 3 e 4 mog-
gio (che fato il movimento italico trop-
po tardi per eseguirlo colle forze proprie,
troppo presto per tentarlo coll'appoggio
di Napoleone, perdette il trono e poi la
vita), Pio VII partì óaGcnova a' 1 8 mag-
PIO i59
gio, e da Alessandria si recò a far visita
al re di Sardegna in Torino, indi si di-
resse alla volta di Roma, festeggiato per
tutta la strada, per Modena, Pistoia, Pra-
to e Firenze. Proseguendo il viaggio per
la via di Siena, passando per Radicofàni
il Papa vi si trattenne qualche ora e vol-
le rivedere le stanze che abitò prigionie-
ro. Il 5 giugno entrò nel suo stato, e per
Acquapendente e Viterbo rientrò in Ro-
ma a'7 giugno, dopo un nuovo trionfo
della religione, facendo il 4-° solenne in-
gresso nell'alma città, tra la sincera gioia
degli abitanti. Prima di entrarvi si fer-
mò nella villa del conte Cini , ricevuto
dal cardinal Di Pietro, dal cardinal So-
maglia presidente della giunta di stato,
e dai membri di questa i prelati Sanse-
verino pro-governatore, Ercolani tesorie-
re, Riganti segretario di consulta, Falza-
cappa segretario del buon governo, e Ri-
valsola segretario della medesima , tutti
poi cardinali. Presso la chiesa di s. Ma-
ria in Traspontina, Pio VII fu incontra-
to dai capitoli Lateranense, Vaticano e Li-
beriano; e nella basilica di s. Pietro dai
cardinali , dai prelati e dal resto del cle-
ro secolare e regolare. Quindi si carilo il
Te Deum, si die la benedizione col ss.
Sagramento, e coi due nominati cardi-
nali rimontato in carrozza si portò al Qui-
rinale, dalla cui loggia benedì il plauden-
te popolo, che nella sera e in quella se-
guente fece generale illuminazione. Po-
co dopo il prelato de Gregorio presentò
a Pio VII il triregno, l'anello pescatorio
e la maggior parte de'codici tolti a Ro-
ma,che avea ricuperato in Parigi, gli ul-
timi con l'opera di mg.r Marini, come a
ciò deputato, e lo dissi ne' voi. II, p. 287,
V, p. 222, XXXIII, p. 233.
Per la disastrosa battaglia di Water-
loo {di cui feci cenno anche a Paesi Bassi),
a' 18 giugno Napoleone cadde per sem-
pre, abdicò di nuovo e si die agli inglesi;
così il gigante delle battaglie, vincitore di
tanti popoli, prigioniero fu rilegato al-
l'isola di s. Elcna, che descrissi nel voi.
i6o PIO
XXXV, p. 120 (in un alla sua morie e
trasporto del cadavere in Parigi, ove ri-
parlo di lui e del sepolcro in cui giace;
quanto alla famiglia Buonaparte si può
vedere il voi. XLV, p. 1 58). Due giorni
dopo giunsero in Roma il prelato Mazio
poi cardinale, e Giovanni Luelli cameriere
e maestro di casa del cardinal Consalvi,
quale corriere straordinario (per cui eb-
be una pensione di mensili scudi 1 5), spe-
dili a Pio VII dall'illustre e benemerito
porporato, col decreto del 9 giugno fatto
dal congresso di Vienna, per la restitu-
zione alla s. Sede delle tre legazioni Bo-
logna, Ferrara e Ravenna, delle Marche,
di Benevento e Pontecorvo (avendo la
caduta di Murat semplificato la questio-
ne di Napoli e dei compensi) con alcuni
vincoli di amnistia assoluta, mantenimen-
to degli acquisti fatti dai particolari, ri-
conoscimento del debito pubblico, paga-
mento delle pensioni (ond'ebbe luogo lo
stabilimento del console pontificio in Mi-
lano, come narrai nel voi. XVII, p. 4-5),
e concedendosi all' Austria il diritto di
presidiare le fortezze di Ferrara e Co-
macchio, come meglio riportai nel voi.
XXIX, p. 302. Ai rispettivi articoli nar-
rai come il Papa riprese possesso de'luo-
gbi restituiti, ai quali il cardinal Consal-
vi ritornato in Pioma a'2 luglio e ripre-
se le funzioni di segretario di stato, il 5
partecipò il decreto nel pontificio no-
me. Cos'i il Papa ricuperò l'intiero slato,
tranne piccole frazioni, dopo essere stato
in pericolo di perdere nuovamente quel-
la porzione chegli era slata restituita nel-
l'anno precedente. Come poi Pio VII ne
rese grazie a Dio, lo dissi nel voi. IX, p.
87. Nel citato voi. XXIX, p. 2o3 e seg.
riprodussi quanto con somma lode e be-
nemerenza operò il cardinale al congres-
so, sia pel riordinamento della cbiesa
di Germania, protestando contro i pre-
giudizi recati alle prerogative e diritti
della medesima, non cbele solenni pro-
teste emesse da lui e da Pio VII conva-
lidate, per Avignone e contado Vtnais-
PIO
sino, per In perduta riva sinistra del Po,
e per le guarnigioni austriache delle f >r-
tezze di Ferrara e Comaccbio. Coadiu-
varono nel congresso di Vienna alla re-
stituzione de'douiiuii pontificii, i ministri
di Francia, di Russia e d'Inghilterra.
Quanto riguarda i Luoghi di Monti e il
debito pubblico, vedasi il voi. XL, p. i5q
e seg. Ritornato da Parigi in Roma il car-
dinal Fescb e madama Letizia, il Papa
continuò il benigno asilo, ad onta delle
contrarie opinióni; ma quando il cardi-
nale tornò a felicitare il re di Francia per
la ricorrenza natalizia, con più di ragio-
ne non ebbe risposta neppure questa vol-
ta. Indi Pio VII fece le sue congratula-
zioni a Luigi XVIII, pel suo ristabilimen-
to al trono, e gli spedi Canova a recla-
mare diversi capi d'opera di scultura e
pittura, olire gli arazzi, trasportati a Pa-
rigi, di che ragionai nel voi. XLVII, p.
98 e 94, dicendo ancora di altri oggetti
e degli archivi ricuperali dalla s. Sede.
Veramente il re di Francia sostenne le
stipulazioni di Tolentino, ch'erano l'ope-
ra della violenza, e nel congresso di Vien-
na non si fece menzione di quegli arti-
coli; per cui Canova si regolò secondo
l'istruzione di Pio VII » abbiate dei ri-
guardi coi francesi che noi amiamo » e
fu alquanto condiscendente, lasciando in
dono al museo di Parigi la statua colos-
sale del Tebro, la magnifica Pallade di
Velletri, la Melpomene ed altre opere.
Sotto gli auspichi del Papa si aprì in Ro-
ma il Conservatorio di s. Dionigio.
Roma nel 1 816 fu rallegrata dalla ce-
lebre promozione di 21 cardinali, oltre
10 che il Papa si riservò in petto, tra i
quali uscirono i due immediali degni suc-
cessori, Leone XII e Pio Vili. A ri-
muovere l'accattonaggio, Pio VII asse-
gnò annui scudi 5o,ooo per fondare li-
no stabilimento, donde ebbe origine l'O-
spizio di s. 31 aria degli Angeli. Il re di
Francia sostituì all'ambasciatore Pres-
signy il duca di Blacas, al cui figlio il Pa-
pa fu Padrino. Per dotazione dell'ex vice-
IMO
re Eugenio, secondo il convenuto delle
potenze alleate , oltre cinque milioni di
fianchi che gli sborsò il re delle due Sici-
lie, gli fu assegnato il possesso di alcuni be-
ni ecclesiastici nello stato pontificio, cioè
nel Bolognese, nel Al archegiano e nell'Ur-
binate, i quali furono contrastati, non a-
vendo la s. Sede acceduto all'atto che at-
tribuì ad Eugenio tali beni, di loro na-
tura inalienabili, onde Fio VII protestò di
non cedere che alla forza ; ma per le pre-
mure di alcuni sovrani , essendo Euge-
nio genero del redi Baviera, Pio VII su-
però le difficoltà e col nome di Appannag-
gio prese il mezzo termine di concederli
in enfiteusi, col patto che pagasse un lau-
demio di 160,000 scudi e l'annuo cano-
ne di 4°°o scudi ( questo appannaggio
deriva da quello nel 1810 assegnato da
Napoleone al figliastro Eugenio e forma-
to d'un milione di lire coi beni ecclesia-
stici delle Marche ); inoltre si riserbò la
facoltà di redimere nello spazio di g an-
ni i beni concessi, sborsando 3,170,000
scudi : l'investitura ebbe Iuogocon istro-
inento degli S maggio 1816. Non essen-
dosi fatta la redenzione, però si deve a
Gregorio XVI il ricupero di tali beni, per
quanto riportai nel voi. XXXII, p. 326.
Ne' primi di giugno Pio VII cadde leg-
germente infermo di disuria , e creden-
do che il regime di vita che gli facevano
tenere ne aumentasse i dolori, dichiarò
di volere mettersi egli stesso alla testa di
sua salute. Da quel giorno si creò una
specie di metodo di vitto, che appellava
il suo calendario, regolando le vesti se-
condo l'atmosfera. Ai 6 luglio fece pub-
blicare il celebre moto-proprio sull' or-
ganizzazione dell'amministrazione pub-
blica e la classificazione delle Delegazio-
ni apostoliche, del quale parlai ai luoghi
che ne riguardano le provvidenze. Que-
sta legge che il cardinal Consalvi promi-
se al congresso di Vienna , cambiale le
forme e Ia(ìsonomia,in molte cose fu una
imitazione delle leggi francesi , le quali
non sono che un compendio di quelle ro-
vol. lui.
PIO iG r
mane con di piìi positivo. Tra le istitu-
zioni francesi che si conservarono, nomi-
nerò gli utilissimi pompieri j e tra le or-
ganizzazioni e miglioramenti che onora-
no le sollecitudini di Pio VII, ricorderò
quantofeceper la Congregazione delcen-
so. Nell'agosto Pio VII dalla congrega-
zione de' vescovi e regolari fece restituire
i beni invenduti ai luoghi pii ed agi' i-
stituti religiosi cui spettavano. Quanto ai
locali acquistati che non avevano cangiato
la forma, ordinò che si restituissero con in-
dennizzo agli attuali possessori. Una par-
ticolare congregazione ad referendum re-
golò questo delicato argomento. Nel no-
vembre l'Artaud fu trasferito dall'amba-
sceria francese di Roma a quella di Vien-
na, colmo delle pontificie gentilezze, del
dono d' un bel rosario e dell'apostolica
benedizione. S'intavolarono de' negozia-
ti fra il Papa e il re delle due Sicilie pel
cambio di Benevento e Pontecorvo, do-
mandando Pio VII la chinea ; ma nulla
si conchiuse. Nel 18 16 eresse diverse se-
di vescovili: a'26 febbraio Chilapa in A-
merica (poi incorporata ad altra chiesa)
con la bolla Universi Dominici, cit. Bull.
p. 4^9> nel Messico; a'3i maggio con la
bolla Assidua, t. i45 p-32, istituì nella
diocesi di Canaria un vescovo con tito-
lo in partii usj a' 1 2 settembre con la bolla
Romanus Ponti/ex, p. 222, ripristinò la
sede di Callagirone ; a' 1 7 marzo con la
bolla Super, p. 274, eresse la sede di Ni-
cosiaj restituì a Treia il seggio vesco-
vile e ne affidò l'amministrazione all'ar-
ci vescovo di Camerino. Nel gennaio 1 8 1 7
furono ultimali gli affari della corte di
Vienna, relativamente all' ordinamento
del suo clero, alla vendita di vari dominii
ecclesiastici ed alla navigazione del Po,
avendo il Papa dichiarato porlo franco
quello di Pontelagoscuro. Uopo aver fis-
sato col suddetto moto-proprio gli onorari
di tutti gl'impiegati, con altro del 26 feb-
braio formò la cassa per le giubilazioni
a loro vantaggio. Il re di Spagna Ferdi-
nando VII, il cui padre Carlo IV colla
1 1
i62 PIO
madre sempre dimoravano in Roma, ot-
tenne da Pio VII di prendere sul clero
del regno per 6 anni sei milioni di reali.
]\el 1 8 i 7 Pio VII aggiunse al Museo Va-
ticano il braccio nuovo, cioè il nobilissi-
mo e splendido Museo Ckiaramonli. In-
oltre egli v'incominciò l'attuale galleria
di quadri, e nella Biblioteca Vaticana,
oltre altri doni ed abbellimenti, vi col-
locò parte del museo sacro Mariotti da
lui acquistato. I ministri delle grandi
potenze richiamarono intanto dal gover-
no una particolare sorveglianza sul prin-
cipe Luciano Bonaparle.e sua famiglia*
In questo tempo mori il cardinal Mdttryt
cbe la giunta di stato avea fatto arresta-
re, indi liberato da l'io VII, il quale cadu-
to malato, nel maggio passò in Castel Gan-
dolfo.Con la bolla Assidua , del 3 i mag-
gio^). 3 1 3, assegnò un nuovo suffraga neo
a Canaria; con la bolla Romanus, p. 222,
de' 1 2 settembre, concesse privilegi a Cai-
la girone e deputò il nuovo vescovo. Ele-
vò a metropolitana Varsavia, ed eresse la
sede di Piazza. Pio VII accordò all'im-
peratore d'Austria la nomina de'vescovi
veneti e di Pvagusi, argomento toccato a
Germania, Venezia e Uagvsi.ì^cI giorno
.'"> giugno fu sottoscritto il Concordato tra
Pio V II e Massimiliano Giuseppe re di
Baviera j nell'anno seguente il Papa pub-
blicò la bolla per la circoscrizione e re-
golamento delle diocesidi Baviera. Agli
f 1 giugno ebbe luogo il Concordalo tra
Pio I II e Luigi XVIII re eli Francia,
che fu seguito dalla bolla del 19 che lo
conferma. A'26 il Papa, essendo ancora
in Castel Gandolfo, fece una caduta ac-
compagnata da circostanze inquietanti,
che però non ebbe conseguenze: tuttavia
i carbonari profittarono della circostan-
za per insorgere a Macerata a'24 giugno,
ma furono subito repressi. Nello stesso
mese si conchiuse il Concordato tra Pio
V II e Vittorio Enimanitele re. di Sar-
degna, ed a' 17 luglio il Pontefice emanò
la bolla Beati Pelri, per la circoscrizione
delle diocesi del Piemonte, erigendo al-
P 1 O
cune sedi vescovili ed in arcivescovili Ver-
celli e Chambery j altra ne pubblicò ai
27 luglio perla circoscrizione delle dio-
cesi di Francia. A'22 novembre Pio VII
sottoscrisse il moto-proprio sul nuovo co-
dice di procedura civile.
Il nobile veneto Catterino Corner, in
testimonio di profonda gratitudine alla
generosa bontà di cui lo avea onorato Pio
VI I, con testamento de'2 2settembre 1802
lo supplicò a ricevere in legato il suo pa-
lazzo Corner (dello della Regina, da quel-
la di Cipro uscita da tal famiglia, onde
nelle pareli sono affreschi rappresentan-
ti la sua storia, ospitata e morta in Ilo-
ma, come narrai nel voi. XIII, p. 189 )
situato in Venezia nella parrocchia di s.
Cassiano, e la galleria de'quadii.Nel 1816
Pio VII volendo destinare il palazzo in
pio uso, consultò il nobile Lorenzo Giù •
stiniani veneto, alla cui custodia l'avea
affidato, quale fosse da preferirsi. Giu-
stiniani propose il benefico istitutoe con-
gregazione ecclesiastica delle Scuole di
Carità (V.), fondate in Venezia circa il
1802 dai benemeriti e zelanti sacerdoti
Anton'Angelu e Marcantonio fratelli Ca-
vanis,dopo averne ad essi fatta proposi-
zione e riportata l'adesione. Pio VII ac-
colse benignamente la proposizione nel
maggio 1817, reputando che nel palazzo
si potessero trasferire le donzelle dell' i-
stituto, e questo esonerare dall'annua pi-
gioneche pagava nel localeoccupato, tifili
avvertendo che attesa la molta distanza
le attuali figlie tnccolte restavano abban-
donale. Tutto questo avendo gl'istituto*
ri fatto gustare al loroamorevole media-
tore, il Pontefìcecon sovrana munificen-
za a'6 settembre 1817, con foglio da lui
sotloscrilto, si degnò concedere ai nomi-
nati fratelli Cavanis per benefizio del lo-
ro istituto il pieno dominio del maesto-
so palazzo Corner, dell'annessa galleria
e di tutt' altro compreso nel surriferito
legalo, autorizzandoli a valersene, sia per
uso di abitazione, che alienandolo o af-
filiandolo, profittando eziandio mediante
PIO
vendita de'quadri e mobili ivi esistenti,
i»l perpetuo vantaggio della suddetta ope-
ra pia, che essendo allora precaria e pri-
vata venne perciò generosamente e con
autorità pontifìcia incoraggiata e promos-
sa. A compimento del singolare benefìzio
e perchè non restasse a carico dell' isti-
tuto il mantenimento del domestico che
avea tenuto cura del palazzo, il Papa gli
fece continuare l'assegno vita durante. A
maggior vantaggio delle scuole di carità i
provvidi istitutori tutto venderono, laon-
de di presente nel palazzo risiedono il
monte di pietà e la cassa di risparmio.
Nel 1818 a'28 gennaio fu combinato
il concordato con 1' imperatore di Pms-
sia per la Polonia, onde poi ebbe luogo
la circoscrizione delle diocesi. La salute
intanto del Papa era sempre debole, ma
non dava serie inquietudini. A' 16 feb-
braio venne terminato il Concordalo ira
Pio Vile Ferdinando I re delle due Si-
cilie : di poi il re si portò in Roma a rin-
graziare il Pontefice, e pel resto si può
vedere Sicilia. In questo frattempo si
permise a mg.r Isoard , uditore di rota
per la Francia, di recarsi in Roma e rias-
sumervi la carica. Crescendo la recipro-
ca benevolenza tra la s. Sede e la corte
d'Inghilterra, per cui gl'inglesi in Roma
ricevevano dal Papa e dal cardinal Con-
salvi le più grandi considerazioni, il princi-
pe reggente, contro le consuetudini, scris-
se una lettera piacevole a Pio VII , che
destò significante sensazione tra'romani,
che già da molti anni vedevano tra loro
stabilito un console generale britannico.
PiofittòilPapadelle ottime relazioni con
quella corte a vantaggio dell' Irlanda e
per l'emancipazione di tutti i cattolici di
Inghilterra. Nel 1 .° maggio Pio VII spedì
la bolla sopra la circoscrizione di alcune
diocesi di Venezia. Tratto a 'loro articoli di
quantoappartiene alle missioni pontificie,
che dal zelo religioso del Papa ricevettero
un grande incremento, e quanto riguarda
la fondazionedinuovesedi vescovili, come
per l'America, dove eresse il vicariato a-
PIO i63
poslolico dell'isole dell' America setten-
trionale ed altri vicariati. Più tardi e sot-
to i di lui auspicii in Lione ebbe princi-
pio l'utilissima istituzione della Propa-
gazione della fede. Egualmente nel pon-
tificato di Pio VII deve l'origine la con-
gregazione de'missionari del preziosissimo
sangue^ de'quali parlai ne' voi. XLV, p.
224,eL,p. 2C).EIevòalgrado arcivescovi-
le le sedi di Bambergae Smirne, ed istituì
i vescovati di Sandomir, Podlachia,Sey-
na, Eperies e di s. Cristoforo. Incomin-
ciò il 18 iq con la morte di Maria Luisa
regina di Spagna, per cui si celebrò quel
solennissimo funere, che descrissi nel voi.
X, p. 3o6 : il marito Carlo IV, ch'erasi
portato in Napoli a trovare il fratello, la
seguì nella tomba pochi giorni dopo. Pio
VII ordinò utili provvidenze sulle Ac-
que, Fontane e Strade di Roma. Agli 1 1
febbraio il cardinal Consalvi fu prevenu-
to dal governo austriaco del disegno che
avea formato 1' imperatore Francesco I
di recarsi a Roma ed a Napoli ; intanto
il granduca Michele di Russia si portò
ad ossequiare il santo Padre, che I* ac-
colse con cordialità e tenerezza, e l' inca-
ricò di preseutareall'imperatore Alessan-
dro I suo fratello i più lusinghieri com
plimenti, esternando il vivo desiderio di
vederlo in Roma, che pure lo era di quel
degno principe. Sino dal maggio del pre-
cedente anno Napoleone ed i francesi che
gli facevano compagina in s. Elena , a
mezzo del cardinal Fesch, domandarono
al santo Padre d'inlerporsi col governo
inglese per avere un sacerdote cattolico.
L'ottenne Pio VII e convenne sul con-
corrente ab. Bona vita corso, quasi ottua-
genario, ma pieno di coraggio. Il Papa
nell'aprile rivide il cav. Artaud suo sto-
rico, che nuovamente fu eletto 1 .° segre-
tario dell'ambasciata francese in Roma,
onde sempre più potè far tesoro di uo-
zioni per la sua opera. Per morte del se-
natore Patrizi, Pio VII gli sostituì il prin-
cipe Corsini, che prese possesso con quel-
la pompa che descrissi nel voi. X, p. 3 i4;
164 pio
indi per sua rinunzia nominò senatore
di Roma il principe Altieri. I preparativi
pel ricevimento di Francesco I annun-
ziavano grandi dispendi, sebbene taluni
si aspettassero cose maggiori. Non man-
cò chi insinuò al cardinal Consalvi d'in-
contrare l'imperatore a Venezia; ma egli
se ne dispensò, dicendo ch'era rivestito
d'una specie di civile dittatura negli stati
papali. Alla frontiera fu mandato a rice-
verlo il marchese Massimo generale del-
le poste pontificie, ed a Viterbo si trovò
ad ossequiarlo mg.r Etano maestro di
camera poi cardinale (egli ed il cardinal
Oppizzoni sono i porporati superstiti del
gran Pontefice). A Ponte iMolle, sotto un
padiglione elegantemente ornato, l'impe-
ratore e l'imperatrice il 2 aprile nelle ore
pomeridiane vennero complimentati dal
cardinal Consalvi con il corteggio cui era
partito dal Quirinale, cioè 8 mute pala-
tine con 3 camerieri segreti partecipanti
e 4 soprannumeri secolari, oltre il mar-
chese Sacchetti foriere maggiore , il ba-
rone Piccolomini cavallerizzo maggiore,
il capitano degli svizzeri Pfy(fer,edil mar-
chese Giberti Mattoli. L' imperatore e
l'imperatrice aveano il seguitodicji per-
sonaggi , compreso mg.r Leardi nunzio
di Vienna, con 33 carrozze, onde occor-
revano 162 cavalli per ogni stazione po-
stale. I diversi corpi militari schierati fe-
cero gli onori, e dalla torre del Ponte fu
salutato da una salva d'artiglieria. Dopo
breve riposo l'imperatore e l'imperatrice
con l'arciduchessa Carolina loro figlia ed
il cardinal Consalvi entrarono nella car-
rozza nobile palatina, e nelle altre prese-
ro luogo i primari della corte imperiale
e la corte pontificia, seguendo la i.a la
guardia nobile del Papa. 11 treno era pre-
ceduto dal principe di Raunitz ambascia-
tore imperiale con la legazione, eda4cor-
rieri pontificii, con quell'ordine descrit-
to dal ti.02 7clel Diario di Roma, il qua-
le ne'seguenti riporta tutte le feste cele-
brate in Roma nel soggiorno de'sovrani
e tutto ciò che li riguarda.
PIO
Nell'ingresso di Porta del Popolo co-
minciarono le salve dell'artiglierie poste
sul Monte Pincio , cui fecero eco quelle
del Castel s. Angelo, alternando le altre.
Pervenuta la carrozza dell'imperatore a-
vanti la scala regia del Quirinale, si tro-
varono a riceverlo il prelato maggiordo-
mo che ne aprì lo sportello, il maestro
di camera, gli arcivescovi e vescovi assi-
stenti al soglio, i protonotari apostolici,
i prelati domestici, gran parte della ca-
mera segreta pontifìcia^ principi eleprin-
cipesse destinate al servigio de'due sovra-
ni. Negli appartamenti papali l'impera -
toree l'imperatrice vennero inchinati dal-
l'ambasciatore , dal principe di Metter-
meli loro i.° ministro, dai prelati capi dei
tribunali e altri della prelatura, e dai co-
mandanti le guardie nobili. Avvisato Pio
VII dell'arrivo dell'imperatore e dell'im-
peratrice, si avanzò ad incontrarli nelle
sue anticamere, annunziando ili.0 il pre-
fetto de' maestri delle ceremonie pontifi-
cie. L'incontro fu veramente commoven-
te, massime pel Papa e per Francesco I,
per la reciproca consolazione ; gli augu-
sti coniugi testimoniarono la loro divo-
zione e riverenza verso la sacra persona
del capo della Chiesa, che li accolse con
dimostrazioni de' più speciali riguardi e
paterna affezione. Dopo un conveniente
colloquio, Pio VII li accompagnò per va-
rie anticamere, ove ricevette gli omaggi
del corteggio imperiale, e dal cardinal
Consalvi furono accompagnati i sovrani
nel contiguo appartamento decorosamen-
te addobbato, destinato per loro alloggio.
La corte imperiale venne collocata par-
te nello stesso Palazzo apostolico Qui-
rinale e parte nel Palazzo della Consul-
ta. Nella sera i cardinali si portarono a
riverire gl'imperiali coniugi, e poscia la
corte e nobiltà romana ed il corpo di-
plomatico, non che la duchessa di Cha-
blais (che per la sua lunga dimora in Ro -
ma lasciò al Museo Faticano diversi mo-
numenti) sorella del re di Sardegna Car-
lo Felice, e la duchessa di Lucca infan-
PIO
ta di Spagna, col principe e principessa
suoi figli , che per tanti anni abitarono
Roma. In questa alma città per sì fau-
sta circostanza si recò un numero immen-
so di forestieri e personaggi , anche per
goderne le feste. Vi si portarono ancora
il principe Antonio di Sassonia con l'ar-
ciduchessa moglie e la principessa loro
nipote; l'arciduca Palatino del regno di
Ungheria ; la duchessa di Wùrtemberg
colle liglie ; il principe ereditario di To-
scana, che fu alloggiato nel Quirinale, ed
il corpo diplomatico di Vienna. A tutti
questi principi e personaggi il Papa fece
le più graziose accoglienze, ed il cardi-
nal Consalvi prodigò loro le maggiori cu-
re ed alti riguardi.
L'imperatore, l'imperatrice, la loro
figlia e tutti i nominati personaggi inler-
venneroaliepiùsolennifunzioui ed a tut-
te le feste ch'ebbero luogo durante il lo-
ro soggiorno nella capitale del cristiane-
simo. Le funzioni cui assisterono furono
quelle della settimana santa e di Pasqua,
nella quale l'imperatore per indisposizio-
ne non ci fu ; Pio VII per debolezza solo
assistè alla messa pontificata dal cardinal
Mattei, ma poi die la solenne benedizio-
ne. Nel giovedì e venerdì santo l'impera-
tore con altri diecisette principi e prin-
cipesse di case sovrane pranzò nell'appar-
tamento del cardinal segretario di stato
nel Vaticano, mentre in altra sala desi-
narono i cardinali, gli ambasciatori e al-
tri ministri del corpo diplomatico, non
che le più illustri persone di varie na-
zioni. Le dimostrazioni di pubblica alle-
grezza furono la cantata della Gerusalem-
me liberata del Zingarelli, nelle sale del
Vaticano; l'illuminazione della cupola di
s. Pietro e la girandola nella sera di Pa-
squa ; la festa di ballo al teatro Alibert
e nell'anfiteatro Correa; la corsa del fan-
tino in piazza Navona ; la festa che l'am-
basciatore Kaunitz diede a'suoi sovrani
nel palazzo Braschi, ove ahi lava, e quel-
la magnifica e sontuosa di Campidoglio.
1 capolavori che arricchiscono quel mu-
P I O 16 5
seo furono bellamente disposti, per de-
corare l'interno degli appartamenti: lo
sfarzo e la splendidezza vennero ammi-
rali dai sovrani, dai cardinali, dai prin-
cipi, dal corpo diplomatico e dai perso-
naggi che vi assisterono. Dopo aver essi
veduto un bellissimo fuoco artifìziale sul-
la piazza di Campidoglio, furono invita-
ti nellasaladel palazzo senatorio,alla cau-
tata composta in onore dell'imperatore
ede'monarchi cheaveano contribuito al-
lo stabilimento della pace d'Europa. In-
di l'augusta comitiva passò, sopra un pon-
te appositamente costruito, alla lauta ce-
na preparata nell'appartamento de'con-
servatoli di Roma, trionfando nel mezzo
della mensa la famosa Lupa di bronzo.
L'imperatore invitò alla cena i cardina-
li e gli ambasciatori: diverse tavole per
mille persone erano state disposte in al-
tre sale. Terminato il banchetto, l'impe-
ratore e l'imperatrice attestarono al car-
dinal Consalvi la piena loro soddisfazio-
ne delle sue cure indefesse e della gran-
diosa festa loro stata offerta in nome del
santo Padre. L'imperatore, l'imperatri-
ce e gli altri principi visitarono con pia-
cere i principali monumenti di Roma, le
chiese, i palazzi, gli stabilimenti, le vil-
le. Onorarono eziandio di loro presenza
gli studi artistici di Canova, Wicar, Lin-
di , Cam ucci ni , Thorwaldsen , Fabris,
Alvarez e Schaller; come pure quello dei
pensionati italiani nel palazzo di Vene-
zia, e l'esposizione delle opere degli ar-
tisti tedeschi nel palazzo Caffarelli. Visi-
tarono inoltre i luoghi suburbani di Fra-
scati, Castel Gandolfo, Albano, Ariccia,
Genzano e Tivoli. A'26 aprile partirono
per Napoli seguiti dal corpo diplomatico
di Vienna. Ritornati in Roma a' 1 giu-
gno, il 4 i sovrani si trovarono alla pro-
mozione al cardinalato dell'arcivescovo
di Olmiitz, fratello dell'imperatore, e al-
la solenne processione del Corpus Do-
mini.Prima di partire l'imperatore e l'im-
peratrice tornarono a visitare nel novi-
ùato de gesuiti Carlo EmmanueIcIV,già
166 PIO
re di Sardegna; indi fecero visita ad. Ele-
na Chiaramonti nipote del Papa, nel mo-
nastero delle carmelitane della ss. Incar-
nazione dette le Barberine, perciò fre-
quentato da Pio VII (d. Elena benedet-
tina, avanti 1* invasione francese si recò
in Roma in tal monastero e vi restò sotto
il governo francese, sempre però come pri-
ma vestita da secolare, nel qual tempo a
dette monache si unirono le propinque
carmelitane di s. Teresa. Di poi il Papa
volle che riprendesse l'abito monastico in
un monastero dell'ordine, e la collocò in
quello delle benedettine di Campo Marzo,
ove mori). Ringraziato vivamente il Papa
di tante singolari dimostrazioni di affetto
e di distinzione, agli i i giugno l'impera-
tore e l'imperatrice partirono da Roma
con il loro corteggio, accompagnati alla
carrozza dal cardinal Consalvi e dai pre-
lati maggiordomo e maestro di camera,
rinnovandosi le salve d'artiglieria che ne
aveano annunziato l'ingresso.
Nel giorno precedente l' imperatore
conferì diverse decorazioni equestri, cioè
al cardinal Ma ilei come decano del sacro
collegio, ed a quei signori riportati nel
n.°4-8de] Diario di Roma. L'arciduches-
sa figlia, avendolo preceduto in Perugia,
vi cadde inferma, onde tosto il cardinal
Consalvi vi si recò a fine di vegliare, per-
chè le più sollecite cure le fossero prodi-
galizzate. L'imperatore restò assai com-
mosso e sensibile a questa prova di at-
taccamento. Per tulio il tempo che la cor-
te di Vienna dimorò in Roma, né l'im-
peratore, né il principe di Mettermeli fe-
cero alcun motto sia al Papa, sia al se-
grelariodi stato, relativamente agli affari
religiosi e politici degli stali austriaci ; si-
lenzio che recò molto stupore a Pio VI I,
laonde il viaggio altro scopo nun ebbe che
di piacere e d'istruzione. Quando il prin-
cipe di Canino e sua sorella Paolina prin-
cipessa Borghese domandarono di vedere
il principe di Mettermeli, questi rispose
non poter prendere relazioni colla fami-
glia Bonaparte. Il cardinal Consalvi ricc-
PIO
vette un ricco donativo, il governatore
di Roma una scatola col ritratto dell'im-
peratore contornato di brillanti, e rag-
guardevoli donativi si distribuirono alla
corte e famiglia pontificia. In questo tem-
po giunse in Pioma il celebre pittore in-
glese Lawrence, incaricato dal principe
reggente di fare il ritratto del santo Pa-
dre (per la collezione di quelli del red'In-
ghilterra, cioè de'sovrani che aveano avu-
to parte nel trattato di Vienna), non che
quello di Consalvi, e fu alloggiato nel Qui-
rinale : qui noteremo che ritrassero egre-
giamente l'effigie di Pio VII, in marmo
Canova, in medaglie Cerbara e Giromet-
ti , in pittura Wicar, David e Camucci-
ui. Divenuto il principe reggente Gior-
gio IV, mandò il proprio ritratto esegui-
to da Lawrence al Papa, che Gregorio
XVI collocò poi nel Palazzo apostolico
Laleranen.se. L'ani mi lustrazione dello sta-
to progrediva felicemente, poiché le ren-
dite sommavano a cinque milioni, 885
mila scudi, lespese a cinque milioni, 289
mila scudi circa, per cui sopra vanza va-
no le rendite in scudi 5g5 mila circa: le
spese pel ricevimento dell' imperatore d'
Austria ammontarono a 8 0,000 scudi, co-
me riferisce l'Artaud, mentre erasi detto
che toccavano li 3oo,ooo. Volendo ogni
potenza profittare dell'ingegno e della
sorprendente altitudine delcardinal Coli-
salvi per terminargli affari, i principi pio-
testanti di Germauia desiderando essi pu-
re di veder compiuti i loro negoziati, per
la sistemazione degli affari de'catlolieisot-
tomessi al loro dominio, per mezzo di due
inviati fecero presentare a Pio VII una
nota intitolata: Dichiarazione de' prin-
cipi e degli stali protestanti riuniti della
confederazione germanica. Il Papa ri-
spose con una Esposizione contenente i
suoi sentimenti su tutti i punti di questa
dichiarazione: quaulo all'elezione de've-
scovi, convenne che il capitolo prima di
procedervi trasmettesse la nota de' can-
didati al governo locale, il quale esclu-
de! ebbe una parte di quei che uuugli riu-
PIO
scissero graditi. Quale successo ebbe poi,
con la formazione della nuova provincia
ecclesiastica dell'alto Reno e l'ordinamen-
to di cinijue sedi vescovili, lo dissi nel voi.
XXIX, p. io4- Uno di quelli che con-
corsero alla buona riuscita del negoziato
fu il cav. Roelle incaricato d'alfari del re-
gno di Wiirtemberg presso la s. Sede. In-
oltre nel 1819 Pio VII eresse Pergola in
vescovato, e promosse ad arcivescovato
Quebech: nuovamente riunì le sedi ve-
scovili di Belluno e Fé lire, alla cui bolla
contribuì il bellunese p. ab. Cappellai-i poi
Gregorio XVI. Con la bolla Curri nos, c\t.
Bull. t. i5, p. 199, fece una nuova di-
stribuzione della diocesi di Ferrara ; men-
tre colla bolla In apostolicae, cit. Bull.
p. 245, fece restituire ai cassiuesi il mo-
nastero e chiesa di s. Maria del Monte
di Cesena. A'24 dicembre 1819 colla bol-
la Dominici gregis }c\t. Bull. p. 259, ap-
provò la congregazione delle figlie o so-
relle della Carità di s.Vincenzo de Paoli.
Al 1820 dobbiamo l'origine della pro-
tomoteca Capitolina de'busti ed erme de-
gli uomini illustri, formata da Pio VII;
ne feci la descrizione a Museo Capitoli-
no, narrando altre benemerenze del Pa-
pa sul famigerato luogo; mentre nel voi.
XV, p. 86, parlai della commissione da
lui istituita per la conservazione de'mo-
numenti antichi, per gli acquisti di og-
getti di antichità ad ornamento de'pon-
tifìeii musei e pinacoteche, e per le altre
dipendenze di belle arti. A questo Pon-
tefice si deve ancora il compimento di
quanto aveano incominciato i francesi ,
perchè meglio si godesse la Colonna di
Traiano, rinvenendo i fondamenti del fo-
ro, dopo la demolizione dell'isola di ca-
se, della chiesa e monastero dello Spiri-
to Santo e del conservatorio di s. Eufe-
mia. Essendo stati collocali gli avanzi del-
l'antiche colonne ai loro posti, una si tro-
vò più alta di tutte; allora si disse: Le
colonne sono il sacro collegio; la più al-
ta è Consalvi! Nel maggio Pio VII pro-
vò particolare soddisfazione del modo cui
PIO 1G7
Giorgio IV come re d'Anuover accredi-
tò il suo ministro in Roma, terminando
le credenziali con raccomandarsi alle pus-
sirne sue orazioni. Egli andava riceveudo
omaggi inauditi, precipuamente dai so-
vrani acattolici; altrettanto dicasi del suo
gran ministro Consalvi, amato in modo
singolare dai re di Francia e d'Inghilter-
ra. Terminate le guerre che per lo spa-
zio di 24 anni avevano sconvolta l'Eu-
ropa, sembrava che si dovesse alla fine
godere una lunga pace e profonda quie-
te. Ma era rimasto o sorto in Europa uno
spirito propendente alla libertà, che mi-
se nuovamente in agitazione vari popo-
li. Così infatti accadde in Ispagna, in Por-
togallo, nel regno delle due Sicilie ed in
Piemonte. Scoppiata la rivoluzione a Na-
poli per opera de' Carbonari 3 che Pio VII
condannò nell'anno seguente, Beneven-
to e Pontecorvo, domimi della Chiesa,
furono occupati dai rivoltosi, indi si eres-
sero in governi provvisorii. Di questa af-
flizione e di quella provala per l'assassinio
del duca di Berry per mero odio contro
i Borboni, il Papa fu consolato nell'udi-
re la nascita del duca di Bordeaux ed e-
sciamò: Quel Dio che percosse i Boi bo-
ni, oggi li benedice. Ritrovato nella ba-
silica A' Assisi ^\\xv\à\camtnie il corpo del
patriarca s. Francesco, Pio VII fece il de-
creto constare de identitate: (pianto pre-
cedette e accompagnò questo religioso av-
venimento, Io riportai nel voi. XXVI, p.
yoeseg., i3i eseg. Nello stesso anno 1820
eresse la sede vescovile di Riclunond e
Charlestown nell'America. A questa epo-
ca essendosi compita la restaurazione del-
la Chiesa di s. Lorenzo in Datnaso, alla
quale il Papa concorse, il capitolo tornò
ad uffiziarla.In dettoauno rianimò il com-
mercio di Civitavecchia, con ristabilire il
lazzaretto, migliorare l'arsenale e cingen-
do di muro il luogo di pena pei rei, on-
de troncare le comunicazioni colla città.
Per la rivoluzione di Napoli, nel 1821
Pio VII spedì rappresentanti alle confe-
renze di Lubiana il cardinal Spina e mg.1
1 08 PIO
Mazio. I costituzionali vieppiù allarma-
rono lo stato pontificio con proclami, per
cui ebbero luogo energiche provvidenze,
per opporsi alle minacciate invasioni ed
ostilità: a questi movimenti de'settari era
collegata l'ideata sollevazione generale di
Italia. Per precauzione alla fine di feb-
braio si allestirono in Civitavecchia alcu-
ni appartamenti pel santo Padre; ed il
cav. Artaudper difenderlo riunì in quel
porto diverse forze navali francesi, men-
tre all'intorno delle mura di Roma pas-
sarono gli austriaci, per restituire l'ordi-
ne al regno di Napoli. Intanto Pio VII
ristabilitosi bene da una malattia, cedet-
te alle istanze de'suoi famigliari, di rinun-
ziare alla rigorosa quaresima cui si as-
soggettava ogni anno. Con soddisfazione
de'due governi, la Prussia conchiuse un
concordato colla s. Sede. Pio VII eresse le
sedi vescovili di Rotlemburgo, di Limbur-
go e di Cincinnali , elevando quelle di
Spoleto e Friburgo ad arcivescovati. Con-
temporaneamente che gli austriaci oc-
cuparono Napoli e comprimevano la in-
surrezione del Piemonte , Benevento e
Pontecorvo tornarono all'ubbidienza del-
la Chiesa. Essendo morto Napoleone a
s. Elena il 5 maggio, quando Pio VII
lo seppe, mostrò il medesimo spirito che
l'avea indotto a piegare il ministero bri-
tannico di raddolcire la cattività del gran-
de guerriero, e permise che una pompa
funebre in suo onore venisse celebrata in
Roma per cura del cardinal Fesch. Il Pa-
pa disse pure in questa circostanza mol-
te di quelle tenere e generose parole che
caratterizzavano la sua bell'anima. Egli
avea perdonato il tutto a Napoleone e le
protestedi benevolenza che gl'in viava do-
veano contribuire a risvegliare nel cuore
di lui gli antichi sentimenti di religione;
né potè ignorare che i fratelli Luciano,
Luigi e Girolamo, la sorella Paolina e la
madre ricevevano in Piotua cortese ospi-
talità. A'17 marzo essendo partito per
l'Europa l'ab, bona vita, lasciò presso Na-
poleone l'ab. Vignali, il quale a'2 1 apri-
PIO
le fu chiamato da Napoleone e gli disse:
Io sono nato nel grembo della religione
cattolica, e voglio compiere i doveri che
essa impone, io voglio ricevere i conforti
che amministra; i quali ricevè con ve-
nerazione e raccoglimento, e pronunziò
il nome di Pio VII con rispettosa effu-
sione di cuore, il quale tante volte e al-
l'ora estrema gli comparti la benedizio-
ne apostolica. Nel 1822 diversi potenta-
ti insinuarono al Papa, che nell'ammini-
strazione civile introducesse un sistema
più spedito e conforme ai desideri del ce-
to laicale, a mezzo di quel Memorandum
che fecero presentare dai loro diploma-
tici. Il santo Padre passando dal suo ga-
binetto nella camera da letto, il 18 apri-
le 1822 cadde fra una sedia e il gemi-
flessorio: accorsi i famigliari lo rialzaro-
no , senza che si fosse fatto male , meno
una doglia a un fianco che poco durò.
L'imperatore di Russia e il redi Prussia
avendo desiderato visitare Pio VII , pel
1 .°si prepararonogliappartamentialQui-
rinaie, poiché il 1° dichiarò di andare in
un albergo; ma l'imperatore non potè ef
feltuare il suo disegno, e quello d'Austria
ch'era stato invitato, rispose profittarne
altra volta. Adunatisi i sovrani in congres-
so a Verona, il Papa vi mandò il cardinal
Spina con mg.r Mazio. Reduce da esso e
sotto il nome di conte di B uppin agli 1 1 no-
vembre giunse in Roma il re di Prussia
in compagnia de'reali suoi figli, incontra-
to a Ponte Molle dal fratello Enrico che
dimorava in Roma. Fu con sensi di vi-
va gioia accolto dal santo Padre, che fe-
ce illuminare la cupola di s. Pietro ed
incendiare la girandola sul Castel s. An-
gelo. II re, ammirate le cose principali di
Roma, a'iy novembre parti per Napoli.
Già nel precedente mese Pio VII avea
elfettuala la circoscrizione di diocesi della
Francia, poiché il Concordalo del 18 17
non avea ricevuto esecuzione , pei tanti
motivi che adduce 1' Artaud, che toccai
nel voi. XXVI, p. 22.5. Nel partire da Ro-
ma l'ambasciatore Blacas ricevette Tana-
PIO
Ioga bolla; gli successe il duca di Lavai-
Montmorency. Avendo la Spagna sop-
presso l'inquisizione, i gesuiti e circa 3oo
conventi e monasteri, e cessato i paga-
menti per bolle, dispense e altre mate-
rie ecclesiastiche, odi-end o in vece alla s.
Sede annui scudi q,ooo, il Papa ricusò
di ricevere il Dai oistro VilIanuova,percui
nel gennaio i8a3 da Madrid fu caccialo
il nunzio Giacomo Giustiniani, poi car-
dinale. A'i6 maggio 1823 Pio VII fece
l'ultima promozione di cardinali, in cui
pubblicò cardinale il p. ab. Zurla camal-
dolese: prima voleva compartire tale di-
gnità al p. ab. Cappellai-i pur camaldo-
lese (dopo avere ricusato d'essere vesco-
vodi Tivoli) in premio de'servigi resi alla
s. Sede; masi dice che il segretario di stato,
geloso della sua profonda dottrina, quale
avea sperimentata in rilevantissimi affari,
determinòil Papa in favoredelZurla. Però
il p. ab. Cappellai-i vide la preterizione con
mi rabi le disio voi tura, con aumento di sti-
ma presso tutti, onde Leone XII lo creò
cardinale con isplendido e singolare elo-
gio, a quell'articolo riportato, e poscia Dio
esallòla sua umiltà alla cattedra apostoli-
ca col nome di Gregorio XVI. Nello stesso
anno eresse le sedi di Massa di Carrara e
di Moulins. Logorato dall'immense fati-
che, il cardinal Consalvi soggiacque nel
1823 ad una febbre che lo distruggeva;
mentre poi riacquistava la salute, quella
di Pio VII andava ogni giorno indebolen-
dosi, il perchè fece porre subito due iscri-
zioni sulla Piazza del Popolo, per me-
moria degli abbellimenti incominciati dal
Papa. Nel propinquo Monte Pincio aven-
do Pio VII proseguito i lavori de' fran-
cesi, per ridurlo a pubblica passeggiata,
nell'anno precedente vi avea innalzato un
obelisco. Questo Papa protettore delle bel-
le arti e delle lettere, coadiuvato dagli
alti sensi del suo diletto ministro, curò
l'abbellimento ulteriore di Roma, di die
tengo proposi toa'luoghi loro, benché qui
noucitatijcomedelia decorosa fonte eret-
ta nella Piazza del Quirinale, nel cui pa-
PIO 169
lazzo fece l'ordinaria residenza, per cui
vi fece vari miglioramenti, massime nel-
la cappella Paolina. Nella zecca ponti-
ficia si conservano 3 7 conii di medaglie
coniate per celebrare i fasti del suo im-
mortale pontificato, molte delle quali de-
scrissi agli articoli che le riguardano. Ce-
lebrò le seguenti solenni beatificazioni:
nel i8o3 del b. cardinal Giuseppe Ma-
ria Tomruasi; nel 1804 della b. Vero-
nica Giuliani cappuccina; nel 1806 del
b. Francesco Girolamo gesuita, e del b.
Giuseppe Oriol di Barcellona; nel 1809
del b. Giambattista della Concezione fon-
datore de' trinitari scalzi. Inoltre Pio VII
riconobbe il cullo immemorabile di vari
beati e santi, ed a molti ampliò il cul-
to; immenso poi fu il numero delle in-
dulgenze che concesse. In 2 1 promozioni
creò 98 cardinali, Ira'quali rinunziarono
poi alla porpora Marino Caraffa (ne par-
lai anche nel voi. XLI, p. 274) >e Carlo
Odescalckì per entrare nella compagnia
di Gesù. Una delle ultime cose di Pio
VII fu la destinazione di mg/ Giovanni
Muzi arcivescovo di Filippi in vicario apo-
stolico del Chile, cui furono dati in com-
pagni il conte can.° Maslai, ora Pio IX,
e d. Giuseppe Sallusti che pubblicò la
Storia della missione.
La sera del 6 luglio, anni versariodella
sua prima uscita dopo venuto da Vene-
zia e del fatale rapimento, avendo Fio
VII congedata la corte, s'intrattenne al-
quanto con il prelato Bu Kaoni suo udi-
tore. Rimasto solo volle alzarsi dalla se-
dia a bracciuoli, appoggiando una mano
sulla tavolaecercandocon l'altra un pun-
to d'appoggio ad una fune, che era stata
collocata a tal uopo intorno alle pareti;
ma essendosi alzalo con islento non potè
afferrarla e cadde sul pavimento di mar-
mo, fra la tavola e la sedia. A He sue gri-
da accorsero tosto vari famigliari, che Io
collocarono sul letto, essendosi rotto il
collo del femore. I medici e chirurghi pe-
rò gli tacquero la frattura, egli tuttavia
richiese il s. Viatico, passando la noi le in-
170 PIO
quieta, ina senza febbre. Il cardinal Con-
salvi si raccomandava sempre agl'intimi
domestici di non lasciarlo solo, onde fu-
rono biasimati, ma a torto, perchè fu un
caso fortuito che non si poteva prevede-
re; piuttosto nella caduta a Castel Gan-
dolfo il Papa giacque per un qualche tem-
po sul suolo, dicesi per mancanza di vi-
gilanza in chi aveadoveredi stargli vici-
no. A questo disgraziato avvenimento do-
po circa io giorni successe l'altro fune-
stissimo dell'incendio della Chiesa eli s.
Paolo fuori delle mura, ma al Pontefi-
cesi fece ignorare per non affliggerlo inu-
tilmente. Prima della caduta, avendo sa-
puto l'imperatore d'Austria che il santo
Padre era minacciato da grave debolez-
za e languore, gli mandò il più prezioso
e più vecchio vino di Tokay; ed il re di
Francia dopo la disgrazia, a domanda del-
l'ambasciatore, gli spedi un letto mecca-
nico, allora di recente invenzione, che per-
metteva di alzar l'infermo senza tormen-
tarlo, ed arrivò in Roma a' 12 agosto. Ap-
pena il Papa fu posto su questo letto, senti
qualche sollievo, ed ordinò che al corrie-
re che l'avea celeremeute portatosi das-
sero i oo doppie d' oro ; ed avendo chie-
sto un po' di nutrimento, prese la sua so-
lita cioccolata. Gli si parlò del dolore di
tutta Roma per la sua infermità, cui ri-
spose col segno della benedizione. Nel se-
guente giorno trova vasi meglio, ed invitò
quelli che lo circondavano a parlar fra lo-
rodegli avvenimenti della città. Fra quelli
che nominò, immaginando l'afflizione che
proverebbero pel suo stato, vi fu ileav. Ar-
taud, cui in segno di all'etto e di benevo-
lenza, il 16 fece spedire onorevole breve
per l'uso dell'oratorio privato. Aumentata
la debolezza e la forza del male, il delirio
venne a manifestarsi con allarme di tut-
ti. Il giorno 18 fu abbastanza tranquil-
lo, onde alle 5 del mattino richiese di co-
municarsi, ed il cardinal Bertazzoli gli
partecipò la s. Eucaristia. Allora il de-
solatissimo ed aflettuoso cardinal Consal-
vi notificò formalmente lo slato del vc-
PIO
aerando infermo al cardinal decano del
sacro collegio ed al corpo diplomatico. Si
espose il ss. Sagraraento nelle basiliche
Laleranense, Vaticaua e Liberiana, non
che nella chiesa de'ss. Vincenzo ed Ana-
stasio, allora parrocchia del palazzo apo-
stolico : il concorso del popolo nelle chie-
se a pregare Dio pel Pontefice fu signi-
ficante. Nel 19 peggiorò; ne'suoi vaneg-
giamenti andò ripetendo Savona, Fon-
tainebleau, luoghi del suo esilio; ben pre-
sto si alterò la voce, e da alcune desinen-
ze di parole latine si potè dedurre ch'era
costantemente in orazione. IlcardinalCa-
stiglioui penitenziere maggiore (poi Pio
Vili), antico suo amico e consigliere di
fiducia, gli conferì l'estrema unzione e lo
assistè nel puuto di morte; ed il cardi-
nal della Geuga vicario (poi Leone XII)
ordinò al clero di recitare 1' orazione prò
infirmo Ponti/ice morti proximo. Nella
sera l'infermo non potè più prendere cibo,
e nel seguente mattino a cinque oredel 20
agosto 1823 spirò tranquillamente l'ani-
ma di Pio VII, nell'età d'anni 8 1 e gior-
ni 6, e di pontificato anni 23, mesi 5 e
giorni 6.
Universale fu il cordoglio per la per-
dita dell'amato Pontefice, il cui cadave-
re dopo imbalsamato si espose nella gran
sala de' concistori pubblici, ed i precordi
furono portati nella suddetta chiesa par-
rocchiale. Nella sera del 22 con pompa
funebre il cadavere fu trasportato nella
cappella Sistina del Vaticano, circonda-
to dai penitenzieri di s. Pietro, recitan-
do preci con voce bassa. La mattina del
2 3 il sacro collegio e il capitolo della con-
tigua basilica in questa portarono il ca-
davere, ed ivi furono celebrati i noven-
diali, pronunziando l'orazione funebre \\
prelato Foscolo, ora patriarca d'Alessan-
dria. La macchina del catafalco, disegno
del cav. Valadier, si compose d'un vasto
e alto basamento quadrilatero, avente ne-
gli angoli quattro candelabri; negli spec-
chi delle basi i bassorilievi rappresentava-
no il ripristinamento de'gesuiti, la resti-
PIO
lozione delle provincie, l'ingresso solenne
in Roma, la protezione delle belle atti',
nel pietl istallo dell'urna si legge vano quat-
tro iscrizioni dell'Amati, in lodedelle vir-
tù del Pontefice, che riporta il Pistoiesi.
JNel voi. XII, p. 3oi, descrissi il magni-
fico monumento, che gli eresse in detta
basilica il cardinal Consalvi, col prodotto
di parte delle scatole con brillanti rice-
vute dai sovrani pei tanti trattati con-
chiusi. Quanto alle statue laterali a quel-
la di Pio VII, ed esprimenti la Fortezza
e la Sapienza, per questa seconda altri
credono significare la Mansuetudine o la
Moderazione. La basilica Vaticana essen-
do mirabile pietra di paragone, l'esimio
Thorwaldsen che scolpi tale monumen-
to, non corrispose alla grande espilazio-
ne che si avea del di lui sommo merito;
rimarcandosi l'errore principale nel con-
cetto e nella composizione quasi priva del
carattere cristiano, nou proporzionata al-
la località, monotona epoco maestosa. Ne
fece la descrizione e la disamina il eh.
Gasparoni, Prose, p. i. Appena raduna-
ti i cardinali nelle congregazioni , scop-
piarono le lagnanze contro il cardinal
Consalvi, che siuoaquel puntoavea eser-
citato il potere in tutto: il cardinal Fesch
capo dell'ordine de' preti ebbe il corag-
gio d' assumere le sue difese e fu viva-
mente applaudito dai cardinali restati
amici al graud'uomo. Il cardinal Soma-
glia decano, alla presenza del sacro col-
legio, disuggellò un piego, e vi trovò due
brevi in data di Fontainehleau. i\el i.°
il Papa ordinava ai cardinali dopo la sua
morte di radunarsi subito sotto la pre-
sidenza del cardinal decano, e di elegge-
re il successore senza le antiche forma-
lità a pluralità di voci. Il 2.0 conteneva
le medesime disposizioni, colla differen-
za che prescriveva i due terzi de'voti se-
condo 1' uso autico. Quindi mg.r Mazio
segretario dello stesso sacro collegio lesse
ai cardinali altro breve di Pio VII, di
cui era stato compilatore e depositario,
dell' ottobre i 82 1 , cioè dopo aver ful-
PIO 171
minato con bolla la setta de' carbonari.
11 santo Padre vi ordinava che si proce-
desse all'elezione subilo dopo la sua mor-
te per via d'acclamazione, se fosse pos-
sibile, e per cos'i dire alla presenza del
cadavere ancor tiepido; che questa ele-
zione si facesse in segreto, senza aspetta-
re i cardinali fuori di Roma, senza pre-
venire i ministri accreditati, senza rag-
guagliarne le corti, senza occuparsi dei
funerali prima che il grande atto fosse
consumato. Ma tutti i cardinali saggia-
mente riconobbero che gli ordini del de-
funto Pontefice , essendo stati emanati
ne' giorni e in conseguenza delle rivolu-
zioni di Spagna, Portogallo, Napoli e Pie-
monte, per cui era agitata l'Italia, non
potevano essereapplicabili alle circostan-
ze attuali , e decretarono per la prima
volta celebrarsi \l Conclave ne\ Quirinale.
La vita del glorioso Pio VII presenta
un singolare complesso di virtù e di sven-
ture, ed una specie di luminose ripara-
zioni che la provvidenza non sempre con-
cede agl'illustri infortunii, laonde può
formare argomento di serie e utili me-
ditazioni cristiane, all'uomo di stato, al
cittadino, all'ecclesiastico; perocché essa
contiene i più grandi precetti di religio-
ne, di morale e di politica. Pio VII fu
dotato di possente dialettica, di serenità
d'eloquio, e sovente adoperava diverse
espressioni di s. Agostino. La dignità non
cambiò le sue abitudini semplici e fru-
gali, la sua modestia ed il suo disinteres-
se. 11 suo carattere e animo retto, gene-
roso, pio, limosiniero, mansueto e dol-
ce, fu accompagnato da candore d'animo
e da graziosa urbanità, da conciliabile po-
litica e da paterna condiscendenza; però
capacedispiegarequella fermezza ed eroi-
ca fortezza, di cui ne riportai brevemente
tanti saggi. Sull'amministrazione del go-
verno civile Pio VII facilmente deferiva
alla volontà di quelli che n'erano inca-
ricati; ma in tutto ciò che spettava al-
l'autorità di supremo capo della Chiesa,
egli ordinariamente non consultò che se
i7a PIO
stesso. La posterità non obblierà raai le
virtù patriarcali nelle grandezze, la co-
stanza nelle umiliazioni e la fermezza nel
guidare la mistica nave della Chiesa. Ad
onta di tanta gloria e splendide beneme-
renze, in Roma particolarmente non lo
risparmiarono gì' infami calunniatori e
maldicenti, poiché osarono dopo morto
deturparla con satire (di queste licenze
parlai a Palazzo Braschi) e sarcasmi, cui
è sempre esposto chi esercitò il potere,
massimamente se elettivo e per molti an-
ni: egualmente fu segno alle satire ed alle
umiliazioni il cardinal Consalvi, accusato
di dispotismo, i cui servigi troppo presto
vennero dimenticati, tacciandosi di quan-
to forse era stato necessario. Per altro il
nome di Pio VII suona benedetto e im-
mortale in ogni luogo, ed il suo pontifi-
cato segna un' epoca memorabile nella
Chiesa; e se la storia è utile a tutti, quella
di sì magnanimo Pontefice è necessaria a
sapersi da ogni cattolico, per conoscere
nelle sue vicende le mirabili cure di Dio
in favore della Chiesa. Tale fu la divo-
zione che si ebbedi lui vivente e dopo mor-
to, che si stimò ben contento chi potè ave-
re qualche sua memoria, un pezzetto di
abito o i suoi capelli. Finalmente Pio VII
insegnò come si possa essere Papa senza
nepotismo : al momento del suo innalza-
mento al tronoavea i 7 nipoti, e giammai
permise che neppure un solo veuisse in
Roma; soltanto li beneficò cori modera-
zione, mediante tenui assegni e regali fin-
ché visse, e lasciò in morte un patrimo-
nio che appena ascese al valore di circa
i5o,ooo scudi, provenienti dai risparmi
del suo appannaggio e dai regali ricevu-
ti. Molti descrissero le sue gesta e confu-
tarono le calunnie, ed oltre quelli che no-
minai a Chiaramonti famiglia, mi limi-
terò qui a ricordare il comm Alessio F.
Artaud: Storia di Pio F/I1, tradotta dal-
l'ab. e cav. Cesare Rovida, edizione i?
con correzioniedaggiunle, Milano i 838.
L'esame, l'elogio ed i pregi di questa ve-
race e pregiatissima opera, di cui abbia*
PIO
ino tante edizioni e traduzioni in diverse
lingue, si legge ancora nei voi. 3, p. 388,
e 5, p. 2g45 degli Annali delle scienze re-
lig., riportando quello del eh. prof.Barola.
Innumerabili poi sono le orazioni ed elogi
funebri pronunziati ne'funerali che si fe-
cero da per tutto a Pio VII, indi nella
maggior parte pubblicati con le stampe.
Già di sopra notai che nel Bull. Rom. con-
tinualiol.i i eseg., si riportano le sue bol-
le, brevi, lettere apostoliche, molo- pro-
pri, chirografi, allocuzioni ec. La Chiesa
romana vacò 39 giorni.
PIO VIII, Papa CCLIII. Francesco
Saverio de' conti Castiglioui, nacque in
Cingoli a'20 novembre 1761 di famiglia
nobile e molto onorata , da Carlo e da
Sanzia Ghislieri di Jesi, della stirpe di s.
Pio V [V '.). Nel rinomato collegio Cam-
pana di Osimo ricevè la prima educa-
zione studiosa e si formò alla virtù, indi
passò nel celebre collegio Montalto e nel-
1' università di Bologna, ove fece rapidi
progressi non meno nella pietà, che nelle
scienze e particolarmente nel diritto ca-
nonico , come dotato di felice acuto in-
gegno, laonde ben presto si rese noto e
caro a quanti aveano in pregio religione
e dottrina. Lungi dal profittare delle con-
suete ricreazioni, unode'suoi maestri per
lieve mancanza a castigo gl'intimo diver-
tirsi. Ornato di tale condotta riservata
e ben istruito nelle discipline teologiche,
si recò in Roma, ove il suo illustre con-
cittadino Felice de Paoli, vescovo prima
di Fossombrone, poi d' Anagni e di Lo-
reto, lo prese in aiuto nell'impresa di con-
futare gli errori de' giansenisti, promul-
gati dal sinodo di Pistoia. Indisi associò
allo studio del dottissimo prelato Devo-
ti, col quale travagliò nella di lui bell'o-
pera intitolata: Institutiones j'uris cano-
nici, che fu stampata più volte in Roma,
come nel i8i4(del Devoti abbiamo pu-
re : Juris canonici universi , publici et
privati, che egualmente meritò di essere
stampata più volte in Roma , come nel
1827). Si ritengono del Castiglioui le co-
PIO
piose ed erudite note alle Fnxtittttìones t
die a guisa di commentario perpetuo le
accompagnano e completano. Applicossi
ancora con genio e riuscì erudito assai
nell'antiquaria e nella numismatica, per
cui più tardi formò un'importante col-
lezione di medaglie: presto si guadagnò
l'estimazione de'più insigni letterati, per
cui soleva ricordare le conversazioni eru-
ditissime tenute col Zaccaria ecol Ciislia-
nopoli. Successivamente fu vicario gene-
rale prima del lodato Devoti vescovo di
Anagni (poi arcivescovo di Cartagine e
segretariode'brevia'principi), poi in Fa-
no del vescovo Severoli in seguito cardi»
naie, ed in Ascoli del vescovo cardinal
Archetti. Ritornato in Cingoli., fu dalla
patria festeggiato per la famacb'erasi ac-
quistata la sua dottrina e virtù, indi me-
ritò di essere nominato prevosto del ca-
pitolo della cattedrale nel declinar del
secolo passato. Avendo dato chiare prove
di sapere, di prudenza, maturità di con-
siglio e sagacità, a premiarne il merito
Pio VII agli i i agosto 1800 lo promos-
se al vescovato di Montalto, dove si fece
ammirare per lo zelo e per tutte le qua-
lità che lo formarono modello de'pasto-
ri. Per la riputazione che godeva, nelle
gravi vertenze che insorsero tra Napo-
leone e PioVII, questi incominciandodal-
la compilazione del concordato lo con-
sultò, e altrettanto fecero, oltre il cardi-
nal Consalvi, i pio segretari di stato, on-
de scrisse diversi pareri e consulte ripie-
ne di ragionamenti calzanti e robusti, sen-
za temere di mostrarsene autore, pel suo
coraggio apostolico. La severità di sue
dottrine e la franchezza con cui alzò la
voce contro 1' esigenze dell' imperatore,
destò la sorveglianza de'suoi commissari.
Il vescovo venne avvertito che il suo ze-
lo spiaceva al governo francese invasore;
ma egli solotennecontode'comandi pon-
tifìcii,e tanto nelle pubbliche esortazio-
ni ed omelie , quanto nelle risposte su
diverse questioni che mandava a Roma,
continuò a mostrarci 1' intrepido difien-
PIO i73
sore dc'doveri e diritti della Chiesa. Ri-
cusando quel giuramento, di cui pallai
nel voi. XXXI, p. 109, l'ordine di ar-
restarlo giunse ben presto, e nel 1808 fu
esiliato a Milano, quindi deportalo a Pa-
via e Mantova, nelle quali città dai me-
desimi dominatori fu tenuto sotto la più
penosa e importuna vigilanza. Quegliche
ne'suoi scritti annunziava tanta forza di
zelo e fermezza d' opinioni, si condusse
nel civile consorzio dolce, cortese^ circo-
spetto, per cui gli agenti stessi incaricati
a spiare la sua condotta , non poterono
non confessare che da per tutto il vesco-
vo di Montalto ispirava profondi sensi di
stima e venerazione, riconoscendosi dai
buoni in lui un confessore illustre della
romana chiesa, un profondo conoscitore
dell'erudizionesacra e profana, ed un di-
stinto teologo e canonista. Dai nemici si
sarebbe voluto trovarlo temerario, spar-
latore del governo di cui era disubbi-
diente, per punirlo con rigore. Egli mo-
stravasi sempre più rassegnato e sommes-
so a tutte le leggi del conquistatore d'I-
talia, non contrarie alla disciplina eccle-
siastica ; ma difendendo lo spirito della
pura religione contro gli errori che im-
perversavano in cjuei tempi di tanta li-
cenza. Quantunque lontano, non trala-
sciò di pascere le pecorelle del suo greg-
ge con (|uelle sollecitudini consentile dal-
le circostanze, tenendo corrispondenza col
suo vicario generale.
Nel 1 8 1 4- distrutta la potenza di Na-
poleone e ripristinata la pace, 1' ottimo
prelato ottenne da Pio VII che perdonas-
se e rimettesse nella sua grazia il prelato
Devoti, che dopo avere ricusato le ono-
rificenze di Napoleone, avea sottoscritto
una formola condizionata, con cui crede-
va salva la sua coscienza; per lo che nel
3.° tomo del suo Jus cananicum dedica-
to al Papa, ben palesò quali fossero sta-
ti sempre i suoi sentimenti. Indi il ve-
scovo Casliglioni tornò alla sua sede tra
gli applausi del popolo, ed una nuova cor-
rispondenza si stabilì tra lui e Pio VII
1.74
PIO
felicementerestituitoa Roma. Questi non
tardò a ricompensarne il valore, poiché
agli 8 marzo 1816 lo creò cardinale del-
l'ordine de' preti e per titolo gli conferì
Ja chiesa di s. Maria in Traspontina. In-
oltre il Papa nel medesimo concistoro lo
trasferì alla sede vescovile della propria
patria Cesena, nel quale articolo dissi co-
me lodevolmente la governò, che fatto
Pontefice la chiamò seconda patria, in un
ai doni che le inviò. Aumentandosi la fa-
ma di sue virtù e profonde cognizioni in
ogni genere di sacre dottrine , volendo
sempre più Pio VII giovarsene, essendo
mortone' primi di luglio 1821 il celehre
cardinal di Pietro, lo chiamò in Roma,
gli assegnò la di lui ragguardevole cari-
ca di penitenziere maggiore, ed a' 1 3 ago-
sto lo traslatò alla sede suburbicaria di
Frascati, indi nel 1822 lo dichiarò pre-
fetto della congregazione dell'indice. Dal
medesimo Papa e dal successore fu ag-
gregato a diverse principali congregazio-
ni, e fatto protettore di alcuni luoghi pii,
qualifica chealquanto ripugnava. Le con-
gregazioni cardinalizie, di cui fece par-
te, furono quelle del s. oflìzio, concisto-
riale, concilio, immunità, propaganda, in-
dulgenze, esame de' vescovi in sacra teo-
logia, lauretana, affari ecclesiastici e de-
gli studi. Le protettone furono del col-
legio greco, dell'accademia teologica, del-
l' ospizio e congregazione de' sacerdoti a
s. Lucia de'Ginnasi, della città di Mon-
talto, di Monte Monaco in detta diocesi,
e delle pie unioni de' terrari in s. Mar-
limano e de'calzolai in s. Anna di Cese-
na. Tutti questi carichi ben gli si addice -
vano pel suo profondo sapere ed auste-
rità di vita esercitala sino dalla giovinez-
za. Dalla venula in Roma egli fu ulte-
riormente impiegato negli a (fari i più di-
licati e gravi della s. Sede, forte della con-
fidenza di Pio VII e del consentimento
del cardinal Consalvi, cui vieppiù riuscì
assai gradito e la cui maniera di nego-
ziare avea da molto tempo ben interpre-
tala. Come penitenziere maggiore assistè
P IO
in morte il suo benefattore Pio VII, ed
entrò nel conclave del 1823, in cui fu e-
letto Leone. XII A questo articolo nar-
rai la pre valenteopinione dei zelanti delle
cose antiche di tener lontano dal potere
il cardinal Consalvi, e perciò dal ponti-
ficato chi lo avesse ripristinato nel po-
sto di segretario di stato, lo che fece e-
scludere il cardinal Castiglioni, ritenuto
tra'moderati, detti volgarmente diploma-
tici, e perciò non del numero de'zelanti ;
che altrimenti sarebbe immancabilmen-
te uscito Papa , non solo pel numeroso
partito de'cardinali zelanti, massime au-
striaci, che volevano esaltarlo, ma pel fa-
vore di Francia che desiderava rimanesse
ministro Consalvi. La politica di questi
fu sorpresa quando s'interpellò sulla scel-
ta del cardinal Castiglioni, il quale pure
dopo 1' esclusiva di Severoli interrogato
che pensava dell'altro, francamente e sen-
za esitazione dichiarò la sua propensio-
ne, a mezzo del cardinal Arezzo, ai car-
dinali Ruffo e de Gregorio. Tanto bastò
perchè si abbandonasse. L' eletto Leone
XII mostrò dispiacere che non si fosse
innalzato il designato da Pio VII, car-
dinal Castiglioni, e che avrebbe preso il
suo nome; indi soggiunse che presto gli
avrebbe lasciato il luogo, come meglio
può vedersi nel citato articolo, ed intanto
lo avrebbe aiutato a compiere i suoi do-
veri.
In fatti si verificarono ambedue le pre-
dizioni, poiché Leone XII visse soli 5 an-
ni e più di 4 mesi, e ne raccolse lo spi-
rito il cardinal Castiglioni quale peniten-
ziere maggiore, onde il Baraldi fece bel-
le allusioni di Elia ed Eliseo nelle sue dot-
te Memorie di religione, t. i5, p. 263,
con l'argomento: Leone XII e Pio Vili,
il quale nel 1829 fu riprodotto in Ve-
nezia da Giuseppe Battaggia, con lettera
allo stesso prelato JSaraldi. Celebrandosi
i novendiali al defunto Leone XII, nella
sera del 2.0 giorno il suo cadavere fu po-
sto nella cassa di cipresso; il maggiordo-
mo con velo bianco ne cuoprì il volto ,
IMO
altro lo distese il maestro di camera, ed
un 3.° rosso lo pose su tutto il corpo il
cardinal Cappellai-i alla testa delle crea-
ture del medesimo, comeil più degno per
anzianità delle presenti. Nell'ultimo gior-
no de'novendiali vi assistè nel coretto del-
la cappella del coro e in incognito il re
di Baviera. Nel di seguente 7.3 marzo
1 829, dopo la messa dello Spirito santo,
il prelato Testa pronunziò l'orazione per
l'elezione del Pontefice, indi nelle ore po-
meridiane entrarono in conclave 3j car-
dinali, che giunseroa 5o, cioè uno di Pio
VI, 3o di Pio VII e 19 di Leone XII,
poiché 8 non v'intervennero. Il conclave
durò 36 giorni, ed i pochi cenni che ne
darò li estraggo dal dettaglialo mio mss.
checompilai nel medesimo(altrettanto fe-
ci in esso nel successivo concia ve i83o-3 1)
con documenti, intitolandolo : Giornale
storico-politico ccrenwniale della sede
vacante e conclave per l'elezione di Pio
FUI.
Sinodal primoscrutinio chiaramentesi
vide quali erano i principali candidati; Ca-
stiglioniebbe 1 1 voti, Pacca sotto decano
r o, de Gregorio 9, e Cappellari 7. Questi
quattro cardinali divisero 1' attenzione
particola re del sacro collegio in tutto il con-
clave, ed ebbero sempre la maggioranza
de' voti. 11 9 marzo si presentò al conclave
il conte Lutzow ambasciatore d'Austria,
cui degnamente rispose il cardinal Casti-
glioni, encomiando la pietà e la prote-
zione praticata in vari incontri dall'im-
peratore Francesco I verso la Chiesa ed
i tre ultimi Pontefici. Nel dì appresso il
-visconte di Chateaubriand ambasciatore
di Francia si recò al sacro collegio in
nome del re Carlo X e pronunziò un di-
scorso romantico , non conveniente alla
chiesa romana. Gli rispose il cardinal Ca-
stiglione continuando ad essere capo di
ordine, e fu applaudilo, non senza qual-
che confusione del celebre e dotto diplo-
matico. Avverte il citato Baraldi che se
ne può vedere un saggio nel Conserva-
teur, livr. 48, p. 36?., che per tale rispo-
PIO r75
sta trionfante e dignitosa così si espri-
me: » Pirebbesi quasi che il cardinale
aveva un segreto presentimento della e-
levazione sua al pontificato, e che par-
lava di già al cattolico mondo come suc-
cessore di Leone XII. E mentre l'am-
basciatore esponeva le sue idee al sacro
collegio , e perdevasi nella rigenerazio-
ne attuale, mostrando di volere strasci-
narvi la Chiesa, il cardinale elevandosi ad
una maggiore altezza, cercava in cielo le
promesse divine, onde ricordarle autore-
volmente all'ambasciatore ed insegnargli
che il caltolicismo è ben superiore all'u-
mana civiltà e alle mondane rivoluzioni;
che desso può ben solfi irne, ma non re-
starne oppresso giammai ".
Agli 1 1 marzo il conte di Celles am-
basciatore del re de'Paesi Bassi lesse una
allocuzione ai cardinali, da parte de'qua-
li, come capo d'ordine, replicò il cardi-
nal Bertazzoli, rammentando le tratta-
tive pendenti fra il suo sovrano e la s.
Sede pel conchiuso concordato, e mani-
festò la speranza d'una migliore intelli-
genza, con sode riflessioni e gravi massi-
me. 11 com. Attaud biografo di Pio VIE
e Leone XII, nella Storia di Pio VIIF,
t. i,cap. 5, osservò sul ricevimento al con-
clave di questo ambasciatore d'un prin-
cipe protestante : » Alcuni rimarcarono
che se talentasse alla Prussia pe'domiuii
renani, alla Russia per la Polonia, all'In-
ghilterra per l'Irlanda, d'inviare un am-
basciatore al conclave, l'ammissione del
conte di Celles toglieva ogni ulteriore dif-
ficoltà, e che le ammonizioni, i consigli
potevano d'ora innanzi piovere da tutte
le parti sui cardinali, se ciascuno de'so-
vranidi que' paesi si assumesse l'impegno
di guidare nel senso de'suoi interessi, pro-
testante o scismatico, gli elettori riuniti
in conclave per procedere alla scelta del
supremo gerarca del nostro grande cal-
tolicismo ". Ai 24 si recò al couclave il
cav. Labrador ambasciatore di Spagna;
ne' termini i più. onorevoli die risposta
il cardinal Arezzo. I discorsi desìi amba-
176 PIO
sciatori eie risposte de' cardinali sono
riportati ne Diari di Roma. \'i5 marzo
poco mancò che il cardinal Cappellari non
fosse elevato al ti iregno, ma ebbe soli 22
voti de'37 cardinali che lo aveano pro-
messo, mentre 33 erano in quel giorno
sufficienti all'elezione. In una adunanza
de' primari cardinali nella sera de' 3o
marzo si discusse seriamente di por fine
alle divergenti opinioni, posto che non e-
rano riuscite le pratiche pe'cjuattro por-
porati che aveano riunito la principal par-
te de'suffragi, e di altri. Si confessarono
riunirsi nel cardinal Castiglioni tutte le
qualità che si richiedono nel Papa e nel
sovrano , ma insuperabilmente ostare i
tanti suoi incomodi fisici che gli avreb-
bero impedito celebrare le pontificie fun-
zioni, avendolo reso curvo e attrappito,
massime nel collo, un inveterato e fiero
umore erpetico, il quale lo rendeva tal-
volta strano, incomincialo sino dai primi
anni del cardinalato, sebbene di robusto
temperamento. Venne conchiuso che non
si poteva pensare a lui, anco perchè po-
co avrebbe vissuto. Ma la divina prov-
videnza avea stabilito l'elezione del Ca-
stiglioni nella seguente mattina, contro
le regole e 1' esperienza de'conclavi, che
non riesce ordinariamente Papa chi lun-
gamente papeggiò.
Mentre nel conclave si stava in qual-
che incertezza, ecco le votazioni delloscru-
tinio del mattino 3t marzo 1829. Nello
scrutinio: Castiglioni 28 voti, de Grego-
rio 1 5, Cappellari 4> ed uno Somaglia,
Giustiniani e Fransoni. Nell'accesso: Ca-
stiglioni 7 voti, Cappellari 8, de Grego-
rio e Somaglia 5, Giustiniani 4, nemini
o escludenti 2 1 . Numerate le schedule e
aperte perchè eravi l'inclusiva pel cardi-
nal Castiglioni, precisamente appuntino
si trovarono i 35 voti o due terze parli
necessarie all'elezione. Ma essendo sba-
gliate tre schedule, il cardinal Marco di-
chiarò nulli gli atti, quindi si ventilò il
dubbio se doveansi rinnovare immedia-
tamente o tralasciarli e riportarsi a quelli
PIO
pomeridiani. Tpartitanti del cardinal Ca-
stiglioni temendo sulla dilazione e che il
ritiro d'un voto poteva mandare a vuoto
la prova fatta, inclinarono di rifarsi su-
bito per battere il ferro allora caldo, ben-
ché l'Albani suo principale promotore,
pel caso inaspettato erasi alquanto raf-
freddato. Il tutto meglio narrai nel voi.
XXI, p. 225 e 233. In talesenlenza con-
venendo il sacro collegio, annullato il pre-
cedentescrutinio, procedette all'altro. Ne
fu risultato 47 voti al cardinal Castiglio-
ni, il quale si vuole che dasse il suo al
cardinal Fransoni, edue n'ebbe il de Gre-
gorio, dicesi dai cardinali MarcoePuva-
rola. Compiuta canonicamente l'elezione,
fra le lagrime il cardinal Castiglioni ac-
cettòil pontificalo, ed in memoriadel suo
benefattore Pio VII e secondo la ricor-
data predizione, prese il nome di PioVIIF,
col quale fu annunziato al popolo che si
era affollato nel Quirinale per la tardanza
avvenuta, non ostante la pioggia, dal car-
dinal Albani come j.° diacono; riuscendo
di comune piacere l'elevazione d'un per-
sonaggio chegodeva fama universaled'in-
temerata vita, di scienza e di attitudine
a ben governare ed a dirigere tulli gli af-
fari della s. Sede; solo si trepidò in ri-
flettere agl'incomodi fisici che pativa. In-
di si chiamarono i conclavisti dell'eletto,
per vestirlo degli abiti papali. Ricevendo
Pio Vili all'ubbidienza i cardinali, come
notai nel voi. XV, p. 3 16, all'abbraccio
confermò a Pacca la dateria, salutò de
Gregorio penitenziere maggiore e vesco-
vo di Frascati, carica e sede da lui già
occupale; ed a Cappellari disse due vol-
te: a lei toccava, lei avea da essere. Pel
tempo piovoso e per l'ora tarda, molti car-
dinali restarono a pranzo in conclave, e
la 2.a e 3.d adorazione si fecero nella se-
guente mattina. Nello stesso giorno del-
l'elezione, il Papa con biglietto di proprio
pugno nominò segretario di stato il car-
dinal Albani; scrisse lettera di parteci-
pazione e di benevolenza al conte Chia-
ra monti nipote di Pio VII (si legge nel
PIO PIO 177
Baraldi a p. 24), Pei' testificare alla me- li, confermando gli altri del predecesso-
inolili di questi la propria gratitudine; re; cappellani segreti, d. Michele Mate-
e di disinteresse al proprio fratello d. Ber- razzi e crocifero, già suo segretario, e d.
nardo arcidiacono di Cingoli, proibendo Gaetano Leonetti caudatario, uffizio che
ai parenti la pompa e la venula in Ro- esercitava nel cardinalato; confermò suo
ma. Questa lettera riportai a Castiglioni maestro di casa particolare Gioacchino
FAMIGLIA^ con le notizie sulla medesima, Spagna e lo nominò scalco segreto. Per
lodandola moderazione e il contegno del le altre cariche ed uffizi si possono leg-
Pontefice e de'suoi parenti, cui vietò titoli gere ne Diari e Notizie di Roma. Asse-
e trattamenti particolari, e il recarsi in Ró.- gnò 5oo scudi annui di pensione ai car-
ina; inculcando loro non porsi in lusso, ma d'inali Naro, Pallotta, Odescalchi, Bertaz-
continuare l'antico sistema, e non pren- zoli e Giustiniani. Ai conclavisti concesse
der impegni ; cose tutte che ai parenti la spartizione di io,oooscudid'oro,ecp.iei
fece replicare a voce da mg.r Leonetti privilegi che riportai nel voi. XVI, p. 22,
quando a loro lo spedi. Inoltre siili' an- e di tutto partecipai anch'io come con-
tichissima e nobilissima famiglia Casti- clavista del cardinal Cappellari. Sono pu-
gl'ioni si può vedere la lettera del p. Pai- re grato a Pio Vili per avermi concesso
trinieri al marchese Pompeo del ramo la licenza di leggere e ritenere libri proi-
di Milano, ne\Y Elogio dt-l collegio Cle- biti, sebbene poco ne ho profittato, e ad
inculino. Antonio Negrini Bessa, Elogio istanza dell'immortale miopadrone,ilse-
historico di alcuni personaggi della fa- greto del s. offizio, come occupato talvolta
miglia Castiglioni, Mantova 1606. Lo- a scrivere gli affari di esso, oltre gli ec-
renzo Cantini, Memorie appartenenti al- clesiastici della s. Sede, pel medesimo mio
la vita di s. Appiano, e notizie ìstoriche cardinale. Siccome nel detto voi. p. 24
de' signori Catelinida Castiglione patrizi parlai delle pensioni date da Pio Vili ai
fiorentini e marchesi di Birago e Cava conclavisti ecclesiastici, Giuliano Nicolai
Curia, Firenze 1829. L'autore crede che coniugato che lo fu del cardinal Albani
il ramo di Cingoli, proveniente da quello in vece dell'ecclesiastico, ne fruì eziandio
di Milano (chediè alla Chiesa diversi car- la pensione di scudi 4°j ed altra simile
dinali, fra'quali uscì Celestino I V), appar- l'ebbe poi da Gregorio XVI, essendo co-
tenga probabilmente per agnazione au- me tale intervenuto nel suo conclave: ciò
che al fiorentino de'Catelini. serva di correzioneal luogocitato. Egual-
Pro Vili dichiarò subilo i conclavisti, d. mente Pio Vili accordò ai dapiferi del
Silvio Lanciani tivolese scrittore della pe- conclave que' privilegi di cui tenni prò-
nitenzieria, cappellano segreto, e Candido posilo nel voi. XIX, p. 107: fu suoda-
Boldrini cingolano suo cameriere, i.°aiu- pifero il suddetto Leonetti della cittàdi
tante di camera, riconoscendo giusta il Monte s. Giovanni, delegazione di Fro-
solilo per 2.0 il r.° del suo predecessore, sinone. Nell'opuscolo: Collezione de 'bre-
Nicola Panfoli: inoltre donò al Boldrini viemanati dalla santità di N.S. Pio Fili
tutto quello ch'era nella cella del concia- P. O. M. con altre lettere rìsguardanti
ve, e 2,000 scudi; gli coucesse il consueto il di lui esaltamento al supremo ponti'
botteghino vitalizio del lolto e finché non ficaio, dirette a Cingoli sua patria , Ma-
fosse vacante un compenso mensile di scu- cerata 1829, si leggono i.° la sua lettera
eli 1 o;più gli conferì il posto di spendilore al fratello, e quelle del prelato Polidori
segreto del Papa. Dichiarò segretario dei scritte nel pontifìcio nome; 2. allo slesso
memoriali il cardinal Pedicini; prefetto fratello per la partecipazione dell'assun-
dell'indice il cardinal Caprano; camelie- zione al pontificalo; 3.° al gonfaloniere
re segreto partecipante d. Silvestro Bel- e anziani di Cingoli; 4-° ea* al capitolo e
vot. ini. 12
178 PIO
canonici della cattedrale per eguale noti-
zia, tutte modello di moderazione e di ca-
rità; 5.° e 6.° i brevi co' quali dichiarò
marchesedi Verdefiore Luigi Puccetti pa-
trizio c'ingoiano, e conte Francesco Per-
goli Campanelli nobile cingolano, in un
ai loro discendenti, oltre di aver anno-
verato i nominati tra'suoi camerieri se-
greti di spada e cappa soprannumerari;
7.0 la risposta alle felicitazioni de'cugini
Giulio, Carlo e Antonio Castiglione 8.°
9.0 io. "quelle al pro-gonfaloniere ed an-
ziani di Cingoli, ed al priore e canonici
di s. Esuperanzio; 1 i.° il breve col quale
concesse al prevosto della cattedrale, di-
gnità già da lui esercitata, l'uso del roc-
chetto e della mantelletla col resto del-
l'abito paonazzo, dichiarando prelato do-
mestico quello d'allora d. Paolo Onori ;
1 i.° il breve al capitolo e canonici della
chiesa Cingolana, sui doni che ad essa fa-
ceva; 1 3.° il breve al priore e capitolo del-
la collegiata di s. Esuperanzio; i4-° le tre
iscrizioni incise ne'calici regalati alle chie-
se, ove fu battezzato, a quella di s. Spe-
r. india e de'ss. Giacomo e Giovanni ove
j Castiglioni hanno la sepoltura gentilizia.
All' articolo Cingoli, patria di Pio Vili,
narrai le sue beneficenze e doni che le
fece, cioè la Rosa doro benedetta, nobili
candelieri e altri arredi e paramenti sa-
cri, la sua croce e anello vescovile pel bu-
sto di s. Esuperanzio (in onore del quale
e di s. Sperandia fece battere la moneta
del testone) vescovo e protettore della cit-
tà; rifabbricò il monastero delle france-
scane, ed incominciò la via provinciale
Pia. Il 2 aprile il Papa partecipò con af-
fettuose lettere la sua elevazione al tro-
no pontificio, al vescovo, capitolo, gon-
faloniere e anziani di Cesena, sede già da
lui occupata.
Essendo in tempo di conclave ritorna-
to in Roma il re di Baviera, il 3 aprile
si portò a visitare il nuovo Papa nel Qui-
rinale. Da questo palazzo Pio Vili a' 5
aprile, domenica di Passione, con treno
pubblico si recò alla basilica Vaticana per
PIO
la funzione della coronazione. Dopo ri-
cevuto il pallio dal cardinal Albani, pon-
tificò la solenne messa e portatosi nella
gran loggia, ove il medesimo cardinale
gl'impose il triregno, compartì al popolo
per la i.a volta la solenne benedizione;
indi passò nel contiguo palazzo per farvi
residenza, alternandola poi con quella del
Quirinale, al modo detto a Palazzo A-
postolico. L'illuminazione della faccia-
ta, colonnato e cupola di s. Pietro fu di-
ferita nella sera di Pasqua, e nella sera
seguente s'incendiò la girandola sul Ca-
stel s. Angelo. Per la funzione della co-
ronazione, il Papa fece dispensare ai po-
veri dall'elemosiniere 4,000 scudi, rimos-
se dalle osterie i cancelletti stabiliti dal
predecessore, fece distribuire una dote di
5o scudi ad una zitella d'ogni parrocchia
di R.oma, comprese le suburbane, resti-
tuire tutti i pegni non eccedenti i bai. 5o,
e vollechesi somministrassero oggetti di
vestiario a 1 000 poveri. Agli 8 Pio VI 1 1 ri-
cevette la visita della granduchessa Elena
di Russia, col di lei padre principe Paolo di
Wiirtemberg; agli 11 la restituì al redi
Baviera e poi alla granduchessa. Piccan-
dosi in Pioma il principe sovranodi Reuss-
Lobenstein-Ebersdorf, anch'egli si recò
ad ossequiare il santo Padre. A'18 e 2 1
tenne i primi concistori e quanto vi fece
lo descrissi nel voi. XV, p. 243 e 244 :
nel i.° creò i3 vescovi, nel 2.0 5. Dome-
nica 24 maggio anniversario del glorioso
ritorno di Pio VII in Roma, il Papa prese
solenne possesso della basilica Lateranen-
se, con quella pompa che descrissi nel voi.
Vili, p. 179, in un alle beneficenze che
comparti. A queste aggiungerò la pro-
messa che si sarebbe pubblicata ta nuova
tariffa doganale, ed ebbe effetto nel se-
guente anno; l'incarico dato al prelato
tesoriere Mattei per l'erezione nelle pro-
vincie di qualche stabilimento per le ma-
nifatture nazionali di maggior consumo,
non che per assegnare premi alle nuove
piantagioni d'ulivi. Nel citato volume feci
menzione dell'importante enciclica Tra-
PIO
ditihlimililalì ISoslrac, spedita in tal gior-
no a lutto il corpo episcopale. Animato
dalle ispirazioni di s. Pietro, con tale let-
tera gettò il grido di allarme sui pericoli
della nostra condizione, aggravata dall'in-
dilferenza in materia di salute, dalle ve-
nefiche opere edite dalle società bibliche,
dai torrente de'libri cattivi, dagli sforzi
nascosti ancora, ma presloaperti delle so-
cietà segrete, e dagli assalti alla santità
coniugale. La veemenza con cui la parte
irreligiosa calunniò l'enciclica, provò che
il Papa avea colpito nel seguo. Quanto
alle iscrizioni poste nella basilica Late-
ranense per celebrare il possesso, si leg-
gono in latino e italiano Dell' opuscolo di
Caraldi, p. 27. Nello stesso mese di mag-
gio venuta in Roma la regina Maria Te-
resa vedova di Sardegna, colle principes-
se sue figlie, si portò a venerare il Pon-
tefice, il quale dipoi la visitò nella sua re-
sidenza. Conferì il titolo di duca ai mar-
chesi Massimi d'Aracoeli, così detti dal
palazzo che vi hanno vicino. Avendo in-
dicato le prime beneficenze e provviden-
ze di Pio Vili, ora passerò a riportare le
principali azioni del suo breve pontifica-
to, e come di molte ne trattai a'Joro luo-
ghi, questi ini limiterò citare con carat-
tere corsivo, mentre di altre disposizioni
ne parlai in diversi articoli.
Nel declinare di maggio il Pontefice
fu afflitto dalle frequenti scosse di terre-
moto che pose in ispavento gli abitanti
di Albano esuoi dintorni. Siccome si pre-
tendevano accompagnate dai fenomeni
dell' abbassamento delle acque de' laghi
di Castel Gandolfo e di Nemi, e dell'al-
terazione del colore delle acque, la com-
missione de'scienziati che il governo spe-
dì a verificarli, trovò i fenomeni insussi-
stenti. 11 Papa ordinò pubbliche preghie-
re in Roma, ov'erasi intesa qualche leg-
gera scossa, per la cessazione del flagello.
In questo mentre i carbonari tentarono
di suscitare nuove turbolenze nelle lega-
zioni pontificie; ma una più severa vi-
gilanza bastò a trattenerne i progressi,
PIO
1 79
vigilanza che sulle sette segrete Pio Vili
avea raccomandata ai vescovi nella sua
enciclica. Questa con l'altra per la pub-
blicazione d'un pienissimo giubileo, ema-
nala a' i5giugno, per ottenere da Dio il
lume e l'assistenza necessaria per ben go-
\ernare la Chiesa e sviare i fulmini della
collera divina, sono riportate dall'Artaud
nella Storia, della quale in parte profit-
terò in questa compendiosa biografia. Ma
le lettere apostoliche sul giubileo^ d'or-
dine del re de' Paesi Bassi si pubblicaro-
no in quel regno con alcune clausole, men-
tre il solenne concordato sotto Leone XII
conchiusodalcardinal Cappellai-i colcon-
te di Celles era rimasto per metà senza
effetto ; poiché sventuratamente il pro-
testantismo continuava le imprudenti
sue resistenze ne'consigli di Guglielmo I,
quantunque questi avesse modificato i
suoi decreti sulla frequenza del collegio
filosofico e sull'ammissionede'chierici nei
seminari. Intanto l'appello che il vica-
rio apostolico di Scozia fece alla carità
de'caltolici francesi, trovò tostoascolto in
Roma. Il Pontefice in mezzo ai dolori del
suo corpo infermiccio accoglieva con gioia
i missionari. A'27 luglio il Papa preco-
nizzò 1 1 vescovi, e creò cardinali Nan*
brini, ed il cassinese Crescini vescovo di
Parma (al quale articolo ne riporto la bio-
grafia) in restituzione di cappello, come
si suol dire, alla congregazione cassinese
cui appartenne Pio VII. Sempre grato
Pio Vili alla memoria di Pio VII,a'2o
agosto intervenne al funerale anniversa-
rio che gli celebravano le sue creature in
s. Pietro. A vendo il duca di Modena Fran-
cesco IV inviato a Roma il conte Pucci-
ni, per trattare alcuni affari ecclesiastici,
si ultimarono in breve tempo con reci-
proca soddisfazione. Il Papa accettò la
Conclusione che gli dedicò il genovese ora
prelato Arnaldi, e si fece rappresentare
dal cardinal Albani. A'28 settembre ten-
ne concistoro per provvedere io chiese
di vescovi. Il governo troppo dolce di Pio
Vili e la forma d'amministrazione trop-
. .So pio
pò moderala e indulgente, adottata dal
card ina! segretari odi staio, rendendo ani-
mosi i carbonari, ad onta della rinnova-
ta pubbl icazione delle leggi repressi ve, i n •
sorsero con segrete mene e cospirarono
nuovamente in Roma, mentreinsede va-
cantea Cesena erasi tentato suscitare tur-
bolenze. Adunque per ordine del cardi-
nal Albani, ondedistruggere i settari, ven-
ne istituita in Roma unacommissionespe-
ciale presieduta dal prelato Cappelletti
governatore, per esaminare 26 imputa-
ti: un capo settario fu condannatoa mor-
te, e gli altri riconosciuti colpevoli a re-
clusione; ma il Papa commutò al primo
la pena in carcere a vita dentro s. Leo.
Procedendogli affari religiosi de'Paesi
Bassi con movimento retrogrado, esigen-
dosi dal governo il placet alle bolle dei
nuovi vescovi di Liegi, Gand e Tournay,
il cardinal Albani col suo carattere fermo
e vivo,spinlodalzelo di Pio Vili pel Bel-
gio e dai consigli e lumi del cardinal Cap-
pellaio, ottenne la remozione dell'impe-
dimento. Con lettera apostolica sciolse la
deputazione de1 ' Conservatorii di Roma, e
volle ebe come prima ciascuno si gover-
nasse separatamente. Dipoi con altre si-
mili lettere soppresse l'amministrazione
centrale degli Ospedali di Roma, ripri-
stinando quelle parziali d'ognuno. Sop-
presse ancora la congregazione di vigilan-
za sugi' impiegati e lo spionaggio alquan-
to dilatato nei precedente pontificato. Re-
candosi nella Spagna il re e la regina del-
le due Sicilie, colla principessa Maria Cri-
stina lorofiglia permaritarlaa Ferdinan-
do VII, passando per Puima a'3 ottobre
si. portarono dal Pontefice,, cbegli avea
fatti incontrare in Albano, come notai nel
voi. XLI, p. !45.; avendo già ricevuto il
fratello del re principe di Salerno, colle
principesse moglie e figlia^ in viaggio per
Vienna. Pio Vili volle restituire la visita
al re, alla regina ed alla reale sposa, e per
dimostrazione di giubilo fece dar loro una
festa notturna nell'anfiteatro Correa, ric-
camente illuminato a giorno; illuminare
PIO
la cupola, facciata e portico Valicano; in-
cendiare la girandola sul Castel s. Ange-
lo, e nella Piazza Navona la corsa del fan-
tino a cavallo. Dopo la loro partenza, il
sauto Padre venne visitato dal duca di
Lucca infante di Spagna. Avendo per-
messo la celebrazione del concilio di Bal-
timore in America, dipoi ne approvò gli
atti. Il Papa nel suo giorno onomastico
battesimale si recò ad ascoltare la messa
nella cbiesa del Gesù all'altare di s. Fran-
cesco Saverio, ricevuto dal p. Ptoolbaan
d'Amsterdam, nuovo generale de'gesuiti.
Trasferitosi quindi nel contiguo oratorio
de'nobili, ordinò la lettura del decreto di
approvazione de'due miracoli operati da
Dio ad intercessione del b. Alfonso Li-
guori ; dipoi nel seguente anno confermò
quello per procedere alla sua canonizza-
zione. Ad onta del suo coraggio, lo stato
della salute del Pontefice non gli permi-
se assistere alle funzioni della vigilia e
giorno di Natale; il suo spirito era affililo
conoscendo gli sforzi ebe facevano i settari
per uua nuova terribile rivoluzione, le
cui funeste conseguenze non si potevano
prevedere. Temeva la rinnovazione delle
vicende cui soggiacquero! gloriosi Pio VI
e Pio Vii , e con qualcuno più volle si
espresse, ebe non gli avrebbe recato sor-
presa di essere forse come essi deportato.
Nel gennaio i83o, il re de'Paesi Bassi
a sollecitazione del cardinal Albani, sop-
presse il collegio filosofico,, congiunto ab
l'università di Lovauio, istituito nel 1 82$
con tanto danno de'cattolici. I dolori ebe
Pio Vili soffriva di gotta, massime nelle
ginocebia e con pena movendo le braccia,
gl'impedivano celebrare e assistere le sa-
cre funzioni, laonde registrerò in seguito
qualifeceo intervenne. A'28 di detto me-
se ristabilì il tribunale d'appello com-
merciale d'Ancona, sotto la cui delega-
zione è Cingoli, per esservi stato antica-
mente lungo tempo. Avendo cessato l'am-
basceria di Cbàteaubriand, ebe avea sa-
puto poi meritarsi la stima del Papa, nel
marzo gli successe il conte di La Ferro-
PIO
nays, che riuscì assai ben accetto come
cognato del duca di Blacas, alfezionatis-
sioio del Pontefice nel cardinalato. A'i5
di tal mese Pio Vili creò i<) vescovi.com-
presoil patriarca di Gerusalemme, e pub-
blicò cardinali TVcld inglese, Alazioede
Simone j ne creò e riservò 8, ma il po-
co che sopravvisse gl'impcdì manifestar-
li. Avvicinandosi le funzioni della setti-
mana santa, la corte, i romani ed i fo-
rastieri videro con dispiacere impotente
il Pontefice a celebrarle; il suo infelice
stato di salute, che gì' impediva di agire
e di muoversi , solo gli permise dare la
solenne benedizione nel giovedì santo e
nel giorno di Pasqua. All'alto della for-
mazione in Germania d' una provincia
ecclesiastica dell'alto Reno, nel 1821, era
stata proclamata una prammatica in nome
degli stati dìWurtemberg, di Baden, del-
le due Assie, di Nassau e di Francfort. Di
questa prammatica, lavoro esclusivo dei
ministri protestanti, giacché i vescovati
cattolici non erano ancora lutti provve-
duti, uon se ne parlava più e pareva che
i reclami della s. Sede avessero ottenute
alcuue spiegazioni favorevoli. Improvvi-
samente la città libera di Francfort, nel
marzo emanò la dichiarazione, che l'Ar-
taud riporta nelcap. 1 5. Ogni linea di que-
sto documento, la pretesa tolleranza dei
protestanti, manifesta il carattere di un
sistema di tirannia adottato contro il cle-
ro cattolico; il governo è quello che re-
gola tutto, l'autorità civile quella che de-
cide delle qualità de' vescovi, de'canonici,
de'decani, che determina le loro attribu-
zioni, che stabilisce le ammissioni ue'se-
minari, che assegna le relazioni possibili
de' vescovi con Roma e col loro clero. I re-
clami di Pio VI II non tardarono ad essere
inviati primamente in via non officiale ai
diversi stati, che unitamente al senato di
Francfort avevano sottoscritta la costitu-
zione tirannica, e poi anche officialmente:
si ebbero successivamente alcune spiega-
zioni, che per qualche tempo almenodo-
vevano rassicurare 1' autorità pontificia.
PIO 181
Mentre la religione gemeva pei l'oppres-
sione dell'insegnamento cattolico, e per
le sventure che l'aflliggevano in una par-
te della Germania, li autorità ecclesia-
stiche dell' Irlanda facevano risuonare
parole di consolazione e d'allegrezza, an-
nunziando che la condizione presente do-
vea essere riguardata, dopo l'emancipa-
zione, beneficio incominciatoa provocare
da Pio VII e conseguito da Leone XII,
come un tempo di gioia. Nel medesimo
marzo Pio Vili pubblicò il celebre bre-
ve sui matrimoni misti, con istruzioni, a-
veudone commessa la grave compilazio-
ne al cardinal Cappellai*!, anche in questa
importantissima materia profondamente
dotto; ne tenni proposito a Matrimonio
§ V. Il ministro di Prussia Bunsen ac-
cettò con riconoscenza queste concessioni
conciliatrici offerte dalla s. Sede, eie tras-
mise a Berlino in quattro originali simili,
cioè in numero eguale a quello de' pre-
lati delle provincie occidentali del regno.
Nell'aprile il Papa riconobbe il cidto
immemorabile della b. Chiara Gamba-
corta, fondatrice delle domenicane di Pi-
sa; e conferì il titolo di marchese alla fa-
miglia Ferrari di Ceprano. Per morte del
cardinal Somaglia, di venne decano il car-
dinal Pacca, cui in seguito il Ponteficeira-
pose il pallio. Poco dopo Pio VIII per-
dette nel cardinal Bertazzoli uno de'suoi
amici antichi ed un savio consigliere, a-
vendolo consultato in rilevanti affari ec-
clesiastici, come aveano fatto Pio VII e
Leone XII che tanto l'aveano amato, es-
sendo slato del primo il fedele compagno
de'suoi patimenti, mentre il secondo in
piova di sua gran confidenza gli avea affi-
dalo la prefettura degli studi da lui rior-
dinati. Questo degno porporato avea ce-
lebrato il sapere e le virtù del Castiglio-
ni nei ragionamento che pronunziò nella
Solenne adunanza tenuta dagli arcadi
per l'esaltazione di Papa Pio Vili, Ro-
ma 1 829. Qual pastore massimo, PioV III
ebbe in arcadia il nome di Eupcmcne
Naùpalteo, cioè pastore che porta liete
i8a PIO
avventure, possessore delle campagne di
Lepanto, nome fausto per la vittoria ot-
tenuta dalle armi cristiane per la coo-
perazione e preghiere di s. Pio V. Della
tariffa daziaria, pubblicata nel medesi-
mo aprile , parlai a Dogane. Nel mag-
gio il re di Baviera ritornando in Roma,
1 innovò di persona la sua divozione a Pio
Vili, il quale attribuì quindi il titolo di
venerabile al sacerdote Mariano Arciero
della diocesi di Conza, approvando il de-
creto per l'introduzione della causa alla
sua beatificazione. Giunta la festa del-
l'Ascensione, il Papa fece celebrare la cap-
pella nella Paolina del Quirinale, vi pie
sto assistenza e poi dalla loggia die la so-
lenne benedizione; intervenne pure alle
cappelle palatine della Pentecoste e della
ss. Trinità, come alla processione del Cor-
pus Domini, portato sulla nota macchina
o talamo. Nel giugno il Papa ordinò la
pubblicazionedi provvidi regolamenti sul
dazio del macinato, per eliminare qua-
lunque vessazione a carico de'macinan-
ti. Intanto Pio Vili si sforzò di assiste-
re alla messa pontificata in s. Pietro dal
cardinal decano. Per l'accennata dichia-
razione de'principi e governi tedeschi del-
la provincia ecclesiastica dell'alto Reno,
siccome essi esigevano rigorosa esecuzio-
ne de'Ioro mandamenti, il saggio Pon-
tefice conoscendo bene lo stato delle cose
in Europa, ove gli uni attaccavano la re-
ligione, gli altri lasciavano fare, si deter-
minò scrivere all'arcivescovo di Fribur-
go ed ai vescovi di Magonza , Roltern-
burgo, Limburgo e Fulda, componenti
la provincia. Pertanto col breve de'3ogiu-
gno, i principi vennero prevenuti de'pe-
ricoli, cui andavano incontro; poiché
quanto accadeva in Europa doveaaprir
gli occhi anco ai sovrani protestanti, e
non armarsi di precauzioni e diffidenze
contro la s. Sede. Dovere piuttosto te-
mere il sistema che tendendo a indebo-
lire la Chiesa e lo stato, presto o tardi i
rivoluzionari ne raccoglierebbero i frutti.
Ricordarsi le anteriori vicende, che avea
PIO
loro fatto espiare gli errori della falsa po-
litica, colla perdita eziandio degli stati.
Inoltre Pio VIIT, senza designarlo, disse
che fra' vescovi uno ve n'era , il quale
avea consentito a novità colpevoli ed a
principii falsi ed erronei. Ai 5 luglio ten-
ne concistoro e creò 2 1 vescovi, compresi
quello d'Ostia e il patriarca de'caldei, e
Rollati cardinale. Quindi dichiarò pre-
lato domestico Gabriele della GengaSer-
mattei nipote di Leone XII, e più tardi
gli conferì un canonicato Lateranense.
Di nuovo i carbonari agitandosi, pei so-
spetti che la corte di Napoli concepì di
segrete intelligenze colla famiglia di Na-
poleone, ed inquieta che la sorella Ca-
rolina vedova Murai fosse domiciliata
nella vicina Roma, domandò ed ottenne
che fosse licenziata dagli stati pontifìcii, e
di recarsi in Austria ove troverebbe cor-
tese ospitalità.
Gli armeni cattolici soggetti al vicario
apostolico patriarcale latino di Costan-
tinopoli ottennero dalla Porla ottomana
la loro emancipazione dal patriarca sci-
smatico, ed un capo cattolico per eserci-
tare il proprio culto. Pel loro governo
spirituale Pio Vili eresse la sede metro-
politana primaziale di Costantinopoli, e
per i.° arcivescovo preconizzò d. Anto-
nio Nouri"ian. A. Costantinopoli e Pa-
triaecato Armeno, non solo narrai le par-
ticolarità di questo memorabile avveni-
mento, ma notai la principale parte che
n'ebbe il cardinal Ca ppel lari, quale zelan-
tissimo prefetto generale di propaganda
fide, pel decretato, essendosi Pio Vili
esclusivamente attenuto al di lui parere.
A'23 luglio il Papa segnò il moto-pro-
prio pel regolamento e amministrazione
delle poste pontifìcie. Alla consolazione
provata per la presa d' Algeri fatta dal-
le armi francesi, pei vantaggi che pote-
vano derivare a quella chiesa liberata
dal giogo maomettano (dipoi Gregorio
XVI vi eresse la sede vescovile sotto il
nome di Giulia Cesarea: degli altri
successi religiosi feci parola anche a Ir-
IMO
tona e relativi articoli spettanti nWjéfri*
ca)y l'animo di Pio Vili fu desolato dalle
notizie di Parigi: gli amari suoi preseli*
timenti, da cui avea dilaniato il cuore, di
nuove rivoluzioni, fatalmente si verifica-
rono io quella città il 27, 28 e 29 lu-
glio. Carlo X fu detronizzato e con la fa-
miglia reale con pena potè fuggire, e Lui-
gi Filippo fu proclamato re de'francesi :
di questo strepitoso fatto parlai a Fran-
cia, Inghilterra e Parigi. Fra le vittime
limaste in quella capitale, e che furono
il bersaglio delle maggiori violenze, bi-
sogna noverare fra i primi Quelen ar-
civescovo di Parigi, il cui palazzo fu sac-
cheggiato e più tardi spogliato del super-
slitee reso inabitabile : questo eroico pre-
lato fu salvato dalla motte da parecchi
cittadini d'un eminente coraggio. Vedasi
la bell'opera del celebre barone Henrion:
Vie et travaux aposloliques de HI. le Que-
len, archevéque de Paris, 1840. Questa
rivoluzione pose il clero in una posizio-
ne ben critica. In vece dell'esiliata dina-
stia, una nuova ne occupava il trono, e
la differenza de'pareri intorno all'argo-
mento delle preghiere d'uso pel capo del-
lo stato, univasi all'incertezza, in cui era-
no i vescovi pari di Francia, relativamen-
te al giuramento, che d'ordine della ca-
mera de'deputati doveano prestare d'ai-
légeance, atto anti-cattolico, perchè di
ubbidienza e sommissione al re, per la
sua sovranità temporale e indipendenza
dal Papa. Per invito del nuovo re e se-
coudo il parere de'più ragguardevoli del
clero., 1 arcivescovo di Parigi spedi a Ro-
ma per consultare il Pontefice, come che
a lui solo spettando risolvere la questio-
ne, il dott. G. L. Caillard, quello ch'erasi
più distinto tra' suoi liberatori, essendo
difficile e pericoloso mandarvi un ecclesia-
stico; ciò egli fece per evitare uno scisma,
da cui credeva minacciata la Francia. Il
diligentissimo e pio storico Artaud, nei
cap. 23 e seg. riporta il dettaglio della
grave lunga conferenza e viva discussio-
ne che il dottore ebbe con Pio VIII, con
PIO i83
savie, utili e indispensabili rettificazioni,
a quanto pubblicò dopo la morte del Pa-
pa l'inviato arci vescovile. Ammirò il dott.
Caillard nel colloquio la presenza di spi-
rito, il contegno diplomatico, il buon sen-
so e il coraggio di cui era dotato il degno
Pontefice. Questi si dimostrò sorpreso che
le domande si facessero dal solo arcive-
scovo di Parigi, senza aver consultato i
vescovi di Francia, cui fu risposto man-
care il tempo; volle alcuni giorni di di-
lazione per ponderare le richieste e con-
sultare, indi avrebbe risposto, essendo la
decisione della più alta importanza e im-
barazzante. Il doti. Caillard passò quin-
di dal cardiual Albani, che trovò dispo-
stissimo a riconoscere il nuovo re, aven-
do altrettanto deciso le potenze. Credè
bene l'inviato di compilare una MemO'
ria, cogli schiarimenti opportuni a prova-
re la necessità di quanto s'implorava, e
l'urgenza della risposta, facendola umi-
liare alla considerazione del santo Pa-
dre. In essa egli affermò, che la Francia
era divisa in tre opinioni: i.° repubbli-
cana, la più debole, ma pericolosissima;
2.0 legittimista per l'antica monarchia,
composta dell'alta nobiltà e di quasi tutto
il clero, però in discredito per la sua ma-
niera di governare; 3.° della classe me-
dia e dominante, composta di quasi tutti
gli uomini d'ingegno e de'facoltosi, che
voleva la monarchia limitata al potere di
far eseguire le leggi , risolute dalle due
camere, congiuntamente al re; chiuse la
memoria con ripetere la minaccia fatta
nella conferenza, del pericolo in cui era
la .chiesa di Francia, d'essere separata per
una ripulsa dal centro della cattolicità.
Nel riprodurre l'Artaud anche la Me-
moria, osserva che in essa come nel col-
loquio si tennero modi e si dissero cose
e opinioni esagerate, che mai possono at-
tribuirsi alle istruzioni di mg.r di Que-
len, per cui uon senza fondamento fece
i rilievi critici. Ritornalo il dott. Caillard
da Pio Vili, questi gli consegnò un bre-
ve per l'arcivescovo di Parigi, in cui e-
184 PIO
spose il dolore provato per le ultime ca-
lamità del regno, di avere ricevuto la sua
lettera e quella di altri vescovi di Fran-
cia per salvare la religione e conservare
la disciplina, ed ottenere il suo parere so-
pra gravi dubbi insorti nelle lorocoscien-
ze; confortarsi nell'assicurazione datagli
dal re Luigi Filippo, pei suoi sentimenti
verso i vescovi ed il clero, e pel mante-
nimento della tranquillità, die tanto a-
veagli raccomandato; che quanto ai dub-
bi fatti dai vescovi sul giuramento di fe-
deltà e sulle preghiere pel medesimo nuo-
vo regnante, essere l'uno e le altre leci-
te, com'era stato anteriormente dichia-
rato da Pio VII. Quanto poi all'oggetto
dell'inviato dall'arcivescovo, il Papa dis-
se a voce al dott. Caillard, che l'arcive-
scovo poteva prestare il giuramento, se
gli veniva chiesto, e ciò per semplice
consiglio; esortarlo a dare la dimissione
dalla dignità di pari, la quale ora non po-
teva essere d'alcun vantaggio alla reli-
gione, ed anche per evitare di compro-
mettersi nelle leggi ad essa contrarie che
vi potevano essere discusse nella came-
ra; opinare che il clero non dovesse pun-
to immischiarsi in affari di politica. Mg.r
di Quelen non prestò il giuramento, e
quindi fu tenuto come dimissionario. In
questa occorrenza la s. Sede concedette
tutto quello che le grandi potenze avea-
no già conceduto; più sapiente, serbò in-
tatti i propri diritti; compressa un con-
sentimento politico, e salvò insieme gli
interessi della religione.
Nell'agosto Pio Vili confermò gli sta-
tuti della congregazione e accademia di
Musica in Roma, sotto l'invocazione di
s. Cecilia; conferì il titolo di conte alla
famiglia Folicaldi di Bagnacavallo; este-
se la convenzione, ch'era tra il governo
pontificio e il duca di Modena sull'arre-
sto e consegna de'delinquenti e disertori,
anche pel ducato di Massa e Carrara; di-
chiarò e confermò il titolo di dottore del-
la Chiesa universale a s. Bernardo, e non
potè intervenire alle cappelle dell'Assun-
PIO
ta e della Natività. Preoccupato il Pon-
tefice dagli avvenimenti di Francia, ri-
cevette la consolante notizia, che la re-
pubblica di Colombia, nell'America me-
ridionale, in una costituzione avea decre-
tato che la religione cattolica era la re-
ligione dello stato. Nel settembre il Pa-
pa accolse il conte Antonio di Montes-
quieu, inviato del rede' francesi Luigi Fi-
lippo, con lettere di partecipazione del suo
avvenimento al trono. Ricordevole Pio
Vili di essere stato vicario generale del
celebre Devoti vescovo d'Anagni, con suo
breve donò a Ila cattedra le un prezioso ca-
lice d'argento d'elegante lavoro. L'incen-
dio eh 'efasi desto in Francia, per river-
bero arse anche nel Belgio, ed il movi-
mento di Brusselles rapidamente si pro-
pagò in tutte le altre città del mezzodì
del regno òe Paesi Bassi: prima causa
fu la falsa politica del governo, il quale
avea preteso rendere i belgi olandesi e
protestanti; tutti i favori erano pegli o-
landesi, tutti i pesi pei belgi, che poi si
costituirono in regno separato con loro
re particolare, terminando così i catto-
lici d'essere più tormentati nelle loro più
care affezioni: i cattolici che sono poco
inclinati alle rivoluzioni, furono perciò
obbligali a prendervi parte. Il Papa sem-
pre oppresso dai suoi dolori, non senza
incomodo, intervenne tuttavia alle cap-
pelle d'Ognissanti, dell' anniversario dei
defunti e de' l'api, ed a quella di s. Carlo
che fu l'ultima per lui. Questo stato del
Pontefice dava serie inquietudini, anche
per le manovrede'nemici dell'ordine, che
non cessavano dal cospirare. Gli amici di
Pio Vili pensarono di chiamare aR.oma
almeno per un istante alcuni dei suoi pa-
renti, perchè ricever potessero gli ultimi
abbracciamenti di lui, che tanto onorava
il loro stipite; ma consultato il Papa su
questo affettuoso divisa mento, ripetè al cu-
ne parole della celebre lettera chescrisse al
fratello: nessuno si muova. Tulli meravi-
gliarotjodella fermezza, colla quale egli ri-
nunzia va a così giuste e dolci consolazioni.
PIO
Non si era preso mai un sollievo, tran-
ne qualche gita ad una sua vigna fuori
di Porta Pia, che avea comprato da car-
dinale, condecente casino addobbato con
semplicità e belle stampe incise. Avea fat-
to abbellire l'appartamento di Cantei
Gandolfo con le suppellettili è mobili che
erano alla Cecchignola (luogo ameno ac-
quistato da Leone XII e venduto da Pio
Vili, che descrissi nel voi. XXXV1H, p.
82), nell'intendimento di farvi la villeg-
giatura. Proseguì la riedificazione della
basilica di s. Paolo, che alcune volle vi-
sitò, onde il successore Gregorio XVI po-
se il suo stemma con quelli di Pio VII
e di Leone XII nel soffitto; altro stem-
ma si vede nel fonte presso il Porlo Leo-
nino, de! quale feci cenno nel voi. XXV,
p. i5cy. Istituì le sedi vescovili di Mobi-
le e Charles town j di altre parlai a'Ioro
luoghi, come dell'ampliazione di quella
di Gorizia. Nella zecca pontificia vi sono
G conii disuè medaglie con l'effigie, cioè
due della Lavanda pel giovedì santo; quel-
la del possesso; altra con l'epigrafe, La-
crimae Palris laeùtia fìliorum, allusive
a quelle sparse nell'esaltazione, con la li-
gula della Religione in mezzo a due an-
geli; altra per premio col motto, Bene-
inerenti; ed altra con l'iscrizione, Justi-
tia et Pax oscula tae. sunt, con la figura
della Giustizia in mezzo a due geni ala-
ti, uno de'quali sotto le forme della Pa-
ce, oltre un leone, simboli delle virtù del
Pontefice. Ritrassero ancora le sembian-
ze di Pio Vili il cav. Vernet, rappresen-
tandolo in sedia gestatoria, in attodi pro-
nunziar la protesta in s. Pietro; il cav.
Cava Nero, perciò decorato dell'ordine del-
lo Speron d'oro; il commendato!' de Fa-
bris in marino, cui donò due medaglie
d'oro, col pontificio stemma contornato
da 24 brillanti; ed il cav. Vincenzo Ca-
muccini in figura intiera, che mandò alla
sua famiglia in Cingoli. A questo celebre
piltore(di suebenemereuzeedistinli pre-
gi parlai in più. luoghi, come a Palazzo
CAMUcciNr, dove si ammira la di lui pre-
PIO i85
ziosa e copiosa raccolta di rari ed eccellen-
ti quadri, quasi di tutte le scuole, e per-
ciò una delle principali di Roma), il Pa-
pa che meritamente lo amava, prima del
pontificato gli avea procurato per ispo-
sa la nipote del suo prelato Devoti ; il 24
ottobre 1829 onorò il di lui studio della
sua presenza, poscia con breve dell'agosto
i83o gli conferì il titolo di barone, tra-
sferibile a'suoi discendenti.
Frattanto i politici subugli , gli avve-
nimenti di Francia, la rivoluzione del
Relgio, le dimissioni di sii* Roberto Peel
e del duca di Wellington, che sembravano
lasciar libero il campoai wighs d'Inghil-
terra, la morte di Francesco I re delle due
Sicilie, amico sincero della s. Sede, la ri-
bellione di Polonia non ancora compres-
sa, il disordine che tutte queste impres-
sioni aveano gettato nel sistema nervoso
di Pio Vili, l'impossibilità fisica di re-
sistere a tante angoscie, a dolori divenuti
insopportabili per l'alterata massa del
sangue, annunziarono ben tosto che la s.
Sede era per vacarequanto prima. Frut-
to delle veglie protratte e de'contiuuati
lavori, quell'umore maligno, che tormen-
tava esternamente il Pontefice da tanto
tempo, avea intaccato ormai gli organi
interni, onde infermatosi a' 1 7 novembre,
il male fece funesti progressi, ed il car-
dinal vicario a'23 ordinò al clero 1 ora-
zione prò suinmo Ponti fice infirmo. Quin-
di gli accessi d'asma lo afflissero talmen-
te il 25, 26 e 27, che fecero ben preve-
dere non lontano il funesto istante. Con-
servando tutte le facoltà mentali, chiamò
•a sé il tesoriere generale e gli ordinò as-
segnare la vitalizia pensione annua di scu-
di 3oo al servo prudente, fedele e anti-
co Candido Boldrini i.° aiutante di ca-
mera, che tanta indefessa e diligente as-
sistenza aveagli prestato, per cui erasi me-
ritato la sua benevolenza; e scudi 72 di
annua pensione a Giovanni Sinceri 1.
scopatore segreto. Per maggior fatalità
Candido era presso le camere del santo
Padre in letto, con resipola nella testa e
i86 PIO
perciò impotente di prestare l'ultime sue
cure all'amato e benefico padrone. 11 28
ad ore i4 mg' Barbolani suo camerie-
re segreto lo confessò e comunicò col s.
Viatico, che ricevè col più esemplare e
cristiano fervore; indi a ore 21 e mezza
il sacrista gli amministrò l'estrema un-
zione, le cui preci il Papa accompagnò
con molta compunzione e tenera divo-
zione. Indi sopraggiunsero i pp. genera-
li degli ordini mendicanti, per parteci-
pare al moribondo le indulgenze de'lo-
ro ordini. Entrò poscia il cardinal de Gre-
gorio penitenziere maggiore, che restò
sempre, tranne brevi momenti, nella ca-
mera e presso il letto pontificio (ch'era
bassissimo a cagione degl'incomodi del
Papa), per tutti gli spirituali conforti e
per la raccomandazione dell'anima, fino
alla sua pia morte, insieme al can.° Giu-
seppe Canali confessore del Papa (da Gre-
gorio XVI fatto patriarca di Costantino-
poli, vicegerente e canonico Lateranen-
se) ; mentre il cardinal vicario avea in-
giunto al clero l'orazione prò summo
Pontifice morti proximo. Compartitagli
la benedizione apostolica dal cardinale,
a mezza notte del 29 cominciò l'agonia
di Pio Vili, ed il 3o nella notte a ore 4
rese l'ultimo respiro, dopo (jq anni e gior-
ni io di età, e di pontificato un anno e
8 mesi compiti.
Apertosi il testamento, si trovò chea-
\ea istituito una prelatura di famiglia,
di che feci cenno nel voi. X, p. 217, la-
sciando ai parenti la sua libreria, la col-
lezione di medaglie edaltrieffetti.il i.°
a godere della prelatura fu l'ottimo mg.r
Luigi Castiglione figlio del conte Filip-
po fratello del Papa. L' egregio prelato
fu educato nel seminario di Cingoli e di
Ancona, ove sempre die le maggiori pro-
vedi umiltà, di relisione, di senno e d'in-
gegno. Dopo la morte dello zio si portò
in Roma a compiere gli studi nell'acca-
demia ecclesiastica, e vi rimase 7 anni,
dopo avere riportato le lauree di gius ca-
nonico e civile. Nella sua prudenza, con
PIO
titubanza e ponderazione scelse Io stato
ecclesiastico, per cui fece gli esercizi spi-
rituali presso i gesuiti; quindi n'eseguì i
doveri con lodevole esattezza, e si ordi-
nò sacerdote. Nominato dal genitore alla
prelaturaCastiglioni, fu accolto amorevol-
mente da Gregorio XVI, che lo annoverò
tra' prelati della congregazione del con-
cilio, lo dichiarò canonico Vaticano ed
abbreviatole di parco maggiore; indi il
regnante Pio IX (che nel 1827 era stato
dal di lui zio consagrato in arcivescovo di
Spoleto) lo nominò votante di segnatura
e lo ammise nella congregazione della rev.
fabbrica di S.Pietro. Minacciando un len-
to malore la sua vita, passò a Napoli, e vi
morì il 3 maggio 1 847? assa' compianto
per le belle speranze che si erano su di lui
ragionevolmente formate, e pel complesso
di sue esemplari qualità e squisita genti-
lezza, da me slesso sperimentata. Fu se-
polto nel camposanto nella cappella della
reale a rciconfra terni tadellaMadonna del-
le Grazie, e fu fatto rimarcare a Pio IX,
quando la visitò a'20 dicembre 1 849 -Que-
sto Papa nel maggio 1 85 i,per ledistin te e
virtuose qualità che si riuniscono nel con-
te G. Stefano fratello primogenito del de-
funto, meritamente lo scelse a gonfalonie-
re della propria patria. Quanto al cocnu-
negenitoreconteFdippo, eglidiscese nella
tomba fino dal 2 1 gennaio 1 846, lascian-
do di sé onoratissiina memoria e degna
di un fratello di Pontefice dotto ed esem-
plare; poiché fu personaggio distinto per
rare virtù domestiche e civili, come per
la sua profonda erudizione nella storia,
nella archeologia e nella numismatica ,
per la quale fu lodato dal eh. Cinagli a
p. iv della bella opera: Le monete dei
Papi.
Inoltre Pio Vili dispose col suo testa-
mento alcuni suffragi per la propria anima,
donò 2000 scudi agli aiutanti di camera,
scopatori segreti e decano, lasciando il go-
dimento della mentovata sua vigna e ca-
sino al lodato Candido Boldrini finche vi-
vesse , e la proprietà de' mobili. Questi
IMO
divenuto mio compagno affettuoso, come
2." aiutante di camera del successore Gre-
gorio XVI, secondo l'antica consuetudi-
ne, il quale Papa sempre lo riguardò be-
nignamente, starnino insieme in perfetta
armonia 12 anni, amandoci lealmente, e
con mio dolore lo perdei nel 1 842, lascian-
do un figlio nato dal matrimonio con-
tratto nel pontificato di Gregorio XVI,
che gli concesse scudi 20 mensili di pen-
sione, benché avesse un capitale di circa
1 1,000 scudi ; mentre la maldicenza e
l'invidia, di cui sono principalmente se-
gno gli amati dai sovrani, riteneva che il
defunto possedesse molte ricchezze, quali
col timore di Dio e con l'onestà, ed a-
mando il Pontefice padrone, non si pos-
sono affatto accumulare, ad onta che il
pontificato abbia lunga durata. Gregorio
XVI fu eziandio generoso e benefico con
gli altri della famiglia di Pio Vili. Seguen-
do l'uso da molto tempo introdotto, con-
fermò nel posto di scopatore segreto Sin-
ceri, ed altro pure ritenne, conservando il
decano nel consueto uffizio di sotto-deca-
no; mentreal 2.°aiutantedi camera, agli
altri scopatori segreti ed al maestro di
stalla, con raro esempio, assegnò a cjascu-
no una pensione vitalizia mensile: di più
confermò i primari della famiglia di Pio
Vili, li promosse a cariche maggiori, ed
esaltò anche al cardinalato, come notai
in diversi articoli.
Il cadavere di Pio Vili fu esposto nel-
la cappella Paolina del Quirinale, donde
con la solita pompa funebre fu trasferito
a quella Sistina del Vaticano, indi nella
contigua basilica per la tumulazione e ce-
lebrazione de' novendiali. La splendida
macchina del tumulo fu eretta con dise-
gno del cav. Valadier, e se ne legge la
descrizione nel n.° 1 00 del Diario di Ro-
ma, in un alle 4 iscrizioni latine, con cui
l'Amati lodò le virtù del defunto. Nel-
l'ultimo giorno de' novendiali mg.r Ca-
inUlo di Pietro protonotario apostolico e
ponente di consulta ( ora internunzio e
delegato apostolico in Lisbona) dal per-
PIO 187
gonio pronunziò l'orazione funebre, nel -
la quale con elegante facondia percorse
le predacissime doti che fregiarono l'a-
nimo di sì buon padre e sovrano. Per que-
ste esequie furono impiegati circa 20,000
scudi. Nella sede vacante, in tempo dei
novendiali (si sventò una congiura che
voleva sollevare Roma, istituire un nuo-
vo regno italico, e farne re il figlio di
Girolamo Iìonaparte, fanciullo di 1 1 an-
ni ) e del conclave si manifestarono in
alcuni punti d' Italia , dello stato pon-
tifìcio e in Roma stessa que' torbidi po-
litici che Pio Vili vedeva vicini ad 'scop-
piare, poiché da tutte le parti si rimar-
cavano sintomi di turbolenze, mentre la
diplomazia avea adottato il principodel
non intervento. Pur troppo l'insurrezio-
ne si effettuò in gran parte dello stato
pontificio, ignorandosi che in Roma erasi
eletto Gregorio XVI, il quale seppe vin-
cerla con la costanza del fortissimo suo
animo (difese anche i diritti della s. Sede
con una dottrina e coraggio religioso, di
cui pochi esempi vantano gli annali del
pontificato romano, come si espresse il
eh. Artaud, e che io celebrerò , permu-
tante Deo). Passato a miglior vita Gì ego-
rio XVI nel i.° giugno 1846, la cassa
contenente il cadavere di Pio Vili, fu ri-
mossa dalla nicchia presso la cappella del
coro, indi trasportata nelle grotte vati"
cane.
Pio Vili venerabile a tutti per la pie-
tà, scienza, saggezza e bontà , fu pianto
dall'orbe cattolico ed encomiato con e-
logi funebri, pubblicati con le stampe, in
occasione de' funerali che da per tutto si
celebrarono alla sua bell'anima. Egli de-
gnamente ne'pontificati de'suoi due pre-
decessori fu l'autore d'importanti ope-
razioni dornmaliche della s. Sede , che
sempre difese col più fermo coraggio e
intemerata fedeltà. Profondo giurecon-
sulto, volle che quelli i quali dovevano
amministrare la giustizia fossero ciotti in
ambe le leggi e pieni di probità. Evitò
le innovazioni e preferì il temporeggia-
s 88 P I O
re eli Fabio, the coll'indugiare vin^e An-
nibale. 1 sudditi tuttavia avrebbero de-
siderato che avesse provveduto ai molti
bisogni dello stato; ma egli vedendo le
calamità de' tempi e inevitabili turba-
menti alle cose pubbliche, circospetto e
cauto com' egli era, preferì nulla intra-
prendere nel timore di far peggio con in-
novazioni ; imperocché soleva dire che la
catena si componeva di quasi tutte allei-
la guaste o cattive, ed essere impossibile
ricostruirla senza provocare triste conse-
guenze. Laonde furono assai indiscreti co-
loro che ne fecero argomento di lagnan-
ze, formandone soggetto di satire; come
ebbe solenne mentita la voce sparsa alla
sua morte, ch'era disceso nella tomba l'ul-
timo de'Papi. Ma la sua dottrina ed eru-
dizione, la sua rettitudine, sagaci tà, mo-
derazione, zelo e temperanza ricorderan-
no sempre onorata la sua memoria, Del-
l'aver saputo sostenere lo spirito del suo
ministero, concordando i bisogni del se-
colo coi più puri principii della cattolica
religione. Le principali gesta di Pio Vili
furono lodate dal JNodari, FiMe Pontifi-
ci un, e dall'Henrion, Storia de'Papi. M.r
Benedetto de' conti Folicaldi vescovo di
Faenza ci diede: De Pio Vili conimeli-
tarz'zz?, Rornaei832.Nel vol.42 del Gior-
nale arcadico p. 53, se ne legge la tra-
duzione in italiano, fatta dal prof. G. J.
Montanari. 11 benemerito delle storie di
Pio VII e Leone XlI,comm. Artaud di
Montor,ci diede: Storia del Pontefice Pio
Vili, opera che serve di continuazione
olle storie di Pio VII e Leone XII, fat-
ta italiana dal traduttore delle storie dis.
Bernardo, d' Innocenzo III, di Pio VII
e di Leone XII, cav. Cesare Rorida, Mi-
lano i844- ^e' Bull. Poni, cont., in cor-
sodi stampa, è promessa la pubblicazione
delle bolle, brevi, lettere ec. di Pio Vili.
La chiesa romana vacò due mesi e due
giorni.
PIO I X, Papa CCLV regnante. In que-
sto mio Dz'szb/irtnolrattandocompendio-
samente delle cose che contiene lino ai
PIO
nostri giorni, quelle eziandio operate e
riguardanti Pio IX come Papa e sovra-
no, ò avvenute nel suo pontilicato e re-
gno, le riporto ne' corrispondenti e rela-
tivi articoli (cioè se prima della loro stam-
pa gli argomenti eransi effettuati o mi
furono cogniti), massime in quelli che in
questo distinguerò con carattere corsivo,
col quale inoltre rimarco diverse deno-
minazioni. Laonde, come praticai viven-
te il venerando predecessore Gregorio
X VI in tale articolo, conegual sistema
nel presente cronologicamente parlerò
delle principali cose suindicate, quali ri-
cavai dai giornali ufficiali e letterari di
Roma, dalle bolle, brevi, encicliche, allo-
cuzioni, atti concistoriali, moto-propri e
altri documenti pontificii.
Giovanni Maria Mastai -Ferretti nac-
que in Sinìgaglia a' i3 marzo 1792 dal
conte Girolamo e dalla contessa Cateri-
na Solazzi della slessa città. Ricevè l'e-
ducazione morale e studiosa nel collegio
delle scuole pie di Volterra, indi la com-
pì in Roma, essendo slato pure alcuni an-
ni sotto la paternale disciplina del pio e
dotto vescovo di Pesaro suo zio. Abbrac-
ciato Io stalo ecclesiastico, fu ordinato sa-
cerdote neli8ic), quindi si dedicò all'a-
postolico ministero, anche della predica-
zione e cura degli orfani, per cui fu de-
putato della pia casa degli orfani e a di-
rettore dell'. Ospizio di Tata Giovanni.
Pio VII lo fece canonico di s. Maria in
Via Lata e lo dièa compagno di mg.r Gio-
vanni Muzi arcivescovo di Filippi vica-
rio apostolico del Chili (perciò il i.°che
sia stato in America avanti d'essere Pa-
pa); partendo da Roma a'3 luglio 1823,
vi ritornò a'7 luglio 182.5. Riassunta la
cura dell'ospizio, Leone XII lo nominò
presidente dell' Ospizio apostolico di s.
Michele, segretario della commissione dei
Conservatorii di Pioma, ed a'2 1 maggio
1827 lo promosse ad arcivescovo di Spo-
leto, consagrandolo il cardinal Castiglio-
ni poscia Pio Vili, nella chiesa drs\ Pie-
tro in Vincoli, a'3 giugno, festa di Pen-
no
lecosle, nel qual giorno emanò la Pasto-
rale. Gregorio XVI a' i 7 dicembre! 832
lo trasferì aHa sedei]' Imola, a' 1 4 dicem-
bre i83o, lo creò cardinale prete, e pub-
blicandolo a'i4 dicembre 1 84ò gli con-
ferì per titolo la chiesa de'ss. Marcellino
e Pietro, e le congregazioni de'vescovi e
regolari, de'riti, della disciplina regolare
e della rev. fabbrica di s. Pietro.
G iugno 1 846.
Per morie di Gregorio XVI, entrato
il cardinal Mastai nel conclave del palaz-
zo Quirinale, non senza mirabile dispo-
sizione divina, nel 4-° scrutinio a' 16 fu
eletto Papa, ed in memoria di Pio VII
antecessore nella sede d' Imola, prese il
nome di Pio IX. Nel dì seguente fu pub-
blicalo ed a 2 1 coronato. Stabilita in det-
to palazzo la residenza, poscia lo abbellì
nell'appartamento che guarda la piazza,
migliorando i conduttori elettrici, e ope-
randovi quelle altre cose che descrissi a
Palazzo Quirinale, come la riduzione
dell'Orologio a ore astronomiche, siste-
ma che fu adottato dagli altri di Roma.
Luglio 1846.
Deputò la congregazione dt cardina-
li per gli ojfarì di stalo più interessan-
ti ; e rimunerò i militari e diversi impie-
gali die si distinsero contro l'insurrezio-
ne di Rimini nel 184^. A' 1 6 con l'atto:
1S e giorni in cui ci commoveva, pubbli-
cò ampio perdono di amnistia ai colpe-
voli per titolo politico, compresi i fuoru-
sciti, ciò che per tutto fu celebrato con
entusiasmo di applausi e feste splendidis-
sime. A'20 effettuò l'eiezione di Oregon
in arcivescovato, e di TI alla- fi alla e
Vancouver in sedi vescovili sufl'raganee.
A'27 tenne concistoro in eui provvide 3
cinese vescovili ed un monastero nul-
lius, dopo avere ringraziato il sacro col-
legio di averlo co'suoi suffragi sostituito
a Gregorio XVI di gloriosissima memo-
ria, con l'allocuzione: Amplissimum con-
sessum vestrum3 non che falla la profes-
sione di fede e giurate le costituzioni a-
postolicbe.
PIO i8(>
Agosto 18^6.
Nominò segretario di slato il cardinal
Gizzi, affidandogli eziandio il ramo de-
gli affari distato interni, col nome di.?e-
zione 2.", avendo attribuito quello di se-
zione i .a al ramo degli esteri. Istituì la
commissione, consultiva per la costruzio-
ne delle strade ferrate, onde introdurlo
ne'dominii pontificii, fatta poi direttrice.
A*23 promulgò il decreto per procedere
alla beatificazione della veti, suor Mar-
gherita Maria Alacoque.W re dc'francesi
Luigi Filippo lo fece ossequiare dal figlio
principe di Joinville. Donò al gabinetto
zoologico dell' università romana rara
collezione di uccelli della Nubia e di mam-
miferi del Senegal.
Settembre 1846-
A' 1 o assistè nel seminario romano al-
la disputa pubblica in teologia e storia
ecclesiastica, sostenuta dall'alunno d. Ca-
millo Sanlori. A'21 tenne concistoro in
cui provvide 3 chiese vescovili compre-
sa Imola, un titolo arcivescovile in par-
tìbus, e concesse 2 pallii.
Ottobre 1846.
Creò la commissione con l'incarico di
presentare un progetto: 1 ." per la miglior
divisione delle materie delle attribuzioni'
tra' diversi uflìzidi amministrazione pub-
blica ; 2.0 per l'istituzione d'un consiglio
di ministri, nel quale si discutano le ma-
terie degne di considerazione in ogni ra-
mo governativo. Il granduca di Toscana
Leopoldo II accreditò un suo Ministro
(dal novembre 1 85 1 incaricato d'affari)
residente in R_oma; ove portatasi la re-
gina de'Paesi Bassi, col suo secondogeni-
to principe Alessandro, visitarono il Pa-
pa. Questi ai 7 recossi in Albano e Ca-
stel-Gandolfo ; ai i4 a Tivoli nel colle-
gio de' nobili; ai 21 a Frascati nell'ere-
mo de'camaldolesi. Non solo confermò la
commissione di abili giureconsulti isti-
tuita dal predecessore e incaricata a pro-
porregìi occorrenti miglioramenti pel re-
golamento penale e per quello di proce-
dura criminale, ma ne eslese 1' incarico
j9o PIO
all'esame ancora del regolamento legisla-
tivo giudiziario per gli affari civili.
Novembre 1846.
Ai 9 emanò la lettera enciclica Qui pia-
rìbus, a tutti i patriarchi, primati, arci-
•vescovi e vescovi, per annunziar loro di
essere succeduto a Gregorio XVI « del
quale ammireranno certamente i posteri
la memoria e le gesta gloriose, registra-
te con auree note ne'fasti della Chiesa".
Nello stesso giorno prese solenne Posses-
so della basilica Lateranense (per cui fu
coniata Medaglia ) con maguifica caval-
cata, incedendo in carrozza; nella quale
funzione i camerieri segreti soprannume-
rari e d' onore di spada e cappa per la
prima volta indossarono il nuovo abito
loro concesso alla spagnuola e già di an-
tico costume romano, ludifu visitato dal-
la principessa Marianna consorte del prin-
cipe Alberto di Prussia, e poscia dal prin-
cipe Massimiliano ereditario di Baviera
e dal principe Leopoldo conte di Siracusa
fratello del re delle due Sicilie. Giù ai 20
dello stesso mese aveva pubblicato la let-
tera apostolica, Arcano divinae provi-
dentine, pel giubileo universale, onde im-
plorare il divino aiuto per 1' ottimo go-
verno del pontificalo. Nel medesimo gior-
no segnò i due moto- propri, Nos volen-
tes, coi quali concesse grazie e privilegi
ai conclavisti e dapiferi del conclave in
cui fu eletto Papa.
Dicembre i 846.
Per la disastrosa inondazione del Te-
vere de' io accorse a sollievo de'danneg-
giati. Conferì gli ordini sacri a mg.r Bor-
romeosuocameriere segreto, e assistè al-
la celebrazione della messa, come notai
a Ordinazioni. Ai 21 tenne concistoro in
cui provvide 8 chiese vescovili , conferì
2 titoli in partihus arcivescovile e vesco-
vile, concedendo 2 palili, dopo aver crea-
to 4 cardinali e pubblicato Gaetano Ba-
?'.'//? anconitano, vescovo d'Imola, prete
del titolo de'ss. Marcellino e Pietro; e Pie-
tro filarini romano, diacono di s. Nicola
in Carcere, poi legato di Forlì. Nella not-
P IO
te di Natale, secondo l'antico costume dei
predecessori, nella basilica Liberiana in-
tonò il Mattutino e celebrò la solenne
Messaj disse la 2.a nella sua capella se-
greta , pontificando la 3." nella basilica
Vaticana.
Gennaio 1847-
Col i.° dell'anno concentrò e riunì nel
tribunale del governo quelli pur crimi-
nali dell'uditorato della camera ossia del-
l'A. C. e del Campidoglio ( pel quale e-
sonerò V arcicon fraternità della ss. An-
nunziata di', supplire alle spese dell'uffi-
zio criminale), perciò ambedue aboliti;
sottoponendo i tribunali delle provincie
alla vigilanza del supremo tribunale di
consulta, con aumentarne i Ponenti, cui
assegnò uditori. Neil' ultimo giorno del-
Tottavario dell' Epifania si recò in s. An-
drea della Valle e asceso il pulpito die pii
ricordi, minacciando la divina vendetta
contro la bestemmia e la scostumalezza.
Febbraio 1 84-7-
Nel i.° giorno fu prescritto di toglie-
re dall'altezza degli edilìzi 1' uso dei ca-
nali e di condottare le acque pluviali con
appositi tubi internati nel muro sino al
piano delle strade e poi introdotti nel-
le chiaviche. Devastando la carestia tut-
to il cattolico regno d' Irlanda , ordi-
nò pubbliche preghiere ; per soccorrerlo
permise una questua e pel primo offrì
1000 scudi, indicoll'enciclica de'2 5 mar-
zo, PraedecessoresNostros, eccitò lo zelo
caritatevole de' vescovi e de'fedeli in aiuto
degl'irlandesi, travagliati dalla famee de-
cimati dalla pestilenza. Dal segretario dei
Memoriali fece emanare il regolamento
pel migliore ordinamento della segrete-
ria. Avendo esteso agli ebrei la franchi-
gia che godono i padri di 12 figli, ed as-
segnato sulla commissione de'sussidi an-
nui scudi 3oo pei poveri israeliti roma-
ni, prima del carnevale sospese la pub-
blica prestazione di vassallaggio, che fa-
cevano al seuato e popolo romano, che
poi soppresse in un al tributo col moto-
proprio sul senato. Con breve del 7.6 di-
PIO
chiaro duca romano ci. Marino Toi'lonia
esuoi discendenti primogeniti. Ricevè gli
omaggi del principe ereditario di Mona-
co, duca di Valentiuois; ai i Gaccolsequcl-
li di Chckib-Eflendi ambasciatore otto-
mano alla corte di Vienna, che in nome
del sultano AbdulMegid Ivan lo felici-
tò pel suo avvenimento al trono, espri-
mendo la brama d' entrare in relazioni
col governo pontificio: l'ambasciatore
n'ebbe cortese risposta e donativi, in un
al sovrano ritratto contornato di brillan-
ti, smeraldi e rubini.
Maezo i 847-
Ai 4 approvò gli statuti del pontificio
istituto statistico agrario e ci' incoraggi-
menlo, e se ne dichiarò protettore e 1 ,°
socio, essendo composto di alcuni possi-
denti ed agronomi, per tentare qualche
miglioramento nella deserta campagna
romana. Promovendo gli stabilimenti di
morale ecivile educazione, nella sera de' 9
del tutto incognito (con mg.r Piccolomi-
ni cameriere segreto) si portò alle seno-
le notturne del rione Monti in via dell'A-
gnello, per incoraggile l'utile istituzione.
Ai 12 elevò la sede vescovile di Udine
in arcivescovile. Ai i5rieevè la visita del
principe reale di Svezia e Norvegia O-
scar-Federico duca d'Ostrogolia. Indi fu
istituito in Roma e nelle provincie un
consiglio di censura sulla stampa, con a-
nalogo regolamento. Proseguendo i la*
\ori pel compimento della nuova basili-
ca di s. Paolo, ordinò che le .statue co-
lossali rappresentanti i principi *legl i a-
postoli e destinate per quel tempio fos-
sero trasferite e collocate agli angoli e-
sterni della vasta gradinala della basili-
ca Vaticana, ove si eressero in questo stes-
so mese su proporzionale basi coi pon-
tificii stemmi e iscrizioni , dopo rimosse
quelle di Pio II. Per ornamento della
medesima basilica di s. Paolo commise
allo studio vaticano del Musaico la for-
mazione de'ritralti in musaico per la se-
rie de'Papi.
PIO 191
ArnaE 1 847-
Agli 8 con la bolla Inslabilis rerum,
effettuò la separazione de' vescovati diCoi-
ra e di s. Gallo. Nel sabbaio M albis fe-
ce la solenne benedizione e distribuzio-
ne degli Agnus Dei nella cappella Paoli-
na del Quirinale. Ai 12 tenne concistO'
ro in cui provvide 3 chiese arcivescovili
ed 8 vescovili, concedendo 4 pallii, uno
de'quali pel vescovo di Puy. Ad istanza
del 6.° concilio di Baltimore, ai 23 isti-
tuì le sedi vescovili d' Albany, Bulfalo e
Cleveland in America, dichiarandole poi
suffiaganee, le prime di Nuova- Yorck, la
3.adi Cincinnati. S'incominciò la costru-
zione del grandioso ponte consentilo al-
X Ariccia. Dispose lo stabilimento in Ro-
ma d'un consiglio di deputali nelle pro-
vincie, per coadiuvare alla pubblica am-
ministrazione ed occuparsi d'un miglior
ordinamento de'consigli comunali. L'in-
fante di Spagna d. Enrico di Borbone si
recò a visitarlo, ed il simile fece il conte
di Siracusa.
Maggio 1847.
Aderendo alle istanze, del suddetto
concilio di Baltimore, nel 1 ." giorno eresse
la sede vescovile di Providence, ed ai 4
quella di Galveston (sulfraganea di Nuo-
va-Orleans), elevando in arcivescovile
l'altra di s. Louis, cui assegnò per suf-
fiaganee Cliicagia, Dubuque , Mihvan-
chia,Nashille e poi s. Paolo di Minesota,
tutte chiese d' America. Con moto-pro-
prio de'5 si dichiarò ordinario dell' ab-
bazia nullius di Subìaco, recando visi pel
possesso nel declinardel mese, poscia mol-
to la beneficò. Ai 26 fu visitato dal prin-
cipe Massimiliano di Baviera.
Giugno 1847-
Ricevè la regina Cristina di Spagna.
Ai 4 istituì le sedi vescovili di Nord-Ovest
o s. Bonifazio (suCfiaganea di Quebech)
e Terra Nuova. Agli 11 tenne concis lo-
ro incui provvide 3 chiese vescovili, com-
presa quella suburbicaria d'Ostia e Vel-
letri pel cardinal decano,cui conferì il pal-
lio, dopo aver con l'allocuzione Cimi ve-
IQ2
PIO
luti probe noscilis, creato e pubblicato i
seguen ti cardinali, il i.°de'quali già crealo
e riservato in petto ai i dicembre 1 846 :
Giuseppe Bo fondi di Forlì, diacono di s.
Cesareo, poi legatodi Ravenna, segretario
di stato, ora presidente del censo; Pietro
G irand di Clermont, arci vescovo diCarn-
Lray,prete di sJMaria della Pace, morto a'
27 aprile 1 85o; Giacomo ÌUaria Du Pont
di Villafranca diocesi di i\izza,ari:ivescovo
di Bourges, prete di s. Maria del Popolo;
Giacomo Antonelli di Terracina, nato In
Sonnino, diacono di s. Agata alla Subur-
ra , poi presidente della consulla di sta-
to, al presente pro-segretariodi stalo, pie-
fello de' ss. palazzi apostolici. Ai 1-3 se-
gnòil moto proprio, Coinè nostro prin-
cipale desiderio, perla istituzione del con-
siglio de' ministri: nello stesso giorno pro-
mulgò il decreto die constava l'eroismo
delle virtù teologali e cardinali esercita -
te dal veti. Antonio Lucci conventuale
e vescovo di Bovino. Ai 14 tenne con-
cistoro iu cui provvide una cbiesa arci-
vescovile e 2 vescovili, concedendo alla
i.a il pallio. Ai 17 emanò la lettera en-
ciclica, Ubi prinium arcano , diretta a
tutti i generali, abbati, provinciali ed al-
tri superiori degli ordini religiosi , isti-
tuendo in pari tempo la particolare con-
gregazione de siala regularium ordinimi j
enciclica ebe inviò ancora a tutto l'epi-
scopato conia lettera Cum hisce. Inol-
tre in detto giorno istituì l'ordine eque-
stre Piano, poscia ampliato. A '2 5 eres-
se i vescovati di Porto- P'illoria ,Ma'd\and,
Bytown, Melbourne Cocbabamba: que-
stosuffraganeo di Piata, Bytown di Que-
bech,\e altre di Sydney. Per l'ottava del-
la festa dis. Luigi, nella chiesa dis. Igna-
zio comunicò la scolaresca del collegio ro-
mano, festeggiato dai gesuiti. Pose nel
museo Gregoriano egizio alcuni antichi
monumenti egiziani donati daClot Bey.
Luglio 1847.
Avendo soppresso i canonici regolari
dell'Ospedale dì s. Spirito, nel 1 ."del me-
se vi sostituì i ministri de«l' infermi. Ai
PIO
3 si conchiuse il trattato e convenzione
di reciproco commercio col regno di Sar-
degna. Ai 5 ricostituì e ampliò la guar-
dia civica di Roma e poi anche nelle pio-
vincie. Agli 1 1 venne visitato dal prin-
cipe e principessa di Salerno. Nominò se-
gretario di stato il parente cardinal Fer-
retti, che avea fatto legalo d' Urbino e
Pesaro. Fece riaprire e dotò l'accademia
pontificia de'nuovi lincei.
Agosto 1847.
Approvò la protesta falta a'6 dal car-
dinal Ciacchi legato di Ferrara sulle dif-
ferenze insorte col comando austriaco del-
la fortezza, rinnovata ai i3. Concesse il
titolo di pontificia alla congregazione e
accademia di Musica sotto l'invocazione
di s. Cecilia. Visitò nel monastero di s.
Croce in Gerusalemme il d.rNewaiaiie
altri illustri inglesi, che abiurato il pro-
testantismo, assunsero 1' abito de' filip-
pini per istituirne la congregazione in
Inghilterra. Ai 25il pro-governatore Mo-
randi con editto rinnovò l'altro pur da
lui emanato contro la stampa clandesti-
na e perturbatrice.
Settembre 1847.
Approvò il culto immemorabile della
b. Antonia da Firenze dell' ordine di s.
Chiara , e della b. Margherita Colonna
fondatrice delle Clarisse in Palestrina.
Con breve del 24 concesse al capitolo di
s. Petronio di Bologna 1' uso del collare
paonazzo e di portare appesa al petto una
croce con catenella d'oro, con l'effigie del
santo e l'epigrafe: Plus PP. IX 1847-
Ottobre 1847-
Nel r.° giorno sottoscrisse il moto pro-
prio, Quando la provvidenza divina, per
la concessione del Municipio e organiz-
zazione del Consiglio e senato di Roma,
sue attribuzioni e prerogative. Con bre-
ve dello stesso giorno investì del titolo
di principe romano d'Umbrianodel Pre-
cetto il duca Luigi di Monthulon. Ai 4
convocò il concistoro , nel quale creò il
patriarca di Gerusalemme con giurisdi-
zione e residenza, pronunziando l'alio-
PIO
Gaeta amministra le sacre ceneri al re e
alla real famiglia, nel i ,° giorno di qua-
resima. Quindi ai 27 fece protestare dal
cardinal Antonella al corpo diplomatico,
contro l'alienazione de'inonumenti d'ar-
ie del museo Vaticano, che il sedicente
governo di Roma con nuovo spoglio trat-
tava a Londra., e ciò per meglio diffida-
re i contraenti di qualunque patto, di-
chiarandoli nulli e di niun valore, doven-
dosi considerare come fatti da ehi con
pubblico latrocinio ha usurpata l'altrui
proprietà. Ai 28 istituì il vescovato di Co-
starica, suffragando di Guatimala.
Marzo 1849-
Ai 2 mg.r Canali vicegerente di Ro-
ma, con circolare ai superiori de' corpi
inorali, religiosi, ecclesiastici e de'Iuoghi
pii, protestò contro gli effetti della circo-
lare del sedicente ministro dell'interno sul
richiesta inventario di tutti i loro beni
anche semoventi, invitandoli a protesta-
re e tenere una condotta puramente pas-
siva. Con decreto del 1 2 il re del le due Si-
cilie sciolse in Napoli le camere de'deputa-
ti. 11 conte Radetzky coll'armata austrìa-
ca a*a3riportò segnalata vittoria a Novara
sui piemontesi: ivi Carlo Alberto colpito di
dolore per le immense perdite e per l'ar-
mistizio che a dure condizioni dovè ac-
cettare, abdicò la corona al figlio Vitto-
rio Emmanuele II e partì pel Portogallo
(morendo in Porto a'28 luglio); di con-
seguenza furono sgombrate quelle par-
ti de'lerritorii di Modena, Parma, Pia-
cenza e Toscana, che tenevano i piemon-
tesi,! quali successivamente occuparono
gli austriaci; quindi per l'impossibilità
di continuar la guerra, il nuovo redi Sar-
degna convenne alla pace. Ai 25 il Pa-
pa in Gaeta celebrò la messa nella chie-
sa della ss. Annunziata, ascoltala dal re
e famiglia reale, dal granduca e grandu-
chessa di Toscana e loro regie famiglie.
Pei trionfi riportati in Piemonte dagli
austriaci , 1' assemblea romana onde ri-
concentrare i poteri esecutivi per un più
energico provvedimento alla salute della
VOL. LITI.
P 1 O 201)
repubblica, ai 29 istituì un triumvirato
e vi elesse l'avv." Carlo Armellini, Giu-
seppe Mazzini (già fatto cittadino roma-
no e rappresentante del popolo ) e Au-
relio Salii, che stabilirono la loro residen-
za nel Palazzo della Consulta ai Quirina-
le. 1 triumviri nominarono ministri: per
l'estero Rusconi, per l'interno Berti- Pi'
chat, per l'istruzione Sturbinetti, per le
finanze Manzoni, per grazia e giustizia
Lazza ri ui, pel commercio e lavori pubbli-
ci Monlecchi, restando il ministero delia
guerra affidato ad una commissione.
Aprile 1849-
Ai 2 il Papa tenne in Gaeta concislo-
ro,incuiprov vide 5 chiese vescovili, con-
ferì 2 titoli in parlibusavcivescovWe e ve-
scovile, e concesse un pallio. Ivi celebrò
le funzioni della settimana santa, perle
calde preghiere del re, cioè nel giovedì
santo con dire la messa nella cattedrale,
ove comunicò le famiglie reali delle due
Sicilie e granducale coi loro augusti ca-
pij il sagro collegio e il corpo diploma-
tico; indi eseguì la lavanda, distribuendo
a chi lavò i piedi (il sunnominato d. Se-
bastiano Liebl, due spaglinoli, due gae-
tani, un cinese, un francese, un missio-
nario iudiano, ec.) la medaglia d'oro co-
niata nel 184? per la collocazione delle
statue de'ss. Pietro e Paolo nella piazza
Vaticana ( poi si coniò quella col molto :
Caietae. In Coena Domini. A. 1 8 4 e) ) ;
dopo di che visitò 5 sepolcri, accompa-
gnato dai nominali personaggi; nel ve-
nerdì santo coi medesimi, dopo l'adora-
zione della Croce , si recò processional-
men te a Ha chiesa della ss. Tri ni là in Mon-
te, spaccato; nel giorno di Pasqua cele-
brò nella cattedrale, poscia dalla loggia
dell' episcopio, in abiti pontificali e tri-
regno compartì la solenne benedizione,
Già ai 6 le truppe napoletane, progre-
dendo nel domare l'insorta Sicilia, dopo
glorioso combattimento occuparono Ca-
tania; poscia ai 12 in Firenze si ristabi-
lì la monarchia di Leopoldo II. Verso
questo tempo in Roma ad Armellini fu
»4
2IO PIO
dato il ministero delle finanze, ad Avez-
zana quello della guerra e marina; e Ga-
ribaldi, famigerato capitano di ventura,
111 nominato comandante i corpi dell'e-
migrazione. Ai io il Papa tennein Gae-
ta concistoro, nel quale provvide i chie-
se arcivescovili, io vescovili, conferì un
titolo vescovile in partibus, e concesse 3
pallii. Pronunziò Y allocuzione Qui bus,
quantisque malorum procellis, in cui de-
plorò le frodi de'lristi perturbatori, che
ingannarono e corruppero gran parte dei
suoi sudditi, dopo il perdono largito e le
concessioni fatte, riepilogandone la storia,
non meno quella de'successi vi avvenimen-
ti, la serie delle cospirazioni, insidie e pa-
titi oltraggi ; come si pretese dai faziosi
invece della costituzione accordata , la
proclamazione della repubblica, colla mi-
ra d'introdurre il fatalissimo socialismo
o comunismo; come per la sfrenata li-
cenza e pei commessi orrori fu costretto
allontanarsi dalla propria sede, quindi le
diverse illegali forme di governo impron-
tate e quanto operarono i turbolenti per
abbattere dai fondamenti il civile princi-
pato della chiesa romana, secondo il lo-
ro antico e costante proponimento; co-
me i faziosi impedirono la venuta in Ro-
ma de'reggimenti svizzeri, per difendere
l'ordine pubblico manomesso; come il
centro del cristianesimo era divenuto sel-
va di bestie frementi, riboccante di apo-
stati o eretici, o maestri del comunismo
o socialismo, animati dal più terribile o-
dio contro le verità cattoliche, dissemi-
nando pestiferi errori ; per cui accennò
le usurpazioni, le imposizioni, le uccisio-
ni, i derubamene e gli enormi misfatti
commessi, e la tristissima e lagrimevole
situazione degli ecclesiastici ede'sudditi
fedeli di tutto lo stato, senza tregua tra-
vagliati e atterriti dall'audacia furiosa dei
nemici, non essendo loro dato nemmeno
gemere sui mali immensi che gli opprime-
vano. A rimuovere tante desolanti cala-
mità, avere a'4 dicembre 1848 domanda-
to ai principi e alle nazioni aiuto e soc-
PIO
corsOj che tutti promisero con mirabile
condiscendenza , ed in particolar modo
aver invocato il possente intervento del-
l'Austria, della Francia, della Spagna che
perla prima eccitò le nazioni ad allearsi
onde ricondurlo alla sua sede e rivendi-
care il dominio temporale, ed in fine al
regno delle due Sicilie, dal cui re riceve-
va affettuoso ospizio; quindi quando sa-
rà conseguito l'intento, doversi affatica-
re a rischiarare col lume del vero sem-
piterno gli animi e le inclinazioni mise-
ramente illuse dagli empi, non che a sra-
dicare tante perverse dottrine. In Roma
ai 16 venne eletto senatore di Roma Stur-
binetti,dopola formazione del nuovo mu-
nicipio e consiglio comunale con 8 con-
servatori.
Ad effettuare l'intervento armato del-
le 4 potenze per comprimere la ribellio-
ne negli stati romani e restituirli al Pon-
tefice, mentre si consultava sul modo a
Gaeta, il governo francese giudicò essere
conveniente alla sua posizione, di eserci-
tare di suo moto proprio un'azione di-
retta e indipendente, per cui nella metà
di questo mese deliberò di spedire un e-
sercitoa Roma pel ristabilimento del Pa-
pa. Affidò al generale Vittorio Oudiuot
di Reggio il comando in capo del corpo
di spedizione del Mediterraneo, il quale
con l'avanguardia presentatosi a Civita-
vecchia l'occupò traila 3 e 24 a fronte del-
le repubblicane proteste, onde incomin-
ciarono gl'indirizzi e le protestazioni di a-
desione al proposilo dell'assemblea e dei
triumviri, di opporre ostinata difesa per
l'incolumità della repubblica e della pa-
tria, respingendo la forza colla forza. Sif-
fatti indirizzi de'municipii dello stato ro-
mano, sono riportati nel Protocollo della
repubblica romana, collezione degli atti,
indirizzi e. proleste trasmesse all'asserii'
blea del governo dopo l'invasione fran-
cese, Roma dalla tipografia nazionale
1849- Ai 3o avanzatasi una porzione
della divisione francese verso Roma, so-
pra i punti di porta s. Pancrazio, e la
P IO
cinta che circonda il Vaticano e altri luo-
ghi, per esplorare le forze della città, fi-
dando troppo nella speranza d'una rea-
zione e sulle lusinghe di que'repubblica-
ni che aveano fatto credere ai francesi
facile il loro ingresso in Roma o al più
un simulacrodi difesa, non pensarono che
la disperazione loro preparava una città
da espugnare; quindi oltre non poche vit-
time, quasi un battaglione si trovò pri-
gioniero e gli altri respinti.
Maggio i 849-
Frattanto nelle provincie intervenne-
ro gli eserciti napoletano, austriaco e spa-
glinolo. Seguì l' ingresso de' napoletani
nelle provincie di Marittima e Campa-
gna, col renila testa; e ne' paraggi di Fiu-
micino comparve la squadra navale spa-
glinola. Gli austriaci occupata a'6 Fer-
rara, vincendo la resistenza oppostagli da
Bologna, vi entrarono a' 1 6 mediante ca-
pitolazione, e vi ricostituì il governo pon-
tificio mg/ Bedini commissario straor-
dinario per le 4 legazioni, quindi occu-
parono le B-omagne, le provincie di Ur-
bino e Pesaro; poscia a' 19 giugno per
altra capitolazione entrarono nella for-
tezza e città d'Ancona, ed alla resa di que-
sta piazza il cardinal de Angelis ne uscì
dopo 1 00 giorni di prigionia; ai i/\ o me-
glio a' 28 giugno fecero il loro ingresso
in Perugia, laonde fu compita l'occupa-
zione delle Marche e dell' Umbria, per
tutto gli austriaci in nome del Papa in-
stallarono giunte di governo e posero
guarnigioni di truppe. In Ancona a' 27
giugno prese le redini della pubblica ani-
ministrazione mg.r Savelli commissario
straordinario delle provincie di Urbino,
Pesaro, Macerata, Ancona, Fermo, A-
scoli, Camerino e Loreto. I napoletani ai
1 7 giugno occuparono Frosinone, Vero-
li, Anagnij Ferentino e altri luoghi del-
la provincia di Frosinone 0 Campagna.
Gli spagnuoli nel luglio guarnirono Spo-
leto, Rieti e luoghi di loro provincie, Vel-
letri e altri luoghi della provincia Ma-
rittima.
PIO 211
Ritornando alla metà di maggio, ar-
rivali già i rinforzi al general Oudinot,
questi si accostò di nuovo alle mura di
Roma^ mentre pur vi giunse Ferdinan-
do Lesseps inviatodella repubblica fran-
cese, per trattare col governo romano di
fatto, dell'ingresso pacifico dell' armata
francese e verificare lo stato delle cose,
onde evitare I' effusione del sangue ed i
guasti che poteva cagionare l'assedio re-
golare, secondo le brame del Papa. Ma
questa diplomatica missione prolungò l'a-
gonia di Roma, attraversò i disegni del
general Oudinot, crebbe l'orgoglio de're-
pubblicani, ch'ebbero campo di andare a
combattere i napoletani, i quali creden-
dosi assaliti dai francesi e dai-romani, al-
lora si ritirarono in buon ordine, dopo
i fatti d'armi del q a Palestrina, e dehq
a Velletri che fu sanguinoso pei repub-
blicani. Lesseps intanto meravigliatodel-
l'aspetto militare di Roma, conchiuse un
armistizio, non badando che un re ospi-
te del Papa e amico di Francia, recato-
si nel territorio romano collo stesso fine
dell'esercito francese, veniva attaccato e
insidiato dalle soldatesche romane. Indi
Lesseps ai 3i conchiuse col triumvirato
(che avea fatto di tutto per renderselo
favorevole) una stipolazione, che rende-
va vano il fine nobilissimo della spedi-
zione francese. Il general Oudinot in ve-
ce, munito d' istruzioni del suo governo
più recenti di quelle del diplomatico, ri-
fiutò di approvare il suo operato e dichia-
rò al triumvirato rotta ogni tregua.
Giugno 1849-
Per conseguenza Oudinot ordinò al-
l'esercito che si ripigliassero le operazio-
ni militari contro Roma, le quali prose-
guite con una serie di combattimenti, per
la grande resistenza de' repubbliaui ro-
mani e stranieri avventurieri, e median-
te le sorprendenti opere di assedio (de-
scritte neh' Album t. 16 , p. i\i, 252,
273 ), a'28 e 29 aprirono la breccia nel
bastione laterale di porta s. Pancrazio, e
nella mattina del 3o lo assaltarono e pie-
2 12 PIO
sero. Pertanto l'assemblea costituente ro-
Diana, pei tanti fatti d'armi di detti gior-
ni, nella sera del 3o dichiarò essere di-
venula impossibile un'ulteriore di fesa do-
po due mesi di lotta , secondo il parere
del general in capo Roselli, di Garibaldi
e altri generali, fi decretò che cessasse;
mentre nel medesimo giorno l'assemblea
avea finito di volare la costituzione del-
la repubblica. 11 triumvirato mandò il de-
creto dell'assemblea al comando generale
militare repubblicano, perchè d'accordo
col municipio lo comunicasse al general
Oudinot,ediedelasua dimissione ad onta
che l'assemblea Io pregasse a conservare
i poteri. Una commissione del municipio
e un'altra del corpo consolare residente
in Roma recaronsi al campo , e fu con-
sentito un armistizio per trattare delle
norme, secondo lequaii l'esercito france-
se entrasse pacificamente nella città.
Luglio 1849.
Quindi nel i.° giorno del mesel'assem-
blea nominò un potere esecutivo ne'cit-
tadini Saliceti , Calandrelli e Mariani.
Nella sera poi l'assemblea votò definiti-
vamente la costituzione della repubblica
agonizzante, decretando che si scolpisse
in due tavole di marmo e si collocassero
in Campidoglio, dalla cui loggia nel me-
riggio del 3 fu promulgata, onde il Ilio-
nitore la riportò nel foglio di detto gior-
no, che fu l'ultimo di sua esistenza, poi-
ché dopo 3 giorni di silenzio il giornale
officiale ricom parve a'6 col nome di Gior-
nale di Roma e tuttora prosiegue. Ai 2
i francesi occuparono le porte s. Pancra-
zio, Portese, s. Paolo, Cavalleggieri e del
Popolo, abbandonate dai difensori, e vi di-
strussero le barricate, per cui ai 3 il ge-
neral Oudinot fece presentare le chiavi
d'una di tali porte al Papa in Gaeta. Nelle
ore pomeridiane dello stesso giorno il ge-
neral Oudinot in mezzo all'esercito entrò
in Roma e ne occupò i posti militari: la
maggioranza de' romani accolse le truppe
francesi come liberatrici del duro giogo
sotto cui erano slati oppressi nel gover-
PIO
no del terrore. Così terminò la rivolta -ro-
mana che avea nelle viscere un carattere
irreligioso e demagogico per distruggere
il papato, siccome fomentata e sostenuta
da Mazzini fondatore della giovine Ila-
Ha, che avea preso per sua divisa Dio e
popolo , e che volea piantare la pretesa
riforma nel centro del caltolieismo , per
poi bandirlo da Roma e da Italia. Su que-
sto gravissimo argomento, oltre le opere
che citerò, scrisse il celebre cau.° Audisio
l'applaudito e interessante libro: La re-
pubblica italiana del 1 S {q: suo processo,
Perugia i85i. 11 general Oudinot con-
centrò tutti i poteri nell'autorità milita-
re, ed emanò disposizioni per la conser-
vazione della sicurezza pubblica. Inolile
ilgeneralefece occupare i dintórni di R.o-
ma, la provincia di Viterbo o Patrimo-
nio di s. Pietro, ed inseguire le bande di
Garibaldi, restaurando la sovranità tem-
porale di Pio IX. Principalmente poi il
generale esegui le seguenti cose: fece im-
primere nuovo bollo sui boni del tesoro,
sciolse la guardia civica, ordinò il dis-
armo generale, la remozione degli stem-
mi, uniformi e segni 1 epubblicani; ripri-
stinò i presidenti regionari, restituì ai pro-
prietari le esistenti cose requisite, com-
prese le sacre; distrusse tutte le barrica-
te e le opere di fortificazione, libeiò i de-
tenuti per molivi politici o sia di fedellà
al Pontefice, provvide alla direzione dei
vari rami della pubblica amministrazione
con ministri laici col litolodi commissa-
ri, come il cav. Galli pel ministero delle
finanze, ed altre misure provvisorie. Ai
4 in Velletri ristabilì il governo pontifi-
cio mg.T Berardi commissario straordi-
nario pontificio delle provincie di Ma-
rittima e Campagna. Aii4 il municipio
romano si dimise, e Oudinot nominò una
commissione provvisoria municipale, di
cui fu fatlo presidente il principe d. Pie-
tro Odescalchi. D'ordine di mg.1 Canali
vicegerenle, in nome del cardinal vicario
e del general Oudinot, nella domenica del
1 5, dopo aver il general rialzalo lubandie-
PIO
ni pontificia in Castel s. Angelo, nella ba-
silica Vaticana si cantò solenne Te Deum
in rendimento ili grazie a Dio pel rista-
bitimenlo della sovranità pontificia e pel
felice suocessodelle armi francesi. V'inter-
vennero i cardinali Castracane che intim-
ilo l'inno, Bianchi e Tosti (che resta-
rono sempre in Roma nascosti), il gene-
ral Oiulinot accompagnato dai generali
e dallo stato maggiore generale, de Cour-
celles inviato straordinario della repub-
blica francese a Roma ed a Gaeta, ed i
rappresentanti diplomatici e consoli este-
ri. Mg.r Marini in nome del capitolo va-
ticano, ed il cardinal Tosti indirizzarono
due commoventi discorsi al generale Ou-
dinot, il quale cou energia egregiamente
rispose, come pur fece nel l'uscir dal lem-
pio a quello improvvisato da Annibale
Piccoli in nome de'romani: i circostanti
proruppero in evviva il Papa, la Fran-
cia e Oudinot. Eguale Te Dcum si can-
tò nelle altre patriarcali Lateranense e
Liberiana, e tutte le campane della cit-
tà suonarono a festa. Nella sera vi fu ge-
nerale illuminazione, inclusive alla cupo-
la di s. Pietro. Il generale nominò altre
commissioni , cioè sui monumenti pub-
blici per esaminare qual detrimento ri-
ceverono durante l'assedio ; per ricono-
scere e verificare quanto contenevano i
musei, gli archivi, le biblioteche e altri
stabilimenti, onde conoscere quali sottra-
zioni fecero i repubblicani; pel ricupe-
ramento e restituzione delle robe, mobili
e suppellettili requisiti dall'abolilo gover-
no, pubblicando poscia le note di quan-
to restituì. Ai 16 dal delegato apostolico
mg.1 Badia fu ristabilita la sovranità pon-
tificia in Frosinone e sua provincia. Ai
17 il Papa in Gaeta emanò l'atto, Iddio
ha levato il suo braccio, col (piale annun-
ziò ai sudditi, che avendo 1' onnipotente
Dio guidatole armi cattoliche per disper-
dere l'anarchia, ritornerebbe fra loro, e
intanto per riordinare la cosa pubblica
nominava una commissione governativa
di stato mimila di pieni poteri, che, eoa-
PIO 1 1 3
diuvata dal ministero, regolasse il gover-
no dello stato. Ai a5 tornò in Roma il
cardinal Patrizi vicario della medesima.
Il Papa nominò mg.1 D' Andrea commis-
sario pontificio perle provincie dell'Um-
bria e del Patrimonioj e mg.1' Bella de-
legato apostolico della provincia di Rie-
ti. Ai 3 1 giunsero in Roma i cardinali
Della Genga-Sermattei , Vannicelli ed
Altieri, destinati a formare la commissio-
ne governativa di stato, e stabilirono la
loro residenza nel palazzo apostolico Qui-
rinale, onde il general Oudinot rimise alla
medesima i poteri che gli avvenimenti
della guerra aveano momentaneamente
concentrato nelle sue mani. La commis-
sione nominò 4 consiglieri e mg.1' Milella
per segretario, ed esercitò il potere sino
al ritorno in Roma del Papa. Qui indi-
cherò le cose principali che operò duran-
te l'esercizio del suo alto incarico.
Agosto 1849.
La commissione successivamente an-
nullò le leggi e disposizioni emanate dal
i(5 novembre 1848 in poi; ripristinò i
tribunali e gl'impiegati dimessi dal go-
verno intruso ; nominò consigli o com-
missioni di censura per conoscere la con-
dotta e le qualità degl'impiegati e de'mi-
li tari, anche quiescenti o giubilati, della
civile fece presidente mg.1' d'Avella, della
militare il colonnello cleGregoris; inoltre
destinò altre simili commissioni parziali.
Sciolse tutte le autorità municipali, e fa-
coltizzò i presidi delle provincie a nomi-
nare provvisoriamente commissioni mu-
nicipali con un presidente pei capo d'o-
gnuna. Riconobbe i boni emessi dai go-
verni provvisorio e repubblicano per la
somma di vari milioni, ridotti perla tan-
gente al r>5 per 100 del loro valore no-
minale, riconoscendo pure temporanea-
mente la moneta erosa fatta coniare dal-
la repubblica, poscia ritirata nel fine di
ottobre. Nominò ministro dell'interno e
polizia mg.1' Savelli, di grazia e giustizia
l'avv. Giausauti, pio-ministro delle finan-
ze il cav. Galli, del commercio, agrieoltu-
ai4 PIO
ra, belle ai ti e lavori pubblici Jacobini,del"
le armi il principe Orsini. Destinò mg.1' A-
mici commissario straordinario pontificio
delle Marche, che comprese le provincie
di Urbino, Pesaro, INIacerala, Loreto, An-
cona, Fermo, Ascoli e Camerino : ad o-
gnuna fi.uono assegnati pro-delegati laici,
tranne le due prime e la peuullima, di cui
si nominarono delegati i prelati Milesi e
Dialti, ed Ancona della quale fu fatto de-
legato lo stesso commissario. A Loreto fu
eletto pro-commissario mg.r Narducei. I-
stituì un 5.° commissarialo per la pro-
vincia del Patrimonio, distaccandola da
quella dell'Umbria, a cui alle delegazioni
di Spoleto e Perugia aggiunse quella di
Pdeli e Sabina, ed eleggendo a commis-
sario straordinario pontificio del Patri-
monio mg.r Pila. Diede delle disposizio-
ni al dipartimento militare e suoi im-
piegati, e sullo scioglimento e riorganiz-
zazione delle milizie pontifìcie. Istituì li-
na commissione per giudicare i rei dei
misfatti commessi nell'epoca della ribel-
lione. Nominò presidente di Roma e Co-
marca mg.r Pioberti. D'ordine del Papa
fece coniare la nuova moneta di rame di
baiocchi 5, e nominò gì' individui for-
manti la commissione per V ospedale di
s. Spirito, e per visitatore apostolico mg. r
Monchini colle prerogative di commen-
datore. Abolì il corpo de'carabinieri, so-
stituendo per nuova arma politica i ve-
liti pontifìcii e le guardie di pubblica si-
curezza. Piestituìa ciascuna chiesa il me-
tallo equivalente al peso delle campane
distrutte dai repubblicani. Putirò i boni
de'sedicenti governi provvisorio e repub-
blicano per scudi 2,6g2,ooo, valore ri-
dotto, sostituendovi boni del tesoro in so-
stituzione, e per l'estinzione di questi e-
mauò analoghe disposizioni. Curò l'esi-
stenza della banca romana, cambiando i
suoi biglietti coi boni del tesoro. Pubblicò
il regolamento di polizia e quello organi-
co pei veliti pontifìcii, non che quello per
gì' impiegati e funzionari dipendenti dai
ministeri dello stato. A suo tempo annua-
PIO
zio l'imminente ritornodel sovrano Pon-
tefice, colla venuta del quale terminò il
suo mandato.
A' 7 il Papa battezzò in Gaeta la prin-
cipessa Maria Pia , figlia di Ferdinando
li e della regina cui donò la rosa d'oro
benedetta. A'24cessòil governo della re-
pubblica di Venezia e passò al munici-
pio, indi la rioccuparono gli austriaci. In
Pioma si trovarono due insigni iscrizio-
ni isteriche disotlerrate nella parte occi-
dentale del foro Traiano (Giornale di Ro-
man.° 63) e delle cose per cui si ha mi-
glior cognizione della basilica Ulpia, co-
struendosi nel luogo della scoperta una
volta per visitarlo comodamente. Altra
insigne lapide si rinvenne con altri og-
getti nel foro romano, nell' ampliare lo
scavo della basilica Giulia. A Palazzo Va-
ticano e di Campidoglio registrai quanto
di pregievole vi fu collocato, proveniente
da altri scavi romani.
Settembre i84g-
A' 4 il Papa partì da Gaeta (lascian-
do oo doti a povere zitelle) in compagnia
del re, seguito dalla regia famiglia, da di-
versi cardinali, dal nunzio di Napoli mg.r
Garibaldi, sul vapore il Tancredi : ne vi-
sitò 1' oratorio e concesse alcune indul-
genze alla immagine della Beata Vergi-
ne. Approdò al porto di Grar.atello, don-
de asceso in carrozza passò nella reggia
diPortici suburbano di Napoli e sua nuo-
va residenza, degnamente apparecchiata
dalla munificenza di Ferdinando II. Da
questo giorno si pubblicò dal cav. Aloe
un nuovo importante giornale col pon-
tificio stemma: Diario della venuta e del
soggiorno in Napoli di sua Beatitudine
Pio IX P. 31. Contiene la narrazione di
tutti i particolari delle gite e soggiorno
fatto dal Papa nella meravigliosa Napoli
e ne' paesi circostanti, colla descrizione
erudita e storica de' luoghi visitati, non
che delle celebrale sagre cerimouie, feste
civili e militari, in uno agli innumerabili
omaggi resi al capo supremo della Chie-
sa, ed ai doni olTerli e dispensali insieme
PIO
alle equestri decorazioni; cogli eloquenti
discorsi estemporanei del Papa, preziosi
pei loro concetti, dignità e dolcezza cui
furono pronunziati. Le bolle, brevi ed
altri diplomi e atti pontifìcii die nella
permanenza del Papa in Gaeta aveano
la data: Dalum Ca/ctae, iti quella di Por-
tici ebbero questa : Datimi Neapoli in
suburbano Portici. Ai 6 si recò alla me-
tropolitana di Napoli a celebrare la mes-
sa, lasciandovi il calice d'oro di cui era-
si servito; visitò la cappella di s. Genna-
ro e nell'episcopio prese una refezione of-
ferta dall'arcivescovo cardinal Sisto Piia-
rio-Sforza,che con maggior frequenza di
prima fu quasi in tutti i luoghi al suo
fianco. A' 7 ricevette gli ossequi tanto del
corpo diplomatico che l'avea seguito da
Gaeta , che di quello residente presso il
re, il primo de'quali fece poi omaggio a
Ferdinando II per la filiale ospitalità pra-
ticata con Pio IX e per quella da esso
ricevuta in tale contingenza. Ai 9, do-
po aver celebrato la messa nella chiesa
del Gesù vecchio, si portò alla reggia di
Napoli , ricevuto rispettosamente a pie
delle scale dal re, dalla regina e dai rea-
li principi e principesse, e nella cappella
palatina dal sagro collegio; indi dalla gran
loggia del palazzo solennemente benedì
le reali milizie composte di circa 16,000
uomiui. A' 12 il Pontefice diresse ai sud-
diti il moto-proprio, I\Ton appena, in cui
celebrò il ristabilimento di sua indipen-
denza nel governo dei domini! tempora-
li della s. Seàe , liberandoli dalla tiran-
nide che gli opprimevano ; istituì il con-
siglio di stato per dare i pareri de' pro-
getti di legge da sottoporsi alla sovrana
sanzione, ed esaminare le questioni d'o-
gni ramo di pubblica amministrazione;
istituì la consulla di stato per la finan-
za, per la disamina de'preventivi e con-
suntivi, pel parere sulla imposizione dei
nuovi dazi o diminuzionedegli esistenti,
pei mezzi di fare rifiorire il commercio,
e per tuttociòche riguarda il tesoro, dis-
ponendo che i consultori sarebbero scelti
pio ii.-;
dal Papa su note de' consigli provincia-
li; stabilì che le rappresentanze e ammi-
nistrazioni municipali sarebbero regolate
da larghe franchigie, i cui capi sarebbero
scelti dal sovrano, e gli anziani dai capi
delle provincie sopra proposte de'consi-
gli comunali; promise riforme e miglio-
ramenti sull'ordine giudiziario; perdonò
ai traviati trascinati alla fellonia dalla se-
duzione e dall'altrui inerzia. Su questo ul-
timo punto la commissione governativa,
a seconda dell'analoghe sovrane disposi-
zioni, dichiarò perdonati quanto alla pe-
na i delitti politici, eccettuandone i mem-
bri del governo provvisorio e dell'assem-
blea costituente che vi presero parte, i
membri del triumvirato e del governo
repubblicano, i capi de'corpi militari, gli
amnistiati nel luglio 1846, i rei di de-
litti comuni, riservandosi procederesul-
la permanenza degl'impieghi, secondo la
condotta tenuta nelle trascorse vicende
da tutti gl'impiegati civili, municipali e
militari. A' 1 3 il Papa si recò in Napoli a
visitare il grandestabilimento dell'alber-
go de' poveri, ed il collegio di musica o-
ver 00 voci con4o suonatori di strumen-
ti fecero sentire un sorprendente melo-
dioso coro. Ai 1 4- andò a Torre del Gre-
co, e nel dì seguente sul vapore il Delfi-
no passò a venerare la Beata Vergine di
Pie'di-grotta, visitando le francescane e
carmelitane. Ai 1 6 siportòalla reggia di
Napoli , accolto come nella volta prece-
dente con ogni segno di ossequio; celebrò
nella cappella palatina , e poscia assunti
gli abiti pontificali e il triregno, assisti-
to da due cardinali diaconi in cappa, so-
lennissimamente benedì il religioso po-
polo napoletano, calcolato 70,000 per-
sone : indi col sagro collegio visitò i son-
tuosissimi appartamenti, la biblioteca e
il gabinetto delle scienze fisiche, quindi
si assise a splendida mensa coi reali con-
iugi e la regia famiglia , ed il sagro col-
legio, mentre il principe di Cisignano
maggiordomo maggiore e soprintenden-
te della real casa, nella tavola di stato in-
2i6 PIO
■vi lo le corti nobili pontificia e regia, ed
altri personaggi. Ai 20 si recò nella me-
tropolitana a venerare coi cardinali il pro-
digio della liquefazione de) sangue di s.
Gennaio, baciandone l'ampolla, e celebrò
sul suo altare, in cui lasciò il calice d'oro
da lui usato : indi passò nella chiesa di
s. Chiara, nella quale i Papi hanno giu-
risdizione ordinaria, che esercitano pei
nunzi. Ai 23 visitò il maestoso opifìcio di
Pietra rsa ; ai 27 l'ospedale degl'incura-
bili, ed i monasteri delle benedettine di
s. Patrizio, delle cappuccine 33 eremite,
e di Regina coeli delle suore della carità.
A' 28 il Papa tenne in Portici concisto-
ro, nella gran sala d'udienza, in cui prov-
■vide 2 chiese arcivescovili e i3 vescovi-
li, conferì 5 titoli in parlibus e concesse
alle prime il pallio. Ai 29 eresse la sede
vescovile di Auckland nell'Oceania.
Ottobre 1849.
Nel i.° del mese da Portici mosse per
Napoli, alla chiesa emonastero delle mo-
nache di s. Gregorio armeno, di s. Giu-
seppe de'Ruflì delle adoratrici perpetue
del ss. Sagramento, delle dame france-
scane di Donna regina. A* 4 andò nel-
la chiesa de'conventuali di s. Antonio e
■vi celebrò messale nelle ore pomeridia-
ne alla magnifica villa Favorita del prin-
cipe di Salerno. Ai 5 alla chiesa delle mo-
nache di Gesù;al primo educandato re-
gina Isabella di Borbone; al real museo
borbonico, ove 200 alunni del conser-
vatorio di musica fecero echeggiare dei
soavi molivi del Te £>«<«/_; indi alla conti-
tigna biblioteca Borbonica ed all'offici*
nade'papiri ercolanesi. A' 7 celebrò nella
parrocchiale cappella palatina di Porti-
ci ; nel dì seguente per la strada ferrata
(perla i." percorsa da un Papa) si con-
dusse a Nocera de'Pagani a celebrare la
messa nella chiesa di s. Michele, dove ri-
posa il corpo di s. Alfonso de Liguori ,
nel cui dito pose il proprio anello; ed a-
sceso in carrozza col re e col fratello di
questi conte di Trapani, por tossi a Saler-
no, venerando nella cattedrale le ceneri
PIO
del gran s. Gregorio VIT, ed il corpo di
s. Matteo apostolo, benedicendo dall'epi-
scopio la popolazione calcolata più di
3o,ooo persone; per ultimo visitò le mo-
nache di s. Giorgio.A'iosi recòallachie-
sa parrocchiale di Portici; nel d'i seguen-
te in Napoli andò dalle monache dome-
nicane di s. Maria della Sapienza, dalle
agostiniane di s. Andrea, dalle dome-
nicane di s. Gio. Battista, e dalle carme-
litane della croce di Lucca. A' i5 ricor-
rendo l'onomastico della regina M." Te-
resa, onde felicitarla, per la strada ferrata
andò a Caserta, ricevuto alla stazione dal
re e dai reali principi genuflessi, mentre
la regina colle principesse trovossiiuginoc-
cbioni a pie delle scale della reggia; orò
nella cappella palatina, benedì dalla gran
loggia il popolo e le reali truppe, visitò i
magnifici appartamenti, poscia sedè a
mensa coi monarchi e real famiglia, ecoi
cardinali ; nella tavola di stalo presero
luogo le corti pontificia e regia: nel po-
meriggio si recò a s. Leucio. Ai 1 7 in Na-
poli visitò la chiesa e l'ospedale de'pelle-
grini, i benedettini de'ss. Severino e Sos-
sio, e l'archivio generale del regno, singo-
lare stabilimento che per la sua impor-
tanza dicesi il i.° d'Europa; indi passò al
secondo reale educandato Maria Isabella
Borbone, detto di s. Marcellino. Ai 19 in
Napoli si diresse alla rea le chiesa di s. Fer-
dinando della nobile regia arciconfrater-
nita de'sette dolori ( cui erasi ascritto in
Gaeta ), poi alla chiesa della Madonna del-
le Grazie ufficiata da delto sodalizio; dal-
le monache teatine di s. Orsola e al ro-
mitaggio della ss. Concezione. Ai 22 per
la strada ferrata giunse il Papa alla sta-
zionedi Pompei, ove si portò ad osservar-
ne (il r.° tra i Papi) i monumenti, venen-
do alla sua presenza operalo un saggio di
scavamento, in cui si rinvennero diversi
pregievoli oggetti; poscia gustando 1' im-
bandita mensa per cura della real casa ,
trovando quindi diverse migliaia di per-
sone plaudenti nell'arena dell'anfiteatro :
per la via ferrala giunse a Castellamare,
PIO
donde passo per Vico Equense a Sorren-
to. Quivi visitò il duomo, le benedettine
di s. Paolo, il monastero di s. Maria delle
Grazie, dove portaronsi le oblate della pie-
tà; nel ritorno venerò a Meta la Madon-
na del Lauro, a Vico entrò nel mona-
stero, a Castellamare orò nel duomo, re-
candosi ne'tuouasteri della Pace e di «Bar-
tolomeo. Ai 25 si portò all'antico teatro
di Ercolano, percorrendo il vicolo di lìe-
•ina che conduce all'antica città di Ered-
itino e al mare. A'27 mos«.e per Napoli a
s. Giacomo degli spaglinoli, ricevuto dal
nunzio apostolico, il quale ha giurisdizio-
ne ordinaria sulla chiesa, poscia in quella
di Donnalbina delle salesiane, ed in quel-
la dello Spirito santo de' confrati bianchi;
nella chiesa de'gesuiti venerò il corpo di
s. Francesco di Girouimo, e visitò pure i
contigui oratorii di dame napoletane, non
che quello de'co valieri napoletani, al qual
sodalizio si ascrisse; in fine andò al mo-
nastero di damedel divino amore,sul qua-
le ha giurisdizione ordinaria il pontificio
nunzio. A' 28 ricevè gliaugurii del buon
viaggio per Benevento dal re, dalla regi-
na e dai reali principi e principesse, co-
me ancora per ordine del re gli furono
presentati quegli oggetti in sua preseuza
trovati negli scavidi Pompei. A'3o parti
da Portici e per la via ferrata giunse a
Cancello, donde si portò a Benevento, l'u-
nico suo dominio che non soggiacque al-
la rivoluzione, passando per Arienzo, Ar-
paia, Montesarchio. Al confine fu incon-
trato dal delegato mg. r Gramiccia, quin-
di percorse 2 miglia di strada giunse al-
la porla Bulfina, innanzi la quale il ma-
gistrato municipale beneventanogli pre-
sentò le chiavi della città e le proteste di
fedele sudditanza. Sotto l'arco discese dal-
la carrozza ricevuto dall'arcivescovo car-
dinal Carata di Traetto e dal capitolo
metropolitano, recandosi al duomo sotto
baldacchino, le cui aste erano sostenute
dai componenti il magistrato municipa-
le, quindi dal balcone dell'episcopio be-
nedì il giubilante popolo che in più mo-
PIO 217
di dimostrò la sua contentezza. Ricevè il
clero secolare e regolare, e tutte le auto-
rità municipali , amministrative, giudi-
ziarie e militari. Ai 3i visitò il tesoro del
duomo, baciò il braccio di 8. Bartolomeo
apostolo, e nell'archivio vide la prezio-
sissima raccolta di documenti di ecclesia-
stica e civile erudizione ivi racchiusa, non
che l'altro archivio diocesano. Si portò
ancora dalle monache orsoline e bene-
dettine, a 1 l'ospedale de'ben fratelli, al san-
tuario della B. Vergine delle Grazie.
Novembre i84<)-
Nel r ."giorno, festa d'Ognissanti, cele-
brò messa nella metropolitana, e dal bal-
cone dell'episcopio benedì il popolo; di
poi visitò l'ospedale di s. Gaetano per le
donne, il palazzo delegatizio ove com-
partì varie beneficenze alla popolazione
e provincia beneventana; osservò poi il
famoso arco Traiano, il gran ponte sul
Calore costrutto da Van vitelli d'ordine
di Pio VI. A' 2 discese nel duomo a ce-
lebrare la messa, e dall'altare e poi dal
balcone ribenedì il popolo, partendo do-
po le 11 antimeridiane per Portici e ri-
facendo la via- ferrata della stazione di
Cancello. A' 5 convocò in Portici il con*
ristoro, in cui provvide una chiesa arci-
vescovile cui concesse il pallio, e 5 vesco-
vili. A' 7 mosse per Mugliano del Car-
dinale a venerare il santuario di s. Filo-
mena, ove trovò a riceverlo il re, la re-
gina e la famiglia reale, con d. Alfonso
d'Avalos marchese di Pescara e Vasto,
cerimoniere di corte,capo onorario di cor-
te e governatore del pio luogo, dichiara-
to poi Pi ìncipc assistente al soglio. Ce-
lebrata la messa, fu udita dai nominati
eccelsi personaggi, che poi l'accompagna-
rono nella visita alle suore della carità
cui è affidato il santuario, donde benedì
il popolo. Quindi il Papa ascendendo in
carrozza col re e col conte di Trapani,
si portò a Nola, ne visitò la cattedrale e
l'episcopio, ed i monasteri di s. Chiara,
del collegio di canonichesse, e dis. Ma-
ria Nuova; benedì alla stazioue della slra*
si8 PIO
da ferrata i nolani, e coi mentovati ree
fratello andò ad osservare i ponti della
Valle o di Maddaloni, opera monumen-
tale di Vanvitelli, e quindi passò a pran-
zare nella reggia di Caserta, e per la via
ferrata fece ritorno a Portici. Ricevè 6
quadretti in cui il cav. Fergola ritrasse
dal vero le più solenni cerimonie fatte al-
la pontificia presenza, cioè 2 lo sbarco al
Granatello, 2 la benedizione alle milizie
e al popolo, la sala di musica dell' edu-
candatode'Miracoli, e la benedizione nel
teatro di Pompei. A' io per Napoli si di-
resse alla chiesa di s. Paolo de'teatini e
venerò i corpi di s. Gaetano e di s. An-
drea Avellino, indi alla chiesa e monaste-
ro di s. Maria Egiziaca, di ordinaria giu-
risdizione di mg.r nunzio, alla s. Casa del-
l'Annunziata rinomato asilo de'trovatel-
li, al monastero delle gesuitesse. Ai 2 1
andò alla chiesa della Sanità degli alcan-
tarini, a quella di s. Malia della Miseri-
cordia e visitò la cameretta abitata da s.
Gaetano e l'ospedale de'poveri sacerdoti
mantenuto dal nobile sodalizio, al quale
il Papa die il suo nome: indi passò nel-
la chiesa di s. Giuseppe della reale arci -
confrateruita dell'opera di vestire i nudi,
cui pure erasi ascritto in Gaeta; visitò
inoltre le canonichesse laleianensi di Ge-
sù e Maria d'ordinaria giurisdizione del
pontifìcio nunzio; le monache cappuc-
cinelle a Pontecorvo,e le teresiane della
Maddalenella.
Dicembre i 84q-
Agli 8, sacro all'immacolata Concezio-
ne di Maria Vergine protettricedella real
casa de'Borbonij mosse per Napoli a ce-
lebrare il s. sagrifizio nella regia basili-
ca di s. Francesco di Paola, nella cui va-
sta piazza erano ingegnosamente schiera-
te le milizie di terra e di mare: vi assi-
sterono il sagro collegio, il re, la regina
e la real famiglia, non che i corpi diplo-
matici accreditati presso la s. Sede e il
re delle due Sicilie, i generali e gli ulìì-
ziali superiori delle milizie, dopo avere
i cardinali e le persone reali ricevuto il
PIO
Papa a pie del vestibolo del tempio, dal
quale benedi poi l'esercito. Con encicli-
ca di detto giorno, Nostis, et nobiscum
una conspicitìSf diretta agli arcivescovi e
•vescovi d'Italia, ricordò loro le turpitu-
dini che la sfrenata licenza de'nemici del-
la verità, della giustizia e d'ogni onestà
avea commessi per indebolir nell'Italia
la cattolica religione, massime in Roma,
donde fu costretto partirne , sicché im-
perversarono più liberamente sino a im-
pedire l'opera dello specchiatissimo clero
romano, per cui talvolta gl'infermi sprov-
veduti de'conforli della religione esalaro-
no lo spirito tra inoneste lusinghe. Dopo
tali avvenimenti, sebbene la capitale eie
provincie fossero ridonate al suo ci vii reg-
gimento e le guerre fossero cessate nelle
altre regioni d'Italia, nulladimenoi nemi-
ci di Dio e degli uomini non cessando dai
loro occulti e malvagi arlificii, pel zelo
che animava i vescovi d'Italia, gl'invito a
combattere le guerre del Signore, dichia-
rando le detestabili astuzie usate dagli av-
versari della Chiesa, cioè che la religio-
ne si oppone a Ile glorie d'I tali a, qui ndi do-
versi introdurre le dottrine protestanti-
che, per cui enumerò i sommi vantaggi
che derivarono alla regione per l'intro-
duzione della fede e la gloria di avere
nel suo centro la cattedra di s. Pietro.
Inveì contro le macchinazioni per pro-
pagare gli scellerati sistemi del nuovo so-
cialismo o comunismo; pregò Iddio che
l'Italia non sia manomessa dai lupi rapaci,
eccitando l'episcopal vigilanza ad oppor-
si a tanti mali; infiammando a tal fine
il ministero degli ecclesiastici, raccoman-
dò ad essi i fedeli commessi alle loro cu-
re, perchè sieno bene ammaestrati nei
domini e precetti della religione, ricevi-
no per tempo il sagramento della con-
fermazione, frequentino quello della pe-
nitenza e spesso si accostino alla ss. Eu-
caristia; inculcò gli esercizi spirituali e le
missioni, onde i fedeli concepiscano or-
rore dei tanti peccali e scandali che si
commettono; gl'invito ad allontanare la
PIO
peste de'catti vi libri, e di scolpire profon-
damente nell'animo de' fedeli la venera-
zione per la s. Sede, l'ubbidienza alle au-
torità costituite, che ognuno si contenti
della propria condizione, rispettando i be-
ni altrui; raccomandò di nuovo usar di-
ligenza nella scelta della milizia eccle-
siastica, di fare rifiorire la disciplina re-
golare ammettendovi chi abbia dato pro-
ve di vera vocazione; di curare con ogni
stiidioi!caltolicoinsegnamento,ed i par-
lochi quello della dottrina cristiana e del
catechismo romano, per ammaestrare i
fanciulli e le fanciulle, sperando che i so-
vrani d'Italia porgeranno valido aiuto ai
sacri pastori nell'esercizio del loro mini-
stero. A'i8 il Papa visitò la parrocchia-
le chiesa di Resina e benedì il popolo. Ai
20 in Napoli entrò nel grande ospizio di
s. Gennaro de'poveri, e nella omonima
chiesa, in uno alle propinque catacom-
be; poscia visitò il conservatorio delle don-
ne povere, trovando nella corte dell'ospi-
zio i piagnoni 0 poveri vecchi di s Geiir
naro. Indi si trasferì alla reggia di Ca-
podimonte, vedendo i deliziosi giardino
e bosco, come pure l'eremo de' cappuc-
cini , donde ritornò ai regi splendidis-
simi appartamenti per goderne le singo-
lari parti; quivi fu imbandita squisita
mensa, cui si assise coi cardinali, prelati
ed i primari della real corte. Nelle ore
pomeridiane si recò nel Camposanto na-
poletano per ammirare quel meraviglio-
so cimitero e le 100 cappelle di altret-
tante confraternite della città; pregò pei
trapassali che vi sono sepolti e tre volte
li benedì, visitando per ultimo il conven-
to de' cappuccini. Nelle ore pomeridiane
del 24 Pai'tì per Caserta nel convoglio
della strada ferrala, percclebrare in quel-
la reggia la festività del s. Natale, venen-
do ricevuto alla stazione dal re e da due
principi, coi quali in carrozza si recò al
palazzo, attendendolo a piedi della scali-
nata la regina, il duca di Calabria, con
tutta la real famiglia. Suonata la mez-
zanotte, Dell'oratorio privatodisse messa,
PIO 219
alla quale assisterono i sovrani e la regia
famiglia; alle ore o vi celebrò la 2.'1 coi
medesimi eccelsi assistenti, che comuni-
cò dopo un commovente sermone; po-
scia celebrò la 3.a nella cappella palati-
na, udita pure dalla real famiglia. Con
questa passò alla prossima villa di s. Leu-
cio, visitò la chiesa e l'ospizio, e tornalo
olla reggia sedè a mensa colla medesima
e il cardinal Antonelli. Nella mattinatici
26 tornò a Portici, ove nel dì seguente
ricevè i lieti augurii pel suo onomastico
dai monarchi e regia famiglia, che resta-
rono a pranzo col Papa. A' 3 1 gli stessi
reali personaggi si recarono a Portici per
assistere al solenne Te Deur/i e rendi-
mento di grazie a Dio per l'ultimo del-
l'anno, cantato nella cappella palatina.
Per gli avvenimenti politici che negli
ultimi anni rapidamente si successero, in
Pi orna le arti belle furono dimenticate e
languirono, per cui ne profittarono gli
usurai ricevendo con esorbitanza d'inte-
ressi gli oggetti, che artisti e altri pro-
prietari si trovarono costretti deporre
nelle loro mani. A riparare tanta immora-
lità^ ed in sollievo dei proprietari di pro-
duzioni antiche e artistiche di un meri-
to distinto, il commendalo!' Campana di-
rettore generale ilei Monte di Pietà nel
)84q ottenne dal Papa l'autorizzazione
eia sanzione di un suo progetto, pel qua-
le il Monte, senza allontanarsi dallo sco-
po e dallo spirito della istituzione, potes-
se estendere i suoi benefici soccorsi a mag-
gior vantaggio della società, sommini-
strando eziandio prestiti sopra oggetti di
«irte, particolarmente di pittine auliche.
E perchè all'utile della lodevoleistituzio-
ne andasse aggiunto il decoro di Roma
e il vantaggio de'proprietari, acciò tro-
vassero onesti acquirenti (ed in fatti mol-
te opere si venderono convenientemente)
vennero destinate nel vasto stabilimento
molte nobili sale alla custodia delle pittu-
re e altri oggetti, che bellamente ordina-
te e disposte formarono come per incan-
to una magnifica galleria e raccolta di pit-
230 P I O
Iure di quasi tutte le scuoio antiche, da
poter gareggiare colle più insigni d'Ita-
lia. A garanzia del pio luogo e degli acqui-
renti, fu incaricato il commendato!* Agri-
cola ispettore delle pitture pubbliche di
Roma, onde periziasse il valore e l'intrin-
seco merito di ciascun'opera; quindi nei
primi del i85r fu formata una commis-
sione di 5 accademici di s. Luca, compre-
so l'Agricola, per esaminare e stimare i
dipinti che si vogliono impegnare.
Gennaio i85o.
Nel i.° dell'anno il Papa ricevette il
corpo diplomàtico, che gli rassegnò i voti
di prosperità propri di sì solenne giorno,
facendo altrettanto quello residente pres-
soi! re. Ai 7 tenne in Portici concistoro in
cui provvide g chiese vescovili e conferì
un titolo arcivescovile in partibus. Agli
i i si recò alla reggia di Napoli per felici-
tare Ferdinando 11 pel suo natalizio che
ricórreva nel di seguente; ed ai 1 4 io Por-
tici fu visitato dai monarchi e real fami-
glia. Ai 16 per le benefiche disposizioni
del cardinal Serra- Cassano ripristinò la
sede vescovile di Caiazzo.
Febbraio i85o.
Ai 3 partì per Napoli, recandosi nel
duomo a coronare la prodigiosa immagi-
ne della ss. Vergine Addolorata, secondo
i pii desideri del re , del popolo e di
mg.1 Roverso curato depositario della
medesima nella chiesa parrocchiale di s.
Maria madre d'ogni bene de'setle dolori
(la quale il Papa col breve Cum velma-
xime, dichiarò basilica, coi pri vilegie pre-
rogative di quelle di Roma): furono pub-
blicati due opuscoli : Cenno storico della
divozione e statua miracolosa, ec. ; De-
scrizione della festa. Alla porta fu rice-
vuto inginocchioni dai sovrani, dalla real
famiglia, dal cardinal arcivescovo e dal
capitolo metropolitano, oltre diversi por-
porati. Celebrò messa nell'altare maggio-
re, benedì la corona d'oro fregiata di
gemme. e l'impose sul capo della stafua
della Regina degli angeli, indi nel conti-
guo semiuario prese una refezione coi
PIO
reali personaggi e cardinali. Con questi
si avviò alla chiesa di s. Pietro ad ararti
de'frati riformati, ov'è tradizione che l'a-
postolo celebrò quando fu in Napoli; indi
coi medesimi si recò alla chiesa del Car-
mine maggiore, venerando l'effigie di s.
Maria la Bruna portata dal Carmelo e il
prodigioso Crocefissodi legno. Nella not-
te del 5 il circostante Vesuvio incominciò
lesne eruzioni, terminate ai i.5: quella
del q fu terribile, recandogravissimi dan-
ni la sua fiumana di fuoco alla terra d'Ot-
taiano ed in altri propinqui luoghi; tra
gli edilizi distrutti, vi fu la chiesa di s.
Felice. Ai 6 in Roma il cardinal vicario
de! Papa pubblicò il Metodo per le dot-
trine domenicali, da osservarsi in tutte
le parrochie di Roma; e nel dì seguente
l' Esortazione pastorale intorno la dot-
trina cristiana, ai parrochi, sacerdoti e
padri di famiglia, per ravvivare la fre-
quenza alla medesima, per eliminare la
funesta sorgente dell'irreligione e dell'i-
gnorare i primari elementi fondamentali
de'eristiani, cioè la conoscenza di Dio e
della sua legge. Per coadiuvare i parro-
chi nell'esecuzione delle cose prescritte,
in ogni parrocchia fu istituita una congre-
gazione di 12 scelle persone o deputati,
4 ecclesiastici, 4 laici e 4 donne, nomi-
nali dai parrochi e approvati dal cardi-
nal vicario. Ai i 3 il re con tutta la reale
famiglia si recò a Portici per ricevere le
sacre ceneri dal Papa.
Marzo i85o.
Ai i fu visitato dai reali coniugi, ed
ai 6 per Napoli si diresse alla chiesa di
s. Agostino maggiore degli agostiniani,
indi a quella piossima della Croce della
congregazione laicale della disciplina del-
la croce , alla chiesa di s. Filippo Neri
ufficiata dai pp. dell' oratorio detti giro-
lamini, a quella di s. Lorenzo maggiore
de'conventuali, ed a quella di s. Maria
della Carità del sodalizio omonimo. A'<)
convocò il sagro collegio in congregazio-
ne segreta, perdecidere l'epoca del ritor-
no in Roma, ricevendo nel dì seguente lo
PIO IMO 9.7.1
visite del re e della regina. In questo gior- zeltn e. stola restì dell'abito chiericale un
no il cardinal Antonelli con nota diplo- cinese, dopo averlo benedetto, premessu
matica, nel pontificio nome protestò con- la i coita del Peni creator Spiritila e le
tro la legge Siccardi emanata nel Pie- preci proprie del rituale. Ai 28 giovedì
monte, pei 6 articoli riguardanti il foro santo per la via ferrata si portò a Caser-
ecclesiastico, l'immunità locale e la ossei-- la, ricevuto alla stazione dal re e princi-
vanza delle feste, appellando ai concor- pi reali, e nella scala della reggia dalla re-
dati concimisi tra la s. Sedeela Sardegna gina e rcal famiglia. Cresimò le princi-
pi essi, natura e carattere essenziale dei pesse M.a Annunziata e M." Clementina,
concordati parlai a Pace). Agli i i lostes- tenute dalla principessa M.a Luisa di Sas-
so cardinale adunò nel suo appaltameli- sonia cugina del re; dopo di che celebrò
to i ministri delle 4 potenze intervenu- la messa, comunicò i monarchi e tutta la
te al ripristinauiento del potere tempo- regia famiglia, la quale passò poi nella
rale del Papa, e tenne con essi una conle- cappella palatina ad assistere alle sagre
renza diplomatica sul medesimo argo- funzioni celebrale dal cappellano mag-
inenlo del ritorno in Roma del Ponici! - gioie, ed alla processione del sepolcro, cui
ce; nelle ore pomeridiane nuovamente i intervenne il Papa con torcia accesa, se-
monarchi visitarono il Papa. Nel dì se- gui lodai reali personaggi. Indi in vasta
guente il cardinal Antcnelli con nota au- sala il Pontefice lavò i piedi a i3 sacer-
nunziò al corpo diplomatico che nei pri- doti, dando loro una medaglia d'oro e
mi del prossimo aprile il santo Padre si altra d'argento con V epigrafe: Casti-
restituirebbe alla sua sede., confidando tat. In Coena Domìni. A. i8'jo; poscia
che le stesse potenze avendo domata la li servì alla mensa e fece ritorno a Por-
ribellione, lo garantirebbero nel pieno e liei. Quivi nella cappella del palazzo as-
libero esercizio della sua autorità sovra- sis tette alla sacra funziuucdcl venerdì sau-
na. Ai i5 i reali principi e principesse si to, e la sera ascoltò le ore di Maria de-
recarono a Portici per ossequiare il Pa- solata, rappresentata da mg.1' Gentiluc-
pa,ed i primi col gran cordone dell'or- ci. Nel dì seguente nella medesima c&p-
dìne piano, che agli 8 aveano ricevuto pella ascoltò la messa della risurrezione,
dalle sue mani. Nel giorno appresso il Nel giorno di Pasqua tenne a mensa i
conte Ludolf ministro plenipotenziario monarchi e tutta la rea! famiglia: be-
del re, con bel discorso fece il ringrazia- nedì l'agnello pasquale, che fu servito au-
mento al Papa per gli ordini cavaliere- che nella tavola di stato,
sebi e medaglie concesse ai generali, uf- Aprile i85o.
fìziali e soldati, della spedizione napole- Nel i.°del mese accolse dai due corpi
tana negli stati pontificii. In Roma a' 1 6 il diplomatici gli auguri] di felice viaggio,
visitatore apostolico dell'ospedale di s. altrettanto e in diversi tempi fecero mol-
Spirito rinunziò ai diritti baronali sui tissimi prelati, vescovi, la corte regia, per-
feudi di Manziana e Monte Romano, ce- sonaggi napoletani e stranieri, i duecle-
dendo gratuitamente alla s. Sede la re- ri secolari di Resina, donando a ciascuno
' sidenza governativa e giudiziaria, per le mia ricca pianeta, ed i corpi municipa-
carceri e altri uffizi in Manziana. A' i 7 li di Resina e Portici, non che il capito-
ed ai 20 con nuove visite i reali coniugi lo metropolitano di Napoli, concedendo
in Portici confermarono al Papa la loro ai canonici l'uso della cappa rossa nelle
devozione. A'24 nell'oratorio privato co- solenni cerimonie della chiesa. A' 4, be-
inimicò la propria corte, e benedì i ra- nedetti i famigliari che l'aveano servito,
mi di palme di olivo che inviò a Caserta partì da Portici accompagnatodai cardi-
a tutta la regia famiglia; poscia in moz- nali ai civescovo di Napoli, Anlonelli pio-
222 PIO
.segretario distato, e Da Pont invilito ap-
positamente da Francia per seguirlo in
Boina, da! nunzio e dai prelati di corte.
Per la via ferrala giunse alla stazione di
Caserta, ricevuto dal re e dai principi,
the al solito gli baciarono la mano e il
piede, alla reggia incontrandolo la regi-
na e le principesse in uno a quella di Sas-
sonia, che baciamogli il piede: visitata
la cappella, sedette poi a mensa coi me-
desimi alti personaggi ; nelle ore pome-
ridiane si recò a s. Leucio, pernottando
in Caserta. Nel dì appresso con affettuo-
se benedizioni si accomiatò dalla regina
e dalla regia stirpe, e alla loggia benedì
il numeroso popolo, ed asceso in carroz-
za col re e il duca di Calabria principe
ereditario , i quali indossavano il gran
cordonedell'ordine piano, si pose in viag-
gio per restituirsi ne'suoi stati. Per s. Ma-
ria giunse a Capua; ne visitò la cattedra-
le e dall'episcopio compiuti la benedizio-
ne al popolo e alle milizie: visitò il mo-
nastero delle salesiane di s. Gabriele, e
tornato all'episcopio alla mensa fatta pre-
parare dall' arcivescovo cardinal Serra*
Cassano infermo, vi sedè col re e gli al-
tri personaggi. Nel pomeriggio partì per
Sessa, ricevuto alla cattedrale dal vesco-
vo, benedicendo dall'episcopio la popo-
lazione, e vi restò la notte; il re col prin-
cipe abitarono il palazzo del marchese di
Transo. Nel dì seguente celebrata e udi-
ta secondo il consueto la inessa del cau-
datario mg.r Antonio Cenni, continuò il
viaggio : scese al ponte di ferro del Ga-
figliano e ricevè gli omaggi del clero di
Traetto, compartendo la benedizione al-
la moltitudine. Ripreso il viaggio, traver-
sò Mola di Gaeta, e per la nuova strada
fatta appositamente aprire dal re, come
più vicina al mare, pel sobborgo giunse
ulìa fortezza e città di Gaeta : nel duo-
mo fu ricevuto dall' arcivescovo, avendo
già fatto donare al tempio un elegante o-
stensorio d'oro gemmato, colla raggiera
intarsiata di perle e diamanti. Dall'episco-
pio benedì il popolo, indi si assise a meu-
PIO
sa. Nelle ore pomeridiane tra indicibili
festeggiamenti pervenne per Uri a Fondi,
ove orò nella cattedrale e benedì il po-
polo. Fermatosi il convoglio all'Epitaf-
fio, termine del regno e degli stati della
Chiesa, disceso dalla carrozza il Papa, il
re e il duca di Calabria ambedue con te-
nere lagrime gli baciarono il piede: Pio
IX affettuosissimamente li benedì , alta-
mente encomiò il re , che nuovamente
ringraziò in nomedella cristianità perla
sincera e nobilissima ospitalità ricevuta;
strinse al cuore e baciò il monarca, prese
fra le mani il capo del degno figlio e gl'im-
presse un bacio, implorando su di essi le
benedizioni del Signore, e rimontò in car-
rozza. Questo momento sublime della
penosa separazione , tra il supremo ge-
rarca della Chiesa e l'invitto difensore del-
la s. Sede, fu uno spettacolo di dolcezza e
di amore ebe commosse al pianto i presen-
ti, cui non è dato alla mia penna degna-
mente ridire, dovendo porre ogni studio
a strettissima brevità; ma ben vi suppli-
rono altri avventurosi scrittori. All'Epi-
taffio, per questo avvenimento divenuto
storico, si trovarono a incontrare il Pa-
pa mg.rBerardi commissario apostolico
delle provincie di Marittima e Campa-
gna, e le deputazioni de'consiglieri pro-
vinciali della legazionedi Vel'elri. Il Pon-
tefice avendo in carrozza i prelati Medi-
ci maggiordomo e Borromeo maestro di
camera, proseguì il viaggio. Giunto ai 6
a Ter r acino, fu ricevuto dui vescovo mg.r
Arelini-Sillani , dalla commissione mu-
nicipale, dalle autorità pontificie, da di-
verse deputazioni anche di Pioma , dal
cardinal Asquiui e da altri personaggi ,
che tripudiami festeggiarono cogli abi-
tanti sì sospiralo ritorno. Agli 8 partì
da Terracina col suo seguito, e coi cardi-
nali Asquiui, Du Pont e Autonelli : per
Fossanuova che visitò, Pi perno e Pros-
sedi, giunse a Frosinone, il cui consiglio
provinciale con medaglia monumentale
celebrò il fausto avvenimento, ospitato
da mg.r Badia nel palazzo delegatizio. Ai
PIO
q da Fresinone si portò in Alali i (la cui
cattedrale dichiaro basilica), chiara per
le prove di fedeltà date ne' passati scon-
volgimenti, visitandone! ritorno la gran-
gia de'certosini di Ticchiena. Ai io par-
tì da Prosinone, onorando di sua presen-
za Ferentino, Valuiontone e Monlefor-
tiuo. A La viano oLarianofu ricevuto dal
cardinal Macchi decano del s. collegio,
vescovo e legato di Velletri, da mg.r Be-
rardi e da una deputazione; prese in car-
rozza il cardinale e giunto in Ve Ile tri fu
da esso magnificamente ospitato nell'e-
piscopio: tra'personaggi che ivi trovarmi-
si a ossequiare il santo Padre, ricorderò
il general Baraguay d' Hilliers coman-
dante in capo l'esercito francese di spe-
dizione nel Mediterraneo e ministro di
Francia presso la s. Sede. Finalmente ai
12 partilo da Velletri, traversando Geii-
zano (ove alla cavalleria napoletana sot-
lenti ò la francese al seguito pontificio col
general Baraguay), l'Ariccia ed Albano,
proseguì per Roma. Tutto il viaggio fu
u n con tinuato trionfo, ovuncjue accorren-
do le popolazioni col più divoto entusia-
smo e strepitose acclamazioni a render
omaggio al sovrano Pontefice , come si
legge nelle diverse descrizioni pubblicate
e nell'opuscolo del comm.Barluzzi e avv.
Carnevalini : T'ìaggio di S. S. Papa Pio
IX da Portici a Roma nell'aprile i 85o,
Roma i85o. Tra le salve delle artiglie-
rie e il suono di tulle le campane prose-
guito pei 2 ore, nelle ore pomeridiane
dello stesso giorno i 2, seguii! solenne in-
gresso di Pio IX in Roma per la porta
s. Giovanni, dopo 16 mesi e 18 giorni
dacché u'era partito, con quello splendido
apparato e pompa, con quelle manifesta-
zioni di riverenza e giubilo, che ampia-
mente descrissero il citato opuscolo, i n.i
85 e o,3 del Giornale di Roma, ed il n.°
8 del t. 18 deW Album. Discese il Papa
alla basilica Laleranense, ricevuto dall'ar-
ciprete cardinal Barberini col capitolo,
dal cardinal Patrizi vicario col clero se-
colare e regolare, dai tre cardinali della
PIO 223
commissione di slato, dalla commissione
municipale elicgli presentò le chiavi del-
la città, dal corpo diplomatico e da altri.
Dentro il tempio ricevè la benedizione
Eucaristica per mano del cardinal Bai be-
rilli, e venerò le sagre teste de' ss. Pie-
tro e Paolo. B-imontalo in carrozza coi
mg.i Medici e Borromeo, per la via pa-
pale si condusse alla basilica Vaticana ,
corteggiato dalle guardie nobili, dal prin-
cipe Altieri, e dalla cavalleria francese e
pontificia col general Baraguay, seguito
dai cardinali vicario , Barberini, Della
Genga, Vannicelli, Altieri, Asquini, Du
Pont e Antonelli, dalla commissione mu-
nicipale, dal corpo diplomatico. Alla por-
la della basilica venne ricevuto dal car-
dinal Mattei arciprete col capitolo, eden-
tro il tempio dal s. collegio. Dopo avere
orato alla tomba de'principi degli aposto-
li, assistito al Te Deum , ricevuta la be-
nedizione del ss. Sagrameuto, salì al con-
tiguo Palazzo Faticano (al quale ar-
ticolo descrissi gli abbellimenti operati
nelle stanze domestiche, nella biblioteca
e altro), ove fermò la sua residenza, ac-
compagnalo dal s. collegio e dal corpo
diplomatico. Nella sera vi furono brillan-
ti e variate illuminazioni per tutta la cit-
tà, oltre la luminaria della cupola di s.
Pietro,ripetute le prime nelle due seguen-
ti. Il Papa di suo peculio fece dispensa-
re ai poveri scudi 2 5,ooo.La municipa-
lità romana in diverse guise solennizzò
l'avvenimento, e la nobiltà romana fece
coniare una medaglia con relativa epi-
grafe: simili medagliesi coniarono in Na-
poli e Lione, lo questo giorno la religio-
ne trionfò deli' empietà , con quell'ap-
parato solenne con cui la verità suole
schiacciare l'errore. L'inno del rendimen-
to di grazie fu poi cantalo in tutte le chie-
se di Roma e dello stato , per tutto fe-
steggiandosi il ritorno del Pontefice alla
DO
sua sede, siccome pur ebbe luogo nel cri-
stianesimo. 11 Papa concesse un grandis-
simo numero di decorazioni e medaglie
con l'ep\gralì,fìdclitatì e benemerenti, agli
224 PI°
uffizìali e militari delle truppe liberatri-
ci, non che a molti di que'suddili cbea-
veano dato prove di fedellà e che meri-
tarono del governo della s. Sede, ai qua-
li compartì pure altri contrassegni di so-
vrana soddisfazione con promozioni ci-
vili e militari. Dipoi il Papa nella chie-
sa di s. Luigi fondò una cappeilauia per
la celebrazione della messa quotidiana,
per le anime de'solduti di Francia cadu-
ti nel liberare Roma dall'anarchia.
L'intiero orbe cattolico in più solenni
modi testimoniò al vicario di Gesù Cri-
sto esule in Gaeta la profonda sua vene-
razione, riconoscendolo e ri verendolo non
meno capo augusto della Chiesa, clic so-
vrano e signore degli stati romani. i\el suo
esilio il Pontefice comparve più grande e
più maestoso che al Vaticano. In Gaeta si
ammirò l'imponente significato della gran-
dezza del supremo pontificato, immagi-
ne sublime della cattolicità della Chie-
sa : il suo scoglio vide infrangere le pro-
celle suscitate dall' inferno contro la so-
cietà e contro la Chiesa stessa. Quasi tut-
to l'episcopato, quasi tutti i sovrani d'Eu-
ropa scrìssero a Pio IX affettuosissime. let-
tere. 11 corpo diplomatico che aveà de-
plorato e condannalo l'operato de'ribel-
li, con mirabile accordo riconoscendo nel
Papa il tipo universale dell'autorità, del-
l'ordine e del diritto, a Pio IX fece vigo-
roso scudo in Roma, lo seguì a Gaeta e
Portici, ove gli fece nobile corona, rien-
trando con esso nella città eterna. I più
eloquenti oratori propugnarono nelle as-
semblee di Francia e di Spagna i diritti
della sede apostolica, la necessità e l'u-
tilità della totale indipendenza del roma-
no Pontefice nel reggimento de'suoi sta-
ti e neir esercizio della spirituale pode-
stà. L'imperatore d'Austria, la repubbli-
ca di Francia, la regina di Spagna (che
ne prese l' iniziativa), ed il re delle due
Sicilie, col consenso delle altre potenze,
riunirono insieme le loro armi per iscac-
ciare da Roma e dalle provincie i ribelli,
e restituirono al Pontefice il dominio i-
PIO
niquamente usurpatogli. Per ogni dove
e nelle parli più riinote del globo (mo-
no raccolte cospicue e copiosissime offer-
te di denaro per sovvenire i bisogni del
padre comune de'fedeli, denominate de-
naro di s. PietrOj pia opera ebe inizia-
ta a Parigi ueldicembre 1 84^> ^u 'n m'e-
ve accolta da tutto il cristianesimo. A
Gaeta ed a Portici un grandissimo nu-
mero di deputazioni e indirizzi delle cit-
le città e luoghi dello sialo ecclesiastico,
non che di corporazioni, resero omaggio
di fedeltà e di gratulazione al Pontefice.
Egli è questo un trionfo novello che la
chiesa cattolica può giustamente segnare
ne'suoi fasti a scorno de'suoi nemici. Cen-
to penne tramandarono alla posterità i
portenti che operò la provvidenza divi-
na in tanta catastrofe, con vertendo il ma-
le in bene -.meritano menzione due gros-
si volumi, in cui con saggio divisamenlo
furono raccolti buona parte degl'indiriz-
zi che in Gaeta e Portici ricevè il Papa,
con questo titolo: L'Orbe caUolicoa Pio
IX Pontefice Massimo esulante da Ro-
ma i848-i85o, Napoli coi tipi di An-
dreosio all'uffizio della Civiltà Cattolica,
i85o.Neparla il voi. 3,p,646 della pub-
blicazione periodica: La CìviltàCattoUca.
Questo benemerito e applaudito perio-
dico contiene importantissimi svariati e
fecondi argomenti sull'incivilimento cat-
tolico , e la diffusione delle pure e sane
dottrine, la rivista della stampa e la sto-
ria contemporanea, e perciò quella ezian-
dio riguardante il pontificato di Pio IX.
Rifulge in esso l'elegantissimo e dilette-
vole racconto storico-morale, ['Ebreo di
Verona con appendice, che in sostanza
descrive la storia veridica del medesimo
pontificato nel complesso de'memorabi-
li avvenimenti che rapidamente si suc-
cessero in Italia e oltremonte, laonde me-
ritò che si stampasse a parte dalla tipogra-
fìa dell' Osservatore romano, altro pie-
gievole periodico, come quello che pro-
pugna peli' altare e pel trono, massime
per la sovranità temporale della s~. Sede,
P IO
dizione Quisque vèstrumj indi provvi-
de 3 chiese arcivescovili e 5 vescovili,
conferì a titoli in partibus arcivescovile
e vescovile, concedendo 3 palili. Con bre-
ve dello stesso giorno dichiarò patriar-
ca d' 'Alessandria mg.1" Daulo Augusto Fo-
scolo, dimissionario di Gerusalemme. Ai
io nella cappella Paolina del Quirinale
consagrò i prelati Valerga patriarca di Ge-
rusalemme e Ferrieri arcivescovo di Si'
da,i\\ i.° imponendo il pallio. Ai ^se-
gnò il moto-proprio, Quando colla cir-
colare iq aprile, per Y istituzione della
Consulta di stato, componendola del pre-
sidente cardinal Antonelli, del prelato vi-
ce-presidente, di 24 consultori e deputati
della capitale e delle provincia, di nomi-
na sovrana su terne de'consigli comunali :
perciò cessarono le attribuzioni della Con-
gregazione di revisione, e siccome quelle
àeUaCongregazione economica già da tan-
to tempo erano passate alla segreteria del-
l'interno, così essa cessò di figurare tra le
congregazioni nelle Notizie di Roma. Nel
giorno medesimo si recò in Albano e al-
l'A riccia a visitare il magnifico ponte che
congiungerà i due luoghi, indi passò a Ca-
stel Gandolfo. Ai 1 6 fece da Padrino al-
la principessa Maria Pia figlia del duca
e duchessa di Savoia ( ora re e regina di
Sardegna ), donando a questa la Rosa d'o-
ro benedetta. Ai 25col breve Nilàl certo
nobis gralius, encomiando la compagnia
di Gesù ed il celebre p. Perrone gesui-
ta, accettò la dedica della sua Disquisi-
vo {/teologica, riguardante l'immacolato
concepimento di Maria Vergine, se que-
sto privilegio possa finalmente con dom-
matico decreto definirsi dalla Chiesa. Ai
27 andò a Porto d'Anzo e Nettuno.
Novembre i 84-7-
Per disposizione de'22 ottobre, nel i.°
del mese al presidente di Comarcadièil
titolo di Presidente di Roma e Cornar'
ca, cui attribuì la superiore autorità so-
pra il consiglio e magistrato di Roma,
conferendo tal carica al cardinal Altieri.
Questi coi 100 consiglieri ai 24inCam-
VOL. LUI.
PIO uj3
pidoglio volarono la tema per l'elezione
del senatore, ed il Papa scelse il princi-
pe d. Tommaso Corsini. Successivamen-
te accolse in particolare udienza ai 3 il
conte di Siracusa, ai 5 il principe Gior-
gio di Prussia, agli 8 il principe Massi-
miliano di Baviera. Quindi ai 1 o decre-
tò che le doti de'lotti si conferissero, quel-
le di Pioma dal cardinal vicario, l'altre
delle provincie dai vescovi, onde conce-
derle alle zitelle più meritevoli.
Dicembre i 84^7.
Spedì a Costantinopoli per ambascia-
tore pontificio alla Porta ottomana l'ar-
civescovo Ferrieri , con alcuni donativi
pel sultano sovrano della Turchia e per
alcune chiese d'oriente. Ai 17 tenue con-
cistoro in cui creò il patriarca dell' In-
die occidentali, provvide 3 chiese arcive-
scovili e 17 vescovili, accordando il pal-
lio a 5 arcivescovi. Vi pronunziò l'allo-
cuzione Ubi p rimimi, che fece distribui-
re a tutti i patriarchi, arcivescovi e ve-
scovi dell'orbe cattolico. Con essa notifi-
cò continuare in bene gli affari di Spa-
gna , incominciati a trattare dal prede-
cessore Gregorio XVI di felice ricorda-
zione, mediante le pratiche del delegato
apostolico mg.1 Brunelli arcivescovo di
Tessalonica,onde proseguire a provvede-
re quelle sedi vacanti. Disapprovò 1 as-
serto da ragguardevole personaggio ec-
clesiastico su certe dottrine ch'egli chia-
ma tradizioni di sua chiesa , coartanti i
diritti della s. Sede. Altamente riprovò
quanto i nemici delle verità cattoliche si
sforzano per eguagliare le dottrine di Cri-
sto ai mostruosi errori d'ogni genere per
propagare vieppiù Y indifferentismo, o-
sando essi con atroce ingiuria attribuir-
gli di favoreggiare l'empio loro sistema.
Riprovò le dimostrazioni festive che si
fecero in Roma sulla guerra intestina su-
scitatasi nella Svizzera, quale compian-
se. In fine si confortò coi prosperi even-
ti delle sagre missioni e degli aiuti dati
dai popoli cattolici agi' irlandesi, secon-
dando i propri desiderii. A'23 le truppe
i3
i94 pio
pontifìcie tornarono a guarnire in Fer-
rara i posti militari che aveano occupa-
to gli austriaci. Col moto proprio de'2g,
Quando coi due moto-propri , sul con-
siglio de'minisli i responsabili, riformò gli
ordinamenti già emanati, coordinandoli
colle nuove istituzioni della consulta di
stato e della comune di Roma, passando
nel ministero dell'interno le attribuzio-
ni àe\\a Congregazione delbuon governo,
onde cessarono ancora i prelati Ponenti
e il cardinal prefetto. Pertanto l'organiz-
zazione del consiglio de'ministri e di tut-
te le amministrazioni dello stato fu ripar-
tita ne'seguenti ministeri : i.° Estero, il
cardinal segretario di stato presidente del
consiglio con ingerenza su tutti gli affa-
ri ecclesiastici. i.° Interno, segretario per
gli affari di stato interni. 3." Istruzione
pubblica, cardinal prefetto della congre-
gazione degli studi. 4° Grazia e giusti-
zia, uditore della camera. 5° Finanze,
tesoriere generale. 6.° Commercio, belle
arti, industria e agricoltura , cardinal ca-
merlengo. y.° Lavori pubblici, cardinal
prefètto delle acque e strade. 8.° AmH3
presidente dell'armi, q." Polizia, governa-
tore di Roma, il quale poi restò solo vice-
camerlengo. Al consiglio fu dato un pre-
lato segretario, e 24 uditori, metà eccle-
siastici, metà secolari.
Geivnaio 1848.
Jn quest'anno eresse le sedi vescovili
di s. Pietro nel Brasile, di Porto -Nikol-
son,tà elevò ad arcivescovile la chiesa di
Babilonia. Ai 6 con la lettera enciclica,
In supremo Pelri, diretta agli orientali,
ricordò ad essi come tra loro un Dio vi
operò la redenzione; i vescovi, i marti-
ri, i padri dottissimi che vi fiorirono, ed
i concilii che si celebrarono. Dichiarò la
sollecitudine e cura che ha per le varie
nazioni cristiane d'oriente di qualunque
rito ; di avere a mezzo dell'ambasciatore
che inviò al sultano, fallo vive premine
affinchè le protegga; raccomandò l'osser-
vanza delle loro liturgie, rammentando
i relativi decreti de' Papi, ed inculcò ai
PIO
vescovi di vegliareal bene del gregge, l'i-
struzione e 1' esempio, e di eccitare al ri-
torno alla fede cattolica quei che ne so-
no separati. Ai 7 con breve onorò del ti-
tolo di principe romano il conte Carlo
di Caslelbarco. Ai q ricevè a udienza la
principessa Carlotta di Danimarca land-
gravia d'Assia, colla principessa figlia e
il principe cognato. Ai 1 7 tenne concisto-
ro, in cui provvide 2 chiese arcivescovi-
li e 6 vescovili, ed accordò alle prime il
pallio, dopo avere con l'allocuzione Non
dubitamus profecto, creato duecardinali,
uno riservandolo in petto, l'altro pubbli-
candolo, cioè Carlo V izzardelli della cit-
tà di Monte s. Giovanni, prete del tito-
lo di s. Pancrazio, poi prefetto della con-
gregazione degli studi e ministro della i-
slruzione pubblica, morto a'24 maggio
i85i. Nel medesimo giorno s'incomin-
ciò la pubblicazione della Gazzetta di Ro-
ma, giornale officiale, cessando il Diario
di Roma e le Notizie del giorno. Ai 20
convocò il concistoro, nel quale provvide
una chiesa arcivescovile e 3 vescovili, con-
ferì un titolo vescovile inpartibus e con -
cesse 2 pallii. Ai 21 nominò il cardinal
Bofondi segretario di stato , presidente
del consiglio de'minislri e ministro degli
affari esteri, quello delle armi essendo sta-
to secolarizzato sino dai 16. Luigi Filip-
po re de'francesi gli donò magnifico o-
slensorio.
Febbraio 1848.
Ai 10 pubblicò l'atto, Romani, in cui
accennando le civili istituzioni date, il
riordinamento della milizia, anco con nf-
fiziali stranieri, accresciuti nel consiglio
i ministri laici , rassicurò gli animi ina-
spriti contro i ministri per false voci di
guerra straniera e d'interne congiure:
quindi nominò secolari ai ministeri di po-
lizia, de' lavori pubblici, e del commer-
cio, belle arti, industria e agricoltura. De-
stinata una congregazione per l'esame di
tutti i consuntivi nelle diverse ammini-
strazionidello stato a tutto il 1 84" e sot-
to la presidenza d'un cardinale, segui la
PIO
nomina d'una commissione con voto, a
lineili sviluppale e meglio coordinare le
istituzioni già date e di proporre quei si-
stemi governativi die fossero compatibili
con 1' autorità del Pontefice e i bisogni
del giorno, componendola di 7 cardinali
e 3 prelati. Ai 12 ammise la guardia ci-
vica a prestare per turno il servizio del-
l'anticamera pontificia. Ai i4 fece invi-
tare con biglietto i cardinali al concisto-
ro, ed in questo fu determinato lo sta-
tuto fondamentale pegli stati della Chie-
sa. Ai 2 1 ricevè a particolare udienza il
principe Guglielmo di Wurtemberg cu-
gino del re.
Marzo 1848.
Agli 8 autorizzò l'affrancazione de'fon-
di gravati di canoni e altri pesi, verso i
luoghi pii e stabilimenti ecclesiastici. Ai
9 fu a visitarlo il principe Giorgio di Prus-
sia. Ai 10 tenne concistoro per trattare
sullo statuto fondamentale , avendo la
commissione nominata per coordinare un
sistema governativo, con quei stabili mi-
glioramenti che corrispondessero alle at-
tualità delle circostanze d'Italia, piena-
mente compito il suo lavoro. Nell'istesso
giorno nominò segretario di stato e pre-
sidente del consiglio de'ministri il cardi-
nal Anlonelli , conferendo ai laici i due
ministeri dell' interno e di grazia e giu-
stizia. Vari superiori delle religiose cor-
porazioni residenti in Pioma d'ambo i ses-
si e di pii stabilimenti, conoscendo la ri-
strettezza delle finanze pontificie, per far
fronte alle spese indispensabili alle cor-
renti condizioni del tempo, con nobile e-
sempio fecerospontanee offerte al gover-
no con diverse somministrazioni di gra-
zioso prestilo, contribuendo il Papa scu-
di 9,000. Intanto mano empia e sacri-
lega rapì dalla basilica Vaticana la testa
di s. Andrea apostolo: per la ricupera fu
celebrato in essa solenne triduo, e pro-
messo scudi 5oo di premio al delatore.
Con l'atto, Romani e quanti voi siete fi-
gli e sudditi pontificii '.del i4j gl'invito a
rispettategli unti del Signore. Pel tumul-
PIO np
lo popolare scoppiato in Palermo a' ri
gennaio la rivoluzione si propagò per tut-
ta la Sicilia che si eresse in governo prov -
visorio; inutilmente il re Ferdinando II
a'21) concesse la costituzione , volendo i
siciliani quella del 181 2, che promulga-
rono costituendosi in regno separato. Di
conseguenza e per lo spirito di libertà svi-
luppatosi in Italia, gli altri principi ita-
liani di Toscana, Piemonte ec. accorda-
rono la cofl/luzrotteailoi'osuddili. Laon-
de il Papa nel concistoro de'i3 notificò
al sacro collegio lo statuto fondamenta-
le. Ai 14 con l'atto, Nelle istruzioni, e-
mano lo statuto fondamentale pel gover-
no temporale degli slati della Chiesa, ai
quali concesse quelle forme di politico
reggimento costituzionale di sistema rap-
presentativo, richieste dall'esigenza dei
tempi e conciliabili colla natura del pon-
tificio governo; il perchè istituì due con-
sigli deliberanti per la formazione delle
leggi, cioè l'alto consiglio ed il consiglio
de 'deputati j i membri del 1 .° nominati
a vita dal Papa in numero non limita-
to, comprendendoci alcuni prelati; quel-
li del 2.0 scelti dai collegi elettorali sul-
la base approssimativa d'un deputato per
ogni 3o, 000 anime. Di più istituì il con-
siglio di slato, composto di io consiglie-
ri ordinari e di 5 straordinari , e di un
corpo di uditori non eccedente iln.°24,
tutti di nomina sovrana : incaricò que-
sto consiglio , sotto la direzione del go-
verno, di redigere i progetti di legge, i
regolamenti di amministrazione pubbli-
ca, e di dar parere sulle difficoltà in ma-
terie governative; dichiarando che con
apposita legge può essere conferito al me-
desimo consiglio di stato il contenzioso
amministrativo. Nello stesso giorno fu
pubblicalo il regolamento per l'elezione
de' 100 deputati del consiglio, rappresen-
tanti di tutte le provincie. Ai i5i signo-
ri del feudo di Soriano rinunziarono al-
la giurisdizione baronale, cedendo al go-
verno le fabbriche della Rocca e preto-
rio. Ai 18 con pontificia autorità si pub-
1 96 P ! 0
blicò il decreto della s. congregazionedei
vescovi e regolari , Super stala regula-
riunì. Ai 20 alle bandiere pontifìcie fu-
rono poste cravatte bianco- verde- rosso,
dc'quali'colori si formarono le nappe del-
le guardie civiche e delle milizie. A dife-
sa e sicurezza de'dorainii pontificii si for-
mò un corpo di operazione, quindi seguì
nello stato la mobilizzazione volontaria
di parte delleguardieciviche e lo straor-
dinario armamento de'corpi volontari. Ai
22 il principe Odescalchi riuunziò alla
giurisdizione baronale del feudo di Brac-
ciano e contado Pisciarelli. Frattanto in-
sorsero i ducati di Modena, Parma e Pia-
lenza, la Lombardia e il Veneziano, e-
rigendosi in governi provvisori!, e inco-
minciando la guerra per la indipenden-
za italiana e sgombramene totale degli
austriaci dalla regione; corsero altri ita-
liani a sostenere la guerra, da principio
consuccesso, in fine disastrosa. L'AIema-
gna allontanandosi dalla confederazione
ordinata nel 18 1 5, si sollevò in gran par-
te per riunirsi in nuovi modi, quindi per
la dieta di Francfort ricostituitasi la Ger-
mania in impero e in confederazione na-
zionale con governi costituzionali, affidò
il potere centrale esecutivo al vicario del-
l'impero. La Francia per la rivolta di
Parigi del 24 febbraio e detronizzazio-
ne di Luigi Filippo (poi morto nell'ago-
sto i85oa Claremont in Inghilterra, o-
v'erasi ritirato colla reale famiglia), già
governavasi a repubblica. In Vienna e
Berlino si sparse sangue cittadino, e Lo-
dovico re di Baviera abdicò la corona al
figlio Massimiliano. Agitando un genera-
le movimento tutta Europa, e per tanti
strepitosi e rapidi mutamenti e vicende
politiche, il Papa ai 3o con l'atto, Gli
avvenimenti , deplorò le offese recate in
diversi luoghi ai ministri della religione,
onde allora eziandio da Roma dovettero
uscire i gesuiti, poi pienamente ripristi-
nati. Ai 3 1 fu sottoscritto il concordato
tra la s. Sede e il granduca di Toscana,
in cui furono stabilite le principali uor-
PIO
me per regolare le cose della religione e
della chiesa ne' domimi granducali. La
fortezza di s. Agostino ed i forti circon-
vicini di Comacchio, che pel trattato di
Vienna tenevano gli austriaci, questi per
capitolazione del 3i, in uno ai materia-
li da guerra, resero alle milizie e guardie
civiche pontificie: di poi a'i4 ottobre il
ministero fece demolir la fortezza colla
terribile cinta.
Aprile 1848.
Ritrovatosi nel i.° de! mese il prezioso
capo di s. Andrea, il Pontefice con solen-
nissima Processione lo restituì alla basi-
lica Vaticana, A'2 giunse in Roma l'in-
viato della repubblica francese per la ge-
stione dell'ambasciata e per mantenere
officiosamente le relazioni che il suo go-
verno amava continuare colla s. Sede. Ai
5 il principe Rospigliosi, quale ammini-
stratore del principe Pallavicino, rinun-
ziò i diritti baronali sui feudi di Galli-
cano e Colonna, cedendo gratuitamente
alla s. Saie i locali per la residenza del
governatore, delle carceri e altri pubbli-
ci uffici (il che si effettuò poi a'27 dicem-
bre 1849)- Ai io furono eletti de'laici a
pro legati di Ravenna, di Urbino e Pesa-
ro, come il delegato di Rieti. Il ministro
dellefinanzedicliiaròagli 1 1 chei bigliet-
ti della banca romana per un tempo de-
terminato si ricevessero come moneta le-
gale. A'i4il Papa tenne concistoro, in cui
provvide 8 chiese vescovili, conferì un ti-
tolo vescovile in partibus e concesse un
pallio. A' 1 7 fu tolto il recinto che segre-
gava gli ebrei dagli altri cittadini; quindi
a' i5 il ministero delle finanze fu affida-
to ad un secolare, ed al prelato cessio-
nario il Papa conservò il titolo di teso-
riere della R. C. A , e le prerogative di
prelato di fiocchetti j così non vi resta-
rono altri prelati nel consiglio de' mini-
stri. Ai 29 venne decretata la creazione
di due milioni e mezzo di scudi in boni
di carta del tesoro e fruttiferi in ragione
di 36 paoli per cento ed anno, per aver
corso dal 1 .° maggio come moneta legale,
PIO
ed ipotecati sui beni camerali, d istituti
ecclesiastici e di corporazioni religiose con
precedente beneplacito apostolico del 9.8,
e regolamento per la vendita di tali bo-
ni , per la emissione e ammortizzazione
de'boni stessi: ai proprietari de' boni fu
assegnata la rendita che ne ritraevano sul
consolidato romano, ed il pontificio chi-
rografo per la speciale ipoteca e garan-
zia de'boni fu poi firmato a'29 maggio.
Nel detto giorno 29 aprile il Papa pro-
nunziò in concistoro V allocuzione Non
semel, colla quale confutò le calunnie di
essersi allontanato dalle santissime nor-
me de'predecessori; dichiarò l'origine del-
le operate riforme nell'amministrazione
civile e municipale; riprovò d'essere te-
nuto come autore de'movimenti italiani
e d'Europa, e di coltivar l'idea di esten-
derei! temporale dominio, perciò tentar-
si alienare dall'unità cattolica gli aleman-
ni. Protestando, che vicario del Dio di pa-
ce, non poteva intraprendere guerra co-
gli altri principi italiani contro l'Austria,
tuttavia non aver potuto frenare l'ardo-
re di quei corpi che infiammati dallo spi-
rito di nazionalità vollero concorrere nel-
la causa comune cogli altri popoli d'Ita-
lia , avendo ordinato alle milizie e alle
guardie civiche spedite ai confini, soltan-
to di tutelare l'integrità e la sicurezza dei
domimi della Chiesa; disapprovò i frau-
dolenti disegni di coloro che vorrebbe-
ro il Pontefice presiedesse ad una certa
nuova repubblica da formarsi da tutti i
popoli d'Italia, ammonendo gl'italiani a
rimanersi fedeli ai loro principi e pacifi-
carsi; in fine deplorando la funesta e in-
vereconda stampa de'libercoli, co'quali 0
si faceva guerra atrocealla religione ealla
morale, o si eccitavano turbolenze e di-
scordie , lacerandosi con false accuse la
fama di persone specchialissime, ed atten-
tandosi ancora a'beni e diritti della Chie-
sa. Questa allocuzione avendo prodotto
agitazione e concitamento d' animi , in
quei che interpretavano l'alio colpo fata-
le alla causa italiana, per la quulifieuzio-
PIO 197
ne d'ingiusta alla guerra che si combat-
teva per essa in Lombardia, ebbero luo-
go gravi dimostrazioni e deplorabili at-
tentali contro il governo ed i cardinali
principalmente, molti de'quali il Papa ac-
colse nel Quirinale.
Maggio 1848.
Nel 1 .° del mese con 1' atto, Quando
Iddìo, rammentò quante disposizioni pa-
terne avea emanato e le dimostrazioni di
alletto prodigategli dal popolo; che se le
proleste emesse nell'allocuzione, d'essere
alieno dalla guerra, aveano prodotto com-
mozioni tali da minacciare atti violenti,
designandosi vittime innocenti personag-
gi, dichiarò sentir tutta la grandezza del-
la propria dignità e la forza del suo po-
tere, che non potrebbe restare ozioso se
s'irrompesse ad abbominevoli sfrenatez-
ze; supplicando Dio di voler illuminare
chi non vuol ragionare e non ascolta la
voce del suo vicario. Ai 3 il senato e con-
siglio di Roma umiliarono al Papa un in-
dirizzo analogo all'allocuzione e sue con-
seguenze, difendendo la necessità e giu-
stizia della guerra, chequal sovrano tem-
porale poteva permettere a mezzo di co-
loro cui commise le cose temporali. Nel
medesimo giorno il Pontefice con lettera
esortò l'imperatore d'Austria a far ces«
sare la guerra. Ma in Roma i faziosi e gli
amnistiati volendo dominare con un go-
verno, secondo alcuni ministeriale, secon-
do altri repubblicano, a segno che avan-
ti la pubblicazione dello statuto fonda-
mentale aveano proposto il ristabilimen-
to della repubblica romana e poscia eransi
adoprati per indurre il Papa a farsi presi-
dente d'una repubblica italiana, per ciò
vedendo resi vani tali tentativi, si appiglia-
rono al mezzo termine d'imporre al Pa-
pa un ministero secolare, onde colle mi-
nacce de'circoli politici ottennero in par-
te l'intento. Quindi il Pontefice ai 5 cam-
biò il ministero Recchi, cui successequel-
lo ili Mamiani, con un laico per ministro
degli affari esteri secolari, dichiarando se-
gretario di stato e presidente del consi-
198 PIO
glio de'minislri il cardinal Ciacchi e per
interim il cardinal Orioli; ma il i.° rinun-
ziò senza esercitare la carica. Indi per i-
spontanea dimissione del principe Rospi-
gliosi, fece tenenle generale della guar-
dia civica il priucipe Aldobrandini ; ed
a' 9 insigni del titolo di città Monte Fal-
co. Ottenutosi dai faziosi siffatto ministe-
ro, non tardarono ad annunziare solen-
nemente doversi il potere civile separare
affatto dallo spirituale, e trovando nella
fermezza del Papa uu ostacolo insupera-
bile, si prepararono ad agire con aperta
violenza. Il nuovo ministero proseguì la
guerra che facevano in Lombardia le mi-
lizie e civiche pontificie, decretò la for-
mazione d'un corpo di 6,000 uomiui, e
che il palazzo del collegio de'nobili si a-
dattasse ad uso de'ministeri di stato. Ai
i5 furono tumulti conlemporanei in Pa-
rigi, in Vienna ed in Napoli, e si dovet-
tero usare le armi per sedarli : l'impera-
tore Ferdinando I a 1 7 abbandonò Vien-
na e si ritirò in Innsbruck e poi ad 01-
mùtzjed il re delle due Sicilie sciolse le
camere de'deputalijnondimeno prosegui-
rono le sollevazioni in Francia e Germa-
nia. Carlo Alberto re di Sardegna con-
tinuando la guerra sul territorio lombar-
do-veneto per l'indipendenza italiana, di-
chiarò che tutte le truppe papali rego-
lari , civiche e volontarie, le quali vi si
trovavano impegnate, erano sottoposteal
suo comando, in conseguenza godevano
di que'diritliche la guerra ha saputo con-
servare nel gius delle genti. Successiva-
mente si nomiuarononelle principali citta
dello stato ecclesiastico vari comitati di
guerra, per aiutare il governo nelle straor-
dinarie circostanze e vegliare alla tran-
quillità pubblica gravemente alterata. Ai
27 partì da Roma mg.T Monchini de-
legato apostolico straordinario al re sar-
doeall'imperatoreFerdinaudo 1, per in-
terporre in nome del Papa trattative eli
pacefra'combattentijma il gabinetto im-
periale non trovò le proposizioni confà-
centi agl'interessi della monarchia.
PIO
Giugno 1848.
Ai 1 indirizzò agli arcivescovi e vesco-
vi dello stalo pontificio l'enciclica, In ses'
sione X concilii Lateranensis , sulla cen-
sura canonica de'libri; ed ai i 3 col moto-
proprio, Essendoci noi riservato, regolò
con apposita legge repressiva la libertà
politica della stampa già accordata con
altre libere istituzioni. Non potendo il
cardinal Orioli, per motivi di salute e oc-
cupazioni, proseguire nell'esercizio della
vacante carica disegretario di statoe pre-
sidente del consiglio de'minislri, alla me-
desima il Papa ai 4 nominò il cardinal
Soglia vescovo d'Osi mo e Cingoli, dispen-
sandolo prò tempore dalla episcopale re-
sidenza. Nel dì seguente i due consigli de-
liberanti dello stato aprirono le ordina-
rie sessioni nellesaledella Cancelleria, con
tutta la pompa conveniente alle rappre-
sentanze , per cui cessò l'esistenza della
consulta di stalo. In treno vi si recò il
cardinal Altieri delegato specialedel Pa-
pa, ed in suo nome con discorso analogo
aprì i due consigli legislativi. Le tornale
osedutes'incominciarono a'q, cioè quelle
dell'alio consiglio nelle sale di s. Apollina-
re del seminario romano, quelle del con-
siglio de' deputati nelle dette sale della
Cancelleria. A' 1 o si restituì in Roma mg.1
Ferrieri ambasciatore straordinario pres-
so la sublime Porta : questa gli usò tutti i
possibili riguardi per onorare l'inviato
pontificio; ne riportò la decorazione del
Niscian e dono, come pure gli addetti al-
l'ambasciata. Il prelato da parte del sulta-
no offrì al Papa 1 suoi ritratti contornati
di brillanti, 6 cavalli arabi, ed una sella
con staffe d'oro, gualdrappa e testiera, la
1 .' ornata di 4>00° brillanti, la seconda
di 2,000, non che stoffe, tappeti e drap-
pi, alcuni de'quali il Pontefice regalò al-
le basiliche Lateranense, Vaticana e Li-
beriana : di tutto ciò feci eziandio parola
a Patriarcato armeno e nel voi. XLVI1I,
p. 168. Dopo diversi combattimenti , i
civici, i volontari e le milizie pontificie
PIO
dovettero capitolare cogli austriaci il io
a Vicenza, il i4 a Treviso.
Luglio 1848.
Ai 3 lentie concistoro, in cui provvi-
de una chiesa arcivescovile e io vescovi-
li, conferì 5 titoli in partibus, cioè uno
arcivescovile, gli altri vescovili, e conces-
se un pallio, dopo a vere pronunziato l'al-
locuzione Probe noscilis, sulla conven-
zione (che riporto a Poloma) conchiusa
con l'imperatore delle Russie e re di Po-
lonia, rappresentato dal conte di Bion-
do! l'pleni potenzia rio straordinario e con-
te Bouteneff inviato straordinario e mi-
nistro plenipotenziario presso la s. Sede,
pel miglioramento e conservazione della
fede cattolica e della legittima autorità
pastorale nella chiesa di Russia e Polo-
nia, seguendo le orme illustri del prede-
cessore Gregorio XVI di venerabile me-
moria, ed a mezzo del cardinal Lambni-
schi ni ragguardevole per virtù, dottrina
e perizia nel maneggio degli affari , cui
avea dato iti aiuto il prelato Corboli-Bus-
si. Mediante tali accordi, il Papa oltre a-
vere regolati gli affari ecclesiastici di Po-
Ionia e di Russia, nutrendo buone spe-
ranze per la composizione di quelli della
chiesa rutena, eresse in Kherson oCher-
son una nuova sede vescovile con vescovo
che nominai a Pietroburgo^ con soffra-
ganeo in Suratow di rito latino, fissando
nuova circoscrizione di altre 6 diocesi; e co-
me dissi a Patriarcato armeno , finché
nonavranno il proprio vescovogli armeni,
i vescovi di Raminech e di Kherson do-
vranno provvedere ai loro spirituali biso-
gni. Con lettere apostoliche dello stesso
giorno, JJniversalis ecclesiae cura, rego-
lò la circoscrizione delle diocesi di rito
latino neh' impero russo. Nel medesimo
giorno, per rinunzia del cardinal Ciacchi
legato di Ferrara, fu sostituito un laico
pro-legato, altrettanto poi a'27 ebbe luo-
go per Bologna. Ai 17 l'ambasciatore del-
la repubblica francese presentò al Papa
le sue lettere credenziali. Nel dì seguente
principiò il Giornale Romano, onde pub-
IMO Kj(,
blicare 3 volle la settimana quanto ri-
guardava precipuamente la s. Sede, lesa-
ere funzioni e le cose ecclesiastiche, ma
terminò a'21 novembre. Le truppe au-
striache comandate dal principe di Liech-
tenstein , avendo passato il Po ai 14 ed
occupato Ponte Lagoscuro, Francolino
e la spianata della fortezza di Ferrara,
il cardinal Soglia ne fece solenne prote-
sta. In Ispagna ai 22 mg.r Brunelli pre-
sentò alla regina Isabella II la lettera pon-
tifìcia che lo accreditava nunzio aposto-
lico ordinario, ed ai 23 in Roma fece al-
trettanto al Papa l'ambasciatore straor-
dinariospedito dalla regina,essendosi per-
fettamente ripristinate le relazioni fra la
Spagna e la s. Sede.
Agosto 1848.
Pei rovesci sollerti da re Carlo Alber-
to e dalle armate italiane in Lombardia,
ai 2 la commissione del consiglio de'de-
putati, volendo in più modi accorrere al-
la difesa e aiuto d'Italia, presentò al Papa
analogo indirizzo, ricevendo in risposta,
chequanlosi domandava meritava matu-
ra deliberazione. Nell'istesso giorno il Pon-
tefice mediante l'atto, L' agitazione che
presentemente si è impadronita degli a-
ninii, procurò tranquillarli, giacche si oc-
cupava col conte Fabri d'una nuova con-
binazione ministeriale in luogo del mini-
stero Mamiani (si effettuò a'6 senza il mi-
nistro laico degli affari esteri, i quali furo-
no riuniti al cardinal segretario distato);
dicendo aver ordinato la difesa de'confi-
ni dello stato e posto Roma sotto il pa-
trocinio della Beata Vergine e de' prin-
cipi degli apostoli, quantunque più d'un
sacrilegio l'avesse funestata. Ai 4 appro-
vò il culto immemorabile del b. Mauro
vescovo di Funfkircken, e del b. Damiano
Furcheri domenicano della diocesi di Sa-
vona. Avendo gli austriaci d' ordine del
tenente maresciallo Welden esteso la loro
occupazione nello stato pontificio, ai 6
il cardinal Soglia nel pontificio nome al-
tamente riprotestò sud' invasione, ed il
consiglio de'ministri agli 8 notificò la so-
200 PIO
vrana risoluzione di difendere lo stato
contro l'occupazioneaustiiaca, incarican-
do il cardinal Marini legato di Forlì, il se-
natore Corsini e Guarini di recarsi dal ba-
rone Welden a domandare ragione del si io
operato, intimandogli di ritirare le sue
truppe. Intanto gli austriaci, avendo in-
vaso dopo Ferrara altri paesi, si avanza-
rono ancora per Bologna, onde garantire
gli stati veneti dall'influenza de' volon-
tari che in grosso numero stavano mi-
nacciosi in Bologna per passare in Ve-
nezia a danno delle altre loro truppe che
la bloccavano : però insorti in massa i bo-
lognesi, agli 8 respinsero gli austriaci che
aveano cominciato il bombardamento ;
il perchè agli i i il Papa dichiarò che si
facesse tutto quello occorrente per la sal-
vezza della patria comune e per difender-
ne i confini. A'i4il ministero protestò di
voler porre un argine contro gli eccessi
della sbrigliata stampa, divenuta virulen-
ta e licenziosissima. Per dare unità e spe-
ditezza all'azione governativa nelle 4 le-
gazioni per la difesa dello stato e tutela
dell'ordine pubblico manomesso partica-
iarmente in Bologna, il Papà istituì in essa
un commissariato straordinario , nomi-
nandone presidente il cardinal Amatgià
legato di Bologna. Frattanto la missione
pontificia in Rovigo ottenne dal baione
Welden che 1' armata imperiale sgom-
brasse il territorio della Chiesa, il che ter-
minò di effettuare ai settembre, meno
la cittadella di Ferrara, che gli austriaci
ritengono dal 18 1 5. Dopo le perdite guer-
resche sofferte dall' esercito di re Carlo
Alberto, questo fu costretto diconvenire
a'g agosto col feld-marescialloRadetzky,
comandante in capo degli austriaci in I-
falia, all' armistizio di 6 settimane ( poi
prorogato ), lasciando al conte Radetzky
l'occupazione di tutta quella parte di stati
e fortezze d'Italia presi o datisi al re sar-
do, tranne Venezia peressersi nuovamen-
te costituita indipendente: quindi il duca
di Modena rientrò ne'suoi dominile quel-
lo di Parma e Piacenza ricuperò i pro-
PIO
pri. L'incaricato degli Stati Uniti d'Ame-
rica venuto in questo mese a Roma per
risiedere presso la s. Sede, poco dopo mo-
rì. Ai i5 il Papa approvò il culto imme-
morabile del b. Pietro Giacomo agosti-
niano di Pesaro e della b. Elena d'Udi-
ne agostiniana. A'26 sciolse i due consi-
gli deliberanti, prorogandoli al 1 Snovem-
bre. Nel seguente giorno portatosi in s.
Pantaleo, fece pubblicare il decreto per
procedere alla beatificazione del ven. Pie-
tro Claver gesuita, nella quale circostan-
za deplorò i tentativi del protestantismo
per proni uoverlo non meno in Italia tut-
ta cattolica, che in Roma centro del cri-
stianesimo; essendo alcuni intenti ad in-
trodurre nell'Italia stessa il pessimo seme
della separazione dall'unità della fede per
ottenere l'unità della nazione. Solenniz-
zandosi in Colonia nella metà d'agosto
il 6.° centenario della fondazione della
metropolitana, mg.r Viale-Prelà nunzio
di Vienna vi si recò qual delegalo del Pa-
pa, il quale donò alla chiesa un ostenso-
rio guarnito d' oro, di gemme e d' inci-
sioni, col breve lìJullis qnidem, diretto
all'arcivescovo Geissel. La società costi-
tuita pel compimento del magnifico duo-
mo , umiliò al Pontefice uno spleudido
libro in pergamena con maestrevoli ele-
gantissime miniature e la pianta ed il pro-
spetto esterno ed interno del tempio, ce-
lebrandosi coloro che contribuirono al
sontuoso edilìzio, come ancora Pio VII,
Gregorio XVI e Pio IX, il quale collocò
il libro nella biblioteca Vaticana, cui pure
fu largo d'altri doni. Ai 3r indirizzò al-
l'arcivescovo di Vienna il breve Inter
gravissimas angustiai, eccitando il di lui
zelo a salvare il suo gregge dal grave pe-
ricolo che gli minacciavano i tentativi dei
seguaci di B.onge, falso e preteso fonda-
tore d'una nuova chiesa.
Settembre 1848.
Agli 1 1 tenne concistoro, in cui creò il
patriarca de'caldei, e provvide alla chie-
sa arcivescovile di Parigi, ed a 3 chiese
vescovili, dopo di avere con l'allocuzio-
PIO
ne Cam illustris melropolitanae Pari-
sìensis, altamente encomiato l'arcivesco-
vo di Parigi Dionisio Angusto Alfre, le
sue virtù e il suo eminente amore pel greg-
ge , che lo mosse a sacrificarsi per esso
nel giugno nel feroce e sanguinoso con-
flitto che miseramente desolò la capitale
di Francia. Già a'i3 luglio gli avea lat-
to celehrare onorevoli esequie nella ba-
silica Liberiana , essendovi intervenuto
coi cardinali palatici, coi vescovi assisten-
ti al soglio e col capitolo. Ai 12 si decre-
tò la coniazione della moneta di rame del
valóre di baiocchi 2, indi a delegato di
Ancona fu nominato un laico. Per rinun-
zia del ministero, a' i5 confermò il car-
dinal Soglia, e nominò ministro dell'in-
terno e per interim delle finanze il con-
te Pellegrino Piossi di Carrara (del qua-
le feci cenno a Massa), dell'istruzione pub-
blica il cardinal Vizzardelli, di grazia e
giustizia l'avv.° Cicognani, del commer-
cio il prof. Montanari, de lavori pubbli-
ci e per interim dell'armi (delle quali fu
poi fatto il general Zucchi ) il duca di Pu-
gnano Massimo, senza portafoglio Olia-
rmi, sostituto per le finanze il cav.Piighet-
ti. A' 18 fu soppresso il ministero di po-
lizia, riunendosene le attribuzioni al mi-
nistero dell'interno, dal quale edaquello
di polizia si tolsero l'annona e grascia, i
boschi e le foreste, la statistica delle po-
polazioni, l'industria e l'agricoltura, il tut-
to concesso al ministero del commercio,
che per la natura delle cose meglio gli con-
venivano.
Ottobre 1848.
Ai 3 il ministero richiamò all'osser-
vanza le leggi sulla pubblicazione delle
opere figurate, come quelle che parla-
no ben più che all' intelligenza, agli oc-
chi e alle passioni della moltitudine. Ai
6 il cardinal vicario nel pontifìcio no-
me impose al clero secolare e regolare
e pii luoghi la tassa 0 prestito di scudi
200,000 per l'estinzione de' boni, onde
impedire l'alienazione dei loro beni a tal
fine ipotecati, come dissi più sopra j ma
PIO 201
avendo poi il clero offerto al pubblico e-
rario la sovvenzione di 4 ruilioni di scu-
di in 1 5 rate, colla condizione dellosvin-
colode'beni ipotecati a garanzia de' 3 mi-
lioni di scudi pei boni del tesoro, il Papa
concesse il beneplacito apostolico col chi-
rografo de'28, Quantunque per le regO'
le. Anzi qui aggiungerò che più tardi ai
2 luglio 1 85o il Papa ridusse l'imposta
a scudi 100,000 annui, con altre facili-
tazioni, dovendo però tutti i tassati dare
nota de'loro capitali o credili fruttiferi.
Frattantogli ungheresi insorti minaccia-
rono Vienna. Ai 27 venendo decretata la
cessazione del comniissarìato delle 4 fe-
gazionij il cardinal Amat fu riconferma-
to legato di Bologna. Progredendo il com-
pimento della basilica dis. Paolo, il Papa
nel visitarla trovò finito il magnifico la-
cunare e gli stucchi delle alte pareti del
2.0 ordine architettonico della nave ret-
ta, non che sgombra la fabbrica dalle ar-
mature; disponendosi la doratura del la-
cunare, i marmi di granilo pel pavimen-
to, le architetture marmoree interne del-
le porte, le pareti delle navi laterali e le
altre parti del risorgente edilizio. Per cu-
ra del ministero del commercio e delle
belle arti, gli scavi della chiesa di s. Ni-
cola in Carcere, neU'anlico foro olitorio,
discoprirono gran parte de'templi di Ma-
tuta, della Speranza, della Pietà: monu •
munenti l'uno d'Antioco vinto alle Ter-
mopoli, l'altro del valoroso Colatoio, il
3.° di quel prodigio di filiale affetto, che
valsea mutare un carcere in religioso de-
lubro.
Novembre 1848.
Avendo il Papa istituito la palatina
carica cardinalizia di Prefetto de'ss.pa*
lazzi apostolici, la conferì al cardinal An-
tonelli il i.° di questo mese. Mentre il mi-
nistro Piossi intendeva energicamente a
ricomporre l'ordine e la fermezza dello
stato, a reprimere la diabolica stampa,
resa più infame col giornale di caricatu-
re politiche, a ringagliardire la polizia, a
discipliuarela milizia, ad estinguere il de-
aoi PIO
bilo pubblico e levare io credito le finan-
ze, venne accusato di voler restaurare una
politica retrograda fra l'elemento respon-
sabile e irresponsabile, ed il flusso e ri-
flusso del potere per gli affari esteri fra
il laicato e il elencato , laonde tragica-
mente fu ucciso col pugnale a* i5 sulle
scale della Cancelleria ( tumulato uella
contigua chiesa, ove poi a spese del Pa-
pa gli fu erettomi marmoreo monumen-
to col busto scolpito e donato dall' illu-
stre concittadino cornai. Tenerani ),ove
si recava alla riapertura delle camere dei
deputali, per pronunziarvi discorso ana-
logo ai suoi proponimenti. Ad onta che
l' infelice fosse replicatamele avvertito
del triste fato che gli sovrastava , pieno
di coraggio volle affrontarlo e ne restò
vittima; quindi obbrobriosamente si fe-
steggiò Tassassimo del primario ministro,
il che fu infausto preludio d' inaudite e
orribili sciagure per Roma, per lo stalo
papale, pel clero e pei buoni. Il circolo
popolare s'impadronì subito del governo,
nella confusione e smarrimento della ca-
pitale, designando democratici a reggere
lo stalo, onde venire alla vagheggiata re-
pubblica. Nel dì seguente grave e tem-
pestosa commozione popolare scosse tut-
ta Roma : una massa imponente di po-
polo, congiunta a drappelli e ad officiali
di tutte le armi, audacemente si recò a
Monte Cavallo, innanzi al palazzo apo-
stolico, per imporre al Papa un ministe-
ro democratico e le basi sulle quali bra-
mava che marciasse il governo, con quei
modi e sacrilega ribellione che lamia pen-
na rifugge riportare (perchè abitando nel
palazzo di tutto fui testimonio), assaltan-
do furibonda armata mano col fuoco e
col cannone il sacro palazzo. A cousiglio
del corpo diplomatico che in esso circon-
dava il Pontefice , questi cede alla vio-
lenza atroce delle circostanze, dopo repli-
cate proteste all'Europa e a tutto il mon-
do, non intendere di prender parte agli
atti del nuovo governo , e che se a ciò
ripugnante aderiva, lo faceva periuipe-
PIO
dire un maggiore spargimento di sangue
fraterno e l'estremo eccidio della più tre-
menda carnificiua, avendo inteso con do-
lore T uccisione del suo segretario delle
lettere latine mg.r Palma palatino. Di-
messosi l'anteriore ministero, il Papa lo
ricompose coi richiesti seguenti indivi-
dui : ab. Rosmini presidente del cousiglio
de'ministri e all'istruzione pubblica; con-
te Mamiani agli affari esteri ;avv.° Gal-
letti (fatto anche generale de'carabiuieri)
all'interno; avv.° Sereni a grazia e giu-
stizia; d.r Sterbini al commercio e lavo-
ri pubblici ; conte Cauipello alle armi ;
avv.° Lunati alle finanze. Avendo I' ab.
Rosmini ricusato di accettare, gli fu so-
stituito mg.r Muzzarelli. Quanto alle ba-
si che si desideravano stabilite, il mini-
stero l'avrebbe proposte alla discussione
delle camere, soprattutto il principio del-
la nazionalità italiana , la convocazione
d'una costituente in Roma e l'attuazio-
ne d'un atto federativo. Per rinunzia del
principe Aldobrandino fu surrogato Gal-
lieno nel comando della guardia civica
(cui poi successero Masi, il duca Sforza,
Ferrari, De Angelis quando già la guar-
dia avea assunto il titolo di nazionale ro-
mana, e Sturbinetti), la quale a' 17 pre-
se la custodia del palazzo Quirinale, do-
po il disarmo della guardia svizzera. Nel
medesimo giorno il Papa diresse una let-
tera di ringraziamento a quei del corpo
diplomatico, chel'aveano la sera prece-
dente assistito. Intanto nella camera dei
deputati a'20 fu rigettata dalla maggio-
ranza la proposizione di spedire al Pa-
pa una deputazione, che in nome de! con-
siglio de' deputati gli rassegnasse i sensi
di fedeltà e sudditanza.
Conoscendo il Pontefice che stava per
esplodere altro crudele ammutinamento
per isforzarlo a rinunziare alla sovranità
degli stati romani, confinarlo al Laterano
e correre rischio anche di morte, si decise
partire, facendo segretamente avvertire
i cardinali di porsi altrove in salvo, on-
de quasi tutti con prudenti cautele ripa-
PIO
parano nell'ospilalissiino regno di Napo-
li. 11 primo a far paiola al Papa dipar-
tenza fu l'ambasciatore di Spagna Mai'-
tinez della Rosa, poi il conte Carlo di
Spaur ministro diBaviera modificò il pro-
getto dell'ambasciatore di partire da Fiu-
micino con un vapore spagnuolo, in un
viaggio per terra a Gaeta, ed indi con tal
vapore in Majorica nelle isole Baleari
(che descrissi pure a Palma* Iviza e Mi-
norca), com'era desiderio del Pontefice:
il conte affidò il suo progetto a De Boti-
tene!! ministro di Russia e al duca d'Hai'-
court ambasciatore della repubblica fran-
cese. Il Papa convenne nel divisamente,
ed ai 11 novembre fece sapere al conte
di Spaur, che accettava la sua generosa
offerta di accompagnarlo a Gaeta, e la
sera del 24 effettuò la partenza, vestito
da prete (e col ss. Sagra mento in petto
nella pisside di Pio VX). La divina sa-
pienza ispirò al santo Padre questo tem-
peramento, e fu l'ancora di salvezza an-
che per tutti i buoni sudditi. Fu il duca
d'Harcourt che coperse l'uscita del Pa-
pa di palazzo; ed il cav. Filippani scalco
segreto lo condusse al conte di Spaur a-
vanti la chiesa de' ss. Marcellino e Pie-
tro. Alla porta s. Giovanni il conte an-
nunziò il ministro di Baviera col doti. A-
lertz (commendatore d'Aquisgrana, sotto
il quale nome celò il Pontefice): ambe-
due per la galleria di Castel Gandolfo, e-
vitandoAlbano, giunsero alla fontana tra
l'Ariecia eGalloro, ove si unirono alla fa-
miglia del conte, cioè la contessa Teresa,
Massimiliano suo figlio e il sacerdote Se-
bastiano LiebI di Ratisbona aio del me-
desimo, venuti d'Albano. Giunti in Ter-
carina, senza fermarsi entrarono nel re-
gno di Napoli: nell'accostarsi a Mola di
Gaeta, l'antica Forrnia, il Papa e il conte
furono incontrati dal cardinal Antonelli
e dal cav. Arnau segretario dell'ambasce-
ria di Spagna, i quali gli a veano preceduti
in incognito; indi tutti smontarono alla
villa di Cicerone, nome che prese dal ce-
lebre Formianum di Cicerone, di cui par-
PM) *o3
lai al citato Formia, sopra le rovine del
quale vuoisi fabbricata la locanda. Dopo
mezzodì il Papa scrisse una lettera al ma-
gnanimo Ferdinando 11 re delle due Si-
cilie, annunziandogli il suo (èlice arrivo,
e ch'era nel di lui stato per condursi a
Gaeta ; ed il conte di Spaur partì per Na-
poli onde consegnarla al re, ciò che ese-
guì dopo le io della notte del sabbato. Il
re commosso ruppe in pianto, e colla re-
gina M.n Teresa, col primogenito prin-
cipe d. Francesco duca di Calabria e la
famiglia reale, carico di suppellettili, im-
mediatamente per mare corse a Gaeta,
arrivandovi nel dì seguente passato il
mezzogiorno. Frattanto il Papa eia pas-
sato a delta città nell'albergo del Giar-
dinetto. Nel palazzo regio seguì il memo-
rabile incontro tra Pio IX e Ferdinando
li colla regina e real famiglia, che si pro-
strarono divotamente: chi mai può de-
scrivere tal sublime spettacolo, pei vicen-
devoli adetti, in carta misurata! Il re sic-
come eminentemente religioso, con elo-
quente amor figliale, offrendo sé e il re-
gno, supplicò il sommo Pontefice a re-
stare in Gaeta, ove sarebbe difesoda 3oo
cannoni in batteria, dal proprio petto e
dal suo esercito, senza arrischiarsi a lun-
ga navigazione in contrada lontana. A
questi e altri affettuosi riflessi, il Papa pie-
gossi a soggiornare in Gaeta, restandovi
ancora il re colla real famiglia per ap-
prestargli l'assistenza più riverente e a-
morevole, le più squisite e sincere atten-
zioni, un'ospitalità veramente regia. Nel-
l'ora del pranzo il Pontefice invitò alla
sua mensa i monarchi e la regia fami-
glia. Il cardinal Antonelli, conservando
la carica di prefetto de'ss. palazzi apo-
stolici, fu fatto prosegretario di stato, re-
stò sempre al fianco del Papa, e gli fu
ad un tempo di sostegno e conforto nel
difendere e rivendicare con prudente e
maturo senno i conculcati diritti della s.
Sede. A'27 il Papa trasmise al conte di
Spaur una eortesissitna lettera, nominan-
do lui gran croce dell'ordinePiano,e Mas-
2o4 pio
similiano suo figlio cavaliere di Cristo.
Quindi ai 28 e colla lettera, Le proteste
Jatte, invilo i membri del corpo diplo-
matico, tuttora residenti in Roma, a riu-
nirsi intorno a lui in Gaeta. Presto in
questa avventurosa città, destinata dalla
provvidenza ad asilo di più Pontefici (co-
me descrissi al suo articolo), convennero
gran parte dei cardinali, prelati e altri per-
sonaggi, oltre gli ambasciatori e ministri
diplomatici, tutti intenti a rendere osse-
quio e assistenza al sovrano Pontefice.
L'intiero regno fece a gara in tributare
splendidi omaggi all'eccelso ospite, cbe
con grato animo invocava le benedizio-
ni del cielo sul generoso monarca, su tut-
ta quanta la regia famiglia e sopra i suoi
sudili ti. I noi tre inGaetaa'2 8 successe altro
commovente avvenimento. 11 Papa si re-
cò fuori di città al santuario della ss. Tri-
nità di Monte spaccato, procedendo in
carrozza col re e colla regina, seguiti dai
principi e corteggio. Udita la messa del
priore de'religiosi cbe l'banno in cura,
il Papa col ss. Sagramento volendo be-
nedire i sovrani e real famiglia, genu-
flesso innanzi al medesimo, con fervoro-
so trasporto e lagrime invocò su di essi
le più elelte benedizioni, estensive ai sud-
diti,alle fedeli milizie, ai cardinali, all'epi-
scopato, al clero.
Quando già il Papa avea passate le
frontiere de' suoi dominii , nel sabbato
mattina in Roma con islupore si seppe la
sua partenza, producendo spavento espe-
ranze ne'sndditi fedeli, rabbia e dispetto
ne'ribelli cbe si trovarono compiutamen-
te sconcertali. Si pubblicò l'autografo
pontificio lasciato al marchese Sacchetti
furiere maggiore, con l'incarico di parte-
cipare la sua partenza ai ministri, impe-
gnandoli alla sicurezza de'sacri palazzi e
de'suoi famigliari, alla quiete e all'ordine
della città. Altro biglietto il Papa scrisse
al cardinal Patrizi vicario di Roma, on-
de inculcasse ai buoni di raddoppiare le
loro preghiere a Dio, concedendo a lui,
al vicegereute mg.r Canali ed ul cau. Tar-
PIO
nassi segretario del vicariato le facoltà
necessarie, benedicendolo con tutti i buo-
ni e quelli che pregheranno per lui. Ai
27 il Papa emanò il moto-proprio, Le
violenze usate contro di noi, in cui disse,
che per quelle e perla manifesta volon-
tà ne' ribelli di prorompere in altre, fu
costretto separarsi dai sudditi, indotto -
■vi per la piena libertà nell'esercizio del-
la suprema podestà. Deplorò la ingrati-
tudine de' perversi e protestò solenne-
mente contro gli atti derivati dal 16 no-
vembreinpoi,che essendo soggiaciuto al-
l'impeto della violenza, non aveano lega-
lità e vigore. A non lasciar poi acefalo in
Roma il governo dello stato, per la tem-
poranea direzione de' pubblici affari, la
quiete econservazionedell'ordine, nomi-
nò una commissione governativa , com-
posta del cardinal Castracane peniten-
ziere maggiore, di mg/Roberti, de'prin-
cipi di Roviano e Barberini , dei mar-
chesi Bevilacqua di Bologna e Ricci di
Macerata, e del tenente general Zucchi.
Inoltre incaricò il cardinale di prorogare
i due consigli, con facoltà alla commis-
sione di deliberare in tutti gli affari del-
lo stato, riunendo in sé le incumbenze
ministeriali, tranne quella degli affari e-
steri che esercitava un cardinale presso
di lui : l'autorizzò a emettere 600,000
scudi di boni e di trasferirsi in altra città
dello stato, qualora in Roma le fosse im -
pedito l'esercizio dell'autorità conferita-
le. Ma perchè il ministero e le camere di-
chiararono non autentico il pontificio at-
to e non firmato da alcun ministro co-
stituzionale, come per la terribile condi-
zione delle cose, la commissione non po-
tè esercitare la sua alta missione, solo
carteggiando col Papa e suo pro-segreta-
rio di stato. Bensì avea fatto stampare un
indirizzo ai popoli di Roma e dello sta-
to pontificio colla data di Castel Gan-
dolfo (18 gennaio), ov'erasi ritirata nella
pontificia residenza, in cui ricordando il
tenore del moto-proprio 27 novembre ,
dichiarava che non avea potuto dargli
PIO
pubblicità nò esecuzione, per gli animi ol-
trcmorio esagitati e il timore de'cittadi-
ni conflitti, e per la speranza che le po-
polazioni avrebbero tolto gli ostacoli al
ritorno del Papa; perciò facendo appello
agli uomini onesti, alla fedeltà delle guar-
die cittadine e della milizia, alla ricono-
scenza di quei cui dal Papa era stata ri-
donata la libertà, onde operare in modo
chefosse ripristinata la concordia e la pre-
senza del sovrano; protestando solenne-
mente contro gli atti illegali diesi anda-
vano consumando, attendendo che venis-
sero accolti i consigli dati per istabilire
un pacifico avvenire. Non vedendosi la
commissione riconosciuta, si astenne dal
pubblicarlo. IMamiaui avea diramato una
lettera al corpo diplomatico per provare
la legalità e costituzionalità del ministe-
ro del iG novembre. Si pretendeva dal-
l'intruso governo che il Papa cedesse a
tutto, confermasse i fatti compiuti, pro-
clamasse la costituente, ed in vece di pla-
carlo pegli oltraggi ricevuti, esigevasi che
egli solo fosse condiscendente.
Dicembre 1848.
Ai 2 in Olmiitz per l'abdicazione di
Ferdinando I imperatore d'Austria e del
suo fratello arciduca Francesco Carlo, il
primogenito di questo, Francesco Giu-
seppe I, divenne imperatore (il quale do-
po aver gloriosamente reso più formida-
bile e compatto il suo vasto impero, nel
1 85 r abolì la guardia nazionale divenu-
ta armata deliberante e guardia dei cir-
coli ; soppresse la costituzione de'4 mar-
zo 1S48, liberando l'impero dall'anarchia
parlamentare; e imbrigliò la sfrenatezza
della stampa). Uditisi in Francia i casi suc-
ceduti in Roma a'16 novembre, il capo
del governo general Cavaignac a' 28 no-
vembre avea comandato che tre fregate
con 35oo uomini si recassero a Civita-
vecchia per assicurare la persona del san-
to Padre, la sua libertà e il rispetto che
gli si deve; indi a'3 dicembre con lette-
ra gli dichiarò l'afflizione della Francia
PIO 200
per le angoscie da cui il Papa era com-
preso e la commozione destala nei fran-
cesi per la domandata momentanea ospi-
talità, che saprebbe Francia rendere de*
gna di se e del Papa. 11 perchè Pio IX
con due lettere vivamente lo ringraziò,
narrandogli ove la provvidenza l'avea
condotto, e sperando che non mancherà
opportunità in cui potrà in Francia stes-
sa di persona versare le sue apostoliche
benedizioni. Per ristabilire l'ordine nei
suoi stali, il Papa ai 4 implorò l'aiutoe
soccorso de'principi edelle nazioni, e tro-
vò spontanee propensioni anche nei non
cattolici. Non riconoscendosi dunque in
Roma il pontificio moto-proprio dal con-
sigliode'deputati, questo dichiarò che gli
attuali ministri dovessero continuare nel-
l'esercizio governativo, e spedì a Gaeta
due deputazioni, una composta di alcu-
ni suoi membri, l'altra di quelli dell'al-
to consiglio, alla quale si accompagnò al-
tra del municipio, per invitare il Papa a
tornare in Roma. Intanto si ritirarono
molti membri de'due consigli deliberan-
ti, e rinunziarono i ministri Lunati e Se-
reni, i cui portafògli assunsero Mamia-
ni e Muzzarelli. Il Papa non credette ri-
cevere le tre deputazioni, fece dir loro dal
cardinal Antonelli, che mediante la com-
missione governativa avea provveduto a
quanto era didovere, onde nemmenofu-
rono ammesse nello stato napoletano. Con
ordinanza del 7 il Papa prorogò l'attua-
le sessione dell'alto consiglio e del con-
sigliode'deputati, riservandosi poi ricon-
vocarli. Ai io cresimò il i.° figlio della
regina, principe d. Luigi conte di Trani,
nel qual giorno in Francia fu eletto pre-
sidente della repubblica il principe Luigi
Bonapartefigliodell'exred Olanda e ni-
pote di Napoleone. Agli 1 1 tenne con-
cistoro in Gaeta, iu cui provvide 2 chie-
se arcivescovili (fra le quali per singoiar
coincidenza quella d'Avignone, già resi-
denza di 7 Papi) e io vescovili. Ai 12 in
Roma i due consigli deliberanti, per la
protesta pontificia, costituirono la piov-
io6 rio
visoria giunta suprema dì stato, che in
nome f lei principe esercitasse il potere ese-
cutivo finoal ritorno del Pontefice, com-
ponendosi del senatore di lioma princi-
pe Corsini, del senatore di Bologna no-
bile Zuccliini, e del gonfaloniere d'An-
cona conte Camerata (dopo pochi giorni
pei' la rinunzia del Zucchini, gli fu so-
stituito Galletti): la giunta ricompose il
ministero, e vi annoverò gli avv. Armel-
lini e Galeotti, e Livio Mariani, il quale
ebbe pure la prefettura di polizia eia pre-
sidenza di B_oma e Comarca, ritirandosi
il Mamiani. Ai i" il Papa con la prote-
sta contro gli alti del governo di Roma.
Per divina disposizione _,ricordando le be-
neficenze e concessioni impartite ai suoi
sudditi, come la loro ingratitudine, ed i
barbari avvenimenti del i 5 e [6 novem-
bre, onde fu costretto sotti-arsi dal luogo
ove furono commessi, rinnovò le prote-
ste contro gli abbominevoli attentati e vi
aggiunse quelle contro l'illegittima rap-
presentanza governativa della giunta di
stato, e perciò dichiarò nulli e illegali tutti
gli alti emanati dopo gli accennati giorni,
solo appartenendosi il pubblico reggimen-
to, durante la di lui assenza, alla com-
missione governativa da lui statuita. Il
governo di Spagna, con nota del giorno
21, propose ai governi d'Europa ed alle
nazioni cattoliche, di stringere una fi-
gliale alleanza per ricondurre alla sua
sede il padre comune de'fedeli;ed il Por-
togallo offrì immediatamente all'uopo
tulte le sue forze di terra e di mare. Ai
22 il Papa tenne concistoro in Gaeta, e
provvide \ chiese arcivescovili e 2 ve-
scovili, e conferì un titolo arcivescovile
in partibus. Ai 2 3 il cardinal Anlonelli
con nota circolare ai rappresentanti delle
potenze presso la s. Sede, riepilogò la sto-
ria di lutto l'avvenuto sino a quel giorno,
protestando sull'operato dal governo in-
truso. Il Papa fece poi sapere ad alcuni ve-
scovi degli sta ti cattolici, che se nel le attua-
lità de'bisogni desiderassero facoltà spe-
ciali per le diocesi, facessero pervenire a
PIO
lui direttamente le loro domande, poiché
intendeva che da ogni suo atto datato da
Gaeta, l'orbe cattolico potesse aver sicu-
rezza, che ivi il vicario di Cristo libera-
mente governava la sua Chiesa. Alla 2.a
messa che il Pontefice celebrò nella matti-
na di JNatale nella cappella del palazzo, vi
fu presente il re e la famiglia reale, come
fecero alla 3/ che celebrò nella cattedrale,
assistendovi ancora il corpo diplomatico
che poi felicitò il Papa e il sagro colle-
gio: a nome di questo il cardinal Macchi
decano felicitò il Pontefice, insieme alle
proteste di esser pronto a versare il san-
gue in difesa della religione, per la s. Se-
de e pel vicario di Gesù Cristo. In R.oma
il governo intruso ai 26 per mancanza
di numero legale de'consigli deliberanti,
ne chiuse le sessioni, quindi a'2q convo-
cò inPioma v\n assemblea nazionale, oco-
stituente, composta di 200 elettivi rap-
presentanti, scelti per suffragio diretto e
universale, per ordinare e costituire sta-
bilmente la cosa pubblica secondo le ten-
denze delle popolazioni, ed uscire dal di-
sastroso stata rpto. Per la rinunzia del
principe Corsini (disgustato perchè il de-
creto della costituente portava la sua fir-
ma che non avea fatta), restando la giun-
ta priva d'un membro, si disciolse e su-
bentrò la commissione provvisoria di go-
verno dello stato romano, formata dal
ministero medesimo. Ai 3i il Papa con
la bolla Episcopalem sederti Cajetanam
in archiepiscopalem ^ insignì Gaeta (la cui
cattedrale sacra alla ss. Vergine ed a s.
Erasmo fu cousagrata da Pasquale II)
del grado arcivescovile,e nominò i.° ar-
civescovo Podierno mg.1 Luigi Parisio.
Dichiarò basilica la stessa cattedrale, con-
ferendo in perpetuo ai canonici l'uso del-
la cappa magna in coro e l'abito prelatizio
col rocchetto, la mitra di damasco bian-
co orlata d'oro, uli valeant cum eorum
Antistes ponlijìcalia } aut solemnem sup-
plìcationem egerit, ed in queste come nel-
le messe e ne' vesperi solenni che cele-
brassero i medesimi canonici , 1' uso an-
PI o
cora del faldistorio, il tulio in fra i limili
della diocesi.
Gennaio 18/j.r).
Nel i.n giorno dell'anno il Papa ema-
nò la prolesta e dichiarazione delia sco-
munica contro gl'invasori del dominio
della s. Sede, col moto-proprio, Da que-
sta pacifica stazione , nel quale disse, che
mentre attendeva il rimorso de'figli tra-
viati pei misfatti commessi, solo vide uno
sterile invito per ritornare alla capitale,
senza neppur garanzia dalle violenze di
quei forsennati che tiranneggiavano con
dispotismo Roma. Avendo inutilmente
atteso gli effetti delle proteste e ordina-
zioni emesse, anzi conoscerle disprezza-
te, e con nuova fellonia e vera ribellio-
ne intimata la convocazione della sedicen-
te assemblea generale nazionale dello sta-
to romano, per istabilire nuove forme di
governo ; nel protestare contro tal mo-
struoso decreto de2Cj dicembre in pre-
giudizio della pontificia indipendenza e
sovranità, e perchè niuno tra' sudditi si
illuda per le seduzioni de'predicatori di
sovversive dottrine, proibì a tutti di pren-
der parte alle riunioni per la nomina de-
gl'individui da inviarsi alla condannata
assemblea, rammentando che i decreti dei
predecessori ede'concilii fulminarono le
censure e la scomunica maggiore, da in-
corrersi senza bisogno di dichiarazione,
da chiunque attenti alla temporale so-
vranità de'sommi pontefici; dichiarali'
doesservi già incorsi lutti quelli che han-
no dato opera all'atto suddetto ed ai pre-
cedenti diretti a danno della slessa sovra-
nità,ed inqualunquemodo abbiano per-
turbata e usurpata la sua autorità; pre-
gando Dio per la conversione e salvezza
de'figli traviati, per vederli rientrale nel-
l'ovile del Signore. Ai 3o la Gazzetta
romana prese il nome di Monitore ro-
manOj giornale egualmente ufficiale.
Febbraio 1849-
A'2 il Papa diresse l'enciclica Ubipri-
nutnt nitllis certe, ai patriarchi, primati,
arcivescovi e vescovi di tulto l'universo
PIO 207
cattolico, nella quale dichiarò, che veden-
do come nel pontifìcatodi Gregorio XVF
meravigliosamente ardesse in tutto l'or-
be cattolico il desiderio che dalla s. Se-
de si pronunziasse alfine con solenne giu-
dizio che la ss. Genitrice di Dio fu con-
cepita senza la macchia dell'originale pec-
cato,per cui il nominato predecessore con-
cesse a chi lo domandasse di usarsi la pa •
rola immacolata nelle sacre liturgie e nel
prefazio della messa della Concezione;
per definire e decretare poi a suo tempo
come dottrina dellaChiesa il concepimen-
to di Maria Vergine essere stato assolu-
tamente immacolato e immune affatto
da ogni macchia di colpa originale, aven-
do incaricato alcuni cardinali e dotti teo-
logi dell'esame di sì grave oggetto per
sottoporsi alla loro opinione, invi tò il cor-
po episcopale d'ordinare pubbliche preci
acciò Dio lo illuminasse nella risoluzione
di tanta importanza, e di manifestare il
proprio sentimento e quello del loro cle-
ro e popolo fedele; e siccome avea con-
cesso al clero romano l'ufficio propriodel-
la Concezione, compartì ai vescovi la fa-
coltà di accordarlo ai loro cleri. In Roma
nelle saledellaCancelleriaa'5 si aprì \\:s-
semblea nazionale 0 costituente romana,
inaugurandosi la rappresentanza del po-
polo; ad essa la commissione di governo
rassegnò il potere. L'assemblea pertanto
a'n nella 3.a sua seduta decretò : il Papa
decaduto di fatto e di diritto dal governo
temporale dello stato romano ; il pontifi-
cato avrà le guarentigie per l'indipenden-
za nell'esercizio della podestà spirituale;
la forma del governo sarà la democrazia
pura e prenderà il nome di Repubblica ro-
mana, la quale si proclamò in Campido-
glio.La rivoluzione fu compiuta, dalCa in-
pidoglio si pubblicò la libertà italiana,
l'anarchia giunse al suo colmo; indi per
quanto accadde in Toscana, il granduca
colla real famiglia riparò a Gaeta. Lun-
gi dal riportare i deplorabili atti del go-
verno repubblicano, che si leggono nel
Monitore romano, proseguirò a indica-
2o8 P I O
re le cose principali e solo relative a que-
sto articolo, essendo infinite le stampe u-
scite in Roma che vi possono supplire,
come la Storia della repubblica romana
corredala di documenti. Gli ultimi 69
giorni della repubblica romana. Alfonso
Ealleydier, Histoire de la revolution de
Rome, Genève 1 85 r .
Il Papa ai i4 in Gaeta, alla presenza
del sagro collegio e del corpo diplomati-
co, protestò solennemente contro il decre-
to del 9 febbraio della sedicente assemblea
costituente romana j lo qualificò ingiu-
sto, ingrato, stolto ed empio, dichiaran-
done la nullità, come avea fatto degli atti
precedenti, incaricando i membri del cor-
po diplomatico di ripetere le sue prote-
ste alle loro corti e governi. E vedendo
i sudditi pontificii nell'abisso della più
profonda miseria, onde sciogliere le ca-
tene da cui erano oppressi per opera del-
l'ardita nemica fazione, douiandòche fos-
se mantenuto il temporale dominio del-
la s. Sede,necessario al l'esercizio dell'apo-
stolato cattolico. Nello stesso giorno il car-
dinal Antonelli con nota diplomatica in-
dirizzata ai medesimi rappresentanti del-
le potenze, per invocare il loro soccorso
al ristabilimento del Pontefice ne'suoi do-
mimi temporali, premessa la breve espo-
sizione de'precedenti fatti, in nome del
Papa chiesespecialmente l'intervento ar-
mato d'Austria, Francia, Spagna e delle
due Sicilie, come potenze che per la lo-
ro posizione geografica potevano pronta-
mente e più facilmente concorrervi col-
le armi, per liberare lo stato della Chie-
sa dalla fazione che vi esercitava ogni sor-
ta di delitto e di atroce dispotismo, es-
sendo sacro dovere del Pontefice di con-
servare il patrimonio ricevuto nel suo av-
venimento al pontificalo, per trasmetter-
lo nella sua integrità ai propri successo-
ri, ed ancora per essere la sua causa quel-
la dell'ordine e del catolicismo. Alle al-
tre potenze poi il cardinale domandò il
loro appoggio morale all'intervento ar-
mato, che la gravità delle circostanze ob-
PIO
bligava implorare. S'istituirono pertan-
to in Gaeta diplomatiche conferenze, per
deliberare sul modo di eseguire l'intra-
presa. L'assemblea costituente romana,
liriche non fosse deliberata la costituzio-
ne della repubblica, avendo decretato go-
vernare lo stato mediante un comitato
esecutivo, lo compose di Armellini, Sa-
liceti e Mon lecchi. Questo potere esecu-
tivo ai i4 formò il nuovo ministero, col
nominare ministri: della pubblica istru-
zione e presidente del consiglio, Muzza-
relli; dell'interno, Saffi; di grazia e giu-
stizia, Lazzaróni; degli affari esteri, Ru-
sconi; delle finanze, Guiccioli (pochi gior-
ni dopo si dimise e gli successe Manzoni);
de'Iavori pubblici e commercio, Sterbi -
ni ; della guerra e marina, Campello: di
più riunì al presidente di Roma e Co-
marca la prefettura di polizia, e ne no-
minò o confermò presidente Mariani. Ai
7 dall'assemblea fu stabilito, che tutti gli
impiega ti ci vi li do vesserò dare la loro ade-
sione alla repubblica sotto una forinola
determinata, ed i militari prestassero al-
la medesima giuramento di fedeltà: que-
sta leggesparse l'agitazione in tutto lo sta-
to; molti si astennero dall'ubbidire, per-
dendo il loro impiego 0 grado, gli altri
per bisogno dovettero accedere, oltre
quelli che partigiani del nuovo ordine di
cose, di buon grado aderirono o giura-
rono. Ai iq il cardinal Antonelli in no-
me del Papa formalmente protestò con-
tro la legge repubblicana, che avea di-
chiarato proprietà dello stato tutti i beni
posseduti nello stato romano dal clero se-
colare e regolare, e dalle pie istituzioni,
dichiarando nulle e di niun valore le lo-
ro vendite, ipoteche o enfiteusi, pregan-
do i ministri diplomatici a dare la più e-
slesa pubblicità a questo atto, onde dif-
fidare anche gli stranieri ad astenersi da
qualunque contratto. Egualmente ai 19
gli austriaci capitanati dal general Hay-
nau, passalo il Po, imposero a Ferrara li-
na somministrazione di denaro e si riti-
rarono con 6 ostaggi. Ai 2 1 il Papa in
PIO
tanto attaccata, e per Pio IX. In fine, al-
tra verace e critica storia con 55 docu-
menti e pcrciòassai interessante, su quoti*
to precede, accompagnò e segui la rivo-
luzione romana, si riporta nei benemeri-
ti /limali delle scienze religiose serie 2.*,
t. 7, p. 5 e seg. nella bella Memoria sto-
lieo polemica sulle ostilità della rivolta
contro il cattolicisino negli avvenimen-
ti di Roma di 31. B. D. S. La rivolu-
zione del 1848 provò a sovvertile in Eu-
ropa l'ordine religioso, morale e politi-
co, ma fu vinta ne'campi di battaglia, nei
parlamenti ene'consigli delle nazioni 3 an-
zi gli uomini dell' ordine se ne valsero co-
me di opportuno strumento a pio della
religione e della morale, onde la Chiesa
si fece più libera nella sua azione bene-
fica, i vescovi celebrarono molti utilissi-
mi sinodi, ed uno splendido novero d'il-
lustri conversioni dilatò quel cristianesi-
mo che si tentò distruggere.
L'accademia ecclesiastica, chiusa nel
1847 , fu riaperta con migliori metodi.
Ai 18 l'imperatore d'Austria Francesco
Giuseppe I pubblicò il decreto col quale
appagando i voli del Papa e de' vescovi
del suo impero, ivi apri l'adito a quelle
libertà della chiesa cattolica che tanto si
desideravano. Ai 29 si pubblicarono le
disposizioni sovrane sulla istituzione in
Fioma della Banca dello stato pontifìcio
o banca di sconto, in cui si fuse la ban-
ca romana , con due banche succursali
in Bologna ed Ancona, il cui programma
uscì poi ai 21 giugno. Avendo il Papa
preso cognizione degli atti de'consigli di
censura, lodandone la moderazione, non-
dimenoper sua ci eutenza ridusse alla me-
tà del tempo la sospensione dall'uffizio cui
erano stati sottoposti vari individui: per
quelli poi colpiti da misura più gravi, sta-
bilì una commissione perchè lo coadiuvas-
se in conoscere chi potesse godere qualche
tratto di sua clemenza. A'3o istituì i vesco-
vati armeni di cui parlai a Patriarcato
armeno, cioè Ancira,Erzerum o Teodosio-
poli, Artuin, Trebisonda, Bursa 0 Pi-usa,
VOL. LIU.
PIO 2i5
ed Hispahan; non che le sedi vescovili di
l'art d' Espagne e lioseau iu America.
Maggio iftjm.
Ai i5 mg.r Fornati nunzio di Parigi
d'ordine del Papa indirizzò una lettera
a tutti gli arcivescovi e vescovi di Fran-
cia, intorno a qualche di versila di opinio-
ne nella legge sul pubblico insegnamen-
to, migliorata e modificata dalle prece-
denti prescrizioni, tracciando all'episco-
pato una direzione per calmare le ansietà
di alcuni e le domande di altri sull'ap-
plicazione della legge stessa. Ai 20 tenne
concistoro in cui provvide 5 chiese arci-
vescovili,^ vescovili è conferì 4 titoli ift
partibus, uno arcivescovile e 3 vescovili,
concedendo 7 palili, fra'quali per l'arcive-
scovo d'Armagli e pel vescovo di Pavia,
dopo aver pronunziato 1' allocuzione Si
semper antea. Con essa rese grazie a Dio
e alla Vergine immacolata per averlo ri-
condotto dopo dolorose vicende alla pro-
pria sede : encomiò con isplend.de pa-
role di riconoscenza la singolare pietà e
il generoso albergo e le officiosità con cui
lo avea ricolmato re Ferdinando li, con-
correndo a difendere il ci vii principato,
eziandio col capitanar le sue truppe. Rin-
graziò solennemente la nazione francese
e il presidente principe Luigi Napoleo-
ne Bonaparte , che senza risparmio di
spese decretarono la spedizione de'valo-
rosi comandanti e soldati, che liberando
Roma dall'infelice stato in cui giaceva, ve
lo ricondussero. Lodi e grato animo di-
chiarò all'imperatore Francesco Giusep-
pe I,che colle vittoriose sue armi liberò
le provinciespecialmente dell'Emilia, del
Piceno e dell'Umbria da un ingiusto do-
minio. Altri encomi e sensi di riconoscen-
za rese alla regina di Spagna Isabella li
e suo governo, per aver eccitalo le na-
zioni cattoliche a sostenere la causa del
padre comune de'fedeli, e spedilo le sue
milizie a rivendicare i possedimenti della
s. Sede. Esaltò pure tanto i sovrani acat-
tolici per aver contribuito colla loro for-
za morale in sostenere i diritti temporali
1 5
qi6 PIO PIO
della romana chiesa, che il corpo diplo- Nesqnaly nell'Oregon; e fece pubblicare
malico pei averlo difeso prima di sua par- il decreto Qinim s aneli s sì niwn, col qua-
lenza da Doma, ed accompagnalo nell'e- leinnalzòadoppiodÌ2."classeil rito della
silio e nel ritorno. Altamente gioì ifìcò le festa della Visitazione di Maria Vergine.
dimostrazioni d'ossequio e liberalità date Giugno i85o.
dall' universo cattolico e dall' episcopa- A' 3 la commissione comunale di Ro-
to; non che i cardinali pel conforto e sol- ma decretò l'onore della cittadinanza e
lievo recato nella comune sventura sos- nobiltà romana ai conti Antonelli fra tei -
lenula con animo invillo, e pei consigli li e loro discendenti, in attestato di civi-
dalie fatiche sofferte nelle gravissime lot- ca riconoscenza verso il cardinal Anto-
te. Indi dalla gioia passò a gemere per la nelli pro-segrelario di slato, per le fati-
terribile guerra suscitala contro la reli- che diplomatiche con tanto senno e con
gione , la virtù e la cattedra aposlolica, tanta felicità d'esito da lui sostenute, nel
incoraggiando i vescovi a sostenerla co- cooperare alla ripristinazione del domi-
ine compartecipi delle pastorali sollecita- nio temporale e poni ilìcia residenza inPio-
dini. Si consolò per le libertà concesse ma: molti sovrani decorarono il porpo-
alla Chiesa dal religiosissimo impelatole rato de'più insigni ordini equestri, per lo
d'Austria; e sfogò il dolore da cui era op- slesso motivo e in alteslatodi stima eam-
presso per vedere ne' dominii del re di umazione. Nell'intendimento di stabilire
Sardegna abbaitele e conculcare i diritti tra quelli che in Roma professano le va-
della Chiesa e della s. Sede, ad onta di so- rie arti e mestieri un'intima unione che
Jenni trattali concinosi, come pei' I' ai- presti garanzie, a' 6 commise ad una par-
resto di mg.r Fransoui arcivescovo di To- ticolare congregazione di cardinali con
lino, avendo già per tullociò fortemen- prelato segretario, la proposta di quelle
te reclamato. In line esaltando il zelo re- provvidenze, che prendendo l'uomo pel
ligioso della nazione belgica, paventò sui duplice interesse della vita spirituale e
pericoli che sovrastano agi' interessi dei della vita materiale, valgano a rannoda-
cattolici. Ai 26 nella eappella Sistina con- re con più stretti vincoli, sotto l'autorità
sagrò in arcivescovo di Ferrara il cardi- della Chiesa, che solo può renderle vera-
nal Vannicelli, in arcivescovo di Neoce- mente utili e profìcue alla società, le cor-
sarea mg.r Gonnella e in vescovo di To porazioni industriali e leconfralernilere-
ronto mg.1" Charbonnet. Indi deposti i sa- ligiose, volendo riorganizzare le antiche
gii paramenti e assunta Iamozzelta e sto- benemeri le Università artistiche, per por-
la, al i.° impose il pallio ; dopo di che fé- re un argine alla irreligione e alla on-
ce leggere il decreto sull'approvazione dei moralità della presente età. A' 7 il Papa
miracoli del ven. Pietro Claver gesuita a eresse in sede vescovile Modigliana, di-
potersi procedere alla sua bealifìcazione chiarandola suftraganea di Siena. Nel vi-
e canonizzazione ; ed il decreto intorno sitare ai io la basilica di s. Paoloj si coni-
alle virtù in gradoeroico della ven. Ger- piacque in vedere notabilmente progre-
mana Cusin pastorella di Pibrac. Per di- dire il compimento del tempio e le sue
vozione verso s. Pietro donò alla basili- decorazioni. Volendo poi accorrere alla
ca Vaticana il ricchissimo ed elegantissi- riparazione delle chiese povere danneg-
mo ostensorio (descritto nel n.°i26 del giate nelle ultime vicende, olire la visto-
Giornale di Roma), ricevuto dai vesco- sa somma già erogata a benefìzio di al-
vi e cleri della provincia ecclesiastica di tre, dispose che una ragguardevole som-
Resa neon , monumento di riverente at- ma di suo peculio fosse impiegata pei In-
taccamento verso il capo visibile della sugni delle medesime. Agli 1 1 fece notifi-
Chiesa. A' 3i eresse la sede vescovile di care la nuova orgouizznzionedella milizia
PIO
papale e gl'importanti vantaggi concessi.
Ristabilì il delegalo ecclesiastico tli Civita-
vecchia, nominandovi mg.1' Lo Schiavo.
Luglio i85o.
A' 2 per mezzo del cardinal Orioli pre-
fetto della s. congregazione de' vescovi e
regolari, diresse lettere circolari, Per di-
vina disposizione 3 e Universale jubi-
laeum, a tutto l'episcopato del mondo cat-
tolico sid giubileo accordato per api ire ai
fedeli il tesoro dell'indulgenza plenaria e
pel ravvedimento de'peccatori, anche per
supplire in qualche modo al giubileo del-
l'unno santo che le imponenti circostanze
non permisero pubblicare nel corrente
anno in Roma, conferendo ai vescovi le
opportune facoltà, eziandio per l'assolu-
zione di qualunque peccato e censure ec-
clesiastiche. A' i5 annuì che l'arma po-
litica de veliti prendesse il nome di Gen-
darmeria pontifìcia • indi nominò cap-
pellano maggiore con grado di generale
delle milizie papali, il vescovo mg.r Tiz-
zani, accordando ai cappellani, che godo-
no il grado di capitano, l'onorifico distin-
tivo del triregno e chiavi in ricamo d'oro
da portarsi sul petto; dipoi ai 19 soppres-
se l'uso delle spalline nella milizia ponti-
fìcia, surrogando pei distintivi stelle d'o-
ro o argento in ricamo ai lati del colletto,
oltre il gallone simile anche sui paramani
ai capi, distinguendosi dagli altri ricami
i gradi degli ufficiali generali. Nello stes-
so giorno 19 istituì le sedi vescovili di
Sav annali , TVeheling, s. Paola de M ine -
sotaj elevando in arcivescovili quelle ve-
scovili di Cincinnati, Nuova Orleans e
Nuova Yorck. Considerando che la mas-
sa di carta monetata ascendeva a scudi
G,948j)85o,troppo eccedente al movimen-
to commerciale, e volendola togliere dalla
circolazione e ammortizzarla, a' 27 fece
pubblicare l'espediente di creare certifi-
cati di credito sul tesoro fruttiferi al 5
per 1 00 ed anno, rappresentanti il capi-
tale di scudi 100 l'uno, contro il paga-
mento di scudi 8 j, 90 e 9^ in carta-mo-
netata per la somma in capitale di 5 mi-
PIO 227
lioni di scudi, da ammortizzarsi inìo an •
ni, restando i boni di sostituzione, ed isti-
tuendo per le relative operazioni la com-
missione per l'ammortizzazione della car-
ta monetala, col cardinal Marini per pre-
sidente: questa commissione emanò un
regola mento e successivamente bruciò cir-
ca la metà del valore nominale de'boni.
Agosto i8to.
Ai i5 segnò il moto-proprio, Gli ospe-
dali, sulla commissione degli ospedali di
Roma, per soprintendere a lutti, regola-
re e mantenere l'uniformità delle massi-
me, l'ordine, la disciplina e la buona am-
ministrazione, che veda i bisogni d'ognu-
no, ne esamini i conti, ne formi il sinda-
calo, venendo considerati gli ospedali par-
ti d'un medesimo istituto e costituenti la
pia opera della ospitalità per tutti i ge-
neri di malattia.
Settembre 18^0.
Si determinò la commissione per esa-
minare gli articoli che si volevano man-
dare alla grande esposizione di Londra
de' prodotti industriali e manifatturieri
di tutto il mondo , ove furono raccolte
tante meraviglie della natura, dell'arte e
dell'ingegno umano. Il cardinal Antonel-
li con editto del io notificò nel sovrano
nome l'ordinamento de'5 ministeri dell t
pubblica amministrazione, presieduti dai
ministri dell'interno, di grazia e giusti-
zia, delle finanze, del commercio , agri-
coltura, industria, belle arti e lavori pub-
blici, e delle armi, lutti coi sostituti, ol-
tre que' ministri titolari di stato che il
Papa riputerà opportuno nominare, i
quali non avranno funzioni abituali ; si
determinarono le attribuzioni comuni ai
5 ministeri e le speciali d'ognuno; di-
chiarandosi che le relazioni del governo
della s. Sede con le altre potenze sono
sempre affidate al cardinal segretario di
slato, a\ quale si conservavano le sue at-
tribuzioni, venendo qualificato l'organo
del sovrano, anche nell'emanazione de-
gli alti legislativi, e presidente del consi-
glio di detti ministri. Questo consiglio si
3*8 P I O
(ululerebbe nelle adunanze e delibera-
zioni, che vi si dovranno prendere nella
discussione degli affari più gravi. Inoltre
nello stesso giorno enei nome sovrano il
cardinale pubblicò la legge sul consiglio
di stato, gli affari da trattarsi e loro di-
visione; esame, discussione e opinameli-
ti ; la presidenza fu attribuita al cardinal
segretario di stato, la vice-presidenza ad
un prelato. A'26 istitiù le sedi vescovili
di Martiniccae Guadaloupe(di esse parlai
ne' voi. XXX, p. 1 3 1 , X L V, p. 2 56) e di
Reunion, k'iq emanò la bolla Universali s
eccle.siae, pel ristabilimento della gerar-
chia ecclesiastica de' vescovi ordinari inlri-
ghilterra (avuto riguardo al numero ben
grande ed ogni dì crescente dei cattolici
nel regno) ne'singoli distretti de'vicariati
apostolici (tutti li descrissi a Inghilterra)
di cui presero il nome, con formare una
provincia ecclesiastica composta del me-
tropolitano e di 12 vescovi suffraganei.
Cioè nel distretto di Londra eresse la se-
de arci vescovileemetropolitana di West-
minsler e quella di Southwark, la quale
al pari delle altre che nominerò, assegnò
alla medesima sede arcivescovile per suf-
fraganea. Nel distretto settentrionale e-
resse la sede di Hexham ; in quello di
Yorck, la sede di Beverley; in quello di
Lancastro, le sedi di Liverpool e di Sai-
foni; in quellodi Galles, la sededi Shrew-
sbury, e le sedi unite di Newport o Me-
nevia e s. David ; nel distretto occiden-
tale, le sedi di Clifton e Plymonthj nel
distretto centrale, le sedi di Nottingham
e Birmingham ; nel distretto orientale ,
la sededi Northampton. A' 3o tenne il
concistoro, in cui dopo breve allocuzione
provvide 4 chiese arcivescovili e 7 vesco-
vili, conferì un titolo vescovile in parti-
bus, concedendo 7 pallii; quindi pubbli-
cò cardinali i seguenti : Raffaele Fonia-
ri romano, creato e riservato in petto ai
2i dicembre 1 84'3, prete di s. Maria so-
pra Minerva, poi prefetto della congre-
gazione degli studi. Paolo-Teresa-Da-
vid d' Astros di Tours , arcivescovo di
PIO
Tonlouso, prete, morì a' 29 settembre
1-85 1. Gio. Giuseppe Bonnel y-Orbe
dell'arcidiocesi di Granata, arcivescovo
di Toledo, prete. Giuseppe Cosenza na-
poletano, arcivescovo di Capua, prete di
s. Maria in Traspontina. Giacomo Ma-
ria Adriano Cesareo Jllathieu parigino,
arcivescovo di Besancon, prete. Giuda
Giuseppe Romo dell'arcidiocesi di Tole-
do, arcivescovo di Siviglia, prete. Tom-
maso Gousset dell'arcidiocesi di Besan-
con, arcivescovo di Reims, prete di s. Ca-
listo. Massimiliano Giuseppe Goffredo
libero barone de Semeran-Beekh di Vien-
na, arcivescovo d' Olmùtz , prete. Gio-
vanni Geissel della diocesi di Spira, ar-
civescovo di Colonia, prete. Pietro Pao-
lo de Figueredo de Cu/dia e Mello della
diocesi di Coimbra, arcivescovo di Bra-
ga, prete. Nicola IViscman inglese, na-
to in Siviglia, arcivescovo di Westmin -
ster , prete di s. Pudenziana. Giuseppe
Pecci eugubino, vescovo di Gubbio, pre-
te di s. Bai bina. Melchiorre de Diepen-
brock della diocesi di Miinster, vescovo
di Breslavia, prete. Roberto Roberti di s.
Giusto dell'arcidiocesi di Fermo, diaco-
no di s. Maria in Domnica.
Ottobre i85o.
Ai 3 couvocò il concistoro pubblico,
indi il segreto, nel quale provvide 4 chie-
se vescovili e conferì due titoli in parti-
bus, uno arcivescovile, l'altro vescovile,
poscia postularono il pallio i cardinali
Cosenza e Wiseman. La repubblica di
Costarica accreditò un ministro residen -
ziale presso la s. Sede. Ai io si pubblicò
il regolamento per le franchigie postali.
Neil istesso giorno per cura del ministro
del commercio si aprì il tratto della via
Appia al 3.° miglio da Roma, oltre il se-
polcro de'Servili, discoprendosi negli sca-
vi diversi cospicui monumenti, iscrizioni,
frammenti di sculture, statue, bassorilie-
vi, architetture e cippi, laonde furono
lungo la via rimesse in vista e collocate
ne'margini le importanti rovine deglian-
tichi sepolcri colle loro decorazioni, lo
PIO
die si continuerà nelle successive esca-
vazioni, che principiate al 4-° miglio cir-
ca dalla Porla Capenti, furono protratte
verso Albano. Ad istanza del cardinal
Mai titolate della chiesa di s. Anastasia,
avendo con breve ripristinato il suo ca-
pitolo, separandolo da quella di s. Maria
in Cosmediu,il porporaloa'i) die il posses-
so ai nuovi canonici. Per l'equilibrio del-
le rendite colle spese dello stato e per far
fronte alle conseguenze degli ultimi de-
plorabili avvenimenti, dal ministro delle
finanze fu imposta una tassa sull'eserci-
zio delle professioni, arti, mestieri e in-
dustria. Ai i3 accettò la rinunzia che i
ministri degl'infermi fecero della direzio-
ne spirituale e temporale dell'cspedaledi
s. Spirito ; ed ai i 7 si recò a Castel Gan-
dolfo e ritornò la sera in Roma. Ai 22 e-
resse la sede vescovile di Diano, sostituen-
dola a Capaccio, alla quale è unita quella
antica di Pesto; ai 28 ebbe luogo il trat-
talo riguardante la libera navigazione
del Po, conchiuso con l'imperatore d'Au-
stria, con accessioneaquello che l'Austria
avea conchiuso coi governi di Modena e
Parma il i3 luglio 1 84<>
Novembre i 85o.
Nel i.° del mese dopo la messa solen-
ne adunò il concistoro segreto in cui pro-
nunziando l'allocuzione, In consistoriali
oratione, tornò a lamentare le cose fatte
edecretate contro il diritto e le immuni-
tà della Chiesa, e il solenne concordato
couchiuso con indulgente condiscenden-
za da Gregorio XVI di sa. me. pei domi;
nii di terraferma e d'oltremare del re
di Sardegna, narrandone tutta la storia
e le rimostranze vane fino allora pratica-
le contro tante innovazioni, massime i
reclami avanzati pel giudizio e le pene in-
flitte a danno degli arcivescovi di Torino,
di Sassari e di Cagliari, della religione e
del pubblico insegnamento, e perle pe-
stifere opinioni e sentenze sulla dottrina
della Chiesa, protestando nuovamente
sopta ogni cosa con apostolica energia. Ai
7 ripristinò l'importante carica di dirci-
PIO .,,
toro generale di polizia, affidandola a
mg. Ridilli. Ai 22 il cardinal Antonelli
d'ordine sovrano pubblicò la legge divi-
sa in (> capitoli sul governo delle provili-
eie e sttlf amministrazione provinciale.
Con essa Io stato pontifìcio fu diviso in \.
legazioni, oltre il circondario della capi-
tale; le legazioni divise in provincie o
delegazioni, le provincie in governi, i go-
verni in comuni. Il circondario della ca-
pitale si formò con Roma e sua Coruarca,
e dalle provincie di Viterbo, Civitavec-
chia e Orvieto (col titolo di Roma e cir-
condario). Le provincie appartenenti a
ciascuna delle 4 legazioni si determina-
rono: i.° (col titolo di Legazione di Ro-
magna), Bologna, Ferrara, Forlì, Ra veli-
na. 2." (Legazione delle Marche) Urbi-
no, Pesaro, Macerata con Loreto, Anco-
na, Fermo, Ascoli, Camerino. 3.° (Lega-
zione dell' Umbria)Perugin, Spoleto, Pue-
ti. 4-' ''{Legazione di Marittima e Campa-
gna) Vellelri, Frosinone, Benevento (la
quale legazione nuovamente fu stabilita
per sempre pel cardinal decano). 11 go-
verno di ciascuna legazione sarà affidato
ad un cardinale legato della s. Sede, rap-
presentante il sovrano e da lui nominato
con breve, ed il luogo di residenza lo sta-
bilirà il Papa: il cardinale legato corri-
sponderà ordinariamente col cardinal se-
gretario di stato, avente dipendenti i de-
legati apostolici eletti dal Pontefice con
breve. Ogni provincia prenderà il nome
di delegazione, iu cui eserciterà l'autorità
governativa e amministrativa il delegato,
che ordinariamente coi risponderà col suo
legato. Il circondario di Roma verrà pre-
sieduto da un cardinale nominato con
breve dal Papa, col titolo di presidente
di Roma e Comarca, il quale eserciterà
nel circondario di Pioma le attribuzioni
de'Iegali, tranne quelle riguardanti il po-
litico e il movimento della forza pubblica,
riservati ai ministri competenti; a queste
eccezioni fu pure assoggettato il cardinal
decano. La Comarca di Roma saràaniim-
uistrata^luuu prelato col titolo di delega-
23o rio
10 apostolico, scelto dal Pupa con breve, e-
sercilando le attribuzioni come gli altri
delegali. A ciascuna delle altre Provincie
comprese nel circondario di Pioma, pre-
siederà un delegalo. I legati saranno assi-
stili da un consiglio composto di 4 consi-
glieri, da un segretario generale, da uu di-
rettore di polizia e altri impiegati. I dele-
gati saraunoussistiti dal segretario di poli-
zia, dal segretario di delegazione, dalla
congregazione governa ti va di4 consultori
e da altri impiegali.il cardinal presidente
di Roma e Coruarca avrà il consiglio co-
me le legazioni e il segretario generale.
11 delegalo della Comarca di Roma avrà
un consiglio amministrativo, organizza-
lo come le congregazioni degli altri de-
legati, e sarà assistilo da uu segretario. Gli
ultimi due capitoli riguardano i governi
e i governatori de'capoluoghi, uou che
l'amministrazione provinciale. Il mede-
simo prò -segreta rio di stato ai 24 Pu^'
blicò la legge sui comuni dello slato pon-
tificio e loro divisione; sulle rappresen-
tanze municipali; sulle attribuzioni dei
consigli e delle magistrature de'comuni;
sulle rendite de' comuni; sulla tutela go-
vernativa delle comuni; sulle adunanze
e disciplina de'consigli e delle magistra-
ture; sulla elezione de'cousiglieri; sulla
elezione delle magistralure e dei consi-
glieri provinciali. Ai 3o furono soppres-
se le giurisdizioni de' tribunali ci vili e cri-
minali, residenti in Foligno e Loreto,
veuendo riuniti a quelli di Perugia e
Macerata.
Dicembre i85o.
Ai 20 fu couclnuso Ira il governo pon-
tificio e quello del granduca di Toscana
un trattalo per reprimere il contrabban-
do esercitato sulle frontiere de' due slati
limitrofi, con facilitazioni al commercio
e all'industria.
Gessaio i85i.
A Palazzi apostolici narrai la fusione
delle guai die palatine decapatori e della
civica set-Ita effettuata nel i.° del mese
nel nuovo corpo di pontificia guardia
PIO
palatina. Ai 7 col decreto della ceremo-
uiale, Firma, stabili con più regolarità
il melodo per accedere alla pontificia u-
dienza, dai cardinali e prelati, con vesti
da potersi adoperare uelf uso della vita
privata. Pel magnifico compimento del la
basilica di s. Paolo e suo maggiore or-
namento, ordinò la costruzione del su-
perbo tabernacolo con 4 fustl di colon-
ne di alabastro egiziano, per contenere
l'antico che sovrasta il sepolcro dell' a-
postolo ; contribuì alle dorature del va-
sto lacunare della nave retta, e donò alla
cappella del ss. Crocefisso preziosi parati
di velluto paonazzo ed oro ; dispose che
la statua colossale rappresentante Gre-
gorio XVI, già destinala per Y Ospedale
dis. Giacomo, fòsse trasportata nella ba-
silica ed ivi eretta per attestare ai poste-
ri la gran parte presa da quell'immor-
tale Pontefice nello splendido edifìzio; e
con generosa munificenza pose a dispo-
sizione della fabbrica scudi 3o,ooo di suo
peculio per la costruzione della facciata
principale della basilica. Ai 23 con edit-
to il cardinal Anlonelli pubblicò la spe-
ciale sovrana disposizione sulla rappre-
sentanza e sulla amministrazione del co-
mune di Roma, composta da un corpo
municipale di 48 consiglieri, 8 de'quali
col nome di conservatori , oltre il capo
chiamato senatore. Con questo atto ces-
sarono di aver vigore le speciali dispo-
sizioniorganichedel moto-proprio 1 .° ot-
tobre 1 847;come aucora le ingerenze dei
sussidii, sanità regionaria e lavori di pub-
blica beneficenza , che vennero affidate
alla commissione de' sussidii, nominando
il Papa in presidente il cardinal Mattei,
cui fu pure nuovamente soltoposto V O-
spizio di s. Maria degli angeli.
Febbraio 1 8 5 1 .
Ai 7 tenue il concistoro segreto, in cui
dopo l'allocuzioue Inter novos , riguar-
dante l'arcivescovo di Palmira, che fece
coadiutore con futura successione dell'ar-
civescovo di Braga, provvide 2 chiese ar-
civescovili compresa la nominala, e i5
PIO
vescovili, conferì a tiloli inpartibus, uno
arcivescovile, l'altro vescovile, e concesse
un pallio.
Marzo i85i.
Ai i a nominò i 48 consiglieri eia *up
pienti del corpo municipale eli Roma; ed
ai a4 elesse senatore di Roma il principe
Del Drago-Biscia-Geutili (che mori a' 2.5
luglio) e gli 8 conservatori, oltre a de-
putati ecclesiastici presso il consiglio di
Roma, in rappresentanza del clero seco-
lare e regolare romano. Verso questa e-
puca si pubblicò il libro delle Notizie di
lloma,clìe dopo il 1847 llou eras' P'u
stampato. Sempre memore della cordia-
le ospitalità ricevuta da re Ferdinando II
e dalla real famiglia, al defunto zio prin-
cipe di Salerno Leopoldo, ai 37 fece ce-
lebrare uu solenne funerale nella basili-
ca Liberiana.
AfRILE i85t.
A' 4 riconobbe il culto immemorabile
del b. Lorenzo da Ripafratta domenica-
no. Ai 6 ricevè il granduca di Toscana
Leopoldo II. A' io leune concistoro pub-
blico, cpiiudi il segreto in cui provvide
3 cinese vescovili, conferì 3 titoli inpar-
tibus, cioè di patriarca di Costantinopoli
a ing.r Lucciardi, uno arcivescovile, l'al-
tro vescovile, e concesse uu pallio. A'i5
fu stabilito tra i governi pontificio e to-
scano, cou dichiarazioni diplomaticbe, il
reciproco eguale trattamento di bandie-
ra ue'porti d'ambedue gli stati. A' 17 ri-
cevè il re Luigi di Baviera, che poi vi-
sitò nella sua villa di Malta. A'a3 accol-
se Carlo III duca di Parma e Piacenza.
Maggio 1 85 1 .
Di suo peculio fece eseguire il magni-
iico restauro e abbellimento delT altare
papale, ciborio e tabernacolo della basi-
lica Lateianeuse e contenente le sagre le-
ste de ss. Pietro e Paolo, rimoveudo tut-
te le cose aggiuute.
Giugno i85i.
Nell'in tendimento di completare la bo-
nificazione deUePaludi Puntine, oltre l'u-
vei e ordinato il compimento della burnii -
P IO 23 1
cazione del circondario cumerale pontino
di Pio VII, volleancora stabilire di bonifi-
care i campi impaludati, massime dalle ac-
que del Teppia, non compresi nel circon-
dario, e prò v vedere alla maggior sicurezza
del circondario medesimo, icui risultali
vantaggiosi saranno immensi] dappoiché,
portandosi ad elfelto le reciproche obbli-
gazioni del governo e degli enfiteuti, non
appariranno più que' danni causali dai
non compiuti lavori o dall'altrui infingar-
daggine e particolare interesse, e si avrà
totalmente e radicalmente bonificata la
palude pontina. Ai a il cardinal Antonel-
li pubblicò con editto le disposizioni so-
vrane per porre in armonia colle nuove
leggi organiche dei ministeri, delle pro-
vincie e de'comuni l'esercizio della giu-
risdizione contenziosa negli affari ammi-
nistrativi, ritenuto il disposto del § 19
della legge io settembre i85o. Essendo
stata annullata circa la metà della carta
monetata coi certificati di credito sul pub-
blico tesoro, a regolare il corso della su-
perstite nella quantità di scudi 3,7 10,000,
il cardi ual Autonelli cou editto delio ne
ordinò la fusione in una nuova carta di
boni del tesoro in surrogazione di 6 ca-
tegorie, cioè di scudi 1 oo,5o,ao, io,5, 1,
avente corso coattivo come moneta lega-
le, fino alla loro ammortizzazione. IMidio
stesso giorno il Papa col breve Multi-
plices iuter, condannò e proibì 1' opera
spagnuola : Difesa dell'autorità del go-
verno e de' vescovi contro le pretensioni
della curia romana, di Francesco dePau-
la G. VigH, Lima 1848. Con essa si rin-
novarono molti errori del sinodo di Pi-
stoia, e perciò le proposizioni e dottrine
contenute si qualificarono scandalose, te-
merarie, false, scismatiebe, ingiuriose ai
Papi e ai concilii, eversive dell'ecclesia-
stica libertà e giurisdizione, errouee, em-
pie ed eretiebe. Agli 8 approvò la con-
venzione cou^biusa in Roma il 1. mag-
gio dal cardinal pro-segretario di stalo
coi plenipotenziari d'Austria , Modena,
Parma e Toscana , per la costruzione
232 PIO
delle linee di strada ferrala che per una
porte debbasi da Piacenza dirigere per
Parma a Reggio, e per l'altra parte stac-
candosi da Mantova proceda egualmen-
te a Reggio, e di colà per Modena e Bo-
logna a Pistoiaoa Prato. Con lettere del
2 i dirette all'episcopato toscano, gli par-
tecipò la convenzione stipulata con Leo-
poldo 11 granduca di Toscana, per ordi-
nare e comporre le leggi vigenti di armo-
nia con tutte quelle che alle leggi eccle-
siastiche appartengono, onde si provvi-
de al regime e alle ragioni degli affari
ecclesiastici, con alcuni articoli e dispo-
sizioni interinalmente convenute special-
mente a difesa de'diritti della Chiesa; ec-
citando i vescovi ad esporrei particolari
bisogni delle loro diocesi alla s. Sede, co-
me a raddoppiare i loro sforzi nel com-
battere e difendere la guerra suscitata
contro la religione cattolica e di zelare il
loro pastorale ministero. Ai 25 il pro-
ministro delle finanze pubblicò lo statu-
to della banca dello stalo pontificio, ap-
provato dal Papa a'3o aprile, notifican-
do ch'essa il i .° di luglio darà principio
alle sue operazioni con scudi 600,000 di
capitale, restando autorizzata ad emet-
tere biglietti che rappresentino il valore
di scudi 1 oo,5o,2o, io,5, ed auchedi som-
ma minore, non mai al di sotto dello scu-
do. Ai 3o recandosi a celebrare la messa
nella basilica di s. Paolo, poi potè osser-
vare con soddisfazione le pareli dell'edi-
lizio arricchite e nobilitale con nuovi la-
vori, ed il vasto lacunare della nave gran-
de compiutamente dorato negl'intagli e
ornali, non che i preparativi per ultima-
re altri grandiosi abbellimenti. Nel me-
desimo giorno dal pro-ministro delle fi-
nanze si pubblicò il Rapporto sulla ta-
bella preventiva generale dello stato pon-
tificio per l'esercizio 1 85 1 : da esso risul-
ta la rendila in scudi 7,665,364; la som-
ma da pagarsi in scudi cj,332,i io, non
compreso il fondo di riserva calcolato
scudi 100,000.
PIO
Luglio i85r.
Nelle ore pomeridiane del i.° giorno
partì per la villeggiatura di Castel Gan-
dolfo , ove a' 3 ricevè la gradita visita
del re e dellaresfinadelledue Sicilie con
la reale famiglia, che da Gaeta erano di-
scesi a Porto d'Anzio, ivi complimentati
dal cardinal Antonelli. Atteso il mare
burra«coso gli eccelsi ospiti prolungarono
la loro dimora nel palazzo apostolico fi-
no al pomeriggio del giorno 5, in cui ri-
partironoaccompagnati dal cardinal An-
tonelli per Porto d' Anzio, donde s' im-
barcarono per Gaeta. In questa lieta circo-
stanza si rinnovarono le edificanti dimo-
strazioni de'monarchi e regia famiglia di
venerazione verso il vicario di Gesù Cri-
sto, e di questi nella corrispondenza di
paterni all'etti. Il Papa in carrozza col re
e col principe ereditario, seguili dalla real
famiglia, si portarono ai 3 a visitare la
chiesa di Galloro presso 1' Ariccia, che
traversarono in uno ad Albano , tra il
generale tripudio degli abitanti. Ai an-
darono nell'esultante Marino (la cui per-
insigne collegiata il Papa dichiarò poi ba-
silica minore con breve de*23settembre) e
nelle ore pomeridiane vi ritornarono per
passare a Grottaferrata, nel cui tempio
riceverono la benedizione col ss. Sagra-
mento. Nel palazzo apostolico di Gandol-
fo il Papa tenne alla sua mensa i sovra-
ni e la real prole, cou la principessa di
Sassonia , ed i cardinali Patrizi vescovo
d' Albano e Antonelli. Nelle ore pome-
ridiane del 1 5 il Papa si restituì in Roma,
dopo aver onorato di sua presenza oltre
i nominati luoghi, Frascati e quell'ere-
mo de'camaldolesi, non che Genzano.
Agosto 1 85 1.
A maggior comodo della classe più po-
vera della popolazione di Roma , onde
far pegni al monte di pietà, furono sta-
bilite 4 case succursali ne' rioni di Tras-
tevere, Monte e Parione. Ai 22 col bre-
ve Ad apostolicae, condannò e proibì le
opere del professore Gio. Nepomuceno
Nuytz : Juris ecclesiastici inslitntionesj
PIO P i O 233
In jus ecclesìasticunt universum tracia- aversi indubitata certezza del suo mar-
tioncs. tòrio , confermato e illustrato da prodi-
Settembre i85i. giose operazioni , laonde potersi prose-
Ai 5 tenne il concistoro in cui prov- guire adatti ulteriori, senza che sia d'uo-
vide 3 chiese arcivescovili ei8 vescovili, pò compi ovaie il duplice miracolo ope-
conferì un titolo in partibus e 5 palili. A, rato per la benevola intercessione dello
Dottrina cristiana arciconfraternita stesso servo di Dio.
parlai delusamente della dispula genera- Ottobre i 85 1 .
le che su di essa annualmente si faceva Ai 7 il cardinal camerlengo pubblicò
nelle sue chiese. Conosciutosi viemmeglio la norma prescritta dalla congregazione
col volgere dell'età, come questa genera- degli studi per la regolare ammissione dei
le dispula favoreggiasse più la memoria giovani allo studio delle facoltà superio-
che l'intelletto, e volendosi anche a ciò ri, pel conseguimento de' gradi, lauree e
provvedere, si stabilì in quest'anno un matricole. Pubblicò ancora i program-
duplice insegnamento, l'uno cioè di me- mi della stessa congregazione per l' am-
moda, sostenuto secondo il consuelonel- missione alle scuole dell'università ro-
la della chiesa dinanzi ai deoutati; l'ai* mana. Ai 23 il Papa celebrò la messa
tro d'intelligenza, fatto avanti il cardi- sull'altare sotterraneo de'ss. Pietro e Pao-
nal Patrizi vicario ed a 7 ragguardevoli lo della basilica Vaticana, e vi lasciò in
ecelesias'ici da lui destinati a promuove- dono un calice prezioso per materia e
re sentenza del profitto ricavato. Le qua- per lavoro. Poi visitò lo studio del mu-
li cose eseguite nella domenica del 7, si saico, e sulla porta d'ingresso trovò col-
pubblicò nella vasta chiesa de'ss. XII A- locato il suo ritratto in musaico con a-
postoii, l'imperatore, i 4 principi, il ca- ualoga lapide di sue benemerenze per
pitanoeralfìere,chericeveronocolle ero- l'incremento di tal nobil'arte.
ci i premi meritati; quindi ad incorag- Novembre i85i.
giar gli altri, si distribuirono non meno Nel 1 .° giorno alla sua vigna Pia fuo-
di altri 55 premi ai giovani cheaveano ri di porta Poi tese, ove tiene uno st ibi-
dato saggio di maggior perizia nelle ri- limento agricolo di alcuni giovani, per-
sposte. Ad istanza del s. collegio a'o con- mise che vi si trasferisse il pio artistico
donò la pena inflitta ai colpevoli de'dan- istituto de'figli di s. Giuseppe, inconiin-
ni e guasti recati alle carrozze de'cardi- ciato nel i85oin s. Prisca, pel rico\ero,
nali in tempo dell'anarchia. A' 12 fu ri- educazioneed istruzione religiosa ed ai li-
conosciuto l'incaricato della repubblica stica de' giovanetti dell'infima classe del
di Guatimala presso la s. Sede. A'2 1 so- popolo, poveri, vagabondi e incori eggibi-
lennemente beatificò il ven. Pietro Chi- li, sotto la direzione de'fialelli di s. Giu-
re/* gesuita. Autorizzò il ministro de'la- seppe di Francia, moderno sodalizio già
vori pubblici a procedere alla prelimina- in riputazione. Colla lettera enciclica Cor
re concessione del tronco di strada fer- nostrum, del 21, diretta ai vescovi dei-
rata da Roma ad Ancona, con le norme l'orbe cattolico, invitò lutti i figli della
e cautele convenienti. A'2q nella chiesa Chiesa e vivamentegli esortò a porgere
dell' ospizio apostolico fece pubblicare il pubbliche e fervorose preghiere al Si-
decreto In universum, sopra la causa di gnore, acciò si degni volgere uno sguar-
beatilìcazione del ven. servo di Dio Gio. do pietoso alla sua Chiesa, e donarle pa-
de Dritto portoghese gesuita, apostolo ce e tranquillità, intimando un giubileo
del Madore nelle regioni indostaniche universale con indulgenza plenaria, il
dell'Indie orientali e ucciso in odio del- quale avrà principio in Peonia circa la
la predicazione evangelica, riconoscendo metà di marzo i8j2 e dorerà un me-
234 PI°
se. Per le circostanze poi minacele voli e
spaventose, in Roma vennero prescritte
particolari pubbliche preghiere con pro-
cessioni, da principiarsi a'9 dicembre e
terminarsi la vigilia di Natale.
Dicembre i 8 5 i .
Si fecero in Roma edificanti proces-
sioni di penitenza alle patriarcali basi-
liche ed ai più celebri santuari della B.
Vergine, dai capitoli, corporazioni reli-
giose, collegi, seminari, confraternite e
dal Papa, col sagro collegio e la cappel-
la pontificia. Ebbero inoltre luogo le ac-
cennate preghiere con molto concorso e
fervore, accompagnate da innumerabili
comunioni. Aveva ben ragione il Poute-
lice d'implorare il divino aiuto pei tristi e
terribili prognostici che generalmente si
facevano peli 852, e ben dal cielo furono
esaudite le sue ferventi preghiere. Ai 2
Luigi NapoleoneBona par te presidentedel-
]arepubblicafrancese,in Parigi fecesolen-
ne appello al popolo, nella gran li te insorta
tra lui ed il potere legislativo dell'assem-
blea diveuuta quasi torre di Babele e im-
potente in faccia alla crisi formidabile
che minacciava. Perciò energicamente di-
sciolse la stessa assemblea e il consiglio di
stato, ristabilì il suffragio uuiversale,con-
tocò il popolo francese ai comizii, acciò o
fosse egli eletto a capo dello stato per io
anni con pieni poteri di ristabilir la co-
stituzione data alla Francia nel 1804
dal 1. ° console suo zio, o se la maggiorati -
/a non gli fosse per essere favorevole, fos-
se convocata una uuova assemblea cui
avrebbe rassegnato i suoi poteri e i de-
simi di Francia. In pari tempo dichia-
rò Parigi in istato d'assedio , altamente
annunziando di voler troncare ogni ner-
bo di rivoluzione e di reprimere ogni
tentativo di politica agitazione. Tutti i
punti strategici di Parigi furono gremi-
ti di soldati. Vennero imprigionati gli
ex. deputati più temerari o più influen-
ti, mentre sopra 200 altri ex deputati
aderirono al presidente. La città restò
quieta, ma ai 3 i montagnardi, i repub-
PIO
blieani rossi, i socialisti e comunisti for-
mando barricate dierono il segnale del-
l'insurrezione che era da tanto tempo mi-
nacciata, solo anticipata per l'impensato
avvenimento: ai 4e5 continuarono! loro
sforzi, ma inutilmente perchè sempre vinti
dalla truppa che distrusse tutte le barrica-
te, uccise 0 disperse i ribelli, vinse ognio-
stacolo, laonde la tranquillità fu ristabili-
ta. Quanto alla votazione, l'esercito aderì
all'appello del presidente della repubbli-
ca, tutto facendo sperare ohe l'imiterà il
popolo. E' generale opinione, che 1' as-
semblea divisa in partiti preparavasi ad
annientare il presidente, il quale la pre-
venne con quel gran colpo di stato, ap-
provato e applaudito dalla maggioran-
za de' francesi, come dal resto d'Europa.
Al d'i d' oggi è ritenuto da tutti che lo
strepitoso e singoiar fatto del 2 riuscirà
in tutta Europa a vantaggio dell'ordine,
la mercè d'un colpo di stato, iu cui si vi-
de manifesta la mano dell'onnipotenza
divina, alcui favore il principio dell'auto-
rità la vinse su quello della rivoluzione e
della demagogia; le preparazioui funeste
pel i852 andarono compiutameute falli-
te, e compievasi nello stesso annoi 85 1 la
sconfitta di quella lotta sociale, che minac-
ciava gli orrori del i852; avvenimento
memorando e supremo, perchè decisivo
nei destini futuri della Francia e di Eu-
ropa.
Roma 28 dicembre i85i.
Vicariali apostolici istituiti, separati
o ampliati.
Separò quello dell'Erzegovina, che fa-
ceva parte del vicariato di Bosnia.
Indie orientali. Nel 1848 istituì il vi-
cariato di Ro-kouor nella Cina. Neli85o
istituì quello della Coch'mchiua setten-
trionale , smembrandolo dall' orientale.
Istituì il vicariato di Cambodia o popoli
Laos. Provvide all' ampliazione del vica-
riato di Bengala, istituendo 1' orientale,
smembrandolo dalla parte orientale. Isti-
tuì quello di Visagapatam e di Mayssour,
PIO
staccandolo da altro, non die ili Coùnba-
toui'.Con breve de'20 maggio 1 85 1 smem-
brò dal vicariato di Madras la missione di
Hyderabad ebe eresse in vicariato.
Africa. Nel 1 847 divise il vicariato del
Capo di Buona Speranza e formò il di-
stretto orientale. Nel 1848 da prefettura
dichiarò vicariato Madagascar. Neli85i
istituì quello di Natal con breve dei 3 i
gennaio, uella colonia Afro-Britannica.
America settentrionale. Con diverse
separazioni istituì i vicariali, nel 1846
di Surinam, neli85o di Nuovo-Messico,
e del territorio all'orientale delle Mon-
tagne rocciose.
Oceania. Nel 1848 istituì il vicariato
di Tbaiti,e nel i85o quello dell'Arcipe-
lago de' Navigatori.
PIO Ridolfo, Cardinale. Della nobi-
lissima famiglia de' principi di Carpi(F.)t
divenuto chiaro per candore di costumi
e straordinaria letteratura appresa nel-
l'università di Padova, nel 1 527 Clemen-
te VII Io promosse a vescovo di Faen-
za , in riguardo de' meriti di suo padre
Leonello, del cui valore eransi prevalsi il
detto Papa e Leone X ue'più ardui nego-
zi della chiesa romana e soprattutto per
mantenere la Marca nell'ubbidienza del
Pontefice. Inoltre Clemente VII l'esentò
dalla residenza per valersene in alluri
gravi, e tra gli altri nella nunziatura a
Carlo V. Dopo di essa rinunziata la sede,
nel i535 Paolo III lo mandò nunzio in
Francia, per intimare il concilio genera-
le e per istabilire la pace tra'prineipi. Nel
concistoro di Piacenza rese conto della
nunziatura durata un anno, e fu rimanda-
to a Parigi con la qualifica di nunzio or-
dinario presso Francesco I, cui riuscì gra-
tissimo, nel qtial tempo Paolo III a' 22
dicembre 1 536 lo creò cardinale prete di
s. Pudenziana. Indi lo rinviò come an-
gelo di pace, due volte a Carlo V, che lo
nominò al vescovato di Girgenti, e se de-
ve credersi al Ciacconio, ebbe pur quelli
di Salerno e Nola ; quindi una 3." volta
per sopii e la guerra di Parma, da cui l'I-
V I O
:3
talia era sconvolta e agitata. Allorché il
Papa si assentò da Roma pei viaggi di
Nizza e Busseto, lo lasciò prefetto e lega-
to dell'alma città, e con lo stesso carat-
tere governò la Marca d'Ancona in tem-
pi travagliosi e di tumulti , ed in quel-
l'occasione moderò e illustrò le costitu-
zioni pubblicale dal cardinal Albornoz,
a vantaggio di qtie' popoli, indi confer-
male da Paolo III. In seguito fu destina-
to alla legazione del Patrimonio, dove la
sua singolare integrila e giustizia gli ac-
quistò somma riputazione e il nome di
gran cardi naie. Paolo 111 inoltre lo costituì
censore e riformatore della corle e palaz-
zo pontificio, non tanto per la sua molta
dottrina e prudenza, «pianto pel cando-
re de'coslumi. Lo stesso credilo gli con-
ciliarono le sue virtù ed erudizione pres-
so i letterati, in vantaggio de'quali avea
aperta scella e copiosa biblioteca, in cui
tra' preziosi volumi si distingueva il fu-
moso Virgilio, emendato nel V secolo
dal console T. Rufo Aproniano. Da Car-
lo V fu dichiarato protettore de'suoi sta-
ti e del sacro impero presso la s. Sede; e
Filippo II re di Spagna gli conferì 1 0,000
scudi di pensione. L'ordine de' cappuc-
cini ebbe in lui un amorevole e valido
difensore, mentre era travagliato. I Papi
gli conferirono le protettone di Scozia,
de' francescani e del santuario di Loreto
(7^.), al quale compartì segnalati bene-
fizi. Per esso ottenne da s. Ignazio 1 4 ge*
suiti per ascoltarvi le confessioni, e si ailo-
prò per l'istituzione del loro collegio dei
penitenzieri. Nel santuario fondò la cap-
pella del ss. Sagramento e l'abbellì con
fini marmi ed eccellenti pitture, presso
la quale costruì case per abitazione de'sa-
cri ministri del tempio, a vantaggio del
quale con l'autorità di Giulio 111 stabili
alcune savie leggi, da osservarsi dal cle-
ro e popolo di Loreto, conducenti ad un
più decoroso servigio della ss. Vergine.
Fece fortificare il porto di Ancona, rifor-
mò nella provincia gli abusi e curò l'esatta
amministrazione della giustizia. 11 suo pa-
236 PIO
lazzo in Campo Marzo, la sua galleria, gli
orti Carpensi (poiché fu chiamato il cardi-
nal di Carpi) da lui formati sul Quirinale
con istatue, urne, iscrizioni e con immen-
sa spesa, la cobite e copiosa biblioteca da
lui raccolta, la collezione di medaglie e
altre antichità, dimostrano quanto ma-
gnanimo fosse. Venne ascritto tra gl'in-
quisitori supremi della fede, ed ebbe a
teologo il p. Peretti poi Sisto V, che gio-
vò all'onore e dignità del porporato. Nel
1062 divenne vescovo d'Ostia e Velletri,
decano del sacro collegio, e morendo nel
1 564, dopo essere intervenuto a 4 concla-
vi, d'anni 65, Pio IV disse che la chiesa
romana e il senato apostolico aveano sof-
ferto gran danno, imperocché poco man-
cò che in di lui luogo, per lo splendore
di sue virtù, fosse eletto Papa. Ebbe se-
poltura nella chiesa della ss. Trinità dei
Monti, nella cappelladis. Michele,in ma-
gnifico monumento col suo busto ed e-
pitaffio composto dal cardinal Ghislieri,
poi s. Pio V, che lo chiamò difensore de i
diridi della Chiesa e sua illuminila, na-
to pel pubblico bene e costantemente a-
lieno dalle lusinghe e piaceri del secolo.
Lasciò esecutori testamentari il detto car-
dinale ed i cardinali s. Carlo Borromeo
e Boncompagno, poi Gregorio XIII.
PIO Carlo Emanuele, Cardinale. Di
Savoia, così chiamato per quanto dis-
si nel voi. XX.1V, p. 181, nacque di ge-
nerosa stirpe in Ferrara, dotato di per-
spicace ed acuto ingegno e di elegante a-
spetto, Clemente Vili a' 9 giugno 1604
lo creò cardinale diacono di s. Nicola in
Carcere, per fare cosa grata ai ferraresi
che di recente erano ritornati sotto l' im-
mediato dominio pontificio; ma essendo
morto poco dopo , non ebbe tempo di
provvederlo, onde il cardmale, per non
gravarsi di spese, nel pontificato di Pao-
lo V si trattenne in patria, ove colla fru-
galità e parsimonia adunata buona quan-
tità di denaro, si trasferì poi in Roma e
potè sostenere con decoro la dignità.
Gregorio XV nel 1621 lo fece legato
P IO
della Marca, e lo afferma anche il Leo-
pardi. Dalla diaconia di s. Nicola in Car-
cere passò all' ordine de'preti e al titolo
di s. Lorenzo in Lucina. Urbano Vili
successivamente lo fece vescovo, nel 1 62 7
di Albano, neli63o di Porto e neli63g
d' Ostia e Velletri, divenuto decano del
sacro collegio. Benché alquanto tenace,
fu caritatevole coi poveri, e ad un luogo
pio somministrò 5oo scudi. Geloso assai
del suo grado e nobiltà di sua prosapia,
fu difficile e inquieto co'famigliari, gra-
ve e sostenuto cogli amici, di soverchio
vanaglorioso. Gran fautore de' teatini ,
comprò loro in Ferrara parecchie case,
affinchè potessero fabbricarvi la chiesa
con comoda abitazione, e fu zelante pro-
motore della canonizzazione di S.Andrea
Avellino. Dopo essere intervenuto a 4
conclavi, morì in Roma nel i64', d'anni
73, e fu sepolto nella chiesa del Gesù ,
sotto gran lapide presso l'altare maggio-
re, con ornamenti di metallo.Lasciò 2000
scudi alla chiesa di Velletri e 6000 ai ge-
suiti, oltre molte migliaia ai nipoti, es-
sendo divenuto molto ricco.
PIO Carlo, Cardinale. Di Savoia, det-
to ilgiuniore, come nipote del preceden-
te, nacque nobilmente in Ferrara, e con-
dottosi in Rotili nel 1639, d'anni 17, si
pose sotto la direzione dello zio; dopo la
cui morte fece un viàggio nelle principa-
li città d'Europa. Datosi alla milizia, al-
quanti anni l'esercitò fuori d'Italia, e re-
stituitosi in Roma in tempo di guerra, im -
pugnò valorosamente le armi in difesa
del proprio sovrano, col grado di colon-
nello in un reggimento di corazze, ma
nel calore d' una zutìa restò prigioniero
de' fiorentini a Moncessino. Annoiato di
una vita piena di pericoli e fatiche, dopo
la morte del genitore Ascauio , stabilì il
suo soggiorno in Roma, ed Innocenzo X
nelt65o lo ammise tra'chierici di came-
ra, e nel 1 65 £ con lo sborso di 2 5,ooo
doppie 1' avanzò a tesoriere , creandolo
cardinale diacono di s. Maria in Domni-
ca a'2 marzo 16 54, facendolo nei 16 55
PIO
Iconio d'Urbino, dove risplendelte In sua
liberalità nel sovvenire i poveri, la giusti-
zia nell* amministrazione del governo, la
pietà verso i pupilli, le vedove e i luoghi
pii, con applauso di tutta la provincia. A-
lessa ndro VII in detto anno lo trasferì
all'ordine de'preli col titolo di s. Maria
in Trastevere, e lo fece vescovo di Fer-
rara, dove visitò la diocesi , provvide ai
bisogni de'miserabili, promosse gli studi,
e degli uomini dotti Cu patrono ed amico.
Inculcò premurosamente il catechismo
pei fanciulli e idioti, eia dottrinactistia-
na nelle parrocchie. Istituì bellissime for-
me di divozione, procurando la frequen-
za de' ss. sagramenti. Accolse con isplen-
dida magnificenza la regina d> Svezia nel
suo passaggio per Ferrara. Ma o fosse il
fervore del zelo apostolico a difesa del-
l'immunità ecclesiastica, o l'intolleranza
della gioventù , essendosi disgustato coi
cardinali legati per controversie di giu-
risdizione, scelto a protettore dell'impero
e poi di Spagna, con estremo rammari-
co de'ferraresi nel 1682 si portò in Roma,
dove Innocenzo XI lo fece prefetto della
congregazione del buon governo, e per
lui lo stato economico delle università
riconobbe notabile vantaggio e allevia-
mento. Indi divenne nel 1 683 vescovo di
Sabina, in cui si mostrò diligentissimo pa-
store, pel zelo verso Dio, 1' amministra-
zione de' sagramenti, la cura de' luoghi
pii e la riforma de'costumi. Provvide le
cinese parrocchiali di vasi sacri e suppel-
lettili e visitò la diocesi, edificando con
la pietà , giustizia e paterna sollecitudi-
ne. Intervenuto a 5 conclavi, nel 1689
lasciò di vivere in Roma, d'anni 67, e fu
sepolto nella chiesa del Gesù, nella tom-
ba dello zio, senza memoria. Ecclesiastico
di gran zelo, godette di alto credito e ri-
putazione.
PIOMBINO. V. Toscana.
PIOMBO, Plumbum. Metallo di co-
lor bianco-turchiniccio, molto arrende-
vole al martello e uno de'più pesanti me-
talli. Antichissimo è l'uso del piombo, co-
PIO 237
mochè notissimofino dai più remoli tem-
pi, il più diffuso nella natura dopo il fer-
ro e il nichel : pochi metalli , tranne il
ferro, sono più usati del piombo, che il
più micidiale di tutti. Alcuni rilevano nel-
l'Iliade, che lo scudo d'Agamennone fos-
se ornato con strisele di piombo. L'uso di
scrivere sul piombo risale ad una gran-
de antichità , leggendosi in Giobbe che
bramava fossero i suoi discorsi scolpili
sul piombo o sul marmo. Il console Ir-
zio assediato in Modena , fece giungere
avvisi scritti sopra una lamina di piom-
bo a Decio Bruto, che gli rispose inegual
modo. Pausania fa menzione di alcuni li-
bri diEsiodo, scritti sopra lamine di piom-
bo. Narra Plinio che gli alti pubblici fu-
rono consegnati in alcuni volumi o piut-
tosto scritti sopra foglieo lamine sottili di
piombo. Poche medaglie ci sono perve-
nute di tal materia , ma è certo che gli
antichi aveano monete di piombo e va-
levano assai poco , corrispondendo alle
erose. Pei sigilli se ne fece grande uso,
massime dai Papi coi sigilli, bolli e piom-
bi apostolici; ed all'invenzionedella stam-
pa fu applicato a formare i caratleri.il si-
gillo più comune ne' remoti tempi usato
da'Papi per firmare i loro brevi e diplo-
mi, tradotto fino a'giorni nostri, è il sigil-
lo volante nella bolla di piombo, per cui
ne Imiterò a Sigilli pontificii. Oltre l'u-
so de'Papi nelle loro firme plumbee nel-
le boi le e apostoliche costituzioni, per con-
validarle e autenticarle, vi sono esempi
che colle medesime autenticavano anche
le sacre reliquie. Nel cronico Binano be-
nedettino viene descritto un piombo mar-
calo colla firma di Adriano 1 col preno-
me di Papae, che serve di autentica fir-
ma ad una sacra reliquia di s. Benedetto,
e riferisce per la tradizione esser prove-
nuta a quel monastero per dono fatto da
Carlo Magno. Altra conferma si legge in
Ciacconio, nella relazione delle sacre re-
liquie de'ss. Quattro Coronati, esistenti in
Roma nella lorochiesa.Mabillon ne\l'4r-
le diplomatica, e Muratori nelle sue opere
238 PIO
ci diedero molte notizie e produssero le for-
ine di molle inarche di piombi pontificii.
Del piombo e de' vari suoi usi neparloagli
articoli relativi, come agli articoli delle
chiese per la copertura variata delle cu-
pole o tetti, fra'quali rimarcai le tegole
della Chiesa-di s. Marco j non che agli ar-
ticoli Stampa, Medaglie BENEDETTE, ME-
DAGLIE pontificie, Monete pontificif.,Mo-
nogramma, Mano, Bolla, Sigillo ed altri.
A Palazzo Lateranense parlai de'piombi
scritti ivi trovati. Nel voi. XV, p. 3oy,
feci il novero di que' personaggi che in
lempodi conclave coniano medaglie, an-
che di stagno o mistura. Del collegio dei
piombatori o bollatori delle bolle ponti-
ficie o Diplomi (F.), e de'così dettiyrrt-
ti del piombo , trattai a Cancelleria a-
postolica, ne'vol. VII, p.iBGe 187, ove
riportai il distintivo del presidente del
piombo (anche nel voi. IX, p. 198), XXI,
p.162 e in altri luoghi, essendo ora uf
fìziali di quel tribunale il depositario ge-
nerale del piombo ed il piombatoie. Nel-
la 1 /congregazione generale che celebra-
no i cardinali dopo la morte del Papa,
particolarmente per ordine de'cardinali
camerlengo e vice-cancelliere,il prefetto
d elle ceremonie pontifìcie, dopo a ver spez-
zalo V Anello Pescatorio, cancella l'ira*
pressorio o matrice del piombo della can-
celleria , presentato dal presidente del
piombo al cardinal decano, o per sua as-
senza al sotto decano o cardinal subur-
bicariopiu degno. Se ne rileva un antico
esempio dal concilio di Costanza, che fe-
ce spezzare i couii del deposto Giovanni
XXIII. Questo uso divenne comune nella
romana chiesa, e venne esattamente os-
servato per evitare le viziature delle false
bolle, delle quali molti falsari abusaro-
no per interesse. A Pellegrini dissi del-
le antiche medaglie di piombo, che per
divozione acquistavanoinRoma. Si chia-
marono piombate o piombatole (ne feci
parola nel voi. XX, p. 1 1 i), il tormento
dato ai martiri, e consistente in funicelle
dalla cui estremità pendevano alcune pai •
PIO
le di piombo, la qual sorte di tormento
soleva darsi alle persone di qualità, co-
me l'eculeo per solito era tormento pro-
prio del volgo. A Benedetto XIV Fran-
cesco de' Ficoroni dedicò l'opera: I piom-
bi antichi, Roma 174°- Questa impor-
tante raccolta di piombi e sigilli antichi
contiene: i.° Alcuni medaglioni di piom-
bo, colle teste d'imperatori, ritrovati in-
seriti ne'marmi e nellecolonne, 1. ° Iscri-
zioni d'altri imperatori e de' privati in-
cisi nelle colonne e ne'marmi. 3.° Picco-
le crete figurate, servite di sigilli agli an-
tichi. 4-° Sigilli di piombo d' imperato-
ri e del governo imperiale. 5.° Altri si-
gilli latini e greci della gerarchia eccle-
siastica. 6.° Sigilli di piombo de' primi
sommi Pontefici. 7.0 Medaglie piccole di
piombo figurate e scritte. 8.° Alcunefor-
me di pietra e di creta da fabbricar me-
daglie di piombo, e da gettarvi figurine e
medaglie d'ogni metallo. Negli Alti di ar-
cheologia, 1. 1 , p. 36-, vi è la Diss. sopra i
piombi pontificii i?i genere, e due inediti
recentemente scoperti di Benedetto TX e di
s. LeoneIX,di d. Giuseppe Lelli. Nel n. "62
del Diario di Roma 1837 si ragiona del-
l'illustrazione del cav. Andrea Belli, del
Piombo opi^tografo del monastero de'ba-
sili ani, presso la chiesa detta in oggi di
s. Silvestro in Capite. Neil' Album t. 17,
p.4o8, si legge, che l'encomiato cav. Bel-
li, memore di aver fatto gli studi nel col-
legio romano, nel i85i donò al museo
Kircheriano de' gesuiti parecchi piombi
greci di molta entità dal canto dell'eru-
dizione, e tutta la serie delle rocce ch'e-
gli stesso raccolse nelle sue escursioni dei
contorni di Roma. In Roma il cardinal
Lodovico Altieri possiede una preziosa
collezione di piombi antichi scritti e fi-
gurati, de'quali abbiamo le due seguen-
ti opere, di cui tennero proposito i Dia-
ri di Roma, n.° 16 del 1 84 ', n-° ' °° del
1847- Francesco Carrara, Teodora Du-
caina Paleologa , piombo unico inedito
della collezione ,ec. illustrazione, Vienna
1 840. Raffaele Garrucci gesuita, / pioni-
PIO
ìli antichi raccolti dall' Tini, principe il
cardinal Lodovico Altieri, ordinali e de-
scritti, Roma 1847.
PIONI A. Sette vescovile dell'Ellespon-
to, sotto la metropoli di Cizico, eietta nel
secolo V. Registra 4 vescovi YOriens dir.
t. j, p. 780.
PIONIO (s), martire. Prete della chie-
sa di Smirne, di gran dottrina ed eloquen-
za, che usò a gloria di Gesù Cristo, con-
vertendo una gran moltitudine d'idola-
tri. Fu arrestato l'anno i5o, a' 20 feb-
braio, mentre celebrava la festa di s. Po-
licarpo, con Asclepiade ed una donna cri-
stiana nomala Sabina. Polemone, sacer-
dote degl'idoli, adoperassi a tutto potere
per indurli a far sagrificio, n.a nulla a-
vendo potuto vincere la loro costanza,
vennero condotti in un oscuro carcere.
Poco dopo li trassero fuori per condurli
al tempio e forcarli ad adorare gl'idoli.
l'ionio resistette con eroica fortezza a tut-
te le violenze usategli perchè aderisse al-
meno esteriormente alle cerimonie del pa-
ganesimo, e confuse in singolare manie-
ra gli stessi giudici colla fermezza di sue
risposte. Quindi d'ordine del proconsolo
Quintiliano fu disteso sopra un cavallet-
to, e laceralo il di lui corpo con unghie
di ferro, venne bruciato vivo. Altri i5
confessori patirono con esso il martirio.
Il martirologio romano ne fa menzione
sotto il giorno i.°di febbraio.
PIPERNO (Prive, nen). Città con re-
sidenza vescovile della delegazione diFro-
sinoue nello stato pontificio, antica e no-
bilissima, vicina alle Paludi Pontine (/'.),
colle quali confina il territorio, 1 1 e più
miglia distante da Terracina : l'antica sor-
geva in pianura sulla sponda dell' Ama-
seno o Ninfeo, e se ne vedono le vestieie:
l'attuale s'innalza sul colle non molto al-
to, in clima poco salubre. Il fabbricato è
mollo esleso, circondato da mura castel-
lane, in qualche parte dirute, ove furo-
no sostituite abitazioni , e si vedono fre-
quenti avanzi di ben intese torri merla-
le". La cillà è attorniala da monti e da
P1P 23g
colline , che specialmente dalla parte ili
levante impediscono la libera ventilazio-
ne : i luoghi che si vedono formano bel-
la e pittoiica corona o specie d' anfitea-
tro. Mancava Piperno d'acque di fonte,
cui supplivano le aeque pluviali, ma da
ultimo con enormi spese fu per eccellenza
provveduto mediante lontano e sotter-
raneo acquedotto, che le conduce in cit-
tà purgatissime. La piazza principale cor-
nata delle più ragguardevoli fabbriche e
decorala di annosi ed enormi alberi di Por-
togalli di pubblico diritto, e specialmen-
te per gli stranieri che ne vogliono pro-
fittare. Il palazzo municipale, già isolato,
di forma quadrata, è di costruzione goti-
ca , contemporanea o poco posteriore a
quella della contigua cattedrale, già re-
sidenza de' cardinali legali, rettori o altri
presidi delle provincie di Marittima e
Campagna, ed al presente del governa-
tore. Esso è ancora rimarchevole pei suoi
balconi, la luce de'ciuali resta divisa da
varie colonnette pure a foggia gotica , e
da un vasto portico, che prima ornan-
dolo con molta magnificenza formava li-
na piazza coperta , ma i di cui archi dì
sesto acuto osservansi ora chiusi onde for-
marvi lecarceri. La strada principale, che
traversa la città, è abbellita di fàbbriche
importanti di diverse epoche, in alcune
delle quali sono affisse varie antiche iscri-
zioni rinvenute begli scavi de'contorni e
riportate nella descrizione di Piperno (al-
ta da Giuseppe Marocco, Monumenti del-
lo italo pontifìcio, t. [\. p. 1 62 e seg. Una
vasta gradinala rende elegante l'accesso
alla cattedrale, con porticato gotico di tre
archi , fra' quali è diverso il medio per
struttura e vastità di luce. Questo atrio
fu costruito giudiziosamente dall' archi-
tetto Antonio Baboltopipernese con pie-
tra di vicine cave, su cui vi sono fre-
gi di viti e di grappoli, come di capitelli
abbelliti con figure d'animali, secondo il
costume de'bassi tempi. Le colonne po-
sano sul dorso di leoni, tranne l'ultima
a sinistra che sta sopra un cavallo insel-
i\o P I P
lato, pine di marmo, allusivo forse alla
celebre Camilla regina de'volsci. Sull'ar-
co di mezzo è scolpito un angelo che de-
nota il tempio dedicato al vero Dio; sul-
l'arco sinistro vi è un'aquila, che forma
parte dello stemma del comune. La cat-
tedrale munita di fonte battesimale è de-
dicata all'Annunziazione di Maria Ver-
gine, fu consagrata nel i 1 83 da Papa Lu-
cio III, indi restaurata nel 1782, come
si legge nella memoria esistente sotto l'a-
trio, scolpita in versi leonini. In essa si
venera un' antichissima immagine della
Beata Vergine, trasferita dalla distrutta
Pi perno e restala illesa dall'incendio av-
venuto sotto Carlo Magno, come narra
il Marocco, non che le insigni reliquie del
capo e due aropolledelsanguedis. Tom-
masod'Aquino. principale protettore del-
la città , ivi trasferiti dal monastero di
Fossanitova dove mori , come narrai a
qiiell' articolo. Nella tribuna merita os-
servazione il bassorilievo in marmo, rap-
presentante il santo dottore die spiega
l'evangelo, situato a destra del i.° alta-
re, scultura famosa del Bernini. Il capi-
tolo si compone della dignità dell' arci-
prete, che ha la cura delle anime, di i4
canonici compresi il teologo e il peniten-
ziere , di altri preti e chierici addeLti al
servizio divino.
Vi sono altre 4 chiese parrocchiali, s.
Cristoforo, s. Lucia, s. Benedetto, s. Gio-
vanni, e la chiesa collegiata di Maria Ver-
gine del Suffragio, con capitolo compo-
sto del preposto e di 8 canonici, ai quali
Pio VII col breve Quantum splendoris,
de' 5 aprile i8o3 , Bull. Rum. coni. t.
12, p. 7, concesse 1' uso del rocchetto e
della mozzetta paonazza. I religiosi con-
ventuali vi hanno la chiesa ed il conven-
to di s. Lorenzo levita e martire, già bel
monastero de' benedettini, i quali aven-
dolo abbandonato , s. Francesco vi sta-
bilì i suoi religiosi. Vi dimorò ancora e
mori il b. Leonardo di Foligno 3.° di lui
compagno, e divenne più celebre per es-
servi stati quali lettore s. Bonaventura
PIP
e guardiano s. Bernardino. Le notizie le
riporta il Theuli, neW Apparato minori-
ticoj mentre il Fontana descrive quello
de' domenicani, De rontana provincia:
un tempo vi furono pure le monache eia-
risse , ed il luogo è ora occupalo dalle
maestre pie per la educazione delle fan-
ciulle. Per l'istruzione de'giovani vi è un
collegio di dottrinari, con scuole prima-
rie, in cui s'insegnano i rudimenti gram-
maticali. Vi sono diverse confraternite,
ed i conventi suburbani di s. Francesco
de' cappuccini e di s. Tommaso de' do-
menicani citati. Eravi un monastero di
camaldolesi, soppresso da Innocenzo X,
in parte diruto e reso romitorio, situato
sulla via provinciale circa unmiglio dalla
città. Gli avanzi dell'antica sono in poca
distanza dalle falde del colle, su cui giace
la presente, di dove principia il piano,
detti/ comunemente Piperno vecchio, in
migliore aria dell'odierna, avente ne'din-
torni deliziose ville con terme, come di
Seiano. Colà sopra i ruderi d'un antico
tempio venne eretta nel 1820 la chiesa
della Beata Vergine Assunta. Di prospet-
to a questo tempio ed a fianco della mo-
derna strada provinciale si osserva uu
gran terreno quasi quadrilatero, ov'è au-
lica tradizione che vi fosse un celebre pa-
lazzo di T iberio, convalidata dagli scavi e-
seguiti nel 1 707 d'ordine del governo pon-
tificio da Petrilli, ne'quali tra le altre co-
se pregievoli si rinvenne la superba sta-
tua sedente di tale imperatore, trasferi-
ta nel museo Vaticano, ed un bel busto
di Claudio. In questa pianura fu trovato
un gran Priapo, che ora si vede situato
nella pubblica piazza , ritenendo alcuni
che ivi fosse il suo delubro e venerato qual
nume. Iside pure v'ebbe un tempio e se
ne vede qualche avanzo, come delle due
porle e mura fortissime. Ma de'sontuosi
edilizi di Priverno e delle sue antichità
ed oggetti rinvenuti, tratta il p. Valle.
Il territorio è fertile ed abbondante
principalmente di frumento, legumi, o-
lio, fruiti , molte ghiande per le vicine
PIP
foreste, con legna da combustione e co-
struzione , copiosi erbaggi ed ottimi pa-
scoli. Pi perno è capoluogo delle comuni
di Roccasecea, Macnza, Prossedi, Pistcr-
zo e Roccagorga, le cui notizie riportai
nel voi. XXV li, p. 2tS8eseg. Queste terre
e castelli con Sonniuo, the ripete l'origi-
ne da Pri verno (lo descrissi a p. 2<)6, ed
ora onorano la patria il cardinal Anto-
nelli e mg.1' Pellegrini votante di segna-
tura), sono soggette al comune di Piper-
no e gli danno in tributo denaro e cera,
per porzioni di territorio dal medesimo
loro coucesse, quando si eressero in co-
mune, avendoancora l'obbligo di contri-
buire le decime in grano alla cattedra-
le, eccettuato Prossedi appartenente alla
diocesi di Ferentino. Tra gli uomini più
illustri di Piperno nominerò i seguenti,
le notizie de'quali si possono leggere nel
li icch i , Teatro degli uomini illustri volsci,
cap. 1 8. B. Rcginaldo domenicano missio-
nario, ebe dopo aver convertito mille mo-
ri fu martirizzato; b. Reginaldo vescovo
di Marsico e domenicano giuniore , ec-
cellente predicatore, compagno e confes-
sore di s. Tommaso d'Aquino, aneli 'egli
martire secondo alcuni; il servo di Dio
Torquato Pennazzuolo, arciprete di Pi-
perno , morto in Roma e sepolto in s.
Giovanni de'Fiorentini ; cardinal Pietro
Valeriani Duraguerra , della nobile fa-
miglia Valeriani poi Guari ni : furono ve-
scovi, di Fondi, Leonardo Tacconi e Ro-
berto monaco e priore di Fossanuova ;
di Anagni, Pietro e Vittorio Guarini; di
Chicli, Pietro Ferri. Antonio Volsco fu
autore d'opere egregie ; Mamereo figlio
di Pitagora, Marco Guarini lllosofoe me-
dico insigne, Bernardino Leo celebre poe-
ta e oratore, autore d' opere come lo fu
Gio. Pietro Leo eccellente nell'oratoria,
e Favoriuo Leo scrisse De laudibus Pri-
verai. Istorici patrii furono Pietro Paolo
Benvenuti e fr. Teodoro Valle domeni-
cano. Pietro Gravina poeta e oratore, fr.
Domenico Gravina domenicano dottissi-
mo, Teodoro B.ossi letterato, professore
voi LUI.
P I P 2 \ I
di legge, profondo astronomo e scudiere
di Bonifacio Vili. Nella musicasi resero
ciliari Eustachio Ricci maestro della cap-
pella pontificia, ed Agostino de Felice mu-
sico di soave voce. Mario Agostino Cam-
piani professore di diritto nell'università
diTorino,autore d'opere. Tolomeo Gua-
rini cavaliere dis. Stefano. Antonio Bar-
bato o B-abotto valente anche nella pit-
tura e nelia scultura. Valorosi guerrieri
furono Ruggiero ed altri antichi, Massi-
mo Valeriani generale «li Carlo 11 re di
Napoli , duca di Bertinoro e vicario ge-
nerale in teinporalibus del fratello car-
dinal Duraguerra , Vincenzo de Bellis,
Francesco de Oddis, Curzio Setacci, Mar-
co Colapietro de Rocchis, il quale donò
alla cattedrale le bandiere tolte ai nemi-
ci. Nella palestra si distinsero Antonio
Dionisio e Feliciano Zaccaglioni. A Car-
nevale di Roma, ed altrove, parlai dei gio-
stratori che vi mandava Piperno pei giuo-
chi di Agone e Testacelo. Il eh. Mercu-
ri, nel Panorama^ p. 202, pubblicò un
erudito articolo tratto dalPdcchi,£rt reg-
gia de\'olscicap. 56, sull'antica Piperno^
e fra' viventi illustri pipei nati nomina
l'avv. Agostino Zaccaleoni valente giuris-
perito, e la colta botanica Elisabetta Fio-
rini ; ed io aggiungerò 1' avv.° concisto-
riale Angelo Giansanti, odierno ministro
di grazia e giustizia del regnante Pio
IX. In Piperno ebbe eziandio la culla
la famosa Camilla regina de' volsci, in cui
onore tuttora a molle bambine s'impone
il suo nome. L'impresa o vessillo della
città nuova si compose d'un leone ram-
pante, avente sotto la zampala testa guer-
riera di Camilla, ed un albero verdeggian-
te di lauro, non pare di pepe come al-
cuni vogliono, onde farne derivare il no-
me alla città, che altri lo dissero prove-
niente dalle pietre peperine. L' arme
della regia antica città formasi d' un' a-
quila armata negli artigli d'arco e di frec-
eie, cui poi fu aggiunta nel petto una tar-
ga con serpe. 1 significati e 1' origine di
questi stemmi seno spiegati dal p. Valle
16
2 4 2
PIP
A Lazio narrai la venuta in esso di
Saturno e del suo regno, il p. Valle rac-
conta poi, ch'egli prima dell'edificazione
di Saturnia, con alcune fabbriche, di cui
se ne vuole inventore, in forma di picco-
la città die origine alla città che deno-
minò Lazio dal suo nascondimento, la
quale è credibile che dasseorigine a quel-
la in seguito chiamata Privernuin, come
vado a indicare con la sua autorità pel-
le prove che ne adduce: certo è che i
primordi di Pi perno sono antichissimi,
comeafTermanogli storici. La città in pro-
gresso di tempo fu ampliata con molti
edilìzi e resa forte per difendersi dai ne-
mici, con (\ue porte, l'Amasena e la Re-
gia, templi sacri a Saturno ritenuto i.°
fondatore della città, a Marte, a Diana,
ed altri sontuosi edilizi , divenendo me-
tropoli e capo del regno privernate e dei
volsci, derivando da essa altre città e ca-
stelli. In tempo che regnava il vecchio re
Fauno discendente di Saturno, si vuole
che i popoli abitatori delle sponde del
Rodano dov'è ora Avignone, s'impadro-
nissero di parecchie città, fra le quali que-
sta di Lazio, guidali da certo Osco, il qua-
le avea per insegna un serpente o vipe-
ra detto oscorzone, per cui lo divenne
anche degli osci o volsci od opici.I con-
quistatori attribuirono il nome di Lazio
a tutta la contrada, secondo l'opinione del
citato scrittore, e dal nome di osci gli a-
tritanti della regione presero quello di
volsci, poiché è noto che altri fanno de-
rivare gli osci dagli etruschi. Dopo Osco
successe il figlio Preiverio, che cambiò
nome alla città di Lazio e col proprio la
chiamò Preivernum , quindi detta Pri-
vermim. A Preiverio nella città di Prei-
verno e regno privernate succedette il fi-
glio Metabo, che dalla moglie Cassami!-
la o Casmilla ebhe una vezzosa bambi-
na, che per la morte della madre nel par-
torirla denominò Camilla. Intanto a Fau-
no re del Lazio essendo succeduto il fi-
glio Latino, volendo vendicarsi di Osco
che avea cacciato il padre dalla città di La-
PIP
zio e da una parte del regno, con pode-
roso esercito si mosse contro il nipote Me-
tabo e lo debellò talmente che abbando-
nalo dai sudditi fu costretto salvarsi col-
la fuga, colla sua diletta bambina Camil-
la, lasciando Preiverno e il regno. Inse-
guito Metabo dai vincitori e giunto al fiu-
me Amaseno, lo trovò gonlìo e rigurgi-
tante per le pioggie , e trepidando pas-
sarlo coll'amalo peso della figlia, la col-
locò dentro la corteccia d'un albero e le-
gato il sugare all'asta d'un suo dardo, con
forza lo lanciò all'altra riva, ove si con-
ficcò sulla terra senza offesa della bam-
bina, avendo prima invocato il patroci-
nio di Diana , ed a sua ministra votata
Camilla. Intanto Metabo sopraggiunto
dai nemici si gitlò a nuoto nel fiume e
salvo all'altra sponda giunse, e con la fi-
glia riprese la fuga, errando tra le insi-
die pei monti e per le selve. S' imbattè
in alcuni armenti e per nutrire la figlia
si raccomandò ai pastori, i quali lo por-
laronoin una caverna, acciò col latte d'i n«
domita cavalla la potesse lattare. Ivi e-
gli restò e fece alimentare Camilla dalla
cavalla, ed appena incominciò a reggersi
in piedi gl'imparò il maneggio delle ar-
mi che seco avea condotto, con felice sue»
cesso. Desolando gli ospiti pastori una
tigre, riuscì a Metabo di ucciderla co'suoi
dardi con loro sommo tripudio. Della pel-
le ne formò una veste per Camilla, che
sempre più fece destra e valorosa in lan-
ciar dardi e la fionda : datasi al correre
e alla caccia, riuscì abile cacciatrice e guer-
riera. L'esule Metabo venuto a morte pel*
l'età e pei travagli paliti, scongiurò i pa-
stori suoi benefattori a prendere la pro-
tezione della figlia, la cui virginità avea
consacrala a Diana , ed avutane assicu-
razione spirò. I pastori posero Camilla
tra le donne, e fatta adulta le narrarono
la sua reale origine e gli avvenimenti
del perduto regno.Quesli racconti infiam-
marono Camilla a ricuperarlo ed a ven-
dicare il defunto padre. Recatasi fra' vol-
sci, si fece conoscere per l'erede di Mela-
PIP
Ih), dichinraruìo volerli liberare dalla ser-
vila di Latino, ed unitasi coi principali
pervenne a cacciarlo e fu acclamata re-
gina del regno privernate. La fama del
suo coraggio e animo virile, ed i fatti il-
lustri e valorosi che operò, in un all'av-
venenza del volto e della persona, la fe-
cero ben presto celebre e temuta. Fedele
al voto fatto dal genitore a Diana, rifiu-
tò sempre di maritarsi, incedendo arma-
ta e vestita da guerriero, e governando
i sudditi da saggia.
Volendo il re Latino muovere guerra
a Camilla, per acquistare maggior forza
si unì a Turno re de'rutoli e gli promi-
se (a mano di sua figlia Lavinia di sin-
goiar bellezza. Intanto approdato nel La-
zio il troiano Enea, ruppe guerra mici-
diale a Latino, ebe fu costretto alla pa-
ce ed a cedergli in isposa Lavinia. Arse
di sdegno Turno e per vendicarsi si col-
legò con Camilla, con altri principi e po-
tenti città, movendo atrocissima guerra
a Latino , di cui ne presero le difese E-
nea e altri, come riportai a Lazio. La re-
gina alla testa de'suoi volsci si portò al
campo, accompagnata dalle valorose Ac-
ca, Larina e Tulla, e ben presto formò
lo stupore degli eserciti, salutata da Tur-
no quale ornamento e decoro d' Italia.
Dopo prodigi di valore, agilissima su fo-
coso cavallo nel gran conflitto reso im-
mortale dagli aurei versi di Virgilio, e
dopo aver fatto strage de'troiani ed age-
volato la rotta de' nemici, menti e era im-
pegnata a combattere Corca sacerdote di
Cibele, per impadronirsi delle sue splen-
dide e ricche vesti, fu uccisa per le insi-
die del troiano Arunte , ed esalò lo spi-
rilo Ira le braccia delle amate compa-
gne. Morta la regina de'privernati, sbi-
gottiti i volsci per l'acerbo caso, i nemi-
ci rinfrancando le forze, da soccombenti
divennero vincitori. Camilla fu pianta, e
per le sue gloriose azioni le furono e-
rette statue anche equestri, e non peri-
tura ne restò la memoria illustre, ricol-
mata di alti elogi dagli scrittori. Virgilio
PIP 243
finse che fosse sepolta nell' inconsolabile
patria sua Priverno, che tanto nobilitò,
prima chesorgessero Alba Longa metro-
poli del Lazio e Roma. Quindi restò Enea
vincitore e signore del Lazio, del regno
privernate e de' volsci. Tutto questo rac-
conto di Metabo e di Camilla, presso mol-
ti critici è ritenuto un'invenzione poetica
di Virgilio, sulla cui autorità molti storici
anche patrii lo ripeterono ; mentre tanti
storici anteriori al poeta nou ne fecero
parola, e lo stesso Tito Livio suo contem-
poraneo non ne fece motto, sebbene mol-
to egli abbia scritto de' volsci. d'istorici
che riportano le avventure di Camilla
riferiscono che la sua morte fu cagione
di un cambiamento di governo in tutto
il regno volsco, e che perciò ciascuna cit-
tà prese un regime il più confacente al
numero eall'indolede'cittadini, come os-
serva il eh. Banco nella Storia Veliltr-
na. Tuttavia le città volsche non si dis-
unirono e sempre in istretta lega si man-
tennero, percui temute dai principi con-
finanti, mai caddero sotto il giogo de're
latiui ede're d'Alba Longa, de'quali par-
lai a Lazio. A conservare i volsci questa
scambievole unione, scelsero alcune cit-
tà principali, ove secondo le urgenze di
pace o guerra si radunavano, ed ivi quan-
to fosse utile alla nazione o di difesa alla
comune libertà risolvevano. Tali adunan-
ze non si facevano sempre in un mede-
simo luogo, ma ora in una città, ora in
un'altra, per cui gli contendono il prima-
to e sono pure chiamate capitali de'volsci,
Eccetera, Ferentino, Suessa, Anzio, Ter-
racina, Velletri. Questa ultima nell'anno
137 di Roma saccheggiando il territorio
romano, fu la prima mossa d' armi che
i volsci fecero contro la nuova metropo-
li; ne fu risultato la confederazione di Vel-
letri con Anco Marzio re di Roma. Dipoi
Tarquinio il Superbo, ultimo re di Roma,
intraprese guerra a danno di Suessa Po-
inezia , e quando Roma, proclamata la
repubblica, cacciò quel tiranno, solo An-
zio ed Eccetera a lui si unirono, e Velie-
a44 P • p
tri si confederò col genero Mamilio Tu-
sculano, come narrai a Frascati, dicen-
do della vittoria riportata dai romani
nel a5c).
Passali 4 anni, i romani per assicu-
rarsi de'volsci, con esercitosi condussero
sul loro territorio, e ne riportarono 3oo
ostaggi. \ olendo i volsci vendicarsi, si
mossero contro Roma, ma furono scon-
ti tti, perdendo vari luoghi e territorii,indi
Vellelri quando ritentarono la sorte del-
le armi con poderoso esercito. Erano i
volsci risoluti di piombare sui nemici, al-
lorché una fiera pestilenza li percosse,
bensì ripresero le armi nel 7.65 insieme
agli ernici con la peggio. Tralasciando al-
tri combattimenti nei quali presero par-
te i privernati, nel 35 1 i romani soggio-
garono Artena ed Ansure o Terracina.
Dopo aver sofferto Roma l'invasione dei
galli, si vide sopra le armi de'volsci, che
vinse però nel 367 pel dittatore Cannilo.
Non pertanto avviliti nel 3j 1 i volsci ten-
tarono di opprimere la crescente repub-
blica, e il dittatore Cornelio Cosso li rup-
pe e fugò. I volsci sempre più audaci e
animosi, di nuovo nel 3y3 incominciaro-
no la guerra cogli alleati, che prolunga-
tasi per alcuni anni, finirono con soggia-
cere a diverse perdite. Questa indomabi-
le nazione, compressa e mai interamen-
te vinta, volle fare ulteriori sforzi. I ve-
literni coi privernati nel 3qy di Roma,
mentre i consoli C. Fabio e C. Plauzio e-
rano intenti ad espugnare i galli senoni
in Palestrina, si mossero ostilmente, in-
vestirono il contado romano, lo devasta-
rono e saccheggiarono; ma i romani co-
noscendo allora di non avere forze ba-
stanti per punirli, dissimulandoci miti-
gò il furore de' nemici, poscia si vendi-
carono con Velletri e Priverno verso il
4 1 7j quando già la loro dominazione da
Priverno si estendeva al fiume Voltur-
no, essendo la nazione volsca in decaden-
za. Pertanto marciò contro Priverno il
console C. Marzio con forte esercito, e
giunto alle sue mura, dopo vari assalti
PIP
ed ostinata difesa, prese a palli la città in
dedizione, e vi lasciò un presidio. Ripre-
sero però ardire i privernati appena i ro-
mani furono da altre guerre sviati e in
dissensione per alcune nuove leggi, recan-
do verso il 4' 3 molti guasti alle colonie
romane di Norma e di Sezze. Queste ri-
corsero al senato romano , il quale in-
viò il console C. Plauzio con numeroso
esercito, onde abbattere la pertinacia del
popolo pri vernate , e dopo vari attac-
chi ed abbattimenti finalmente occupò
la città con l'acquisto della maggior par-
te del campo, e postovi un vigoroso pre-
sidio il console ritornò vittorioso in Ro-
ma con doviziosa preda : inoltre da T.
Manlio furono multati di due terzi di ter-
ritorio, che si assegnarono alla plebe ro-
mana. Fremendo i privernati di rancore,
si unirono a Vitrurio o Vilruvio Vacco
principe di Fondi, ribelle ai romani, che
li persuase a disprezzarne le leggi ed a
congiurare a danno delle loro colonie,
specialmente di Cori, Norma e Sezze, che
oltre l'incendio de' campi e le prede de-
gli armenti, nel 4^5 o 427 furono sac-
cheggiate con stragede'cittadini,eledue
prime smantellate nelle mura più di Sez-
ze. Ritornando Vitrurio colle rapite ric-
chezze a Priverno , si vide rapidamente
a fronte il console L. Papirio, spedilo con
squadre dal senato per vendicare gli af-
fronti fatti alle sue colonie, ma egli non
ebbe felice incontro e ritornò in Roma
1 luminili e privernati corsero a ricovrar-
si in Piperno,ove sopraggiunte con im-
peto le milizie romane, comandate dal
console C. Plauzio e dal collega L. Emi-
lio Mamerco, dopo ostinati combattimen-
ti, presero valorosamente Piperno, fece-
ro prigione il predatore, manomisero le
mura ed i fortilizi della città, ponendo il
tutto a ferro e a fuoco. Indi i due con-
soli si dierono a danneggiare i campi che
ridussero in cenere. Al console Plauzio il
senato decretò gli ouori del trionfo, pre-
ceduto da Vitrurio e dai prigionieri suoi
aderenti incatenati, quali tutti furono fat-
PIP
ti morire. Narrano il Ricchi e il p. Val-
le, che il ribelle fondano ebbe confiscati
i beni a vantaggio tlel tempio di Semo-
ne Sango, e prima di morire vide dalla
plebe atterrato il maestoso e vasto pa-
lazzo che possedeva in Roma, non lun-
gi dal Campidoglio, nel luogo che dal no-
me di Vitrurio Vacco si disse indi Cam-
po Vaccino : ma su questa denominazio-
ne vedasi Fori di Roma. Inoltre il senato
concesse a Plauzio, nel giorno del trion-
fo, la facoltà di battere moneta, e ad E-
milio Ma merco invece di questo cogno-
me gli die quello di Privernate, in pre-
mio di aver soggiogato una regia città
capo de' volsci, come ancora per avere
altre volte raffrenato sì bellicosa nazio-
ne, che per lo spazio di 200 anni avea
guerreggiato con la repubblica. Quindi il
senato a rendere immortale il soggioga-
mento de' volsci ed i vincitori di Pri ver-
no, fece scolpire un marmoreo elogio in
Campidoglio a Plauzio e ad Emilio.
Essendo stato il resto della moltitu-
dine de' pri vernati coi loro senatori e
principe confinati in Roma nella regio-
ne di Trastevere,, la loro causa fu pero-
rata avanti il senato, dallo stesso console
Plauzio, che mitigò lo sdegno de' padri,
preparò il loro animo a clemenza e pro-
pose che il principe si ammettesse alla lo-
ro presenza per udirne le discolpe. Intro-
dotto il duce, fu con rigore ripreso della
poca vigilanza verso de'sudditi, del dan-
no recato alle colonie romane, della ro-
vina e distruzióne di Priverno e de'suoi
abitanti, dell'odio verso i romani e del-
l'aver dato ricetto ai ribelli, laonde egli
stesso pronunziasse la sentenza colla pe-
na adequata ai demeriti ancora de'suoi
soggetti. Sentita dal duce privernate pro-
posta si acerba , con intrepidezza infles-
sibile rispose: Qual debbe averla chi li-
bero nacque, e degno si crede di esserlo.
A questa audace e spiritosa risposta, mag-
giormente si accese l'animo de'senatori,
nulladimeno si contentarono dirgli per
bocca di Plauzio : E se ogni punizione noi
PIP 245
vi condonassimo, qual pace mai sperar
potremmo? Replicò il sagacissimo prin-
cipe ; Ferace ed eterna, ove l' onore i
patti ne comporti ; effimera, ove segnas-
se il nostro vitupero. Allora i senatori fu-
rono compresi , parte di ammirazione,
altri di risentimento, ed ebbe luogo ani-
mata discussione. L'esito felicesi deve alla
protezione del console Plauzio, che qua-
le altro Achille seppe colla sua asta fe-
rire e nel medesimo tempo sanare, di-
chiarando i pri vernati degni di essere ro-
mani, perchè altro non pretendevano che
libertà. In fatti i senatori sentenziarono
in loro favore, ed i pri vernati furono crea-
ti cittadini romani, aggregati alla tribù
Ofenlina, onde godere la pienezza degli
onori di Roma, pel gius di votare e per al-
tri privilegi. Fu loro resa la città, edifica-
te nuovamente le mura, e dichiarata mu-
nicipio romano, prefettura e colonia al
tempo di Cesare, restando i privernati
riconoscenti e fedeli amici de'generosi ro-
mani. Priverno seguì i destini della re-
pubblica e dell'impero romano, come al-
l'invasione de' barbari dopo il suo deca-
dimento, passando verso il 730 col ter-
ritorio pontino per ispontanea dedizio-
ne al paterno dominio della chiesa roma-
na, e soggiacendo alle vicende politiche
della provincia. L'estremo eccidio Pri-
verno non l'ebbe all'improvviso dai teu-
toni e dai bretoni, nelle contese fra la Chie-
sa e l'impero, condotti dall' imperatore
Federico I, come narra il Castellano, Lo
stato pontificio,^. 222, e perciò dopo la
metà del secolo XII; ma sibbene e coni'3
eziandio rilevasi da un documento pro<
dotto dal citato Marocco, questa cataslro-
fé avvenne molli secoli prima, ed a'tem
pi di Carlo Magno, cioè verso l'anno 796,
nel quale s'incominciò la fabbrica della
nuova città. Il furore e la fierezza de'ne-
mici nulla risparmiò; col ferro e col fuo-
co tutto fu distrutto, mura, abitazioni, pa-
lazzi e chiese, uccidendoi rimasti incittà,
la quale spianarono al suolo. Gli abitan-
ti avendo conosciuto inutile qualunque
24G P I P
difesa, fuggirono raminghi col più prezio-
so pei monti, per le selve e pei luoghi cir-
costanti, onde alcuni edificarono poi Son-
nino,PiOCcasecca, Maenza, Prossedi, Roc-
cagorga ed Asprano : di questi luoghi par-
lai a Prosinone. La maggiore e più no-
bile parte de'cittadini, partiti i nemici, si
stabilirono sopra un colle vicino, allora
chiamato Colle Rosso dal colore di sua
terra, e determina rono fabbricarvi una
nuova città, chiamandola coll'istesso no-
me dell'anticae poi fu detta Piperno. Do-
po la partenza de'bretoni e de'gei mani
o tedeschi e altri barbari, narra il Valle,
che alcuni pri vernali si portarono tra le
rovine della distrutta patria , per osser-
vare se nulla era scampato all'universa-
le sterminio, e con stupore trovarono il-
lesa dal fuoco in una chiesa diroccata la
immagine della Beala Vergine col Bam-
bino, che una pia tradizione dice dipin-
ta da s. Luca. Con gran divozione la por-
tarono nella nuova città e collocarono
nella chiesa di s. Benedetto, se deve cre-
dersi al Castellano, giacche ora si venera
in cattedrale. È chiamata s. Maria d'A-
gosto, perchè ne celebrano la festa ai i 5
di tal mese , con gran venerazione e so-
lennità, rimontando la sua invenzione si-
no dal IX secolo.
Il Papa Lucio III nel 1 1 8 3 si portò a
Piperno, e come dissi vi consagrò la chie-
sa cattedrale. Ne'primi del secolo seguen-
te , Piperno fu onorata di sua presenza
dal Pontefice Innocenzo III. Nel 1233 i
pipernesi ebbero gravi questioni pei con-
fini, con Terracina, e per le terre e Pa-
ludi Pontine [V.). Il cardinal B.omano
governatore di Marittima e Campagna
nel 12 33 sentenziò sulle vertenze, ed as-
segnò alle parti i termini de'territorii. I
pipernesi ne rimasero malcontenti e di-
vertirono le acque sul territorio terraci-
'^ese, riempiendola fossa. Il cardinal Do-
no presidente della provincia nel 12 35 li
condannò a riparate il mal fatto, e per
la loro ostinazione nel 12 43 vi prese sta-
bile provvedimento il cardinal Riccardo
PIP
Annibaldeschi, e la definitiva concordia
fu dipoi stipulata nel i3o8, dovendo il
prato di Murello dividere la linea, con
lo scavo d'un nuovo canale, lavoro che
fu differito al i332. I pipernesi ebbero
ancora lunghe questioui e dissapori con
Sezze, altra città confinante. Nel 1 4 1 4C'1 '•
ca fu dato il governo di Piperno ad Ai-
vernino Conti, famiglia ch'ebbe quasi in
eredità per alcune generazioni il gover-
no di Marittima e Campagna. Nel pon-
tificato di Leone X i piperuesi reclama-
rono perchè ne'loro campi era giunta l'i-
nondazione dalla parte superiore del ter-
ritorio pontino. Riferisce il p. Maffei negli
Annali di Gregorio XIII, che questi non
fece più passare per la via Appia nelle Pa-
ludi Pontine, ma per quella di Piperno :
nel voi. XL1II, p. 39, parlai del riapri-
mentodell'Appia. Determinandosi da Si-
sto V la bonificazione pontina, nell'otto-
bre 1 589 si recò alle Paludi Pontine, ed ai
1 3 da Sezze passò a Piperno, indi a Ter-
racina. Neh 729recandosiBenedettoXIII
a Benevento, ai 29 marzo da Sermone-
ta la sera giunse a Piperno } cenando e
pernottando dai domenicani, al cui ordi-
ne avea appartenuto : nel dì seguente si
portò al monastero di Fossanuova, ed orò
ove morì s. Tommaso , e presa la cioc-
colata proseguì il viaggio per Terracina.
Dalla bonificazione pontina intrapresa
da Pio VI, ne provò i benefìci effetti an-
che Piperno, che poi con la provincia sog-
giacque nel declinar del secolo passato e
ne' primi anni del presente alla domina-
zione francese.
Nel i843 visitando Gregorio XVI le
Provincie di Marittima e Campagna, ai
5 maggio reduce daFrosinonee passan-
do pei limitrofi paesi, verso le ore 1 4 ar-
rivò a Piperno, le di cui vicende legge-
vansi espresse nell'iscrizione col locata sul-
l'ingresso della Porta Romana. Ivi alla
testa d'immenso ed esultante popolo fu
il Papa ricevutoda mg. r Pila delegato di
Frosinone, da mg.1' Lolli vice legato di
Velletrie dalla magistratura di Piperno.,
P1P
che gliene presentò le chiavi per mezzo
del gonfaloniere Gio. Ballista Colabuiii,
mentre uno stuolo di 24 giovani unifor-
memente vestiti ottennero di staccargli i
cavalli e tirare la carrozza sulla via con-
solare tutta coperta di sabbia rossa smal-
tata di variopinti fiori fino dentro la cit-
tà , sulla di cui piazza principale erano
due armoniose bande ed un grandioso
arco trionfale sormontato dal pontificio
stemma, con due iscrizioni del cav. Giu-
seppe Martelli. Alla gradinata della cat-
tedrale, tutta coperta di arazzi e di fiori,
Gregorio XVI fu ricevuto da mg.r Gu-
glielmo Aretini Sillani, da lui fatto vesco-
vo della diocesi, preceduto dal suo clero
col baldacchino, e da due fanciulli vesti-
ti da angeli, che spargevano rose e altri
fiori ; e così tra'vivi e di voti applausi del
popolo ti ipudiante ed il suonodellecam-
pane ascese al tempio nobilmente parato.
11 vescovo die la benedizione col ss. Sa-
gramento precedentemente esposto, indi
il Pontefice salito sull' altare maggiore
venerò ed osservò la testa di s. Tomma-
so d'Aquino in urna d'argento, ed il suo
sangue custodito in due ampolle, per cui
la magistratura donò al Papa le reliquie
del santo dottore, in un'elegante slatuina
d' argento rappresentante il medesimo.
Passato in sagrestia, benignamente am-
mise al bacio del piede il capitolo e clero,
la magistratura , ed anche i canonici di
Roccasecca, che implorarono e consegui-
rono un distintivo pel loro capitolo. Il
santo Padre ascesa la loggia ben addob-
bata , che si eleva sulla fronte della cat-
tedrale sopra l'atrio, compartì la solenne
benedizione apostolica all' affollatissimo
e numeroso popolo. Sceudendo poi dalla
porta laterale, Gregorio XVI uon curan-
do la pioggia che cadeva , e preferendo
appagare la divozione de'sudditi che a-
nelavano di vederlo, anziché rientrare in
carrozza, si avviò a piedi con tutto il se-
guito per la strada principale alla casa
di Camillo Polverosi, affittuario della te-
nuta di Fossauuova e ben affetto al cardi-
P I P 247
nal Pacca, ed essendo il Polverosi agoniz-
zante in Roma, i figli Bartolomeo e Gia-
como accolsero decorosamente ils. Padre
in un appartamento mobilialo con ma-
gnificenza, ove coi più cortesi modi im-
bandirono al Pontefice ed alla corte un
squisito trattamento, per cui u'ebbero il
particolare pontifìcio aggradimento cou
paterne benedizioni. Alle ore 1 8, accom-
pagnato alla carrozza dai lodati fratelli
Polverosi , Gregorio XVI vi salì tra gli
evviva fragorosi de'pipernesi, cui egli cor-
rispose con ogni amorevolezza, scenden-
do da Piperno verso le Paludi Pontine,
e costeggiando il fiume Amaseno, le di cui
acque scorrendo nel mezzo di folta selva
presso le mura merlate della celebre ab-
bazia di Fossanuova , offrono una scena
romantica e pittoresca, si diresse a Ter-
racina. Il breve soggiorno di Gregorio
XVI e le nominate iscrizioni si leggono
nella Relazione del viaggio, scritta dal
DO ?
principe Massimo. Restituendosi da Por-
liei a Roma ilregnante Pio IX agli 8a-
prilei85o, dopo avere visitato il mona-
stero di Fossanuova col seguito di sua cor-
te, de'cardinali Dupont, Asquini e Anlo-
uelli, e del conte Ludolf ministro pleni-
potenziario del re delle due Sicilie, ono-
rò di sua presenza Piperno. Il municipio
e i cittadini festeggiarono in più modi il
fausto avvenimento. 11 sullodato Zacca-
leoni presso un suo oliveto, sopra un ba-
samento decorato di analoghe iscrizione
e pittura, eresse il busto del Papa. Nel-
F interno della città, sull'ingresso della
piazza, il comune fece costruire un arco
sormontato dalla statua della Religione
con due iscrizioni. Nel mezzo poi di tal
piazza alzò una colonna trionfale, abbel-
lita con pitture esprimenti la storia del
temporale dominio della s. Sede e la re-
stituzione di questa a Roma eseguita da
Gregorio XI: il capitello sosteneva un glo-
bo col simbolo del triregno e delle chia-
vi. Al suono delle campane e delle ban-
de fu ricevuto il Papa da mg. r Badia de-
legato della provincia, dalle autorità go-
248 P I P
vernalive e municipali, ed il presidente
delle seconde Luigi Zaccaleoni nel pre-
sentar le chiavi con breve discorso ricor-
dò la spontanea dedizione de'privernati
al dominio pontificio e la loro costante
fedeltà, ricevendo dal santo Padre beni-
gna risposta e l'invocata benedizione. Di-
sceso da carrozza il Pontefice fu accolto,
sotto baldacchino sostenuto dai canoni-
ci, dal clero alla cui testa era l'encomiato
vescovo e si portò alla cattedrale bella-
mente ornata, celebrando l' iscrizione la
generale esultanza. Ricevutasi dal Papa
per le mani del vescovo la benedizione
col santissimo splendidamente esposto ,
venerò la prodigiosa immagine della Ma-
donna e la testa del dottore s. Tommaso,
ammettendo quindi in sagrestia ai bacio
del piede tutti i nominati e altri distinti
cittadini e forestieri. Tornato in chiesa
osservò la cappella dei Zaccaleoni, ove con
altre reliquie si custodisce quella di s.
Tommaso, ed asceso alla loggia sopra l'a-
trio, in trono die l'apostolica benedizione
all'infinita moltitudine; poscia in mezzo
a fragorose acclamazioni e fiori che da
ogni parte si gettavano, rimontato in car-
rozza, partì alla volta di Frosinone, come
e meglio riporta il n.° 96 del Giornale
di Roma, dicendosi nel n.° 91 cheRoc-
casecca ne festeggiò il passaggio con son-
tuoso arco di alloro e di palme, ed altre
dimostrazioni.
La fede cristiana fu introdotta nell'an-
tica Priverno ne'primi tempi della Chie-
sa. Narra il p. "Valle che s. Pietro ordi-
nò i.° vescovo di Terracina s. Epafro-
dilo, e che forse passò per Foro Appio,
ov'è Fossanuova, e per Priverno, quan-
do si recò in Roma, e vi predicò l'evan-
gelo; certo è che al santo apostolo fu e-
rello un tempio, probabilmente nel luo-
go in cui sorgeva il palazzo regio, veden-
dosi ancora gli avanzi nel piano del vec-
chioPriverno, insitoelevato detto il colle
di s. Pietro. Predicando la fede per la
provincia di Campagna 0 Campania Ro-
mana s. Epafrodito, molti riconvertirò-
P1P
no in Terracina, Foro Appio e Priverno,
ricevendo alcuni il martirio. Nella per-
secuzione di Claudio, essendosi molti cri-
stiani rifugiati in Priverno, aumentaro-
no il numero de' fedeli. Anche s. Paolo
nel portarsi a Roma passò per Foro Ap-
pio , onde si congettura che il nascente
cristianesimo vi ricevesse incremento,
massime per le successive glorie di mar-
tiri anche privernali, dilatandosi la fede
eziandio pei miracoli operati da Gesù Cri-
sto ; quindi distrutti i templi degl'idoli
furono edificate le chiese, quali vennero
erette anche in Piperno dopo la distru-
zione di Priverno. Nei primi del IX se-
colo fu fondata in Piperno la sede vesco-
vile, soggetta immediatamente al Papa:
la serie de' vescovi si riporta nell' Ilei'
Ha sacra d'UghelIi, t. io, p. 160, e dal
Contatore,//^/. Terracinensi,p. ^11. E-
leuterio intervenne e sottoscrisse il con-
cilio romano dell'B^o o 826. Maio sot-
toscrisse sotto s. Leone IV nel concilio
Vaticanodell 855 per la clamorosa depo-
sizionedelcardinalAnaslasio, indi fu nun-
zio straordinario di Benedetto III a Co-
stantinopoli all'imperatore greco. In Pi-
perno vuoisi che ancora esistano gli avan-
zi di sua abitazione, presso il vicolo che
dicesi di Maio. Benedetto nel o,g3 fu al
concilio Lateranense e convenne nella i.1
canonizzazione solenne che fece Giovan-
ni XV detto XVI di s. Udalrico. Marti-
no fiorì avanti il 1000. Pietro fu inviato
nel 1 o 1 o da Sergio IV in Francia a con-
sagrare la chiesa del monastero di Bel-
1) loci ; intervenne al sinodo romano del
101 5 di Benedetto VII, e nel io 17 sot-
toscrisse la bolla di quel Papa per l'ere-
zione del vescovato Bisuldunense in Ca-
talogna, quindi nel 1 029 fu al concilio pel
patriarca di Grado. Avendo i pipernesi
donato alla s. Sede la chiesa di s. Pietro
di Priverno vecchio, Adriano IV in ri-
guardo alla povertà di rendite dell'ar-
ciprete e canonici della cattedrale di Pi
perno, con breve del 1 1 58, Aequitatis et
juslitiac ratio postulai, presso l'archivio
P1P
capitolare, loro donò la chissà e il colle-
Restata interrottala serie de' vescovi, per
mancanza di rendite, Onorio III con bol-
la data in Lateranoi5kal.februarii 1217,
uni la sede vescovile di Piperno a quel-
la di Terracina (f.)t acque principali-
ter, continuando però la città di Piper-
110 e sua diocesi, cioè Sonnino, Roccasec-
ca, Maenza e Roccagorga, sotto la giu-
risdizione dell' arciprete della cattedrale
di Pi perno , che appellavasi vice-domi-
no, con estese facoltà quasi vescovili, on-
de rappresentare l'anteriore sede vesco-
vile, come rilevasi da analogo decreto del
cardinal di s. Angelo ( (orse Stefano da
Ceccano detto di Fossanuova), emanalo
nel 12 i5 e che si conserva nell'archivio
capitolare, confermato poi nel i44' dal
cardinal Aquilense legato (probabilmen-
te lìlezzarota), residente allora in Piper-
no, che si mostrò molto propensoal pub-
blico vantaggio. Benedetto XI li non so-
lo confermò l'unione della sede vescovi-
le di Sezze {V?) a quella di Terracina ,
ma con la costituzione Super, de' 1 o set-
tembre! r]'ì5,Bull.Roni. t. i2,p. 3G, con-
fermò pure quella di Piperno, che a poco
a poco avea perduto i diritti di concatte-
drale (secondo Novaes), per cui mg/ Cou-
ventati a'3 ottobre ne prese possesso. Il ve-
scovoalterna la residenza nelletre città, e
l'episcopio di Piperno resta fuori della cit-
tà, nel palazzo di s. Martino, come si ha
dal Contatore. Oltre i citati autori, scris-
sero di Piperno : Pietro Paolo Benvenu-
ti, La regia et antica Piperno città no-
bilissitna de' volsci nel Lazio, dall' origi-
ne sino (dia sua distruzione, cavata dai
manoscritti del p. Teodoro Falle e po-
sta in luce, Napoli i637. La città nova
di Piperno edificala nel L,azio dai vol-
sci della regia e antica città Privernale,
dopoché dai teutoni e brillonifu distrut-
ta, dalla sua edificazione sino al 1646,
Napoli 1G46.
PIPEWEL. Luogo d' Inghilterra in
cui fu tenuto un concilio nel 1 1 89, per
mettere fra loro d' accordo alcuni ve-
P I P 2 io
scovi. Reg. t. 28 ; Labbé t. io ; Angl.
t. 1.
PIPIA Agostino, Cardinale. Nacque
ad Oristano in Sardegna da onesti ge-
nitori, professò nell'ordine de'predicalo-
ri, dove i suoi rari talenti gli meritarono
le cariche di reggente del collegio di s.
Tommaso in Roma e di teologo della
propinqua biblioteca Casanatense. Infor-
mato Clemente XI del suo raro merito,
lo dichiarò segretario dell' indice e con-
sultore de' riti. Nel 1721 con pieni voti
l'ordine l'elesse generale, nel cui gover-
no si guadagnò l'affetto e l'applauso uni-
versale, per la sua prudenza e saviezza.
Benedetto XIII suo correligioso, allorché
fu eletto Papa, non volendo accettare, a-
vendolo sempre riguardato come suo su-
periore, ricevette da lui il precetto d'ub-
bidienza di prestare il consenso, indi a'20
dicembre 1 724 lo creò cardinale prete di
s. Sisto , colla ritenzione del generalato
sino al capitolo generale. 11 duca di Gra-
vina nipote del Papa gli assegnò 600 scu-
di annui e promise fare altrettanto coi
futuri cardinali domenicani. Fatto vesco-
vo d'Osimo fu il i.° ad esserlo pure di
Cingoli; nel 1 726 vi celebrò il sinodo, e
comeehè inclinato al rigore, ed amando
la quiete e la vita religiosa, rinunziò le
diocesi nel 1727. Divenne protettore di
Sardegna e de'vallorabrosani, e fu assi-
duo alle congregazioni in cui era ascrit-
to. Morì placidamente in Roma a'a 1 feb-
braio 1730, poche ore prima del Ponte-
fice, d'anni 70, e fu sepolto nella chiesa
di s. Maria sopra Minerva, al cui titolo
era passato, con magnifico elogio, aven-
do lasciato le proprie sostanze ai con-
venti del suo ordine.
PIPINO o PEPINO (b.), da Landen.
Figlio di Carlomano e prefetto del palaz-
zo sotto Clotario II, sposò la beata Itta,
d'una delle principali case d' Aquitania,
da cui ebbe un figlio nomato Grimoaldo,
e due figlie, cioè s. Gertruda e s. Begga,
dalla cpial ultima nacque Pipino il Breve
redi Francia. Pipino prese sempre la giù-
25o P I R
slizia per norma della sua condotta: era
a un tempo il protettore dell' innocenza
ed il flagello del delitto, non che zelan-
tissimo protettore della religionee di tut-
ti quelli che la professavano. Allorché
ClotarioIIfeceil figlioDagobertored'Au-
strasia, commise a Pipino 1' educazione
del giovane principe e la cura di gover-
nare in suo nome. Divenuto Dazoberto
o
re di Francia, per la morte del padre, si
abbandonò alle più vituperose passioni ;
ma Pipino ebbe il coraggio di riprender-
lode'suoi disordini, ed egli sdegnato dap-
prima contro di lui, rientrò poi seriamen-
te in sé stesso, e gli diede prova della sua
stima , dichiarandolo tutore del suo fi-
gliuolo Sigeberto, poi prefetto del palaz-
zo di questo principe, quando lo elesse
re d' Austrasia nel 633. Dopo la morte
di Dagoberto, Pipinosi ritirò a Metz con
Sigeberto , il quale l'onorava come suo
padre e suo precettore. Mori nel castel-
lo di Landen a'21 di febbraio del 64o,
ed il suo corpo fu poscia trasportato a
Nivella, ove conservasi con quelli della b.
Illa e di s. Gertruda. Trovasi il suo no-
me nei martirologi di Fiandra e nelle li-
tanie pubblicate per ordine dell'arcive-
scovo di Malines; ma non è slato mai o-
norato nell'oftìcio pubblico della Chiesa.
PIR.ANO (*.), vescovo. V. Chenerlvo
o Chierano (s.).
PIRELLI Filippo Maria, Cardinale.
Nacque in Napoli da nobile famiglia a' 29
aprile 1 7 08, di venne dotto nella giurispru-
denza, non meno che nelle belle lettere
latine ed italiane. Ammesso in prelatura,
Clemente XIII lo fece luogotenente civile
dell' A. Gì, indi segretario della congrega-
zione del concilio e della residenza de' ve-
scovi, e nel 176? arcivescovo di Dama-
sco in parlibus e vescovo assistente al so-
glio. A premiarne i molti meriti e le esi-
mie virtù, a'26 settembre 1766 lo creò
cardinale dell'ordine de'preti, gli conferì
per titolo la chiesa di s. Grisogono e lo
ascrisse alle congregazioni del concilio,
dell' esame de' vescovi, della visita apo-
PI R
sloliea e dell'indice. Dopo essere interve-
nuto al conclave di Clemente XIV, per
breve malattia di febbre mori in Roma
d'anni 63 noncompiti, a' 1 o gennaio 1 77 1.
I suoi funerali si celebrarono nella chiesa
di s. Maria in Vallicella de' filippini, in
cui cantò la messa il cardinal Pamphilj
con I' assistenza di Clemente XI V, che fe-
ce l'assoluzione, ed ivi restòsepoltoavanti
la cappella di s.Filippo, a tenore della sua
testamentaria disposizione, lodato per le
sue belle qualità e per singolare probità.
PIRGI o PERGA, Pyrgus. Sede ar-
civescovile e metropoli della 2.a Pamfi-
lia nell'esarcato d'Asia, eretta nel secolo
IV, e nel XIII divenne esarca di Pamfi-
lia. La città avanti che fosse distrutta
era situata sulla riva destra del fiume Ce-
stro, distante 60 stadi dal mare, e fu ce-
lebre pel tempio di Diana. Sembra da-
gli atti degli apostoli , che fosse illumi-
nata nella vera fede dagli apostoli s. Pao-
lo e s. Barnaba. Questa chiesa , che fu
metropoli di tutta laPamfilia, prima che
la regione si dividesse in due proviucie,
fu in seguito unita a quella di Sileo. I
seguenti vescovi ne occuparono la sede.
Epidauro die sottoscrisse il concilio di
Ancira ; Callinico fu a quello di JNicea ;
Cereniano sottoscrisse quello d'Efeso; E-
pifanio trovossi al brigandaggio d'Efe-
so; Ilariauo fu presente al concilio di Co-
stantinopoli , in cui furono scomunicali
Antimo e Severo d'Antiochia; Eulogio
intervenne al V concilio generale; Aper-
gio, famoso monotelita, venne condanna-
to nel VI concilio generale; Giovanni I
assistette a tal concilio; Sisinuio Pastillo,
fautore degl' iconoclasti, fu condannato
nel VII concilio generale; Costante o Co-
stantino sottoscrisse al detto concilio;
Giovanni li, contemporaneo di s. Igna-
zio patriarca di Costantinopoli, è quali-
ficato come metropolitano di Perga e di
Sileo negli atti dell' Vili concilio gene-
rale. Oriens chr. t. i,p. ioi3. Pirgi eb-
be queste sedi per sulTraganee. Altalia o
Satalia,poi arcivescovato, Mandu o Ma-
PIR
£ÌJo, Eudocia o Eudosie, Telraissp o
Termesso, IsindooPisinda, Massimiano-
poli, Coritlalo, Pellincs^ooPentcnisso, A-
diocetanaura, Pugia, Adriana, Perbana,
Trimopoli, Olbium, Paleopoli, Panemo-
tico, Lagania, Ariasso, Talbando, Lisa-
uia,Corbasa, GilsaleoUnzela, Pella, Co-
dri, Tebenua, Cremne, Sandida, Barbe
e Coum. Pirgi, Pcrgen, è un titolo arci-
vescovile in partibus coi titoli sulfraga-
nei di Magalo, Eudosia, Termesso, Pa-
leopoli eCodri. Nel secolo passato portò
il titolo arcivescovile di Pirgi Giovanni
vescovo di Mantova (V.). Leone XI 1 nel
1826 lo conferì a Luigi Bottiglia, die
creò cardinale Gregorio XVI. Questi nel
i845 lo die a mg/Gaetano Baluflì, fat-
to cardinale nel 1846 da Pio IX, dopo
averlo traslato a' 2 1 settembre alla sede
d'Imola, già dal Papa occupata sino al-
l'esaltazione al pontificato. Inoltre Pio IX
con breve de' 1 7 settembre : 848 nominò
arcivescovo mg.1 Alerame Pallavicino già
Maggiordomo {V-\ il quale ricevette la
consagrazione a' 1 o dicembre nel santua-
rio della Madonna di Savona.
PIRGI oPERGA,/yrg.7/m. Sede ve-
scovile di Messenia, nella diocesi d'IUiria
orientale, sotto ia metropoli di Patrasso.
Riporta 4 vescovi V Orienschr. t.2, p.224.
PIROVANO Uberto, Cardinale. Mi-
lanése, canonico della metropolitana di
Milano, ne fu eletto arcivescovo nel 1 206.
Innocenzo III lo creò cardinale circa 4
anni dopo, avendo già esercitato l'inca-
rico di legato della s. Sede. JN'el 1 2 1 o co-
ronò Ottone IV imperatore nella basili-
ca ambrosiana, e mori nel 121 r.
PISA (Pisan). Città con residenza ar-
civescovile, capoluogo di vicariato e di
compartimento 0 2.a provincia del gran-
ducato di Toscana^ antichissima e bella,
già cospicua repubblica del medio evoj
sul fiume Arno die sotto tre ponti di pie-
tra le passa in mezzo mediante un alveo
spazioso, e la divide cpiasi in due parli e-
guali, considerandosi il Lungarno di Pisa,
latamente arcuato e decorato di palazzi e
P1S >.m
decenti abitazioni, una delle più belle
prospettive clic si possano vedere in gran-
diosa città. Pisa trovasi in mezzoad uber-
tosissima pianura, fra il Monte Pisano e
il litorale, in vaga situazione, distante 52
miglia da Firenze, Go da Siena e 1 5 cir-
ca da Livorno, a 3 lcglie dalla foce del-
l'Arno clie sbocca nel Mediterraneo, ed
alla testa d'un canale die termina nel
mare stesso a Livorno. In generale il suo
clima è più tiepido che nell'interne pro-
vince della Toscana, l'aria però in mol-
ti mesi dell'anno suole esservi maggior-
mente agitata dal sodio impetuoso del li-
beccio. E' pure sede d'un governatore ci-
vile e militare, della cancelleria dell'ordi-
ne di s. Stefano, d'un tribunale di i.a i-
,stanza, d'una deputazione idraulica, dJun
dipartimento doganale. Fra tutte le altre
città del granducato, Pisa può dirsi la più
ricca di memorie e di avanzi di fabbriche
dieci ricliiamano ai primi secoli del ro-
mano impero: delle antiche terme sussi-
ste intero il sudatorio, i fondamenti del-
l'anfiteatro, il vestibolo d'un tempio pa-
ganogià ricchissimo di marmi. Soprattut-
to qualificano l'importanza di Pisa lo-
ntana i molli sarcofagi e le iscrizioni su-
perstiti, fra le quali sono insigni quelle dei
cesari Caio e Lucio, figli adottivi di Au-
gusto, illustrate dal Noris nelle Ccnota-
jshia pisanae, che insieme a tanti altri
frammenti antichi sparsi qua e là veg-
gonsi riuniti nel bel camposanto. Gli an-
tichi abitanti per provvedersi di acque
perenni di fontana, le condussero in città
dal Monte Pisano, per mezzo di acquedot-
ti elevati sopra degli archi, 8 de' quali sus-
sistono, oltre altre vestigie. Dipoi Ferdi-
nando I e Cosimo II con regia magnifi-
cenza sopì a archi vi condottarono l'acqua
salubre e leggera del poggio di Asciano.
A poca distanza della città, presso al Mon-
te Pisano, sono i celebri bagni d'acqua
minerale di s. Giuliano, in pregio fin da-
gli antichi romani ; ne furono benemeriti
Ferdinando 1, Cosimo III e Francesco I:
dei Bagni di Pisa scrisse il Cocchi, Fi-
2$2 P I S
lenze 1 7J0. Il giro più antico del cerchio
di questa città può dirsi perduto ne' mo-
numenti storici, avendo lambito le mura
l'Arno, il Serchio e l'Oseri, innanzi che
influissero in un solo letto: fiancheggiata
e quasi circondata da due fiumi, era al-
quanto difesa dalle frequenti aggressioni
de'liguri. Dopo circa il 1000 ampliò la
sua periferia e cambiò un poco la sua si-
tuazione: non si ripartì più per quartieri,
ma per porte, che poi si cambiarono in
terzieri. Il terzo giro delle mure urbane
cominciò prima del 1 i5i e se ne ha do-
cumento negli statuti de' consoli di Pisa,
pubblicati nel i.° ilei 1 162, corrisponden-
te al cerchio attuale di figura quadrila-
tera, continuato e fortificato ne'secoli suc-
cessivi secondo lo stile de'guelfi, con 5
porte. La città conta molte vie ampie e
quasi tutte lastricate di pietra serena,
senza dire delle strade che con largo mar-
ciapiede adornano i suoi inimitabili Lun-
garno, passeggio deliziosissimo, essendo
altri ameni passeggi quelli della Cascina
presso Porla Nuova e quelli che condii-
conoall'acquedotto. Pisa forse fu la i.a cit-
tà d'Italia a praticare l'illuminazione not-
turna verso il 1286.
Ma se questa città in Toscana è tut-
tora la più doviziosa di monumenti an-
tichi, con maggior diritto è da qualificar-
si quasi la culla dove risorsero mercè dei
suoi figli le arti belle per l'Italia, e dove
si ammirano riuniti in un solo punto del-
la città 4 edifizi de'primi secoli dopo il
1000, ciascuno de' quali farebbe onore
alla stessa Roma, cioè il duomo, il balli-
stero, il campanile e il camposanto. La
licca e sublime facciata del duomo è di-
sposta in 5 ordini di colonne con intagli
squisiti di marmo: adorna di 3 porte di
bronzo storiate; fuse e distrutte le antiche
dall' incendio del 2 5 ottobre iSc)?, fu-
rono rifatte le attuali nel principio del
seguente secolo, sui disegui di Giovanni
Bologna, con bassorilievi rappresentanti
Ja passione di Gesù Cristo. L' interno è
in forma di croce Ialina a 5 navate, sor-
P ÌS
rette da 58 colonne di granito e di mar-
mi fini , mirabili per sveltezza di forme
e squisitezza di lavoro: le sovrapposte gal-
lerie formano una specie di loggiato in-
torno alla nave maggiore. La lunghezza
interna è di braccia toscane 162 172, la
larghezza della crociata 55 1/2, l'altez-
za 5j 1/2. Da un architetto pisano fu di-
segnato nella 2.a metà del secolo XI, e re-
stò compito nel breve periodo di 56 an-
ni, vale a dire in un'epoca nella quale i
pisani annunziarono i primi l'alba forie-
ra alle belle arti da lunga età abbrutite e
quasi spente in Italia; indi fu consagrato
nel 1098. Contribuirono all'erezione la
munificenza dell'imperatore Enrico IV e
della contessa Matilde, ed i pisani colle
spoglie tolte a'saraceni in Palermo, perciò
con preziosi marmi presi da Costantinopo-
li e dalle città greche d'Asia e d'Europa.
11 pulpito è decorato di antiche sculture
con ornamenti di bronzo. Fra i molli
monumenti che vi si ammirano è rimar-
chevole la tomba del Kuschetto, uno degli
architetti dell'edilizio, e quella dell'impe-
ratole Enrico VII: il monumento della
conlessa Beatrice, madre della celebre
Matilde, fu trasportalo al camposanto
nel 1810. Nel voi. XLIX, p. 1 36, rimar-
cai che dall'oscillazione del lampadario
di bronzo, sospeso in mezzo alla chiesa,
Galileo trovò il moto del pendolo. Il ca-
pitolo si compone dell'arciprete, dell'ar-
cidiacono e del decano (prima anche il
primicerio e il vicedomino), di 2q cano-
nici compresi il penitenziere ed il teologo,
di 60 beneficiati, e di altri preti e chie-
rici. Le dignità ed i canonici godono il
singoiar privilegio dell'abito prelatizio,
rocchetto e cappa magna rossa, porpora
che loro accordò Gelasio II, con fodere
d'armellini: allorché poi non usano le
cappe, sul rocchetto assumono la mozzet-
ta rossa. L'arcivescovo egualmente per
privilegio apostolico ha l'uso della cappa
rossa e dellacappa violacea, come riporta
l'Ughelli. Pio VII col brev e Sincera /idei,
de' 2 aprile 1817, Bull.Rom. COMA, e j ,
PIS
j). K), concesse ai canonici l'uso del colla-
re e calze paonazze. Questa cattedrale
metropolitana è sacra alla Beata Vergi-
ne Assunta : tra le relìquie insigni che in
essa si venerano è il corpo di s. Ranieri
confessore e patrono della città, in urna
preziosa. Qui noterò, che fra le splendide
feste che celebravasi nelle città italiane,
una è quella di s. Ranieri. Iti questa oc-
casione e nella notte del ifial 17 giugno
si eseguisce l'inimitabile spettacolo della
tanto decanta tal unii naria a disegno, lun-
go la via Lungarno; al qual maestoso
spettacolo, che ha luogo ogni triennio,
prima si aggiungeva anche il combatti-
mento o lotta al [ionie di marmo o vec-
chio o di mezzo., eseguito dagli abitanti
delle due parli di Pisa, formati in 12
compagnie di 60 uomini cadauna, arma-
ti di corazza. Quanto al sontuoso duomo
di Pisa, vedasi il Martini, Thealriun ha-
silicat Pisanac crectae in honorem Dei-
parete P irgittis in coclo Assumptae, Ro-
mae 170 5. Chiese principali d'Europa,
Milano 1 824, incili si tratta pure e vi so-
no riportati i disegui del batlislerio e del
campanile.
Nell'agosto 1 1 52 l'architetto naziona-
le Diotisalvi , riinpetto alla facciata del
duomo, gitlò le fondamenta del batlisle-
rio, il quale per maestria e magnificenza
di lavoro dovea sorpassare qnanti altri
dai cristiani in simil genere erano stati
innalzali a s. Giovanni Battista. Ha la for-
ma di grandiosa rotonda con cupola, che
si alza su d'un basamento di 3 scalini. È
ripartito l'edilizio esternamente in 3 or-
dini, nel i.° de'quali girano 20 colonne,
sui di cui capitelli voltano archi tondi in-
taglialissimi di marmobianco: nel 2.°or-
dine si contano 60 colonne più piccole,
staccate dalla parete per formare intorno
un peristilio con capitelli e archi semicir-
colari, alternali da triangoli scorniciati
di marmo lunense, ciascuno de'quali sor-
regge sulla punta superiore una statui-
na e nel centro una mezza figura più
grande, mentre nell'interno degli archi
PIS 2 )3
sorgono altrettanti tabernacoli fiancheg-
giali da due colonnine, e terminali da Ire
sottili piramidi adorne di rabeschi e di
delicatissimi intagli, il lutto di marmo di
Carrara. II3.°ordiucèscoiupartitoin 1 <">
pilastri alternati con ?.o finestre, sui (pia-
li sorgono de' tabernacoli con 3 colonnine
che sorreggono altrettante piramidi, men-
tre sovrappone alle 20 finestre un nume-
ro eguale di triangoli di marmo aventi
in mezzo dei rosoni. Da questo 3.° ordine
staccasi la gran cupola, formata a guisa
d'una pera, che termina in uncupolino,
sulla cui cima è la statuetta di bronzo di
s. Gio. Battista. La circonferenza ester-
na del battistero è di braccia 239, com-
preso l'imbasamenlo, sopra di essa è
braccia if)5, essendo c)4 l'altezza totale
della fabbrica senza della figura. Sebbe-
ne4 porte scompartite in croce dieno ac-
cesso al battistero, una sola resta aperta,
ed è quella incontro al duomo, la più a-
dorna di colonnelli bassorilievi, di lavori
di ornato e di statue. L'interno del tem-
pio ha nude pareli, divise in due ordini
di architettura, il i.° de'quali è scompar-
tito in 12 arcate sostenute da 8 grandi
colonne e da 4 pilastri slaccati dal muro.
Altro simile peristilio circonda la parte
superiore del tempio, sopra il quale si al-
za la parte interna della cupola. Nel mez-
zo della rotonda sorge il fonte batlesìma-
le di forma ottangolare, intagliato di mar-
mi: ma l'opera che richiama gli amatori
del bello è il portentoso pulpito di Nicolò
Pisano. Questa composizione del secolo
XII, di forma esagona, della circonferen-
za di 14 braccia, tutta di marmo statua-
rio, è sorretta da q colonne, alcune delle
(piali premono il dorso ad animali feroci
o a figure umane insieme aggruppale.
Dai capitelli delle 6 colonne che formano
le parti prominenti dell'opera esagona,
staccansi altrettanti archi, ciascuno dei
quali è ornato di 3 piccoli archetti con fi-
gure scolpite in alto rilievo, mentre negli
scompartimenti atlornianti il parapetto
veggonsi lavorate miigislralmenle 5 sto-
2 7 ; p i s
rie rappresentanti la natività del Salva-
tore, l'adorazione de'Magi, la presenta-
zione al Tempio, la crocifissione e il giu-
dizio universale. Questo pulpito è consi-
derato ilpiù felice slancio fallodalla scul-
tura nel suo risorgere in Italia. Due be-
neficiati del duomo, nominati dal capito-
lo, hanno la cura delle anime della catte-
drale, ed in questo battisterio, che è l'uui-
codella città, amministrano il battesimo.
Illàmoso campanile pendente di Pisa
è una gran torre cilindrica di marmo
bianco e fascialo da 207 colonne, che sor-,
reggono 7 logge circolari: questa torre ha
promosso sempre lo stupore non meno
che la curiosità di ogni classe di persone
perla sua meravigliosa pendenza di brac-
cia 7 172, in un'altezza di g3, poiché a
chi vi passa vicino, sembra che ad ogni i-
stante sia per rovinare; essendo sempre
questione, se la sua pendenza sia dovu-
ta al caso per avvallamento del suolo
indebolito, piuttosto che all'arte con de-
terminato disegno dell'architetto, il qua-
le dicesi volle così esprimere la non sal-
da potenza della repubblica pisana : fu
resa anche più celebre dà Galileo, quan-
d'egli dalla caduta de' gravi, cui per tal
pendenza la torre si presta, basò d' anni
25 i fondamenti della dinamica. Questo
campanile per opera dell'architetto pi-
sano Bonanno, ebbe il suo principio nel-
l'agosto 1 1 74. d proseguimento e fìneda
altri maestri, forse Guglielmo d'Inspruck
o Giovanni Ennipont.mo tedesco, oltre
Tommaso figlio dello scultore Andrea
Pisano, che verso la metà del secolo XIV
edificò nella torre l'ultimo ordine delle
campane e compì la mole. Le 1 5 colonne
del i.° ordine sono addossate alla mura-
glia, le 3o colonne di ciascuno de'6 ordi-
ni, 180 fra tutte, sono dislaccale dal mu-
ro in guisa da formare altrettanti peristi-
li passeggiabili. Si sale sino al 7.0 ordine
per una scala di 2g3 gradini di marmo
bianco, praticala nella grossezza del mu-
lo, al quale essa gira intorno a spirale.
L 8." e ultimo ordine, circondato da 12
PIS
colonne, con 6 finestre grandi e G piccole
per le campane, è di un cerchio più ri-
stretto degli altri, laonde assai più largo
è il suo peristilio difeso da una ringhie-
ra. Una scaletta di 87 scalini, pure di mar-
mo bianco, conduce alla terrazza del cam-
panile, anch'essa riparata intorno da un
terrazzino di ferro al pari di quello del-
l'ordine sottostante delle campane, che
sono 7. Sorge questo singolare monumen-
to della possanza e grandezza pisana nei
tempi di mezzo, a fianco della cattedrale,
versodi essa inclina estrapiomba. Questo
campanile è una delle principali torri d'I-
talia, se non la più alta, almeno la più
bizzarra e curiosa, venendo chiamata la
torre reale.
11 camposanto pisano, vicino al duo-
mo, è un altro monumento dell'opulen-
za, della grandiosità d'animo e del valore
de' pisani, destinandolo a conservare le
ceneri de'cittadini più benemeriti della
patria, a costituire il Pantheon degli uo-
miui più illustri pisani: quest'opera subli-
me, principiata nel secolo XIII, si lascia
indietro tutte le altre di simil fatta, per
l'originalità, ampiezza, simmetria, varie
bellezze artistiche, rarità archeologiche
che la decorano, e per l'alto suo scopo.
Laonde il professor Gio. Rosini, Descri-
zione delle pitture del Campo santo di
Pisa, ivi 18 16 con figure, dichiarò che
il camposanto di Pisa è il testimonio
dell'architettura nel suo rinascimento,
oltre che esso offre nelle sue grandiose
pareti la storia della pittura ne' secoli
XIV e XV, dovendosi anche riguardare
qua! galleria di bassorilievi antichi nei
numerosi sarcofagi e urne ivi trasporta-
ti, molti de' quali servirono di modello e
di eccitamento a Nicola, Giovanni e An-
drea scultori pisani superiori a tutti i loro
contemporanei, che possono dirsi i veri
precursori di Donatello, Ghiberti e Bo-
narroti. Per due porte s'apre l'ingresso
all'edifizio, una delle quali sopra l'archi-
trave è terminata da un tabernacolo di
marmo con G statue lavorate da Giovan-
PIS
ni Pisano, architetto dèlia fabbrica. Que-
st'opera, di cui si gettarono i fondamenti
nel i 27 8, sembra che sia stata compita nel
i4&4- Nulla di piti semplice e di più auste*
io poteva immaginarsi dell'esterna sua ar-
chitettura, nulla di più nohiie e di mag-
giore armonia dell'interna sua struttu-
ra, ove si vedono riunite leggerezza, uni-
formila, buon gusto e delicatezza di la-
voro, tanto nel pavimento a disegno, co-
me ne'pilastri e ne'iìnestroni, i quali ul-
timi, unoa contatto dell'altro, sono ador-
ni di colonnine a spirale sostenenti gra-
ziosi archetti di stile gotico italiano, e che
girano intorno al claustro interno rettan-
golare. Il camposanto di figura quadri-
lungo con portici, è lungo braccia 2 1 7, lar-
go 72, alto sino alla soflitta 24, essendo il
giro totale braccia 578. Imponente e bel-
la quanto semplice, è la gran tettoia a ca-
valietti chi sorregge il lacunare difeso da
lastre di piomho. Ma soprattutto mira-
bili sono le pitture dei vecchi e più valen-
ti maestri che da capo a fondo ricuopro-
no le interne pareti dei portici, massime
dove lavorarono Giotto, Orgagna e Be-
nozzo Gozzoli fiorentini, Spinelli aretino,
Simone Memmi e Pietro Laura ti sanesi.
Le quali pitture furono con giudizio arti-
stico descritte dal lodato Pvosini nel detto
opuscolo più volte ristampato, unitamen-
te all'indicazione de'monumenti di scul-
tura, che per cura del prof. Carlo Lasi-
nio, come dissi a Cimiteri, adornano a
guisa di galleria questo sacro edifizio, con
42 tavole, dellequali vi è pure V Illustra-
zione. Si ha poi del di lui figlio cav. G. P.
Lasi nio: Incisioni delle pitture a fresco
del camposanto di Pisa , disegnate da
Giuseppe Rossi, Firenze i832. Pisa nel
flore di sua possanza, per la flotta che ve-
leggiò per la Palestina, s'ebhe la terra del
Calvario e qual prezioso tesoro ne riem-
pì il camposanto; quella terra che fu cal-
cata dai piedi sanguinosi di Cristo, che
s'aperse ad accogliere la punta del duro
stipite della croce, che sostenne la Dolo-
rosa fra le donne, che bavelle le stille del
PIS 255
sudore dell'agonia dell'unigenito Figliuo-
lo di Dio, e fu inzuppata del sangue della
redenzione.
Le chiese parrocchiali sono 22, com-
prese le 4 suburbane e la collegiata di s.
Stefano I Papa e martire. Contemporanea-
mente al duomo si edificarono le chiese
di s. Paolo a Ripa d'Arno, di s. Michele
in Borgo, di s. Margherita, di s. Matteo,
di s. Pietro in Grado fuori di Pisa, don-
de si deduce quanti bravi artisti allora
fiorivano. Fra le più belle chiese antiche
figura la grandiosa di s. Paolo nominata,
la cui facciata tuttora sorprende per la
squisitezza, la varietà e quantità di lavo-
ri di scultura e di ornato di cui è fornita;
nell'annesso monastero vi furono collo-
cati i vallombrosani ne'primi del secolo
XII. E' a croce latina in 3 navate, con
colonne di granito orientale e capitelli
variati di marmo, ma le pareli dipinte
da Buffalmacco, Cimabue,SimeoneMem-
mi e altri maestri, furono ricoperte e de-
turpate con più pennellate di calcina. La
chiesina della Spina è un gioiello e sem-
bra un modellino per le tante gugliette,
tahernacolini, statuine, ed altri minuti
e squisiti lavori di marmo, che da cima a
fondo adornano l'esterna fabbrica, e spe-
cialmente la sommità della facciata e del-
le sue pareti laterali. Questa chiesuola
detta di s. Maria della Spina, per esservi
stato riposto un frammento della corona
di spine del Redentore, è il più bel mo>
nuinento che fino ai giorni nostri si con-
servi in Italia in simile genere di architet-
tura, la quale ripetuta assai più in gran-
de si ammira nel magnifico duomo di Mi-
lano, eretto dal duca Gio. Galeazzo Vis-
conti nell'epoca in cui fu signore di Pisa,
dove da gran tempo esistevano due hel-
lissimi esemplari, come sono questa chie-
sa e il battistero. Sono ancora rimarche-
voli le chiese, di S.Nicola per l'arte con
cui è costruita la scala del campanile; di
s. Francesco per la sua forma svelta e
l'arco arditissimo di 3o braccia di corda
che si alza nell'interna crociata, non che
2?6 PIS
per i' alto suo campanile, e pei due gran-
dissimi ed uniformi loggiati del contiguo
claustro, per esser cjui i sepolcri delle fa-
miglie più cospicue di Pisa. Altri edifizi
più segnalali della città sono i Lungar-
ni, i 3 ponti che li attraversano, alcuni
palazzi che li fiancheggiano, il luogo do-
ve fu l'arsenale. delle galere, la cittadella
vecchia, le sontuose fàbbriche die ador-
nano la piazza de'Cavalieri, le pubbliche
fonti, il teatro e la dogana. Il Ponte vec-
chio o di mezzo, famoso pel suindicato
giuoco chiamato del Ponte, fu eretto nel
1 040, e rifabbricato in marmo per muni-
ficenza di Ferdinando II. Il Ponte a mare
o alla fortezza, presso la città detta nuova,
vuoisi edificato verso il 1 33 1 : però la citta-
della incominciata nel 1 4 6 ^compita circa
ili 5i 2, fu atterrata nel declinar deli 700.
II Ponte nuovo della Spina, già esisteva
nel 1286. Al i.° ponte fanno un bel cor-
redo, alla coscia meridionale, le grandio-
se Loggie di Banchi, le quali stanno in
mezzo all'antico palazzo de'Gambacorti,
ridotto ad uso di dogana, alla pubblica
torre dell'orologio, ed al palazzo del go-
verno^ stato con magnificenza riedificato
sopra due antichi palazzi, municipale e
pretoriale, col disegno del valente archi-
tetto pisano Alessandro Gherardesca;
mentre dirimpetto alla coscia settentrio-
nale dello stesso ponte apresi la principa-
le strada di Pisa, quella del Borgo co'suoi
portici, e presentasi ad esso di fronte col
palazzo del Casino la piazza più animata
cìi Pisa, la quale fino dal secolo XIII por-
tava il nome del Ponte, dove anche allo-
ra si adunavano gli oziosi artigiani ed il
minuto popolo.
Dopo la piazza del Duomo , dopo i
Lungarni, per bellezza e magnificenza
viene la piazza de'Cavalieri, artisticamen-
te e storicamente descritta dal Morrò na
e dal Grassi, il quale ultimo non solo rap-
presentò in disegno la piazza moderna,
ma ancora quella più antica degli Anzia-
ni colla Torre della fame, già de'Gualan-
di alle Sette vie, torre infausta perchè
PIS
servì di carcere e di tomba al conte Ugo-
lino, a due figli e a due nipoti. Si nana
che tal torre esistesse accanto all'arco sot-
to cui passa la strada che guida al duo-
mo, attualmente disfatta ed incorporala
al palazzotto dell'orologio^ ed in questo
luogo era il centro dell'antica città di Pi-
sa. Vi era perciò il palazzo degli Anziani
o flcl Comune e vicino quello del Pode-
stà, dove furono presi nel 1 .° luglio 1 288
i nominali 5 infelici individui di casa
Gherardesca. 11 Vasari rifacendo il pa-
lazzodegli Anziani, costruì il nobilissimo
palazzo conventuale de'cavalieri di Papa
s. Stefanol [V.)} ed in luogo della chiesa
di s. Sebastiano, fu fondata per ordine
di Cosimo I quella conventuale di detti
cavalieri, essendo stata in Pisa fissata la
residenza di quell'ordine militare. Il ma-
gnifico tempio, recentemente fu restau-
rato ed abbellito, con superbo altare
maggiore di porfido orientale, su cui in
mezzo a pregievoli lavori di scalpello, si
vedono la statua e l'urna dels. prolettore.
In questa stessa piazza de'Cavalieri, Co-
simo I innalzò pure superbi palazzi, per
cui i pisani quivi gli eressero una statua
pedestre. Il suo figlio Ferdinando I non
solo incoraggi il commercio de'pisani, ri-
stabilendo fiere e mercati, ma abbellì la
città di sontuosi edilizi e di monumenti
insigni, fra'quali il grandioso collegio
che ne porta il nome, i vari palazzi e la
chiesa che fece terminare in detta piaz-
za, la Loggia di Banchi ode'Mei canti, ed
il palazzo granducale. Per ordine di Fer-
dinando I fu aperto il fosso de'navicelli
fra Pisa e Livorno, furono incominciati
gli acquedotti dalle sorgenti di Asciano,
per cui i pisani riconoscenti gl'innalzaro-
110 un monumento sulla ripa destra del-
l'Arno, consistente in un gruppo di mar-
mo scolpito da Francavilla e rappresen-
tante la città medesima sotto l'allegoria
della Fecondità, nell'atto di essere solle-
vata dal granduca suo benefattore. Mos-
si da un simile scopo i pisani moderni
eressero nel 1 833 una statua colossale in
PIS
marmo, scolpita dal Pampaloni e collo-
cata in una delle più grandi piazze, cori
questa iscrizione : Al granduca Pietro
Leopoldo l quaranC anni dopo la sua
morie. Sebbene debbasi a Cosimo J il prin-
cipio dell'arsenale Mediceo, sul disegno
del Bontalenti nel Lungarno, pure un
grande arsenale ivi esisteva presso la chie-
sa di s. Vito ; e quello che ora si vede fu
terminato neh 588 da Ferdinando I. So-
pra 607 pilastri che sorreggono le ar-
cate, in origine aperte, si leggono le me-
morie di alcuni fatti gloriosi spettanti ai
cavalieri di s. Stefano. Merita menzione
la gran fabbrica di Sostegno, presso il Pon-
te a mare, là dove entrano i navicelli nel
fosso artificiale per trasportare le merci
a Livorno e viceversa, opera ordinata da
Pietro Leopoldo I con tettoie, affinchè le
barche vi stassero al coperto. Tra i pa-
lazzi di Lungarno è quello Medici presso
s. Matteo, ora del conte Pieracchi , pri-
ma abitazione di Cosimo I, dove si dice
che uccidesse il figlio d. Garzia, e dove
era slato alloggiato Carlo Vili redi Fran-
cia : altri cospicui palazzi sono quelli dei
Lanfranco.!, ora Toscanelli; quello delle
Stanze civiche; quello de'Lanfreducci, ora
Upezzinghi. Un poco distante dal duo-
mo e quasi contiguo al camposanto sor-
ge il graudioso palazzo arcivescovile, rie-
dificato di pianta presso l'antico episco-
pio sul fine del secolo XVI dall'arcive-
scovo del Pozzo, accresciuto e decorato
due secoli dopo dall' arcivescovo Fran-
ceschi, e sontuosamente addobbato dal-
l'attuale arcivescovo mg.r Panetti. Nel-
le stanze terrene del grandioso cortile ,
circondato d'un loggiato sorretto da co-
lonne di marmo di Carrara, esiste il ric-
co archivio arcivescovile fornito di qua-
si 3ooo pergamene, a partire dal 720
fino al secolo XV avanzato, tutte crono-
logicamente disposteeeopiate in vari vo-
lumi, con più. una riunione di molte al-
tre membrane, appartenenti al monaste-
ro di s. Matteo di Pisa e di altre case re-
ligiose della Toscana.
VOL. LUI.
PIS a57
In Pi'a vi sono di versi monasteri e con-
venti religiosi d'ambo i sessi, e parecchie
confi atei ni le, fi a le quali quella della Mi-
sericordia modellata ingran parlesuquel-
la di Firenze, ed isti l uti di beneficenza
ne' quali la città precede le più illustri.
La pia casa della Misericordia risale al
1 o53,e fueretla pel riscatto degli schiavi,
come per sovvenire lefamiglie vergogno-
se. In progresso di tempo accresciuto il
suo patrimonio dalla pietà de' nobili pi-
sani, massime nel 1 34 1 dal conte Boni-
facio della Gherardesca , potè estendere
le sue beneficenze sopra molte altre ope-
re misericordiose, fra le quali quella che
tuttora si pratica , di dotare proporzio-
natamente alla nascita e al destino non
poche fanciulle. Pei legati di tre genero-
si pisani, dal secolo XVII si dotano ogni
annocirca 80 oneste fanciulle. Molti pic-
coli spedali erano in Pisa annessi a va-
rie chiese, prima che Alessandro IV nel
1257 accordasse a' pisani l'assoluzione
dalle censure a condizione che fondasse-
ro un vasto ospedale da doversi termi-
nare in 5 anni colla spesa di 10,000 li-
re. Appena eseguita la fabbrica fu chia-
mata ospedale nuovo di Papa Alessan-
dro, poi della Misericordia di s. Spirito,
ed ora di s. Chiara. Vi vollero circa 80
anni per ultimarlo, ed in seguito il suo
patrimonio fu accresciuto con rendite di
altri minori spedali riuniti e di altri luo-
ghi pii; indi nel declinar del secolo XIII
vi furono sottoposti lo spedale de'trova-
telli e l'annessa casa del rifugio de' po-
veri. Da ultimo per munificenza del re-
gnante granduca Leopoldo II, ne fu au-
mentata la dote, edificata l'infermeria per
le donne, aumentata quella degli uomi-
ni, e costruito il teatro anatomico con ga-
binetto fisico- patologico. Quanto all'ospe-
dale degl' innocenti o trovatelli, due ne
esistevano, uno sotto il titolo di s. Dome-
nico efondato in via s. Lorenzo nel 12 18,
l'altro denominato di s. Spirito, cui ven-
ne incorporato il 1 .° nel 1 323 dall'arcive-
scovo, indi nel 1 4^1 il 2.° fu traslocato
17
a58 IMS
presso s. Giorgio. La casn poi del rifugio
pei noveri fu istituita da Pietro Leopol-
do J nel soppresso monastero delle con-
vellile, poscia trasferita nel locale con-
tiguo allo spedale de'trovalelli. Vi sono
due orfanotrofi pei maschi e femmine,
istituiti nel i 688 e mantenuti da una ge-
nerosa società di cittadini. II monte di pie-
tà è nel luogo detto il Castelletto, ove fu
il palazzo pretorio della repubblica pisa-
na. Avvi una scuola infantile pei pove-
relli, la i .a che si eresse in Toscana, altra
tli reciproco insegnamento, ed un istitu-
to pei sordo-muti fondato da Ferdinan-
do III, aumentato e migliorato da Leo-
poldo II , quali istituti si collegano con
quelli dell'istruzione pubblica, di cui va-
ilo a far cenno.
Pisa negli stabilimenti d'istruzione
pubblica ancora fu chiamata l'Atene della
Toscana, perle dovizie che racchiudono
eli archivi pubblici, come quelli arcive-
scovile, del capitolo, dell'opera del duo-
mo, dello spedale, della pia casa della Mi*
sericordia, oltre gli archivi di molle co-
spicue famiglie, fra quali è doviziosissimo
quello del cav. Rondoni; pei molli e an-
tichi monumenti di belle arti,, più nume-
rosi che altrove; e pei comodi che presta
agli studiosi con la sua università, centro
dell'educazione scientifica della Toscana,
pel merito de'suoi 4° professori, per le
numerose cattedre di varie facoltà, per
J' abbondanza di libridioltre 35,ooo vo-
lumi, di macchineedi esemplari esisten-
ti nella pubblica biblioteca, nell'anfitea-
tro fisico, nel laboratorio chimico, nel
museo di storia naturale e nell'orlo bo-
tanico,che nato col risorgimento dell'u-
niversità variò più voile il silo,ed ora tro-
vasi in via s. Maria, liceo di piante eso-
tiche. Ammesso che Pisa sin dal secolo
XII avesse un pubblico liceo, specialmen-
te per le scuole di diritto umano e divi-
no, ciò non ostante la i .a fondazione, piut-
tosto che la restaurazione della sua uni-
versità, devesi al conte Bonifazio Novel-
lo della Gherardesca nel tempo che reg-
PIS
gcvn Pisa, che fu dal i S^q ali 34 1 . Im-
perocché ad intuito di lui furono invita-
ti al nuovo ginnasio i professori più di-
stinti di quel tempo; e fu allora che il
concorso degli studenti da varie parti di
Europa accrebbe gente e celebrità alla
città, a favore della quale il Papa Clemen-
te VI, con bolla data in Avignone a' 3
settembre i 343, l'approvò e le concesse
privilegi, dichiarando dalBorgo, che l'o-
rigine l'università solo la ripete dalla re-
pubblica che avea ilgins d'istituirla, non
mai da alcun diploma imperiale. Man-
cando essa d'un locale capace a riunire
insieme un maggior numero di scuole,
per le vicende de' tempi andò talmente
decadendo, dopo la dedizione di Pisa a
Fii enze,che i reggitori di quest'ultima cit-
tà si determinarono di restituire alla pri-
ma la sua università. A tale effetto fu crea-
ta una deputazione di 4 distinti fioren-
tini, uno per quartiere, presieduti da Lo-
renzo de Medici il Magnifico, sotto il ti-
tolo di ufliziali dello studio fiorentino e
pisano, incaricati specialmente di rialti-
vare con decoro 1' università di Pisa. A
favore della quale i deputati a ciò nomi-
nati nel i 478 riformarono gli statuti del-
l'antico ginnasio, aumentarono i salari
ai professori, chiamando a Pisa i più fa-
migerati dottori di quell'età; finalmen-
te diedero principio all'edifizio della Sa-
pienza nel i4q3, stato poi neh 543 gran-
diosamente da Cosimo I ampliato di co-
modi anche pel convitto, di cattedre e di
onorari; il qual principe assegnò all'uni-
versità rendite stabili, ne riordinò gli sta-
tuii e concesse agli esteri privilegi e im-
munità. Cosimo III accrebbe l'orto bo-
tanico, e di non pochi oggetti minerali e
fossili il museo contiguo. Indi Gio. Ga-
stone vi eresse nel 17 34 il celebre osser-
vatorio astronomico. Sotto gli auspiciidel
granduca che regna nel centro del cor-
tile fu eretta la statua di marmo del som-
mo Galileo, il r.° ottobre 1 83g, con co-
niazione di medaglia, cioè nel giorno me-
desimo che si aprì nella Sapienza pisana
PIS
il i. "congresso degli scienziati italiani: gli
altri ne'successivì anni ebbero luogo in
altre principali città d'Italia. Nel 1840
fu stampalo in Napoli : Atti (iella prima
riunione de' scienziati italiani tenuta in
Pisa. Vi fiorirono nell' università i più
celebrati professori e vi uscirono innume-
revoli uomini celebri pera verne frequen-
tato gli studi, fra'rpiali i Papi fiorentini
Urbano Vili, Clemente IX e Clemente
XII, che vi riceverono le insegne di dot-
tore. Vedasi il cav. Flaminio dal Borgo,
Dissertazione epistolare sull'origine del-
l'università di Pisa, i vi i jG5. A ngelo Fa-
broni, fhstoriac academiae pisanae, Pi-
sis 1 yq i . Il granduca che regna con de-
creto de'28 ottobre 1 85 1 unì in una so-
la generale e completa università le due
università di Pisa e di Siena ; in questa
saranno le facoltà di teologia e di giu-
risprudenza, ed in Pisa le altre facoltà di
filologia e filosofia , di medicina e chi-
rurgia, di scienze matematiche, di scien-
ze naturali, con tutto il corredo de'mu-
sei e gabinetti che si richiedono all' uo-
po. Il seminario ecclesiastico di Pisa è
veramente splendido e grandioso, si-
tuato nel soppresso convento di s. Cate-
rina de' domenicani, provvisto di mae-
stri e di biblioteca con un collegio an-
nesso. Inoltre vi è il collegio Ferdinan-
do, istituito nel i5g5 da Ferdinando I,
per 4° studenti pensionati di vari luoghi
di Toscana; i collegi Puteano e Ricci, fon-
dati da due arcivescovi, il i.° per man-
tenere 8 alunni del Piemonte, l'altro per
altrettanti giovani di Montepulciano che
venissero eletti per recarsi a studio in Pi-
sa. Evvi l'accademia poetica, figlia del-
l'Arcadia di Roma, sotto il titolo di Co-
lonia Alfeay antico nome di Pisa. L'ac-
cademia delle belle arti ha lo studio pub-
blico di disegno.
Il Muratori nella dissert. 3o, parla del-
la celebrità de* pisani nella mercatura e
de'Ioro privilegi in oriente. Dopo il mil-
le cominciarono ad esercitarla , come i
genovesi, non solamente col darsi al traf-
PIS a5g
i\cr>ì ma col formare fin dell*? ai male na-
vali contro i saraceni, onde Pisa diven-
ne ricco emporio del Mediterraneo. Il
popolo permetteva che i saraceni venis-
sero a negoziare non solo in Porto Pi-
sano, seno di mare ora interrato nel luo-
go attualmente occupato dalla Padulet-
ta di Livorno (f.), ma anche nella stes-
sa città di Pisa, contro il qual costume
si scagliò il monaco Donizone. Vuoisi
che i saraceni classerò il nome di Kinsi-
ca o Chinsica a quella parte della città
dove quegl'infedeli abitavano e tenevano
botteghe. Non solo i pisani acquistarono
gran credito e divennero più ricchi de-
gli altri popoli , ma crebbe talmente la
loro potenza in oriente, che gì' impera-
tori greci nel secolo XII pagavano loiOj
come ai genovesi, un'annua pensione, e
dicesi che fossero i primi a procurare nel
1 075 delle leggi marittime, approvate da
s. Gregorio VIIedaEnrico IV, ed appel-
late il consolato del mare , del quale par-
lai a Consoli ed a Porto, donde invalse il
costume di creare i consoli de' mercanti,
con ampia autorità sulle controversie
mercantili. Dal trasportare i crociati nelle
navi in Palestina, i pisani ricavarono mol-
tissimo oro e argento, ed unendo le lo-
ro armi coi re di Gerusalemme, riporta-
rono a casa ricche spoglie e prede, ed e-
ziandio si procacciarono molti diritti, ca-
stella e città in oriente , che assaissimo
servirono ad ampliare il negozio della
loro mercatura. Ottennero privilegi dal
principe d' Antiochia in questa città, in
Laodicea ed altrove, dai re di Gerusa-
lemme in Acri o Tolemaide, dal conte di
Tripoli , con esenzioni , diritti e libertà
alle loro navi , estese alle contrade ove
si stabilirono. Così in Tiro, ove eravi la
compagnia degli umilii mercanti pisani
che vi attendevano al traffico, eia dife-
sero allorché fu attaccata dai saraceni,
onde sempre più dilatarono nel levan-
te la loro potenza e nome. Ma l'emula-
zione e gara coi genovesi e veneti , non
tardò a produrre odii, inimicizie e guer-
26o P I S
re, nelle quali in fine toccò ai pisani di
soccombere, com'era avvenuto agliarnal-
iltani, senza avere mai più rimessa in pie-
ili l'antica loro potenza. Al presente il
commercio è limitato a cagione della vi-
cinanza di Livorno; però l'industrie ma-
nifatturiere della città di Pisa hanno pro-
gredito sotto il regnante sovrano, con fab-
briche di tessuti in cotone , lana e seta,
drappi di varie qualità, grandiosa stam-
peria d'indiane all'uso di Svizzera eretta
ai bagni di Pisa, manifattura di berret-
ti, filanda di lana, due fabbriche di ter-
raglie , fonderie di campane, ec. Il me-
desimo Muratori nella dissert. 27 tratta
delle monete di Pisa, la cui zecca già e-
sisteva nel 1 170, sebbene ne' più vecchi
secoli avesse goduto questo pregio, come
nel 782 ( ed anche assai prima per con-
cessione de' longobardi), facoltà confer-
mata ai pisani da Corrado II e Federico
I imperatori. Le antiche monete hanno
il motto, Gloriola Pisa, l'immagine del-
la Beata Vergine coli' epigrafe : Prolege
Virgo Pisas, ed anche con la croce e il
nome degl'imperatori. Neh 161 la città
ne'suoi sigilli a vea l'aquila, col verso: £/r-
bis tue dignum Pisanae nomine signum.
Il territorio pisano fu sempre feracis-
simo, e abbondante di grasce e d'alberi
d'alto fusto, buoni afabbricar navi, di uve
pregievoli, di olio squisito, di pietre da
lastricare e da far calcina, di marmi, di
acque minerali, di terra opportuna per
vasi, mattoni e terraglie, di eccellenti pa-
scoli, di ampi boschi, di vasta pineta che
fascia il litorale pisano. Presso Calci nel
Val d' Arno, in pianura e alle falde de-
gli Apennini, si trova la certosa di Pisa,
che sembra una residenza regia più che
un monastero dicenobiti, la quale ripe-
te l'origine neli36Gdaun pisano oriun-
do di Armenia.venendo edificata con la
chiesa de'ss. Efeso e Polito, con annuen-
za dell'arcivescovo Moricotti, indi arric-
chita da vari benefattori, unendovi Gre-
gorio XI il monastero e beni de' bene-
dettini dell'isola di Gorgona. La magni»
PIS
ficenza e vastità di questa certosa la ren-
de la più bella d' Italia , dopo quella di
Pavia. Vasto n'è il chiostro con colonna-
to di marmi, vasta è la chiesa divisa in
tre corpi con vaga facciata : le interne pa-
reti sono nobilitate da egregi lavori del-
le arti belle , fra i quali s. Brunone del
Vanni, il quadro dell'altare maggiore di
Franceschini, s. Gio. Evangelista, ed i ss.
Gorgonio e Doroteo con due a fresco del
certosino Cassiani, cui pure si devela pit-
tura della cupola nel 3.° recinto, men-
tre appartengono al suo maestro Poccetli
le pregievoli pitture della cappella con-
tigna alla sagrestia. Ferdinando III ripri-
stinò neli8i4 questa certosa e quella di
Firenze, le più magnifiche superstiti di
Toscana. Il compartimento o provincia
pisana in origne abbracciava il perime-
tro territorialedellasua repubblica, can-
giato poi in distrettodella fiorentina, com-
presovi il territorio disunito del grandu-
cato, insieme all'isole del Giglio e di Gor-
gona, ed ai paesi di terraferma colle iso-
le che costituirono il principato di Piom-
bino : comprende pure Livorno, l'isola
dell'Elba ed altre, Calci e Porto Barat-
to, con circa 35o,ooo abitanti, de'quali
45,ooo circa popolanoPisa e la sua comu-
nità, che anticamente ne contò i5o,ooo
o 200,000 secondo altri. Da essa fiori-
rono molti celebri uomini in santità di
vita, in dignità ecclesiastiche, nelle scien-
ze, nelle armi, nelle arti e nella politica,
riportati dal Grassi , nel suo Catalogo
cronologico, laonde mi limiterò a ricor-
dare : il Papa Eugenio III Paganelli da
Monte Magno; Nicolo V Parentucelli di
Sarzana , ebbe per padre un pisano let-
tore nello studio; i cardinali Angelis Ja-
copo, b. Balduino, Bernardo di Kennes,
Fmocchietti Raniero nato in Livorno ,
Gaetani Gherardo , Gaetana Goffredo,
Gaetani Gregorio, Gaetani Pietro, Gae-
tani Villano (di questa antica e nobile
famiglia che passò a Gaeta ed altrove, ol-
tre quanto dissi a Caetani faviiglia, ve-
dasi Pietro Farulli, Cronologia della fa-
PIS
miglia Gattoni da Pisa ), Gherardcsca
Pietro, Graziano, lì fosca Landolfo, Mer-
coite Giovanni, Matteo } Malcondini Gii-
sogono, S&oricotti Enrico, Nigelli Ridol-
fo , Frignano Francesco, Ralla Uberto,
Soffredo Gaetani, Vico Guido di Capro-
mi, Visconti Ugo, le notizie de'quali ri-
porlo alle loro biografìe.! principali e som-
mi delle altre categorie in lettere, scien-
ze e arti, che successivamente fiorirono,
sono: Pietro diacono maestro di belle let-
tere sotto Carlo Magno, in Pavia e Pa-
rigi , dove si distinse Bernardo da Pisa
insigne teologo : Pietro fu il i ° professo-
re italiano, che insegnò le belle lettere in
Francia. Cuschettoarchitetto e direttore
dell'edilìzio del duomo. Uaiberlo vesco-
vo d'animo grande e di singoiar valore.
Bulgaro eBurgimdio profondi giurecon-
sulti. Leonardo Fibonacci fumoso male-
maticOj che alcuni dicono il i .° introdut-
tore in Europa dellecifre arabiche e delle
operazioni di algebra scritte con trattato.
Diotisalvi e Bonanno già lodati e som-
mi architetti. Il patrono s. Ranieri, l'ar-
civescovo Moricoui. Nicolò Pisano mae-
stro e restauratore del buon gusto nella
scultura, capo-scuola del medioevo. Ni-
cola Pisano, altro celebre scultore e su-
blime architetto. Giunta Pisano insigne
pittore. Altri scultori e architetti d' un
merito distinto furono Giovanni figlio di
Nicola Pisano , fra Guglielmo Agnelli,
Andrea Pisano e Tommaso e Nino suoi
figli. Letterati rimarchevoli furono Do-
menico Cavalca, Bartolomeo da s. Con-
cordie, il b. Giordano e Ranieri , i due
ultimi di Castel Puvalto nel contado pi-
sano. In politica e giurisprudenza figu-
rarono Michele di Laute e Pietro suo fi-
glio, oriundi di Vico Pisano, corneoriuu-
do da Buli fu Francesco di Bartolo, che
sotto il governo di Pietro Gambacorta,
commentando spiegò la Divina Comme-
dia nello studio pisauo. B. Pietro Gam-
bacorta fondatore de'Girolantini. Cele-
bre scrittore, poeta e ingegnoso politico,
fu il conte Ugolino della Gherardcsca ,
PIS 2Gi
più noto per la sventurata sua tragica
morte, peggiore di quella che era tocca-
ta a Napoli allo zio Gherardo : dopo 2(>
anni i pisani innalzarono al grado stesso
di podestà i pai enti di lui, cioè nel i3iG
il conte Gherardo Novello , poi il conte
Ranieri suo zio, il conte Bonifazio Novel-
lo tìglio del primo , ed il conte Ranieri
figlio di questi, che esercitarono il pote-
re supremo della repubblica. Altri poli-
tici sono, Andrea, Pietro e GiovanuiGam-
bacorli, Jacopo d'Appiani e Giovanni d'A-
gnello. Per non dire di altri, l'incompa-
rabile Galileo nacque in Pisa a' 18 feb-
braio i 564, da geuitore fiorentino e da
madre pescialina.
Pisa, Pisae e già Alphaea, la sua pri-
ma epoca precedei tempi istorici e si na-
sconde nelle tenebre della più remota an-
tichità. Gli scrittori concordano nel dire
che esisteva alla presa di Troia, essendo-
visi fermata una colonia greca, ed alcuni
la fecero originata da Pelope e dai pisei,
greca gente capitata nelle coste d' Italia
i3 secoli avanti la nostra era. Senza ri-
portare altre tradizioni , la più abbrac-
ciata è quella che chiamandola l' Altea
de' greci, la dice conquistata dagli etru-
schi, i quali l'incorporarono al loro ter-
ritorio, quindi i pisani fornirono 1000
guerrieri ad Enea , esseudo già la città
assai ragguardevole, sia perla vantaggio-
sa posizione e come molto opportuna al-
le operazioni marittime. I pisani primeg-
giarono fra gli etruschi per valore guer-
riero, trovandosi spesso alle prese contro
i liguri loroimportuniviciuijiionche per
nobiltà, opulenza , copia di vettovaglie,
per opere in marmi e per materiale ad
uso navale : tuttavolta la loro storia ri-
mane oscura prima che cadessero in po-
tere de'romani, essendo questione a qua!
parte di suolo etrusco appartenessero.
Sembra probabile che i romani uell' an-
no 5i6 di Roma conquistassero l'Elru-
ria, e poco dopo la i." guerra punica i
pisani erano già alleati de'romani, e ver-
so l'anuo J20, 232 avauti Gesù disio, il
262 P I S
cousoie Q. Fabio Massimo , veleggiò da
Pisa culle sue legioni nell'isola di Sarde-
gnu, dove riportò vittoria: due anni do-
po da Pisa il console M. Papirio partì
per detta isola e per quella di Corsica. Al*
tio fatto dell'amicizia de'romani coi pisa-
ni, è l'approdo nel 528 dalla Sardegua
del cousole C. Attilio, come la partenza
contro Annibale del console P. Cornelio
Scipione nel 535; altrettanto fecero al-
tri duci romani uelleguerre contro i gal-
li boi, ed i ligustici che affluivano iutor-
noalla città di Pisa alleata di Roma, quin-
di vinti nel 56 1 da Q. Miuucio. Gl'in-
domabili liguri minacciando sempre d'ir-
rompere nell'agro pisano, di frequente i
romani doverono combatterli, massime
gli apuani. Nel 5y4 di Roma i pisani ve-
dendosi liberati da sì feroci vicini, otten-
nero dai romani che nella loro città vi
mandassero una colonia di cittadini, con
diritto latino, privilegio di suffragio e
triumviri. Dalla dedizione di questa co-
lonia latina pare che Pisa cessasse di es-
sere federata del popolo romano, e che
qual capoluogo di prefettura militare in-
sieme col suo contado restasse unita al-
l'Italia romana, venendo aggregata alla
tribù Galena. Mentre per le guerre qua-
si per tutta Italia scemavasi la popola-
zione, a Pisa si aumentò l'agro pubblico,
a proporzione che le colmale dalle tor-
be strascinate dal Serchio e dall' Arno
spingevano il delta pisano verso il litora-
le, stato in tempi più antichi fondo di ma-
re. Quiudi riuscì facile all'imperatore Ce-
sare Augusto, piuttoslochè allo zio dit-
tatore Giulio Cesare, di assegnare alle
legioni reduci in Italia dalle vittorie ifou-
di pubblici de'muuicipi, col ripartire ad
una di quelle tante colonie de'suoi vete-
rani i terreni del litorale pisano; sicché
i nuovi ospiti di Pisa in ossequio del lo-
ro benefattore chiamarono la pisana Co-
lonia Giulia Ossequiosa, militare e ma-
rittima. Fu vantaggioa Pisa di avere gen-
te laboriosa e forte, onde coltivare le sue
vaste campagne e fornire operai alla ma-
P1S
rina, nel cui porto molte volte il governo
di Roma faceva imbarcare le sue legioni
per la Liguria marittima, per la Gallia
Narbonese, per le Spague , e spesso per
l'isole di Corsica e Sardegna. I coloni eb-
bero i loro collegi, magistrati e sacerdo-
ti. L'imperatore Adriano o il succe>sore
Antonino fecero innalzare in Pisa terme,
teatri, anfiteatri ed altri pubblici edilì-
zi ; certo è che il secoudo fece ingrandire
e ricostruire la via Aureliao Emilia, ver-
so l'anno i4o di nostra era.
Nel principio del secolo V discesi i bar-
bari in balia, l'impero d'occideute rice-
vette 1' ultima scossa dagli uuni, eruli e
goti, i quali dominarono in Italia. 11 re
Teodorico ripristinò la marina militare
e mercantile, per far fronte alle forze na-
vali greche dell'impero d'oriente : aven-
do t successori trascurato la difesa deile
coste, facilitarono ai greci la venula nella
penisola e il ricuperodell'impero.Pisa era
col restante di Toscana in mano de'go-
ti, quando Narsete generale dell' impe-
ratore Giustiniano I, dopo la vittoria ri-
portata su Totila nel 552 , mosse por-
zione dell'esercito verso l'Etruria. Tutte
le città, meno Lucca, accolsero senza o-
stacolo i vincitori, i quali non pare che
alterassero gran fatto il sistema organi-
co delle gotiche magistrature , mentre
conservarono le cariche di provincia e
di municipio, con la differenza che i gre-
ci iu vece de' prefetti di provincia, suc-
ceduti ai presidi o correttori, sostituiro-
no comunemente i duchi. Irritato Nar-
sete dalla sua corte , nel 568 chiamò i
longobardi in Italia, che ben presto ne si-
gnoreggiarono gran parte in un alla To-
scana ; ma Pisa per molto tempo conti-
nuò a mantenersi libera , governandosi
a repubblica. Però al tempo del re Ro-
tali, che regnò dal 636 al 652, a lui ap-
parteneva la marina di Pisa. Allorché uel
773 Carlo Magno espulse i longobardi
dall'alta Italia, trovavasi in Pisa un du-
ca militare e politico incaricato di guar-
dare e difendere dalle scorrerie piratiche
PFS
de'greci le spiaggie toscane, coti palazzo
e corte de'duchi, avendo i re longobar-
di concesso a Pisa il diritto di batter mo-
neta. Carlo Magno conservò o nominò
duca il longobardo Allone, pel governo
di Lucca e di Pisa, collo stesso incarico
di difenderne le spiaggie dai greci, essen-
dovi allora nella seconda il principale em-
porio e il maggior arsenale di Toscana.
Papa Adriano 1 ricorse due volte contro
il duca, per trascurare la difesa delle co-
ste toscane, e per danneggiare l'abbate
Guufredo pisano e figlio di s. Walfredo,
il cui padre Radgauso cittadino pisano
avea fondato l'abbazia di s. Pietro a Pa-
lazzuolo. Carlo Magno donò alla s. Sede
le isole di Corsica e di Sardegna, ciò che
confermò Lodovico I suo figlio ed i suc-
cessori. LJrima dell'8 1 o ad Allone succes-
se Wincheramo, duca della provincia e
conte o capo del governo di Lucca; coi
medesimi titoli gli successe Bonifazio F,
cosi il suo figlio Bonifazio II , ed i due
Adalberti duchi di Toscana, ma circa dal-
l'87i questo titolo fu alternato con quel-
lo di marchese, equivalente a governa-
tore civile e politico. Talvolta Pisa fu ca-
po della provincia di Toscana, cioè quan-
do vi risiedeva il marchese, dalla cui re-
sidenza alla città derivava tal qualifica.
Nel 926 vi sbarcò Ugo re d' Italia, indi
divenne marchese di Toscana Ober lo, cui
successe il figlio Ugo. Preferendo i mar-
chesi la dimora di Lucca a Pisa, la qua-
le considera vasi capitale della Toscana,
forse fu origine delle fatali discordie che
si accesero fra le due popolazioni limi-
trofe, donde o per altre cause ili.0 fatto
d'armi fra Pisa e Lucca nel ioo3, in cui
perdette la seconda, come fu lai.3 guerra
de' municipi italiani , die cattivo esem-
pio. Ma la vittoria de'pisani fu ben pre-
sto amareggiata nel seguente anno dalla
comparsa de' saraceni, che in numeroso
stuolo posero la città a sacco e fuoco, d'or-
dine del loro re Mugeto padrone di Sar-
degna. Nc'primi del secolo XI fu in Pi-
sa o ue'suburbi l'imperatore Lnnco II,
PIS it-
nel cui nome, qual re d'Italia, governa-
va la Toscaua il marchese Ranieri, le cui
città erano presiedute i\a un conte.
Per averi saraceni devastato la caden-
te Limi, il Papa Benedetto Vili eccitò i
pisani ed i genovesi non solo a liberare
la Corsica dai saraceni , ma a cacciar di
Sardegna M ugeto, come nel 1018 con fe-
lice successo eseguirono , costringendo
que' corsari a tornare in Africa col re ,
che altri dicono condotto a Genova, altri
mandato prigione in Germania, impadro-
nendosi della parte più litoranea dell'i-
sola. Ma non tardò fra'pisani e genovesi
a insorgere discordia tale che fu foriera
di ripetute guerre terribilmente accani-
te Ira i due popoli; che sebbene i geno-
vesi facessero ogni sforzo per scacciar di
Sardegna i rivali, non ostante i pisani ne
restarono poi padroni : per quanto riguar-
da le gare tra' pisani e genovesi, può ve-
dersi anche Genova, Corsica, Sardegna.
Tale fu il principio luminoso della po-
tenza pisana nel medio evo, tuttoché la
Toscana continuasse ad essere soggetta
ai marchesi. Ritornato nel 1020 circa Mu-
geto più forte nella Sardegna, per ritoglie-
re le perdute possessioni ai pisani, questi
si associarouodi nuovo ai genovesi, e mal-
grado l'ardore e la rabbia de'mori furo-
no fugati, ed il ricco tesoro tolto al re fu
ceduto ai genovesi in ricompensa deltfi fa-
tiche e spese solferte. Allora i pisani for-
tificato Cagliari e gli altri luoghi più im-
portanti dell'isola, divisero il governo di
Sardegna ne'4 giudicati o reami di Ca-
gliari, Torres o Sassari, Gallura ed Ar-
borea 0 Oristano, ovvero riconobbero il
regime preesisteule, obbligando solamen-
te i giudici delle 4 proviuciea riconosce-
re l'alto dominiode'conquistatori, eserci-
zio di dominio che forse fu consolidato
più tardi. Intanto i pisani dopo avere ri-
cevuto il vessillo di s. Pietro dal delega-
to della s. Sede, cou uumeroso naviglio
nelio33 o io34 andarono a punir Mu-
geto sulle coste d' Africa, s'impadi uniro-
no di Bona, e caduta nelle loro mani la
a64 PIS
corona del re, ne fecero dono all' impe-
ratore Corrado 11 , altri dicono in vece
della persona di Mugeto e a mezzo dei
genovesi, che alcuni vogliono morto pri-
gione in Pisa, mentre governava la To-
scana pel detto Corrado 11 qual re d'I-
talia, il marchese Bonifazio padre della
contessa Matilde. Nel marchesato di Gof-
fredo di Lorena, marito di Beatrice ve-
dova del predecessore, probabilmente i
pisani guerreggiarono con lui a difesa di
Papa Alessandro II e de'suoi diritti, con-
tro i normanni e in Roma contro l'an-
tipapa Onorio II. Nel 1062 per la crescen-
te potenza, i pisani mandarono in Sicilia
copioso naviglio in soccorso ai conti nor-
manni Roberto e Ruggiero contro i sa-
raceni; e nell'impresa di Palermo pote-
rono impadronirsi di 6 navi de'saraceni,
cariche di oggetti preziosi, co' quali nel
io63 dierono principio alla fabbrica del-
la primaziale del duomo. Nel 1069, per
la morte di Goffredo, assunsero il mar-
chesato Beatrice, la conlessa Matilde e d
marito di questa Goffredo il gobbo, che
nel 1073 dimoravano in Pisa. Ivi mori
Beatrice e fu onorevolmente sepolta, re-
stando al governo Matilde (nel 1076 di-
venuta vedova) non solo di Pisa, ma di
Lucca e di tutta la Toscana, eroina del-
la chiesa romana, cui donò il suo patrimo-
uioedivotissima di s. Gregorio VII e suc-
cessori, il quale fece concessioni sulle isole
di Corsica e Sardegna domimi della Chie-
sa, in comune coi pisani e genovesi. Quel
Papa ed Enrico IV approvarono le re-
gole commerciali per le controversie ma-
rittime de'pisani, e l'imperatore ciò fece
in Pisa nel 108 r, la quale pagava agl'im-
peratori uu tributo come sovrani d'Ita-
lia. Nel suo diploma Enrico IV promise
di uon più nominare il marchese, senza
1 approvazione de' 12 consoli di Pisa e-
letti dal popolo, poiché già i diritti e le
prerogative di conte erano stati trasfe-
riti nel corpo decurionale delle città ila-
liane. Fu al tempo di quell' imperatore
ch'ebbe luogo lo stabilimento del comune
PIS
di Pisa, come anche di ailre città di Tosca-
na^ almeno il suo maggiore sviluppo.
Non cessando i pirati africani d' in-
festare le coste d'Italia, e sapendo Papa
Vittore 111 quanta fosse la bravura e po-
tenza nellecose marittime de'pisani e ge-
novesi, li pacificò e indusse a partire con
poderoso naviglio per 1' Africa a guisa
di crociati , onde espugnarono Tunisi e
altri luoghi con ricchissima preda. Il re
fu obbligato a pagare grossa somma di
denaro, di cessare le scorrerie sulle coste
italiane e di lasciar liberi i cristiani falli
schiavi. Avendo i genovesi difesa la Cor-
sica dai saraceni e occupate varie parti,
aspiravano all'intero conquisto, quando
nelio88 Urbano II la consegnò ai pisa-
ni, allineile la governassero sotto l'alio
dominio della s. Sede: tutta volta i geno-
vesi continuarono a signoreggiarla in di-
versi punti e se ne impadronirono inte-
ramente nel secolo XV, dopo avere i pi-
sani ceduti i loro diritti nel precedente.
Neh 099 i pisani col loro celebre arcive-
scovo Daiberlo per duce e delegalo del-
la s. Sede in orieute, coni 20 navi salpa-
rono dal le sponde dell'Arno per la incro-
ciata di Palestina, perciò Pasquale II rin-
graziò i consoli. Reduci i pisani dall' o-
riente, portarono in patria le più insigni
suppellettili, alcune reliquie di corpi san-
ti, molla terra de' luoghi santificali dal
Redentore e del Monte Calvario, che po-
sero poi nel camposanto, ottenendo mol-
te franchigie dai principi cristiani stabi-
liti in quelle parti dopo la conquista. Nel
1 1 io per mediazione dell'imperatoreEn-
rico V , ebbero fine le guerre tra i luc-
chesi ed i pisani, e si pacificarono. Riso-
luti i secondi di estirpare dall'isole Ba-
leari d'Ivica, Maiorca e Minorca i mori
saraceni che le dominavano portando la
desolazione sulle coste d'Italia, con ben
fornito armamento di 3oo barche, equi-
paggiale di numerose falangi, con appro-
vazione di Pasquale II e con alla lesta
l'arcivescovo Monconi, nel 1 1 i4 mossero
le vele a quella volta, e dopo glui iosi com •
PIS
battimenti le presero con stinge tli mol-
le migliaia d'infedeli, liberando gli schia-
vi cristiani e ritornando in trionfo cari-
chi di bottina a Pisa neh i 16. Persegui-
tato Papa Gelasio ii da Enrico V, fog-
gi da Roma nel i i 18, ed imbarcatosi con
(j cardinali, molti nobili e chierici, per-
venne a Pisa, accoltovi con grandissimi
onori. Con gioia del popolo a'26 settem-
bre vi consagrò la primazialedel duomo,
recitandovi un eloquentissimo sermone.
In questa circostanza Gelasio II concesse
ai pisani in feudo l'isole Baleari e loro do-
nò il vessillo rosso con croce argentea ;
come pure confermò alla chiesa pisana
il primaziato spirituale sui vescovi di Cor-
sica, che servì di esca ai genovesi e pisa-
ni di reciproche aggressioni marittime,
ritenendosi i primi lesi ne' propri dirit-
ti. Il successore Calisto II portandosi nel
1 120 in Toscana, si recò a Pisa e con-
sagrò alcuni altari nella cattedrale. Nel-
la guerra che duròi3 anni, in principio
fu infelice pei genovesi sconfìtti a Porto
Veuere, ma con 80 galee, 4 gi'an navi e
Go navilii minori, con 22,000 combat-
tenti vinsero i pisani; nel 1 128 assedia-
rono la città e solo si ritirarono con la
strana condizione, che tutte le case si do-
vessero spianale fino al 1 .° solaio, come
riportano gli storici genovesi. A pacificare
le due inferocite repubbliche non vi vol-
le meno che l'intervento di s. Bernardo
e l'influenza del Pontefice Innocenzo II,
venuti entrambi nel 1 1 32 a Pisa per Pon-
tremoli. Addolcito il verno passò in To-
scana l'imperatore Lotario II che si ab-
boccò a Calcinala col Papa , il quale ri-
tornò in Pisa nel 1 1 33, e nel concilio che
vi tenne stabilì la pace fra esse e vi di-
morò quasi sino alla morte dell'antipa-
pa Anacleto 11, accaduta a' i5 gennaio
1 1 38, o come altri dicono n'era partito
nel marzo precedente, dopo avervi crea-
to cardinali e canonizzato s. Ugo vesco-
vo di Grenoble.
I pisani alleali di Lotario II con flotta
presero la poteute Amalfi (P^.), ove dis-
P1S 2G5
si delle Pandette che vi ritrovarono, che
portate in patria furono dette Pisane, le
«piali secondo alcuni già conoscevano e
possedevano ; non che espugnarono per
cesare eziandio Ravello, Scala e Fratta
munitissime; ma per le vertenze fra il Pa-
pa e l'imperatore sul dominio di Sicilia,
per gelosia sdegnatosi Lotario II coi pi-
sani, s. Bernardo li giustificò con molti
elogi e quali costanti difensori dell' im-
pero, e divoti al Pontefice che soccorse-
ro contro Ruggiero redi Sicilia che avea
procurato guadagnarli. Conquesti si pa-
cificarono nel 1 1 38, dopo aver fatto il si-
mile coi genovesi, cui succedettero le con-
cessioni dell'imperatore di Costantinopo-
li pel dono fatto al duomo de' pisani e
per l'estensione de' privilegi e di giuris-
dizione speciale al proprio console in
quella capitale, sempre più procedendola
repubblica indipendentemente dagl'im-
peratori germanici e dai loro rappresen-
tanti e marchesi. Però a difesa de! mar-
chese Ulderico, nel 1 i44s' collegaronocoi
fiorentini e altri contro i lucchesi, coi quali
principiò nuova sanguinosa e lunga guer-
ra, anche per alcune castella del contado :
il concittadino Eugenio III procurò paci-
ficarli, ma fu solo una breve tregua. In-
tanto F imperatore Federico I, nato dal
matrimonio che dovea por fine alle de-
plorabili fazioni de' 'guel/l e ghibellini ', die
desolarono l'Italia e specialmente la To-
scana, a ricuperare i diritti imperiali con
numerose falangi calò in Italia e spaven-
tò i popoli diesi governavano a comune;
onde Pisa con altre città fu costretta giu-
rargli ubbidienza e pagargli le annue re-
galie, con qualche eccezione pei che loaiu-
tavano colle forze loro contro la lega lom-
barda e per la ricupera di Sicilia. Tut-
tavolta riuscì ai genovesi , che Federico
I investisse della Sardegna Barisonegiu-
dice d'Arborea e lo coronasse re in Pa-
via, ma il suo potere riuscì effimero. Riac-
cese le animosità tra' genovesi e pisani,
questi fecero valere con l'imperatore le
ragioni antiche sulla Sardegna, con Fot-
•2GG P 1 S
feria di 1 5,ooo fiorini d'oro, onde il co-
mune di Pisa fu investito dell'isola a' 17
aprile 1 i 65. In tale anno servendo le ga-
lee de'pisani Federico l,ed essendo que-
sti in guerra con Papa Alessandro III, ten-
tarono indarno di prenderlo in mare, es-
sendosi rifugiato in Magueloue. Nel i 1 74
1' imperatore proibì di guerreggiare tra
loro ai pisani e genovesi collegati coi luc-
chesi , assegnando nel tempo medesimo
fra Genova e Pisa divisa la sovranità del-
la Sardegna , vietando ai pisani battere
moneta coi conii lucchesi, dovendosi il lu-
cro delle zecche dividersi fra loro. Fino
dal 1 1 7 1 i pisani ricuperarono in Costan-
tinopoli i fondachi e altro loro tolto, pro-
mettendo 1' imperatore greco, forse in
compenso, di pagar loro per i5 anni 5oo
bisanzi d'oro; indi nel i 1 74 fecero con-
venzioni con Corneto e Grasse. Nel 1 187
Papa Gregorio FUI (/"'.) si recò in Pi-
sa a disporre gli animi per la ricupera di
Gerusalemme; la pacificò con Genova,
avendovi raccolto i principali signori, ed
essendovi morto a' 1 7 dicembre fu sepol-
to nella cattedrale. Quindi in Pisa a'ig
fu eletto il successore Clemente III, ed
ivi coronato nel dì seguente, restandovi
sino a' s 3 marzo che partì per Roma, do-
po avere fatto giurare a' i3 febbraio la
concordia fra le due repubbliche, assicu-
rata la loro navigazione per la Sardegna
e conchiusa la crociata. La ilotta pisana
con alla testa l'arcivescovo Ubaldo, ve-
leggiò per la Palestina, rinforzata de'ua-
vigli veneti e genovesi , dando prove in
due anni di costauza e valore.
Nel 1 1 qosembra che sia stato riformato
il governo di Pisa, con sostituirsi a'cousoli
e senatori gli anziani col consiglio di cre-
denza, mentre il podestà surrogalo al ret-
tore fu incaricato del comando degli eser-
citi e di presiederealla giustizia, spettando
gli affari commerciali alla magistratura
poi appellata consolato del mare. Frat-
tanto l'imperatore Enrico VI con diplo-
ma dichiarò i pisani fedelissimi suoi e
se Qjpre all'impero di votissimi, per magui-
P1S
fìci e molteplici servigi loro resi, e che
Pisa sino dalla sua origine erasi distinta
in rispetto e fedeltà verso gl'imperatori.
Confermò loro i privilegi e quanto il co-
mune riteneva spettante all'impero, con-
cedendo ai pisani stabiliti in Italia e Si-
cilia diverse franchigie, massime e smo-
datamente in Sicilia; ma il Muratori di-
stingue il promettere dall'effettuale, pei
feudi largamente concessi per riceverne
gagliardi soccorsi. L'odio inveterato tra
i genovesi ed i pisani li fece dividere do-
po aver combattuto in Sicilia per l'impe-
ratore, ed i primi nel 1 194 tolsero ai se-
condi Siracusa che presidiavano : la loro
guerra si estese ancora sopra l' isole di
Sardegna e Corsica, ove aveauo i pisani
fabbricato il Castel Bonifazio, con diversi
successi. Non solo il giudicalo di Arborea
fu d'inquietudine ai pisaui, ma quello pu-
re di Gallura per le lagnanze d'Innocenzo
III supremo signore dell'isola di Sarde-
gna , che fulminò loro l'interdetto per
proteggerlo, e solo Io ritirò quando pro-
misero costringere il giudice a ubbidirlo.
Per avere i pisani nel 1211 aiutato l'im-
peratore Ottone IV neli' oppugnazione
di Sicilia di ragione della Chiesa, il detto
Papa sentenziò l'interdetto contro di essi
e Ottone IV. Per soccorrere i cristiani di
Palestina e di Egitto, nel 12 16 Innocenzo
III partì da Roma per riconciliare i geno-
vesi coi pisani, ma morendo in Perugia,
il successore Onorio III effettuò il divisa-
mente e con nuova crociata li fece parti-
re, senza risultato per le discordie insor-
te. Intanto nel 12 i5 i pisani aveano edi-
ficato in Cagliari la rocca per dominarla,
per cui la signora dell'isola si scusò con
Onorio III di non averlo potuto impedi-
re, protestandosi riconoscere il supremo
dominio della s. Sede. Nel 1 222 si ruppe
l'amicizia de'fiorentini coi pisani, per uà
cagnolino promesso agli ambasciatori dei
due comuni; incominciarono scaramuc-
eie, che furono seguite da atroci combat-
timenti e crudeltà. A questi nemici, ai
genovesi, si aggiunsero di nuovo i Iucche-
IMS
si; pure Pisa armò una (lolla di 5j gale-
re, per mandarla nel 1228 alla crociala
d'oriente con Federico li imperatore.
Gregorio IX nel 1236 vedendo intenti i
pisani a sottomettere la provincia di Sas-
sari o Torres in Sardegna, vivamente re-
clamò come feudo della Chiesa, e scomu-
nicò Ubaldo giudice di Gallura, che avea
dichiaralo il comune di Pisa tutore dell-
glie possessioni, il quale pei ciò sottomise
al Papa le sue lene di Sardegna, come
fece la moglie Adelasia pel giudicalo di
Torres e per tutta la sua eredità. Restata
vedova, quando Gregorio IX voleva dar-
le altro pisano per isposo, Federico li
che nutriva fiducia di riconquistare la
Sardegna, la indusse a dar lu mano ad
Euzio suo naturale, che dichiarò re di
Sardegna. Per V inimicizia dell' impera-
tore con Gregorio IX, questi convocò in
Roma nel 1241 un concilio generale, on-
de i prelati, massime francesi, imbarcatisi
su 20 galere genovesi, furono imprigio-
nati e parte allogati da Euzio e dai pisa-
ni, ed i primi con alcuui cardinali furono
portati ad Amalfi ed a Pisa, tutti perciò
scomunicati dal Papa e successori.
Nel 1242 i pisani con numerosa flotta,
fugando i giudici di Sardegna, vi surroga-
rono altre illustri famiglie pisane. Ve-
dendo però le loro cose peggiorare, im-
plorarono perdono da Innocenzo IV nel
1245 e di ritornare alla Chiesa abbando-
nando Federico li, onde il Papa li assol-
vette con alcune condizioni, e meglio A-
lessaudro IV li prosciolse dalle censure,
come narrai di sopra, poiché come fauto-
ri dell'imperatore aveano incorso anche
quelle fulminate poi da Innocenzo IV.
Perchè il giudice d'Arborea si gettò nelle
braccia de'genovesi, nuove guerre com-
batterono i pisani, huchè le parti elessero
nel 1208 arbitro della pace Alessandro
IV, che mandò all'effetto due deputati io
Sardegna, mentre in oriente i pisani coi
veneti impiegarono le loro forze contro i
genovesi, cou danno della cristianità che
le reclamava contro gl'infedeli. Dopo la
P I S 367
morte di Federico II, Pisa si trovò espo-
rla contro le repubbliche genovese, fio-
rentina e lucchese, per cui si confederò
coi sanesi e pistoiesi, ma dovettero sotto-
mettersi a dure condizioni nel 1254, di
detta lega guelfa. Unita coi ghibellini of-
frì la corona imperiale ad Alfonso VIII
redi Casliglia, che rilasciò ai pisani am-
pli privilegi. Collegatisi coi veneti fecero
diverse conquiste in Sardegna, fiorendo
ovunque nel commercio. Siccome Pisa
era centro del ghibellinismo seguace de-
gl'imperatori, tutte le città guelfe di To-
scana divole al Papa le mossero guerra;
ma uniti a Manfredi naturale di Federico
li, nel settembre 1260 i pisani riporta-
rono strepitosa vittoria a Montaperto.
Nel 1266 i pisani esercitavano libera si-
gnoria in Sardegna e sui giudici, e fu l'e-
poca più gloriosa e potente della repub-
blica, quando per la battaglia di Bene-
vento e la morte di Manfredi capo dei
ghibellini, i pisani furono i primi a ri-
sentirne i più tristi effetti. Furouo scac-
ciati di Sicilia dal re Carlo I, come soste-
nitori di Corradiuo nipote di Federico II,
scomunicali e privati della sedearcivesco-
vile da Clemente IV, meditando ricupe-
rare i diritti della Chiesa sulla Sardegna.
11 giudice di Gallura Giovanni Visconti
maritò con Niuo suo figlio una figliuola
di Ugolino di Douoralico de'couli Glic-
rardeschi reggitore di Pisa, il quale le-
nendo pel giusto mezzoj fece di tutto per
ridurre la città se non guelfa, almeno
ghibellina moderata, nella cui operazio-
ne si associò il giudice; ma i più violenti
ghibellini persi improvvida politica nel
1274 con decreto d'ostracismo espulsero
ambedue, morendo nel 127.0 il Visconti,
dopo essersi impadronito di Monlopoli
con l'aiuto de'guelfi. Il conte Ugolino fie-
ro per l'esilio, co'suoi fautori si collegò
coi fiorentini e lucchesi guelfi; con ma-
snade di corsi devastò i confini del Pi-
sano e ne'catnpi d'Asciano nel 1270 in
conflitto restarono prigioni più migliaia
di pisani. Per lai mudo il popolo di Pi-
268 P 1 S
sa vieppiù inasprito contro Ugolino ne
incendiò le case, ed il governo ne confiscò
i beni. I pisaui ricevettero altra rotta, e
solo ottennero la pace a mediazione dei
ministri pontificii, con gravose condizio-
ni, col richiamo del conte Ugolino, dei
Visconti ed altri fuorusciti, restituendo
loro i beni. Innocenzo V nel 1276C011-
chiuse la pace tra' lucchesi ed i pisani;
mende i genovesi ricominciarono aspra
guerra nel 1282, ed una serie lagrime-
vole di ostilità e rabbiose fazioni. Erano
ammiragli delle flotte di Pisa Andreotto
Saracini ed il conte Ugolino sempre so-
spetto di guelfismo, quando nel 1284 si
dovea decidere tra Pisa e Genova il di-
ritto di preminenza sul dominio maritti-
mo. A questo agognando i pisani ave-
vano armalo 72 galere con altri mino-
ri legni, sui quali montò il fiore della
nobiltà e delia cittadinanza. Provocan-
do i genovesi avanti il loro porto, essi u«
nirono 88 galere con altri piccoli legni,
ed in vicinanza dello scodio della Me-
Joria, nel luogo ovei pisani aveano pre-
so i prelati che si conducevano al con-
cilio di Gregorio IX, e perciò non senza
giudizio di Dio, a'6 agosto seguì tal di-
sperata battaglia, che forse in tutti i se-
coli di mezzo non era accaduta in mare
la più sanguinosa, ostinata e fatale. Gran-
de fu la mortalità d'ambe le parti, ma
sommo e incalcolabile il danno de'pisani,
che perderono la metà del naviglio, con
i 2,000 fra morti e prigioni, i quali per
molti anni restarono in Genova , donde
il proverbio : Chi vuol veder Pisa vada a
Genova. Per tanta perdita la repubblica
pisana non potè alzar più il capo, e tanto
anelò declinando, che perde la libertà pri-
ma d'ogni altra repubblica toscana.
A maggior desolazione di Pisa, ne par-
tirono i mercanti fiorentini, la cui repub-
blica si confederò con Genova, onde u-
niti coi lucchesi nel 1 285 mossero a suo
danno. Per consiglio del conte Ugolino
divenuto podestà, la guerra fu sospesa;
indi d conte si associò qual capitano del
PIS
popolo, il genero Nino Visconti conte di
Gallura, e riformarono gli statuti del co-
mune. Tergiversando ambedue la paci-
ficazione, come di riavere da Genova i
prigionieri della Meloria , l'arcivescovo
Ruggiero II unitosi ai capi ghibellini, se-
colari e sacerdoti, mosse il popolo con-
tro il capitano per cacciarlo di signoria
allo spirar di giugno 1 288, ed uscì dalla
città, mentre per altra porta e reduce dal-
la sua villa di Settimo rientrava il conte
Ugolino, dicesi tacitamente connivente
all'espulsone del genero. Magia l'arcive-
scovo Piuggiero II era entrato nel palazzo
del popolo, acclamato in podestà dai Si-
smoudi, Gualandi eLanfranchi capi del-
la fazione ghibellina, onde porre un fre-
no alla prepotenza del conte di Donora-
lieo, cui i rivoltosi volevanodare un com-
pagno del loro partito. Nella mattina del
i.° luglio il conte Ugolino e l'arcivesco-
vo si riunirono per*ti altare sulla riforma
del governo, ma non accordandosi pei1 la
betta, fissarono tornare a colloquio ad
ora di nona. In questo frattempo Nino
Brigata nipote del conte si preparava a
introdurre nella ciltà qualche centinaio
d'uomini, onde i rivoltosi temendone gri-
darono all' armi , quelli della parte del-
l'arcivescovo suonarono a stormo la cam-
pana del comune, mentre l'altra de! po-
polo chiamò i pisani a difesa d'Ugolino.
Nella sanguinosa mischia de'due partiti,
rinculando quelli del conte si rinchiuse-
ro nel palazzo del popolo e dovettero dar-
si prigionieri de'loro feroci nemici, con
Ugolino e due suoi figli e due nipoti, per
aver preso parte nella sommossa, e non di
un'età novella, come li chiamò Dante ;i
quali dopo essere stati messi a' ferri e
guardati più di 20 giorni nel palazzo stes-
so, furono trasportati nella torre Gua-
landi dalleSetle vie, cioè il conte Ugoli-
no, Gaddo ed Uguccioue suoi figli, Nino
Brigata ed Anselmuccio nipoti. Ivi tutti
morirono di fame, ed i nipoti essendo po-
destà e capitano generale Guido di Moti-
tefcltro, cioè nella 1 .* settimana del suo
PIS
governo, incominciato a' 1 3 moggio i^.Sq
o nel novembre. Dante dichiarò l'arcive-
scovo traditore e lo fece autore dell'ordine
di vietare il cibo ai Gherardeschi, cru-
deltà che sembra doversi attribuire al fu-
rore del popolo, il (piale avrebbe gilta-
to nell'Arno le chiavi della torre. Il di-
vin poeta nel più bel canto che uomo
scrivesse giammai nel genere terribile,
pone Ugolino nell'inferno, in cui nel sog-
giorno de'traditori rode il capo di Rug-
giero li , di cui era parente e che forse
per sua influenza divenne arcivescovo, la-
sciando immemori i delitti d'Ugolino. I
principali che gli si attribuiscono sono di
aver procurato l'indebolimento della re-
pubblica per signoreggiarla, di essere ami-
co de'guelfi a danno de'concitladini e di
aver ceduto loro diverse castella, diavere
inveito contro quelli ch'erangli nemici, di
a veresercitatol'assolutismo e d'aver ucci-
so il nipote di Ruggiero II. Questi viene
difeso dagli storici contemporanei, quan-
to alla condanna della morte di fame, e
chiamato a Roma pacificamente ritornò
alla sede; egli poi non appartenne alla
fiorentina famiglia Ubaldini di Mugello,
né a quella pisana de'Lanfranchi, ma ai
conti di Panico del contado bolognese.
Crescendo contro i pisani l'odio de'po-
poli limitrofi, nel 1290 danneggiarono
Porto Pisano, comechè il Montefeltro li
schermì da mali maggiori per parte dei
fiorentini, ma con patti a loro ed ai guelfi
favorevoli. Essendo Montefeltro scomu-
nicato, i pisani erano stati interdetti, on-
de pentiti di averlo chiamato al gover-
no, nel i 20,6 ricorsero a Bonifacio Vili,
dandogli l'amministrazione di Pisa, con
4,ooo lire o fiorini d'oro, per sostenere
il maestrato, che il Papa assolvendoli ce-
de al conte di Colle di Valle Elisa, da lui
deputato in vicario. Intanto i pisani as-
saliti con forze preponderanti dai geno-
vesi, in Sardegna, in Corsica e nel lito-
rale toscano, dovettero tornare a com-
prare una pace umiliante, cedendo loro
l'intiero dominio di Corsica e il giudica-
P I S 269
In di Sassari, esentandoli dai dazi e pa-
gando 160,000 lire, onde furono lasciali
liberi i superstiti prigionieri della Melo-
ria. A vendo Giacomo II re d'Aragona ot-
tenuto da Bonifacio Vili in investitura
la Sardegna, si propose di cacciar dall'i-
sola i pisani, i quali colf oro e col dichia-
rare Capitano della repubblica l'arago-
nese, stornarono il divisamento nel 1 3o8,
anzi nel 1 3 \ /\. fondarono la chiesa mag-
giore di Cagliari e continuarono ad eser-
citare il potere in quella provincia e nel-
l'altra di Gallura. Calando in Italia l'im-
peratore Enrico VII a ristorare il parti-
to del governo ghibellino, nel i3i 1 i pi-
sani ripromettendosi da lui il ritorno al-
l'antico splendore, gli mandarono 60,000
fiorini d'oro ed altrettanti ne promisero
al suo arrivo in Pisa, ove fu ricevuto con
gioia e straordinaria pompa, e vi si trat-
tenne per 46 gioì ni fìnoal?,2 aprile 1 3 1?..
Morto ne'contorni di Siena a'24 agosto
1 3 1 3, dolenti i pisani per tale disavven-
tura, non lasciarono di onorarne la me-
moria. Il cadavere dell'" imperatore cot-
to e spolpato in Suvereto, ove restarono
due anni le ossa, fu poi trasportato a Pi-
sa e rinchiuso in apposito sarcofagos con
gran dolore della popolazione. Vedendo
per tal caso gli anziani di Pisa esposta la
città all'ira di tanti nemici, fecero capita-
no e podestà il famoso ghibellino Uguc-
cione della Faggiuola luogotenente im-
periale in Genova, il quale ben presto as-
soggettò Lucca, e nella battaglia di Mon-
te Catini in Val di JXievole, a'29 agosto
1 3 1 5, vinse la lega guelfa (i cadaveri dei
più distinti capitani furono cotti e spol-
pati in Buggiano, indi le ossa si porta-
rono a Pisa); ma inorgoglito e reso in-
sopportabile, agli 1 1 aprile 1 3 1 6 fu cac-
ciato a furia di popolo da Pisa e da Luc-
ca, venendo dai pisani acclamato per si-
gnoreGaddodellaGherardesca ossia Ghe-
rardo Novello, parente del famoso e in-
felice conte Ugolino cugino di suo padre.
Saggio ne fu il governo,procurò una quie-
te stabile ai suoi amministrati, si pacifì-
270 P^S
co co'guolfi, e sposò a sno figlio Bonifa-
zio Novello, Sancia figlia di Cantuccio si-
gnore eli Lucca. Morto nel i32o Gaddo,
mentre slava riparando i sofferti danni,
i pisani gli sostituirono lo zio conte Ra-
nieri. Risolvendo Giacomo II d'impadro-
nirsi della Sardegna, promosse l'insur-
rezione de'gi odici e con poderose forze
l'occupò, riuscendo inutili gli sforzi de'pi-
sai)i,chenel i326 l'abbandonarono e so-
lo ottennero qualche preferenza circa al
commercio.
Nel i 32 5 per morte del conte Ranie-
ri, successe poi nella signoria Bonifazio
Novello figlio di Gaddo, noto ancora col
nome di conte Fazio della Gherardesca.
Altre sventure afflissero Pisa nella di-
scesa in Italia di Lodovico il Bavaro, pre-
tendente ali 'impero e scomunica todaGio-
vanni XXII. Benché gli offrissero i pisa-
ni 60,000 fiorini d'oro, si videro arre-
stati gli ambasciatori e assediata la città,
onde doverono sborsare 100,000 fiorini
d'oro e ricevere per vicario imperiale Ca-
struccio partitante dell'imperatore, e poi
senza riguardo a lui se ne insignorì, mo-
reudo nel i328. In quest'anno Lodovi-
co si fece coronare in Roma, ed elesse l'an -
tipapa Nicolo V; ma cacciati dai roma-
ni si portarono a Pisa prima Lodovico
l' poi Nicolò V a' 3 gennaio 1 3 20, segui-
to dai sette anticardinali creati da lui.
Questi fu incontrato da! clero, dal Ba-
varo e da solenne processione, con dis-
piacere de' buoni, scandalezzati del ser-
mone che agli 8 fece contro Giovanni
XXII, invitando tutti a rinegarlo. Dipoi
Ji'iCj febbraio in formale parlamento e
alla presenza di Lodovico scomunicò Gio-
vanni XXII, il re di Napoli, il comune
di Firenze e chiunque lo seguisse, men-
tre il cielo sdegnato fece orribile lem-
pesta. Appena Lodovico tornò in Ger-
mania, i pisani coll'opera del conte Fa-
zio scossero il giogo della guarnigione te-
desca e del vicario imperiale, ed insor-
sero contro gli scismatici che fuggirono, e
l'antipapa per salvare la vita si rifugiò
PIS
dal conte e si sottomise a Giovanni X\IT,
che riconciliato coi pisani gli avea assolti
dall'incorso interdetto per gli eccessi com-
messi nella città contro la s. Sede, per cui
aveano domandato perdono come co-
stretti dalla forza delle armi , offrendo
12,000 scudi d'oro. Nel dì d'Ognissanti
l'arcivescovo autorizzato dal Papa li pro-
sciolse dalle censure, e nel i33o l'anti-
papa fu dato in mano ai ministri pon-
tificii, che lo imbarcarono nel porto per
Avignone, ove dimorava il Papa, dopo
che Clemente V vi avea stabilita la re-
sidenza pontificia. Ad onta che il conte
Fazio si fosse reso benemerito nel suo
governo, anche con abbellire la città e
restaurare l'uni versila, nel 1 33 5 si tentò
una rivolta dai capi delle principali fa-
miglie. Alla sua morte nel 1 34- 1 fu pian-
to sì benefico signore, acclamando i pi-
sani per successore il figlio Ranieri, ben-
ché d'anni 1 1. Volendo i fiorentini acqui-
stare Lucca, i pisani si collegarono con
altri signori ghibellini per opporvisi , e
venuti a battaglia, trionfarono a' 2 otto-
bre e nell'anno seguente s'impadroniro-
no di Lucca (^-), che ritennero per 27
anni, liberandosi dalla guerra collo sbor-
so di 80,000 fiorini.
Per morie del conte R.anierij soggiac-
que Pisa alle violenti fazioni dei Raspan-
ti e de' Bergolini ; alla testa de' primi e-
rano i Gherardeschi, de' secondi i Gam-
bacorti A tante sventure si asrsnunse la
00
micidiale peste del r 34-7 e '348> pre-
ceduta dalla carestia, che spopolarono la
città. Prevalendo i Rergolini , Andrea
Gambacorti fu proclamato capitano del
popolo e signore di Pisa ; se non che nel
1 355, alla venuta dell'imperatore Carlo
IV, la fazione opposta ripreso animo, i
Gambacorti dierono la signoria al mo-
narca alemanno nipote d' Enrico VII;
ma per le durezze de'suoi soldati, le due
fazioni si accordarono in implorare e ot-
tenere la perduta libertà, benché poi per
sospetto Carlo IV fece decapitare 5 com-
plici della famiglia Gambacorti, ed altri
F 1 S
bandi dalla patria come faziosi. Avendo
i pisani tolto ai fiorentini l'esenzioni che
godevano, e volendo impedire che si ser-
vissero del porto sanese di Talamone, eb-
bero luogo diverse ostilità, l'esilio di tutti
i Gambacorti e nel i36i aperta rottura
tra i due governi. Per mare e per terra
i fiorentini riportarono segnalali vantag-
gi, quando i pisani assoldate delle ma-
snade tedesche e inglesi fecero loro gravi
danni, tentando persino di prender d'as-
salto Firenze, la quale si liberò dal pe-
ricolo col pagare 100,000 fiorini alle com-
pagnie di ventura segretamente. Allora
i fiorentini ripresa l'offensiva su Fisa e
sul Forto Pisano, riportarono luminosa
vittoria a'28 luglio i364- Costretti alla
pace, v'interposero Papa Urbano V; ma
mentre si trattava in Pescia, riuscì a Gio-
vanni dell'Agnello, borghese del partito
Raspanti, di farsi eleggere doge di Pisa,
e si obbligò pagare ai fiorentini 100,000
fiorini d'oro. Nel 1 36y deliberando Ur-
bano V di ristabilire la residenza di Ro-
ma, servito da 3 galere pisane, e da al-
tre genovesi, venete e napoletane, arri-
vò a Porto Pisano nell'ottobre, ma sbar-
cò a Cometa. Nell'anno seguente tornò
a Pisa Carlo IV, che corteggiato dal do-
ge Agnello in Lucca, questi ruppesi una
coscia, onde in Pisa si credette morto. Op-
presso il popolo dalla tirannia del suo go-
verno,ne cacciò i figli e ripristinò il go-
verno degli anziani, 6 Raspanti e 6 Ber-
golini , mentre Carlo IV nel 1 36g sot-
trasse Lucca dai pisani, la dichiarò libe-
ra e vi pose un vicario imperiale; indi con
l'oro Pisa ottenne dall' imperatore il ri-
chiamo de' Gambacorti esiliati, con Pie-
tro capo della famiglia, il cui ritorno fu pei
pisani un'allegrezza e per esso un trion-
fo; poscia seguì la pace con Firenze ed il
ristabilimento dell'esenzione de'dazi. Re-
stituendosi nel 1370 Urbano V in Avi-
gnone, le galere pisane fecero parte del
seguito. Dipoi il successore Gregorio XI
decretando il definitivo ritorno in Roma,
nel 1 3^6 partì d'Avignone coi cardina-
PIS i7\
li, sbarcando a Pisa a'G novembre. Vi si
trattenne 8 giorni e ricevette molti do-
ni coi cardinali; indi passò a Piombino
e per Corneto giunse in Roma.
Per tale pace e per essersi posto alla
testa del governo Pietro, il duca di Mi-
lano nemico delle repubbliche toscane,
fornì armati all'ex doge per sorprende-
re Pisa con scalata alle mura, ma bra-
vamente fu respinto dal popolo e dai fio-
rentini, onde Pietro restò pi 11 potente e
fu dichiarato capitano generale, difenso-
re del popolo e del comune di Pisa, colla
medesima autorità de! glorioso conte Fa-
zio. Realmente il conte Pietro Gamba-
corti durante il suo governo fu un mo-
dello di saviezza; modestissimo per na-
tura, volle tener la città contenta, il po-
polo unito, la nobiltà onorata, estende-
re il commercio, incoraggire l'industria,
fondale monasteri, abbellii e Fisa di gran-
diosi palazzi e altri edifizi; bramando li-
na federazione di principi e repubbliche
per espellere dall'Italia le compagnie o
masnade forestiere che n'erano il flagel-
lo, pei vantaggi commerciali e per scio-
gliere le vertenze non più colle anni, pia
con mature deliberazioni, sublime pro-
getto che posto in atto nel 1 388 in Pisa,
per malafede de' collegati e del signor di
Milano, ebbe corta durala. Intanto cagli
sgherri di quel duca, Jacopo A ppiant .se-
gretario traditore di Pietro, mentre gli
porgeva la destra in. segno di fedeltà, nel
luglio i3c)2 lo fece trucidare e s'impa-
dronì del governo. Un grido d'infamia si
levò in Italia contro l'assassino del Gam-
bacorti, la cui bontà e la generosità con
la quale avea elevato Jacopo, servì di gran
contrapposto all'atroce ingratitudine e
destò 1' onore universale. Fattosi l'Ap-
piani signor di Pisa, proscrisse tosto i
Gambacorti e le famiglie aderenti, rup-
pe la pace con Firenze e Lucca, mentre
il duca di Milano mirava all'acquisto di
Pisa, per poi riconquistare la repubbli-
ca fiorentina sua implacabile nemica. Con
artifizio introdusse in Pisa alcune coni-
272 PIS
pagnie di masnade, quindi nel 1398 alla
morie di Jacopo il figlio Gherardo che
gli successe nella signoria, infamemente
■vendè la patria a Gio. Galeazzo duca di
Milano per 200,000 fiorini d'oro, riser-
vandosi Piombino e altri castelli, non-
ché Tisole dell'Elba, Pianosa e Monte-
cristo; iniquissimo contratto che fu con-
suma to nel febbraio 1 399. Morto nel 1 402
il duca, lasciò Pisa col contado al suo na-
turale Gabriele Maria Visconti, il quale
colla madre ne prese possesso. Per le sue
vessazioni,il malcontentode'siulditi giun-
to al colmo, ne profittarono i fiorentini
nemici del tiranno, tentando di sorpren-
dere la città nel i4°Ì) e quando si trattava
di venderla ad essi, risvegliatosi I' odio
antico de' pisani per Firenze, si ribella-
rono al Visconti, ed a'2 1 luglio i4oj lo
fugarono. Giunto a Sarzana contrattava
coi fiorentini la vendita delle fortezze e
della cittadella di Pisa , quando questa
fu presa dal popolo. I pisani domanda-
rono a Firenze quelle acquistate di Pupa-
fialla e s. Maria in Castello, prometten-
do rimborsi al prezzo pagato; ma i reg-
gitori della repubblica deliberarono il
conquisto di Pisa.
Ambe le parli fecero preparativi di
guerra, i pisani richiamarono Giovanni
Gambacorti nipote di Pietro e lo fecero
capitano del popolo, e pacificarono per
la comune difesa le fazioni de' Raspanti
coi Bergolini. 1 fiorentini con l'aiuto dei
sanesi, del legato di Bologna, de'Mala-
testa e di Orsini conte di Soana , mar-
ciarono verso Pisa sotto il comando di
Bertoldo Orsiui, e impedirono ai pisani
qualunque soccorso d'armi e vettovaglie
con blocco, mentre andavano impadro-
nendosi de'castelli. Essendo la citta for-
tissima e i pisani decisi di difenderla fi-
no alla morte, riuscito fallace l'assalto da-
to verso il quartiere di Chinsica a' g giu-
gno 1406, dai valorosi Muzio Attendolo
Sforza e dal Tartaglia, i fiorentini con-
vertirono il blocco in assedio. Persuaso
il Gambacorti che l'assoluta mancanza
PIS
de viveri impediva di sostenere più a lun-
go la città, ne trattò segretamente la de-
dizione agli antichi suoi amici, e la mat-
tina del q ottobre 1406 i pisani dovet-
tero trangugiare il calice della schiavitù
e Gino Capponi con mirabile ordine nelle
milizie ne prese possesso, con immenso
tripudio de'fìorentini pel gran conquisto.
Sebbene poi, divenuti essi signori di Li-
vorno, procurassero di diventare una po-
tenza marittima italiana, come erano sta-
ti i pisani, non poterono mai stare a fron-
te di quelle di Genova e Venezia. Bensì
con l'acquisto di Pisa la riputazione della
repubblica fiorentina aumentò imineu •
samen te, come quando procurò colla sua
mediazione di tentare l'estinzione dello
scisma che divideva la Chiesa, col con-
cilio aperto a Pisa, di cui parlerò in fi-
ne, essendosi i pisani nel i4o5 accosta-
li all'antipapa Benedetto XIII. Per la
guerra con Lucca e per quella incomin-
ciata da Nicolò Piccinino, sospettando i
fiorentini che Pisa cadesse in mano del
nemico, ordinarono che tutti i cittadini
dai i5 ai 60 anni l'abbandonassero, te-
mendone il malcontento per l'aspro go-
verno, il quale in progresso di tempo mi-
glioròad utile e abbellimento della città.
Nel i434 ribellali i romani contro Eu-
genio IV, questi su d'una galera fuggi a
Pisa a' 18 maggio e vi fu onorevolmen-
te ricevuto. Per alcuni giorni vi aspettò
il suo seguilo, ed il 2 3 giugno si trasfe-
rì a Firenze. Intanto i fiorentini curaro-
no sotto Lorenzo de Medici il migliora-
mento dell'aria, infetta per l'acque im-
paludate, con l'istituzione della^nagistra-
lura de'fossi ; l'incremento dell'universi-
tà e la difesa di Pisa con la costruzione
della Cittadella nuova; ma neli494>nei*
la calata in Italia di Carlo Vili re di Fran-
cia, i fiorentini gli consegnarono le for-
tezze per imprudenza di Pietro de Me-
dici. 1 pisani indispettiti per la durezza
del governo e fomentati dal duca di Mi-
lano, ricorsero popolarmente al re per es-
sere rimessi in libertà, a fronte che il cai-
IMS
dina! Rovere poi Giulio II, con gravi ri-
flessioni li avvertisse delle conseguenze,
e l'ottennero. Dopo la sua partenza coi
soccorsi stranieri i pisani si mantennero
indipendenti da Firenze, finché abban-
donati, i fiorentini ricuperarono i castelli
del pisano, assediarono con assalti la città
nel 1 499> i5o3 e i5o5, ne' quali sino
le donne fecero prodigi di valore, e ten-
tarono deviare il corso dell'Arno per de-
solarla. I fiorentini coll'opera de'fratelli
Sangallo con un ponte di barche impe-
dirono che le sussistenze fossero intro-
dotte in Pisa, onde in penuria di viveri
Giovanni Gambacorti cacciò fuori i vec-
chi, le donne e altre bocche inutili, ma
pel bando già fatto, i fiorentini impicca-
rono gli uomini, e alle donne scorciati i
panni sopra il ventre, le bollarono nella
gota. I fiorentini raddoppiati i maneggi
politici, nel i 5o8 bloccarono la città e
formarono tre campi trincerati: per tal
modo i pisani, stretti da ogni lato, ed e-
slenuati da circa i5 anni di guerra, ca-
pitolarono a'4 giugno i 509, onde l'eser-
cito pacificamente entrò nella città agli
8 con tutta moderazione. Però molte fa-
miglie di nobili, mercanti e cittadini di-
stinti emigrarono all'estero e specialmen-
te a Napoli ed a Palermo.
Appena i fiorentini entrarono in Pisa,
per Giuliano da s. Gallo fecero compi-
re la Cittadella nuova, poi Fortezza alle
Piaggie, con altre fortificazioni, nel limo-
re di perderla in qualche sommossa. Nel
i5i 1 i cardinali ribelli a Giulio li v'in-
cominciarono un conciliabolo, per cui il
Papa interdisse i fiorentini per averlo
permesso e favorito ; fu rimosso Pier So-
derini gonfaloniere perpetuo di Firenze,
ove di nuovo fu introdotta l'espulsa fa-
miglia Medici, il capo della quale nel i5i 3
divenne Leone X. Questo Papa per rav-
vivare la decaduta università, le attribuì
tutte le decime eccle>iastiche dello stato
fiorentino. Dipoi per opera del suo cu-
gino Clemente VII, nel 1 53 1 fu estinta
la repubblica fiorentina, ed il nipote A-
vol. tur.
P1S r>.73
lessandro de Medici fu fatto duca di Fi-
renze. Negli ultimi istanti della repub-
blica, Pisa dovè accogliere fra le sue mu-
ra il prode guerriero fiesolano France-
sco Ferrucci, per accozzarvi un piccolo
esercito, che quasi per intiero perì alla
battaglia di Gavinana, soggiacendo i pi-
sani a severe misure militari, violenze e
allontanamento a Firenze di tutti i cit-
tadini atti alle armi. I pisani intesero con
piacere l'umiliazione di Firenze, ed am-
be le città coi contadi formarono l'as-
soluto dominio del duca, che accolsero
con smodato plauso. Nel i533 recandosi
Clemente VII a Marsiglia, a'9 settembre
da Roma s'avviò a Pisa, imbarcandosi a
Porto Pisano. Nel 1 537 '' duca cne 8°*
vernò con pari tirannide fiorentini e pi-
sani, fu assassinato^ gli successe Cosimo
I, dal quale Pisa sperimentò solidi van-
taggi, toccati di sopra; riunì ai suoi stati
la repubblica di Siena, destinò Pisa re-
sidenza invernale della corte e fu il i.°
granduca. Assai benemerito di Pisa fu il
figlio Ferdinando I, per avere riparato
i gravi danni cagionati dal fuoco alla cat-
tedrale; emanalo nel i5q3 indulto a fa-
vore degl'individui di qualunque nazio-
ne, che si domiciliassero a Pisa o in Li-
vorno; aperto il Fosso o Canale de'Na-
vicelli, ad oggetto di rendere più spedi-
to e sicuro il trasporto delle merci fra
Pisa e Livorno, senza che uscissero, co-
me per l'addietro per bocca d'Arno in
mare; e fatto quelle altre cose che narrai.
Nel 1607 Pisa si rallegrò per veder de-
positati nella chiesa di s. Stefano I i tro-
fei riportati dai cavalieri alla conquista
di Roua o Ippona nell'Africa, donde re-
carono bandiere, cannoni ed un migliaio
e mezzo di schiavi. Cosimo II suo figlio
curò il credito dell' università ed il bo-
nificamento delle vicine campagne. Nel
i63o e 1 633 la peste portò l'estermi-
nio a Pisa. Terminata nel 1737 la casa
Medicea, montò sul trono la regnante di-
nastia Austro-Lorena e pel i.° France-
sco IJ,che molti miglioramenti operò in
18
a 74
PIS
Pisa e alle sue campagne, e maggiori ne
prodigò il secondogenito Pietro Leopol
do I. A questi successe il secondogeni
to Ferdinando lionato in Pisa nel 1769
che nel marzo 1 799 ritiratosi in Germa
nia, occuparono la Toscana i francesi che
la venderono a Luigi I re d'Etruria, cu
nel 1807 successe Elisa granduchessa, fin
che nel 18 1 4 ritornò Ferdinando III. Nel
l'anno seguente onorò Pisa di sua pre
senza Pio VII a'3 1 marzo (l'esequie flit
te al cadavere di Pio T'I3 proveniente d
Francia, le ricordai alla sua biografia)
giuntovi da Livorno nelle ore pomeri
diane tra i più vivi applausi de'pisani
pernottò presso l'arcivescovo Alliata, che
lo trattò in un alla corte con isplendidez-
za, e nel dì seguente proseguì il viaggio
per Sarzana,per condursi a Genova. Dal
1834 che regna il granduca Leopoldo IT,
Pisa ha ottenuto grandi benefizi, oltre la
strada ferrata Leopolda, per avvicinarla
a Livorno. Altre notizie su Pisa si pos-
sono leggere nell'Ughelli, Anecdota, ove
riporta i trionfi de'pisani su Gerusalem-
me e Maidica, la cronaca pisana dal 688
al 1 1 36, gli annali dal 971 al 11 76, la
cronaca dal ioo4al 1 178, altra dal 1 ior
al 1262 ; nel Fontani, Viaggio pittorico
della Toscana j in Alessandro Morrona,
Pisa illustrata nelle belle arti j in Ra-
nieri Grassi, Descrizione storica e arti-
stica di Pisa j ed in Emanuele Repetti,
Dizionario geografico fisico storico della
Toscana.
La fede cristiana vuoisi predicata in
Pisa da s. Pietro, anzi la città vanta di
averla per la prima ricevuta in Toscana,
e circa al tempo può vedersi nel Davan-
zali, Notizie al pellegrino, p. 5. K tra-
dizione che l'apostolo vi battezzasse molti
cittadini e vi celebrasse la messa, nel luogo
ove poi venne eretta là chiesa di s. Pie-
tro in Grado (il cui altare si vuole il i.°
eretto di pietra in Italia, consagrato da
s. Clemente I,che vi lasciò memoria col
sangue chegli uscì dalle narici), ordinan-
dovi per i.° vescovo s. Pelino: è indù-
PIS
bilato che in Pisa venne fondata una del-
le prime sedi vescovili di Toscana. Il ve-
scovo di Pisa fu sempre considerato pri-
mate di tutta la Toscana e dell' isole di
Corsica e di Sardegna, ed in quelle re-
gioni ebbe somma autorità, come anco-
ra il più antico metropolitano di Tosca-
na. L'arcivescovo di Pisa eziandio eser-
citò giurisdizione su alcune chiese di Co-
stantinopoli, di Tunisi, di Alessandria di
Egitto e di altre parti. Quasi tutto il suo-
lo davanti alla spiaggia di Pisa, abban-
donato dal mare da i5 e più secoli, per-
venne per ragione di sovranità nella li-
sta civile de're d'Italia, dai quali o dai lo-
ro ministri fu donato alla mensa arci ve-
scovileo primaziale ed al capitolo, quan-
do erano frequenti le oiferte alle chiese,
prò remedio animae, onde gli arcivesco-
vi di Pisa per qualche secolo esercitaro-
noanche giurisdizione temporale su mol-
le castella e corti; potere signorile che già
il comune pisano avea scorciato verso il
1286. La repubblica concesse agli arci-
vescovi il diritto di pedaggio, quanto al-
la dogana del sale e ferro, nell'isola del-
l'Elba, ed a Castel del Bosco nel 1280
trasferito a Calcinaia. Nel tempo della re-
pubblica pisana più d' una volta l'arci-
vescovo ne fu anche di essa il supremo
moderatore. Nel 1464 » fiorentini cede-
rono agli arcivescovi vasto terreno bo-
schivo, prativo e pai 11 desco nel suburbio
occidentale di Pisa. Il Papa s. Gregorio
VII in Canossa concesse al vescovo di Pi-
sa la perpetua legazione dell'isola di Cor-
sica, con la 4-a parte delle rendite del-
l'isola. Urbano li con bolla del «oqr,
Cimi ornnes, confermò la concessione; in-
di colla bolla Curii universistdeì 3o mag-
gio, dichiarò il vescovo arcivescovo, as-
segnandogli per suffraganei i vescovi di
Corsica, della quale, come della Sarde-
gna, lo nominò primatee legato apostoli-
co, concedendogli il pallio. Dipoi a'2 1 a-
prile ioq2 elevò al grado di metropoli-
tana la cattedrale di Pisa. Gelasio II nel
1 1 18 confermò la dignità metropolitica
PIS
Bell'arcivescovo di Pisa, ed in suoi suf-
fragatici i vescovi di Corsica, che domi -
nandola i genovesi, vietarono ad essi di
farsi consagrare da lui e mossero ostina-
taglieria ai pisani. A Genova narrai co-
me avendo ricorso i genovesi nel i 123
a Calisto II, nel concilio Lalerancnse I,
il Papa annullò i diritti della chiesa di
Pisa su quella di Corsica, e come se ne
sdegnò l'arcivescovo Ruggiero I. Poco do-
po Onorio li reintegrò Pisa del tolto. A
terminare le gravi vertenze tra i pisani
e genovesi, Innocenzo 1 1 colla bolla Tane
Jposlolicac sedis, del i.° maggio i i 38,
ne compose le discordie, con esaltare Ge-
nova adarci vescovato, attribuendogli per
bene della pace in suffragane! tre vesco-
vi di Corsica, gli altri confermando a
quello di Pisa. A questa inoltre confer-
mò il grado metropolitico, la dignità di
legato pontificio in Sardegna, di prima-
te della provincia di Sassari o Torri, e
sue suffraganee le sedi di Gallelly e Ci-
vita (poi unita ad Ampurìas e a Tem-
pio) nello stesso giudicato, assoggettan-
dogli qua! suffraganeo il vescovo di Po-
pulonia in Toscana. Tuttociò conferma-
rono Eugenio III, Adriano IV e Alessan-
dro III. Questo ultimo ampliò il prima-
to sulle provincie sarde di Cagliari ed Ori-
stano o Arborea, lo che fu approvato da
Lucio III, Celestino III ed Onorio III. Ma
dopo espulsi i pisani dal dominio di Sar-
degna, anche i loro arcivescovi perderò-
no di fatto, se non di diritto, ogni giuris-
dizione spirituale, restando loro il titolo
di legati apostolici e di primati nelle pre-
nominate isole. Inoltre Pio VII staccò la
diocesi di Massa o Populonia dalla me-
tropolitana pisana, per darla alla nuova
di Siena. A Mariana dissi come Pio VII
nel 1 80 1 soppresse le sedi di Corsica, con-
centrandole in quella d'Aiaccio, che fece
suffraganea di Aix. AI presente sono suf-
fraganee di Pisa le sedi di Pontremoli dal
1778, di Livorno dal 1806, e di Massa
di Carrara dal 1828.
Il 1 ,° vescovo di Pisa fu s. Perino, or-
PIS 575
dinato da s. Pietro nell'anno .|5 o 5i.
Non si conoscono altri vescovi fino a Gau-
denzio, che intervenne nel 3 1 3 al con-
cilio romano di s. Mclchiade. Alessan-
dro governava la chiesa nel (>43, il qua-
le da Scozia venne in Italia col b. Pelle-
grino. Ricorderò i più distinti successo-
ri. Lamberto del 101 3, a sollecitazione
del quale e del legato vescovo d'Ostia,
i pisani presero le armi contro Mugeto
re di Sardegna, s' impadronirono dell'i-
sola e ne ritennero il dominio eolla ap-
provazione della s. Sede. Wido nel 1 o 19,
zelante della vita regolare de' canonici.
Opizo Upizinghi nel io44i cu' s- Leone
IX concesse un privilegio pel monastero
di s. Maiia nell'isola Gorgona, nella dio-
cesi di Pisa, cui fecero concessioni Vit-
tore II e Alessandro II. Guido o Pucho
pavese nel io63, sotto il quale si getta-
rono i fondamenti del duomo. Landolfo
milanese nel 1077, fallo legato aposto-
lico di Corsica da s. Gregorio VII. Nel
108 1 Gerardo pisano, col cousenso del
quale s. Gregorio VII pose il monastero
di s. Zenobio di Pisa solto la protezio-
ne della sede apostolica ; l'imperatore
Enrico IV confermò i privilegi della chie-
sa e altri ne concesse. Nel 1088 il cele-
bre Daiberlo fatto 1 .° arcivescovo da Ur-
bano II, che ricevette in Pisa colla gran
conlessa Matilde, in dicembre 1 og4j '""
di partì coi crociati pisani per la Pale-
stina, ove divenne i.° patriarca latino di
Gerusalemme, morendo in Messina nel
1 107, meutre ritornava da Terrasanta.
In suo luogo nel 1 io3 era stato eletto
arci vescovo Pietro Monconi pisano,abba-
te camaldolese, cui da Pasquale II bada-
to il comando della flotta pisana, quan-
do andò nell'isole Baleari a combattere
i saraceni, lodato per la sua condotta di-
gnitosa e edificante: dice l'Ughelli che
fu accompagnato dal cardinal Bosone, le-
gato apostolico nell'impresa, e che fatti
prigionieri il figlio del re e la regina, l'ar-
civescovo lì convertì alla vera fede in Pi-
sa, e amministrò loro il battesimo, preu-
276 PIS
dendo il figlio il nome di Lamberto, fat-
to poi canonico della cattedrale.
Azzo arcidiacono di Piacenza fu elet-
to arcivescovo nel 1 120 e creato cardi-
nale da Calisto II: Pandolfodi Pisa, scrit-
tore del secolo XII, ed accurato storico
di Gelasio li e de'cardinali de'suoi tem-
pi, non fa menzione del cardinalato di
Azzo. Noterò che i cardinali arcivescovi
di Pisa hanno biografie in questa mia o-
pera. Nel 1 1 23 di venne arci vescovo Rug-
giero I traslato da Volterra, che nel di-
fendere le prerogative di sua chiesa con
Calisto li, si fece trasportare dall'ira, ma
come dissi fu reintegrato dal successore
Onorio li. Questo Papa fece cardinale
Uberto Ratta o Fiosso Lan franchi pisa-
no, che nel 1 i32 divenne pastore del-
la patria. Nel 1 t 38 gli successe il concit-
tadino cardinal b. Balanino cisterciense,
che per aver dato occasione ad un'osti-
nata guerra tra' pisani e lucchesi, patì a-
troci pene in purgatorio, come racconta
il p. Maltei. Nel 1 i45 il cardinal Villa-
no Villani Gaetani pisano, che fedele ad
Alessandro 111, l'antipapa Pasquale HI
sostenuto da Federico I lo cacciò in esi-
lio, ed intruse nella chiesa pisana Benin-
casi canonico della cattedrale, che il Pa-
pa nel deporlo chiamò Malincasa. Nel
i iy4 Ubaldo Lan franchi nobile pisano
intervenneal concilioLateranense IH nel
1 179 e fu campione di altra crociata. In-
nocenzo III nel 1209 vi traslatò da Ver-
celli Lotario Rosario cremonese, indi nel
1 2 1 6 patriarca di Gerusalemme. Il capito-
lo sostituì Aliprando, che rifiutato da O-
norio III, questi nel 1 2 \ 8 elesse M. Vita-
le de Marzi nobile pisano, insigne dottore,
il quale sostenne lunga lite col capitolo
pei privilegi concessi in gran copia dai
Papié imperatori, e riportati coi diplomi
dall'UghelIi. Il Papa gli diresse una bol-
la di scomunica contro Ubaldo Visconti
invasore del giudicato di Gallura; e quan-
do Gregorio IX privò Lucca della sede,
ne affidò una parte all'arcivescovo a be-
neplacito della s. Sede. Nel 1254 succes-
PIS
se Federico Visconti pisano, cappellano
d'Innocenzo IV, che visitò l'isola di Sar-
degna: sotto di lui per aver Pisa aderi-
to a Federico II e Corradino suo nipote,
Clemente IV la privò della dignità arci-
vescovile, che poi le restituì Gregorio X
con la bolla Sicnt magni benefìcii,óe' 20
giugno 1273, assolvendo i pisani dalle
censure da cui erano allacciati. Nel 1278
Nicolò III creò arcivescovo il famoso Rug-
giero II Dnraldo de'conti di Panico bo-
lognese e arcidiacono di Bologna, chee-
letlo podestà fece imprigionare il conte
Ugolino, morto di fame eoi due figli e ni-
poti: laici vescovo terminò i suoi giorni
nel 1296 in Viterbo e fu sepolto con sem-
plice iscrizione presso la porta della chie-
sa di s. Maria de'Gradi. Bonifazio Vili
nel 1 295 creò arcivescovo Teodorico Ra-
nieri orvietano suo camerlengo, poi car-
dinale e vescovo di Città Papale o Pa-
lestrina, onde nel 1299 gli surrogò Gio-
vanni de Provinciali o Gaetani nobile pi-
sano e domenicano, traslato a Nicosia nel
i3i2: gli successe fr. Oddo de Sala già
arcivescovo d'Oristano e domenicano, poi
amministratore di Monte Cassino e pa-
triarca d'Alessandria, di somma virtù. Nel
i323 fr. Simone Saltarelli nobile fioren-
tino e insigne domenicano, lodatissimo
pastore : prima che l'antipapa Nicolò V si
portasse a Pisa col scismatico Lodovico,
fuggì a Firenze, onde nel i328 venne no-
minalo amministratore Gerardo Rolan-
do o Orlandini agostiniano vescovo d'A-
leria, scomunicato per aver coronato il
secondo in imperatore; ma ritornato in
Aleria, fu intruso dal pseudo-pontefice
Giovanni Lan franchi pisano, finché nel
i334 Simone si restituì alla sua chiesa ,
compianto in morte. Gli successe nel 1 342
Dino de Visconti signore di Radicofani
sanese; nel i349 Giovanni Scarlatti pi-
sano, eletto di Corone e legato al re d'Ar-
menia; nel 1 363 Francesco Pucci nobile
pisano canonico della cattedrale, che fece
il pellegrinaggio ai luoghi santi. Nel 1 363
Francesco Moricotli de Vico o Prignani
IS
nobile pisano, che nel 1378 lo zio Urbano
VI creò cardinale, sostituendogli Barnaba
de' marchesi Malaspina, traslato da A-
driae Penue. Nel i38a Lotto Gambacor-
ti nipote di Pietro signor di Pisa, canoni-
co della cattedrale, designato dal capito-
lo e confermato da Urbano VI, d'animo
superbo, trasferito a Treviso nel 1 3<)4-
Gli successe Giovanni Gabrielli di Pon-
tremoli, già vescovo di Massa, prudente
ed erudito in ogni scienza, legato di Bo-
nifazio IX in Polonia e Lituania, ove com-
pose le vertenze col gran maestro de'teu-
tonici. JXeIi4oo da Bergamo vi fu tras-
lato Lodovico Bonito d' Agrigento , poi
arcivescovo di Taranto e cardinale. Da
questa chiesa nel i^oG passò alla pisana
Alemanno ^a/mrtrniobile fiorentino, poi
cardinale. Nel i4' 1 Pietro Ricci fiorenti*
uc, già vescovo d'Arezzo, succeduto nel
1 4 1 9 dal nipote Giuliano Ricci; nel 1 /\.G 1
fu traslato d'Arezzo Filippo Medici fio-
rentino di singoiar prudenza, nunzio in
Francia, che morì nel 1 474 quando dovea
esser promosso al cardinalato. Sisto IV
gli sostituì Francesco Sai via ti nobile fio-
rentino, che per cacciare da Firenze i Me-
dici entrò nella congiura de'Pazzi, maa'27
aprile r 478 fu appesoad una fiuestra, per
cui il Papa fulminò l'interdetto a Firenze.
Neli479 Sisto IV surrogò il proprionipo-
te cardinal Ptaffaele Riario di Savona, cui
successe nel i499 Cesare Riario di Sa-
vona patriarca d'Alessandria, nel 1018
traslato a Malaga. Indi Onofrio Bettoli-
ni uobile fiorentino, vessillifero e priore
di Firenze, che nel sacco di Roma corse
pericolo di vita e si salvò al modo detto
nel voi. VII, p. 193, lodato per pruden-
za e probità. Nel i556 Scipioue Rebiba
siciliano, poi cardinale, traslato a Troia
nel i56o, per cui Pio IV conferì la chie-
sa al cardinal Giovanni Medici figlio di
Cosimo I, facendone eseguire le veci al-
l'ultimo Lodovico Beccadelli bolognese
arcivescovo di Ragusi. Morto il cardina-
le nel 1 562, uel i564 fu eletto il cardi-
nal Angelo Nicolivi fiorentino.
PIS 377
Nel i5t>7 il cardinal Giovanni Ricci
di Monte Pulciano fondò il collegio Ric-
ci per 8 concittadini da nominarsi dai
suoi parenti. Nel 1^74 Pietro Giacomo
de'marchesi Bourbon del Monte s. Ma-
ria, al cui tempo il legato apostolico as-
solse Pisa dall'interdetto. Nel iS'jSa' 2
dicembre Lodovico Antinori nobile fio-
rentino traslato da Volterra e Pistoia; in
febbraio 1^76 Bartolomeo Giunio fio-
rentino in grazia di Francesco I : essen-
do morto uel giuguo 1577, nell'agosto
ne occupò la sede Matteo Rinucciui fio-
rentino, chiaro letterato, destro ne'negO'
zi ecclesiastici. Nel i582 Carlo Antonio
de' marcbesi del Pozzo nobilissimo pie-
montese di Biella, fregiato d'ogni virtù
e dottrina, liberale co'poveri e cogl' in-
fermi, giusto e rigido conservatore della
disciplina ecclesiastica e pieno di pietà.
Compose alcune opere, come De polt-
state principis, de feudis : restaurò l' e-
piscopio, fece il nobile lacunare in s. Fre-
diano e vi pose i barnabiti , introdusse i
minimi in s. Torpeto, dai fondamenti e-
resse in Camposanto la cappella di s. Gi-
rolamo , istituì per la sua famiglia una
commenda nell'ordine di s. Stefano,fòn-
dò il collegio Puteano per 8 piemontesi.
Nel 1607 Salustio Tarugi Poliziano, già
fatto da Clemente Vili commendatore
di s. Spirito, da Ferdinando I ambascia-
tore nella Spagna. Nel 16 1 3 Francesco
Bouciani nobile fiorentino arcidiaconodi
Firenze, ornato nelle scienze e di grande
autorità, lasciò la libreria ai domenica-
ni di s. Maria Novella. Nel 1620 Giu-
liano de Medici prudentissimo, impiega-
to in diverse ambascerie, fondò il semi-
nario, edificò il monastero di s. Pietro in
Grado, donò per ornamento de' succes-
sori preziosa croce, uella peste fu largo
co' poveri , introdusse i barnabiti in Li-
vorno e fece altre belle azioni. Nel i636
Scipione de'conli d'Elei sanesi, traslato da
Piacenza, poi cardinale : gli successero,
nel i663 Francesco d'Elei nobile fioren-
tino e canonico vaticano, nel 1 702 Fran>
2<?8
PIS
cesco Fiosini trasferito da Pistoia sua pa-
tri^. Riportano la serie de' vescovi e ar-
civescovi I' Ughelli. Italia sacra t. 3, p.
34'» e le Notizie di Roma, incomincian-
do nel 1734 da Francesco de'couti Guidi
di Volterra trasferito d'Arezzo: a di lui
istanza il p. Anton Felice Maltei conven-
tuale diede alla'luce l'importante e com-
pleta storia della chiesa pisana e de'suoi
prelati. Gli successe nel 1778 Angelo
Franceschi pisano traslato pure d'Arez-
zo, assai benemerito. Nel 1806 Ranieri
Alliata traslato da Volterra. Dopo sede
vacante di circa due anni, Gregorio XVI
nel 1839 trasferì da Fiesole il zelante arci-
vescovo mg.rGio. Battista Panetti dell'ai'-
cidiocesi di Firenze, morto nel novembre
i Su.I/a rei diocesi pisana è ampia e si e-
stende per circa 1 00 miglia; prima lo era
maggiore. I cangiamenti recenti li fecero,
nel 1 789 Pio VI con dare a Lucca il pie-
vanato di Massaciuoccoli, e in vece da es-
sa ebbe la pieve di Ripa fratta coi popoli
del vicariato di Barga, e da Pontremoli
j pievanati di Vallecchia e di Seravezza;
nel 1806 Pio VII con smembrare dalla
chiesa pisana tutti i popoli della diocesi
di Livorno, per la formazione di quel ve-
scovato. In tutta l'arcidiocesi le parroc-
chie sono 1 33 con 33 pivieri 0 pievanati,
esseudovi collegiate in Barga e in Pie-
trasanta. Ogni nuovo arcivescovo è tas-
sato in fiorini 80 5 , ascendendo le ren-
dite della mensa a circa 12,000 scudi.
Altri scrittori sulla storia ecclesiastica di
Pisa sono citati dall'Ughelli a p. 35i.
Concilii di Pisa.
11 i.° nel 1 1 34 convocato dall' arci-
vescovo Piatta in nome d'Innocenzo II
che lo presiedette, e v'intervennero i ve-
scovi d' Italia , di Francia e Germania ,
con s. Bernardo abbate di Chiaravalle
che n'ebbe la direzione, e riuscì rispetta-
to da tutto il mondo. Si confermò la sco-
munica contro l'antipapa Anacleto II e
suoi fautori, e vi si trattarono affari ec-
clesiastici e secolari importantissimi per
tutt' Europa. Reg. t. 26; Labbé t. io;
PIS
Arduino t. 6. 11 2.0 nel 1409, comincia-
lo il 25 marzo, ebbe fine a'7 agosto, per
l'estinzione del gran scisma che descrissi
ad Avignone e ne' tanti relativi articoli.
Essendo ad un tempo venerati per Pon-
tefici Gregorio XII e Benedetto XIII
antipapa (f^-), i quali ciascuno avea un
collegio di cardinali, del primo ve ne in-
tervennero i4 (quelli che Io abbandona-
rono in Lucca fuggendo a Pisa, li regi-
strai nel voi. XL, p. 52 ), del 2.0 io, i
quali essendo ricorsi a Carlo VI re di
Francia per invitarlo a cooperare al loro
divisamento, fu concluso che nelle circo-
stanze d'allora, i cardinali per consenso
della maggior parte de'principi e prelati,
aveano diritto di radunare il concilio,che
giudicasse i due sostenitori del pontifi-
cato, e facesse l'elezione di un Papa. In-
vitati Benedetto XIII e Gregorio XII a
mandarvi i loro nunzi, il i.° non corrispo-
se ed in vecegli celebrò contro il concilia-
bolo di Perpi guano {V '.); il 2.0 si ricusò co-
inechè eletto canonicamente e gli oppo-
se il concilio di Cividale (I7.)- Questa as-
semblea, presieduta dal cardinal Alale-
sec , fu delle più auguste e numerose:
ne accennai gli elettori anche uel voi.
XV, p. 281 ; l'Ughelli p. 4-65eseg. re-
gistra i nomi di chi ne fece parte , cioè
22 cardinali, i patriarchi d'Alessandria^
Antiochia e Gerusalemme, 12 arcivesco-
vi e 80 vescovi , oltre 126 procuratori
di altri simili prelati, 87 abbati, ed i pro-
curatori di 200, 45 generali e priori de-
gli ordini religiosi, il gran maestro del-
l'ordine gerosolimitano con 16 commen-
datori, il priore generale de'cavalieri del
s. Sepolcro, il procuratore de' cavalieri
teutonici, i deputati delle università de-
gli studi, quelli de'capitoli di oltre a 100
chiese metropolitane e cattedrali, più di
3oo dottori in teologia e gius canonico;
finalmente gli ambasciatori di alcune cit-
tà, di 7 re, di 5 duchi, del marchese di
Brandemburgo, del landgravio di Tu-
ringia e di quasi tutti i principi sovrani
di Germania. Tutlavolta il Bellarmino,
PIS
De concil. lib. i, cap. 8, chiama questo
concilio, che altri dicono generale, uè ap-
provato, né riprovato; anzi s. Antonino
in Chron. par. 3, tit. 22, cap. 5, § 2, lo
chiama conciliabolo, per non essere sta-
to congregato da alcuno di quelli che si
trattavano da Papa, e nel § 3 aggiunge,
che Alessandro V (^.), in esso eletto,
abbia governato la sede di Pietro per
un anno, seguendo la comune opiuione,
significando con queste parole, che se-
condo lui non fu Alessandro V legittimo
Pontefice, ma sì Gregorio XII , perchè
tutte le provincie della cristianità non gli
ubbidirono. Martino V e successori non
lo chiamarono assolutamente Pontefice,
bensì diedero autorità a'di lui atti e costi-
tuzioni che videro utili alla Chiesa. Ciò
nondimeno vi contraddicono altri, affer-
mando che tanto il concilio , quanto il
Pontefice eletto in esso, fossero legittimi,
come si può vedere nel Funaldi all'anno
149, n-° 79 e 80; nell'Azorio par. 2, lib.
5, e. 17 ; e nel Natale Alessandro, Hist.
eccl.saec.XV elXVI^Ussert. 2,n.°i9. Il
concilio posteriore di Costanza^.) ap-
provò questo concilio, di cui era una con-
seguenza e tenne legittimi Alessandro V
e il successore Giovanni XXIII. I fran-
cesi riguardarono per generale il conci-
lio pisano. L'apertura del concilio si fece
a' 25 marzo i4°9 e tutta la i.a intera
sessione si passò in assegnare i posti, se-
condo il grado. 2.'1 sessione 26 marzo. Do-
po le solite preghiere il cardinal Filargo,
poi Alessandro V, fece un discorso per e-
sortate il concilio ad accudir seriamente
all'unione della Chiesa. Poscia 1' arcive-
scovo di Pisa Adimari lesse il decreto di
Gregorio X sulla processione dello Spi-
rito santo e un canone del concilio di To-
ledo intorno alla modestia e alla discre-
zione richiesta in siffatte assemblee. Fu-
rono eletti gli ufìiziali del coucilio e pre-
starono il giuramento. Si lessero le lette-
re de'cardinali de'due collegi, per la con-
vocazione del concilio. Si fecero chiama-
re alle porte della chiesa Pietro de Lu-
P1S »79
Da (Benedetto XIII) e Angelo Corralo
(Gregorio XII) sedicentisi Papi, per sa-
pere se vi erano presenti, e nessun com-
parve in loro nome. 3.3 sessione 3o mar-
zo. Furono citati di nuovo i due concor-
renti, e nessuno comparendovi, furono
dichiarati contumaci nella causa della fe-
de e dello scisma con una sentenza, che
fu affissa alla porta della chiesa. 4-a ses-
sione 7 aprile. Si die udienza agl'inviati
di Roberto re de'romani, e dalle questio-
ni ch'essi proposero si vide che avevano
per iscopo di attraversare i disegui del
coucilio e si ritirarono senza aspettare
che si rispondesse alle loro difficoltà. Es-
si appellarono ad altro concilio generale,
diceudo che questo non era legittimo ,
per non essere stato convocato con l'an-
nueuza del re dei romani. 5.1 sessione 24
aprile. Furono di nuovo accusali i due
contendenti di contumacia, e il promo-
tore del concilio fece proporre coutro di
loro 37 articoli, che contenevano tutta
la storia dello scisma e che facevano ve-
dere quanto la loro causa fosse cattiva;
si nominarono commissari, perchè infor-
massero della verità di questi fatti, quan-
tunque fossero lutti notori. 6.a sessione
3o aprile. Il vescovo diSalisbury fece ve-
dere in un discorso, che prima di anda-
re più avauti era necessario che la sot-
trazione fosse generale, e dichiarò ch'e-
gli e i suoi confratelli avevano la facoltà
di promuovere l'affare dell' uuioue e di
acconsentirea tuttociò chefosse ordinato
dal concilio, n.3 sessione 14 maggio. Ild.1'
Pietro d' Ansavano professore dell' uni-
versità di Bologna, confutò tutte le pro-
posizioni degli inviati del re de'romani.
8.a sessione. I vescovi di Salisbury e di E-
vreux rappresentarono che non poteva -
si fare l'unione de'due collegi, finché i
cardinali di BeuedettoXIII gli ubbidiva-
no e glialtri riconoscevano Gregorio XII,
e eh' era necessario che la sottrazione fos-
se generale. In conseguenza il coucilio di-
chiarò l'uuione de'due collegi legittima,
e il concilio debitamente convocato; e ai
280 PIS
pronunziò una sentenza, la quale porta-
va che ognuno poteva e doveva sottrarsi
all'obbedienza di Gregorio XII e di Be-
nedetto XIII, dacché vedevasi che coi lo-
ro artifizi eludevano la voce della cessio-
ne, come Io avevano promesso con giu-
ramento. c).a sessione 17 maggio. Si lesse
il decreto della sessione precedente , col
quale ritiravansi dall'obbedienza dei due
contendenti. io.a sessione 22 maggio. Si
fecero chiamare i due contendenti alle
porte della chiesa, per udire le deposizio-
ni de'testimoni. Si lesse poi una parte dei
3y articoli di queste deposizioni, e si no-
tò sopra ciascuno da quanti testimoni fos-
se provato. 1 i.a sessione 23 maggio. Si
continuò la stessa lettura e si domandò
che il concilio dichiarasse , che tuttociò
eh' era contenuto in queste deposizioni
era vero, pubblico e notorio, il che fu ri-
messo alla sessione seguente. 12/ sessio'
ne 25 maggio. Si pronunziò il decreto,
intoi no la notorietà de'fatti prodotti con-
tro Benedetto XIII e Gregorio XII. 1 3/
sessione. 11 d.r Pietro Plaid, uno de'de-
putati dell'università di Parigi, mostrò
in un discorso, che Pietro de Luna era
uno scismatico ostinato, anche eretico e
decaduto dal pontificato. Il vescovo di
Navarra lesse uuo scritto, provando che
tutti i dottori ivi radunati peusavano co-
me 1' università di Parigi , così quelle
di Firenze e Bologna. 1 \.3 sessione. Ser-
vì di preparazione alla seguente, dichia-
rando che il concilio rappresentando la
Chiesa universale, a lui spettava la cogni-
zione di questo affare, come quello che
non aveva iu ordine a questo superiore
in terra. Si stese l'atto della sottrazione
generale d'ubbidienza a'due contenden-
ti. i5.a sessione 5 giugno. Si pronunziò
la sentenza definitiva in presenza dell'as-
semblea e del popolo che si eia biscia to
entrare. » Che il s. concilio universale,
rappresentante tutta la Chiesa, alla qua-
le appartiene di conoscere e di decidere
di questa causa, dopo d'aver esaminalo
tuttociò eh' crasi fatto intorno 1' unioue
PIS
della Chiesa, dichiara che Pietro de Lu-
na detto Benedetto XIII, e Angelo Cor-
raro chiamato Gregorio XII, sono tutti
e due notoriamente scismatici , fautori
dello scisma, eretici e rei di spergiuro;che
eglino scaudalezzano tutta la Chiesa col-
la loro ostinazione; ch'eglino sono deca-
duti da ogni dignità, separati dalla Chie-
sa ipso facto : proibisce a tutti i fedeli,
sotto pena di scomuuica, di riconciliarli
o di porger loro favore : cassa ed annulla
tuttociò che hanno fatto contro quelli
che hanno procurato l'unione, e l'ultime
promozioni dei cardinali che ambedue
hanno fatto ". i6.n sessione. Si lesse uno
scritto col quale i cardinali proinelteva-
nOj che se alcuno di loro fosse eletto Pa-
pa, egli continuerebbe il presente conci-
lio, finché la Chiesa fosse riformata nel
capo e nelle sue membra; e che se si e-
leggesse un assente, gli si farebbe fare la
stessa promessa, prima di pubblicare la
sua elezione. 17.° sessione. Si convenne
che i cardinali creati dai pretesi Papi, se-
parali l' uno dall'altro, procederebbero
per questa volta alla elezione sotto l'au-
torità del concilio, senza pretendere di
derogare a! diritto de' cardinali per la e-
lezione del Papa. i8.a sessione. Si fece
una processione solenne per domandare
a Dio le grazie necessarie per l'elezione
del Papa: in conseguenza i cardinali ìu
numero di 24, essendo entrati in concla-
ve, ch'era stato preparato nell'arcivesco-
vato, e la cui guardia fu affidala al gran
maestro Gerosolimitano (F-), vi resta-
rono rinserrati per 1 0 giorni, cioè dai 1 5
giugno ai 26, nel quale restò concorde-
menle eletto Alessandro V. Alla sua pre-
senza e del concilio subi toGersone cancel-
liere del l'uni versi làdi Parigi pronunziò uu
discorso, provando la validità del conci-
lio pisano e la sua autorità; esortò il nuo-
vo Papa a non dispensarsi da alcuno dei
suoi doveri e troncare senza indugio la
radice dello scisma , collo stringere vi-
vamente i due concorrenti; declamò con-
tro il rilassamento del clero e soprattut-
PIS
to de' religiosi mendicanti ; porlo degli
abusi nella collazione de' benefizi, ed e-
sortò il Papa e i padri del concilio alla
riforma della Chiesa, iq* sessione i .° lu-
glio. Alessandra V vi presiedette e vi re-
citò un discorso: vi si lesse il decreto di
sua elezione, e nella domenica seguente
7 luglio fu solennemente coronato nulla
cattedrale, da cui partì in pomposa ca-
valcata per la città, figurando il posses-
so e presentandogli la legge gli Ebrei (F.).
2 0.a sessione. Fu letto a nome del Papa
un decreto col quale egli approvava e ra-
tificava tutte le dispense di matrimonio
e di altro genere , concernenti la peni-
tenzieria, accordate dai Papi deposti. 2 i.'
sessione 27 luglio. Si pubblicò un decre-
to per parte del Papa e del concilio, che
confermava tutte le collazioni , provvi-
sioni, traslazioni di dignità, di benefìzi e
ordinazioni fatte dai contendenti, purché
fossero state fatte canonicamente, tolto-
ne quelle ch'erano state fatte con pre-
giudizio dell'unione. 22.3 sessione 7 ago-
sto. Si lesse un decreto , che ordiuò ai
metropolitani di convocare de' concili»
provinciali, e a' generali degli ordini di
tenere i loro capitoli, dove vi sarebbero
de'presidenti da parte del Papa. Del ri-
manente Alessandro V ratificò tuttociò
ch'era stato fatto e regolato dai cardina-
li dopo il 3 maggio i/|.o8, epoca dell'ab-
bandono di Gregorio XII, e particolar-
mente ciò ch'era passato a Pisa, ove ai
3i luglio avevano risoluto di costringer-
lo alla rinunzia in un a Benedetto XIII,
o deporli in un concilio adunato d'am-
be le parli. Si regolarono gli affari della
Chiesa , per riparare a' mali cagionati
dallo scisma. Quanto alla riforma della
Chiesa nel suo capo e nelle sue membra,
il Papa dichiarò, eh' egli la sospendeva
fino al prossimo concilio che ludico pel
1 41 2 > llori potendo farsi allora per la
partenza di molti prelati ; indi congedò
il concilio, con indulgenza plenaria per
lutti quelli che ci avevano assistito o a-
derivauo. Nel concilio il Papa per la pa-
PIS 28.
ce della Chiesa riconobbe per veri cardi-
nali quelli creati non solo da Gregorio
XII e predecessori, ma ancora quelli de-
gli antipapi Clemente VII e Benedetto
XIII, ed ebbe origine ne' cardinali VO-
zione (F.). Vedasi, A età concili i Pisani
et Senensis ad lollendum schisma, Pari-
siisiGi 2. J. Lefont, Histoire da concile de
Pise, Amsterdam) 724. Alessandro V ac-
colse in Pisa e riconobbe Lodovicod'An-
giò per re di Sicilia; vi si trattenne per
tutto 1' ottobre e nel novembre passò a
Prato e Pistoia, dicesi a cagione della pe-
ste. Benché Alessandro V fosse riconosciu-
to da una gran parte della cristianità, i
fedeli restarono rammaricati in vedere
Gregorio XII e Benedetto XIII trattarsi
da Papi ed essere ubbiditi da alcune na-
zioni , cardinali e prelati. Per le conse-
guenze vedasi Avignone, Costanza e gli
articoli relativi.
Il 3.° concilio fu tenuto nel if\iz. Gali,
chr. t. 3, p. 700.
Conciliabolo di Pisa del 1 5 r 1 . Giulio
II per pacificarsi coi veneti si ritirò dal-
la lega di Cambray, con sommo dispia-
cere di Luigi XII re di Francia, che pro-
teggeva il duca di Ferrara e rivolse con-
tro di lui le armi , per cui il Papa sco-
municò i condottieri dell'esercito e passò
in Bologna per affrontare la guerra. Ma
non approvandolo diversi cardinali, se-
dotti dal re di Francia, cospirarono con-
tro Giulio II per deporlo e fuggirono a
Genova. I cardinali furono Carvajal spa-
glinolo del titolo di s. Croce, Drissonel
francese arcivescovo di Narbona, Fran-
cesco Z?o/\;,'?a spaglinolo arcivescovo di Co-
senza, Renato Prie, francese, e Federico
Sanseverino milanese o meglio napole-
tano. Lo Spondano, Ann. eccl. an.ioi 1,
n.°i 1, aggiunge i cardinali Filippo di Lii'
xemburgo francese, Castelli di Corneto,
del Carrello genovese , Ippolito d' Esle
ferrarese. Massimiliano I re de' romani e
Luigi XII divenuti nemici di Giulio II
{F .), impegnarono per mezzo de'loro am-
basciatori i cardinali Carvajal, Brissonot
28ct PIS PIS
e Borgia a convocare un concilio in Pi- chiesa di Parigi, molli dottori di essa, i
sa, come luogo più confacente per la co- deputati delle università di Tolosa e di
modi tà che offri va ai molti prelati diSpa- Poitiers, con gli ambasciatori di LuigiXII.
gna edi Francia che dovevano recarvisi; l." sessione. Il cardinal Carvajal vi pre-
desiderando che questo concilio fosse gè- sedette. Vi si decise che la convocazione
nerale, onde lo qualificarono con tal no- del concilio di Pisa per la riforma della
me, allorché fu denunziato ai 16 mag- Chiesa nel suo capo e nelle sue membra
gio. Nella convocazione si esposero i mo- era giusta e legittima, e tutto ciò ch'era
tivija riforma della Chiesa nel suo capo stato fatfo o fosse per farsi in suo pre-
e nelle sue membra, e di punire certi de- giudizio era nullo. 2.a sessione. Sì rego-
litti notori che da lungo tempo scanda- lo ciò che risguardava il buon ordine del-
lezzavano la Chiesa universale; che la ne- l'assemblea. Si nominarono giudici per
cessità di tenere tali adunanze era urgen- udire le cause concernenti la fede, lo sci-
te; che Giulio II aveva trascurato e de- sma e la riforma della Chiesa, i vescovi
hiso la proposizione tutte le volte che gli di Lodeve, Lucon , Rhodez e d' Angou-
fu fatta, e vi fu citato in termini rispet- lème. 3.a sessione. Vi si fece un decreto
tosi a comparirvi. Oltre a ciò, per rispon- perchè il concilio non potesse separarsi,
dere alle querele di Giulio li, pubblica- finché la Chiesa non fosse riformata nel
rono un'apologia di loro condotta, e sta- suo capo e nelle sue membra: vi si rin-
bilirono come principi-! della convocazio- novarono i decreti del concilio diCostan-
ne del concilio pisano. Primieramente sul za sopra l'autorità de'concilii generali. Ma
precetto della Chiesa, tratto dalla sessio- siccome il Papa fece allora una lega tra
ne 3q.a del concilio di Costanza; poi so- Ferdinando V re di Spagna e i venezia-
pra il voto del Papa cheavea promesso ni, ed egli vi die principio coll'attaccare
di far tenere un concilio; sopra il giura- lo stato di Firenze, che aveva interdet-
mentode'cardinali, e per evitare un gran- to, non che Pisa, per cui gli abitanti in-
dissimo scandalo; in fine esposero, che i sorsero contro il detestabde congresso;
canoni i quali insegnano che il Papa de- cosi i padri del concilio credettero di do-
ve convocare il concilio, devono inten- verlo trasferire a Milano e vi si recaro-
dersi di legge ordinaria, ma che vi sono no; e come gli svizzeri fecero allora una
dei casi, ne'quali un concilio può essere incursione nel milanese, la 4-* sessione
indicato e radunato senza il sommo Poti- non si tenne che ai 4 gennaio i5f2. In
tefice. Giulio li lungi dall'abbattersi da questa l'assemblea fu più numerosa. Icar-
questo spauracchio di conciliabolo, poco dinali Sanseverino, e di s. Angelo forse
dopo la pubblicazione determinò di op- Alèrelche certamente v'intervenne, si u-
porgli il concilio generale Laterano V n'irono agli altri. Il procuratore genera-
(Z-7.), e con bolla de'18 luglio ne stabili ledell'ordinepremostratense vi fece lun-
l'apertura pei iq aprile i 5 12. Citò i tre go discorso sui disordini che devastava-
cardinali che avevano intimato il conci- no la Chiesa, ed esortò i padri a ripa-
lio di Pisa a comparire in Pioni a dentro rarli. Vi si lessero i decreti coi quali si
un tempo illimitato, sotto pena d'essere accordavano 3o giorni al Papa per de-
privati dell'autorità cardinalizia, come fé- terminarsi a riformare da sé gli abusi che
ce coi primi 5 prenominati. Ma questo eransi introdotti, o di radunare un coti-
llon impedì l'apertura del conciliabolo pi- cilio generale, o di unirsi a quello che ce-
sano il i.° novembre i5i 1. Vi si trova- lebravasi. 5.a sessione 1 1 febbraio. Si riti-
rono 4 cardinali, colla procura di altri novo il decreto del concilio di Costanza,
assenti, parecchi vescovi di Francia e molti contro chiunque maltrattasse le persone
abbati, i procuratori del cancelliere della che si portassero al concilio. 6. sessio-
P1S
fie ^4 marzo. Un dottore deputato del-
l'università di Parigi vi fece un discorso.
Fu citato formalmente Giulio II, e non
essendo comparso, si domandò die fosse
dichiarato contumace. Si pubblicarono
diversi decreti e tra gli altri sopra la vi-
ta esemplare ebe devono menare gli ec-
clesiastici, sopra l'ordine da osservarsi nel
concilio, riguardo alle sessioni e alle con-
gregazioni. Si confermò come legittima
la indizione del concilio, per le ragioni e-
nuneiale nell'apologia suddetta, e sopra il
giuramento solenne dato da Giulio II e
dai cardinali, di radunare dentro due an-
ni un concilio; ebe siccome il Papa non
aveva osservato il giuramento, il diritto
era devoluto a'cardinali per radunare il
concilio; si annullò e cassò la convoca-
zione del concilio di Lalerano V, fatta a
Roma da Giulio lì. 7.a sessione 19 apri-
le. I promotori domandarono ebe fosse
diebiarato Giulio II incorso, come con-
tumace, uella sospensione ipso farlo per
l'amministrazionede! pontificato. In con-
seguenza fu cbiamatoper 3 volteapiè del-
l'altare e alla porta, e fu rimessa alla ses-
sione seguente la decisione dell'affare. 8.
o
sessione 21 aprile. Il vescovo di Mague-
lone vi cantò la messa. Si fece il decreto
ebe sospendeva il Papa Giulio li. Il con-
cilio dopo di aver esposto tuttociò ebe a-
\eva fatto presso di lui per indurlo ad
accordargli la sua protezione, esortò i car-
dinali,! vescovi e i principi, non ebe tutto
il popolo cristiano, a non riconoscerlo più
per Papa, come diebiarato notoriamen-
te contumace, autore dello scisma, in-
correggibile ed indurato, e come lalea-
vendo incorso le pene fulminate ne' santi
decreti de'concilii di Costanza e di Basi-
lea (in parte conciliabolo), e sospeso da
ogni amministrazione pontificale, la qua-
le era devoluta di pieno diritto al conci-
lio. Questa fu l'ultima azione di questa
riprovevole conventicola , imperocebè i
francesi essendo stati costretti ad abban-
donare il milanese, i prelati furono ob-
bligati a lasciar Milano e a ritirarsi a Lio-
P1S 2b3
ne, dove vollero continuare il conedia-
bolo, ma inutilmente. Quanto riguarda le
due città, le censure fulminatevi da Giu-
lio II, meglio ne parlai ne'vol. XXX.VIII,
p. 277, eXLV, p. 67, con altre notizie
sul conciliabolo. Ad onta di questo esi-
to infelice, Luigi XII accettò il decreto
del falso concilio, ebe sospendeva il Pa-
pa^ proibì a'suoi sudditi d'impetrar da
Iioma alcuna provvisione, e di avere ri-
guardo alle bolle ebe Giulio II potesse
spedire, con lettere patenti date a Blois
il iG giugno [5i2. Il ebe avendo inteso
Giulio II, mise sotto l'interdetto il regno
di Francia, ma Luigi XII protestò con-
tro la bolla. Nel concilio di Lalerano V3
terminalo da Leone X, furono riprova-
ti gli atti di questo conciliabolo, contro
del quale e a favore di Giulio II scris-
sero eccellentemente Angelo romito di
Vallombrosa, il celebre cardinal Tom-
maso de Vio e Francesco Poggio. Vedasi
Io Spondano an. i5i 1 e i5i2.
PISANI Francesco, Cardi naie. .Vene-
to di senatoria famiglia, ad istanza del
doge e d'anni 2 3, ili.0 luglio i5i 7 Leo-
ne X lo creò cardinale diacono di s. Teo-
doro,indi neli5ic) vescovod'Adria. Cle-
mente VII nel i524 gli conferì la sede
di Padova, e l'arcivescovile di Narbona,
ove fece celebrare il sinodo e presiedere
dal vicario generale Gerbinato, con l'in-
tervento di o vescovi, stampato poi nel
1646 : indi neh 528 gli die in ammini-
strazione Treviso e Città Nova, con l'ab-
bazia Alcobaziense. In Padova fabbricò
dai fondamenti la cattedrale e ne abbel-
lì l'episcopio. Fedele a Clemente VII nel-
le sciagure, per lui fu ritenuto in ostag-
gio 18 mesi nella fortezza di Napoli. As-
salita la sua repubblica dai turchi, la sov-
venne generosamente. Dopo avere come
i.° diacono coronato Marcello li e Pao-
lo IV, divenne titolare di s. Marco, e suc-
cessivamente vescovo suburbicario d Al-
bano, Frascati, Porto, e nel 1 564 d'Ostia
e decano del s. collegio, ove pel i.° otten-
ne il suffraga ueo dus. Pio V.Fua8cou-
284 p ' s
eluvi, e in quello per Pio V poco gli mancò
ad essereeletto Pupa, per uno stratagem-
ma del seguente cardinal nipote (lo ripor-
tai nel voi. XVI, p. i3),per la cui morte
tanto fu il suo cordoglio, che terminò di
\iverea'2q giugno 1 570 in Roma, d'anni
76, con riputazione d' illibati costumi e
d integrità: fu sepólto in s. Marco, in ma-
gnifico monumento.
PISANI Luigi, Cardinale. Patrizio ve-
neto , nipote del precedente e imitatore
di sue virtù, per sua rinunzia nel i528
ebbe il vescovato di Padova, che gover-
nò con gran prudenza e zelo, mudando
un monastero per le povere vergini espo-
ste; indi chierico di camera e poi presi-
dente della medesima, intervenne al con-
cilio di Trento. Pio IV a' 12 marzo 1 565
lo creò cardinale prete di s. Vitale, nel
cui conclave col parente cardinal Corna-
lo tentò l'esaltazione dello zio. Mori d'an-
ni 4) nel i5yo in Venezia, e fu sepolto
in s. Maria delle Grazie, presso l'altare
maggiore, con semplice iscrizione.
P1SCICELLO Rinaldo , Cardinale.
Nacque nobilmente in Napoli, di cui di-
venne per la sua dottrina e probità ca-
nonico, vicario generale e neh 45 1 arci-
vescovo. Zelante pastore, provocò da Al-
fonso V e dai cittadiui la riedificazione
più magnifica della cattedrale. Tenendo
il re in gran conto i suoi consigli e peri-
zia nelle leggi, a di lui istanza Calisto III
a'17 o 18 dicembre i456 lo creò cardi-
nale prete di s. Cecilia, con la ritenzio-
ne dell'abbazia di s. Pietroall'Allare. Mo-
ri nel i4^7j dopo 7 mesi, in Roma d'au-
ni 43, per iucuria de'medici. Trasferito
iu Napoli, fu tumulato presso i gradini
dell'aliare maggiore, in avello di marmo
con la sua effigie e onorevole iscrizione.
PISIDIA. Provincia ecclesiastica del-
l'Asia minore, confinante colla Licaonia,
Pamfilia, Cilicia, Cappadocia e provincia
d'Asia. Fu separata nel IV secolo dalla
Licaonia, colla quale formava una sola
provincia : questa ritenne Iconio per me-
tropoli, ed alla Pisidia fu asseguala Ali-
PI S
tiochia o A nlakia d'i Pisidia, poi esarca-
to, con le sedi suflì aganee di Napoli poi ar-
civescovile, Salagazzo, Sozopoli, Apamea,
Bari, Adriauopoli, Cimenopoli, Laodicea,
Seleucia, Dada o Adada , Timomaria o
Timbria, Tonando, Mallo, Sitriando o
Situando, Titiano, Metropoli, Pappa, Pa-
rala, Biudeo, Filomela, Prostama , Al-
rnenia o Atenoa, Auapoli, Giustiniano-
poli, Zarzela,Conona e Ti reo.
P1S1TA. Sede vescovile dell'Africa
proconsolare, sotto la metropoli di Car-
tagine. Afr. dir.
PISSIDE, Pixis,Pyxis, cibori/ini au-
guslissimae Eucharistiae. Vuso sacro che
serve a conservare le Ostie o Particole
{V.) consagrate per la comunione de'fe-
deli : quello pel Viatico degl' infermi è
più piccolo. Allorché si cambiano le ostie
devesi purificare. E iu forma di pomo con
suo piede, per cui fu detta Pyxotnelum,
ffierotheca, Ciborium, Turris. De' suoi
diversi nomi trattano, Macri in Pyxis j
e Sarnelli, Lett. cccl. t. 8, let. 36. 1 gre-
ci l'appellarono anche vaso o porta Pa-
ne [V.), ed i latini cassa o capsa, come
riferisce Durando. Negli articoli che cito
in questo, dissi come ne'primi secoli! cri-
stiani in simili vasi o ne' cibori o in co-
lombe d'argento custodivano il pane eu-
caristico, per distribuirlo agl'infermi, per
portarlo ue'viaggi, per conservarlo nelle
abitazioni onde cibarsene e riceverne ro-
bustezza nella fede quando loro era mi-
nacciato il martirio. Perchè la pisside, in
cui si conserva la ss. Eucaristia si bene-
dice e non si cousagra come il calice. Al-
cuni teologi sostengono che questo vaso
si deve consacrare con 1' unzione sacra,
come il calice; ma la comune opinioue
tiene che basti la semplice benedizione
di quello che ha la facoltà di benedire i
corporali, perchè questo vaso non serve
al sacrifizio della messa. La pisside si cu-
stodisce serrata con chiave nel Ciborio
o Tabernacolo: a questi articoli e ad Eu-
caristia parlo de' vasi e luoghi in cui si
couservòed ora si couserva. Auticameu-
PIS
te in vece della pisside si usava la Pa/r>
ria, il Calice, forse diverso da quello pel
sacrifizio, e pendente sopra gli altari in
colombe d'oro o d'altra materia. La ma-
teria della pisside non fu ancora deter-
minata , ma deve seguire la condizione
del calice, e ciò per riverenza dovuta ad
un tanto sagramento. Perciò con suo pie-
de è di solida, decente e nitida materia,
d'oro, d'argento, almeno la coppa, il cui
interno dev'essere liscio e dorato, chiusa
col suo coperchio sovrastato da crocetta,
coperta con un velo bianco di seta orna-
to o di broccato tessuto d'oro o d'argen-
to. Chardon, Storia desagr. 1. 1 , cap. i 3,
narra che in oriente le pissidi d'argento
si custodivano in sacchetti di tela o di
drappo di seta a fiori d'oro, ed aggiunge
che ve ne furono anche di agata, anzi Du-
rando afferma diesi fecero pure di cri-
stallo e di legno, e li chiama capsa. Pis-
sidi di legno ancora si conservano nelle
chiese parrocchiali di s. Nicola e di s. E-
gidio di Tngliacozzo, di cui parlai a Pe-
scina. Nelle chiese del regno di Napoli
sopra il ciborio avvi un piccolo taberna-
colo di pietra con baldacchino e menso-
la per situarvi la pisside^ prima di dare
con essa la benedizione, recitandosi e can-
tandosi innanzi delle preci. Il Sarnelli t.
4,let. 26, parlandode! rispettocomesi de-
ve portare la pisside e della sua privata
esposizione, in cui debbono essere sull'al-
tare almeno 12 lumi, avverte che cele-
brandosi avanti di essa si devono usare
le stesse cerimonie che si fanno avanti
Yostensorio con l'osliascoperta:anchecon
la pisside si dà la benedizione. A Paolo
IV e Pio VI narrai come questo ultimo
e Alessandro VI solevano portare indos-
so una piccola pisside colla ss. Eucaristia.
L'Ayala nel Victor christianus eruditila,
p. 33 t, tratta de picturis etimaginibus
s. Clarae V.}manibus i-wcrenler gestan-
ti s pyxìdern Ulani, qua ss. Eueharislia
continetur, et guani vulgo custoditali ap-
pellamus. Della celebre pisside d'oro fat-
ta da Benvenuto Celli ni per Paolo IH ,
PIS a85i
per In comunione de'cardinali diaconi e
nobili laici, se ne legge la descrizione in
Cancellieri, Pontificali §4e§ 5 dell'Ap-
pendice. Merita menzione la nobilissima
pisside d'argento dorato con coppa d'oro,
assai ricca di brillanti e altre pietre prezio-
se, di cui nel gennaio i85i mg. r Antonio
Felice Dupanloup, dotto e zelante vesco-
vo d' Orleans, fece splendido dono alla
basilica Vaticana con analoga epigrafe-.
o in
Mirabile è l'arte, grande l'intelligenza e
l'eleganza con cui fu eseguito il lavoro.
Nella base è scolpilo lo sposalizio della
Vergine, la nascita del Salvatore e la sua
presentazione al tempio. Intornoal piede
in nicchie sono le statuine del Redento-
re, della Vergine e di s. Anniano vescovo
d'Orleans. La coppa è decorata da rilie-
vi esprimenti l'adorazione dei magi, la
fuga in Fgitto e il riposo in quel paese.
La parte superiore checuoprela pisside
è abbellita con svariati arabeschi, nonché
sormontata da croce in brillanti.
PISTESoPISTRES. Luogo in Fran-
cia presso il Pont de l'Arche in Norman-
dia, diocesi di Rouen , in cui furono ce-
lebrati 3 concilii. Il i.° d'ordine di Carlo
il Calvo neH'862.pubblicandovisi uno dei
suoi capitolari contro i ruba menti. Ro-
rado di Soissons appellò al Papa dalla
scomunica, che Incmaro di Reitns avea
pronunziata contro di lui, il quale fu ob-
bligato a deferire all'appellazione. Dessin.
Il 2.0 nell'864 sullo stesso argomento. 11
3.° nell'868, in cui Incmaro vescovo di
Laon fu investito del possesso dei beni
di sua chiesa, de'quali era stalo spoglia-
to dal re Carlo. Mansi t. r, pag. ioor.
PISTOIA (Pistoricn). Città con resi-
denza vescovile, capoluogo di comunità,
compartimento di Firenze, nel grandu-
cato di Toscana, sede d'un commissario
regio e di giurisdizione, con tribunale di
i.a istanza ed altre autorità. Risiede in
fertile valle percorsa dal fiume Ombrone
pistoiese, lambendone le mura il fiumi -
cello Rrana, a io miglia da Prato e 20
da Firenze. Vaga e di figura roruboida-
286 P I S
le, vi si entra per 4 porte, le quali danno
il nome alle cortine o comunità suburba-
ne di Porta al Borgo, Carratica, Lucche-
se e s. Marco, piene di ridenti e popo-
lose borgate, sparse di ville, in clima be-
nigno e salubre, in mezzo a terreni fer-
tilissimi. Era già circondata di mura nel-
la metà del secolo Vili; nel declinar del
XII fu incominciato il 2. "cerchio con mu-
ra bellissime, merlate, con fortificazioni
e fossi; dopo il 1829 si fabbricò il 3.° gi-
vo delle mura con la fortezza di s. Barna-
ba, proseguendosi ne' secoli XV e XVI,
indi restauratene! iG43. 1 palazzi più co-
spicui sono: quello del pretorio, già del
podestà e capitano di Pistoia, situato nel-
la piazza maggiore del duomo e rifatto nel
i3o7;quello della comunità, già detto de-
gli anziani, rimpetto al precedente, gran-
dioso e incominciato neli2g4> con caP"
pella di s. Agata patrona della città, co-
pioso archivio, e gli uffizi della dogana e
della posta ; ed il bel palazzo vescovile
nuovo, alquanto distante dalla cattedra-
le, innalzato 11^1787, ov' è la singolare
sala eretta alla fosrqia del Trullo di Co-
stanlinopoli : altri rimarchevoli palazzi
sono quelli di Pancia tichi ora Cellesi, A-
roati, Rossi, Vivarelli-Colonna e de'Can-
cellieii. La cattedrale sotto l'invocazione
de'ss. Zenone vescovo e martire, Martino
■vescovo (ch'era anticamente il i.° patrono
«titolare della cattedrale), Felice, Rufino
e Procolo, risaleahnenoal VI secolo; rin-
novala in principio del XII, col concorso
della gran conlessa Matilde, e nel XIII
nmpliata col disegno di Nicolò Pisano ,
incrostata di fuori e ornata di dentro di
marmi bianchi e neri. Il bellissimo bas-
sorilievo di terra della Robbia sulla por-
ta principale è opera d'Andrea nipote di
Luca della Robbia, già dorato. E a 3 na-
sate con colonne di macigno, con confes-
sione sotto l'altare ma™iore ; la volta è
del 1657, e fra le cappelle è rimarchevo-
le l'antica dis. Jacopo maggiore aposto-
lo, con superbo altare d'argento: la reli-
quia del santo ivi la collocò il vescovo?.
PIS
Atto, avendola ricévuta dall'arcivescovo
di Compostella. Ne' ristauri del 1 838 fu-
rono diseppelliti dal pavimento 8 amboni
di marmo bianco, con purgato disegno
diligentemente intagliali, forse dell'anti-
co battisterio di s. Giovanni R.otondo, e
traslocati nel palazzo della comunità. Il
capitolo si compone di 1 1 dignità, la i."
è il preposto, chi 5 canonici compreso il
penitenziere, di 23 cappellani corali , di
altri preti e del collegio de'20 cherici. Cle-
mente IXchedonò alla cattedrale un va-
so col prezioso sangue di Gesù Cristo, con-
cesse alle dignità e canonici l'uso della cap-
pa magna con pelli d'armellini o fodere
di seta cremisi, ed il rocchetto ; nelle fun-
zioni particolari il rocchetto con mozzet-
ta con cappuccio di seta cremisi. Pio VII
col breve Roma no rum _, de' 6 dicembre
181 4, Bull. coni. t. 12, p. 344; alle in-
segne concesse da Clemente IX e Bene-
detto XIV alle dignità ecanonici, aggiun-
se il collare paonazzo e la croce con ca-
tenella d'oro da portarsi sul petto: quin-
di avendo Clemente IX accordato ai cap-
pellani corali la cappa con pelli cenerine e
nell'estate con fodere elisela paonazza, Pio
VIIcolbreveQ.7rt/j^m,de' i5lug!io 18 16,
Bull. 1. 14, p. 200, aggiunse il rocchetto e
la mozzelta nera con cappuccio, filettata
di seta rossa con fiocchi simili, da usar-
si ne' dì feriali e nei mattutini, quando i
canonici assumono la paonazza. Vi è il
battistero con cura d'anime spettante al
capitolo ed esercitata da un prete eletto
dal vescovo : le altre io parrocchie non
hanno battistero, tranne una.
Le altre principali e più belle chiese
sono: quella di s. Bartolomeo edificata nei
primi dell' Vili secolo, eretta in abbazia
pei benedettini nel 767, rifabbricata nel
secolo XII con bel pergamo ; indi passò
ai canonici regolari, poi aJvallombrosa-
ni soppressi nel secolo passato. La chie-
sa di s. Andrea con battistero fin dal r 000,
forse edificata nel secolo Vili, a 3 nava-
te con colonne, con celebre pergamo scoi -
pito da Giovanni figlio di Nicolò Pisano;
PIS
quella di s. Giovanni Fuorcivitas, perchè
era fuori della città, rinnovata nel seco-
lo XII o nel seguente, in cui fu scolpito
il bellissimo pergamo di marmo bianco;
quella di s. Giovanni Rotondo in faccia
al duomo, di forma ottagona, tutta incro-
stata di marmi a strisele bianche e nere,
edificata nel secolo XII o prima, e servi
di battistero alla città: il corpo di s. Atto
che vi riposava fu trasferito in cattedra-
le ; e la chiesa dell'Umiltà, la più bella
di Pistoia, di mirabile architettura, eret-
ta neli5oc),di figura ottagona, d'ordine
Corinto, con cupola. Fra le altre chiese,
quelle di s. Domenico de' domenicani e
di s. Francesco de'minori osservanti, coi
grandiosi conventi contigui, contengono
pitture a fresco e quadri di artisti assai
distinti. GÌ' istituti di beneficenza sono
l'ospedale del Ceppo originato nel 1218,
ampliato da Leopoldo I neh 784> ed as-
sistilo dalle oblate della carità, del con-
tiguo grandioso monastero della Madon-
na del Letto; l'orfanotrofio fondato nel
1 722; la pia opera dei poveri convalescen-
ti e la cassa di risparmio. Vi è la con-
fraternita della Misericordia istituita nel
1000, e il monte di pietà originato nel
147 1, pei' cura del vescovo Donato Me-
dici, ed ora assai ricco. Quanto agli stabi-
limenti di pubblica istruzione, il liceo
Fortiguerri si deve al cardinale omonimo
nel i473, aumentato da Ferdinando III;
l'insegnamento è diviso in 4 classi , ele-
mentare, lettere, scienze, disegno; dalla
stessa famiglia Fortiguerri traggono 0-
rigine 9 posti per mantenere nelle uni-
versità studenti in legge, medicina e teo-
logia. La principessa Pallavicini ne'Pio-
spigliosi nel 17 io assegnò rendite per
mantenere 4 pistoiesi in Roma, allo stu-
dio delle belle arti. Il [."seminario e col-
legio vescovile fu fondato nel 1690 dal
vescovo Strozzi, ampliato nel 1 720, il ve-
scovo Ricci nel 1783 ottenne il grandio-
so locale delle francescane e lo fece ridur-
re a seminario: il vescovo Toli ne rad-
doppiò i comodi e mediante magnifico
P 1 S 287
corridore lo unì al monastero già degli o-
livetani, che il vescovo Ricci avea ridot-
to ad uso di collegio per l'istruzione dei
sacerdoti destinati alla cura delle anime,
cui die il nome d'accademia ecclesiasti-
ca ; perciò lo stabilimento è il più vasto
dei toscani di simil genere, può contene-
re i5o seminaristi e vene sono 100 con
1 1 scuole. 1 1 collegio de'chierici nella cat-
tedrale fu istituito nel 1 4-35 da Eugenio
IV a similitudine di quel di Firenze, per
istruzione letteraria di io poveri chieri-
ci tenuti a prestar servigio alla cattedra-
le, aumentati di altri io dal vescovo Pan-
dolfini coi fondi che gli assegnò: sonoe-
letti metà dal capitolo e metà dal magi-
strato comunale. Sono pregievoli gli ar-
chivi del capitolo, ricco di codici in par-
te descritti dal p. Zaccaria nella Biblio-
teca pistoiese; quello della comunità; co-
sì le due pubbliche biblioteche della Sa-
pienza o liceo Fortiguerri, e la Fabronia-
na fondata dal cardinale Fabroni. Fra le
varie accademie letterarie e scientifiche
sorte dal secolo XVI , e poi estinte, so-
pravvive l'imp. r. accademia di scienze,
lettere e arti foudata nel 1747 e avvivala
nel i8i3,che tiene le adunanze nel sop-
presso convento de'carmelitani.
La città ebbe la sua zecca, ed è certo
che nel 12 70 vi furono battute monete d'o-
ro ed'argenlo, con l'impronta degli scac-
chi, l'immagine di s. Giacomo apostolo
protettore di Pistoia e la parola libertas.
Essendosi trasandata la coniazione, nel
i346 fu ripresa con facoltà e bolla di Cle-
mente VI, riprodotta dal Zaccaria nella
Storia leu. ci Italia, voi. 3, p. 200. 1 pi-
stoiesi primeggiano nell'industria agraria
del granducato. Quanto alle industrie
manifatturiere, forse l'arte della lana può
essere siala introdotta dagli umiliati, ac-
colti in Pistoia verso il 1240: si lavora
nel conservatorio delle fanciulle perico-
lanti, dette le Crocifissine, mentre drap-
pi di seta si tessono nel conservatorio del-
le abbandonate di s. Caterina da Siena,
La lavorazione del ferro è florida; vi so-
288 P I S
no filande di seta, cartiere ed altre fàb-
briche, distinti artisti e fabbricatori d'ec-
cellenti organi: i due mercati settimana-
li sono riputali fra i più ricchi dello sta-
to. Lungo sarebbe il novero di tutti co-
loro che si distinsero per virtù morali e
religiose, per valore militare e per dot-
trina e dignità ecclesiastiche, riportati nel
catalogo del p. Zaccaria, nella citata Bi-
blioteca: mi limiterò solamente a ram-
mentare i più insigni nelle scienze profa-
ne, nelle lettere ed arti, oltre i cardinali,
che furono due Banchieri, Fabroni, For-
tìguerri zio di Pio II, tre Rospigliosi da
cui uscì Clemente IX, e Tolomei ; Pan-
datici fiorentino eia oriundo pistoiese:
tulli hanno biografia. Guidoaldo dell' Vili
secolo e Antonio Malani medici ; Pietro
Petrini chimico fisico. Fr. Leonardo da
Pi>toia domenicano, profondo teologo e
matematico, autore d'opere. Corrado da
Monte Magno milite. Cino Sinibaldi det-
to di Pistoia, maestro in giurisprudenza
di Bartolo e distinto scrittore in versi; Fi-
lippo Lazzari giureconsulto. Bonaccorso
giuniore da Monte Magno oratore; can.
Sozzomeno cronista; Cosimo Trinci agro-
nomo. Poeti, Bonaccorso seniore di Mon-
te Magno, Selvaggia Bracali-Bracciolini ,
Francesco eNicola Bracciolini, NicolaFor-
tiguerri segretario della congregazione di
propaganda autore del Ricciardetto, Co-
nila improvvisatrice coronata in Campi-
doglio sotto Pio VI, Bartolomeo Sesti -
ni, cav. Tommaso Puccini traduttore di
Catullo. Letterati, Scipione Fortiguerri
nelle lettere greche e latine, Michelangelo
Giacomelli arcivescovo di Calcedonia gre-
cista, Matteo Soldato latinista, p. Pagni-
ni, Giuseppe Pagnozzi geografo. Eruditi,
Francesco Frosini arcivescovo di Pisa, e
Francesco A. Zaccaria gesuita. Il Viscon-
ti nell' Elogio di Francesco Cancellieri
romano, lo dice figlio di Pier Tommaso
di Matelica, uscito d'una famiglia nobile
di Pistoia , e della contessa Maglioni di
Ferrara. Pittori, Gelino Germi, Leonar-
do Malatesli ; Y incisore Bai tolozzi ; gli
PIS
architetti Ventura Venturi e cav. Cosi-
mo Bossi Melocchi.
Quanto all'etimologia e origine di Pi-
stoia molte cose si dissero, vaghe o poco
probabili, come essere d'ignota origine
o sorta dagli avanzi dell'esercito di Catili-
na. La cosa meo dubbia è che il territo-
rio pistoiese appartenesse alle tribù ligu-
stiche innanzi ch'esse fossero da' romani
espulse di là, lo che accadde forse la pri-
ma volta nell'anno di Roma 566, per cu-
ra degli eserciti condotti dai consoli M.
Emilio e Flaminio nell' Apennino pi-
stoiese fra gli apuani ed i friniati. Egual-
mente è incerto che il popolo di Pistoia
dopo d'essere divenuto suddito di Roma,
facesse parte della Gallia Cisalpina piut-
tosto che dell' Etruria media compresa
nell'Italia romana. Scarsissime sono le me-
morie superstiti relative a Pistoia sulla fi-
ne della repubblica romana e de' primi
secoli dell'impero. Al tempo de'longobar-
di e dopo il 5q4> > pistoiesi ottennero a
mediazione di s. Zenone vescovo di Ve-
rona, il miracolo della liberazione della
pianura pistoiese dall'acque che la inon-
davano perchè non avevano libero il lo-
ro corso. In quest' epoca il territorio e-
ra sotto Pam mi nis trazione de' gastaldi di-
pendenti dai duchi di Lucca; visi osser-
vavano le leggi romane e longobarde.
Durante il regno di Carlo Magno e suc-
cessori, quando presiedeva alla Toscana
un duca o marchese, Pistoia aveva il suo
conte e il gastaldo. Dopo la morte della
gran contessa Matilde il popolo si eman-
cipò dai conti e marchesi e da altri mi-
nistri imperiali , si costituì in regime a
comune coi propri consoli, rettori e con-
siglieri, con statuti municipali, forse i pri-
mi conosciuti fra quelli delle repubbliche
italiane; indi nel secolo XII ebbe il pò-
desta e neh 182 riformoglistatuti.il par-
tito abbracciato dal popolo e comune nei
primi secoli dopo il 1000 fu il ghibellino
o dell'impero, sicché Federico I riguar-
dò con distinzione la città per essere stata
in Italia una delle più fedeli alla sua co-
PIS
rana. Trovandosi la città posta fra Fi*
lenze e Lucca clic professavano principi!
politici contrari, cioè seguaci del Papa e
ile' guelfi ', diverse volte dovette combat-
tere or con l'ima ora con l'altra repub-
blica. Dopo la morte di Manfredi natu-
rale di Federico II, nel 1267 i pistoiesi
abbracciarono il parlilo della Cbiesa o
guelfo, essendo podestà Cialdo de'Cancel-
Lieri, giurando fedeltà a Curio 1 re di Si-
cilia capoparte. All'articolo Bianchi bo
narrato come pei discendenti de'polenti
Cancellieri ebbero origine in Pistoia le
fazioni At bianchi e neri che fecero pub-
bliche le private discordie, cui presero
parte le famiglie magnatizie con lunghe,
tenibili e funeste conseguenze per lacit-
là e contado. Propagandosi tali fazioni
principalmente in Firenze, Pisa, Lucca e
in altri luoghi d' Italia, si trasfusero coi
guelfi e ghibellini in un alla denomina-
zione, cioè i bianchi si unirono ai ghibel-
lini , ed i neri ai guelfi. Fatalmente da
qualche anno in Italia si sono rinnovate
tali denominazioni, ma con qualche di-
versità nel politico significato ; imperoc-
ché diconsi bianchi i progressisti o pro-
pugnatori delle riforme o di un gover-
no libero e costi tuzionale o democratico (e
rossi gli ultra-democratici: del comuni-
smo e socialismo feci cenno a Panteismo);
chiamatisi neri, oscurantisti, retrogradi,
codini, sanfedisti, i divoti al regime mo-
narchico e al dominio temporaledei Pa-
pi, ed agli antichi sistemi e consuetudi-
ni. La Civiltà Cattolica, nelt. 4S p- 4^9,
spiega l'origine di tali vocaboli, massime
l'etimologia de codini e sanfedisti. Dice
pertanto che il nome di codini derivò dai
codini dei capelli e delle parrucche pro-
scritti dalla repubblica francese del seco-
lo passato, giacché ne'pochi capelli ristret-
ti iu un nastro ci vedeva un'idea politi-
ca di tenacità alle antiche leggi e costu-
manze , non che avversione e diffidenza
alle innovazioni moderne (come ai nostri
giorni fu preso per professione politica il
nudiire iu diverse foggie la barba o il
VOL. LUI.
P 1 S 289
continuare a radersela), 0 almeno essere
osi ranco alle rifórme progressiste. Quan-
to al nome di sanfedisti provenne da quei
napoletani e calabresi the presero la di-
fesa del loro re contro gl'invasori fran-
cesi repubblicani, combattendo in nome
della santa fede, molli de'quali però com-
misero eccessi che non la d' uopo ricor-
dare.
Nel 1294 il podestà Giano della Bella
introdusse il gonfaloniere di giustizia. La
prima metà del secolo XIV per Pistoia
fu l'epoca più copiosa di fatti lagrimevo-
li per la ferocia delle fazioui, che distrug-
ge vansi a vicenda e invadevano anche i be-
ni di chiesa, perciò scomunicate dal ve-
scovo ven. A udrei neh 3oi; onde gli an-
ziani si trovarcnocoStretli affidare per tre
anni il governo alla signoria di Firenze,
e vennero cacciati i neri. Questi però con
l'aiuto di Carlo di Valois, de'fìorenlini e
lucchesi vinsero i bianchi, e neh 3o6 s'im-
possessarono di Pistoia, che aveva fatto
governatore generale il cardinal di Pra-
to come loro aderente , lo che narrai a
Bianchi, dopo l'assedio di circa un anno,
in cui i pistoiesi dierono prove di costau-
za e gran coraggio, a nulla giovando la
mediazione di Clemente V. Presa la cit-
tà furono espulsi i più caldi di parte bian-
ca, riformato il governo, abbattute le mu-
ra, le torri, ed i palazzi de'principali bian-
chi, ripartendosi il contado i lucchesi coi
fiorentini : tutte queste sanguinose scene
furono immortalate dai versi di Dante,
e per le vessazioni e spogli de' vincitori,
molte famiglie abbandonarono la patria,
che restò povera di persone e di averi.
I fuorusciti bianchi riunitisi nel castel-
lo di Piteccio, dopo lungo assedio ne fu-
rono cacciati in quello di Sambuca, che
poi acquistò la città. Non pertanto lasciò
di essere travagliata dadiscordie intesti-
ne ed odii famigliari, per cui fu detta la
città parlila. Nel 1 3 14 i fiorentini obbli-
garono i pistoiesi a restare sotto l'acco-
mandigia di Roberto re di Napoli capo-
parteguelfo, dominandosi tuttaviailpae-
'9
5*0,0 P I S
se dall'abbate eli Paccinna Ermanno Te-
dici e dai Fiossi, die allontanarono tutti
i loro nemici delle case Cancellieri, Laz-
zari, Taviani e consorti. A' io dicembre
i pistoiesi valorosamente cacciarono le
snida t esche diUguccione della Faggiuola,
che con l'assistenza dei fuorusciti bian-
chi erano penetrati nella città. In premio
i fiorentini restituirono ai pistoiesi il con-
tado e le castella, col patto che mai si ri-
ducessero a parte ghibellina; ed allora ri-
tornarono in città le dette famiglie cac-
ciale di parte nera, continuando il re a
mantenervi i suoi vicari residenti. Quin-
di il re pacificòi pistoiesi coi fuorusciti ghi-
bellini che occupavano il castello di Ser-
ra vali e. Signoreggiando Lucca Castrac-
elo, nel i32o invase il pistoiese, e col fa-
vore de'Tedici che agognavano a domi-
nare più assolutamente la patria, s'impa-
dronì di Pistoia l*il aprile i322, cac-
ciandone i guelfi e le famiglie nemiche:
i Tedici si obbligarono pagai e a Castruc-
cio annui 4ooo fiorini d'oro, per cui l'ab-
bate di Pacciana fu investito del supre-
mo potere sulla città e contado, indi do-
po i4 mesi il nipote Filippo lo costrin-
se a cederglielo col titolo di reggente dello
slato, e poi imprigionò lozioquando mac-
chinava la ricupera del dominio.
Filippo si rese insopportabile a'suoi
amministrati, e deluso dalle promesse di
Castracelo, a'5 maggio i 325 lo ricevette
in città, ma egli se ne rese padrone e fe-
ce costruire la fortezza di Belvedere, men-
tre la rocca di Caimignano si die ai fio-
rentini. I guelfi furono dolenti del tradi-
mento di Filippo, ed occuparono il ca-
stello di Animino: i fiorentini armaro-
no un poderosissimo esercito per pren-
dere Pistoia, ma Castruccio ai 23 set-
tembre ne* campi d'Altopascio con me-
moranda vittoria lo sbaragliò e vinse, fa-
cendo da Filippo riprendere Carmigna-
no. Calato in Italia Lodovico il Bavaro,
con Castruccio si recò in Pistoia, ed intru-
sovi in vescovo del loro partito Giovan-
ni Sodagi, il Bavaro dichiarò Castruccio
PIS
duca imperiale, anche della città e terri-
torio. Mentre cjuesto fulmine di guerra
erasi portato in Roma col suo protetto-
re, i fiorentini ai 28 gennaio 1 3s8 s'im-
padronirono di Pistoia, e la saccheggia-
rono, sotto la condotta del vicario regio
di Toscana Filippo da Sanguinelo, che
riformò la città in nome del re Roberto.
Saputosi ciò da Castruccio, volò a Lucca
e riprese Pisloia, con vergogna e immen-p
so danno de'fiorentini, morendo poco do-
po in Lucca (f). A'4 febbraio 1 329 il
Sanguinelo coi fiorentini ricuperò la cit-
tà, venendo eziandio occupati i castelli
del contado: indi i pistoiesi fecero paci-
fiche convenzioni coi fiorentini , onde la
città fosse retta a comune; reintegrati i
guelfi, si riformarono gli statuti e poi an-
che il governo quando i potenti Vergio-
lesi volevano tradire la patria. I fioren-
tini edificarono il Castel di s. Barnaba, ed
aspirando Filippo Tedici a riprendere la
città, restò ucciso, e la sua testa scolpila in
marmo fu murata ne'luoghi più. frequen-
ti. Divenuto Gualtieri duca d'Atene ca-
po della repubblica fiorentina, a'26 ot-
tobre i342 si fece proclamare signore e
principe di Pistoia; ma dopo circa un an-
no i fiorentini lo espulsero e i pistoiesi
ritornati liberi si allearono con Lucca e
Pisa. Intanto Riccardo Cancellieri tenlò
di farsi signore assoluto di Pistoia nel
i35o, fu però fugato da Giovanni Pan-
cialichi e incendiata la casa, per cui la cit-
tà restò sotto l'influenza di parte bianca
e ghibellina, ed il reggimento di Giovan-
ni. Perciò e temendo che se ne imposses-
sasse il Visconti di Milano, i fiorentini non
avendo potuto occuparla con tentativi,
l'assediarono, e gli abitanti colla media-
zione de'sanesi cederono la cittàalla guar-
dia edifesa de'fiorentini nel i35o, die vi
rimisero i fuoruscili Cancellieri. Indi ifìo-
rentini impedirono alle milizie viscontee
che prendessero Pistoia, e neh 353 perla
pace ribandirono i Tedici ghibellini fauto-
ri dei Visconti. Neh 355 Carlo IVqualifì-
cògli anziani del comuue col titolo di vsca-
pis
ri dell'impero, esercita odati l'ulto patroci-
nio, mentre comandava Firenze. Succes-
sero moti di ribellione Ira'Cancellieri ed i
Panciatichi,a frenarci quali alzarono nuo-
re torri intorno ai forti muri i fiorentini.
Altri tentativi nel i3qy fecero i Visconti
coi Cancellieri per togliere la città a Fi-
renze, che nel i4o3 potè aver le fortez-
ze del contado e la conferma dall'impe-
ratore Sigismondo di vicari imperiali e
capi del governo di Pistoia i priori e gon-
falonieri fiorentini.
Eletto nel i4oqin Pisa Alessandro V,
nel novemdre passò in Pistoia, ovepub-
blicò la bolla control wiclefìsti,enel i4io
si trasferì in Bologna, ove giunse a' i 3 gen-
naio. Nel i44' s' riaccesero le solite tur-
bolenze per causa di fazioni di famiglie,
e più crudelmente nel 1^55. A cagione
di peste per poco fu trasportato nel 1 47*^
in Pistoia lo studio pisano; flagello die la
città ebbe a patire più volte, come nel
1 347 e 1482. Dopo quest'ultimo, ucci-
cisioni e incendi si rinnovarono dalle fa-
zioni, i più facinorosi seguitando i Can-
cellieri. Alla venuta di Carlo Vili i pi-
stoiesi tentarono scuotere il giogo de'fio-
rentini, ebe poi li perdonarono nel i4q6.
Sulla fine del secolo XV insorsero più fe-
roci i partiti, con immensi danni, per le
nimicizie de'Cancellieri e Panciatichi, i
primi dominatori nella città, i secondi nel-
la campagna. La pace conclusa dai fio-
rentini nel i5or, ben presto fu turbata
per nuovi tumulti delle pertinaci fazioni
con guerre civili, ad onta delle provvi-
denze di rigore de'fiorentini; ma per un
filale destino proseguì Pistoia ad essere
agitata e sconvolta dai discendenti dei
bianchi e neri, lacerandosi scambievol-
mente, ed i Cancellieri furono di nuovo
esiliati nel i5i^. Contro questa fazione
e col favore di Clemente VI I nel 1 52g il
fiero Nicola Bracciolini di parte Pancia-
fica commise uccisioni , incendi e ster-
minio della fazione e de'castelli. I solda-
ti di Carlo V l'occuparono in detto an-
no pel Papa, il quale nominò Corsini go
PIS 291
vernatole della città, che per essere di •
vota di sua famiglia Medici, lo accettò
per signore e ne innalzò l'arme in bron-
zo sulla facciata del palazzo della comuni-
tà ancora sussistente. Indi soggiacque al •
la signoria del nipote duca Alessandro,
alla morte del quale nel 1 537 ' Pancia-
tichi sotto colore di mantenere Pistoia
all'ubbidienza de'Medici, insorsero con
stragi, incendi e rapine contro i Cancel-
lieri. Ma asceso al trono Cosimo I, levò
ai pistoiesi tutti gli onori e uffizi pubbli-,
ci, e con altre misure energiche equiva-
lenti ad uno stato d'assedio, avvilì i par-
titi e contenne i facinorosi; pel moto ri-
voluzionario de'Cancellieri per vendicar-
si de'Panciatichi nel 1 53g, Cosimo I con
le milizie e nuove fortificazioni compres-
se i faziosi e per io anni privò i pisto-
iesi degli onori e uffizi municipali. Dopo
queste risoluzioni le cose di Pistoia cam-
minarono con tranquillità senza alcun
fatto clamoroso sino al i643j quando per
la guerra delle Chiane tra Urbano Vili
e Ferdinando II, la città corse pericolo
d'esser presa dai papalini. Francesco II
fece aprire con magnificenza la nuova stra
da postale modenese; Leopoldo I stabilì
le scuole regie e normali pei fanciulli po-
veri dei due sessi, oltre altre beneficen-
ze; altre ne compartirono Ferdinando
III ed il regnante Leopoldo II, massime
per la via Leopolda tanto vantaggiosa. Nel
18 i5 in aprile ne'suoi contorni gli au-
striaci disfecero i napoletani capitanati da
Murai; indi Pio VII da Modena giunse
a Pistoia il 27 maggio e pernottò nell'epi-
scopio, onorato con segni di di voto giu-
bilo e visitato dalla regina reggente d E -
truria, indi nel seguente giorno partì per
Prato. Altre notizie su Pistoia si posso-
no leggere in Fioravanti, Memorie sto-
riche, della città di Pistoia, Lucca 17.58;
Ciampi, Notizie della sagrestia pistoiese j
Salvio, Flistoria Pisloiensis; cav. To!o-
mei, Guida di Pistoia; Fontani, Viag-
gio pittorico della Toscana; Repetti, Diz
della Toscana.
292 P I S
La fede cristiana vuoisi predicata da s.
Romano apostolo delIaToscana, spedito vi
da s. Pietro. La sede vescovi le si attribuisce
al V secolo, quando Pelagio I vi mandò il
i.° vescovo, ma è assai dubbio. Il i.° vesco-
vo certo fu Piestaldo, inviato nel 594 da
s. Gregorio I. La sede restò immediata-
mente soggetta alla s. Sede, finché Mar-
tino V, dopo aver elevato Firenze ad ar-
civescovato, nel 1 4^o ne dichiarò sutfra-
ganea Pistoia e lo è tuttora, benché In-
nocenzo X erigendo nel i653 a'22 set-
tembre Prato (f7.) in sede vescovile, che
apparteneva alla diocesi pistoiese, l'uni
in perpetuo al vescovo di Pistoia. Delle
cerimonie con cui il vescovo dava l'anel-
lo alle abbadesse, feci cenno nel voi. II,
p. 72. Dopo Restaldo s'ignorano i suc-
cessori fino a Giovanni del 700 : altra la-
cuna si ha sino a "Wiltreradoo Vallerà-
do dell'801. Nominerò i vescovi più di-
stinti. Antonio, al cui tempo Ottone III
dichiarò sotto la protezione imperiale 19
pievi della diocesi. Ildeprando del 1 io5
che ottenne molti privilegi alla sua chie-
sa dalla contessa Matilde e da Pasquale
11 ; s. Atto del 1 1 35 portoghese e abbate
•vallombrosano, il cui corposi venera nella
cattedrale; gli successero i pistoiesi Trec-
cia e Graziano. Soffiedo del 1200, cui Ot-
tone confermò i privilegi della chiesa, fa-
cendo altrettanto Onorio III con appio-
Tare quelli concessi dai predecessori. Gra-
ziadioBerlinghieri fiorentino, insigne le-
gista e di gran probità, consagrato da O-
norio III nel i223.Guidalaste Vergiolesi
patrizio pistoiese, nel 1 i5i eletto dal ca-
pitolo e consagralo da Innocenzo IV cbe
autorizzò il capitolo a procedere all'ele-
zione, come riporta Zaccaria a p. 495, E-
pistola de mss. codicibus gai in bibliolhc-
ca Pistoriensis, ut ajunt, Sapituliae ad-
servantur. Indi il ven. Tommaso Andrei
sanese, postulato dal capitolo nel 1285;
il medesimo capitolo elesse pure nel i3o3
Bartolomeo Sigismondi, e nel i322 Ba-
renzo Ricciardi pistoiesi, cui nel i34g suc-
cesse Andrea Ceutori pistoiese e insigne
PIS
letterato, e nel 1 356 fr. Remigio fioren-
tino, agostiniano dottissimo. Nel 1 383 il
ven. Andrea Franchi pistoiese, dotto do-
menicano; indi nel i4oo il degno con-
cittadino e nipote Matteo Lazzari. Nel
i4^6 fr. Ubertino Albizi fiorentino, do-
menicano di gran scienza e probità; Do-
nato Medici fiorentino nel i436; Nicola
Pandòlfini nel i474> P0' cardinale; Lo-
renzo Pucci suo coadiutore, poi cardina-
le e nel i5i8 effettivo, ma rinunziò al
nipote Antonio Pucci, indi cardinale, cbe
nel i54i cede il vescovato allo zio Ro-
berto Pucci, poi cardinale, per cui tutti
hanno biografie. Nel i5y3 Alessandro de
Medici, poi cardinale e Papa Leone XIj
nel i5y5 Lattanzio de Lattanzi nobile
orvietano; nel 1600 Alessandro Caccia
fiorentino, morto nel i64qdecano de' ve-
scovi. GiovanniGerini fiorentino nel 1 653,
il 1 .° vescovo di Pistoia e Prato; indi nel
i656 Francesco Rinuccini fiorentino ,
nel 1679 Gherardo Gherardi fiorentino
che celebrò sinodi, nel 1 690 Leone Stroz-
zi fiorentino, abbate vallombrosano, nel
1700 traslato a Firenze. Francesco Fro-
sini pistoiese nel 1700, trasferito a Pisa;
nel 1702 Michele Vicedomini Cortigia-
ni fiorentino, benemerito del seminario;
neh 7 1 5 Colombino Bossi abbate vallom-
brosano, col quale nell'Ughelli, Italia sa-
cra t. 3, p. 282, termina la serie dei ve-
scovi, proseguita dalle Notizie di Roma.
Pio VI nel 1780 fece vescovo Scipione
Ricci nobile fiorentino, d'infelice fama pel-
le tentate riforme dannate, in un al si-
nodo o conciliabolo, comelochiamanoal-
cuni, del quale qui appresso ne riporto
un cenno. Dopo la sua rimozione, il Pa-
pa a' 19 dicembre 1 79 1 preconizzò ve-
scovo di Pistoia e Prato Francesco Fal-
chi Picchiniesidi Volterra. Gregorio XVI
nel 1837 vi traslatò da Pescia Gio. Bat-
tista Rossi di Signa arcidiocesi di Firen-
ze : per sua morte Pio IX nel 1 849 gli die
in successore mg.r Leone Nicolai fioren-
tino e certosino. Le diocesi unite di Pi-
stoia e Prato si estendono per circa 80
PIS
miglia: in Pistoia sono 1 1 parrocchie, nel-
la diocesi 17G. In essa prima delle rifor-
me di Leopoldo I era n vi 3 o conventi di
religiosi e 1 7 monasteri di monache. Leo-
poldo I in Pistoia ridusse i conventi da
i4 a 3, ed i monasteri di donnea 7, dei
quali 4 ne convertì in conservatoci per
l'istruzione delle fanciulle. Ogni nuovo
vescovo è tassalo in fiorini 4^, ascen-
dendo le rendite della mensa a circa scudi
4ooo.
Concila di Pistoia.
Il i.° nel i3o8 in cui fu regolato che
gli ecclesiastici e religiosi porterebbero l'a-
bito e la tonsura convenienti; più che non
sarebbe ricevuto alcun canonico o reli-
gioso, senza il permesso del vescovo. Man-
si t. 3, p. 3o3. 11 2.0 o sinodo famoso nel
1 786, presiedutodal vescovo Ricci. Que-
sti in epoca ch'erano in voga i più peri-
colosi progetti di pretese riforme religio-
se, direttamente contrarie alla sana dot-
trina della s.JSede, fece rivivere gli scritti
degli appellanti contro la bolla Uni geni'
tus di Clemente XI, e li propose per mo-
delli,essendo per lui i Giansenisti più fa*
natici luminari della Chiesa, onde nefece
tradurre le opere. Il granduca Leopoldo
I, ardente per le innovazioni ecclesiasti-
che, come lo secondava e favoriva, il pre-
lato ne provocò l'esecuzione nella sua dio-
cesi, ove istituì accademie per insegnare
la teologia novella. Indi il Pucci cangiò
i riti, riformò l'istruzione, distrusse la di-
sciplina, e sotto pretesto di stabilire gli
usi dell'antichità, spogliò il culto d'ogni
maestà e splendore; tolse alla Chiesa i
suoi diritti e la religione dal rispetto dei
fedeli, proibendo le più utili pratiche di
pietà, come la divozione al s. Cuore di
Gesù. Si oppose alla dottrina delle in-
dulgenze, pubblicò pastorali ed opuscoli
che fomentarono vieppiù le questioni re-
ligiose a favore de'giansenisti appellanti,
ed in difesa degli scismatici d'Utrecht; in-
di tenne il siuodo in cui si annunziato -
noardile innovazioni, le quali eccitarono
gii sforzi de' sedicenti riforma lori nel de-
P 1 S 293
clinare del secolo passato. Il Ricci appog-
giato alle abbracciate erronee massime e
che voleva propagare con fervore ad ogni
costo, a' 1 q settembre 1 78G die principio
in Pistoia al concilio o sinodo diocesano,
che in 7 sessioni fu chiuso ai 28. Persua-
so che non avrebbe trovati nelle sue due
diocesi tutti i preti disposti a favorire le
sue intenzioni, fece venire da altri luoghi
i suoi partigiani, principalmente alcuni
professori dell'università di Pavia, noti
pel loro giansenismo, Tamburini, Zola,
Natali ed altri. Fece il i.° promotore del
sinodo, benché non avesse diritto di as-
sistervi. Furono impiegati io giorni in
quest'assemblea, composta di 2 34 preti,
a'quali il Pucci avea assicuratoche lo Spi-
rito santo sarebbe in mezzo a loro, e che
i loro oracoli diverrebbero quelli di Dio
medesimo. Permeglio guadagnarli a'suoi
piopouimenti, ordinò che i curati di sue
diocesi nell' esercizio delle loro funzio-
ni portassero il rocchetto e la mantel-
letta paonazza come i prelati, e fuori delle
funzioni il nastro di lai colore : questi di-
stintivi e le altre carezze del vescovo ser-
virono a mettere alcuni curati ne'suoi in-
teressi, attribuendo loro l'eguaglianza ai
vescovi nel giudicare al suo concilio. Alla
qualità dei congregati nel sinodo, corri-
spondenti ne furono gli alti ed i decre-
ti. In questi si adottò il sistema di Caio
o Quesnello; si approvarono alcune pro-
posizioni già condannale dalla bolla Uni'
genilusj si ammisero 24 articoli di quei
che la facoltà teologica di Lovanio aveva
presentalo nel 1677 a Innocenzo XI, a-
dottati dal conciliabolo di Utrecht; si ap-
provarono i 12 articoli inviati a Pioma
nel 1275 dal cardinale Noailles, quali fal-
samente si fecero credere autorizzati da
Benedetto XIII; si riprovò la divozione
al s. Cuore di Gesù, disprezzandosi altre
pratiche di pietà e le sacre immagini. Si
proposero molte riforme all'antica disci-
plina della Chiesa, sul gran numero de-
gli ordini religiosi, i quali Ricci voleva
che si riunissero tutti io un solo, che si
a94 P » S
sopprimessero i voti perpetui e che si a-
dottasse la regola giansenistica di Porto
Reale. In una parola nel sinodo furono
statuili decreti, sulla scorta degli scritti de-
gli appellanti dalla bolla Unìgenitus, e ven-
nero particolarmente adottate le loro idee
sulla grazia e predestinazione, sulle in-
dulgenze, sul matrimonio e sulle diffe-
renti, riforme, abbracciandosi le 4 cele-
bri proposizioni del clero gallicano del
1682. Un ristretto de'decreti del sinodo
si leggono in Cercaste), Storia del crist.
t. 35, p. 285, ediz. ven. d'Antouelli. Gli
atti ed i decreti furono pubblicati in ita-
liano e tradotti in francese nel 1 788. La
storia è riportata da Jauffret, Mémoires.
Appena fu terminato questo malaugura-
to sinodo, iucoutrò in Toscana stessa for-
tissime contraddizioni, per sopire le quali
Leopoldo I nel 1787 fece adunare in Fi-
renze l'assemblea de' vescovi toscani, i qua-
li riprovarono il sinodo pistoiese, come
narrai nel voi. XXV, p. 69 e 70. Cosa
ordinasse il governo lo riferisce Beccati-
ili nella Storia di Pio VI, e tra le altre
cose soppresse la nunziatura di Firenze,
dopo 4oo anni che sussisteva. Mentre suc-
cedevano tanti disordini che dilaniavano
il seno della Chiesa, Pio VI diresse al Puc-
ci alcuni brevi per correggerne la con-
dotta con dolcezza e calma, e perchè ri-
parando i suoi errori abbandonasse le
massime che sosteneva, opposte alla dot-
trina della Cluesa; ma amare furono le
risposte del vescovo ostinalo. Meutre si
temeva uno scisma in Toscana, con iscan-
dalo de'buoni cattolici, nel 1790 le dio-
cesi di Pistoia e Prato riconobbero "li er-
o
rori del nuovo sistema, ed i due capitoli
si dichiararono contro il vescovo, che es-
sendosi ritirato, né potendo rientrale iu
diocesi, rinunziò a'3 giugno, poiché le sue
riforme turbolenti estravaganti aveano
irritati tutti gli animi. Quindi comuni-
cò a Pio VI tale determinazione con le
più solenni proteste di attaccamento e
sommissione: il Pupa gli rispose pater-
namente, tuttavia fu invitato a recarsi in
PIS
Roma per difendere la sua causa j ma egli
ricusò di farlo. Intanto appena lo scan-
daloso sinodo venne pubblicato, Pio VI
lo sottopose al rigoroso esame d'una con-
gregazione di rispettabili cardinali, pre-
lati e teologi, i quali per 6 anni indefes-
samente vi si occuparono. Ne fu risulta-
to la celebre bolla dommatica, Auctorem
/zefe/, chePio VI emanòa'3o agosto 1794
Bull. Rodi. coni. t. 9, p. 3g5, che si ri-
tiene compilazioue del cardinal Gerdil3
pronunziando il solenue giudizio e for-
male condanna di 85 proposizioni estrat-
te dal sinodo, delle quali 7 qualificaron-
si di eretiche, altre scismatiche, erronee,
sovversive della gerarchia ecclesiastica,
false, temerarie, capricciose, ingiuriose
alla Chiesa e allasua autorità, conducen-
ti al disprezzo de' sacramenti e delle pra-
tiche di s. Chiesa, offensive alla pietà dei
fedeli; che turba vauo l'ordiue delle di-
verse chiese, il ministero ecclesiastico, la
quiete delle anime; che si opponevano ai
decreti Tridentini, offendevano la vene-
razione dovuta alla Madre di Dio, i di-
ritti de'coucilii generali, e che furono già
condannate in Wiclefo, in Lutero, iu Baio,
in Giausenio ed iu Quesnello ; con si-
mili altre qualificazioni , che dichiarano
l'indole del sinodo, di cui scrisse pure il
Tavanti, Fasti di Pio VI. Vedasi Fel-
ler, Aiiimadversion.es in notas, anas non-
nullis Pistoriensis synodipropositionibus
damnatis in constitutione Auctorem Fi'
dei, R.omae 1795. Molti analoghi scritti
sono citati nel Giornale eccl. di Roma e
suo Supplirne/ito. Jauffret celebra la bolla
e l'adesione generale di tutti i vescovi a
questa decisione della s. Sede, tranne il
vescovo di Noli (V.)y e due vescovi di To-
scana che poco si mostrarono favorevoli,
come partigiani del Ricci. Uno scrittore i-
taliauo si sforzò d'appoggiai e le opposizio-
ni del vescovo di Noli, ai cui sofismi vit-
toriosamente rispose il cardinal Gerdil.
Col medesimo spirito di traviamento Le
Plat canonista di Lovanio, fautore di Ey-
bel e promotore delle riforme di Giù-
P1T
seppe II ne'Paesi Bassi, pubblicò nel ( 796
alcune lettere contro il giudizio di Pio
VI in questa bolla. Il Ricci conosciuta la
condanna del sinodo, si querelò amara-
mente col governo toscano, come d'un'e-
norme ingiustizia; dipoi nell'agosto 1799
si trasferì nel convento de'domenicani di
s. Marco in Firenze, il cui arcivescovo ot-
tenne una formale ritrattazione, tenuta
insufficiente, che mandala a Pio VI al-
lora prigione in Valenza, ignorasi se la
ricevesse. Ritiratosi Ricci nella sua villa
di Rignano presso Fireuze, si tentò più
volte d'una ritrattazione col nuovo Papa
Pio VII, la promise, ma non effettuò. Nel
i8o4 recandosi Pio VII in Francia, giun-
to iu Firenze, a mediazione della regina di
Etruria Maria Luisa di Borbone, il prela-
to dimostrò docili disposizioni a sottoscri-
vere quelb forinola cbe al Papa fosse pia-
ciuto proporgli. Ritornando Pio VII a Fi-
renze nel i8o5, Ricci nuovamente mani-
festò il desiderio di riconciliarsi colla s.
Sede. Avuta iu fatti una lunga conferen-
za con l'arcivescovo di Filippi Fenaja vi-
cegerente, nel 9 maggio sottoscrisse sin-
ceramente una solenne ritrattazione con
forinola di assoluta adesione tanto alle
pontificie bolle contro il giansenismo ,
quanto alla bolla Auctorem Fidei, e di
voler vivere e morire nella fede della Chie-
sa cattolica apostolica romana e di una
totale soggezione e ubbidienza al Papa ,
cornee meglio si legge nella Continuaz.
della storia del crisi, dell'ab. Bellomo voi.
i, p. 189. Presentatosi Ricci a Pio VII,
fu ricevuto con evangelica carità, ed ot-
tenne l'amplesso di pace e la riconcilia-
zione colla Chiesa. Ricci scrisse nuova-
mente a Pio VII in Roma per ratificare
ciò che avea fatto iu Firenze, e poi morì
a'27 gennaio 18 1 o. La ritrattazione per-
venuta nelle mani di Gregorio XVI la
potei vedere, prima che la deponesse nel-
l'archivio Vaticauo. Quanto ai dubbi pro-
mossi sulla sincerità dell'alto, per avere i
discepoli del R.icei che perseveravano nel-
l'errore, predicato non avere apertameu-
P I S 29Ì
te ritrattato, vedasi il IJellomo. Abbiamo
del Guidetti, Difesa contro la falsa dot-
trina che si contiene nella vita di Scipio •
ne Ricci, data alla luce da de Potter,
Lucca 1826. Si può vedere auche Nar-
di, DeiparrochijOpeva dedicata ai vescovi.
PITANE. Sede vescovile della pro-
vincia d'Asia, sotto la metropoli d' Efe-
so, eretta nel V secolo: riporta 4. vesco-
vi ì'Oriens chr. t. 1, p. 706.
PITIGUAXO (Pitilianen). Città con
residenza vescovile della Val di Fiora ,
compartimento di Grosseto, nel grandu-
cato di Toscana, capoluogo di comunità
con vicario regio e altre autorità. E' si-
tuata in mezzo ad una vasta pianura pro-
fondamente ricoperta di tufa vulcanica.
Trovasi da tre lati isolata mediante tre
torrenti, Melata, Prochio e Lente, 1 mi-
glia da Soana (F.) Non ha mura castel-
lane, rendendola forte la sua posizione,
meuo dalla parte di levante, dove prov-
vide l'arte, mediante i bastioni d'un ca-
stello che forma baluardo al paese ed al
palazzo ahitato già dai conti Orsini (P .)
che furono per 3 secoli continui signori
di Pitigliano. Questo solido palazzo, do-
ve fu il castello degli Orsini, è ridotto a
residenza del vescovo di Soana e Pitiglia-
no. A levante è il palazzo pretorio con la
chiesa cattedrale sotto l' invocazione dei
ss. Pietro e Paolo, con battistero. Pri-
ma era dedicata a s. Maria , nel i5o9
fu eretta in collegiata e riedificata dai
fondamenti dal conte Nicolò III Orsi-
ni. Il capitolo componevasi dell'arcipre-
te e 8 canonici. Gregorio XVI con bol-
la degli 1 1 gennaio 1 844 l'eresse incon-
catledrale di Soana, sulfraganea di Sie-
na, elevando questa grossa terra iu cit-
tà, e 11 'è il primo vescovo l'attuale mg.r
Francesco Barzellotti di Pian Castagnaio
diocesi di Soana, che il Papa gli avea con-
ferito nel i832. Vi si trasferì il capitolo
di Soana, composto delle dignità del pre-
posto e arciprete, e di 8 cauonici com-
preso il penitenziere , e d' altri ecclesia-
stici. Quindi nella chiesa di 5. Maria As-
296 P I T
sonta fu aperta altra parrocchia. Vi è il
monte pio, l'ospedale ed il ghetto degli
ebrei con bella sinagoga, ed una buona
scuola di reciproco insegnamento. Nella
piazza davanti al castello è una bella fon-
te pubblica, opera di Gio. Francesco Or-
sini del i545, avendo allacciato varie
sorgenti nel poggio di s. Augelo, circa 4
miglia distante. Tra gli uomini illustri
nominerò : Giovanni Vignoli archeologo
e numismatico autore d' opere, France-
sco Zuccherelli abile paesista che molto
figurò in Londra, ed il prelato Maria U-
golini letterato. Vi sono fabbriche di pan-
ni e si fa buon commercio di bestiami.
Nel suo territorio stato abitato dagli e-
truschi, vengono frequentemente trova-
li, vicino alla città, sepolcri e vasi che si
riconoscono a quella gente spettanti.
L'originedi Pitigliano si pretende an-
tica e derivare dall'antica Petilia; nel se-
colo VII! incominciano le notizie certe e
de'conti palatini Aldobraudeschi di Ma-
remma, esseudo già il più popolato e il
più vicino paese alla deserta Soana, pel
cui clima meno insalubre co'suoi abitan-
ti si aumentò e prosperò, onde nel secolo
XI era importante, e Nicolò II nelia bol-
la del 1061 tra le chiese baltesimali di
Soana nomina quella di Piligliano avan-
ti l'altre. Sino dal secolo IX faceva par-
te della contea Aldobrandesca, della qual
famiglia feci cenno nel voi. XXXII, p. 1 88.
Nelle divisioni fatte nel 1274 b-a' due ra-
mi di tale stirpe, toccarono al conte llde-
bsandino di Guglielmo i paesi di Soana,
Pitigliano, Vilozzo , Sorano, Orbetello,
Marsiliana ec. Piesiduata la famiglia dei
conti Aldobrandeschi di Soana nella con-
lessa Margherita, unica figlia ed erede u-
niversale di detto conte Udebrandino ,
che sposata al .conte Guido di Monfort
n'ebbe la sola Anastasia, la quale nel 1293
*>posò Romano de'conti Orsiui di Roma,
da questi nacque Guido che portò nella
famiglia Orsini con le ragioni della casa
Aldobrandesca il titolo di contedi Piti-
gliano. La storia per altro di questa di-
P1T
nastia per l'ungo tempo non offre che fat-
ti crudeli e lacrimevoli violenze di figli
contro il padre e viceversa, di fratelli con-
tro fratelli, di continue divisioni intesti-
ne, alimentate da opposti partiti eh' essi
presero, ora a favore, ora contro il gover-
no di Siena, madie terminarono sempre
con danno specialmente de'vassalli pi li -
glianesi, il di cui paese in grazia della si-
tuazione servì d'antemurale a que'signo-
ri. Il conte Bertoldo Orsini nel 1389 fu
ricevuto in accomandigia 'per 5 anni da
Firenze, ma piùspesso i conti di Pitiglia-
no furono costretti a sottomettersi all'ac-
comandigia della signoria di Siena, con
Pitigliano e suo territorio, con I' annuo
tributo alla cattedrale d' un palio di a5
fiorini i d'oro, cui nel 1 529 si aggiunse una
tazza d' argento di 5 libbre, ma poche
volte fu pagato. Nicolò III conte di Piti-
gliano ristorò le perdite de'veneti, per la
lega di Cambray , e sali in rinomanza
d'essere il Fabio degl'italici capitani. Nel
i553 il re di Francia concesse Pitiglia-
no al maresciallo Pietro Strozzi, pei ser-
vigi che prestava nella sua guerra di Sie-
na; ma alla caduta di questa repubblica,
Pitigliano con tutta la contea ritornò a-
gli Orsini. 11 conte Nicolò IV maltrattò
i vassalli, spogliò della contea il padre Gio.
Francesco e lo chiuse in carcere : essen-
dogli riuscito di fuggire in Roma, Paolo
IV ai suoi reclami costituì il nipote du-
ca di Paliano arbitro delledilferenze.Sem-
pie più imperversando Nicolò IV, gli uo-
mini di Pitigliano si ribellarono I' 1 1 gen-
naio 1 56 1, offrendosi spontaneamente al
duca Cosimo I, che ne fece prender pos-
sesso il 27 col castello di Sorano. Quin-
di il duca riconsegnò al legittimo conte
Gio. Francesco ambedue i paesi, il quale
co'suoi sudditi si sottopose con accoman -
digia perpetua alla corona di Toscana.
Però nel 1 588 il conte Nicolò IV rinun-
ziò al granduca Francesco I il castello di
Pitigliano, con la villa di Monte Vitoz-
zo e pertinenze, mentre il suo figlio A-
lessaudro aggiunse la donazione della 4oc-
PIT
ca e terra di Sorano. Tuttavolta il do-
minio sui popoli di Pitigliano e Sorano
e su tutta la contea si mantenne agliOr-
siui. NeliGo4 il granduca Ferdinando I
rilasciò con titolo di contea feudale per
ordine di primogenitura al conte Gio.
Antonio Orsini la terra di Monte s. Sa-
vino (già contea e feudo nel i55o dato
da Cosimo I a Baldovino del Monte ['ra-
teilo di Giulio III con le seguenti terre,
ritornato alla Toscana nel 1 56q per mor-
te di Fabiano figlio di Baldovino, col qua-
le si estinse la famiglia del Papa), Gar-
gotta, Palazzuolo, Verniana e Alberoro
con le appartenenze e giurisdizioni, oltre
la villa e fattoria di Lappeggi, un palaz-
zo con giardino annesso dentro Firenze,
ora Stiozzi, ed una prestazione di i i ,664
scudi d'oro. Invece di che il conte Orsi-
ni cede a Ferdinando 1- e successori in
perpetuo, salvo il consenso imperiale, la
contea di Piligliano e Sorano co'furtili-
zi, territori i e ville. Benché il fratello Ber-
toldo Orsini nel 1606 ratificasse la per-
muta, essa solo ebbe completa esecuzio-
ne nel giugno 1608, dopo essere stata fi-
no allora la contea di Pitigliano e Sora-
no il pomo della discordia e il solfanello
delleguerre d'Italia. Nel 1640 con la mor-
te del conte Alessandro di Bertoldo Or-
sini senza successione, la corona di Tosca-
na restò libera d'ogni onere, e ricuperò
anche la contea di Monte s. Savino. Di-
poi il granduca Ferdinando II cede ad
usufrulloal principe Gio. Carlo di lui fra-
tello e discendenti, le contee di Pitiglia-
no, Sorano, Castell'Oltieri e s. Giovanni
«-Ielle contee, che goderono con giurisdi-
zione i cadetti de Medici, estinta la qual
famiglia s'incorporaronoallo stato. 11 ve-
scovo di Soana vi fissò la sua residenza
sino dal 1672; ed il regnante granduca
Leopoldo II talvolta viaggia sotto il no-
me di conte di Pitigliano.
P1TINO, Pilinuin. Antica città vesco-
vile dell Umbria, in oggi interamente di-
strutta; credesi che occupasse il luogo in
cui presenlemeute sta il casale di Pietra-
P I T 297
molina, ai piedi australi dell' Apennino.
Romano suo vescovo assistè al concilio
romano di s. Simmaco nel 409- Ughel-
li, Italia sacra, 1. 1 o, p. 1 58. De'due Pi-
tini M ergente z Pisaurpnse parlai a Pe-
saro: vedasi Cimarelli, Umbria Senonia,
p. 1 35.
PITTSBURG (Pittsburgen), Città con
residenza vescovile nella Pensilvania oc-
cidentale negli Stati Uniti d'America, ca-
poluogo della contea di Alleghauy, a 36
leghe da Filadelfia, al confluente dell' Al-
leghauy e della Monongahela che forma-
no l'Ohio. Giace tra due fiumi ed in for-
ma di triangolo, con due sobborghi al di
là de'fiumi, a'quali due ponti danno a-
giala comunicazione; consideratisi pure
come altri sobborghi 4 piccoli villaggi vi-
cinissimi. Questa città è importante per
le sue manifatture, navigazione e com-
mercio fiorente; ha le strade diritte e per-
pendicolari ai due fiumi e delle case ben
fabbricate, ma annerite dal fumo del
cai bon fossile , di cui si fa grandissimo
consumo per le fucine e per riscaldarsi,
il che dà alla città assai tetro aspetto. Vi
sono chiese cattoliche, s. Paolo, s. Patri-
zio e pei tedeschi, e luoghi di diverso cul-
to ; palazzi municipale e della ragione,
arsenale, polveriera, casa penitenziaria,
accademia, biblioteca, 4 banche, com-
preso un ramo di quella degli Stati Uniti.
Possiede gran numero di officine, ove si
fabbrica del ferro lavorato, fìl d'acciaio,
macchine a vapore, ec; numerose birre-
rie, gualchiere, cartiere, vetraie d' ogni
specie di vetri e cristalli, fonderie di can-
noni, manifatture di lana e di cotone. Nel-
le vicinanze abboudadi minieredi eccel-
lente carbon fossile, di ferro ed altre pro-
duzioni minerali e vegetali. All'ovest so-
no antichi monumenti indiani, come trin-
ceramenti e forti. I francesi edificaro-
no in quest'area il Forte Duquesne , il
quale ceduto poi agi' inglesi prese il no-
me di Forte Piti, indi Pittsburg, quan-
do versoi! 1 761 incominciarono a gillar-
si le fondamenta dell'attuale città, i cui
298 P1T
abitanti già superano i 20,000. Nel fine
dì maggio i845 soggiacque al disastro che
le fiamme divorarono 4o case. Altro ter-
ribile incendio del 6 maggio 1 8 5 1 distrus-
se la cattedrale fabbricata 20 anni prima
collaspesadi circa 33, 000 colonnati (dol-
lari). Mediante sforzi sovrumani si pote-
rono salvare le decorazioni dell' altare
maggiore, non così l'organo, uno de'più
graudi, costato 3, 000 colonnati. Nel 5.°
concilio provinciale di Baltimora, tenu-
to in maggio i843, venne supplicato Gre-
gorio XV 1 ad erigere Pittsburg sede ve-
scovile suffraganea di Baltimora , come
eseguì asili 1 1 agosto, dismembrando la
DO O '
vasta provincia dellaPensilvauia occiden-
tale dalla diocesi di Filadelfia, dichiaran-
do nello stesso giorno per i.° vescovo l'at-
tuale mg.1 Michele O'Gounor. Ora si sta
erigendo la cattedrale lunga circa 400
piedi in luogo signoreggiante tutta la
città.
PITTURA o DIPINTURA, Piclura.
L'arte del dipingere, il rappresentare per
via di colori la forma o figura d'alcuna
cosa, l' imitazione delle cose che si veg-
gono. S. Gregorio I disse che la pittura
è pegl' ignoranti ciò che la scrittura è
pei dotti; altri cb'è una poesia tacita, co-
me la poesia è una pittura loquace, ed i
poeti e pittori nascono, lo studio non fa
che svilupparli e perfezionarli. Il Borghi-
Di definisce la pittura un piano coperto
di vari colori in superficie di tavola odi
tela, il quale per virtù di linee, d'ombre,
di lumi e d'un buon disegno, mostra le
figure tonde, spiccate e rilevate; altri es-
sere la pittura un'arte, la quale per mez-
zo di linee e di colori riproduce su di u-
nasuperficiel'apparenzadegli oggetti vi-
sibili. Abbraccia la pittura tre cose o par-
ti principali, la composizione, il disegno
e il colorito. La composizione, compren-
de l'invenzione, ch'è una scelta degli og-
getti che entrar deggiono in un quadro,
e la disposizione che è iu sostanza la di-
stribuzioue convenevole, più o meno fe-
lice degli oggetti; il diseguo fornisce l'i-
PIT
dea esatta della forma e della circoscri-
zione o del contorni degli oggetti; il co-
lorilo offre al pittore il mezzo d'imitare
il colore di quegli oggetti medesimi eoo,
tutte le tinte e le degradazioni, delle qua-
li la natura gli ha arricchiti. Oltre l'imi-
tazione delle forme fisiche, la pittura si
sforza, adoperando lutti i mezzi che sono
in suo potere, di rappresentare la natu-
ra trascendente e invisibile in tutto quel-
lo ch'essa olire d'intelligibile, e ne'feno-
meni che possono sofloporsi all'occhio,
come l'espressione del viso, i gesti, gli at-
teggiamenti, le passioui e simili; essa fa
ancora parlare le sue produzioni col soc-
corso dell' allegoria. Divise sono le opi-
nioni sull'origine della pittura, come sul
luogo e sul tempo ; alcuni la ripetono dal-
l'ombra (noto è il proverbio, ogni pittura
ha le sue ombre), ed i greci finsero que-
st'arte aver avuto la prima origine dall'a-
more: altri dichiararono nulla potersi di-
re di certo sull'origine e invenzione della
pittura. E questa una di quelle arti che
souo nate con la civiltà, ed è credibile che
sia stata coltivata con più o meno riu-
scita da tulli i popolici vili; il disegno (for-
ma o pittura lineare che appartiene alla
più remota antichità ) che n' è la base,
1 ha preceduta. Tuttavia quanto all'ori-
gine della pittura debbonsi distinguere
due generi : la 1 .a e la più antica, che no-
bilitava il disegno e ne accresceva il pre-
gio col mezzo di colori adoperati ia gran-
ili masse e senza fusione; la 2.a quella che
dopo lunghi sforzi giunse col mezzo di co-
lori temperati e mescolati tra di loro a
rappresentare fedelmente la natura. I gre-
ci non furono gl'inventori delle arti, poi-
ché essi e dagli egizi e dai fenicii le rice-
vettero; ma ad un tal grado di perfezio-
ne le portarono, che a loro è d'uopo rie-
correre per rintracciarne l'origine.
Al diredi Plinio la pitturaa'tempi d'E-
rodoto non esisteva ancora, poiché Ero-
doto parlaudo della Scul(ura(F'.), nul-
la disse di quanto ha rapporto con la pit-
tura ; in generale è vero che i greci at-
P1T
tendevano più alla scultura che alla pit-
tura, imperocché Pausante non cita che
88 quadri e 43 ritratti, e descrive 2827
statue. L'onore di questa invenzione era
conteso fra Sicione e Corinto. Ne' suoi
principi*! non consisteva la pittura che nel
delincare de'contorni, e ciò chiamasi pit-
tura lineare. Da alcuni ne vieu credulo
inventore Cleante corintio, da altri Fi-
lode egiziano. L'aggiunta di altre linee o
tratteggi alla pittura lineare si attribui-
sce da alcuni a Telefanedi Sicione, aCor-
dice di Corinto da altri. L'altro passo di
questa nobile arte fu di riempire il con-
torno d'un sol colore, cui si dava il nome
di mouocroma, perchè solo adoperavasi
il colore cavato dalla terra cotta o dai
mattoni per rappresentare i lineamenti
del viso, e l' invenzione si attrihuisce a
Cleofane di Corinto nel IX secolo prima
dell'era volgare. 11 1 ,° che fece distingue-
re l'uomo dalla donna fu Eumaro. Quin-
di Cimone di Cleone perfezionò il dise-
guo,feceoblique lefigure, cheprima non
fàcevansi che dritte, e ne variò gli atteg-
giamenti, facendole guardare da banda e
di dietro. Prima di lui tutto era informe
nella pittura; ie figure di profilo presen-
tavano sempre il medesimo aspetto, i ve-
stiti erano rappresentati colla stessa uni-
formità,! panneggiamenti non erano che
una stoffa formante una superficie pia-
na ; ma da Cimone si formarono delle
pieghe, e fece il rilievo del corpo sotto i
panni. III." quadro, di cui facciasi men-
zione negli autori antichi, è quello fatto
da Bularco, rappresentante la battaglia
de'magnesi in Lidia. Candaule re di Li-
dia lo comprò a peso d'oro prima della 1 8."
olimpiade, tempo in cui fu dipiulo. Ti-
magora di Calcide fu vincitore nel 1 ." con-
corso di pittura che si tenne a Delfo. Pli-
nio cita il celebre scultore Fidia per qual-
che raro quadro che fece. Il fratello di
Fidia, Paneno , era riputato il miglior
pittore de'suoi tempi: viveva 44^ anni
prima dell'era volgare e dipinse la bat-
taglia di Maratona, quadro che ornava
PIT 299
il Pecile d'Alene, con le immagini al natu-
rale e perfettamente somiglianti ai prin-
cipali duci de'due eserciti ateniese e per-
siano. In alloraaveafattograndi progres-
si la pittura e molto vi contribuirono Po-
lignoto e iMicone. Ma l'epoca del più gran*
de splendore dell' arte pare che comin-
ciasse verso la q4-"* olimpiade, e fia'pit-
tori più rinomati di quel tempo trova-
si Apollodoro d'Atene. Secondo Plutar-
co, questi fu ili.0 che diede a 'suoi qua-
dri l'ornamento e il merito del chiaro-
scuro. Ciò che Apollodoro avea comin-
ciato, fu ben continuato e migliorato da
Zeusi d'Eraclea suo scolare, che vi vea4oo)
anni avanti detta era. Pa infilo di Mace-
donia peli.0 uni l'erudizione alla pratica
dell'arte sua. Finalmente fiori A pelle che
oscurò tutti i suoi contemporanei e tut-
ti quei che l'aveano preceduto: il belle»
risplendè nelle sue opere ; la grazia, la
semplicità, la vivezza erano cose per lui
naturali, dimodoché fu il solo che Ales-
sandro Magno riputò degno di poterlo ri-
trarre, colmandolo de' suoi favori ; ma
quando Alessandro volle parlare di pit-
tura, costrinse il sommo artista a dirgli
all' orecchio: sire, degnatevi di parlare
sotto voce, onde i miei operai che maci-
nano i colori non vi sentano, perchè io
non potrei ritenerli dal farvi uno scop-
pio di lisa in faccia! Altri credono che
tale ardila risposta la facesse al sacerdo-
te che avea dipinto in atto di condurre
la pompa al sacrifizio. Docile all' osser-
vazione del calzolaio, quandoquesti com-
parve indiscreto censore, gli disse : nou
oltrepassare il calzamento. Apelle com-
pose 3 volumi sui principali metodi e se-
greti dell'arte sua; i più meravigliosi suoi
quadri rappresentarono l'infame Calun-
nia e la dea della bellezza Venere. Pan-
sia o Pausania allievo di Pamfìlo si di-
stinse in quel geuere di pittura, che allo-
ra fu detto encaustico, e fu il i.°che in
quelniodo adornò le volte ed i fregi in-
feriori e superiori delle camere; vuoisi
che rapprendesse dal maestro, indi vi si
3oo P I T
distinse; egli si die altresì a pingerei fio-
ri. ìVicia d'Atene pel i .° adoperò la biacca
0 la calce di piombo non bruciata.
Benché la guerra abbia allontanata Ro-
madailostudiodellearti liberali, pure ol-
tre i musaici fra le aulichità si trovano pit-
ture fattesui muri, e nel 4?i di Roma Caio
Fabio dipinse affresco tutte le mura del
tempio della Salute sul Quirinale. Vuoi-
si che da Grecia sia passata a Pioma la
pittura, ma niun progresso vi fece, che
anzi restò poi sepolta anche nella Grecia,
mentre faceva parte del vasto impero ro-
mano. Gli avanzi delle antiche pitture e-
sistenti in Roma sono le nozze Aldobran-
dine (ne feci cenno nei voi. V, p. 223, e
XLV1I, p. 96), i freschi delle Terme di
Tito, della piramide di Caio Cestio, dei
colombai dell'Appia,dellequali parlai al-
trove; ma ne'primi del 1849 sull'Esqui-
lino in via Graziosa si rinvennero dipin-
ture riputate in pregio forse superiori a
quelle d'Ercolano per l'antichità, che il-
lustrò il eh. archeologo cav. Grifi, come si
legge nel t. 16 òel\'4lbumt p. 337 e 346.
Questi meravigliosi affreschi, che hanno
per soggetto l'arrivo di Ulisse nel paese
de'lestrigoni e leconseguenze narrate nel-
1 Odissea da Omero, furono collocati nel
museo Capitolino. Prima di Roma i gre-
ci avevano trasmesso l'arte agli etruschi,
quanto allo stile, poiché la maniera ita-
liana è antichissima e si distinsero gli e-
truschi : dicesi che i greci maestri furono
condotti in Italia daDemaratodi Corin-
to, avo di Tarquinio Prisco. Anzi si vuo-
le che gli etruschi abbiano imparato le
arti dagli egizi, che i greci le apprendes-
sero dagli etruschi, e che caduta l'Italia
nel barbarismo, i greci abbiano restitui-
to ai loro antichi iustituloi i le arti e le
scienze, come dissi a Italia. In fatti do-
po il regno di Nerone la decadenza delle
arti divenne inevitabile, in un al colosso
dell'impero romano. Però la nuova reli-
gione cristiana e la erezioued'una nuova
capitale dell' impero furono propizie al
colli vamcnlo delle belle arti, le quali tro-
PIT
varono in quell'epoca un asilo nella Gre-
cia; ma dopo la morte di Costantino ne
andarono debitrici alla pietà de'fedeli. I
pittori di quella età nou si proponevano
altro scopo se non quello di rappresen-
tare senza alcuna eleganza, studio e co-
gnizione della natura, gli oggetti della re-
ligiosa venerazione; que'quadri o piut-
tosto quelle immagini, rozzamente deli-
neate e coperte talvolta d'oro e di gem-
me , traevano tutto il loro merito dalle
materie preziose di cui venivano arric-
chite, e ne pallai in tanti luoghi, come
delle loro allegorie. Le pitture non sacre
dispiacevano agli antichi cristiani, ezian-
dio se poste nella corte imperiale. Di quel-
le delle Catacombe e de' Cimiteri a que-
sti articoli ne feci memoria, ed altrove,
come nel voi. XXXIV, p. q e io, discor-
rendo de'simboli usati dai primi cristia-
ni nelle pitture e sculture.
Il merito di ritogliere a' nostri giorni
le catacombe romane dall' oblio e dallo
squallore in cui giacevano , e con esse le
pitture dei cimiteri di s. Agnese, dis. Si-
sto e altri della via Appia, si deve al dot-
tissimo p. Giuseppe Marchi gesuita con-
servatore de'sacri cimiteri, il quale inco-
minciò a pubblicare! preziosi monumen-
ti (Iella arti cristiane primitive nella me-
tropoli del cristianesimo, ivi sin dal 1 844>
essendone già alla luce 48 tavole di ar-
chitettura, cui seguiranno le pitture e le
sculture: anzi avanti del p. Marchi s'i-
gnorava l'esistenza del cimiteriodi s. Si-
sto, e dopo 1 4 secoli il medesimo pel pri-
mo scese nel pozzo in cui giacquero per
qualche tempo i corpi de'ss. Pietro e Pao-
lo. Ora il francese Perret si vanta sco-
pritore de' nominati monumenti sotter-
ranei di Pvoma, che sono ritratti ne'suoi
disegni, ma opportunamente fu confuta-
to dall'architetto delle catacombe roma-
ne F. Fontana nel n.°i 17 dell' Ossenvz-
tore romano 1 85 1 } con plauso di tutti
quelli che propugnano l'onor patrio e l'i-
storica verità. Prima che il p. Marchi si
accingesse a nuovamente percorrere e ìli-
PIT
vestignre In Roma sotterranea (illustrata
dai celebri Bosio, Boldetti,. Marangoni ,
Aringhi ed altri), le pittino che l'adorna*
no si credevano perdute, ma la rinoman-
za e la vita ch'egli loro restituì, col mo-
strarle a Papa Gregorio XVI nel cimi-
terio di s. Agnese (punto donde partiro-
no gli studi del p. Macchi), ed io feci par-
te del suo seguito come degli ammirato-
ri, agli stranieri d' ogni nazione ed allo
stesso Perret, a quest'ultimo fece conce-
pire il suo disegno, del quale polrebbesi
(orse due, che fu un mettere la falce* nel-
l'altrui messe. Da ultimo furono scoper-
te interessantissime pitture anche simbo-
liche nei cimiteri di s. Sisto e di Prete-
stato :' nei recenti scavi diretti dall' en-
comiato religioso e dal cav. Gio. Batti-
sta de Rossi si rinvennero oltre 200 iscri-
zioni cristianede'primi secoli di nostra era,
che forse vedremo pubblicate nella rac-
colta dal cavaliere fatta di più d' 8,000
e consegnata alla stampa. 1 Papi a mez-
zo della dateria da due secoli e mezzo
mantengono le escavazioni ognora attive
ne'sacri cimiteri della Roma sotterranea.
L'invasione de'barbari, le persecuzioni
de'cristiani e i furori massimamente de-
gl' iconoclasti, annientarono a così dire
le belle arti. Ne'secoli IX e X passarono
in Italia vari artisti greci, specialmente
musaicisti ed anche alcuni pittori, i qua-
li fecero rinascere il gusto dell'arte, ben-
ché l'opere loro non fossero di molta fi-
nitezza e generalmente si risentissero del
cattivo gusto che faceva sempre d'oro i
fondi o i campi, e profondeva altresì l'o-
ro nelle vesti e negli altri ornamenti del-
le figure, lumeggiandosi con oro fino le
piante e gli animali, quindi anche i mar-
mi, il che uolai pure nel voi. Vili , p.
129 ei 34- Gl'italiani che ne adottarono
il metodo furono detti grecizzanti, e po-
ne dubbio in alcune opere de'secoli X e
XI se sieno loro o de'greci. Finalmente
nel Secolo XIII e verso il 1 240 rinacque
la pittura in Italia, cioè a Firenze, sotto
il pennello di Cimabuc , tranne alcune
PIT 3pi
eccezioni di pittori anteriori, che dipin-
gevano ordinariamente a fresco ed a lem-
pera : per lo più i quadri, tabulae}eva-
no dipinti sul legno, preferendosi il lari-
ce o il rovere, rare volte sulla tela. Ilhuon
gusto delle arti potè ampiamente svilup-
parsi in Italia e in progresso di tempo
passò per tutta l'Europa. DaCimabuee
Giotto la pittura andò sempre aumentan-
dosi in Italia, fino a Michelangelo, giun-
gendo poi all'ultimo gradodi perfezione,
cui fu portala dal genio dell'immortale
Raffaele pittore e architetto, principe dei
pittori e meritamente detto X A pelle 'd'I-
talia. Il vario modo di colorire usatosi dai
pittori d' un paese, ove l'arte sia stata
condotta a somma perfezione, è ciò che
nel termine tecnico chiamasi scuola, ed
ecco l'elenco delle primarie scuole di pit-
tura. Neil' antica pittura si annoverano
la scuola asiatica e la ellenica, e questa
divisa poi in attica e sicionia, cui succe-
dettequellaro'/'fl/jtf. La più celebre scuo-
la, dopo il risorgimento delle arti, fu Vi-
talica, che riconobbe per capi, a Roma
il sommo Raffaele, a Firenze Leonardo
da Vinci (anche a Milano, onde formò la
scuola lombarda) e Michelangelo Buo-
narroti, a Venezia il Tiziano (cui l'im-
peratore Carlo V raccolse il pennello, ca-
dutogli mentre lo ritrattava), a Parma
il Coreggio, ed a Bologna i Caiacci. Cia-
scunomostrò ne'suoi dipinti ungeniosin-
golare, percuisorseinaltissima rinoman-
za : Raffaele cioè la grazia delle figure
(ecclissò isuoi predecessori, unendo in sé
solo tutte le parti della pittura; sublime
nel disegno, nella composizioue, nella di-
sposizione delle figure, nel colorito, ed
anche nella diligente esecuzione degli ac-
cessorii e sino nella bellezza de'paesi;non-
dimeno osservano i critici che se Raffae-
le più viveva, se soffocava iigenio a do-
vizia fornitogli dalla natura, sarebbe di-
venuto un imitatore servile); il Vinci (an-
chescultoree architetto, applicò a ritrar-
re la natura e perfezionò il dettaglio ) e
il Buonarroti la grandiosità (pure sculto-
3u2 PIT
r#t architetto e poeta, si die allo studio
degli antichi, ed a quello dell'anatomia
in addietro affatto trascurato); Tiziano
]a vivezza e tuono ne'colori; il Coreggio
l'incantevole dolcezza e grazia, ed i Ca-
racci la prodigiosa imitazione della na-
tura. I cinque incomparabili pittori die-
dero il nome ad altrettanti rami della
scuola italica, cioè romano, fiorentino,
veneziano, lombardo e bolognese, donde
vennero le altre scuole minori. La scuola
bolognese, che fu l'ultima a fiorile, do-
po avere appreso da ogni scuola, forse di-
venne la i.a nell' ammaestramento , sic-
come quella che tolse ad imitar la na-
tura, inesausta sorgente d'ogni bellezza:
tua un seguace di tale scuola, Carlo Ma-
ratta, cadde nel difetto che dicesi manie-
rato. La Germania, la Fiandra, l'Olanda,
la Francia, la Spagna e l'Inghilterra ebbe-
ro anch'esse diverse scuole pittoriche as-
sai celebri, ma su tutte primeggiano Io-
scuole fiamminga ed olandese. Quella
fiamminga , cui recano cotanta gloria i
nomi di Gio. Van-Eyck da Bruges, cre-
duto inventore della pittura a olio, del-
l' immortale Rubens, del Vandick poco
minore di Ini, de'Teniers e di Masseys,
chiamato anche Mesio , congiunse alla
magia del colorito un disegno corretto,
grandioso e molto espressivo, donde pro-
venne una specie di bellezza nazionale,
ben diversa da quella delle sunnomina-
te scuole. L'altra olandese, che vantò il
celebre Piembrandt, riguardato come il
principe di essa, Gio. di Laer (che essen-
do malfatto fu detto il Bamboccio, e da
questo soprannome e da quanto egli rap-
presentava, chiamatisi bamboccialeì qua-
dri di piccole figure rappresentanti azio-
ni volgari e comuni), VanOstade, Ge-
rardo Dow o delle Notti, Metzu, Mieris,
Potter e Van-Huysum, non riportò fra i
pregi della scuola fiamminga che il co-
lorito ; giacché può dirsi che gli olandesi
Meno giunti a dipingere nei suoi svaria-
ti colori la luce medesima. Essi non co-
nobbero rivali ne'paesaggi,per la fedeltà,
PIT
tnltavolta mostraronsi inferiori al Tizia-
no, a Poussin, ed a Claudio Lorenese, che
portarono ad un sublime grado il bello
ideale di siffatto genere. Il gusto degli o-
landesi diretto verso la qualità della pit-
tura, viene chiama to di genere, perchè più.
si distinguono nella magia del chiaroscu-
ro, nella morbidezza e il finito, che non
verso la sublimità della pittura di storia.
Ps'elle tappezzerie poi e arazzi de' Paesi-
Bassi si vede ciòche può fare l'eccellenza
dell'arte, perchè siccome i maestridi mu-
saico, lavorando con piccioli sassetti rap-
presentano diverse immagini di cose, co-
sì gli artisti arazzieri con minutissimi fi-
li di lana e di seta non solamente ador-
nano le opere di vari colori, ma ancora
fìngendo artificiosamente 1' ombre ed i
lumi, mostrano i rilievi delle figure con
quelle misure che sanno fare i pittori più
eccellenti. Sono queste le primarie scuole
pittoriche, ciascuna d<dle quali acquisis-
si rinomanza pe'suoi pregi caratteristici,
che saranno sempreammirati, finché l'a-
more dell'arte domini ne'generosi. Su ta-
li diverse scuole e loro diramazioni asr-
o
girasi la Storia pittorica dell' Italia del
Lanzi ( Milano i8i5); quanto ai diversi
generi di pittura, vado brevemente ad
accennarli.
Le pitture antiche erano fatte a tem-
pera o guazzo ed a Musaico (V .), non
conoscendo gli antichi la pittura a olio,
della quale tutti i colori sono stempe-
rati e macinati con olio di noce o di li-
no; servi vansi di colori stemperati con
l'acqua più o meno gommati, ovvero sciol-
ti in colla di limbellucci o ritagli di pelli,
e facevano poi sopra de'quadri un'into-
nacatura di cera, che chiama vasi pittura
alt encausto, perchè i greci riscaldavano
la cera quasi bruciandola nel preparare
i colori, per cui questa pittura fu detta
anchea fuoco. Posteriormente si scioglie-
vano i colori con la colla o chiara d'uo-
vo, ma più facilmente si mescolano con
1' olio. Il genere di pittura a olio è im-
portantissimo , perchè ad esso devono i
P1T
moderni la conservazione della maggior
parte de'capi d'opera dell'arte. L'inven-
zione della pittura ad olio si deve agl'i-
taliani,come provò il Tambroni nel Trat'
tato di pittura d'i Cennino Cennini, pub-
blicato in Roma nel 1821, mentre altri
pretendevano darne il pregio al mento-
vato Gio. da Bruges verso il 1 /f 1 o, dicen-
do cbequesti ne confidò il segreto ad An-
tonello degli Antoni da Messina, dal qua-
le lo apprese Gio. Bellini, cbe sotto le ve-
sti di patrizio veneto volle essere da lui ri-
trattato, evidecome Antonellosenza pre-
cauzione preparò i colori, onde ne profit-
tò Bellini e dopo di lui tutti i pittori ve-
neti. Bensì Tambroni accorda a Gio. da
Bruges l'avere reso il metodo dell' olio,
come versatoanche nella chimica, più gra-
dito e più acuto, lavorando con lodevole
finezza, e ch'egli forse adoperò il i.° l'o-
lio di noci, quando quello di semi di lino
era il soloadoperoto per l'innanzi. In fa-
vore degl' italiani il Rambelli , Lett. in-
torno invenzioni e scoperte italiane, let.
io, prova la priorità dell'invenzione e l'o-
rigine italiana, sia con due opere italia-
ne del X e XI secolo che insegnano la pit-
tura a olio , sia col nominare i pittori i-
taliani che prima del fiammingo l'usaro-
no in Bologna, Napoli, Modena e Firen-
ze, sia col noverare diverse pitture ante-
riori a olio; e cbe Nicola Antonio del Fio-
redi Napoli, nato nel 1 352, insegnò l'arte
all'Antonello, e questi portatosi in Fian-
dra l'insegnò a Gio. da Bruges, e ciò in
opposizione al narrato contraddittorio di
Vasari, il quale die al fiammingo in ve-
cedei merito della perfezione, quello del-
l'invenzione. Su questo interessante pun-
to può anche vedersi la Lettera del Ta-
furi intorno ad alcune invenzioni uscite
dal regno di Napoli, nel Calogerà t. 6.
Da principio si pinse a olio sulle tavole
di legno, come facevasi anticamente a
tempra, poi si dipinse sopra lamine di ra-
me, massime piccoli quadri, e più tardi
si passò a dipingere sopra tele e sopra una
specie di tallettà. La pittura a fresco si
r»iT
3o'
eseguisce d'ordinario sur un intonaco an-
cora fresco di calce e sabbia, e si adope-
rano colori stemperati nell'acqua, che si
combinano colla calce medesima. Questo
genere di pittura fu conosciuto dagli an-
tichi e particolarmente dai romani. La
pittura a pastello si fa con matite o roc-
chi etti di pastelli di diversi colori rasso-
dati, co' quali senza adoperare materia
liquida si coloriscono sulla carta le figu-
re. Conoscevasi questo modo di pingere
in Italia sino dal tempodi Benvenuto Cel-
imi, fiorito ne'primi del secolo XVI. La
pittura in miniatura è l'arte del dipin-
gere coli' acquarello o colori stemprati
coll'acqua di gomma, sulla caria pecora
o pergamena, sull'avorio o altra super-
fìcie bianca, servendosi del bianco del fón-
do in vece di biacca pei lumi della pit-
tura. Questo genere di pittura in picco-
lo è antichissimo in Italia, di cui sono ar-
ricchiti gli antichi codici e manoscritti,
massime ecclesiastici, rituali o corali, spe-
cialmente nelle iniziali, ed alcuni rimon-
tano ai secoli IV e V. Rilevò Melchiorre
Missirini sulla sua contemporanea Ma-
rianna Pascoli A rigeli, che apprese do Ca-
nova il disegnoe le primevie del colorito,
che ad evitare il danno che l'esalazione
delle tinte a olio e minerali reca alla de-
licata complessione delle femmine pittri-
ci, ed a prevenire le alterazioni e anneri-
menti cui è soggetto il pingere a olio,
come a perpetuare solide , fresche, bril-
lanti e trasparenti le pitture, con la tem-
pera adoperata dai quattrocentisti vi unì
i risultati de' suoi esperimenti. Pertanto
immaginò tavole di legno fattesicure dal-
le fenditure e incurvature con ingegnosi
artifizi, cui sovrappose un intonaco com-
patto, dipingendo su di esso non pure le
tinte leggiere e trasparenti , ma ancora
le mastiche robuste e vigorose de' colori
con mirabile e sorprendente effetto, da
ritrarre compiutamente la magia del ve-
neto pennello, anche per la velatura del-
la vernice da sé composta che rende il di-
pinto durevole e inalterabile, quale può
3o4 P1T
rimuoversi se qualche bruttura avesse
o/leso le pitture. La pittura in ismallo si
eseguisce con lo smalto o materia di più
colori che si mette sulle orerie e in altri
oggetti per adornarli, diversa dalla pit-
tura sul Vetro (/'.). Lo smaltoè una pie»
parazione particolare di vetro, al quale
si comunicano diversi colori, conservan-
dogli talvolta una parte della sua traspa-
renza e togliendogli dall'altra qualunque
diafanità, per cui vi sono smalti traspa-
renti e smalti opachi. Antichissima è
l'aite di smaltare sulla terra cotta e sui
metalli. L'arie di smaltare e vernicia-
re la terra e le porcellane rinacque in I-
talia alla fine del secolo XV o al principio
del X\ ],e fece progressi sorprendenti in
Vae?iza,\n PeM/o^.) ed altrove; ma più
ancora progredì tra le mani di Luca del-
la Robbia, che esibì bellissimi bassirilie-
\i. In Italia era già in uso nel secolo XUI
lo smalto sull'oro e sull'argento, e sicco-
me gl'italiani cominciarono i primi ad i-
mitare sull' oro e sui diversi monili le
pietre preziose con Io smallo , trovaro-
no ben presto tutte le gradazioni deco-
lori necessari ed i metodi per formarle,
de'quali parla lungamente il Neri nell'or-
(e vetraria, che servì d'istruzione e uor-
ma a tutte le nazioni europee. Quindi in
Napoli, in Germania, a Berlino, in Francia
nella fabbrica di Sevres in Parigi, ed in
altri luoghi si fecero bellissime opere di
smalto sulle porcellane e fino de'quadret-
ti de'capolavori della pittura, così in Sas-
sonia a Meissen, oltre l'arte di smaltare
e verniciare la terra. Antichissima è poi
la pittura de' cinesi sulle porcellane, co-
me sul legno, sulle stoffe e sulla carta di
riso, ec. : distinto talento hanno i cinesi
sulla scala armoniosa de'loro brillanti co-
loriti, nell'eleganza e delicatezza de' loro
lavori. Però il maggior difetto delle pit-
ture cinesi è l'ammissione totale degli ef-
fetti della luce e delle ombre, provenien-
te dal rappresentaregli oggetti, non qua-
li appariscono, ma quali sono effetti va-
riente, cosichèimitauo dipingendo, come
PIT
noi imitiamo scolpendo. La pittura a
sgraffio o graffio è quella eseguita per lo
più nelle facciate degli edifìzi per orna-
mento, tratteggiando con isgrafliare l'in-
tonaco per cavarne il chiaroscuro. E di-
segno e pittura insieme, che non può gua-
starsi dall'acqua, perchè tutti i contorni
sono tratteggiati con un ferro, e si disse an-
che sgraffio. Polidoro da Caravaggio si
mostrò eccellente in questa sorta di la-
vori, e siffatta invenzione è certa mente ita-
liana, non trovandosene vestigio presso
le altre nazioni. La pittura a scagliola o
a mischia, si fa con la pietra speculare o
selenite, che si cuoce in fornello e si stri-
tola sottilmente, poscia si stempera con
glutine di pelli conciate e vi si uniscono
i colori per imitare qualunque fino mar-
mo o pietra preziosa; nèsolofingonsi mar-
mi , ma si rappresentano su tavole ben
lisciate paesaggi o fabbriche o qualsivo-
glia figura, disegnato prima e inciso leg-
germente col bulino l'oggetto che vuoisi
dipingere, come riporta il Piambelli nel-
la lett. 16. Ne fu primo inventore Guido
del Conte, nato in Carpi nel i 584; quin-
di il concittadino Gibertoni fu il i .° che
sulla scagliola imprese a dipingere a o-
lio. Il Griffoni scolare e concittadino di
Guido, fece progredire l'arte fino ad imi-
tare le stampe in rame e qualunque fi-
gura e immagine. Nuova perfezione die
a quest' arte il sacerdote carpense Gio.
glassa, dal quale ne apprese il segreto un
religioso che forse l' insegnò al toscano
Gori. La pilturaeludorica si eseguisce con
olio e acqua, di cui in ventoredicesi Vin-
cenzo Monti del i y49> ma llou e cne una
miniatura applicata ai più piccoli ogget-
ti, come ritratti chiusi entro anelli, brac-
cialetti, collane o cose simili; ed il Mont-
petit a questa pittura applicò i colori dei
miniatori ed i colori a olio. Il Piambelli
nella lett. 6o tratta eruditamente sull'ine-
stimabile segreto del trasportare le pittu-
re dai muri, tele, tavole, ec. sopra tela; di-
chiara che ne fu i .°in ventoreAntonio Con-
tri ferrarese del i 7 29, quindi celebra l'ai-
PIT
(io italiano Domenico Michelini, dopo i
quali e nel i j5ì in Francia il i ,° fu Pica ut.
Tutlavolta in arancia già altro italiano
avea fatto altrettanto , cioè il marchese
Francesco Riario senatore di Bologna, il
quale per diletto esercitò la pittura , re-
staurando antichi dipinti, che da vecchie
trasportava in nuove tele, e morì nel 1676
nella sua villa del Giardino nell'Imolese.
Il merito di aver perfezionato il distacco
de'dipinti alcuni l'attribuiscono a Nicola
Lapiccola di Crotone morto nel 1 790, al-
tri a Giacomo Succi imolese morto in Pio-
ma nel 1 809. Pietro Palmaroli nel 1 8 1 1
in lloma nella chiesa della ss. Trinità
de' Monti trasportò sulla tela il famoso
quadro della Deposizione dalla croce di
Daniello da Volterra.
Molto si è scritto e disputato se s. Lu-
ca evangelista sia stato o no pittore, at-
tribuendosi a lui diverse immagini del
Salvatore e più della Beata Vergine : a
Chiesa di s. Maria in via Lata narrai
che ivi il santo vi dipingeva, e delle sa-
cre immagini credute dipinte da lui ne
fo menzione a '"loro luoghi. Domenico M.
Manni nelle dissert. : Del vero pittore Lu-
ca santo, Firenze 1764; Dell'errore che
persiste nell 'attribuirsi le pitture al s. E-
vangelista, ivi 1766, pretende di prova-
re col d/Lami, che le immagini che cre-
donsi opera di s. Luca, debbonsi creder
lavoro di Luca pittore fiorentino nel se-
colo XI, chiamato per la sua santità Lu-
ca santo. Inclina a questa credenza il Zac-
caria, Stor. leti. d'Italia voi. 2, p. 4i e
46, nel ragionare della (Usseri, sulle s. im-
magini del p. Frova, che afferma s. Lu-
ca non essere stato pittore. Il Crespi, Dis-
sert. anti-crilica nella anale si esamina-
no alcuni argomenti contro il sentimen-
to di chi crede che s. Luca evangelista
fosse pittore, Faenza 1766. Ma il Tira-
boschi, Storia della lelt. it. t. 3,p. 354,
riflette che Michele monaco greco, molto
prima del secoloXI fa espressamente men-
zione delle pitture di s. Luca nella vita
di s. Teodoro Studila, di cui era stato di-
vot. mi.
PIT 3o5
scepolo. Ved.Sirmondo, voi. 5, p.34ediz.
veneta, e se ne fa menzione anche negli
scrittori pubblicati all'occasione dell'ere-
sia degl' iconoclasti. Inoltre si possono
consultare: Cancellieri , Memorie di s.
Medico, p. 49 e 5o, se s. Luca fosse me-
dico, pittore e scultore ; cav. Belli , La
chiesa di s. Maria delle Grazie, p. 22 ;
e l'ab. Bini, Cennisulla s. immag. di M.
V. della eh. ahhaziale di Farfa, p. ig,
il quale non rigetta l'antica persuasione,
cheal santosi attribuisce l'esercizio della
pittura, per mancanza di sicuri argomen-
ti. Agli analoghi articoli parlo della pit-
tura, delle più celebri pitture e sue col-
lezioni principali ( massime de' Palazzi
di Roma, V., avendo fatta menzione di
quella del celebre pittore Camuccini a
Pio Vili che lo fece barone, mentre nel-
1' articolo Pio IX , in fine di dicembre
1 849, parlai della raccolta formatasi nel
Monte di pietà), come de' più rinomati
pittori. Si possono vedere Altare, Chie-
sa, Dittici, Musei, Immagine, in cui ol-
tre diverse erudizioni sulla pittura e sul-
le immagini della ss. Trinità, del Salva-
tore, dello Spirito santo, della B. Ver-
gine, dissi come i pittori devono rappre-
sentare e ritoccare le sacre, e se nelle fi-
gure de'santi si possono ritrarre persone
particolari. Il Sarnelli, Lelt. eccl. t. 5, let.
55 : delle licenze che si prendono i di-
pintori, rimarca quelle sacre rappresen-
tate a loro modo. Delle improprietà dei
pittori scrissero: Sterapel, Deceptus a na-
tura pictor, alios parìter arte sua deci-
piens, Jenae 1703. Henmannus, De pi-
clorum fìgmentis ex hist. eccl. eliminali'
dis, Jenae 1 7 io. Rhor, Pictor errans in
hist. sacra, Lipsiae 1779. Koecheri ,
Observat. de pictura, verilalis, maxime
auae ad morum. Borromeo card. Frid.,
De pictura sacra. Molanus^ De s. ima-
ginibus. Ayala, Pictor chrìstìanus erudi-
tus. Il Marangoni, Delle cose gentilesche,
p. 66, loda gli antichi artefici cristiani,
massime greci, nel rappresentare decen-
temente velate e coperte le immagini sa-
20
3o6 PIT
ere e di angeli nella chiesa, dichiarando
detestabili e contro la purità le figure
rappresentate con nudità scandalosa.
Grave è poi il cap. 8 dell'anonimo Trat-
tato de giuochi, Pioma 1 768, in cui è di-
scusso questo argomento. De'peccati che
si commettono contro la castità nel fare
o rimirare pittine o statue disoneste; sen-
timenti de' ss. padri e di altri gravi au-
tori su di questa materia ; decreti della
Chiesa che proibiscono di assolvere quel-
li che fanno o ritengono nelle loro case
tali pitture o statue. 1 Papi come le altre
arti hanno protetto anche la pittura : a
Commissario delie antichita'komane nar-
rai quanto fecero per la conservazione
de'mnnumenti d'arte in Roma. Aggiun-
gerò, che Clemente XI a decoro di Ro-
ma e dello slato, perchè le statue, i mar-
mi antichi e le medaglie fossero più si-
curamente conservate, con editto de'28
luglio 1701, Bull. Ulagn. t. 8, p. 263,
rinnovando le proibizioni de' suoi pre-
decessori , vietò che queste antichità si
mandassero all'estero senza pontificia li-
cenza. Lo stesso fece altresì con editto
del 3o settembre, Bull. p. 267, per ri-
guardo alle pitture, musaici, codici anti-
chi ed iscrizioni, ordinando che se alcune
di queste cose fossero trovate negli scavi,
dovessero restarci finché non ne avesse
disposto il commissario deputato, e che gli
scavi non si potessero intraprendere sen-
za licenza. A Pio VII dissi delle leggi e-
manate nel 1802 per impedire l'esporta-
zione da Roma d'ogni genere di pittura
e scultura, e della commissione istituita
nel 1820 per la conservazione de'monu-
menti antichi ed acquisti pei musei. V.
Palazzi di Roma. Per le pitture pubbli-
che di Roma avvi un ispettore. Della ro-
mana pontificia accademia di s. Luca pel
disegno, pittura, scultura, architettura,
ec. parlai ne'vol. I, p. 4<)> XI, p. 1 6, LI I,
p. 278, dicendo come Gregorio XV I con-
cesse per le scuole parte dell'edilìzio da
lui eretto presso il Porto di Ripetta,del
qualedi recente Papa Pio IX accordò al-
PIT
tra parte per la biblioteca e adunanze del-
l'accademia d'archeologia. Rammento
che parlai della congregazione artistica
de' virtuosi al Pantheon ne' voi. I,p. 5i,
XXXII, p. 235, non che del suo mirabile
scopo di richiamare le menti degli artisti
dalle profane coseallesacre, dal produrre
opere delle quali possano un giorno aver
pentimento e rossore, a quelle che sieno
per esser loro sempre di soddisfazione e
decoro; comechè intenta a promuovere
la trattazione di religiosi argomenti, ri-
conducendo le arti del bello a quella
grande e profittevole missioue d'ispirare
negli uomini sentimenti di virtù e mo-
ralità , come dichiarò neh' ultima Pre-
miazione il commendator deFabris ; es-
sendo fonte di nobili ispirazioni le sa-
cre carte, gli argomenti religiosi, i con-
cetti sublimi della cattolica religione. Nel
voi. XXXVI , p. 162, 170, 171, 175,
riportai il novero cie'più distinti pittori,
scultori e architetti italiani viventi, e del-
le opere che trattano delle loro arti e pro-
gresso. Inoltre si possono consultare le
seguenti opere. Vasari, Vile de pili ec-
cellenti pittori, scultori e architetti , Li-
vorno 1767. Milizia, te vite deJpih cele-
bri architetti d'ogni nazione e tempo, con
saggio suW architettura , Pvoma 1768.
Della Valle, Pile de' pittori antichi gre-
ci e latini, Siena 1793. Baldinucci, No-
tìzie de "professori del disegno da Cima-
bue in qua, con annolaz. e suppl. di Ra-
nalli, Firenze 1846. Bellori, Vite delit-
tori, scultori ed architetti moderni, Ro-
ma 1728. Dati, Vite de' pittori antichi,
Padova 1 82 1 . Junii, De pittura veterum,
Rotterdam! 1694. Vinci, Trattalo della,
pittura, Napoli 1733. Più, Trattalo del-
la pittura tratto da un codice della Va-
ticana , Roma 1 8 1 7 con testo e tavole.
Requeno , Saggi sul ristabilimento del-
l'antica arte de greci e romani pittori,
Parma 1787. Appendice , Roma 180G.
Borghini, Il riposo, in cui della pittura
e della scultura si favella, e de' più illu-
stri scultori, Milano 1807. Minardi, Ra-
P1T
gionamento delle qualità essenziali del-
la pittura italiana, dal suo rinascimen-
to/ino all'epoca della perfezione, Roma
1 835. Winkelmann, Storia delle arti del
disegno, tradotta e aumentata da Fea,
Roma i7"3. Gio. Rossini , Storia della
pittura italiana, Pisa i84j con testo e
tavole.
PITUSSA , Pithussa, Pilyusa. Sede
vescovile del PontoPolemoniaco, già chia-
mata Tlityus e Opius, sotto Neocesarea,
eretta nel secolo XIII. Fu anche arcive-
scovato onorario, prohabilmente credesi
la Priuvita di Mingrelia. Un vescovo re-
gistra VOriens chr. t.i, p. 5io.
PIVIALE, PEVIALEoPLUVIALE,
Pcslis pluvialis, cappa, caputius,tnan-
lus, amiculum, amictus. Veste ecclesia-
stica e paramento sagro che usa il Pa-
pa, i cardinali, i vescovi, gli abbati, i sa-
cerdoti, i diaconi, i suddiaconi, i cantori
nelle processioni benché non sieno chie-
rici, e diversi laici, come gli avvocati con-
cistoriali. È un manto che si pone sulle
spalle, lungo fino ai piedi , aperto nella
parte anteriore , ed unito sul petto con
uncinelli e anelli, fibbie, bottoni o forma-
li, pendendo dietro le spalle un pezzo di
drappo della stessa qualità in forma se-
micircolare. 11 drappo è della materia per-
messa ne' Paramenti sagri (P-), con or-
namenti di frangie, galloni e ricami di
oro, argento e seta : i colori sono bianco,
rosso, verde, paonazzo e nero, secondo le
cerimonie e riti della Chiesa, che ho de-
scritti a' loro luoghi ed a Colori eccle-
siastici Diclich,nel Diz. liturg., diceche
il piviale si usa nelle processioni e bene-
dizioni che si fanno nell'altare. Parimen-
ti neh' uffizio delle laudi e de' vesperi,
quando si dicono solennemente. Si usa
dall' assistente al celebrante nella messa
pontificale (ed al celebratitela prima mes-
sa), e dal celebrante dopo la messa de'de-
l'unti per 1' assoluzione. Quando il cele-
brante usa il piviale depone il manipolo;
e dove non si può avere il piviale nelle
benedizioni che si fauno all'altare, il ce-
PIV 3o7
lebrante sta senza pianeta , in camice e
stola soltanto. Sul piviale si sovrappone
1' Umerale (P.), quando si porta la ss.
Eucaristia e quando con essa si benedi-
ce. A Manto pontificale o pluviale de-
scrissi la forma e l'uso di quello del Pa-
pa, che meno lo strascico, gli ornamen-
ti e la grandezza , è simile al piviale co-
mune, però con qualche diversità ne'co-
lori. Ivi parlai ancora dei significati sim-
bolici del piviale, della forma, delsuo an-
tico Cappuccio [V.) e dell'indizio che ne
restò da quello che in figura semicirco-
lare e pendente serve d'ornamento a ter-
go ; dell'origine e uso del piviale, deri-
vato dal cappuccio e dalla Cappa(P".)j
del piviale de' vescovi latini , mentre di
quello de' greci e altri orientali, oltre il
cenno del voi. Vili, p. 164 e 232, trat-
tai a Grecia e negli articoli che li riguar-
dano o de'riti diversi dal latino. A For-
male parlai di quelli coi quali si unisce
sul petto il piviale del Papa (per ;uello
di Giulio II si veda il voi. XXVIII , p.
2o4); di quello usato dai cardinali ve-
scovi suburbicari (nella cui forma vuoi-
si figurata la ss. Trinità), avvertendo che
prima ne' vesperi tutti i cardinali assu-
mevano il piviale del colore corrente;
non che del formale de' vescovi.
Il piviale ebbe origine colle pubbliche
processioni fuori di chiesa, onde riparar-
si dalla pioggia, per cui si chiamò pili'
viale. Non sembrando conveniente pro-
cedere per le pubbliche strade vestiti di
pianete, dalmatiche e altre sagre vesti, o
quando era vietato dai Papi , ed invece
volendosi comparire in abito più decente
del chiericale, si adottò quellodel pivia-
le, per rispetto alle croci che precedeva-
no le processioni , alle reliquie de' santi
martiri che si portavano, e pel canto dei
salmi e altre orazioni. Verso il secolo X
si fece distinzione nel vocabolo, nella for-
ma e nell'uso delle vesti cappa e pivia-
le, servendopercopertura del capo in ve-
ce del cappuccio la berretta. L'uso della
cappa 0 piviale anticamente fu comune
3o8
PI V
a iiiolt! laici, per non essere prima anno-
verato fra le vesti sagre, ma puramente
tenuto per civile, non rinvenendosi di es-
so ne'riluali benedizione alcuna partico-
lare ; comechè abito non destinalo al sa-
crifizio della messa, sebbene poi si adot-
tò fra le vesli sagre , secondo Macri in
Ilierolexicon. Anticamente nelle funzio-
ni pontifìcie intervenivano in piviale i
giudici palatini ed i prefetti navali laici,
ciò che dissi a Giudice e Marina. Ad Av-
vocati concistoriali, e descrivendo la
coronazione e possesso de' Papi, narrai
come gli avvocati assumono il piviale per
cantar le Laudi (F.)o acclamazioni, pri-
ma col cardinal priore di s. Lorenzo fuo-
ri le mura, ed ora col cardinali.0 prete.
Che gli avvocati concistoriali sono gli an-
tichi Difensori della chiesa, lo rilevai a
quell'articolo e a Difensori. Dell'uso del
piviale il Cartari parla p. 2 , Advoc. s.
consistorii syllabum. Quando le cavalca-
te pei possessi de'Pontefici si facevano in
paramenti sagri, incedevano in piviale e
mitra il Papa, i cardinali, i vescovi e gli
abbati; inoltre vi usavano il piviale gli
uditori di rola e gli avvocati concisto-
riali. Nel voi. IX, p. 107, parlando dello
stocco e berrettone benedetti, parlai del
piviale che assumeva il principe che lo
riceveva o l'imperatore, e con esso can-
tavano la 5.a lezione del Mattutino. A Co-
ronazione degl'imperatori dissi del pivia-
le che assumevano in tal funzione, mas-
sime Carlo V, benché ordinariamente si
vestissero della Tonicella. Sull'origine e
uso del piviale, oltre quanto riportai in
altri analoghi articoli, che qui non citai,
si può vedere: Zaccaria, Onomaslicon ri-
tualis in Pluviale; Donati ne' Dittici, p.
iqi;Bernini, Trib. della /o/ar,p. 37,Sar-
nelli, Lett. eccl. t. 2, lelt. 28 ; Bonanni,
Gerarchia eccl. cap. 62, ove riporta le
figure del piviale antico, e quelle della
clamide o paludamento imperiale (alcuni
con Feslo chiamano veste militare il pa-
ludamento e lo distinguono dalla clami-
de) in due forme, dicendo che il piviale è
P L A
simile al manto reale e atto a significa-
re 1' eminente autorità sacerdotale, fer-
mandosi la clamide sopra la spalla (de-
stra , secondo Costadoni presso Caloge-
là t. 45, p. 3o4), come portano il pivia-
le i laici avvocati concistoriali (sulla spal-
la sinistra), e come lo portarono gli an-
tichi ministri della chiesa romana difen-
sori, giudici, scrinari e prefetti navali,
ch'erano egualmente laici.
PIZZUTO Giovanni, Cardinale. Pa-
trizio napoletano, canonico regolare di s.
Vittore di Parigi , pio, savio e di vasta
letteratura j Adriano IV nel dicembre
1 1 55 lo creò cardinale diacono di s. Ma-
ria Nuova o di s. Maria in Portico , nel
1 1 58 trasferito nell'ordine de' preti col
titolo di s. Anastasia. Restituì al suo lu-
stro l'abbazia di s.Pietro all'Altare in Na-
poli, facendo edificare amplissima abita-
zione pei canonici del suo istituto, ponen-
dovi a superiore l'abbate Nicolò di s. Vit-
tore. Gran difensore di Alessandro III
contro gli antipapi, lo segui a Venezia per
la pace con Federico I. Indi fu decora-
to di parecchie legazioni in Francia e In-
ghilterra, quali sostenne con molto suo
onore e decoro della s. Sede. D' ordine
d'Alessandro III si portò a quella di Co-
stantinopoli, ad istanza dell'imperatore
Manoello,a fine di richiamarci greci dal-
loscisma all'unione della chiesa romana;
ma fu da essi per odio alla medesima tru-
cidato verso ili 180 e strascinato per le
pubbliche vie della ciltà legalo insieme
con un cane, poscia arso e consumato in
una fossa. Questo glorioso martirio Id-
dio illustrò nel suo sepolcro con molli e
strepitosi miracoli.
PLACENCIA o PLASENCIA ( Pia-
centin ). Città con residenza vescovile nel-
la Spagna, provincia d'Estremadura, si-
tuata su ameno poggio in fertile valle, sul-
la destra riva del Jerte che si attraversa
per 3 ponti. E circondata di mura forti e
antichissime, con 6 porte, strade grandi e
ben lastricate; è fornita di belle case, tra
le quali il palazzo del marchese di Mira-
PLA
bel che racchiude importante collezione
d'antichità. Le 7 piazze pubbliche hanno
fontane, alimentate da magnifico acque-
dotto, con delizioso passeggio nella spon-
da del fiume. Lu cattedrale magnifica co-
struita in granito di forme gotiche, con-
tiene diverse egregie sculturedi G. Ilei-
nandez : è sagra alla B. Vergine Assunta,
con capitolodi 8 dignità, prima delle qua-
li è il decano, 1 6 canonici compresi il teo-
logo e il penitenziere, 8 porzionari, diversi
beneficiati e cappellani. Vi è il battistero e
la cura d'anime, amministrata da un pre-
te di nomina del capitolo: contiguo è il
bel palazzo vescovile. Sonovi altre 8 chie-
se parrocchiali 7 dellequalicols. fonte,3
conventi di religiosi, 4 monasteri di mo-
nache, diverse confraternite , ospedale,
casa per gli esposti e seminario. La chie-
sa de'domenicani ha bella facciata d'or-
dine composito Vi fiorisconodiversefab-
briche, vantando tra gli uomini illustri i
cardinali Giovanni e Bernardino Curva-
jal, ed il 1 .° uè fu vescovo, il celebre giu-
reconsulto Acevedo, Alonzo Fernaudez
storico ed altri. Bellissimi sono i con-
torni, e credesi contenere miniere d'oro
e di rame. La città fu foudata da Alfonso
IX re di Castiglianel 1 170 per servire di
baloardo contro i maomettani ; i re suoi
successori e particolarmente Ferdinando
IV contribuirono al suo accrescimento,
accordandole grandi privilegi. 11 cardinal
Ralla(F.) legalo di Spagna d'Onorio li
\i convocò un sinodo pio viuciale, riporta-
to da Labbé nel 1. 1 2, p. 1 206, a cui inter-
vennero Alfonso VII redi Casliglia, Die-
go Gelmiro arci vescovo di Compostella e
altri vescovi perdiscuteresulla donazione
di Merida alla chiesa di Compostella. La
sede vescovile fu istituita dallo slesso re
Alfonso IX nel 1 180, secondo Commau-
ville, sulfragauea della metropoli di Com-
postella, di cui è tuttora. Ne fu i.° vesco-
vo Brizio che morì nel laii. Suoi suc-
cessori furouo Domenico, Adamo, Perez,
Simone, Pietro Fernandez ec. Quelli del
secolo passalo sono registrati nelle Noti-
PLA
3oc
z'<e di Roma: dal 1 826 lo era mg.1' Cipria-
no Sanchez Vai eia dell'arcidiocesi di To-
ledo, e per sua morte nel settembre 1 85 1
Pio IX sostituì mg.r Martino a Pena del-
la diocesi di Calahorra. La diocesi è am-
pia con 1 74 parrocchie con battistero ,
prolraendosi 36 leghe in lunghezza e 20
in larghezza con 1^0 luoghi. Ogni ve-
scovo è tassato in fiorini 1800, ascenden-
do le rendile a 700,000 reali, secondo
I' ultima proposizione concistoriale.
PLACIDO (s.), martire. Romano, fi-
glio del patrizio Tertullo, in età di 7 an-
ni fu posto sotto la guida di s. Benedet-
to, che viveva a Subiaco con grau fama
di santità. Placido crebbe nelle virtù e
pervenne a tanta perfezione, che s. Be-
nedetto ebbe sempre per esso peculiare
tenerezza e Io condusse seco a Montecas-
sino l'anno 02 8. Avendo il santo patriar-
ca fondato un novello monastero presso
a Messina, Placido ne fu eletto abbate in
età di 26 auni. Esso mise fra'suoi confra-
telli quello spirito di penitenza, di distac-
camento, di preghiera, di mortificazione,
che avea acquistato da s. Benedetto; ma
poco durò la tranquillità che avea spe-
rato di godere nella solitudine. Una 'lot-
ta di pirati pagani avendo approdato in
Sicilia, in odio della religione cristiana
trucidarono il santo abbate co'suoi reli-
giosi ed incendiarono il monastero circa
l'anno 546. Si fa menzione di s. Placido
e de'suoi compagni nel martirologio ro-
mano sotto il giorno 5 di ottobre.
PLACITO, Plachimi. Giudizio pub-
blico, detto anche Mallo, tenuto ne'seco-
li di mezzo in Italia, in faccia al popolo e
di chiunque vi voleva intervenire, nel pa-
lazzo e nelle corti regie, in luoghi e ca-
se altrui con licenza del padrone, ed a cie-
lo aperto in campagna e nelle piazze. Di
due sorte principalmente furono tali giu-
dizi, cioè il Mallo ed il Placito : secondo
alcuni, il primo fu pubblica adunanza di
popolo o giudizio generale incoi si trat-
tavano le cause maggiori, onde fu chiù-
mato generale piatitimi, essendovi invi-
3 1 o P L A.
tato non obbligato il popolo libero : l'al-
tro fu giudizio particolare, al quale ba-
stava che concorressero! giudici, gli sca-
leni e le persone interessate nella lite ;
laonde di rado o almeno due volle all'an-
no si tenevano i malli, sovente i piacili, col
(jual nome erano chiamati noti solo i mi-
nori, ma i maggiori giudizi. Colla paro-
la mollare intendevano gli antichi citare
in giudizio, e però fu esleso pure ai pla-
citi tal vocabolo. Nei placiti gli ecclesia-
stici secolari ed i monaci imploravano il
patrocinio del re o imperatore, contro
di chi usurpava o inquietava i loro beni :
allora il principe ovvero i suoi messi inv
ponevano bannum, cioè una pena contro
i rei. Tenevano placiti i re ed impera-
tori,ed incombeva tenerli ai duchi, mar-
chesi e conti entro i confini di loro giu-
risdizione. Anche i conservatori del luo-
go, servalores loci, potcvanoedovevano
tener placiti, quando il couteo governa-
tore della città era assente. Coi duchi ,
marchesi e conti e fino a quando v'in-
tervenivano i re e gl'imperatori, sedeva-
no nel placito i giudici del sacro palaz-
zo, i giudici dell'imperatore, gli scabini,
e vi assistevano i notari , gli avvocati o
difensori, ed altri periti della legge, af-
finchè il più rettamente possibile ne u-
scisse sentenza conforme alla giustizia.
Perciò vi assistevano quali testimoni e
protettori della -verità i buoni uomini
o persone di lodevole fama, non che i
nobili. Sopra le altre cause era costume
e obbligo di conoscere e sbrigare quel-
le de' poveri, orfani, vedove, dovendo il
conte provvedere alla mancanza di di-
fensore. Carlo Magno proibii giudizi nel
dopo pranzo, a fine d'allontanare Pub-
briachezza daiyòro. Erasi provveduto e-
nergicamente a chi si ricusava recarsi ai
placiti, per non venire a fronte dell'av-
versario davanti a'giudici : talvolta i rei
si appellavano ai futuri placiti, obbligan-
dosi con sicurtà e giuramenti a presen-
tarsi, onde produrre documenti e testi-
moni. 11 Muratori nelle Disseti. ddFan-
PLA
tichità italiane, dissert. 9, dei messi re-
gali ossia giudici straordinari, e dissert.
3i,dei placiti e malli de' secoli di mezzo,
loda siffatte giudicature , ed i x*iti come
allora si amministrava dfii magistrati al
popolo la giustizia e si decidevano pron-
tamente le liti , queste essendo a quei
tempi poche, come le analoghe leggi (o
differenti, come le romane, le longobar-
de, le saliche, le alemanne, le bavare ),
pochi essendo ancora i giurisperiti ed i
motivi delle controversie e quistioni : la
sola ragione naturale induceva i giudici
a distinguerei! bianco dal nero, il giusto
dall'ingiusto, non conoscendosi le sotti-
gliezze de'nostri giurisperiti, che prolun-
gano le decisioni.
Non bastò ai regnanti de'secoli di mez-
zo, per mantenere la giustizia fra'loro po-
poli, l'avere \ Conti palatini,] Duchi, Mar-
chesi, Conti o Governatori, ed altri infe-
riori Giudici {V-), destinati a questo im-
portante impiego; non bastò l'iuterveni-
re spesso anche gli stessi ree imperatori ai
placiti, sebbene minori, in compagnia di
detti giudici, ma deputarono giudici stra-
ordinari, o presi dalla corte o scelti dalle
Provincie, i quali muniti d'ampia auto-
rità scorressero per tutto il regno per co-
noscere s'era fatta giustizia, o se alcuno
si dolesse di non averla ottenuta, e con
facoltà superiore di correggere tutti i di-
fetti ed eccessi dei conti, duchi, marche-
si o altri ministri e giudici ordinari della
giustizia. Si chiamavano tali giudici stra-
ordinari missi regii, missi discurrentcs,
missi dominici , regii legati } per tacere
altri nomi: istitutore di essi in Francia fu
Carlo Magno, anzi sembra gl'introducesse
in Italia, con facoltà per ogni controver-
sia civile e criminale, sinché durava la lo-
ro precaria dignità ; e siccome sul prin-
cipio erasi servito per questo salutevole
impiego ds'vassi o cortigiani, che atten-
devano al proprio guadagno, poi deputò
personaggi maggiori d'ogni eccezione e
non bisognosi di succhiare il sangue al-
trui. La loro autorità era ristretta ad una
PLA
o più pioviocie, e questa si appellava Mis-
iaticum: la provincia era obbligata som-
ministrare ai messi cavalli e alimenti, se-
condo la tassa delle leggi; ma i messi non
poteano esigerlo, se esercitavano ì'iuTizio
nel proprio contado o diocesi. Ove alza-
vano tribunale, doveauo assistere ai giu-
dizi per onore o necessità e per evitare
le frodi, i conti e altri ministri, talvolta
pure i vescovi, se non impediti, cioè coi
messi più ragguardevoli, potendo ognu-
no dire il suo sentimento; impedeudo la
venerabile presenza de' vescovi prepoten-
ze nel giudicare. Quando i messi non po-
teano terminare una causa, veniva por-
tata all'udienza dell'imperatore o re, che
non si esentava di udirla e deciderla. I
messi regi aveano facoltà di delegare al-
tri giudici per assistere ai placiti e deci-
dere le controversie, scegliendo al nobile
incarico persone ricche e ragguardevoli,
in cui non cadesse sospetto di tradir la
giustizia, come conti, vescovi e abbati:
la precedenza tra'messi regi toccava sem-
pre ai vescovi, i quali la cedevano ai conti
se spontaneamente intervenivano ai loro
placiti. I placiti temiti da' messi chiama-
vansi maggiori, e minori quelli convocali
dai conti nel distretto delle loro contee:
questa convocazione però de'conti non pò-
tevasi fare durante il tempo de' placiti
maggiori, uè quando da un conte limitro-
fo si teneva il suo. Inoltre erano incanì*
benze de'messi, far ristorare! ponti pub-
blici ed i palazzi regi; deporre i cattivi
scabinie i giudici malvagi, sostituendone
de'buoui; impedivano il corso alle mone-
te false, punivano i ladri, provvedevano
alle inimicizie private, concedevano la rea-
le protezione, e toglievano le gabelle o
consuetudini ingiuste. A correggere poi i
disordini e abusi degli ecclesiastici, fu uso
degl' imperatori francesi nominar messi
vescovi e abbati, ai placiti de'quali do-
veva assistere il vescovo della città. Que-
sti messi reali durarono sin dopo la me-
tà del secolo XII, mutandosi le norme
sulle giudicature, come riporta Muralo-
PLA 3m
ri, dissert. i o.riV ministri minori della giu-
stizia, giudici, scalini, sculdasci, gastal-
di, decani , silvani, ec. Anche in Roma
si tennero placiti dagl'imperatori e loro
messi, ma con permesso e podestà delega-
ta [V. Patrizio di Roma) del Papa, come
rilevai nel voi. XX11I, p. 184, riportan-
do il solenne placito tenuto da Enrico I
nella basilica Vaticana, e ne fu oggetto
una controversia deh' abbazia di Farfa ,
esente e sotto l'immediata protezione im-
periale. Roma era dell'imperatore, come
del Papa, con questa differenza però, che
il dominio dell'imperatore era di prote-
zione e difesa, equesta per patto giurato;
quello del Papa era di piena e assoluta
sovranità, argomeuto che svolsi a Difen-
sore della Chiesa, a Imperatore, Coro-
nazione degl'imperatori, Elezione e Con-
sagrazione del Papa, ed Esclusiva . 1 1 Bor-
gia, Breve istoria p.4^ e 3 1 G, parla dei
messi regi ed imperiali , e loro autorità
nelle terre della Chiesa romana come re-
golata; come dell'assistenza che presta-
vano alla promissione che faceva nella
elezione il nuovo Papa prima di sua con-
sagrazione. Dalla dignità del Pattìzio di
Roma (P.), conferita dai Pontefici ai Ca-
rolingi, per la protezione e avvocazia di
Roma e altre terre della romana chiesa,
e difesa della fede ortodossa, trasfusa po-
scia nella dignità imperiale, si rende fa-
cile l'intelligenza degli atti di giurisdizio-
ne, eh' eglino poi esercitarono in Roma
e nelle terre della Chiesa. Da questa tu-
tela e difesa debbonsi eziandio ripetere
i messi regi e imperiali, ed i placiti che
tenevano in Roma e nelle altre provin-
cie soggette alla s. Sede, poiché precipua
ispezione del patrizio era quella d'invi -
gilare che si facesse giustizia ai popoli e
che questi ubbidissero al Papa, come di-
chiarasi nella costituzione fatta uell'824
dall'imperatore Lotario I, di consenso del
Papa Eugenio II, in cui è chiara la pre-
minenza pontificia a fronte de'messi im-
periali, daudosi il primo luogo ai messi
del Papa, uè si attribuisce altra autori-
3i2 PLA
tà che la delegatagli, cioè di supplire col
comando suo,ove non avesse potuto giun-
gere la soave potenza del Pontefice, ou-
d'esso fosse ubbidito e rispettato. Era co-
s'i opportuna la presenza di questi mes-
si, che i Papi talvolta piegarono! re ed
imperatori Caroliui a spedirli uelle ter-
re della Chiesa,, per quietare le rivolte
de' popoli e per fare giustizia ai delin-
quenti, come rimarcai nel voi. XXXIV,
p. 1 20, ove dissi che dopo i Carolini i Pa-
pi adottarono qualche principe per Figlio
(F.), nel quale passò l'uffizio dell'avvo-
cazia. Alla medesima protezione e tutela
appartengono i giuramenti di fedeltà, che
dai romani e popoli sudditi della s. Se-
de si prestavano ai re Carolini come pa-
trizi e poi come imperatori, e questi giu-
ramenti davansi di cousenso del Papa,
salva la fedeltà dovutagli, come ingeuua-
meute confessò De Marca, De concorri.
hb. i, cap. 12, n.° 4* e rilevò Garampi,
De nummo argenteo Benedirti III, p. 8g,
di che trattai ne'succilati articoli; ed è
noto che il principale oggetto di essi era
di non impegnarsi in guerra contro dei
Carolini: la lòrmola del giuramento 6Ì
leggenel Borgia, insieme a quella dell'im-
peratore, di essere protettore e difenso-
re della stessa Chiesa, iu uno all'altra va-
riata degl' imperatori tedeschi , cou al-
cune cautele aggiunte, acciò non preten-
dessero l'autorità che i Papi aveano per-
messo ai Carolini esercitare iu Roma e
nelle terre della Chiesa in benemerenza
dell'amplialo dominio e d'averlo sempre
difeso e protetto; e qui mi piace citare
il vol.XMl, p. 2 ig, ove riportai perchè
Innocenzo VI non volle che pernottasse
in Pioma l'imperatore Carlo IV. Conque-
sti tratti storici egualmente si spiegano
le date delle carte odiplomij e delle mo-
nete più antiche, come notai nel voi.
XXXIV7, p. i ig, e XLVI, p. i io, segna-
te col nome non solo del Papa, ma an-
che dell'imperatore, dalle quali pretese-
io alcuni dedurne sovranità e dominio.
Quanto poi all'assistenza de'messi alla
PLA
promissione del nuovo Papa, argomen-
to egualmente discusso ne'menlovati ar-
ticoli, secondo la memorata costituzione
d'Eugenio II e Lotario I, il Pontefice si
obbligava amministrare rettamente la
giustizia , e governare con placidezza i
popoli soggetti alla s. Sede, come toccai
nel voi. XL Vili, p. 1 52, parlaudo de'mes-
si o nunzi regi, imperiali e pontificii e lo-
ro uffizi. A questo decreto e altre con-
suetudini volute dalle epoche turbolen-
ti, derogarono i Papi successori, come A-
driano III, di che feci pur memoria nei
voi. XXI, p. 206, XXXVI , p. 225. Si
può vedere per la difesa generica, Difen-
sore,Curia. Patrono egli articoli relati vi .
PLATA (de la) o Charcas (De Piala)
o Chuquisaca. Città con residenza arci-
vescovile nell'America meridionale, ca-
pitale dell'alto Perù, del governo della
repubblica di Bolivia e metropoli della
medesima siuo alla t-dificazioue di Su-
cre, capoluogo del dipartimento di Chu-
quisaca: dal fondatore fu dettala Piata
e Argentea, per la ricca miuiera d'ar-
gento di Porco, rinvenuta ne'diutorni.
Giace iu amena pianura, presso le sor-
genti del piccolo affluente del Cachyma-
yo, circondata da colline che la difendo-
no dai veuti, da ben coltivate campague,
da giardini e da case di delizia anche in
riva al fiume, in dolce temperatura. E
ampia, con case ordinariamente d'un pia-
no, tranne quelle della piazza e altre, aven-
do tutte bei giardini forniti di piante e al-
beri fruttiferi d'Europa. L'acqua è poco
comune, quantunque vi sieno delle fonta-
ne. Fra'suui edilizi meritano menzione il
palazzo governativo, il collegio, l'univer-
sità assai frequentata da tutti gli argen-
tini,a cagione di sua tranquillità e della
biblioteca forse la più ricca dell'America
meri di ona le. La cattedrale è magnifica sot-
to l'invocazione dell'Immacolata Conce-
zione di Maria Vergine, cou capitolo com-
posto ili G dignità e peri." il decano, di 6
canonici compresi il teologo e il peniten-
ziere, di 8 tra poizionari e seuii-porzio-
PLA
nari, ili altri preti e chierici con congrua
dote. La cura delle anime si esercita da
2 parrochi nella propinqua chiesa suc-
cursale con battisterio. Poco distante è
il palazzo arcivescovile, glande e hnon
edilìzio. Nella città vi sono altre 4 cine*
se parrocchiali col s. fonte, alcuni bei con-
venti di religiosi e monasteri di mona-
che, molti sodalizi, ospedale, seminario
e altri stabilimenti, essendo popolata da
più di 20,000 abitanti. L una delle più
antichecillàdellareg one, fabbricata dal-
le fondamenta nel 1 538 circa da Pietro
Anzures, uno de'capitani di Francesco
PizzaiTO,sull'area dell'aulica Chuquisaca
degl'indiani. La sede vescovile fu eretta
da Giulio 111 a*27 giugno 1 552 01 553,
e fatta suflraganea di Lima. Paolo Vai
2 luglio 1609 l'elevò ad arcivescovile, di-
chiarando suffragaoee lesedi vescovili di
Pace, s. Croce della Sierra, Paraguay,
Cordova, Uuenos-Ayres, alle quali a'no-
stri giorni furono aggiunte Salta es. Gio-
vanni de Cuyo; e Pio IX nell'erigere il
vescovato di Cochabamba a*2 3 giugno
1847, '° fece suffragane») a questa me-
tropoli. II i.° vescovo di Piata fu il p.
Tommaso di s. Martino domenicano, ed
Alfonso di Perai ta reggeva questa chie-
sa quando fu dichiarata metropoli. Gli ar-
civescovi del secolo passato e del corren-
te sono riportati dalle Notizie dì Roma.
L'ultimo fu mg.r Giuseppe M.a de Men-
dizahal traslato da Pace. Ampia è l'ar-
cidiocesi, ed ogni nuovoarcivescovo è tas-
sato in fiorini 33, con scudi 4o,ooo di
rendile senza gravami, secondo l'ultima
proposizione concistoriale, in cui è detto
che si dovea circoscrivere.
PLATEA. Sede vescovile di Grecia nel-
la Beozia, eretta nel secolo V, sotto Atene
o Corinto; ebbe 3 vescovi. Oriens dir.
t. 2, p. 207. Le rovine della città si ve-
dono presso il villaggio di Kokla: dopo
averla distrutta i tebani, gli abitanti pas-
sarono in Sicilia e vi fondarono Piazza
(P •). Fu celebre per la vittoria chei greci
comandati da Puusauia, riportarono nel-
P L A 3 1 3
le vicinanze contro Mardonio generale
de' persiani. Al presente Platea, Platea-
rum, è un titolo vescovile in parlibus sot-
to Atene, che porta mg.r Giuseppe M.a
Diaz, fatto coadiutore nel 1 848 del vica-
rio apostolico del Tonkino centrale.
PLATO o PIATTI Flaminio, Cardi-
nale. Patrizio milanese, per la straor-
dinaria sua perizia nel diritto civile fu
fallo da Gregorio XIII avvocato conci-
storiale, edaSisto V uditore di rota. Gre-
gorio XIV suo affine a'6 marzo i5yi lo
creò cardinale diacono di s. Maria in Do-
ninica. Venne deputato coni 2 cardinali
sopra gli alfari del duca di Ferrara, ed
ascritto alle congregazioni de' vescovi e
regolari, s. ollìzio e consulta, colla pio-
tetloria de'canonici regolari lateranensi.
D'illibati costumi, superiore a ogni uma-
no riguardo, con apostolica libertà e sa-
via prudenza esponeva il proprio senti-
mento, onde fu chiamato 1' inesorabile.
In tutte le ore riceveva chiunque Io ri-
chiedeva. Padre amorevole de'suoi fami-
gliari, li visitava ogni giorno se infermi,
ne' bisogni li sovveniva, ne'difètti li cor-
reggeva con moderazione e dolcezza, non
sembrando superiore, ma eguale, mai fa-
ceudo atti impazienti o di sdegno. Cele-
brava quotidianamente, digiunava nei
sabbati in pane ed accpia, essendo parco
e frugale nella mensa, per cui lasciò ai ui-
poli pingue eredità, ben presto dissipata.
Intervenne a 4 conclavi, fornito delle più
belle qualità, tranquillo per coscienza sen-
za macchia, mori in Roma nel 161 3, di
G3 anni, e fu sepolto in mezzo la chiesa
del Gesù con adorna lapide e magnifica
iscrizione.
PLATONE (s.), abbate. Nacque ver-
so l'anno 734, e perduti ancor giovinet-
to i suoi genitori, restò ailidata la cura
della di lui educazione ad uno de'suoi zii,
il quale era gran tesoriere. I rapidi avan-
zamenti ch'egli fece nelle lettere e nelle
virtù, lo resero oggetto di universale am-
mirazione, ed i più ragguardevoli perso-
naggi cercarono avidamente il suo pareri-
3i4 PLA
tado; ma il di lui cuore era occupato del-
le cose del cielo, per cui allontanandosi
dalla compagnia degli uomini, non usci-
va di casa che per visitare le chiese ed i
monasteri. Aveva 3 fratelli, a'quali dipin-
se sì bene le vanità del mondo, che gli
indusse a darsi interamente al servigio di
Dio. Riscattò i suoi schiavi e vendette tut-
to il suo, di cui distribuì una parte a'biso-
gnosi, impiegando l'altra al collocamen-
lo coniugale delle sue sorelle. Quindi si
ritirò Sili monte Olimpo nella Bitinia, do-
ve si pose sotto la direzione di Teottisto
superiore del monastero dei Simboli, che
lo sperimentò colle più diligenti prove.
Egli diedea tutti i religiosi continuiesem-
pi di ogni virtù e soprattutto di una pro-
fonda umiltà. Morto Teottisto nel 770,
fu eletto abbate Platone, ed il suo grado
lo fece divenire vieppiù umile e peniten-
te. Non beveva che acqua e tutto il suo
cibo consisteva in pane, fave ed alcune
erbe senza olio. La sua fatica non solo lo
forniva di che provvedere a'propri Inso-
gni, ma eziandio di che sollevare molti
poveri dalle loro miserie. Nel 77.5 si re-
cò per alcuni affari a Costantinopoli, e
spese il tempo ch'egli passò in questa città
inoperebuone, ravvivando co'suoi esem-
pi e discorsi lo spirito di pietà, e combat-
tendo i vizi. Paolo patriarca di Costan-
tinopoli volle consacrarlo vescovo di Ni-
comedia, ma non potè ottenerne il con-
senso, che anzi Platone ricusò pure di ri-
cevere gli ordini sacri, e condotti a ter-
mine i suoi affari, ritornò nel suo mona-
sterodei Simboli. ZS'el 782 fu costretto di
uscire della sua solitudine per andare a
reggere il monastero di Saccudion, vicino
a Costantinopoli, fondato dai figli di una
delle sue sorelle nomata Teottista ; v'in-
trodusse la regola di s. Basilio, e vi eser-
citò per li anni le funzioni di superio-
re, poscia cedette questo incarico a s. Teo-
doro suo nipote. Verso quel tempo l'im-
peratore Costantino Porfirogenilo ripu-
diò Maria sua moglie legittima, per ispo-
sare Teodota parente di Platone, ed a-
PLE
vendo il santo ripreso Costantino dell'e-
normità del suo delitto, fu posto in pri-
gione, ove rimase sino alla morte dell'im-
peratore, che fu nel 797. A cagione delle
scorrerie che facevano i saraceni, i mo-
naci di Saccudion dovettero ritirarsi nel
monastero di Stude, posto nel mezzo di
Costantinopoli: ivi Platone si rinchiuse
in una piccola cella, ove visse da sem-
plice religioso, sotto il reggimento di Teo-
doro suo nipote, occupandosi unicamen-
te nella preghiera e nel lavoro. Fu di nuo-
vo posto in prigione, maltrattato ed esi-
liato, per non aver voluto comunicare con
Giuseppe ecouomo della chiesa patriar-
cale, che avea celebrato il matrimonio
scandaloso di Costantino cou Teodota.
Dopo4anni di patimenti fu richiamato
dal suo esilio nell'Si 1, e tornato a Co-
stantinopoli si rinchiuse nella sua cella
per non uscirne mai più. Morì a' 19 di
marzo 8 1 3, in età di 79 anni, ed è ono-
rato il 4 d'aprile dai greci e dai latini.
PLECHELMO (s.),aposlolodella Ghel-
dria. Uscì di una famiglia illustre fra gli
anglo-sassoni nella parte meridionale del-
la Scozia. Ricevali gli ordini sacri, fece
un pellegrinaggio a Roma, e ne portò se-
co molte reliquie. Qualche tempo dopo
passò con s. Wirone vescovo e con s. Ot-
gero diacono a predicare il vangelo nella
bassa Alemagna,e sostenuto dalla prole-
zione di Pipino, maestro del palazzo di
Austrasia, convertì al cristianesimo il pae-
se formato dalla Gheldria, dai ducati di
Cleves e di Giuliers, e di parecchie altre
contrade fra il Reno, la Wahal e la Mo-
sa. Ritiratosi di poi sul monte s. Pietro
presso Ruremonda, donde usciva di trat-
to in tratto per fare delle missioni agl'i-
dolatri che rimanevano ancora in quei
contorni, quivi morì ai 1 5 di luglio 782.
Molti miracoli operò Dio in virtù delle
reliquie del santo, le quali si custodisco-
no per la maggior parte e Odenzel nella
provincia d'Over-Yssel. Il nome di s. Pie-
chelmo è celebre nei martirologi dei Paesi
Bassi, e da Bollando è detto vescovo di
PLE
OdenzeI e di Ru remonda. Leggcsi nell'an •
tica sua vita, ch'egli fu consagralo ve-
scovo prima di abbandonare la patria per
andar a predicare la fede agl'idolatri.
PLESKOW o PSKOW, Plcscovia.
Ci ttà a rei vescovile di Li vouia nel la Russia,
capoluogo del governo e distretto omoni-
mo, sulla sponda destra del Velikaia. Vie-
ne formata di 3 parti, cinte di solide mu-
ra con torri, e di ragguardevole sobbor-
go, le cui fabbriche sono in legno, tranne
il palazzo arcivescovile ed il concistoro
stabilito ìiell' antico palazzo de' principi.
Ha 56 chiese e parecchie ricchissime in
vasi sacri e ornamenti del culto; nella
cattedrale di s. Sofia vi è il sepolcro di
s. Timoteo o principe Domante guerriero
famoso; fuori della città vi sono 2 mo-
nasteri , 2 conventi e il seminario. Que-
sta fittasi pretende formata a poco a po-
co intorno alla chiesa della ss. Trinità,
nel finir del secolo X eretta dalla celebre
principessa Olga, nata nel vicino Sibut.
Nel detto secolo Vladimiro I la die in
parte a Sudislau, ma pare che non aves-
se sempre i propri sovrani, essendo spes-
so governala da quelli della repubblica
di Novgorod, onde ne seguì i! regime.
Fortificata nel 1266, fu 4 volte assediata
inutilmente dai livoni. Il principe Do-
mante, che dal 1269 al 1299 fu capo di
questa piccola repubblica, si rese immor-
tale pel suo valore e virtù civili e religio-
se. Nel i5ogfu soggiogala dal granduca
Gio. Basilio(Vasilievitch), perdendo il suo
governo libero. La sede arcivescovile di
rito russo, la cui giurisdizione si estende su
Narva,fu eretta nel secolo Xll sotto il pa-
triarcato di Mosca. Orienschr.t.i , p. 3 17.
PLOAGHE,PLOVAGA,PLUVIUM,
Plovaca. Città vescovile di Sardegna, di-
visione del Capo Sassari. La cattedrale è
sotto l'invocazione di s. Pietro, ed ebbe
capitolo con arciprete e 7 canonici. Il 1 .°
suo vescovo Jacentinum fiorì nel 1090,
ch'ebbe i4 successori, l'ultimo essendo
Giovanni del 149 5. Quindi Giulio II del
1 5o3 ne'primi del suo pontificato unì la
P L 0 3 1 5
sede a Torri 0 Sassari, di cui era su (Fra-
ganea. Mattai, Sardinia sacra, p. 224.
PLOSRO o PLOCK (Placai). Città
con resilienza vescovile nella Polonia me-
ridionale, dominio russo, capoluogo di
voivudia e obvodia, sulla sponda destra
della Vistola, a 20 leghe da Varsavia. Cir-
condata di mura, è divisa in nuova e vec-
chia città, in questa essendo la più no-
tabile delle sue 25 piazze. Vi sono diver-
si stabilimenti d'istruzione, di beneficen-
za , teatro e giardino pubblico. La cat-
tedrale d'antica struttura col s. fonte, è
sotto l'invocazione di s. Sigismondo, da
cui è alquanto distante l'episcopio. Il ca-
pitolo si compone di 4 dignità, i.a delle
quali è il prevosto, di 8 canonici com-
presi il penitenziere e il teologo, e di al-
tri ecclesiastici. La cura d'anime si eser-
cita in separata chiesa, essendocene altra
parrocchia le con batlisterio. Vi sono altre
chiese, un convento di religiosi, ospeda-
le monte di pietà e seminario, ne'sobbor-
ghi esistendo la bella chiesa della Madda-
lena. La sede vescovile fu eretta dal car-
dinal Egidio, spedito legato in Polonia da
Papa Giovanni XIII del 96?, ad istanza
del duca Micislao I, dichiarandola suffra*
ganea di Gnesna, dicendo Commanvil*
le che il suo vescovo era sovrano del ter-
ritorio di Pultauk. Pio VII colla bolla
Ex imponila, de'3o giugno 18 18, nella
nuova circoscrizione delle diocesi di Po-
lonia sottomise Plosko alla metropoli dì
Varsavia, assegnando alla diocesi 232
parrocchie, oltre 7 della città. I vescovi
del secolo passalo e del corrente sono re-
gistrati nelle Notizie di Roma: al pre-
sente lo è mg.r Francesco di Paola Paw-
towski di Czersk, fatto coadiutore a il
maggio 1829, indi successo a'6 febbraio
j 836. Ha 2 suffragane'! , cioè i vescovi
d' Ermopoli e d'i Gerasa(F.). Amplissima
è la diocesi, comprendendo il palatinato
di Masovia. Ogni nuovo vescovo è lassa-
to in scudi 2000, essendo le rendite cir-
ca annui scudi 10,000, secondo l'ultima
proposizione concistoriale.
3id PLO
PLOTINOPOLI.Sede vescovile ili E-
nnmonle sollo la metropoli di Adriano-
poli, eretta nel V secolo. Ebbe 2 vesco-
vi. Orìens dir. t. 1, p. 1 i85.
PLUTARCO (s.), martire d'Alessan-
dria. Discepolo di Origene e fratello di
s. Eracle, die fu poi vescovo di Alessan-
dria. Uomo di sdnta vita, essendo assai
noto nella città, fu uno dei primi che ven-
nero presi nella persecuzione destata dal-
l'imperatore Se vero, 'che durò dall'anno
202 al 2 1 1 .Durante la sua prigionia, Ori-
gene visita vaio spesso per confortarlo al-
la perseveranza; lo accompagnò eziandio
al luogo del suo supplizio, e fu pel suo
zelo a repentaglio della vita, perciocché
la famiglia di Plutarco, ch'era pagana, gli
attribuiva la di lui morte, per averlo es-
so convertito alla fede. Plutarco fu il i.°
martire della scuola d'Origene, ed è in-
serito nel martirologio romano ai 28 di
giugno, con vari altri martiri che usci-
rono della medesima scuola.
PLYMOUTH (Plymulhen). Città ve-
scovile e porto d'Inghilterra, la più gran-
de della contea di Devon , ed una delle
più importanti piazze marittime del re-
gno, a 70 leghe da Londra e 5o da Brest.
Si compone della città di Plymouth, si-
tuata alla foce del Plym, e di Plymouth-
Dock, città separata sul Tamer con can-
tiere e magnifico arsenale. E" difesa da
parecchie opere fortificate e fosse pro-
fonde. Tra gli edilizi mediocre è l'antica
chiesa parrocchiale, bellissimo il teatro
che primeggiala quelK delle contee^qua-
si tuttodì terrò fuso, meritando pur men-
zione il palazzo della città, la biblioteca
grande, la borsa, il mercato coperto, le
caserme militari, la chiesa anglicana, di-
Tersi templi presbiteriani, la sinagoga,
numerosi stabilimenti di carità, ospedali
civici e della marineria. II porto notabile
per l'estensione e la sicurezza, è uno dei
più belli dei mondo; adatto ai legni da
guerra e di commercio, può contenere 200
navi, essendo scompartito in varie di visio-
ni. Ragguardevole u'è il commercio. A.-
POD
vanti il regno di Guglielmo III, sotto il
quale fu stabilito il regio arsenale, non era
Plymouth che un casale, aumentando dal
1760 in poi rapidamente. Quanto a Ply-
mouth propriamente detto, è una città a u-
tichissima,che al tempo de'sasso'ni chiama-
vasi Tamerworth ; ricevè titolo di borgo
regio sotto Enrico VI, ed avendo abbrac-
ciato le parti del parlamento contro Car-
lo I, fu assediala dal principe Maurizio, cui
oppose celebre resistenza. Nel 168 3 le fu
tolta l'aulica sui carta, indi restituita nel
1697, in virtù della quale la governa il
maire, 12 alderman e 24 membri del
consiglio comune: manda 2 membri al
parlamento, senza che Plymouth-Dock
partecipi a tale diritto. La sede vescovile
fu eretta da Pio IX nel i85o, dichia-
randola suflraganea di IVesltninsler {V .),
formando la diocesi colle contee di De-
von, Dorset e Cornwall, nel vicariato oc-
cidentale che descrissi nel voi. XXXV,
p. 107, in cui eresse pure la sede di Clif-
ton, della quale fece i.° vescovo a'29 set-
tembre i85o mg.r Giuseppe Hendren
de'tninoi i, traslatoda Uranopoli, non che
amministratore apostolico di Plymouth.
Quindi nell'agosto 1 85 1 dal cardinale
Wiseman fece consagrare vescovo di Sai-
furti mg.1 Erringtou.
PODALIA. Sede vescovile di Licia,
sotto la metropoli di Mira, eretta nel V
secolo. Ebbe 4 vescovi. Oriens chr. t. i,
p. 973.
PODESTÀ', Praetor. Quegli cheèco-
slituito in podestà ed ha imperio sopra
coloro che gli sono da li in governo. Gl'ita-
liani chiamano in molli luoghi podestà al-
la maniera antica, e maire dicono i france-
si il i.° l'ufficiale municipale di una città,
di un borgo n d'un villaggio. Questo uf-
ficiale in Francia era anticamente alla
testa degli scabinie de' consoli, com'era
altre 'volte in Parigi il prevosto tle'mer-
cauti; in Italia è il capode'consiglieri mu-
nicipali. A Citta , Colonie, Comunità,
Municipio ed altri articoli ho parlato dei
diversi magistrati the goveruarono le
POD
città ed i luoghi, così in quelli de'prin-
c'inali tra gli accennali magistrati. A Gon-
fai.omf.re indicai i motivi perchè ai con-
soli(incominciali nell'istituzione delle Co-
intinge tribuni prima del 1180 si sosti-
tuirono i podestà, prendendoli dalle vi-
cine amiche o collegate città (guelfo o
ghibellino secondo le parti che si segui-
vano) nella persona di qualche prudente
personaggio di sangue illustre, da cui si
governasse il popolo e amministrasse la
giustizia, richiedendosi anche scienziato,
armigero e bellicoso, come notò Sanso-
vino, Famiglie illustri. Con. tal mezzo si
venne a evitare ogni affezione particola-
re , credendosi ragionevolmente che tal
uomo maneggierebbe rettamente le bi-
lancie della giustizia civile e criminale,
dove non avea attaccamento di patenti,
e altri legami che potessero travolgere
l'inclinazione a ben fare. A questi nuovi
rettori delle città e luoghi fu imposto il
nome generico di podestà, vocabolo che
trae l'origine dall'antica lingua latina, in
significato di magistrato del popolo, per
le testimonianze addotte da diversi au-
tori, e dal Muratori, Dissert. sopra Iran-
lieh. iteti., dissert. 46: Dei magistrati delle
città libere d' Italia.} latini dicevano Pre-
tore quello che poi fu detto podestà, eser-
citando ancor esso l'autorità, l'imperio
ed il governo. Il medesimo Muratori nel-
le Antichità Estensi t. i,p. 346, riporta
l'epoca più antica dell'origine del pode-
stà nel 1 1 77, dicendo che in questi tem-
pi il grado di podestà era molto cospi-
cuo nelle città libere d'Italia, come quel-
lo che portava seco autorità principesca
almen per un anno, il comando delle ar-
mi, il gius della vita e della morte sopra
i cittadini, laonde era costume scegliere
per cotal carica personaggi prudenti eno-
bili e d'ordinario forestieri, aflìnchèaves-
sero sì eglino minori impegni nell'eser-
citar la giustizia, come le città minor pe-
ricolo della loro libertà (giacché il go-
verno imperito e arbitrario de'consoli a-
veo prodotto infiniti mali e degenerato
POD 3.7
in tirannia). Pertanto nel 1177 il mar-
chese Obizzo d'Esto, in erodilo di pru-
denza e valore, fu eletto dal popolo della
potente Padova per suo podestà, e me-
ritò di essere confermato nel 11 78. In
molte storie municipali si leggono gli e-
lenchi de'podestà. Leopardi, I ita di Bo-
nafede, p. 8, osserva che l'uffizio di po-
destà era all'incirca quello degli attuali
Governatori (f^.) , se non che adesso i
governatori vengono messi dal principe
e governano in suo nome, e allora, al-
meno nelle città e luoghi principali, era-
no scelli dalle comunità, e governavano
a nome e per autorità delle stesse co-
muni. A quelli che si erano ben condotti
le comunità facevano doni fregiati con
lo stemma del pubblico, e davano anco-
ra licenza d'inquartarlo nelle armi pro-
prie ( quali si scolpivano o dipingevano
ne'monumenti pubblici con quelle del co-
mune). Parlando delle podesterie eserci-
tate da Tommaso Bonafede, narra che
riceveva sempre in attestato di gradi-
mento corone, stendardi, tazze e celate for-
nite d'argento, oltre la riferma negli uf-
fìzi. Compagnoni, De' presidi della Mar-
ca p. 83 , 193 e 288 , tratta del come
e significato del podestà ; che si elegge-
va dalle città , terre e castella; riporta
il novero di alcuni nobilissimi e di al-
ta condizione , che vi furono prooiossi
(talvolta si procurarono questo uffizio i
principali baroni delle stesse provincie,
principi e gran signori, dicendo se chia-
mati a qualche podesteria , andare in si-
gnoria) j che quanto all'autorità avea la
prevenzione sul Rettore della Marca, per
l'impero supremo che esercitava contro
qualunque persona benché privilegiatis-
sinia, occupandoli grado più sublime del
luogo, assistito da notabile numero di mi-
nistri; non che i doni fatti da Macerala
al podestà Landò da Gubbio in presen-
za del popolo, cioè uno stendardo rosso
dipinto, ed uno scudo di legno con l'ar-
me del comune, una corona d'argento
dorato con dello stemma, promettendo
3 j 8 POD
il podestà con solenne stipulazione tuffo
usare e governare con indefessa giusti-
zia. Di tulli questi argomenti moltissimi
esempi riprodussi negli articoli delle cit-
tà e luoghi.
L'origine de' podestà viene attribuita
all'imperatore Federico I, ed ai Papi A-
lessand.ro III e Innocenzo III. Narra Ma-
rangoni, Memorie di Novana, p. 210,
che Alessandro III reduce da Venezia
(non prima come rimarcò Benigni, San-
ginesio,p. 5o), ov'erasi nel 11 77 pacifi-
cato con Federico I, in Tuscolo trattò coi
romani per levare il magistrato de'con-
soli di Roma, che dovevano giurare fedel-
tà al Papa , e che nelle altre città dello
stato ecclesiastico in questo tempo ebbe
origine la dignità del podestà, attribuen-
dola alcuni ad Alessandro III. Nondime-
no Gio. Villani, Ciacconio,Panvinioed al-
tri dicono che pei domiuii della Chiesa
nel 1 199 sotto Innocenzo III fu tenuta
un'adunanza in Orvieto, e determinalo
che nelle città si eleggesse un podestà, il
quale soprastasse ai ciltadiui, al popolo
ed a tulli i magistrati delle medesime,
sì nel governo di pace, come di guerra ;
poiché il governo sino allora tenuto dai
consoli elelti dai cittadini, non avea più
valore, dividendo i popoli in contese e
fazioni , con loro danno e disprezzo del
supremo sovrano. Perciò fu ordinato che
il podestà fosse forestiere, uobile e pe-
rito nelle leggi, durasse un anno, più o
meno ad arbitrio del consiglio delle cit-
tà, che amministrasse la civile e crimi-
nale giustizia, e che vi fosse pure un ca-
pitano. Questa maniera di governo riu-
scita utilissima alla pubblica quiete, fu
poi abbracciata da molte altre città, an-
che non soggette al pontifìcio dominio.
La libertà poscia di eleggersi le città sud-
dite il proprio podestà, dipendeva da un
indulto o privilegio particolare del Papa,
pei che erano al suo dominio soggette (in
altre concedendolo i re, imperatori e al-
tri principi ). I fiorentini fino dal 1027
ebbero signoria forestiera ( Vettori nel
POD
Fiorino d'oro, p. 363, dice che nel 1207
ebbe principio in Firenze il podestà, di-
gnità equivalente al Dittatore per obbe-
dirgli tutti gli ordini della repubblica,
secondo Malaspina ; ma l'Ammirato af-
ferma che sino dal 1 1 84 se ne trova men-
zione, citandoove può leggersi la forino-
la dell'eleziouedel podestà), meutreeran-
si governali con quella de'propri consoli
cittadini, e perciò in quel tempo ordina-
rono alcun gentiluomo forestiere fosse
loro podestà , come repubblica libera e
padrona di sé stessa. Non così potevano
fare le repubbliche o città del Piceno e
altri luoghi della Chiesa, poiché per eleg-
gersi il podestàconveniva impetrare uno
special privilegio dalla s. Sede, riportan-
done Marangoni le prove. Il privilegio
dell'elezione del proprio podestà 0 pre-
tore, ad alcune città fu conceduto asso-
luto, in modo che 1' elezione fosse indi-
pendente da qualsivoglia ministro pon-
tificio; ad altre però con la riserva, che
il candidato eletto dal consiglio ne otte-
nesse la conferma dal legato o altro mi-
nistro pontificio della provincia. Quando
principiò tal facoltà è incerto; esisteva
nel 1 199, come ncli522. A p. 382 Ma-
rangoni aggiunge altre analoghe nozioni,
come del cerimoniale pel formale giura-
mento sul vangelo, che il podestà pre-
stava avanti il magistrato, di fedeltà e
divozione al Papa, alla romana chiesa e
suo stato, al bene pubblico; di osservare
gli stalliti, decreti e privilegi municipali
e della provincia.
Martorelli nelle Meni, e? Chimo p. 89
e seg., narra che avendo Federico I isti-
tuito la dignità di podestà, in progresso
di tempo arrogandosi essi maggiore au
torilà anche sopra gli ecclesiastici, deter
minò Innocenzo III nel 1207 a spedi
nella Marca il legato cardinale Cencio Sa
velli. Nota che i podestà talvolta si eleg
gevano per 6 mesi, i quali a piacere con
ducevano un vice gerente o delegato giù
inconsulto con qualità di giudice, ser
genti e fanti, stallieri, donzelli e cavalli,
POD
risiedendo col magistrato nella corte pre-
toria. Hurter nella Storia d'Innocenzo
UT, all'anno i 199 riporta le sue prov-
videnze sulle magistrature, e che statuì
che nessun forestiere più verrebbe chia-
malo alla podesteria delle città; ma que-
sta frase generica deve interpretarsi per
altri uffizi, non propriamente per quello
del podestà, pei tanti documenti che in
contrario abbiamo. Anche Tommaso Bai-
dassini, Notizie di Jesi p. 29, citando Mo-
na Ideschi, Hist. d'Orvieto, parla dell'adu-
nanza generale tenuta in quella città nel
1 199, in cui fu deliberato, che nello stato
pontifìcio in luogo de'consoli fossero eletti
i podestà ed i capitani, qnesti per ammi-
nistrare la giustizia criminale , gli altri
la civile, e per stabilire un governo paci-
fico. Sull'adunanza orvietana e suo sco-
po aderì Colucci, Antichità picene, t. 22,
Aleni, di Filottrano,p. 19. Lostessoau-
loie, Tre/a p. 7 1 e seg., parlando de'po-
destà, citando Marangoni confuta l'U-
ghelli, che lo pretese originato da Gio-
vanni di Velletri vescovo di Firenze, di-
cendo ch'egli fu il i.° che nel i2o5 nel-
le sue terre e castella introdusse il po-
destà , e quindi ebbe luogo in Firenze
e nelle altre città d'Italia; poscia descri-
ve come si eleggeva, notandosi se non
era ornato del cingolo militare ( di che
parlo a Milite e altrove), promovendosi
a spese pubbliche al grado di cavaliere
se si faceva merito; come si accoglieva
con pompa solenne tra le acclamazioni
del popolo, talora recitandosi orazione in
sua lode; e che taluni abusandosi contro
il giuramento di ritener l'uffizio piti di
un anno, in diversi luoghi si eleggeva per
6 mesi, e non potevano seco condur la
moglie, né i fratelli, né i figli. Nell'erro-
re T Ughelli fu seguito dal Borgia, Ist.
di Felletrijf). 261. Dichiarando Mura-
tori che prima del 1 180 cominciò alcu-
na città d'Italia a valersi de'podestà, non-
dimeno accenna qualche documento di
anteriore introduzione parziale, massime
in alcuni diplomi di Federico I del 1 158
POD 3 19
e 1 i5cy, sembrando che Verona già l'a-
vesse nel 1 169. Non però tutte le città
nel medesimo tempo ammisero al loro
governo i podestà, come neppure furono
costanti in tale regolamento, alcune tor-
nando a) governo de'consoli, quando nel
podestà trovarono maggiori disordini dei
patiti, come fece Genova ne! 1 i<)2 con
successive alternative. Nel 1284 in Lucca
sussisteva ancora il reggimento de'consoli.
Abusandosi diversi podestà della pre-
caria signoria di 12 mesi, non poche cit-
tà presero due podestà, che nel medesi-
mo anno reggessero il comune, l'uno dei
quali comandava e terminava il suo mi-
nistero ne'primi 6 mesi, e l'altro ue'6 se-
guenti. Nella scelta de'podestà si prefe-
riva chi fosse già creato cavaliere ed ac-
coppiasse all'esperienza il valore, impe-
rocché al podestà, oltre il politico reggi-
mento del popolo, incombeva porsi alla
testa delle milizie , e condurre l'esercito
dovunque richiedeva il bisogno. L'eser-
cizio della podesteria recò alle famiglie
grande lustro e nobiltà. Quelli scelli a ta-
le carica s' invitavano per ambasciatori
ad assumerla, ed alcune città per precau-
zione inviavano religiosi, affinchè i seco-
lari per tempo non s'introducessero nel-
la grazia del futuro signore. Vi furono
delle piccole città, che per patti si .obbli-
garono ricevere i podestà dalle poten-
ti e vicine. Inoltre si concedeva licenza
o si comandava al podestà eletto di con-
durre almeno due giudici e due cavalie-
ri , i primi per sbrigar le cause crimina-
li e decidere le liti civili, i secondi per
la guardia del palazzo e del podestà, ed
assisterlo colle armi nell'esercizio della
giustizia egastigo de' malviventi : per lo
più erano salariati dal pubblico. Termi-
nato l'uffizio di podestà, questi restava in
città al sindacato, per udir le querele di
chi si riputasse aggravato da lui, il per-
chè era obbligato a dare idonea sicurtà.
A Modena il podestà per 6 mesi riceve-
va in salario 1200 libbre modenesi 01 000
lire bolognesi ; a Ferrara 1 5oo libbre ve-
^OOUU !
320
POD
nele. Ad ammaestramento dei podestà
nel 1222 fu scritta l'operetta: Oculus pa-
sloralis, anche per le allocuzioni che do-
vevano fare. In seguito trovatasi troppo
autorevole la dignità del podestà, o per-
chè il popolo sovente discorde coi nobili
volesse un capo suo particolare, o perchè
fosse creduto meglio dividere il governo
civile dal militare, nelle città libere fu isti-
tuito l'uffizio di capitano del popolo, per-
sonaggio anch'esso forestiere e preso da
altre città, come nella repubblica roma-
na erasi introdotto il tribuno della ple-
be. Era incombenza del capitano regge-
re la milizia in tempo di guerra, frenare
i tumulti e gastigare i sediziosi. Si eleg-
gevano per 6012 mesi, e talvolta per-
sonaggi di gran riputazione militare, cui
ubbidivano tutti i combattenti della terra
o stranieri. Siena uel 1257 assegnò per
salario al capitano 1000 libbre di dena-
ri senesi. Morendo nell'uffizio, come al po-
destà, a spese pubbliche e con sommo ono-
re si eseguiva il funerale, come a prin-
cipi o signori del luogo. In qualche città
nel palazzo del comune abitava il pode-
stà, nel palazzo del popolo risiedeva il ca-
pitano. Dipoi s'istituirono i priori, \ gon-
falonieri dalla bandiera del popolo, nei
mutamenti di governo; assistendo i po-
destà i consiglieri, i savi, gli anziani. Tal-
volta la plebe dominante elesse Yabbate
del popolo, in cui ripose la principale au-
torità, il Doge, e altre cariche.
Dissi a Nicolò I V del 1 288, che eser-
citò la podesteria d'Ascoli. Questo Papa
introdusse una nuova imposizione chia-
mata censo, da pagarsi ne'dominii eccle-
siastici da quelle comuni che volevano
godere del diritto di eleggere il podestà,
dicendo Acquacotta,/l/ew. di 3Iatelica,
p. 97, che questa città pagò 1000 fiorini
d'oro per avere eletti due podestà, con-
tro le proibizioni del rettore della Marca,
esseudo quasi abolito il diritto di tale eie-
POD
zioue o per averlo Maidica perduto. Il ci-
tato Colucci in Trcja, poi Montecchio, ri-
porta un breve di Nicolò IV del i2qo,
in cui dà licenza al pubblico di Montec-
chio di eleggere in perpetuo il podestà e
ufficiali pel civile e criminale, obbligando
il comune all'annuo pagamento di 120
libbre ravennati, menti e prima lo elegge-
va liberamente. Bonifacio Vili nel 1299
fu eletto dal comune di Velletri pode-
stà e governatore pei soliti sei mesi, ciò
che non isdegnò accettare per esservi
stalo da fanciullo educalo da' france-
scani. Nel secolo XV pel geloso e con-
siderabile ufficio del podestà, godendoan-
cora molta estimazione, talvolta s'impe-
gnarono i Papi a raccomandare con bre-
vi alcuni soggetti perchè fossero eletti, co-
me fecero Calisto III con Camerino, Pio
li con Velletri es. Quirico, Sisto IV con
Imola, riportandolo Marangoni e Mario-
relli. Colucci, Antichità, p. 4°} osserva che
per evitare i disordini che serpeggiavano
in ogni parte,specialmente per gl'intri-
ghi delle elezioni, fu d'uopo che la s. Sede
definitivamente richiamasse a sé la no-
mina dei podestà, laonde da tempo lun-
ghissimo e immemorabile le comunità
dello stato papale piò non eleggevano il
podestà, ma lo spediva la Congregazione
di consulta {^-)- Era giudice ordinario
nel civile per qualunque somma, e nel
criminale se vi era effusione di sangue, le
.cose più gravi appartenendo ai legati o
governatori. Presiedeva ai pubblici con-
sigli, ed eseguiva tutti gli ordini superio-
ri. L'onorario ascendeva a mensili scudi
5o oltre le propine. Quanto dispose Leo-
ne XII sui podestà con autorità di gover-
natori e ad essi soggetti, e come li sop-
presse Gregorio XVI, lo dichiarai nel voi.
XIX, p. 208 e 21 4- Ne'luoghi ove esi-
stono i podestà, esercitano un'autorità
ani ministrati vo-politica.
FINE DEL VOLUME CINQUANTESI.MOTERZO.
D A Otl . I IO / lOtU
SMCR
Noroni , Gaetano ,
1802-1883.
Dizionario di erudizione
storico-ecclesiastica
AFK-9455 (awsk)